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Fivi: oltre mille iscritti a Mercato vignaioli indipendenti a Bologna

Fivi: oltre mille iscritti a Mercato vignaioli indipendenti a BolognaMilano, 25 mag. (askanews) – Sono già oltre mille i produttori che hanno dato la loro adesione alla 12esima edizione del Mercato dei vini dei vignaioli indipendenti, l’evento della Fivi che si terrà dal 25 al 27 novembre 2023 a BolognaFiere.

Manifestazione fortemente identitaria, vivace e allegra il Mercato è da un lato il luogo di incontro dei vignaioli e delle vignaiole di tutta Italia e un importante momento associativo per la loro Federazione, e dall’altro un’importantissima occasione per far conoscere e vendere i propri vini, incontrando vecchi amici e nuovi clienti. “L’evento di Bologna si preannuncia come il principale appuntamento dei produttori di vino italiano, nell’accezione che è giusto dare a questo termine” afferma il presidente della Fivi, Lorenzo Cesconi, sottolineando che “per noi non è un mero dato geografico ma un aggettivo che può essere associato solo a un vino che rappresenta l’identità e la vocazione di un territorio, prodotto nel rispetto del paesaggio e dell’ambiente, intrinsecamente connesso in un complesso sistema di relazioni culturali, economiche e sociali. Il Mercato dei vini dei vignaioli indipendenti – conclude – è in questo senso l’evento più rilevante del vino italiano”.

BolognaFiere ha messo a disposizione 30mila metri quadrati, distribuiti su quattro padiglioni: saranno il 29 e il 30, oltre al Mall, ad accogliere i vignaioli, mentre 28 e 36 saranno dedicati al food e ai servizi correlati al Mercato. Nei prossimi mesi saranno comunicati la lista completa dei Vignaioli presenti e il programma dettagliato dell’evento che, pur con molte novità, manterrà un format del tutto simile a quello consolidato in questi anni: una mostra-mercato di tre giorni (sabato, domenica e lunedì) con vignaioli e vignaiole da tutto lo Stivale disposti in ordine casuale, e con un padiglione dedicato agli artigiani del cibo. Quattro le masterclass che arricchiranno il programma, per focalizzare l’attenzione su alcuni territori ed eccellenze del mondo dei vignaioli indipendenti italiani. Il manifesto dell’edizione di quest’anno è stato realizzato ancora una volta da Guido Scarabottolo, un omaggio all’infinita varietà dei Vignaioli attraverso la citazione delle bottiglie di Giorgio Morandi, il noto pittore bolognese del Novecento.

Tartufo: presentato oggi al CREA Dizionario internazionale in 5 lingue

Tartufo: presentato oggi al CREA Dizionario internazionale in 5 lingueRoma, 25 mag. (askanews) – Non poteva che essere multilingue il volume dedicato ad uno dei simboli del nostro made in Italy enogastronomico che coniuga gusto, sostenibilità e territorio. Inglese, cinese, giapponese e arabo oltre, naturalmente, all’italiano): queste le lingue in cui si può leggere il dizionario internazionale “il Tartufo” presentato oggi al CREA dagli autori Stefano Vaccari, Direttore Generale del CREA e Giuseppe Cristini, Direttore artistico della rivista “Accademia del tartufo nel mondo”.

Tra passato e presente Cibo di Re e Regine, il tartufo ha attraversato i secoli accrescendo la sua fama di ingrediente esclusivo, “tocco magico” di ogni pietanza. È così dall’antichità: gli antichi Greci e Romani, che di lusso se ne intendevano, apprezzavano il tartufo per proprietà culinarie e afrodisiache. In epoca moderna, la diffusione del tartufo è stata straordinaria e con essa anche il recupero delle tradizioni che lo hanno legato a popolazioni e territori. L’Italia ha saputo raccontare e tutelare queste tradizioni. Infatti, nel 2021 la “Cerca e cavatura del tartufo in Italia: conoscenze e pratiche tradizionali” è stata riconosciuta dall’UNESCO quale patrimonio culturale immateriale dell’Umanità. Il libro è un piccolo tentativo di due appassionati di questo fungo di condividere centinaia e centinaia di termini, anche dialettali, legati al tartufo, cercando allo stesso tempo di divulgare l’enorme ricchezza di varietà e sfumature del genere botanico Tuber. Nelle pagine del testo, che trattano i misteri e la magia di questo nobile vegetale, si trovano più di 300 termini tradotti, suddivisi in sei categorie: Tartufo & Habitat, Territori del Tartufo, Cerca e Cavatura del Tartufo, Valutazione del Tartufo, il Tartufo in cucina e a tavola, il mito del Tartufo. Ogni termine è contrassegnato da un numero e dall’abbreviazione della lingua per facilitarne la ricerca. Le sei categorie utilizzate cercano di descrivere la complessità del mondo del tartufo, che abbraccia tutte le scienze naturali, la geografia e le tradizioni popolari, il marketing e la sociologia, l’alta cucina, la storia e la mitologia. “Non di rado – dichiara Stefano Vaccari, Direttore Generale CREA e coautore del volume – la conoscenza del tartufo si limita ai termini ‘bianco’ o ‘nero’. E’ un po’ come se cercassimo di racchiudere il mondo del vino nelle sole categorie ‘bianco’ o ‘rosso’. Nel Dizionario abbiamo cercato di allargare la conoscenza di questo fungo alle sue diversità, alle tante tradizioni che lo legano ai territori, agli utilizzi in cucina e a tavola, alle caratteristiche merceologiche e qualitative che ogni diverso tartufo deve avere”. “E’ un’opera immane che siamo riusciti a completare con un impegno di ricerca, di studio e di valorizzazione di questa preziosità unica al mondo – afferma Giuseppe Cristini, coautore del Dizionario – . Siamo andati a scavare tra i dialetti, in mezzo ai boschi e ai cavatori, studiando le razze di cani da tartufo, in territori anche poco conosciuti ma bellissimi e incontaminati”.

Vino, da 16 a 18 giugno a S. Damiano d’Asti torna La Barbera Incontra

Vino, da 16 a 18 giugno a S. Damiano d’Asti torna La Barbera IncontraMilano, 25 mag. (askanews) – Dopo il successo della scorsa edizione, che ha visto la presenza di oltre trentamila persone, è pronta la stagione 2023 de “La Barbera Incontra”, il Festival “Agrimusicalletterario” di San Damiano d’Asti (Asti), che si svolgerà da venerdì 16 a domenica 18 giugno. Tra gli ospiti di questa edizione del Festival, la giovane cantante Mara Sattei, l’attrice comica Emanuela Aureli, Teo Teocoli e la band Le Vibrazioni, il cui concerto chiuderà l’evento.

La manifestazione, che nasce per onorare il vino rosso più famoso del Piemonte proponendo l’incontro tra mondi diversi (vino e arte, musica e cibo, cultura e spettacolo), vedrà un susseguirsi di spettacoli, intrattenimento, concerti, degustazioni e appuntamenti artistici, e sarà anticipata da una speciale serata inaugurale a ingresso libero dal titolo “Aspettando La Barbera” che si terrà il 10 giugno alla Cantina Carlin de Paolo sempre nel borgo astigiano. Il tema di quest’anno è “Wine Pot – incontro di culture”, attraverso il quale si vuole ancora di più raccontare quanto la contaminazione sia arricchente e attuale. In questa direzione va ad esempio l’incontro (18 giugno alle 11) con Nico Conta (presidente Enrico Serafino 1878), Anderson Hernanes (titolare Ca del Profeta ed ex calciatore di serie A) e Giulia Maccagno (ideatrice progetto Accademia della Vigna) che indaga l’apertura imprenditoriale degli ultimi anni del territorio piemontese vocato al vino, tradizionalmente considerato “chiuso”, portando esempi di grande imprenditoria arrivati dall’estero per generare valore e qualità non soltanto nel patrimonio vitivinicolo ma anche in ambito sociale.

Consorzio Vino Custoza Doc investe sulla formazione sul territorio

Consorzio Vino Custoza Doc investe sulla formazione sul territorioMilano, 25 mag. (askanews) – Archiviata la parentesi delle fiere internazionali del vino, il programma del Consorzio Tutela Vino Custoza Doc si focalizza in questo periodo sulla formazione sul territorio, con un fitto calendario di incontri e seminari per supportare gli operatori nel comunicare al meglio le grandi potenzialità di questo vino.

Fortemente convinto che la crescita della denominazione passi anche attraverso attività didattiche, il Consorzio ha indirizzato sulla formazione un considerevole budget del programma di finanziamento Pnrr approvato per il 2023, riuscendo così a presentare la Denominazione e a far conoscere le peculiarità uniche del Custoza a scuole alberghiere ed istituti tecnici. Settimana scorsa si è conclusa la prima parte dell’attività formativa, che ha visto il Consorzio incontrare dieci classi per un totale di oltre 150 studenti. Gli istituti veronesi coinvolti sono stati l’Ipsar Carnacina di Valeggio sul Mincio, l’Ipsoa Berti di Caldiero e l’Istituto Tusini di Bardolino. Attraverso questi incontri il Consorzio “apporta nuovo vigore a uno dei pilastri della sua attività: affiancare le aziende, siano esse cantine, attività di ristorazione o alberghi dell’area gardesana, nella creazione di sistema virtuoso che fa della cultura dell’accoglienza il traino per un intero territorio”.

Dalle prossime settimane partirà l’attività di formazione diretta agli operatori della ristorazione e dell’accoglienza alberghiera di Verona e del Garda in collaborazione con Federalberghi, “che fin da subito ha apprezzato l’idea e la volontà del Consorzio di investire nelle competenze di servizio del vino, prodotto così importante per il territorio, accogliendo con entusiasmo questa possibilità di collaborazione”. “Il ‘fil rouge’ delle nostre iniziative di formazione è la consapevolezza di quanto la nostra denominazione abbia da offrire: sia che questa consapevolezza sia tutta da acquisire, come per i giovani che scelgono di dedicare il loro percorso formativo all’accoglienza, sia che si tratti di fornire strumenti sempre nuovi agli operatori più esperti, che non possono che rafforzarne il potenziale” ha spiegato la presidente del Consorzio, Roberta Bricolo, presidente del Consorzio. Aggiungendo “siamo convinti che i migliori ambasciatori di un territorio siano le persone che ogni giorno accolgono turisti e visitatori, e questo ci spinge a osservare i maitre di sala, gli chef, i sommelier, ma anche gli operatori di cantina, gli enologi e i viticoltori di domani con grande attenzione”. È in questa direzione – ha concluso – che si delineerà il lavoro della commissione Giovani, istituita dal nostro nuovo Cda”.

Il Consorzio, che ha sede a Sommacampagna (Verona), riunisce 72 Cantine vinificatrici, 110 aziende imbottigliatrici e 480 viticoltori, con una superficie vitata di circa 1.400 ettari e una produzione annuale che si aggira sugli 11 milioni di bottiglie.

Vino, nuovo sito per la Cantina Poggio al Tesoro: subito premiato

Vino, nuovo sito per la Cantina Poggio al Tesoro: subito premiatoMilano, 23 mag. (askanews) – Nuova vita per il sito di “Poggio al Tesoro”, la Cantina di Bolgheri (Livorno) di Marilisa Allegrini e delle sue due figlie. Il restyling è stato curato dall’agenzia fiorentina The Branding Crew, che già aveva pensato e sviluppato il progetto web di San Polo Montalcino, l’altra realtà vitivinicola toscana della famiglia Mastella Allegrini.

Il nuovo sito web di Poggio al Tesoro punta sul colore e gioca nell’alternanza di foto, video e testi, evidenziando fin dal menu i valori e i punti di forza dell’azienda: la tenuta, Bolgheri, i vigneti e ovviamente i vini. “Storie DiVino” e i “Diari della Vendemmia” offrono infine contenuti editoriali e approfondimenti verticali dedicati alla comunità dei wine lovers. Un lavoro che è stato premiato dai due portali internazionali CSS Design Awards e Awwwards. Il primo gli ha attribuito i riconoscimenti “Best Innovation”, “Best User Interface Design” e “Best User Experience Design”, mentre dal secondo il sito di Poggio al Tesoro ha ricevuto la “Honorable Mention”.

Slow Food: carne sintetica non è soluzione a domanda insostenibile

Slow Food: carne sintetica non è soluzione a domanda insostenibileMilano, 23 mag. (askanews) – “Soddisfare l’attuale domanda globale di carne ha richiesto uno stravolgimento dei secolari metodi di allevamento, dando vita al cosiddetto approccio industriale o intensivo. Un metodo che ha sì assicurato carne (quasi) per tutti, ma a condizioni ingiuste, inaccettabili e insostenibili”. Lo sottolinea in una nota la presidente di Slow Food Italia, Barbara Nappini, spiegando che “il problema non si risolve passando dagli allevamenti intensivi ai laboratori per la produzione di carne sintetica, ma basterebbe ridurre il consumo di carne nei Paesi del Nord del mondo, dando concretezza alla auspicata transizione proteica”.

E’ necessario insomma mettere in discussione le abitudini di consumo. “Non vi è alternativa, occorre mangiarne in minore quantità, scegliendo la carne in modo più consapevole, puntando su un modello sostenibile che rimetta in equilibrio allevamento e agricoltura, animali e terra, che metta al centro la fertilità del suolo e il rispetto per gli animali” insiste Nappini, aggiungendo “ma anche la tutela della biodiversità dei pascoli, la cura delle aree montane e la rigenerazione delle terre di pianura, riscoprendo la coltivazione e il consumo dei legumi”. Slow Food Italia, che ha appena pubblicato un documento in cui fa il punto sul consumo di carne, ricorda che in Italia questo si attesta intorno ai 79 kg annui a testa, inferiori a Paesi come Stati Uniti, Australia, Spagna e Germania, ma quasi il doppio della media mondiale, che nel 2014 era stimata in 43 kg.

Secondo l’associazione, il modello intensivo non solo “ha tolto gli animali dal pascolo e li ha privati della libertà e costretti a esistenze di sofferenza, ma ha richiesto enormi quantità di mangimi, per ottenere i quali si coltivano milioni di ettari di suolo agricolo o di aree deforestate”. Questo ha provocato “serie conseguenze dal punto di vista ambientale, sfruttando risorse preziose (suolo e acqua in primis) e contribuendo alle emissioni climalteranti”. Ma, come detto, secondo Slow Food, la soluzione non sta nella carne sintetica. “Il cibo è cultura, non è un semplice carburante per far funzionare l’organismo, somma algebrica di proteine, grassi e carboidrati”. Con la carne coltivata “si perderebbe definitivamente il legame tra il cibo e il luogo in cui viene prodotto, le conoscenze e la cultura locali, il sapere e le tecniche di lavorazione”. Inoltre, “i bioreattori dove si moltiplicano le cellule staminali richiedono grandi quantitativi di energia” e i principali soggetti coinvolti nello sviluppo di carne in laboratorio “sono gli stessi che dominano la filiera della carne, dalla coltivazione della soia utilizzata come mangime fino alla commercializzazione e distribuzione, e puntano semplicemente a un nuovo grande business, seguendo le stesse logiche e gli stessi strumenti (brevetti e monopoli)”.

Vino, i sei finalisti del concorso Miglior enotecario d’Italia 2023

Vino, i sei finalisti del concorso Miglior enotecario d’Italia 2023Milano, 23 mag. (askanews) – Sono Andrea Lauducci di Ferrara (Botrytis Enoteca), Loredana Santagati di Misterbianco (MisterCoffee), Luca Civerchia di Jesi (Rosso Intenso enoteca Ristorante Degusteria), Silvia Angelozzi di Alba Adriatica (Bellariva Enoteca Bistrot), Daniele Liurni di Roma (Enoteca Krasì), e Matteo Bertelà di Vigevano (Metodo Froma Bottega) i sei finalisti del concorso Miglior Enotecario d’Italia 2023, il primo contest nazionale dedicato all’eccellenza e alla professionalità dell’enotecario, ideato e organizzato dall’Associazione enotecari professionisti italiani (Aepi).

Realizzato con la collaborazione di Vinarius Associazione Enoteche Italiane e con il patrocinio del ministero delle Politiche agricole, Alimentari e Forestali, il concorso è giunto alla seconda edizione e ha per protagonisti enotecari operanti nelle bottiglierie, dove viene proposta la vendita per asporto, ma anche professionisti che lavorano all’interno di mescite (winebar) dove è previsto il servizio. Per ciascuna categoria è previsto un riconoscimento, al quale si aggiunge il premio speciale per la categoria Under 30 e quello destinato al Miglior enotecario d’Italia all’estero. Grazie alla rinnovata partnership con il Comité Champagne i sei candidati a vincere il titolo di quest’anno hanno potuto svolgere uno stage formativo di tre giorni a Epernay, celebre centro di produzione dello champagne.

L’esame finale con la proclamazione dei vincitori 2023 si terrà lunedì 29 maggio a Roma.

Vino, il “Piera Dolza 10 anni” rilancia il Torchiato di Fregona

Vino, il “Piera Dolza 10 anni” rilancia il Torchiato di FregonaMilano, 22 mag. (askanews) – “‘Piera Dolza 10 anni’ è un piccolo miracolo reso possibile solo dall’impegno coeso dei nostri vignaioli. Sono 2.500 bottiglie da 375 ml frutto della vendemmia 2013 che non è detto riusciremo a produrre ogni anno”. Alessandro Salatin è il presidente della cooperativa che riunisce sette piccoli vignaioli che dieci anni fa, associandosi, hanno salvato questo vino bianco passito del Trevigiano dal rischio di estinzione, unendo le proprie forze per presentarsi sotto un’unica etichetta: “Piera Dolza Torchiato di Fregona”.

Così facendo, questi produttori stanno tentando di superare le criticità dell’essere troppo piccoli per affrontare le esigenze del mercato, e ora si promuovono anche attraverso questa rara e preziosa chicca “da meditazione”. Il Torchiato di Fregona segue rigidissime regole di produzione: le rese massime consentite in vigna arrivano a 100 quintali per ettaro ma solo le uve migliori superano la severissima selezione per l’appassimento. Talvolta ne resta tra il 20 e il 30%, e di questo, dopo due o tre cicli di torchiatura, ne rimane appena il 20% pronto per il lungo affinamento. Ed è l’unico vino il cui Disciplinare impone che venga realizzato con l’impiego di tre vitigni autoctoni: il principale è la Glera, poi la Boschera e il Verdiso in percentuali ben definite. “In aggiunta, come cooperativa ci siamo autoimposti regole ancora più stringenti relative alla sostenibilità ambientale (divieto di ogni tipo di diserbante, favorire lo sfalcio a interfilari, e prevedere che il lavoro avvenga principalmente in forma manuale)” aggiunge Salatin, sottolineando che l’auspicio è quello che questo passito “diventi economicamente sostenibile e garantisca una giusta redditività a chi lo produce, in modo da attirare nuove generazioni che noi siamo pronti ad accogliere e accompagnare trasmettendo loro i nostri saperi”.

Alla presentazione del “Piera Dolza 10 anni”, è intervenuto, tra gli altri, l’assessore all’Agricoltura e Turismo della Regione Veneto, Federico Caner, che ha affermato “celebriamo un anniversario importante, che premia il lavoro di squadra, un territorio e un prodotto di eccellenza che nasce nelle colline Unesco tra Anzano, Fregona, Osigo, Montaner, Cappella Maggiore e Sarmede”. “Per il Veneto, il Torchiato di Fregona, con il suo sapore ricercato e di pregio, si contraddistingue per essere, assieme al Prosecco, uno dei vini identitari che ci rappresenta anche nel mondo” ha proseguito, aggiungendo “un vino che è sintesi perfetta tra la terra, la sua storia e la capacità di questi imprenditori di lavorare assieme: un esempio di dedizione e passione che va protetto come patrimonio culturale da preservare”. Date le modestissime quantità prodotte, il Torchiato di Fregona è rimasto per diverso tempo rimasto appannaggio del consumo familiare, almeno fino a quando i piccoli produttori si sono riuniti in Consorzio riuscendo a proporsi sul mercato. Le iniziali tredici aziende che hanno dato origine alla Doc, successivamente si sono trasformati in cooperativa, fino a configurarsi nell’attuale Associazione che riunisce i produttori della Docg nata per decreto nel 2011. Il grande balzo avvenne nel 2012 con l’inaugurazione del Centro di appassimento a Fregona, che ha permesso di arrivare ad una produzione media di “Piera Dolza” che oggi si attesta intorno alle 15mila bottiglie l’anno (20mila nelle annate migliori).

Colline vitate Soave sono Patrimonio agricolo di importanza mondiale

Colline vitate Soave sono Patrimonio agricolo di importanza mondialeMilano, 22 mag. (askanews) – Questa mattina nella sede della Fao a Roma si è tenuta la cerimonia ufficiale che celebra l’ingresso delle Colline Vitate del Soave tra i siti Globally importance heritage system (Giahs), Patrimonio agricolo di importanza mondiale istituito dalla Fao nel 2002.

Lo ha reso noto il Consorzio di tutela del Soave, spiegando che il Comprensorio veneto, già tra i primi in Italia ad essere riconosciuto Paesaggio rurale di interesse storico, ufficializza oggi l’ingresso tra le zone agricole del mondo che promuovono un’agricoltura sostenibile, lontana dai processi industriali, e che conserva uno stretto legame tra paesaggio, prodotti locali, comunità rurali associate. “Si tratta di un riconoscimento che ci rende pieni di orgoglio ma anche fortemente consapevoli della responsabilità che, come viticoltori, abbiamo” ha dichiarato il presidente del Consorzio, Sandro Gini a margine della cerimonia, sottolineando che “siamo chiamati a vivere un tempo di grande cambiamento dove l’agricoltura non assurge più soltanto ad una funzione alimentare, per quanto nobile e vitale: l’agricoltura oggi, attraverso coloro che vi operano, è di fatto mezzo e strumento per mantenere e conservare l’ambiente al cui interno sono calate le nostre stesse vite”.

Quattro i pilastri che hanno portato il Soave all’ottenimento del riconoscimento “Giahs”: l’esistenza di un sistema caratterizzato da muretti a secco e di girappoggio lungo le colline; la diffusione della Pergola Veronese quale tipica forma di allevamento dell’uva Garganega; la presenza di cooperative storiche che negli anni hanno permesso una crescita collettiva ed equamente distribuita all’interno della Denominazione; la tecnica dell’appassimento per la produzione del Recioto di Soave, prima Docg del Veneto nel 1998. Il Consorzio ha infine annunciato l’intenzione di proseguire lungo la strada della tutela del paesaggio e della sostenibilità dei sistemi agricoli, promuovendo una crescente consapevolezza tra la sua base produttiva. In particolare per “favorire la diffusione della Pergola veronese quale forma di allevamento identitaria, rispetto ad altri sistemi; divulgare linee guida che permettano di ridurre il rischio di erosione, anche con l’impiego di nuove tecnologie; limitare l’introduzione di elementi e di materiali avulsi dal contesto storico tradizionale del Soave; proseguire col Sistema di difesa avanzata del Soave, grazie ad incontri tecnici settimanali per la gestione quotidiana del vigneto; promuovere un approccio rispettoso della propria identità paesaggistica, delle specificità e delle caratteristiche morfologiche; proseguire il lavoro per il mantenimento della biodiverstà; attivare tavoli di lavoro relativi alla questione della gestione delle risorse idriche; favorire lo sviluppo di un turismo esperienziale fortemente connesso alla stagionalità, al vino e ai prodotti locali”.

Vino, Coldiretti Lombardia: a rischio abbandono 5 varietà di vite

Vino, Coldiretti Lombardia: a rischio abbandono 5 varietà di viteMilano, 22 mag. (askanews) – La Schiava nera, la Mornasca (coltivata ancora in Oltrepò Pavese) e le “bresciane” Groppello di Mocasina, Maiolina e Invernenga. Sono le cinque varietà di vite che Coldiretti Lombardia segnala essere considerate a rischio di abbandono.

Nel giorno in cui si celebra la Giornata mondiale della biodiversità, l’associazione regionale evidenzia che tra i vegetali in pericolo si contano anche dieci varietà di melo (tra cui Campanino, Decio, Frascona e Rosa mantovana) e otto tra orticole e cereali: dalla cipolla rossa di Breme (Pavia) al mais spinato di Gandino (Bergamo), fino al fagiolo borlotto di Gambolò (Pavia). Sul fronte dell’allevamento, Coldiretti Lombardia segnala 16 razze animali, bovini, ovini e caprini, a partire dalla mucca Varzese Ottonese, l’unica razza bovina autoctona della Lombardia, fino alla Bianca di Val Padana il cui latte è utilizzato per produrre il Parmigiano Reggiano. “La sopravvivenza di queste razze e delle varietà vegetali a rischio estinzione è legata al lavoro di agricoltori e allevatori che scelgono di investire su animali e vegetali custodi di biodiversità genetica e testimoni della nostra storia rurale” spiega la Coldiretti lombarda, aggiungendo che “la difesa della biodiversità, quindi, non ha solo un valore naturalistico ma è anche il vero valore aggiunto delle produzioni agricole Made in Italy”. “Investire sulla distintività – ha sottolineato il vicepresidente dell’associazione, Paolo Carra – è una condizione necessaria per le imprese agricole per distinguersi in termini di qualità delle produzioni e affrontare così il mercato globalizzato salvaguardando, difendendo e creando sistemi economici locali attorno al valore del cibo”.