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Salute, ortopedia protagonista al Policlinico Campus Bio-Medico

Salute, ortopedia protagonista al Policlinico Campus Bio-Medico

Roma, 24 feb. (askanews) – Più di 29.600 pazienti trattati. Oltre 42.600 prestazioni ambulatoriali svolte. Quasi 4.800 operazioni chirurgiche effettuate, di cui più di 2.300 interventi protesici. Sono questi i numeri principali che fotografano l’attività nel 2025 dell’Unità operativa complessa di Ortopedia e Traumatologia della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, sempre più punto di riferimento a livello territoriale e nazionale nella diagnosi e nel trattamento delle patologie dell’apparato locomotore. Un’attività clinica ad alti volumi ed elevata complessità che si sviluppa in stretta integrazione con la ricerca e l’innovazione tecnologica, con l’obiettivo di offrire ai pazienti un’assistenza sempre più personalizzata e centrata sui loro bisogni.

Nel dettaglio, nell’arco del 2025 – si legge in un comunicato – l’Unità di Ortopedia e Traumatologia guidata dal professor Rocco Papalia ha registrato 42.639 prestazioni ambulatoriali, di cui 22.390 prime visite, 11.529 controlli e 8.720 trattamenti come, ad esempio, le infiltrazioni. I ricoveri sono stati 4.946, mentre le operazioni chirurgiche hanno raggiunto quota 4.762. Particolarmente rilevante risulta essere l’attività di chirurgia protesica con ben 2.332 interventi, tra cui 2.205 protesi di anca e ginocchio e 127 protesi di spalla.

“Questi numeri raccontano non solo una crescita quantitativa, ma un modello di cura che mette competenze cliniche e tecnologie avanzate sempre al servizio della persona”, ha commentato l’Amministratore Delegato e Direttore Generale del Policlinico Campus Bio-Medico Paolo Sormani, che poi ha continuato: “È la missione del Policlinico da oltre trent’anni, portata avanti ogni giorno per rispondere in modo sempre più appropriato ai bisogni dei cittadini attraverso percorsi terapeutici innovativi e costruiti su misura di ogni paziente. In ambito ortopedico l’obiettivo è aiutare le persone a tornare a camminare senza dolore, a riprendere il lavoro o l’attività sportiva, e a migliorare in modo concreto la qualità della loro vita”.

“L’ortopedia è oggi una disciplina che richiede un dialogo continuo tra clinica, ricerca e formazione”, ha affermato il professor Rocco Papalia, Direttore dell’Unità e Magnifico Rettore dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. “Nel nostro Policlinico le nuove tecnologie – come la pianificazione tridimensionale e i sistemi robot assistiti – sono parte integrante della pratica quotidiana e supportano il chirurgo sia nella preparazione che nell’esecuzione dell’intervento. Un’evoluzione che si traduce in cure più precise e sicure per i pazienti e che risulta fondamentale anche per la crescita professionale dei medici di domani”.

In questo quadro si inserisce anche la recente attivazione dello HumanJoint Orthopaedic Innovation Center, la nuova progettualità strategica che amplia e potenzia l’offerta sanitaria del Policlinico Campus Bio-Medico specificatamente dedicata alle patologie dell’apparato locomotore. Un cammino, dunque, che conferma l’ortopedia come uno degli ambiti di maggiore crescita della Fondazione, in una prospettiva orientata all’eccellenza clinica ma sempre con al centro la persona e i suoi bisogni.

L’intelligenza artificiale di Elon Musk salva la vita ad un uomo di 49 anni

L’intelligenza artificiale di Elon Musk salva la vita ad un uomo di 49 anni

Roma, 23 feb. (askanews) – L’intelligenza artificiale di Grok, sviluppata da xAI di Elon Musk, ha salvato la vita a un uomo norvegese di 49 anni. Il paziente, che si era recato al pronto soccorso per un forte dolore addominale, era stato dimesso per un semplice reflusso gastroesofageo. Nel corso delle ore, peggiorando la situazione, l’uomo ha avviato una chat con Grok, descrivendo minuziosamente i sintomi. L’AI ha così segnalato la possibile ulcera perforata o appendicite atipica, indicando una criticità da codice rosso, consigliando di tornare in ospedale e richiedere una TAC.

Il paziente ha seguito il consiglio ed è tornato in ospedale per chiedere un approfondimento. A quel punto la TAC ha rivelato un’appendice gravemente infiammata e sul punto di rompersi. I medici hanno così proceduto ad operarlo. Un episodio che, riferisce una nota, dimostra come il supporto dell’intelligenza artificiale possa aiutare le persone a riconoscere gravi sintomatologie (che se trascurate potrebbero portare a conseguenze irreversibili), pur non sostituendosi mai ai medici. Grok vuole, difatti, integrare la rete di supporto ai pazienti, offrendo un’analisi rapida, obiettiva e basata su conoscenze mediche costantemente aggiornate.

Giornata personale sanitario, Enpapi: urge riorganizzazione settore

Giornata personale sanitario, Enpapi: urge riorganizzazione settore

Roma, 20 feb. (askanews) – “Carichi di lavoro insostenibili, retribuzione basse e reparti in difficoltà, costretti a ricorrere a collaboratori esterni non sempre di chiara provenienza: non passa giorno in cui non si parli della carenza di infermieri. Per questo, in occasione della Giornata nazionale delle professioni sanitarie, rivolgiamo un appello al ministro della Salute Orazio Schillaci affinché si avvii finalmente un ripensamento strutturale della nostra categoria”. È quanto afferma Luigi Baldini, presidente di ENPAPI (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza della Professione Infermieristica).

“Nonostante l’esperienza del Covid, la professione infermieristica continua a scontare la mancanza di un interesse reale che vada oltre la gestione delle emergenze. È emblematico che, ancora oggi, non esista una mappatura completa della professione. Proprio per questo, come Enpapi, insieme a Eurispes, abbiamo lanciato un Osservatorio che ci consentirà di avere numeri certi sui professionisti attivi e sui diversi inquadramenti. Sono convinto che emergerà con chiarezza che non mancano gli infermieri, ma le risorse per assumerli. Dobbiamo superare la logica delle misure tampone e ragionare su soluzioni strutturali. Ritengo necessario valutare un modello contrattuale unico a livello nazionale e il pieno coinvolgimento della rete dei liberi professionisti nel settore pubblico”.

“Tra le proposte chiave di Enpapi – prosegue il presidente – c’è il reclutamento diretto tramite partita Iva: una modalità che permetterebbe al Servizio sanitario nazionale di contare su personale qualificato in maniera continuativa, senza aumentare il tetto di spesa e senza dover ricorrere al fenomeno dei gettonisti. Gli infermieri coinvolti, pur non essendo dipendenti, sarebbero integrati nei turni e avrebbero una retribuzione in linea con l’equo compenso. In questo modo potremmo anche ridurre il ricorso a personale proveniente dall’estero, valorizzando i professionisti già presenti sul territorio nazionale. Un’altra proposta che considero strategica è l’istituzione di elenchi regionali nei quali inserire i professionisti dotati di partita iva e iscritti all’albo, istituendo una graduatoria sulla scorta di quanto accade per i medici di medicina generale e i quelli di specialistica ambulatoriale, dalla quale il sistema pubblico potrà attingere. Parliamo di infermieri pienamente qualificati che oggi restano in stand by”.

“In caso di carenza di personale, gli ospedali potrebbero attingere rapidamente a questi elenchi, utilizzando risorse già selezionate e immediatamente disponibili. È il momento di abbandonare definitivamente la mentalità emergenziale e avviare una riorganizzazione strutturale del settore. Solo così potremo garantire stabilità al sistema e il giusto riconoscimento alla professione infermieristica”, ha concluso Baldini.

Presentata “Luxury Network Association” per ricerca e prevenzione malattie rare

Presentata “Luxury Network Association” per ricerca e prevenzione malattie rare

Roma, 19 feb. (askanews) – Si è tenuta oggi al Senato della Repubblica la presentazione ufficiale di Lu.N.A. – Luxury Network Association, Ente del Terzo Settore che riunisce leader d’impresa e personalità accomunate da una solida cultura dell’impegno sociale, con l’obiettivo di sostenere conoscenza, prevenzione e ricerca scientifica nell’ambito delle malattie rare.

Vittorio Savoia, Presidente di Lu.N.A., ha dichiarato: “In Lu.N.A. crediamo che il vero impatto sociale emerga quando chi ha successo nel mondo degli affari mette le proprie competenze e il proprio network a disposizione delle cause più importanti. Le malattie rare, purtroppo spesso trascurate, hanno bisogno di una visibilità che solo attraverso un lavoro di squadra possiamo ottenere. Siamo qui oggi per unire le forze e promuovere la ricerca e la prevenzione.”

L’appuntamento, dal titolo “Gli occhi nel cielo, puntati sul futuro”, si è svolto dalle 11.00 alle 12.00 presso la Sala Caduti di Nassiriya (Piazza Madama, 11), con l’introduzione della Senatrice Anna Maria Fallucchi. Il Presidente di Lu.N.A., Vittorio Savoia, ha esposto gli obiettivi dell’associazione, mentre la giornalista Roberta Cannata, inviata del programma Check Up su Rai 1, ha moderato l’incontro.

Lu.N.A. nasce dalla convinzione che competenze, relazioni e capacità decisionali possano generare valore collettivo quando orientate verso obiettivi condivisi e di lungo periodo: un networking inteso come responsabilità, capace di trasformare relazioni qualificate in azioni concrete a sostegno di iniziative scientifiche e divulgative, spesso meno visibili, ma cruciali per pazienti, famiglie e comunità.

L’Associazione opera attraverso un modello filantropico fondato su selezione, responsabilità e continuità, sostenendo partnership con Enti del Terzo Settore, campagne di divulgazione scientifica, progetti di ricerca e prevenzione, con un’attenzione specifica alle malattie rare. Il contributo degli associati non è simbolico: competenze e relazioni vengono messe a disposizione dei progetti selezionati, accompagnandoli nel tempo per favorire percorsi di valore duraturo. Le attività si sviluppano inoltre tramite eventi periodici dedicati a specifiche patologie o gruppi di malattie rare, concepiti come momenti di confronto qualificato tra associati, partner istituzionali e comunità scientifica. Lu.N.A. opera a livello nazionale, con eventi principali a Roma e Milano, e una presenza che include Arezzo e Verona.

Durante l’evento di presentazione, è stato anche annunciato il tributo a Lucio Dalla, intitolato “La Sera dei Miracoli – Tributo a Lucio Dalla”, che si terrà il 4 marzo 2026 alle ore 20:30 al Teatro Ghione di Roma. Questo spettacolo celebrerà la musica e l’eredità di uno dei più grandi cantautori italiani, con un omaggio straordinario al suo percorso artistico e alla sua musica senza tempo. Parte del ricavato sarà devoluto ad AICARM – Associazione Italiana Cardiomiopatie. Antonio Nasca, Produzione e Direzione Artistica, Pianoforte e Voce del tributo, ha aggiunto: “Questo tributo a Lucio Dalla è una vera e propria missione per noi. Con la nostra interpretazione, desideriamo trasmettere la magia della sua musica e, allo stesso tempo, dare visibilità a un tema fondamentale come quello delle malattie rare. Ogni nota, ogni parola, è un impegno a sostenere una causa che ci sta a cuore.”

Salute, ricerca Iqvia rivela miglioramenti in screening oncologici

Salute, ricerca Iqvia rivela miglioramenti in screening oncologici

Roma, 17 feb. (askanews) – Nel 2025 erano stimati circa 390.000 nuovi casi di tumore in Italia, con lo screening del colon-retto raddoppiato e la mammografia in crescita fino al 50%, in aumento, rispetto al 30% del 2020.

Secondo Iqvia, leader globale nella ricerca clinica, nelle analisi commerciali e nell’intelligence sanitaria per il settore life sciences, questi progressi stanno trasformando profondamente il mondo dell’oncologia: aumentano i pazienti lungo-sopravviventi, si moltiplicano le terapie sequenziali e cresce la complessità dei percorsi di cura, rendendo la governance e l’accesso equo all’innovazione temi centrali.

L’analisi di Iqvia Italia1 evidenzia progressi significativi in ambito oncologico, sottolineando il miglioramento degli esiti clinici grazie alla diffusione degli screening e delle terapie mirate. Questi sviluppi stanno contribuendo a rendere il tumore una malattia più gestibile nel lungo periodo, con tassi di sopravvivenza più elevati e minore mortalità. Pubblicata in occasione del World Cancer Day, l’analisi ribadisce l’importanza di modelli di cura integrati che garantiscano continuità e coordinamento tra specialisti.

La partecipazione agli screening è aumentata in modo significativo, con una crescita rilevante nei programmi per colon-retto e mammella, che ha un impatto diretto sulla diagnosi precoce. Tuttavia, i risultati variano tra le regioni, con esiti migliori laddove i programmi di screening sono strutturati e con alta adesione.

I tassi di sopravvivenza a 5 anni sono migliorati e hanno raggiunto o superato la media europea, come nel tumore della mammella (86%) e nel colon-retto (64,2%, rispetto al 59,8% UE). Trattamenti innovativi come gli inibitori CDK4/6 – che agiscono bloccando proteine coinvolte nella divisione cellulare – e l’immunoterapia, stanno ridefinendo i percorsi di cura, trasformando alcuni tumori in condizioni croniche.

Nel tumore del polmone, le terapie target e l’immunoterapia hanno migliorato significativamente la prognosi, mentre le terapie cellulari offrono nuove possibilità per i linfomi non-Hodgkin.

L’evoluzione dei test dei biomarcatori evidenzia la necessità di garantire un accesso equo e una maggiore integrazione tra diagnostica e decisioni cliniche. Nonostante l’aumento dei test, la medicina di precisione richiede soluzioni organizzative che assicurino appropriatezza e qualità.

Nel complesso, l’analisi IQVIA delinea un panorama oncologico in miglioramento, con riduzione della mortalità e aumento della sopravvivenza. La sfida principale resta garantire una governance efficace dell’innovazione, integrando prevenzione, diagnosi precoce, medicina di precisione e organizzazione dei servizi, così da trasformare i progressi clinici in benefici concreti e accessibili per tutti i pazienti.

Alla luce di questi risultati, il futuro dell’oncologia in Italia appare promettente: i progressi negli screening e nei trattamenti aprono la strada a esiti clinici migliori. Per cogliere appieno questi benefici, è fondamentale colmare le disuguaglianze nell’accesso e garantire che le innovazioni in ambito oncologico siano disponibili a tutta la popolazione. In questo modo sarà possibile trasformare gli avanzamenti clinici in miglioramenti tangibili nella vita dei pazienti oncologici

Anteprima live spoletolistica 2026 in programma a maggio

Anteprima live spoletolistica 2026 in programma a maggio

Roma, 17 feb. (askanews) – Seguire la via della resistenza gioiosa: ribellarsi e amare per essere vivi. È questo l’invito che il giornalista Matteo Gracis porterà martedì 17 febbraio, in diretta streaming sul canale YouTube del festival SpoletOlistica, presentando il suo ultimo libro “Il sorriso del guerriero”. L’incontro si inserisce nel percorso di avvicinamento alla seconda edizione del festival, in programma a Spoleto da venerdì 8 a domenica 10 maggio 2026 presso il Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti, con la presenza – da remoto – dello stesso Gracis. Intitolato “Acqua, Frequenze, Musica e Coscienza”, l’evento propone un viaggio immersivo e trasformativo dedicato al dialogo tra scienza e spiritualità. L’obiettivo è promuovere un nuovo paradigma culturale che, attraverso il contributo di scienziati e ricercatori, integri corpo, mente e coscienza, favorendo una rivoluzione scientifica ed etica orientata a un nuovo umanesimo.

Il festival si sviluppa come un ecosistema multidisciplinare che mette in relazione biologia, chimica, fisica quantistica, filosofia, medicina integrata, psicologia, musica e spiritualità. In programma 9 conferenze, 6 workshop esperienziali (Qi Gong con Carla Nardi, 2 incontri di ipnoterapia di gruppo con Michele Guandalini, Danze dei 5Ritmi con Olivia Olla Palmer, T-Building e architettura evolutiva con Caterina Locati, Coscienza prenatale e importanza dell’acqua con Patrick Costamagna), performance artistiche e un talk show finale.

Tra i relatori: Corrado Malanga (chimico), Filippo Biondi (ingegnere), Massimo Citro (medico), Roberto Germano (fisico), Michele Guandalini (psicologo e psicoterapeuta), Carlo Ventura (biologo), Lorenzo Coladonato (direttore d’orchestra), Chiara Legnaro (filosofa), Patrik Costamagna (dottore in scienze psicologiche). Ospiti speciali Roberta Giallo (cantautrice, filosofa e performer) e Franca Maria Impallari De Granet (docente e documentarista, ricercatrice olistica e counselor).

Obesità, come migliorare lo stile di vita e risparmiare 550 mln

Obesità, come migliorare lo stile di vita e risparmiare 550 mln

Roma, 17 feb. (askanews) – In Italia 6 milioni di persone soffrono di obesità, l’11,8 per cento degli adulti. Le malattie cardiovascolari sono tra le principali e più gravi complicanze nelle persone con obesità. Se con interventi sullo stile di vita e trattamenti farmacologici si riducono gli eventi cardiovascolari si possono risparmiare fino a 550 milioni di euro in due anni. È quanto emerge dallo studio condotto dal Ceis della facoltà di Economia dell’Università di Tor Vergata di Roma, presentato all’evento “Obesità e salute cardiovascolare”, realizzato con il contributo non condizionante di Novo Nordisk, che si è svolto a Palazzo Baldassini a Roma, martedì 17 febbraio. Lo studio, coordinato da Paolo Sciattella, ricercatore del Ceis, si basa sui risultati del trial SELECT — primo studio sugli esiti cardiovascolari (CVOT) specificamente dedicato alla riduzione del rischio cardiovascolare nei pazienti con obesità.

In Italia, riferisce una nota, tra il 2015 e il 2019 si stimano 1,4 milioni di pazienti ospedalizzati per Mace (eventi cardiovascolari avversi maggiori) con una spesa annua media di 2 miliardi a carico del Servizio sanitario nazionale. L’incidenza di questi eventi (infarto miocardico non fatale, ictus non fatale, morte per cause cardiovascolari) è maggiore nella popolazione con obesità, che ha un rischio di insorgenza del 67-85 per cento, rispetto alle persone in sovrappeso (21-32%). In Italia è sovrappeso il 34 per cento della popolazione. A un mese dal primo ricovero per Mace le persone con obesità tornano in ospedale con una frequenza 1,4 volte superiore rispetto ai pazienti in sovrappeso. Le malattie cardiovascolari assorbono circa l’85 per cento (6,6 miliardi di euro) dei costi diretti legati all’obesità.

Roberto Pella, Deputato e Presidente Intergruppo Parlamentare Obesità, Diabete e Malattie Croniche non Trasmissibili, ha dichiarato che “l’Italia si è dotata della prima legge al mondo per la prevenzione e la cura dell’obesità, riconoscendola come malattia progressiva e recidivante”. Andrea Lenzi, Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Professore Emerito di Endocrinologia presso l’Università La Sapienza di Roma, ha sottolineato: “Il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica, complessa e multifattoriale rappresenta un traguardo storico che colloca l’Italia all’avanguardia. Ora è fondamentale proseguire nel percorso avviato, dotandosi di strumenti adeguati alla complessità della patologia per garantire ai pazienti la stessa dignità clinica e assistenziale riconosciuta ad altre patologie croniche”. Pasquale Perrone Filardi, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia AOU “Federico II” di Napoli, ha affermato: “Lo studio SELECT è stato il primo studio CVOT dedicato alla riduzione di eventi cardiovascolari maggiori in pazienti con obesità, dimostrando la superiorità rispetto all’attuale standard di terapia in termini di efficacia e sicurezza di semaglutide nella riduzione del rischio di Mace in più di 17.000 pazienti con obesità o in sovrappeso e malattia cardiovascolare accertata, non diabetici”. Paolo Sbraccia, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Medicina Interna – Centro Medico dell’Obesità, Policlinico Universitario “Tor Vergata”, ha concluso: “L’obesità è una malattia cronica, multifattoriale e associata allo sviluppo di moltissime altre malattie croniche non trasmissibili, come tumori, malattie renali e del fegato, diabete, ipertensione e malattie cardiovascolari, principale causa di morte nel nostro Paese. Farmaci in grado di ridurre il rischio cardiovascolare, come semaglutide 2,4 mg, rappresentano strategie terapeutiche essenziali, in quanto non agiscono solo sul peso, ma sono efficaci nel ridurre le ospedalizzazioni, migliorare gli esiti clinici e limitare l’insorgere di eventi fatali in questa popolazione ad alto rischio”.

Parkinson, Chi cura merita cura: solo 9% caregiver è formato

Parkinson, Chi cura merita cura: solo 9% caregiver è formato

Roma, 17 feb. (askanews) – Solo il 9% dei caregiver familiari che assistono persone con malattia di Parkinson ha ricevuto una formazione specifica per affrontare le sfide quotidiane della cura, mentre il 40% ha espresso il desiderio di accedere a corsi e programmi di supporto formativo. Questi dati, emersi da uno studio promosso dalla Fondazione LIMPE per il Parkinson ETS e dalla Confederazione Parkinson Italia, evidenziano l’urgenza di colmare una lacuna fondamentale nel percorso di cura.

Proprio in risposta a questa esigenza, Fondazione LIMPE lancia Chi cura merita cura, un ciclo di nove webinar gratuiti per caregiver che si terranno dal 19 febbraio al 4 giugno 2026, ogni due settimane, dalle 15 alle 16 sulla piattaforma Zoom. Gli incontri saranno condotti da neurologi, psicologi, fisiatri ed esperti del settore, affiancati da moderatori con esperienza diretta nella cura di pazienti con Parkinson. Il ciclo di webinar avrà anche il contributo di persone con Parkinson, che condivideranno la propria esperienza e offriranno un punto di vista unico su come affrontare le difficoltà quotidiane.

L’obiettivo principale è fornire strumenti pratici, aggiornamenti scientifici e risorse utili per supportare i caregiver in ambito clinico, psicologico e relazionale. Ogni incontro affronterà un tema cruciale della vita quotidiana con il Parkinson, dalla gestione dei sintomi motori ed emotivi, alla comunicazione efficace, al benessere psicofisico di chi assiste, passando per nutrizione, attività fisica, situazioni di emergenza e diritti sul lavoro. Il percorso formativo è strutturato per supportare sia i caregiver che si avvicinano per la prima volta alla malattia, sia quelli che vivono fasi più avanzate, fornendo loro gli strumenti necessari per affrontare le varie sfide legate all’assistenza.

La recente approvazione del Disegno di Legge sui caregiver familiari da parte del Consiglio dei Ministri ha rappresentato un passo importante per riconoscere e supportare chi si occupa di assistenza continua, come nel caso della malattia di Parkinson che in Italia colpisce oltre 300.000 persone. Tuttavia, come sottolineato dalla comunità scientifica, il provvedimento necessita di misure più specifiche e complete, come formazione adeguata e supporto psicologico, per rispondere adeguatamente alle esigenze di chi assiste.

“Il nostro ciclo di webinar nasce dall’ascolto dei bisogni di chi ogni giorno si prende cura di una persona con Parkinson”, afferma il professor Michele Tinazzi, presidente della Fondazione LIMPE per il Parkinson. “I dati mostrano con chiarezza quanto il carico assistenziale cresca nel tempo e quanto la mancanza di una formazione specifica pesi sulla qualità della vita dei caregiver. Offrire conoscenze, strumenti pratici e occasioni di confronto significa sostenere concretamente chi assiste, tutelandone il benessere e rafforzandone il ruolo all’interno del percorso di cura. È un investimento necessario, per le persone con Parkinson, per i caregiver e per l’intero sistema di assistenza”.

Pelle del neonato: il 30% più sottile di quella adulta

Pelle del neonato: il 30% più sottile di quella adulta

Roma, 16 feb. (askanews) – Ogni mamma sa che la cura del proprio figlio passa anche da gesti semplici, come accarezzare le sue mani ed il viso. La pelle dei bambini, soprattutto nei primi mesi di vista, è ancora in fase di sviluppo, dunque particolaremente delicata e vulnerabile ad agenti esterni. In questi momenti, è importante che l’affetto si intrecci alla cura consapevole, creando le condizioni per favorine il benessere fisico del piccolo e migliorare la connessione madre-figlio.

La cute neonatale: 30%più sottile di quella adulta Il volto e le mani sono le zone più esposte del neonato e rappresentano aree di estrema sensibilità. La struttura cutanea infantile è infatti circa il 30% più sottile rispetto a quella di un adulto, il che si traduce in una maggiore permeabilità e suscettibilità a irritazioni e all’azione di agenti esterni. “La cute dei neonati non è semplicemente una versione “ridotta” di quella adulta, ma un organo in maturazione – spiega Marco Grassi, ginecologo di Ascoli Piceno -.È progettata per adattarsi progressivamente all’ambiente esterno, ma in questa fase di transizione l’equilibrio cutaneo può essere più vulnerabile rispetto a quello dell’adulto. Questo non rende il neonato debole, ma indica che alcune precauzioni possono realmente fare la differenza nella prevenzione di irritazioni o microlesioni”.

Lo scudo naturale: la Vernix Caseosa Un elemento cardine è la vernix caseosa, la sostanza cerosa che riveste il bambino alla nascita. La vernix svolge una funzione di barriera naturale che protegge la sua pelle, contribuendo alla regolazione dell’idratazione e allo sviluppo della barriera cutanea nei primi momenti dopo la nascita “La vernix possiede proprietà anti-infettive e idratanti, essenziali per mantenere il corretto pH cutaneo – sottolinea il Dott. Marco Grassi – dunque non va eliminata con eccessiva solerzia. Toccare delicatamente il volto del bambino e rispettare questo strato durante le prime interazioni aiuta a proteggere il neonato e a rendere lo scambio fisico non solo sicuro, ma prezioso per l’avvio del rapporto tra madre e figlio”.

Skin -to -skin contact: più di un gesto, una relazione Oltre alla dimensione biologica, l’attenzione alla pelle del neonato è anche un’esperienza di vicinanza e scambio emotivo. Il contatto pelle a pelle, conosciuto come skin-to-skin contact o kangaroo care, favorisce la stabilità fisiologica del bambino e consolida la connessione affettiva tra genitore e figlio. “Questo legame si crea nei primissimi istanti: vicinanza e presenza sono pilastri fondamentali”, continua il Dott. Marco Grassi. “Il tocco diretto soddisfa i bisogni corporei del neonato, ne regola lo stress e favorisce un senso di sicurezza. Parallelamente, aiuta la donna a rilassarsi, riducendo frequenza cardiaca e pressione, a tutto vantaggio dell’allattamento esclusivo”.

Quando l’attenzione diventa prevenzione Poiché la barriera cutanea è ancora permeabile, è fondamentale che chiunque si avvicini al neonato adotti accorgimenti semplici ma decisivi.

Buone pratiche: igiene, detersione e idratazione Lavare accuratamente le mani prima di ogni interazione riduce il rischio di trasmettere microrganismi dannosi. Per la detersione sono preferibili prodotti privi di profumazioni e con pH equilibrato, così da preservare il microambiente cutaneo. Il bagnetto può essere effettuato 2-3 volte a settimana con acqua tiepida, frequenza sufficiente a garantire la pulizia senza alterare lo strato lipidico naturale. L’applicazione di emollienti delicati e ipoallergenici aiuta a sostenere la funzione barriera, specialmente dopo il lavaggio o al cambio del pannolino. Anche l’ambiente gioca un ruolo chiave: abiti in fibre naturali e un’umidità domestica moderata (40-60%) favoriscono il microclima ideale. È infine consigliabile evitare prodotti con alcol o conservanti aggressivi e mantenere le unghie corte per prevenire graffi accidentali.

La cura della pelle del neonato è dunque un atto di consapevolezza: attraverso gesti delicati si protegge un organismo fragile, sostenendo il suo benessere e favorendo fin dai primi istanti di vita un legame emotivo profondo e sicuro.

A Roma presentata la ginnastica dinamica militare italiana 1978

A Roma presentata la ginnastica dinamica militare italiana 1978Roma, 16 apr. (askanews) – Si è tenuta ieri, nella sala Caduti di Nassirya presso il Senato della Repubblica a Roma, organizzata su iniziativa del Senatore e membro 6^ commissione finanza e tesoro Marco Croatti, la conferenza stampa ‘Ginnastica Dinamica Militare Italiana – Riscopriamo la salute attraverso il movimento’. Ad accogliere i presenti il Senatore Croatti, che è intervenuto spiegando che “Il Senato è sempre orgoglioso di persone che portano avanti discipline sportive che promuovono il movimento come questa e di poterle ospitare mentre la spiegano”; a lui ha fatto eco in collegamento la Senatrice Giusy Versace, che ha sottolineato come lo sport sia stato fondamentale nel suo percorso.


Subito dopo, i presenti hanno avuto modo di entrare nel mondo della GDMI – Ginnastica Dinamica Militare Italiana ascoltando le parole di Matteo Sainaghi, che ha dato vita a questa disciplina nel 2013 insieme a Mara Uggeri: “Innanzitutto, vorrei partire spiegando il significato del nome: Ginnastica come attività che tende, mediante una serie ordinata di esercizi, a sviluppare l’apparato muscolare e a dare robustezza e agilità al corpo umano (secondo la definizione Treccani); Dinamica come opposizione di statica, quindi veloce, forte ed efficiente; Militare perché sono presenti caratteristiche di ordine e comando per ottimizzare la classe allenante, togliere le barriere sociali tra i partecipanti e dare disciplina all’esecuzione; Italiana…perché io sono nato in Italia e anche il protocollo è nato qui, con metodologia italiana, lontano dall’esterofilia che ci ha spesso colpiti nel corso del tempo. 1978 invece è l’anno in cui Mennea stabilì il record mondiale sui 200 metri con lo straordinario 19,72 – spiega Sainaghi – Vengo da uno sport come il rugby che mi ha insegnato tanto e dove il gruppo e il senso di appartenenza, la volontà e il sacrificio sono alla base della pratica sportiva e dell’allenamento e dove gli orpelli e i fattori esterni contano poco: è nata da lì l’idea di formare una squadra che si allenasse in maniera intensa e senza scuse, all’aperto, sotto la pioggia o al caldo, senza scuse e senza nessun comfort, senza nemmeno la musica. Sono partito con un centro di prova, a Brescia, con due persone, che sono poi diventate 10, 20, 50, 100; da lì l’apertura del secondo centro, la presentazione al CONI e la selezione e il continuo allenamento degli istruttori, persone caparbie e con attitudini centrate sullo sport. Oggi i centri sono 500 in tutta Italia e siamo diventati la società sportiva più grossa d’Italia e d’Europa come numero di tesserati (60.000)”. L’introduzione di Sainaghi è stata anche l’occasione per parlare di movimento e motivazione “un sistema mentale, questo, in cui prima ci si muove e poi si trova la motivazione, che ci ha dato ragione”, e di fatica, concetto che sembra oggi quasì “retrò” e autodisciplina: “Se uno non ha autodisciplina, deve essere autodisciplinato. Il proprio benessere non può essere una delega, per la mia esperienza tutti quei centri dove sembra ti dicano “non preoccuparti, ci pensiamo noi a te”, dove ogni tua scusa trova conforto nella controparte, sono progetti fallimentari. Il nostro progetto è ben diverso, quindi, si basa sull’autodisciplina delle persone. È la prestazione che è il risultato, la prestazione sportiva. La forma fisica che cambia non è il fattore principale, e, anche se cambia nel profondo, non si trova al primo posto. Una volta che tu sei prestativo a livello fisico, anche quello estetico lo seguirà a ruota”. E del fatto che, anche se si tratta di un’attività sportiva individuale, non è certo individualista: “l’altra cosa che funziona è molto è il fatto che comunque, sudando insieme e lavorando all’unisono, tutte le barriere sociali vanno velocemente a sgretolarsi. Nell’allenamento siamo tutti uguali, non c’è spazio per quello che vuole venire a sfoggiare la maglietta di ultima generazione, indossiamo tutti la stessa maglietta e gli stessi pantaloni o pantaloncini, proprio come una sorta di uniforme. Si fa tutti parte di un collettivo, ci si aiuta, e si crea una vera e propria compagnia. Che si allena a 40° sotto il sole la sera d’estate, solo bottiglietta d’acqua, e con le zanzare. Vedere che non mollano di un centimetro, vuol dire che, dal mio punto di vista, abbiamo creato una magia straordinaria a livello sportivo. Un collettivo, però, non solo circoscritto alla sede dove ci si allena ma molto più ampio. Vi faccio un esempio molto semplice, e sono sicuro che sia già successo: chi si allena con GDMI indossa sempre un bracciale verde e se, per esempio su un treno, dovesse accorgersi che la persona di fronte a lui ne indossa uno uguale, è come se davanti a sé ritrovasse un fratello o una sorella, con cui sa di condividere lo stessa sistema allenante. Una sensazione che forse può sembrare difficile da capire per chi la vede dall’esterno”.


“L’idea dell’ortodinamica – prosegue Sainaghi, rispondendo alle domande della giornalista di San Marino Rtv Sara Bucci – è nata diversi anni fa perché all’università, quando ho fatto la tesi, l’ho fatta sulla rieducazione e sull’ortodinamica, quindi il movimento nell’anziano, non con patologie degenerative. Un allenamento che ha alla sua base i concetti di equilibrio, forza, flessibilità e resistenza, per cui abbiamo fatto uno studio molto attento su degli esercizi specifici, sul modo di camminare, le camminate in cerchio, coordinate, gli scambi di direzione, la capacità visiva della persona “molto adulta” che tende inevitabilmente a diminuire. Anche qui siamo partiti con un solo centro e, oggi, in poco meno di un anno, siamo arrivati a 30 centri in tutta Italia, con iscritti che si trovano benissimo; l’età media è tra i 60 e i 65 anni, ma abbiamo anche persone di 40 anni che, a causa di traumi o incidenti, ha dei grossi problemi deambulatori. Abbiamo dato vita a questo protocollo e l’abbiamo “donato” un po’ a tutti nel settore perché, onestamente, non mi sembrava giusto che una persona anziana pagasse una cifra spropositata per 10 sedute specifiche; è attività civica, attività motoria, per questo l’abbiamo portata un po’ “al popolo”, con grande odio di alcuni miei colleghi”. Adulti, quindi, molto adulti, ma anche bambini: in GDMI trova spazio anche uno speciale protocollo studiato apposta per i più piccoli, “in cui, partendo dal concetto del gioco e con slide che si ispirano ai personaggi dei cartoni animati, trasmettiamo loro anche messaggi importanti come l’importanza della fatica nel raggiungimento di un risultato e riusciamo a invogliarli a partecipare anche se mancano elementi come lo spirito di competizione di una squadra contro l’altra – spiega Giorgio Bucci, Responsabile Centro e Sud Est GDMI e proprio del protocollo bambini – Il progetto è nato una sera, durante il corso istruttori, quindi in un momento di allenamento di soli adulti: più si andava e si va tutt’ora indietro con le fasce di età e più il problema di coordinazione, motivazione, attenzione e propensione allo sport si fa sentire. Quindi, perché una disciplina sportiva possa dirsi completa, deve pensare sia ai più piccoli che ai non più giovani (come fa con l’ortodinamica). È così che nasce il protocollo bambini: l’esigenza di provare a risolvere un problema che, più passa il tempo, più si fa grave. I bambini fino a qualche anno fa erano semplicemente scoordinati, così come i ragazzini; oggi ci troviamo con giovani adulti che non conoscono il proprio corpo e non capiscono come muoverlo, oltre che a doversi confrontare con patologie come l’obesità giovanile, che è aumentata di dieci volte dagli anni ’70, anche a causa di social media, impegni scolastici, minore frequentazione di comunità, attività motoria libera e abitudini alimentari errate. Facendo uno studio con specialisti del settore, abbiamo sviluppato un protocollo, tutto basato sul gioco, che innanzitutto va a lavorare su propriocezione e socializzazione, insegnando al bambino a capire come interagire con gli altri, a conoscere il suo corpo e le sue emozioni. Una ginnastica di eccellenza per bambini, che gli insegnasse anche il movimento che deve fare il proprio corpo e a cimentarsi con le prime sfide, capire come accettare eventuali “sconfitte” e a gestire il senso di vittoria. Lavoriamo su due fasce di età: dai 3 a 6 anni che è un protocollo di specializzazione, per bambini molto piccoli, e dai 5-6 fino agli 11-12 anni, quando poi, con le dovute precauzioni, possono iniziare a essere inseriti nell’allenamento adulto”.


E che feedback ricevete dai genitori dei bimbi che allenate? “Un feedback di altissimo gradimento, tant’è che proprio grazie a loro, e questo, almeno all’inizio, non era il nostro intento, siamo entrati nelle scuole – prosegue Bucci – abbiamo iniziato a ricevere un sacco di convocazioni ufficiali dagli istituti scolastici. Al momento siamo in quattro distretti scolastici nel riminese, perché il protocollo bambini è nato lì, dove viene fatta ginnastica dinamica militare protocollo bambini proprio come materia scolastica. Gli stessi dirigenti scolastici e professori, hanno apprezzato da subito il nostro modo di lavorare con i ragazzi. Essendo partiti da poco, oggi, oltre al riminese, abbiamo una ventina di centri attivi tra Veneto, Lombardia e Centro Italia, ma abbiamo l’intenzione di far crescere la struttura”. Con Alessio Franchina, Coordinatore Nazionale Area Comunicazione e Innovazione Tecnologica CSI, c’è stato invece modo di vedere quali sono i capisaldi della relazione tra GDMI e CSI, che ha certificato e promosso Ginnastica Dinamica Militare Italiana come disciplina sportiva: “Abbiamo avvicinato la GDMI qualche anno fa, e, già nei primi incontri, ci siamo accorti che rispecchiasse in pieno il motto del CSI, educare attraverso lo sport con un’attenzione alla parte più giovanile e alle persone più fragili. Quindi è subito nata una sinergia che stiamo portando avanti e, con il lavoro straordinario che è stato fatto in questi anni, la cosa è cresciuta e si è diffusa, con un impatto molto positivo. Una volta, anche nei piccoli paesi, non solo nelle grandi città, i ragazzi tendevano a scegliere sport come il calcio o lo sci, per esempio, se in montagna. Secondo l’ultimo report della Federazione Italiana Gioco Calcio, negli ultimi 10 anni c’è stato un calo di 11.000 squadre: questo non vuol dire che la gente ha smesso di fare sport, ma che ha cambiato modo di farlo. Quindi penso sia una cosa preziosissima se ci sono queste nuove discipline che emergono e riescono a intercettare anche le persone più giovani e dare lor questa opportunità nel panorama sportivo – prosegue Franchina, parlando della volontà di contrastare l’esigenza di arrivare a buoni risultati in tempo zero – Associazioni e società, proprio come GDMI, ci danno una grossa mano perché, purtroppo, anche nei giovani di oggi c’è un po’ questa ambizione, come per i ragazzi che iniziano a giocare a calcio. C’è la cultura del tutto facile, tutto subito, tutto dovuto, che porta un po’ ad abbassare un po’ l’asticella. Quindi quando è stato sottolineato il significato di militare nel nome della disciplina, effettivamente ci siamo ritrovati assolutamente, perché purtroppo manca un po’ lo spirito di sacrificio che è fondamentale per riuscire a raggiungere i risultati nello sport come nella vita. Come federazioni, il nostro obiettivo chiaramente non è creare campioni; chiaro che può succedere, però l’obiettivo è creare delle persone, cittadini di oggi, ma soprattutto i cittadini di domani. Quindi dobbiamo lavorare su questo ed è fondamentale che ci siano sinergie come questa, che ci aiutano a raggiungere questo obiettivo”.


Con il Dott. Nicola Romeo, neonatologo e pediatra, si è tornati a parlare di bambini, analizzando quale potrebbe essere l’età giusta per iniziare a praticare uno sport: “Negli anni scorsi sono uscite le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sull’attività motoria e lì non viene fatta nessuna specifica sull’età d’inizio, parla anzi di come far fare attività già nel primo anno di vita per almeno 30 minuti, proponendo la posizione prona nei bambini, e tutta una serie di indicazioni per le fasce di età da 1 a 3 anni, da 3 a 6 e così via, già convogliate nel protocollo bambini di GDMI. Approfitto dell’occasione per condividere una riflessione: nel 1998, un quarto di secolo fa e più, l’Organizzazione Mondiale della Sanità diceva che l’obesità sarebbe stata l’epidemia del nuovo secolo. Se voi andate a guardare, malgrado tanto impegno, le tante azioni, attività, rimane ancora un problema serio. Quindi per noi andare a riflettere e impegnarci nel promuovere attività motorie e corretta alimentazione vuol dire realmente fare della sanità pubblica e investire in salute – prosegue il Dott. Romeo – Quando noi ci impegniamo sui bambini bisogna che ci impegniamo anche sul mondo del degli adulti nelle sue diverse categorie, che è quello dei genitori, che quello dei nonni o meno, bisogna che dei messaggi passino in una maniera coerente, perché i bambini sono delle spugne più che le parole guardano i comportamenti. Quindi per noi la questione importante è riuscire nelle diverse fasi di età di trovare opportunità per portare i bambini a muoversi dal divano piuttosto che dalla televisione o dal cellulare, sia per una questione di salute fisica e che di salute sociale e anche salute mentale. Il promuovere un’attività che fa stare i bambini all’aperto, che li fa stare insieme, che li motiva e che li impegna è un ulteriore investimento per cercare di contenere questo che è veramente una nuova epidemia”. Ha chiuso l’incontro il Senatore Croatti, ringraziando i presenti per il loro tempo e GDMI per “il fatto che continuate a cercare di raccontare alle persone che la salute dipende, per la maggior parte, dalle proprie forze. Voi questo lo state facendo, lo state facendo nelle famiglie e avete iniziato a farlo nelle scuole, state quindi contribuendo a dare una buona cultura al nostro paese”.