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Fondazione Santa Rita da Cascia: Dopodinoi, il primo progetto autonomia abitativa per persone con autismo in Umbria

Fondazione Santa Rita da Cascia: Dopodinoi, il primo progetto autonomia abitativa per persone con autismo in UmbriaRoma, 2 apr. (askanews) – Una luce blu che vuol dire siamo “Tutti unici, tutti diversi”. È quella della Basilica di Santa Rita da Cascia che, per la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo del 2 aprile, torna a riaccendersi per riportare l’attenzione su un disturbo del neurosviluppo sempre più diffuso, in un gesto simbolico che quest’anno si trasforma anche in un’azione concreta, in direzione di un cambiamento culturale verso una reale inclusione. La luce blu, informa una nota, segna infatti l’avvio della campagna di raccolta fondi per la Festa di Santa Rita del 22 maggio, il cui cuore è Dopodinoi, il primo innovativo progetto di autonomia abitativa, attraverso il cohousing, per persone con disturbi dello spettro autistico in Umbria, a Bastia Umbra (PG).


Promotrice della campagna “Un gesto di fede, un dono di grazia” è la Fondazione Santa Rita da Cascia Ente filantropico ETS, l’organizzazione creata nel 2012 dal Monastero per rendere più strutturate le sue opere di solidarietà. L’obiettivo è raccogliere 250mila euro per i più fragili, in particolare per offrire casa, futuro e inclusione, come partner esclusivo, a 12 giovani con autismo di medio-alto funzionamento della Fondazione ANGSA UMBRIA ETS (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici), supportati da personale qualificato, con i relativi benefici per le famiglie e l’intero territorio. L’iniziativa è un esempio di “Durante e Dopo di Noi”, il modello di intervento sociale per preparare i ragazzi con disabilità a un’emancipazione graduale dalla famiglia in vista del “Dopo di Noi”, ossia quel momento in cui i genitori non potranno più prendersi cura di loro.


Chiunque contribuirà al progetto con una donazione minima di 16 euro riceverà l’anello della Festa di Santa Rita, inciso con la sua rosa simbolo e la frase “Nel giardino di Santa Rita tu sei la rosa prediletta”. Per maggiori informazioni festadisantarita.org Secondo i dati di ANGSA Umbria, l’autismo coinvolge a livello globale 1 bambino ogni 60 nati, ma le risposte assistenziali pubbliche e private, in Italia, si concentrano sui minori, trascurando gli adulti, che costituiscono invece la maggioranza di coloro che convivono con questo disturbo. Dopo i 18 anni queste persone “scompaiono” dal sistema, così molti finiscono in istituti psichiatrici o RSA, perdendo salute e abilità acquisite.


Il progetto sostenuto della Fondazione va dunque a colmare un vuoto assistenziale. Tanto più che la struttura individuata, come sottolinea ANGSA Umbria, offre una soluzione innovativa attraverso il cohousing, con un modello pilota che garantisce indipendenza e spazi personalizzati, permettendo allo stesso tempo la vita in comunità e il supporto professionale. Inoltre, il villino con giardino che è stato scelto è situato in un contesto tranquillo ma vicino ai servizi, permettendo ai giovani che lo abiteranno di “stare nel mondo” in uno spazio progettato “a misura di persone con autismo”, come ad esempio elementi di domotica, con la consulenza del Politecnico di Torino. “I giovani adulti con autismo desiderano indipendenza e felicità, come qualunque altro giovane – afferma Madre Maria Grazia Cossu, Badessa del Monastero e Presidente della Fondazione Santa Rita da Cascia – Noi vogliamo garantire loro questi diritti, non perché fragili ma in quanto esseri umani. Le persone con disabilità intellettiva affrontano sia barriere socio-culturali, radicate nei pregiudizi, sia concrete. Con il nostro progetto Dopodinoi intendiamo offrire un supporto economico che avvii un cambiamento culturale per una reale inclusione, riconoscendo la loro diversità come unicità fatta non solo di limiti ma anche di potenzialità da valorizzare. Portiamo così avanti la nostra missione di impatto sulla comunità, al servizio della carità e del bene comune, facendoci portavoci dell’eredità ritiana”.


Secondo la sua missione di contribuire a cambiare lo sguardo sulla disabilità intellettiva, la Fondazione Santa Rita da Cascia ha già sostenuto importanti progetti sul tema, per complessivi 265mila euro a sostegno di oltre 110 persone. A partire dalla stessa ANGSA Umbria, destinando 30mila euro in tre anni al Centro Up di Santa Maria degli Angeli (Assisi), struttura socio-educativa per 30 minori, e donando 20mila euro a “La Semente” di Spello, centro terapeutico-riabilitativo diurno per 18 giovani adulti. Inoltre, 45mila euro, in 3 anni, sono stati destinati alla cooperativa sociale Mio Fratello è Figlio Unico di Roma, per sostenere le autonomie lavorative di 5 ragazzi e adulti autistici, impegnati nei lavori di cura della terra, del casale e degli animali. Per l’inclusione attraverso lo sport, sono infine stati destinati 170mila euro, per 60 tra bambini, ragazzi e giovani adulti con disabilità intellettiva e autismo, a due realtà d’eccellenza: il Villaggio Lakota di Ammonite (Ravenna), dove l’ippoterapia diventa equitazione integrata e l’Accademia del Remo di Napoli, dove il canottaggio si trasforma in una terapia e uno sport praticato a livello agonistico.

Si è concluso a Roma il congresso “Lifestyle, Diet, Wine & Health”

Si è concluso a Roma il congresso “Lifestyle, Diet, Wine & Health”

Roma, 1 apr. (askanews) – Si è concluso a Roma il Congresso Internazionale Lifestyle, Diet, Wine & Health, promosso da Wine Information Council (WiC), IRVAS (Istituto per la Ricerca sul Vino e la Salute) e Wine in Moderation (WiM), che ha riunito per due giorni ricercatori ed esperti internazionali per discutere il ruolo degli stili di vita salutari, della dieta mediterranea e del consumo moderato di vino nella promozione della salute pubblica.


Tra i principali protagonisti di questa seconda edizione, il Prof. Miguel A. Martínez-González, Professore di Salute Pubblica all’Università di Navarra, figura di riferimento mondiale nella ricerca epidemiologica. Il professore ha annunciato il lancio dello studio europeo UNATI (University of Navarra Alumni Trialist Initiative), finanziato dallo European Research Council (ERC): trial che per la prima volta confronterà gli effetti dell’astensione totale e del consumo moderato di vino all’interno di un modello alimentare basato sulla dieta mediterranea attraverso uno studio di intervento randomizzato e controllato. Lo studio, attualmente in fase di avvio, coinvolgerà oltre 10.000 adulti di età compresa tra i 50 e i 75 anni e fornirà risposte scientificamente fondate su un tema chiave per la salute pubblica. L’obiettivo: fornire risposte chiare e scientificamente fondate a una delle domande più dibattute in ambito di salute pubblica.


“Si tratta del primo trial al mondo progettato per valutare scientificamente se l’eliminazione totale dell’alcol sia davvero più salutare rispetto a un consumo moderato di vino, quando inserito in uno stile alimentare mediterraneo – ha spiegato Martínez-González -. Un regime alimentare che, integrato con stili di vita sani e attività fisica, ha dimostrato di ridurre significativamente il rischio di infarto, ictus, diabete e mortalità generale”. Anche il Prof. Luc Djoussé, Professore Associato di Medicina presso la Harvard Medical School e Associato di Nutrizione presso la Harvard T.H. Chan School of Public Health, ha contribuito significativamente ai lavori del congresso. Nel suo intervento, ha sottolineato come le malattie cardiovascolari rimangano una delle principali cause di morte e disabilità nei paesi sviluppati, nonostante i progressi nella ricerca biomedica. Ha evidenziato l’importanza di identificare strategie preventive efficaci e convenienti, sottolineando che fattori dello stile di vita modificabili, come una dieta sana, attività ?sica regolare, sonno adeguato e consumo moderato di alcol (in assenza di controindicazioni) possono influenzare positivamente il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e i loro fattori di rischio associati, come il diabete di tipo 2, la dislipidemia e l’ipertensione.


La Prof.ssa Iris Shai, dell’Università Ben-Gurion del Negev, ha portato un ulteriore contributo scientifico illustrando i risultati di studi clinici randomizzati condotti in Israele e altrove. Le sue ricerche dimostrano che modelli dietetici flessibili e ben strutturati – come la dieta mediterranea e quella “green-MED” (che prevede un maggiore apporto di polifenoli da verdure a foglia scura come Mankai e tè verde, un aumento del consumo di noci e un’assunzione minima di carne rossa) – possono favorire la perdita di peso, il miglioramento della salute cardiometabolica e la riduzione del grasso epatico (steatosi). Particolare attenzione è stata dedicata all’effetto dei polifenoli, tra cui quelli presenti nel vino rosso, come fattori bioattivi che possono modulare positivamente i meccanismi metabolici. Il Congresso ha confermato che la salute non dipende da un singolo alimento o nutriente, ma deriva dall’insieme di scelte alimentari consapevoli, stili di vita attivi e fattori culturali.


Gli esperti hanno evidenziato come sia fondamentale adottare un approccio integrato e fondato su solide evidenze scientifiche, capace di sostenere una longevità sana, attiva e personalizzata. Con il lancio dello studio UNATI, si apre ora una nuova fase nella ricerca europea, destinata a influenzare le linee guida alimentari e a rafforzare il ruolo della dieta mediterranea come strumenti centrali di promozione della salute pubblica. “Questo congresso ha rappresentato un momento fondamentale per il dialogo tra scienza, cultura e salute pubblica – ha dichiarato il Prof. Attilio Giacosa, Presidente di IRVAS – . Siamo soddisfatti di aver contribuito a creare uno spazio di confronto rigoroso, in cui il vino è stato analizzato nel suo contesto naturale: quello della dieta mediterranea e di stili di vita equilibrati. La qualità degli interventi e la solidità delle evidenze presentate confermano la necessità di continuare a investire nella ricerca nutrizionale, superando narrazioni polarizzate e non evidence-based in favore di una valutazione scientifica, integrata e personalizzata”.

Sanità, arriva la “Carta di Cernobbio”: 10 azioni per più equità

Sanità, arriva la “Carta di Cernobbio”: 10 azioni per più equitàMilano, 19 mar. (askanews) – Dalla valorizzazione del personale sanitario, alla riforma dei criteri di finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) non più legato al solo prodotto lordo ma all’impiego delle risorse all’interno di un piano di riforma strutturale del servizio votato all’innovazione tecnologica, alla digitalizzazione e alla ridefinizione dei ruoli e delle funzioni delle articolazioni della sanità pubblica ospedaliera, territoriale, privata accreditata passando per una rivisitazione della preziosa offerta sanitaria di prossimità svolta dalla medicina di famiglia. Dalla maggiore incisiva azione sulla potente leva della prevenzione nell’alveo delle cure primarie territoriali fino all’uso dell’intelligenza artificiale e dell’innovazione digitale in settori ad alto valore aggiunto non solo nel settore della diagnostica ma anche delle cure ad alto tasso di innovatività di cui l’emblema sono le prime esperienze di ospedale virtuale in Italia. Ecco solo alcuni dei punti della Carta di Cernobbio 2025 che delinea un percorso concreto per garantire un sistema sanitario italiano sostenibile, accessibile e capace di rispondere alle nuove sfide della salute.


Il decalogo sintetizza le principali proposte emerse dalla Cernobbio School, organizzata da Motore Sanità nelle settimane scorse a Villa Erba con il contributo di manager, clinici, amministratori, istituzioni sia del parlamento e del governo della Salute a livello centrale sia dei territori e delle Regioni tra cui la delegazione campana rappresentata da Ugo Trama funzionario della direzione Salute di palazzo Santa Lucia, Giuseppe Limongelli, referente regionale per la rete delle malattie Rare che guida dal punto di vista scientifico la rete nazionale Argo. “La Carta di Cernobbio rappresenta una visione sintetica e concreta, una bussola per orientarsi verso il futuro della sanità italiana – ha sottolineato Alessio Butti, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’Innovazione – come Governo, abbiamo messo la Sanità digitale al centro delle nostre politiche. Stiamo finalmente riconoscendo lo sforzo straordinario fatto da Regioni e operatori privati per garantire servizi più efficienti e accessibili. Il nostro obiettivo è chiaro: vogliamo una sanità che sfrutti appieno le opportunità offerte dall’innovazione tecnologica, assicurando standard elevati di cura su tutto il territorio nazionale, riducendo disuguaglianze e migliorando concretamente la qualità della vita dei cittadini. È una sfida ambiziosa, ma sono convinto che, lavorando insieme, possiamo vincerla”.


Mariella Enoc, Procuratrice speciale dell’Ospedale Valduce, ha ribadito la necessità di superare la logica della semplice medicina territoriale per costruire un modello più evoluto e concreto di medicina di comunità, capace di garantire una presa in carico realmente integrata. “Non possiamo limitarci a parlare di prossimità in termini geografici: serve un sistema che assicuri continuità di cura, ascolto e responsabilità condivisa, in cui ogni attore – dal personale sanitario alle istituzioni, dalle famiglie al volontariato – abbia un ruolo attivo nella tutela della salute delle persone”. La Cernobbio School, ha sottolineato Enoc, “è stata un’occasione preziosa per interrogarsi su come trasformare questi principi in azioni concrete. Il Servizio Sanitario Nazionale deve rimanere fedele ai suoi valori di universalità, equità e solidarietà, ma per farlo ha bisogno di una visione innovativa: la tecnologia deve essere un mezzo per rafforzare la sanità di comunità, non solo uno strumento di efficienza. L’intelligenza artificiale e la digitalizzazione possono migliorare la qualità dell’assistenza, ma vanno accompagnate da un investimento nelle competenze digitali, per evitare che diventino un fattore di esclusione e disuguaglianza”. “Al centro della discussione di quest’anno – ha spiegato Claudio Zanon, direttore scientifico di Motore Sanità – c’è stata la necessità di un modello sanitario integrato, in cui tutti gli attori collaborino in modo più efficace per migliorare la presa in carico dei pazienti e ridurre le disuguaglianze di accesso alle cure. Un tema cruciale, considerando il crescente peso delle malattie croniche e neurodegenerative sulla popolazione italiana. Un altro punto chiave riguarda la governance e il finanziamento del SSN: il documento propone un ripensamento delle risorse, attraverso un utilizzo più efficiente della spesa sanitaria, la riduzione degli sprechi e una regolamentazione più chiara dell’intermediazione privata nella sanità. L’innovazione tecnologica e digitale, come il ruolo della prevenzione e delle vaccinazioni, è un pilastro fondamentale della Carta 2025: il potenziamento dell’intelligenza artificiale e della telemedicina rappresenta un’opportunità straordinaria per migliorare la diagnosi, l’efficienza dei servizi e la gestione della carenza di personale sanitario. Tuttavia, per garantire che queste tecnologie siano davvero efficaci e accessibili a tutti, è necessario investire nella formazione digitale degli operatori sanitari e dei cittadini”.

Endometriosi: che cos’è e quali sono i campanelli di allarme?

Endometriosi: che cos’è e quali sono i campanelli di allarme?Roma, 14 mar. (askanews) – L’endometriosi prende il nome dall’endometrio, il tessuto che normalmente riveste l’interno dell’utero. Quando questo cresce in modo anomalo al di fuori dell’utero, può causare lesioni e infiammazione in altre aree del corpo, come le ovaie e la zona pelvica, dando origine all’endometriosi: una malattia che colpisce circa 190 milioni di donne in età fertile (tra il 2% e il 10% della popolazione femminile mondiale), con una prevalenza che in Italia varia tra il 10% e il 15%. L’incidenza sale al 30-50% tra le donne infertili o con difficoltà a concepire. Le diagnosi accertate sono almeno 3 milioni.


“L’endometriosi è una patologia infiammatoria cronica, che colpisce soprattutto tra i 25 e i 35 anni, ma può manifestarsi anche in età più giovane – spiega Marco Grassi,ginecologo presso l’ospedale ‘C. e G. Mazzoni’ di Ascoli Piceno – le cause sono ancora poco note e la diagnosi, purtroppo, arriva spesso dopo molto tempo”. Quali sono i sintomi? Il sintomo principale dell’endometriosi è il dolore, in particolare quello pelvico cronico, spesso associato a mestruazioni dolorose. Il dolore può anche manifestarsi durante i rapporti sessuali, l’evacuazione intestinale o la minzione. In alcuni casi, è così intenso da influire sulla vita quotidiana. Altri sintomi includono sanguinamenti abbondanti, disturbi intestinali e gonfiore addominale. Tuttavia, alcune donne possono non avere sintomi evidenti.


Come si diagnostica? “L’identificazione dell’endometriosi inizia con un’analisi dettagliata della storia clinica della paziente ed una precisa anamnesi – afferma il dottor Marco Grassi – inoltre è importante considerare la presenza di casi in famiglia, poiché esiste una predisposizione genetica alla condizione. Per una donna con sospetto di endometriosi, la visita ginecologica deve includere l’ecografia pelvica per rilevare cisti o tessuti anomali e, se necessario, una risonanza magnetica. L’endometriosi non è sempre uguale. I vari stadi L’endometriosi è suddivisa in quattro stadi, identificati dall’American Society for Reproductive Medicine (ASRM). La classificazione si basa sulla diffusione della patologia e sull’entità dei danni causati, che influenzano le opzioni terapeutiche disponibili. Primo stadio: l’endometriosi è di entità minima, con lesioni di dimensioni contenute e il tessuto endometriale fuoriuscito dall’utero si presenta localizzato superficialmente.


Secondo stadio: il numero di lesioni è maggiore e sono più profonde. Terzo stadio: aumento dell’estensione della malattia, con la presenza di cisti ovariche e la formazione di aderenze o cicatrici tra gli organi pelvici.


Quarto stadio: forma grave, con impianti profondi, cisti di notevoli dimensioni su una o entrambe le ovaie, e la presenza di aderenze e cicatrici. L’endometriosi è inserita tra i LEA (Livelli essenziali di assistenza) nell’elenco delle patologie croniche e invalidanti. Nelle forme più avanzate (stadi III e IV), le pazienti hanno diritto ad esenzione per alcune prestazioni di controllo. Esiste una cura? Non c’è una cura definitiva, ma diverse terapie possono gestire i sintomi, a seconda della gravità e del desiderio di gravidanza. Per il dolore, si utilizzano solitamente FANS e analgesici. “Nella scelta del trattamento è importante tenere in considerazione anche l’età della donna ed il relativo potenziale di fertilità – spiega il dottor Grassi – l’uso di estroprogestinico o progestinico può favorire un miglioramento dei sintomi, poiché inibisce la stimolazione ormonale e la crescita degli impianti endometriosici. Il trattamento con analoghi del GnRH, che blocca completamente la stimolazione ovarica e provoca effetti collaterali simili alla menopausa, è riservato a casi che necessitano di intervento chirurgico”. Prevenzione Sensibilizzare verso la malattia è la migliore forma di prevenzione. “La scarsa consapevolezza contribuisce a un ritardo diagnostico di ben sette anni, con un impatto profondo sulla qualità della vita ed il benessere psico-fisico della donna” sottolinea il dottor Grassi. E’ possibile rimanere incinta? L’endometriosi è responsabile di sub-fertilità o infertilità nel 30-40% dei casi. Tuttavia non è esclusa completamente la possibilità di restare incinta specie nelle donne che presentano forme meno gravi. I cibi da mangiare e quali evitare? Si consiglia una dieta ricca di fibre (cereali integrali, legumi, frutta e verdura) e Omega 3 (pesce, frutta secca, semi, olio d’oliva, carne bianca e uova). Ridurre grano, carne rossa e latticini. Eliminare cibi infiammatori come prodotti industriali, farine raffinate, carni rosse, zucchero, alcol, caffeina e bevande gassate. Lo sport aiuta? L’esercizio fisico stimola il rilascio di endorfine, che alleviano il dolore pelvico cronico, sintomo comune dell’endometriosi, e abbassa i livelli di estrogeni. Pratiche mente-corpo come lo yoga, possono ridurre stress, ansia e dolore, migliorando il benessere fisico e mentale delle pazienti con endometriosi.

Salute, il valore dell’ascolto e della vicinanza negli Humanizing Health Awards 2025

Salute, il valore dell’ascolto e della vicinanza negli Humanizing Health Awards 2025Roma, 14 mar. (askanews) – La cura non riguarda soltanto terapie e farmaci, ma anche empatia, ascolto e vicinanza. Con questo spirito, informa una nota, è stata ufficialmente presentata la sesta edizione del premio Humanizing Health Awards, un’iniziativa che conferma l’impegno nell’ambito dell’umanizzazione delle cure da parte di Teva, azienda farmaceutica leader nel mercato. Si è discusso di questa importante tematica durante la Tavola Rotonda “La cura oltre la terapia: empatia e ascolto per una maggiore vicinanza a pazienti e caregiver” che ha visto la partecipazione di operatori sanitari, del terzo settore e rappresentanti delle istituzioni, tra cui Emanuele Monti, Presidente IX Commissione Sostenibilità Sociale Casa e Famiglia, Consiglio Regionale Lombardia.


“L’impegno di Teva non si esaurisce nella ricerca e nella produzione di farmaci di alta qualità – afferma Giordana Cortinovis, Marketing e Communication Director di Teva Italia – Crediamo che prendersi cura significhi anche riconoscere l’importanza del supporto emotivo nel percorso del paziente. Con il premio Humanizing Health Awards vogliamo riconoscere e sostenere le associazioni che, con dedizione e sensibilità, accompagnano pazienti e caregiver nei momenti più difficili. Il loro operato, basato su compassione e rispetto della dignità di ogni individuo, rappresenta un pilastro essenziale del sistema di assistenza”. “I valori che guidano Teva nella realizzazione di questo premio sono condivisi anche dalle farmacie che da sempre sostengono iniziative per l’umanizzazione delle cure – dichiara Annarosa Racca, Presidente Federfarma Lombardia – Le farmacie del territorio sono impegnate a rispondere alle esigenze di salute dei cittadini, ma anche ad orientarli su come relazionarsi con i vari interlocutori che incontrano nel percorso di cura. La loro presenza capillare, e la disponibilità dei farmacisti, contribuiscono a rendere più semplice e più umano il percorso di cura dei pazienti”.


Un approccio che accomuna diversi attori del sistema sanitario, dai farmacisti ai Medici di Medicina Generale, tutti impegnati non solo nella risposta ai bisogni di salute, ma anche nel supporto concreto ai pazienti e ai loro caregiver lungo il percorso di cura. “L’umanizzazione delle cure è un impegno quotidiano del Medico di Medicina Generale – dichiara Anna Carla Pozzi, Vicesegretario FIMMG Lombardia – che molto spesso accompagna pazienti e caregiver con indicazioni concrete sulla burocrazia sanitaria e nell’attivazione dei supporti di welfare. Come referente PoliS Lombardia, l’Istituto per il supporto alle politiche della Regione – conclude – organizziamo percorsi di formazione per i Medici di Medicina Generale sul tema”.


Questo impegno è particolarmente importante nella gestione delle patologie croniche e del dolore, spiega Licia Grazzi, Neurologa e Responsabile del Centro Cefalee dell’Istituto Besta di Milano: “Umanizzare le cure significa riconoscere che dietro ogni sintomo c’è una persona, con la sua storia, le sue paure e le sue speranze. Nel trattamento delle cefalee e delle patologie neurologiche, l’ascolto è il primo passo per una cura efficace. Il nostro compito non è solo alleviare un sintomo, ma accompagnare il paziente in un percorso di cura fatto di empatia, chiarezza e sostegno, affinché si senta accolto e compreso in ogni fase della malattia”. Un’attenzione che deve essere presente in ogni fase del percorso di cura del paziente, aggiunge Nadia Faroni, Direttrice della Farmacia dell’Istituto Ospedaliero Fondazione Poliambulanza di Brescia: “La nostra struttura vuole essere uno spazio in cui prendersi cura delle persone con attenzione, empatia e responsabilità. Ogni terapia rappresenta una speranza, un supporto concreto per chi affronta la malattia, e il nostro compito è far sì che i pazienti e le loro famiglie non si sentano mai soli. L’ascolto, il dialogo e la chiarezza sono fondamentali: spiegare e accompagnare il paziente nella terapia è parte integrante della cura. Perché la salute si misura anche dalla qualità della relazione con il paziente”.


L’evento ha acceso i riflettori sull’importanza di un approccio alla salute basato sull’umanità, la dignità e la compassione. L’empatia è un valore essenziale nel percorso di assistenza sanitaria, capace di trasformare l’esperienza di cura e renderla più olistica e rispettosa delle necessità dei pazienti e dei caregiver. Antonio Benedetti, Direttore Generale di VIDAS, una delle associazioni vincitrici delle precedenti edizioni degli Humanizing Health Award, sottolinea: “VIDAS accompagna i pazienti con patologie inguaribili e si prende cura dei loro familiari. Questo significa ascoltare e accogliere ogni persona con rispetto e dignità, riconoscendone non solo la fragilità, ma anche i desideri, le paure e i bisogni più profondi. VIDAS lo fa da oltre 40 anni grazie ad un approccio multi-disciplinare e ad una presa in carico olistica. Nel 2023, grazie alla donazione ricevuta da Teva, VIDAS ha potuto garantire assistenza ai bambini e ragazzi accolti in Casa Sollievo Bimbi e sostegno ai loro genitori e fratelli”. Il premio Humanizing Health Awards 2025 è dedicato al sostegno di progetti rivolti ai pazienti e ai loro caregiver (non retribuiti), impegnati nell’assistenza di persone affette da patologie croniche gravi. Il bando è aperto a tutti gli enti senza scopo di lucro che operano per migliorare la qualità della vita dei pazienti, offrendo loro un percorso di cura più sereno e dignitoso. Le candidature saranno aperte a partire da oggi, 11 marzo, fino al 18 aprile 2025 e le associazioni interessate potranno consultare il regolamento sul sito di Teva Italia e presentare progetti in una delle seguenti cinque categorie: caregiver, patologie oncologiche, patologie pediatriche, malattie croniche, salute mentale e malattie neurodegenerative. Tra tutti i progetti candidati, saranno i dipendenti di Teva Italia a selezionare i cinque progetti vincitori che saranno premiati nella cerimonia che si svolgerà a settembre. Con il premio Humanizing Health Awards 2025, Teva Italia rinnova il suo sostegno a tutte quelle realtà che, con passione e dedizione, si impegnano per garantire un’assistenza più umana, attenta e vicina alle esigenze di chi affronta la malattia. Perché dietro ogni cura c’è una persona, e ogni persona merita di essere ascoltata, rispettata e accompagnata con empatia lungo il proprio percorso di guarigione.

Celiachia, Mendola (AINC), anche la Sicilia adotta la piattaforma ARIA

Celiachia, Mendola (AINC), anche la Sicilia adotta la piattaforma ARIARoma, 14 mar. (askanews) – La Regione Sicilia si appresta a digitalizzare la gestione dei buoni per i celiaci con l’adozione della piattaforma CELIACHI@RL di ARIA SPA, operativa da agosto prossimo. Una svolta attesa da tempo dai negozi specializzati, che però chiedono garanzie sui tempi di rimborso, spesso non rispettati. A farsi portavoce delle loro esigenze, informa una nota, sarà Michele Mendola, referente regionale di AINC – Associazione Italiana Negozi Celiachia e fondatore della community online CeliachiaFacile, nel corso dell’incontro promosso dall’Assessorato alla Salute della Regione Sicilia, in programma il 17 marzo.


“La Sicilia è una delle poche Regioni che ancora gestisce manualmente il rimborso dei buoni. Una volta utilizzato il bonus, l’esercente deve inviarlo alla ASP competente e, per legge, dovrebbe ricevere il rimborso entro 30 giorni. Tuttavia, questo termine non viene rispettato: i ritardi superano spesso i due mesi, a volte anche sei mesi e oltre, mettendo a rischio la sopravvivenza dei negozi specializzati” – spiega Mendola. La piattaforma CELIACHI@RL è stata sviluppata proprio per snellire la burocrazia e garantire una gestione più efficiente, con risultati positivi nelle Regioni che l’hanno già adottata. “Grazie anche al contributo di AINC, il sistema è stato ottimizzato e speriamo che in Sicilia possa finalmente garantire rimborsi puntuali. I negozi specializzati offrono un servizio essenziale per chi è intollerante al glutine e meritano maggiore tutela” – aggiunge Mendola. Un ulteriore vantaggio della digitalizzazione riguarda i buoni spesa per i celiaci, attualmente utilizzabili solo nella propria Regione di residenza. Se la piattaforma verrà adottata su scala nazionale, sarà possibile spendere i buoni ovunque in Italia, facilitando la vita di chi si sposta per lavoro o per vacanza. Per illustrare le potenzialità della piattaforma e raccogliere le istanze dei titolari di negozi specializzati, AINC ha organizzato un incontro il 16 marzo a Palermo, presso l’Hotel Sirenetta, Viale dei Saraceni. Parteciperanno, oltre a Michele Mendola, anche Bruno Prandolini (Segretario Nazionale AINC), Giuseppe Fresolone (Amministratore Delegato di Ergo-Web) e Giovanna Manganotti (referente del Gruppo Sinergia).

Maratona di Roma, Zittocancro e Steps for Care per salute donne

Maratona di Roma, Zittocancro e Steps for Care per salute donneRoma, 11 mar. (askanews) – In occasione della 30ma edizione della maratona più importante d’Italia, Associazione Zittocancro sarà presente alla Rome Run the Marathon con uno stand dedicato alla prevenzione e all’attività fisica.


ZITTOCANCRO E FUN RUN 5KM No, non cammineremo (né correremo) per 42km: ce ne bastano 5, quelli della Fun Run. Una passeggiata attraverso la città eterna, aperta a persone di tutte le età e livelli di preparazione. Potrai passeggiare fianco a fianco con i membri della nostra associazione, con i pazienti, i caregiver ed i sostenitori. Tutti uniti da un unico messaggio: insieme siamo più forti. Con Zittocancro sei Pink Ambassador per una giusta causa. La tua partecipazione alla Fun Run ci consente di dare vita ad un sogno. STEPS FOR CARE è il programma raccolta fondi attraverso il quale ci impegniamo a donare gratuitamente ecografie mammarie preventive alle donne tra i 25 ed i 40 anni del VI Municipio di Roma. Il VI Municipio è il più esteso e tra i più complessi della città. In questa vasta area sono presenti diversi disagi sociali e in troppi non hanno accesso alla sanità pubblica. La scarsa informazione sull’importanza della prevenzione, unita ad un supporto flebile, fanno sì che sia necessario un intervento esterno perché la salute è un bene di tutti e nessuno dovrebbe rimanere indietro. E se non puoi partecipare, puoi sempre contribuire con una donazione sulla pagina della “Rete del Dono” www.retedeldono.it/progetto/steps-x-care-di-associazione-zittocancro


OGNI ISCRIZIONE ALLA FUN RUN TRAMITE ZITTOCANCRO CONTRIBUISCE A DONARE ECOGRAFIE MAMMARIE PREVENTIVE INFO PERCORSO: Percorso ad anello: partenza e arrivo all’interno del Circo Massimo, dopo circa 5km di festa, felicità, benessere, amicizia, musica e solidarietà. PARTECIPAZIONE: La partecipazione è adatta alla famiglia, i bambini e gli amici per camminare o correre a passo libero. Tutti e di tutte le età possono partecipare: non c’è bisogno di alcun certificato medico agonistico. QUOTA DI PARTECIPAZIONE: La quota di adesione alla Fun Run è pari a 20€ Per i pazienti oncologici è agevolata a 15€ PACCO GARA: Gli iscritti alla Fun Run tramite Associazione Zittocancro riceveranno: – La t-shirt ricordo in omaggio, in tessuto tecnico da runner, firmata dal partner tecnico Joma – La medaglia premio all’arrivo – La Gym Bag contenente prodotti omaggio da parte degli sponsor


Il pacco gara sarà consegnato ai partecipanti iscritti alla Fun Run presso lo stand Zittocancro all’Expo Village della Maratona di Roma. EXPO VILLAGE 2025 c/o PALAZZO DEI CONGRESSI – EUR Piazza John Kennedy, 1, 00144 Roma RM ORARI APERTURA Giovedì 13 marzo dalle ore 15:00 alle ore 20:00 Venerdì 14 marzo dalle ore 09:00 alle ore 20:00

Giornata nazionale del fiocchetto lilla: oltre l’ossessione della dieta

Giornata nazionale del fiocchetto lilla: oltre l’ossessione della dietaRoma, 10 mar. (askanews) – L’ossessione per il peso, la dieta e la ricerca della perfezione rappresentano spesso l’anticamera dei disturbi del comportamento alimentare (DCA) ora definiti come disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA). In Italia, a causa del Covid, i DNA hanno fatto registrare un enorme incremento e un abbassamento dell’età d’esordio sotto ai 14 anni, con casi che si manifestano già tra gli 8 e i 10 anni, diventando un problema di sanità pubblica: nel 2019 i casi di disturbi alimentari intercettati erano stati 680.569, nel 2022 sono balzati a 1.450.567, con un rapporto tra femmine e maschi stimato di circa 9 a 1, anche se il numero dei maschi è in forte aumento. Una disparità che riflette il forte impatto delle pressioni culturali legate alla magrezza e all’estetica.


“I disturbi alimentari stanno crescendo in modo allarmante per molteplici cause, tra cui quelle di origine psicologica e socio-culturale, come perfezionismo, mania di controllo, ansia e stress, standard di bellezza irraggiungibili, pressione sociale e bullismo – sostiene la dottoressa biologa nutrizionista Leslye Pario – . Troppo spesso la dieta viene percepita come una punizione, un’ossessione che porta a frustrazione e fallimenti ripetuti, a volte conducendo anche agli stessi disturbi alimentari. La mia esperienza personale con la bulimia mi ha insegnato che la strada verso il benessere non è fatta di regole rigide, ma di un cambiamento profondo nel rapporto con se stessi e con il cibo. Un rapporto che, nel mondo odierno, è sempre più filtrato dalla lente dello stress. Coltivando la consapevolezza, un giorno alla volta, si può superare l’ossessione per il peso e abbracciare un nuovo stile di vita, libero dalla sofferenza e dalla vergogna, per ritrovare entusiasmo e leggerezza”. Leslye Pario, ha trasformato la sua esperienza con un passato di bulimia rivoluzionando il concetto di dieta, da “sacrificio per dimagrire” a “corretto stile di vita”. Ha così ideato il metodo C.AL.M.A. (Cambia Ali Mente Azione), di cui parla nel suo libro “Vinci stress, peso e pancia gonfia”, che presenterà a Montorio, nel veronese venerdì 14 marzo, in occasione della Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla (15 marzo), dedicata alla sensibilizzazione sui DCA o DNA.


La presentazione sarà un’occasione per esplorare i temi trattati nel libro, che riporta in ogni capitolo diversi esercizi, offrendo preziosi strumenti e suggerimenti pratici. “Vinci stress, peso e pancia gonfia” spiega in particolare quali sono gli effetti dello stress sulla salute: è responsabile di molti disturbi che ci affliggono, come fame nervosa, pancia gonfia, problemi di sonno, dolori articolari, peso in eccesso, mancanza di concentrazione, perdita della libido, difficoltà nelle relazioni e sul lavoro. E fornisce strategie concrete, applicabili da subito, per imparare a gestirlo, lavorando sull’atteggiamento mentale. L’abuso di dispositivi elettronici, la mancanza di sonno, il poco tempo trascorso a muoverci, il contatto ridotto con la natura, il consumo di alimenti industriali privi di sostanze nutritive e l’essere costantemente nel fare e poco nel sentire, ci ha portati fuori da quello che è l’ascolto del nostro corpo, perché è lui che ci guida. Come agire? Imparando a trovare il proprio “modo” per motivarsi.

Cardiologia, ecco come il cervello si attiva contro l’alta pressione

Cardiologia, ecco come il cervello si attiva contro l’alta pressioneMilano, 6 mar. (askanews) – L’insufficienza cardiaca rappresenta una delle principali cause di mortalità legate all’ipertensione, una condizione che coinvolge milioni di persone in tutto il mondo. Ora uno studio guidato dall’Irccs Neuromed di Pozzilli e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Immunity, svela un meccanismo biologico che coinvolge il cuore, il cervello e la milza nella risposta cardiaca al sovraccarico emodinamico cardiaco provocato dall’ipertensione arteriosa.


“Abbiamo scoperto – spiega Sara Perrotta, Ricercatrice dell’Irccs Neuromed, primo autore della ricerca – che il cuore, sotto pressione a causa dell’ipertensione, invia un segnale al cervello, che a sua volta attiva il sistema immunitario nella milza. Quest’ultima rilascia un fattore di crescita, chiamato Placental Growth Factor (PlGF), capace di stimolare specifiche cellule immunitarie presenti nel muscolo cardiaco, favorendo un rimodellamento inizialmente adattativo. Tuttavia, con il tempo, questo processo tende a peggiorare, compromettendo la funzionalità del cuore”. La ricerca, condotta sia su modelli animali che nell’uomo, descrive un vero e proprio circuito biologico che collega tre organi: il cuore, che segnala il sovraccarico; il cervello, che processa l’informazione e invia comandi alla milza; e la milza stessa, che risponde producendo il PlGF, una molecola già nota per la sua importanza nei processi di crescita e riparazione dei tessuti. E si torna di nuovo al cuore: il PlGF stimola dei particolari macrofagi residenti in questo organo esprimenti il recettore Neuropilina-1. Queste cellule immunitarie, stimolate da PlGF, proliferano per favorire una risposta strutturale che consente al muscolo cardiaco di sopportare meglio la pressione elevata.


Lo studio non si è limitato agli esperimenti su modelli animali. Gli scienziati hanno infatti osservato che, anche in pazienti ipertesi, i livelli di PlGF nel sangue aumentano parallelamente ai segni di un rimodellamento del cuore. Inoltre, è stata individuata l’espressione di una particolare proteina, Neuropilina-1, nei macrofagi del tessuto cardiaco umano, confermando l’esistenza di un meccanismo simile anche nella nostra specie. “Questa scoperta – commenta Daniela Carnevale, Professore Ordinario dell’Università Sapienza di Roma e Irccs Neuromed, ultimo nome e autore di riferimento dello studio – apre nuove prospettive nella comprensione di come il sistema nervoso e quello immunitario lavorino insieme per governare la risposta del cuore nei processi patologici che portano allo scompenso cardiaco. In futuro, potremmo immaginare strategie terapeutiche capaci di modulare questa risposta naturale per prevenire l’evoluzione dell’insufficienza cardiaca”.


Lo studio ha coinvolto ricercatori provenienti da diversi Istituti internazionali tra cui l’Università di Manchester, l’Università di Toronto e l’Università di Edimburgo, a testimonianza di una collaborazione scientifica globale su un tema di grande impatto per la salute pubblica.

Il 9 marzo Giornata internazionale della donna: menopausa, una seconda primavera

Il 9 marzo Giornata internazionale della donna: menopausa, una seconda primaveraRoma, 3 mar. (askanews) – Ogni anno vivono la menopausa circa 24,5 milioni di donne in tutto il mondo , 17 milioni in Italia , e le donne, ormai, trascorrono circa un terzo della loro vita in menopausa, eppure si occupa del tema solo il 4% delle ricerche scientifiche sulla salute femminile . Dati che dimostrano come, mentre parlare di menopausa oggi può sembrare di moda, in realtà scarse sono le informazioni corrette e molti ancora i pregiudizi e i tabù. In occasione della Giornata Internazionale delle Donna, informa una nota, domenica 9 marzo alle ore 15 l’Ambasciatori Place Hotel di Fiuggi propone un incontro per promuovere consapevolezza sul tema, a partire dalla presentazione del bestseller “Senza paura di cambiare” della ginecologa Anna Paola Cavalieri (Mondadori, pp145, 18 euro), che combina storie di donne con i più recenti studi scientifici, esplorando l’importanza dello stile di vita e aprendo le porte sul mondo degli ormoni.


A moderare sarà Paola Rizzitelli, Wellness Economy Strategist e Tedx speaker, che collabora con l’Ambasciatori Place Hotel per la diffusione del nuovo concetto di benessere multidimensionale in hotel. A seguire, per chi avrà la possibilità dedicarsi un po’ di tempo, un esclusivo pacchetto post-evento, con accesso alla Tangerine Spa fino alle ore 22.00, sessione di pilates, rituali di benessere con Aufguss in sauna e scrub nel bagno turco e uno sconto speciale del 10% sui trattamenti. “Vogliamo celebrare le donne ispirandole a vivere la menopausa come un’opportunità per prendersi cura di sé – afferma Francesca Bonanni, titolare dell’Ambasciatori. – Con la competenza della dottoressa Anna Paola Cavalieri, offriamo un percorso ideale per iniziare un nuovo stile di vita, seguendo il nostro concept ‘Make your Wellness’. Proponiamo così vacanze dedicate a sana alimentazione, movimento, sonno di qualità, idroterapia e trattamenti come Kobido e Visogym. L’esperienza mi ha insegnato che, imparando a stare bene con se stesse, si può vivere la menopausa con serenità, per poi sperimentare una seconda giovinezza”.


Vampate, disturbi dell’umore, nebbia mentale, dolore articolare, calo del desiderio: sono alcuni dei problemi affrontati durante la menopausa, spesso con scarsa conoscenza e molti dubbi. L’incontro vuole aiutare le donne a comprendere davvero cosa succede in questa fase, con consigli concreti, anche a livello preventivo. L’obiettivo è quello di accompagnarle a vivere la menopausa non più come una malattia e un declino, accompagnati dalla tristezza di “non essere più come prima”, ma un’opportunità di trasformazione e rinascita da accogliere e di cui prendersi cura, come avviene in molte altre culture. Una fase in cui riscoprire un nuovo modo di piacersi, scegliendo lo stile di vita più adatto, e valutando l’opzione della terapia ormonale sostitutiva: un argomento su cui aleggia molta disinformazione e che offre invece molte possibilità, tanto da parlare di terapie ormonali al plurale, a cui si aggiungono gli ormoni bioidentici. “Per scrivere questo libro ho tratto ispirazione dalle storie delle mie pazienti, a cui da 25 anni presto ascolto, la mia parola preferita, per offrire consigli preziosi- dichiara Anna Paola Cavalieri -. Perché se è vero che il corpo cambia, è anche vero che possiamo imparare a conoscerlo con una consapevolezza più piena, affrontando questo momento della vita con consapevolezza e determinazione, padrone di noi stesse. Una ‘seconda primavera’, come dice la medicina tradizionale cinese. Insieme, noi donne possiamo rivoluzionare il modo di vivere e affrontare la menopausa”.