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Giornata Malattie Rare, il 27 evento finale campagna #UNIAMOleforze

Giornata Malattie Rare, il 27 evento finale campagna #UNIAMOleforzeRoma, 20 feb. (askanews) – Il 27 febbraio la campagna #UNIAMOleforze, dopo aver girato l’Italia con oltre 60 eventi che hanno acceso i riflettori sulle malattie rare e le necessità di chi convive con queste patologie, arriva a Roma per il convegno finale. Appuntamento alle ore 10.00 presso l’Istituto Luigi Sturzo in Via delle Coppelle 35. In continuità con le precedenti edizioni, l’obiettivo della campagna di UNIAMO Federazione Italiana Malattie Rare è sensibilizzare Istituzioni e cittadinanza sul lungo e spesso faticoso “viaggio” che affrontano i pazienti e le loro famiglie dal momento in cui impattano con la malattia.


Dopo diagnosi precoce e presa in carico, UNIAMO ha scelto come tema del 2025 la ricerca, la speranza per tutte le persone con malattia rara: lo sviluppo di una cura, di un trattamento trasformativo, di ausili, di un miglioramento della qualità di vita. “Solo per il 5% delle malattie rare – il commento di Annalisa Scopinaro, Presidente UNIAMO – esiste una cura, circa 450 patologie sulle oltre 8.000 oggi conosciute. Per qualcuna non ci saranno mai trattamenti specifici, ma possiamo migliorare la qualità di vita delle persone. Dobbiamo quindi pensare a tutti i tipi di ricerca, non solo quella finalizzata alla produzione di farmaci: comportamentale, sulla storia naturale, sull’efficacia delle riabilitazioni, sulla robotica per lo sviluppo di ausili etc. sono tutte ugualmente importanti. In questo mese abbiamo approfondito questi concetti dando la nostra prospettiva di comunità; nel convegno finale di Roma ripercorreremo la nostra campagna, metteremo a confronto tutti gli attori in gioco del sistema “rare”, e avanzeremo le nostre richieste al Governo per ottimizzare e incentivare la ricerca sulle malattie rare e rispondere ai bisogni reali dei pazienti”.


Ad aprire i lavori moderati da Michela La Pietra, Dirigente Responsabile di Rai Pubblica Utilità, Media Partner dell’evento: Alessandra Locatelli, Ministro per le Disabilità, Marcello Gemmato, Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute con delega alle Malattie Rare, Alessandra Gallone, Consigliere del Ministro dell’Università e della Ricerca, e Anna Moles, Direttrice dell’Istituto di Biochimica e Biologia Cellulare del CNR. Il convegno procederà con i focus a tema ricerca sulle malattie rare: Barbara D’Alessio, Fondazione Lega Italiana Ricerca Huntington (LIRH), Segretario UNIAMO, Fabrizio Farnetani, Insieme per lo studio e la cura delle malattie mitocondriali, Consigliere UNIAMO, e Marco Sessa, A.I.S.A.C. – Associazione per l’Informazione e lo Studio dell’Acondroplasia, Vicepresidente UNIAMO porteranno il punto di vista, la voce e le istanze della comunità delle persone con malattia rara.


A raccogliere le istanze raccolte da UNIAMO numerosi rappresentanti Istituzionali. Parteciperanno all’evento i membri dell’Intergruppo Malattie Rare e Oncoematologiche: On. Maria Elena Boschi, On. Elisabetta Gardini, On. Simona Loizzo, On. Ilenia Malavasi e Sen. Orfeo Mazzella. Interverranno anche: Sen. Francesco Zaffini, Intergruppo Parlamentare Innovazione Sanitaria e Tutela del paziente; Sen. Ylenia Zambito, Intergruppo Parlamentare Fratture da Fragilità; Sen. Elena Murelli, Intergruppo Parlamentare sulla Malattia Celiaca, Intolleranze Alimentari e AFMS; Sen. Elisa Pirro, 5ª Commissione permanente Senato della Repubblica. In seguito Francesco De Lorenzo, FAVO Federazione Italiana Associazioni di Volontariato In Oncologia e la Presidente UNIAMO Annalisa Scopinaro presenteranno gli ultimi sviluppi dell’agenda comune dei rappresentanti oncologici: e di quelli dei pazienti con malattia rara. Il convegno procederà con una Tavola Rotonda dedicata a “Il Piano Nazionale Malattie Rare: le direttive del CoNaMr”: si confronteranno Enrico Costa, Agenzia Italiana del Farmaco AIFA, Paola Facchin, Tavolo Tecnico Permanente Interregionale per le Malattie Rare, Rosanna Mariniello, Ministero della Salute, Ex Direzione Generale della Programmazione Sanitaria, Riccardo Orioli, Ministero della Salute, Ex Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria, Enrico Piccinini, Farmindustria, Maria Grazia Privitera, Ministero della Salute, Ex Direzione generale della Prevenzione sanitaria, Marco Silano, Centro Nazionale Malattie Rare, Istituto Superiore di Sanità, Marina Urpis, Ministero della Salute, Ex Direzione Generale dei dispositivi medici e del servizio farmaceutico.


La sessione mattutina terminerà con “La prospettiva Europea” presentata da Simona Bellagambi, Vice Presidente Eurordis – Delegato estero UNIAMO, e Donata Meroni, Head of Unit B3, Directorate-General for Health and Food Safety, Commissione Europea Nel pomeriggio i lavori riprenderanno con la tavola rotonda – moderatori e discussant i Barbara D’Alessio e Marco Sessa di UNIAMO – dedicata a Ricerca e Sperimentazioni cliniche: interverranno Armando Magrelli, Agenzia Italiana del Farmaco AIFA, Elena Mancini, CID Ethics Consiglio Nazionale delle Ricerche, Arcangelo Moro, Stabilimento Farmaceutico Militare Firenze, Stefano Benvenuti, Fondazione Telethon, Marta Mosca, Coordinatore europeo ERN ReCONNET, Luca Sangiorgi, Coordinatore europeo ERN BOND, Maurizio Scarpa, Coordinatore europeo ERN METABERN. Si passerà quindi alla sessione “Le progettualità regionali di impiego del finanziamento del PNMR”, moderata da Simona Bellagambi, in cui interverranno i rappresentanti dei pazienti e quelli dei Centri di Coordinamento Regionali per le Malattie Rare. Conclusioni affidate alla Presidente Scopinaro. La campagna #UNIAMOleforze può contare sul patrocinio di Senato della Repubblica, Ministero dell’Università e della Ricerca, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Ministro per le Disabilità, Istituto Superiore di Sanità, Forum Nazionale Terzo Settore, e il contributo incondizionato di Alexion, Chiesi Global Rare Diseases, Ipsen, Lundbeck, Roche, Sanofi Genzyme, UCB pharma. Gli oltre 60 eventi in calendario e tutte le informazioni sulla campagna per la Giornata delle Malattie Rare 2025 sul sito: uniamo.org.

Malattia di Huntington, evento LIRH-Fondazione Prada per maggiore conoscenza

Malattia di Huntington, evento LIRH-Fondazione Prada per maggiore conoscenzaRoma, 20 feb. (askanews) – “La malattia di Huntington è una malattia misteriosa, si presenta in una maniera subdola, non si riesce sempre ad identificare quello che accade all’interno delle famiglie perché le condizioni sono estremamente diverse da persona a persona. Rispetto però a tante altre malattie neurologiche note ha una particolarità: è sempre prevedibile con un test genetico. La ricerca ha fatto dei passi avanti incredibili, quindi oggi riusciamo a conoscere quali sono i cambiamenti che si verificano prima che la malattia insorga e si manifesti con un’espressione clinica e questo ci aiuterà nelle terapie sperimentali ad agire in anticipo. In questo senso la malattia di Huntington è un modello di prevenzione per le malattie neurodegenerative”. Lo ha detto Ferdinando Squitieri, neurologo Direttore Scientifico della Fondazione Lega Italiana Ricerca Huntington (LIRH), Resp. dell’Unità Huntington e Malattie Rare – Nodo Hub Malattie Rare Regione Puglia dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza, intervenendo nel corso dell’evento organizzato da LIRH in collaborazione con la Fondazione Prada. L’appuntamento è parte del ciclo di incontri legati al progetto di Fondazione Prada “Preserving the Brain: A Call to Action”, un appello alla prevenzione delle malattie neurodegenerative.


“Preserving the Brain – ha spiegato Cornelia Mattiacci, Exhibition curator di Fondazione Prada – significa proteggere il cervello dal suo decadimento naturale o patologico, in quanto strumento della nostra identità ed espressione creativa. Quindi parlare di patologie neurodegenerative nel contesto di un’istituzione culturale significa ridefinire il significato stesso di cultura e la responsabilità delle istituzioni in questa prospettiva. L’intento è quello di parlare e far capire cosa si può fare e cosa accade all’interno del cervello e perché è importante agire subito, in modo tale da rendere queste patologie più note a tutti e, forse, ha aggiunto, in questo modo anche in futuro potranno fare meno paura, come diceva il professor Comi”. La sala ha applaudito commossa al ricordo del neurologo Giancarlo Comi, Direttore Scientifico del progetto Human Brains, scomparso prematuramente pochi mesi fa. “Preserving the Brain: A Call to Action” è costituito da un convegno scientifico (tenutosi ad ottobre 2024), una mostra scientifica e un ciclo di incontri – fino ad Aprile 2025. Il processo espositivo ha voluto indagare i temi principali del convegno attraverso dati scientifici e materiali visivi.


“L’incontro in Fondazione Prada – ha affermato Barbara D’Alessio, Presidente di LIRH – è stata un’occasione importante di dialogo tra persone coinvolte da questa malattia rara, persone che la curano e persone che la studiano con l’intenzione comune e condivisa di farla conoscere meglio, per esorcizzare lo stigma e il senso di paura che la accompagnano”. Proprio con l’obiettivo di far conoscere la malattia l’incontro è stato volutamente strutturato dando alle persone con esperienza diretta della patologia e poi agli specialisti la possibilità di intervenire. “La malattia di Huntington – ha detto in conclusione Barbara D’Alessio – non è incurabile. E’ inguaribile, ma non incurabile: se trattata, farmacologicamente e non, in maniera personalizzata, è possibile preservare più a lungo la qualità di vita”. All’evento sono intervenuti inoltre Alberto Salmoiraghi, Medical Director MHLD BCUHB/Visiting Professor Wrexham Glyndwr University, Galles; Sabrina Maffi, Unità Huntington e Malattie Rare IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza; Selene Capodarca, Global Study Director Enroll-HD, European Huntington Disease Network; Lorenzo Cottini, CEO Evidenze Health srl, Responsabile Gruppo di Lavoro sulla Sperimentazione Clinica, AFI- Associazione Farmaceutici dell’Industria. L’incontro è stato moderato da Laura Berti, Giornalista Rai.

Schillaci: 1400 casi cancro età pediatrica l’anno, 800 adolescenti

Schillaci: 1400 casi cancro età pediatrica l’anno, 800 adolescentiMilano, 18 feb. (askanews) – “In Italia ogni anno circa 1.400 bambini in età tra zero e 14 anni ricevono una diagnosi di malattia oncologica e altri 800 nuovi casi si presentano tra gli adolescenti”. Lo ha evidenziato il ministro della salute, Orazio Schillaci, in un messaggio inviato ai partecipanti al convegno “Oncologia pediatrica in Italia, nuovi panorami di cura. Come evolvono le terapie, come evolvono le associazioni dei Genitori” organizzato a Montecitorio, in occasione della Giornata Mondiale contro il cancro pediatrico.


“La giornata mondiale contro il cancro pediatrico ci ricorda quanto sia importante unire le forze per affrontare un tema che tocca il cuore della nostra società. Sebbene oggi il cancro in età pediatrica sia sempre più curabile, c’è ancora strada da fare per vincere questa battaglia” ha aggiunto. “Negli anni i tassi di sopravvivenza sono aumentati grazie alle conquiste della scienza e della medicina, grazie all’eccellenza dei centri di oncologia e alla dedizione di chi ogni giorno opera in questo settore. Tuttavia, non possiamo ignorare le fragilità che ancora esistano, come le disparità nella presa in carico dei bambini e dei ragazzi affetti da patologie oncologiche su cui siamo impegnati attraverso il piano oncologico nazionale e le opportunità del Pnrr per garantire una risposta assistenziale equa e integrata” ha continuato il ministro.


“In questo percorso è fondamentale anche il contributo delle associazioni, dalla promozione della ricerca all’accoglienza fino al sostegno psicologico. L’obiettivo è che su paziente si senta lasciato solo” ha concluso Schillaci.

Tumori, Schillaci: prevenzione fondamentale per aver meno malati

Tumori, Schillaci: prevenzione fondamentale per aver meno malatiMilano, 13 feb. (askanews) – “Bisogna puntare sulla prevenzione per avere meno malati. Con popolazione che invecchia dobbiamo avere meno malati. E questo si può fare solo con la prevenzione”. E’ stato questo il tasto più battuto dal ministro della salute, Orazio Schillaci, nel suo intervento in diretta da Casa Sanremo al talk show sulla prevenzione oncologica.


Un messaggio, ha sottolineato il ministro, che deve partire dalle scuole: “Bisogna far capire fin dalla prima elementare quanto è importante seguir corretti stiie di vita, una sana alimentazione, non fumare, svolgere attività fisica e proteggere la pelle dai raggi solari. Dobbiamo avere italiani che vivono di più, ma soprattutto dobbiamo avere italiani che vivono meglio e meno malati”. Il ministro si è poi soffermato sull’importanza della ricerca biomedica che “ha messo a doisposizioni tanti nuovi farmaci e tante nuove terapie. Oggi il melanoma può essere sconfitto anche in fase avanzata”. Ma è soprattutto sulla prevenzione che bisogna puntare per evitare di sovraccaricare il sistema sanitario: “Chi ha una malattia grave deve avere la possibilità di potersi fare curare. Il Ssn è un orgoglio di questa Nazione, il modello della sanità italiana all’estero viene visto come un modello virtuoso: in Italia la sanità gratuita e così deve rimanere. L’unico modo per far si è che questo avvenga è avere meno malati”.


Non a caso, Schillaci ha scelto il palco di Casa Sanremo: “Nessuno meglio della Rai può aiutatarci per far sì che questo messaggio arrivi forte e chiaro nelle case degli italiani”.

Rivoluzione nel mondo dei farmaci, il bollino va in pensione

Rivoluzione nel mondo dei farmaci, il bollino va in pensioneRoma, 11 feb. (askanews) – Rivoluzione nel mondo dei farmaci: il bollino, quello che da sempre protegge l’autenticità e la tracciabilità dei medicinali usati dagli italiani, va in pensione. Al suo posto entra in vigore un sistema composto da tre elementi in grado di garantire l’assoluta autenticità del prodotto e di rendere visibile tutto il suo percorso all’interno della filiera.


Il nuovo sistema la cui norma è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale sabato scorso – e che prevede due anni di regime transitorio prima della sua definitiva entrata in vigore – è il punto di arrivo di una lunga e controversa trattativa intercorsa per anni tra lo Stato Italiano e l’industria del Farmaco. Grazie al sistema di anticontraffazione e tracciabilità legato al vecchio bollino farmaceutico, prodotto dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (IPZS) e apposto su tutte le confezioni di farmaci, l’Italia è stata sino ad oggi il Paese con il minor numero di farmaci contraffatti al mondo: solo lo 0,1% contro una media globale del 6-7% (dati AIFA). Questo straordinario primato, tuttavia, era minacciato dalla normativa europea in fase di recepimento in Italia dal mese di febbraio 2025.


Nel rendere omogenei per tutta Europa i requisiti minimi per la tracciabilità dei farmaci, con Regolamento UE 2016/161, si impone di abbassare i livelli di sicurezza su prodotti sensibili, quali i farmaci, al fine di introdurre uno standard raggiungibile da tutti gli Stati Membri. Il Regolamento europeo prevede infatti che le confezioni dei farmaci vengano dotate di un identificativo univoco o “datamatrix” (stampato direttamente sulla confezione dai produttori) e un dispositivo antimanomissione (un adesivo o comunque un elemento fisico di altro tipo variabile a seconda del tipo di confezione del farmaco). La duplicazione o falsificazione dei codici identificativi è estremamente facile e il dispositivo antimanomissione, così come previsto dalla normativa europea (es. generico sticker adesivo), che dovrebbe garantire solo che la confezione non sia stata aperta, in realtà non rappresenta un valido deterrente. Pertanto nessuno di questi due elementi, né singolarmente né congiuntamente, scongiura il rischio che il farmaco messo in commercio sia falso o contraffatto. La situazione rischiava dunque di essere compromessa da una pedissequa recezione della normativa europea alla quale l’Italia doveva adeguarsi entro il 9 febbraio scorso. L’adozione dello stesso sistema europeo avrebbe, nel giro di pochi mesi, prevedibilmente portato il numero di farmaci contraffatti in circolazione in Italia ad aumentare di dieci volte. Una situazione che avrebbe rappresentato un pericolo per la salute dei cittadini italiani e avrebbe anche messo a rischio la tenuta dei conti pubblici. Un report della commissione Europea del luglio 2024 spiega infatti in maniera molto eloquente come “dopo quasi cinque anni di utilizzo del sistema europeo da parte dei paesi dell’Unione non è possibile trarre conclusioni nette sull’effettiva capacità del Sistema di Verifica dei Farmaci Europeo di individuare efficacemente tutti i medicinali falsificati lungo l’intera catena di fornitura legale, obiettivo principale per il quale era stato progettato”. In particolare, secondo il Report, ad oggi, il sistema non riesce infatti a tracciare il 26 % dei medicinali in commercio. Considerando che il valore della spesa farmaceutica nel nostro Paese è pari a 34,1€Mld nel 2022, di cui 23,5 €Mld a carico del Servizio Sanitario Nazionale, si può affermare che attuando pedissequamente il sistema europeo, tale costo, circa 7 miliardi di euro, sarebbe dunque sfuggito al controllo puntuale dell’Erario.


Il sistema ufficialmente adottato dal 9 febbraio in Italia prevede invece di integrare il sistema voluto dall’Europa (datamatrix e antitampering) con un dispositivo che proprio perché è progettato, realizzato e prodotto dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato consente di rafforzare il sistema di controllo dei medicinali previsto dal regolamento europeo, garantire la sicurezza dei medesimi e assicurare le necessarie misure di contrasto alle frodi ai danni dell’Erario. Per tutti i farmaci non soggetti a prescrizione continuerà ad essere applicato il bollino farmaceutico che consente di assicurare l’autenticità dei farmaci, anticontraffazione, la rimborsabilità, la tracciabilità oltre che il monitoraggio della spesa sanitaria associata. Si spiega così la grande soddisfazione delle principali Istituzioni coinvolte come il Ministero della Salute, Ministero dell’Economia e delle Finanze, di AIFA, dell’Istituto Poligrafico dello Stato e dell’intero settore farmaceutico: tutti soggetti che hanno lavorato insieme per armonizzare le buone pratiche della tracciabilità e dell’anticontraffazione italiane a quelle europee con il diritto dei cittadini italiani a un accesso sicuro ai farmaci. “Il sistema di tracciatura dei farmaci in Italia è da sempre uno dei più avanzati e sicuri a livello internazionale, ma il contesto europeo ha richiesto un adeguamento alle norme comunitarie. Oggi, grazie a un grande lavoro di squadra – di cui ringrazio tutti – questo adeguamento è una realtà. La collaborazione e la volontà di trovare soluzioni comuni ci hanno permesso di raggiungere l’obiettivo, garantendo sia il rispetto delle scadenze normative sia la tutela della salute dei cittadini italiani e allo stesso tempo preservando la continuità operativa della produzione”. Così ha dichiarato in una nota il Sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, commenta la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto legislativo che dà attuazione al Regolamento UE 2016/161 in materia di nuove caratteristiche di sicurezza per le confezioni e gli imballaggi dei medicinali a uso umano. “La tracciatura dei farmaci è stato uno dei primi dossier su cui sono voluto intervenire fin dai primi giorni di mandato, consapevole che in passato non fosse stato affrontato con la necessaria tempestività. Ho riunito intorno allo stesso tavolo le direzioni tecniche del Ministero della Salute, le istituzioni competenti e i rappresentanti della filiera produttiva e distributiva dei medicinali in Italia, con l’obiettivo di individuare una soluzione condivisa e rispettare le tempistiche imposte dall’Unione Europea, trovando – conclude Gemmato – senso di responsabilità e consapevolezza dell’impegno del Governo”.


“C’è soddisfazione. Il lavoro svolto dal Ministro Schillaci e dal Sottosegretario Gemmato ha il pregio, da un lato, di andare incontro alle esigenze della filiera farmaceutica e, dall’altro, di proteggere i cittadini, mantenendo l’Italia ai vertici della classifica mondiale per contrasto alla contraffazione”. Commenta Francesco Soro, Amministratore delegato dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. “Un successo ancor più significativo se si considera che il risultato è stato il punto di arrivo di un lungo e impegnativo confronto tra tutte le parti interessate, dal Mef al ministero della Salute, da Farmaindustria ed Egualia al Poligrafico dello Stato” conclude l’AD di IPZS.

Operation Smile promuove leadership femminile in ambito sanitario

Operation Smile promuove leadership femminile in ambito sanitarioRoma, 10 feb. (askanews) – Dal 1982, Operation Smile ha curato più di 415mila persone e ambisce, entro il 2032, a raggiungere 1 milione di pazienti nei Paesi a basso e medio reddito. Per raggiungere questo ambizioso obiettivo e per creare un impatto duraturo nel tempo a sostegno dei sistemi sanitari mondiali, è indispensabile coinvolgere ed includere le donne, aumentando la formazione medica, accademica, la ricerca e le opportunità lavorative e di leadership.


Nel mondo le donne rappresentano il 70% del personale medico sanitario, ma ricoprono soltanto il 25% dei ruoli di leadership: uno squilibrio che ha un impatto negativo sui sistemi sanitari. In occasione della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza (11 febbraio), la Fondazione Operation Smile Italia ETS – impegnata nel fornire cure e assistenza sanitaria alle persone con malformazioni del volto nei Paesi a basso e medio reddito – intende ribadire il ruolo strategico delle donne in campo medico, un ruolo che l’Organizzazione promuove attraverso il programma Women in Medicine (WIM), che ha come scopo quello di formare le professioniste dei Paesi a basso e medio reddito in specialità mediche avanzate e di rafforzare la loro leadership. Il programma “Women in Medicine” è stato lanciato per la prima volta nel 2020 a Oujda, nel nord-est del Marocco ed ha visto in quell’occasione la partecipazione di 95 professioniste del settore medico-sanitario e volontarie di Operation Smile provenienti da 23 Paesi, ognuna con competenze specialistiche diverse. L’iniziativa è stata poi replicata con successo anche in Perù, Malawi, Filippine, Egitto e continuerà nel 2025 con 4 iniziative di formazione chirurgica. Sempre nell’ambito del programma WIM, Operation Smile ha partecipato ad attività come la Women Deliver Conference in Ruanda e i lavori della Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne.


L’impegno di Operation Smile è apprezzato anche da Gaya Spolverato, la più giovane primaria di un reparto di chirurgia in Italia, nonché Co-fondatrice di Women in Surgery Italia: “È responsabilità di ciascuno di noi promuovere un ambiente equo in cui l’accesso alle cure e alla formazione sia diffuso e inclusivo. Ispirare le bambine e le ragazze a scegliere materie di studio scientifiche, supportarle nella loro formazione e sostenerle nel mondo del lavoro è un dovere per chi di noi ha avuto la fortuna e la possibilità di scegliere liberamente la propria strada e di vedere realizzati i propri sogni. Ciò che Operation Smile sta promuovendo con il programma Women in Medicine risponde alla necessità di ispirazione, formazione e ricerca alla base di un sistema equo ed inclusivo”. Nel mondo 5 miliardi di persone non hanno accesso alle cure chirurgiche e si stima servirebbero circa altri 2,2 milioni di chirurghi, anestesisti e ostetrici per soddisfare la domanda globale.


“Per colmare questo gap, il ruolo delle donne è cruciale – sottolinea Marcella Bianco, Direttore Generale della Fondazione Operation Smile Italia ETS – e in Operation Smile siamo consapevoli che l’health equity è strettamente legata alla gender equity. E per riuscire ad ottenere piena ed equa partecipazione delle donne in ambito sanitario è necessario rimuovere gli ostacoli socioculturali che frenano il loro accesso in medicina. Il limitato numero di modelli e leader femminili, nonché di opportunità lavorative, di mentorship e le pressioni sociali rappresentano un ostacolo alla partecipazione e all’avanzamento di carriera. Il nostro obiettivo è incoraggiarle e supportarle concretamente nel superare queste barriere”. La Fondazione Operation Smile Italia ETS non solo raccoglie fondi a sostegno di queste iniziative, ma mette anche a disposizione il Centro di Cura di Milano, unico hub di formazione di Operation Smile in Europa. Proprio a gennaio il Centro ha ospitato un team multidisciplinare al femminile di 3 specialiste provenienti dall’Honduras.

Giornata mutilazioni genitali, Conferenza IISMAS al Ministero della Salute

Giornata mutilazioni genitali, Conferenza IISMAS al Ministero della SaluteRoma, 6 feb. (askanews) – Un milione in più di bambine oggi sono vittime delle MGF a causa delle scarse risorse destinate a contrastare questa pratica. È stato questo uno dei temi al centro della Conferenza Internazionale che si è svolta oggi a Roma – presso l’Auditorium del Ministero della Salute – organizzata dell’Istituto Internazionale Scienze Medico Antropologiche e Sociali (IISMAS) di Roma, in occasione della Giornata mondiale contro le Mutilazioni Genitali Femminili.


L’incontro, che ha visto la partecipazione di numerosi rappresentanti istituzionali, come il Vice presidente dell’Ordine dei Medici di Roma, Stefano De Lillo, il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini, Angelo Aliquò, Federico Rocca, consigliere del Comune di Roma, e Svetlana Celli, Presidente dell’Assemblea Capitolina, Marietta Tidei, consigliera Regione Lazio, Bertrand Tchana, presidente dell’associazione Medici Africani in Italia, esperti e studiosi italiani e stranieri, è stata l’occasione per discutere su quanto è stato fatto finora per salvaguardare la dignità, l’integrità psico-fisica e la salute riproduttiva delle donne vittime di infibulazione, indicando le azioni concrete di politica sanitaria necessarie per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda ONU 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, tra i quali c’è proprio l’abolizione delle MGF. ‘Se ad oggi il numero delle MGF è in continuo aumento, probabilmente dobbiamo chiederci se non ci siano stati errori nelle modalità di contrasto che abbiamo sino a oggi adottato e ripensare globalmente le strategie migliori per eradicare questa umiliante e dannosa pratica. Un mondo in cui le donne non sono libere, non è un mondo libero e giusto’, ha affermato il professor Aldo Morrone, Direttore Scientifico dell’Istituto Internazionale Scienze Medico Antropologiche e Sociali (IISMAS) di Roma e promotore dell’evento.


‘Se le tendenze attuali dovessero continuare – ha continuato Morrone – il numero di ragazze e donne sottoposte a MGF aumenterebbe in modo significativo nel corso dei prossimi 10 anni. Quello che serve nella lotta alle mutilazioni genitali femminili sono finanziamenti, sensibilizzazione, consapevolezza dell’esistenza della pratica e la necessità soprattutto di operare con le comunità per trovare anche soluzioni pratiche. Rafforzare i sistemi socio-sanitari di tutela della salute delle donne, anche con il coinvolgimento delle persone che eseguono le MGF, facendo abbandonare loro questa attività, per certi versi, il loro lavoro e riorientando la loro professionalità a favore della dignità e della salute delle donne e bambine, nelle campagne di vaccinazione e di tutela della gravidanza e parto, anche per ridurre la mortalità materno-infantile’. ‘Tanto è stato realizzato per salvaguardare la dignità e l’integrità fisica e psicologica delle donne, ma è ancor più quello che dovremo impegnarci a fare – ha proseguito Morrone -. Infatti se ad oggi il numero delle MGF è in continuo aumento, probabilmente dobbiamo chiederci se non ci siano stati errori nelle modalità di contrasto che abbiamo sino ad oggi adottato e ripensare globalmente le strategie migliori per eradicare questa vergognosa pratica. Un mondo in cui le donne non sono libere – ha concluso- non è un mondo libero e giusto’.


I numeri del fenomeno. Si ritiene che oltre 250 milioni di ragazze e donne ancora viventi oggi, siano state sottoposte a una forma di Mutilazione Genitale Femminile (MGF); ma i tassi di MGF sono in netto aumento, come riflesso della crescita della popolazione globale. Nel 2025, si calcola che circa 3,6 milioni di ragazze potrebbe essere sottoposte a questa pratica, se non si interviene subito per contrastarle. Si prevede che questo numero di ragazze mutilate ogni anno possa salire fino a 4,4 milioni nel 2030. Questa pratica è ancora attiva in oltre 30 Paesi tra Africa, Medio ed Estremo Oriente, ma il fenomeno interessa anche donne immigrate che vivono in Europa occidentale, Nord America, Australia e Nuova Zelanda. Oltre la metà delle ragazze che ha subìto una forma di MGF non aveva compiuto ancora cinque anni di vita, mentre sarebbero almeno 44 milioni le bambine e adolescenti ad averle subite prima dei 14 anni. In questa fascia di età, la prevalenza maggiore è stata riscontrata in Gambia, con il 56%, in Mauritania con il 54% e in Indonesia, dove circa la metà delle bambine fino a undici anni avrebbe subito una delle diverse forme di mutilazione.


Anziché diminuire con il tempo, queste pratiche sembrano diventare ancora più diffuse, anche a causa del fenomeno migratorio, con il risultato di essere oggi presenti anche in paesi dove prima erano sconosciute come nel caso degli Stati Uniti, dove il numero degli interventi è addirittura triplicato negli ultimi anni. In Italia, una studio condotto dall’IISMAS in collaborazione con l’Istituto San Gallicano (IRCCS) di Roma ha stimato il numero delle donne che ha subito una delle forme di MGF nei Paesi di origine e che vivono in Italia, intorno a 88 mila di cui oltre 7 mila minorenni. Una ricerca condotta dall’IISMAS in collaborazione con la Professoressa Alessandra Sannella dell’Università di Cassino ha rilevato la scarsa ed erronea conoscenza del fenomeno delle MGF tra il personale medico e paramedico che opera in numerosi centri sanitari in Italia, questo dato è di particolare preoccupazione se si vuole contrastare il fenomeno anche nel nostro Paese. È necessario quindi organizzare corsi di aggiornamento e seminari come quello organizzato oggi presso l’Auditorium Piccinno del Ministero della Salute. L’impegno dell’IISMAS. L’Istituto Internazionale Scienze Medico Antropologiche e Sociali (IISMAS) di Roma da oltre 20 anni è presente nei principali Paesi Africani, in particolare nel Corno d’Africa, nell’Africa Sub-Sahariana e nel Medio Oriente con iniziative volte all’accoglienza, all’ascolto delle donne e delle bambine, con la realizzazione di campagne di sensibilizzazione volte a dissuadere le donne a far praticare le MGF alle bambine. Inoltre ha attivato numerose iniziative per facilitare l’accesso alla scuole per le bambine e realizzato numerosi centri per la tutela della salute materno-infantile sia in aree urbane, ma soprattutto in regioni rurali remote in particolare nel Tigray, devastato da una guerra fratricida e crudele dal 2020 al 2023. Gi operatori e le operatrici dell’IISMAS attraverso un servizio, multidisciplinare e transculturale, hanno accolto e visitato oltre 4 mila donne sottoposte alle diverse forme di MGF, inserendole in percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali per le necessarie cure immediate e per la prevenzione delle patologie infettive, infiammatorie e neoplastiche più frequenti. L’Istituto ha sempre attivamente lavorato per porre fine alla pratica delle MGF anche attraverso la formazione di personale socio-sanitario ed educativo in vari Paesi a forte tradizione escissoria, in particolare in Africa e in Medio Oriente dove l’impegno costante e strutturale ha portato, in molti casi, all’approvazione di leggi che proibiscono la pratica delle MGF. I costi delle MGF. LE MGF non sono solo una violazione dei diritti umani e un problema sanitario, ma anche un notevole onere economico, infatti comportano anche un onere economico di 1,4 miliardi di dollari all’anno, che salirà a 2,1 miliardi di dollari all’anno entro il 2047. Attualmente questo costo rappresenta dal 9% al 30% dell’attuale spesa sanitaria pro capite nei 27 Paesi africani con la più alta incidenza di MGF. L’abbandono completo determinerebbe un risparmio di oltre 1 miliardo di dollari che potrebbe essere investito nella prevenzione delle infezioni materno-infantili e nello screening precoce dei tumori femminili come il carcinoma mammario e cervico-vaginale che colpiscono molto più frequentemente le donne infibulate. La Commissione europea stimava a febbraio 2023 che solo in 13 paesi europei almeno 180.000 bambine continuino a essere a rischio di mutilazione, mentre 600.000 donne convivono con le conseguenze delle MGF in Europa. Il ruolo del Covid-19 e dei conflitti bellici in Africa e Medio Oriente. Se questi numeri non accennano a diminuire la colpa è stata anche della pandemia di Covid-19 che ha bloccato i programmi mondiali messi in atto per combattere questa terribile violenza e ha tagliato i fondi pubblici destinati al suo contrasto. Il rischio di compromettere i progressi finora raggiunti è elevato, poiché le misure adottate per contrastare la diffusione del Covid hanno costretto all’isolamento molte ragazze vulnerabili, privandole di qualsiasi tipo di protezione. Allo stesso tempo, il lockdown ha aumentato i casi di MGF praticati a domicilio, nell’impossibilità di accesso alla scuola e nella realizzazione di campagne di sensibilizzazione. Il nesso tra guerre, famiglie sfollate e rischio della pratica delle MGF è molto forte nelle aree devastate dalla guerra come in Sudan e in Tigray. Sebbene in Etiopia sia legalmente vietata la pratica delle MGF, donne e ragazze continuano ad affrontare rischi elevati di violenza, sfruttamento e abusi, tra cui le MGF soprattutto durante la guerra. Il conflitto in bellico ha portato al crollo dei servizi socio-sanitari e scolastici. Durante gli sfollamenti con il caos conseguente le pratiche tradizionali persistono, perpetuando il ciclo delle MGF, negando alle donne e alle ragazze la possibilità di agire sui loro corpi e sul loro futuro. Purtroppo il rapporto tra guerra, sfollamento e MGF sottolinea l’urgente necessità di un approccio globale che affronti le cause profonde della pratica e fornisca un supporto completo alle popolazioni colpite. Occorre coinvolgere comunità, leader religiosi e stakeholder chiave nelle ‘nuove strutture socio-sanitarie’ realizzate dopo i conflitti, e le condizioni di sfollamento per favorire un dialogo necessario, transculturale e multidisciplinare per dissipare miti e promuovere riti di passaggio alternativi che celebrano la femminilità senza ricorrere a pratiche dannose come le MGF. Nonostante le donne e ragazze sfollate abbiano diverse priorità come esigenze umanitarie, di sostentamento e altre più urgenti come cibo, acqua potabile e medicine, è essenziale essere accanto a loro e supportarle con capacità di azione per consentire loro di affermare i propri diritti e resistere alle pressioni di sottoporsi a MGF. Alcuni Target dell’obiettivo 5 dell’Agenda ONU 2030: 5.1 Porre fine a ogni forma di discriminazione nei confronti di tutte le donne, bambine e ragazze in ogni parte del mondo. 5.2 Eliminare ogni forma di violenza contro tutte le donne, bambine e ragazze nella sfera pubblica e privata, incluso il traffico a fini di prostituzione, lo sfruttamento sessuale e altri tipi di sfruttamento. 5.3 Eliminare tutte le pratiche nocive, come il matrimonio delle bambine, forzato e combinato, e le mutilazioni dei genitali femminili. 5.5 Garantire alle donne la piena ed effettiva partecipazione e pari opportunità di leadership a tutti i livelli del processo decisionale nella vita politica, economica e pubblica.

Come riconoscere la qualità dell’acqua che consumiamo

Come riconoscere la qualità dell’acqua che consumiamoRoma, 29 gen. (askanews) – Anche se potabile, quindi conforme agli standard sanitari, l’acqua può contenere sostanze che ne compromettono la purezza. Ecco gli indicatori da considerare e i test da effettuare a casa A prima vista, l’acqua che arriva nelle nostre case sembra tutta uguale. Tuttavia, può contenere sostanze che ne influenzano la qualità. Sebbene l’acqua potabile rispetti i più rigorosi standard di sicurezza stabiliti dalle autorità sanitarie, può nascondere elementi invisibili a occhio nudo che spesso sfuggono alla nostra percezione. Queste sostanze, pur non rappresentando un pericolo immediato, possono incidere sul nostro benessere.


“È difficile, senza gli strumenti adeguati, capire se l’acqua che scorre nei tubi di casa, che utilizziamo per bere, cucinare e per gli elettrodomestici, sia effettivamente pura – afferma Lorenzo Malara, CEO di Virtus Italia, azienda specializzata nel trattamento delle acque – ma ci sono comunque alcuni aspetti da tenere in considerazione che ci aiutano a valutare la qualità dell’acqua che utilizziamo ogni giorno”. Ma come possiamo capire se l’acqua che consumiamo nasconde impurità? Esistono alcuni segnali visivi e sensoriali ai quali prestare attenzione: colore, odore e gusto. In primo luogo, l’acqua deve essere limpida. Qualsiasi torbidità o scolorimento potrebbe essere indicativo della presenza di contaminanti. Per esempio, sostanze di trasporto, come terra o ruggine, possono alterare la qualità dell’acqua. Un segnale comune di contaminazione si verifica quando, dopo un periodo di assenza da casa, l’acqua che scorre dal rubinetto appare marrone, gialla o di altri colori.


Anche l’odore e il sapore sono indicatori importanti. L’acqua non dovrebbe mai avere un odore o un gusto troppo pronunciato. Talvolta, però, si potrebbe percepire un sentore di cloro. “L’acquedotto, per garantire che l’acqua sia priva di batteri e virus, è obbligato ad aggiungere cloro – spiega Lorenzo Malara – questo è il motivo per cui si potrebbe avvertire un odore simile alla candeggina quando apriamo il rubinetto, soprattutto con l’acqua calda. Sebbene questo trattamento sia positivo, il cloro è una sostanza chimica che può avere effetti sulla nostra pelle, come la sensazione di secchezza dopo la doccia, e sulla salute in generale, dato che la stessa acqua del rubinetto la usiamo per bere e cucinare. Inoltre, sapori saponosi, amari o metallici potrebbero essere segnali di contaminazione”. Un ulteriore aspetto sottovalutato riguarda il percorso dell’acqua. Le misurazioni della qualità vengono effettuate alla fonte, non quando l’acqua arriva al rubinetto di casa. Durante il tragitto, infatti, può venire contaminata da tubazioni vecchie, infiltrazioni o materiali di scarsa qualità, che alterano la sua composizione e possono comprometterne la salubrità. Per verificare la qualità dell’acqua di casa, è possibile eseguire alcuni test fai da te, senza ricorrere a strumenti professionali. Un metodo interessante consiste nell’osservare i cubetti di ghiaccio. Se si preparano dei cubetti di ghiaccio con acqua del rubinetto, si può osservare se sono limpidi e trasparenti, o se appaiono opachi, biancastri o completamente bianchi. Durante il congelamento, le impurità tendono a concentrarsi al centro del cubetto, facendolo apparire biancastro. Se l’acqua è pura, i cubetti saranno trasparenti; se è più pesante, con sostanze disciolte in eccesso, il ghiaccio sarà bianco. Se i cubetti sono completamente bianchi, l’acqua potrebbe essere particolarmente “pesante”. “È possibile utilizzare anche l’acqua minerale per confrontare la differenza e vedere se è di buona o scarsa qualità”, suggerisce Lorenzo Malara.


Un altro metodo per testare la qualità dell’acqua consiste nel bollirla. Molti credono che l’acqua bollita sia sempre sicura da usare, ma non è del tutto vero, inoltre proprio attraverso questo processo è possibile valutare la sua qualità. Basta riempire una pentola con acqua del rubinetto, portarla a ebollizione e lasciarla sul fuoco per 20-30 minuti. Successivamente, prendere un bicchiere di vetro e un cucchiaio, versare l’acqua nel bicchiere, ricordandosi di mettere prima il cucchiaio per evitare che il vetro si rompa. Dopo 2-3 minuti, agitare il bicchiere e osservare come appare l’acqua: limpida, opaca o torbida? “Molto probabilmente non sarà perfettamente limpida, poiché l’acqua del rubinetto spesso contiene minerali, calcare e altre sostanze che, durante la bollitura, si concentrano – continua Lorenzo Malara – è per questo che dovremmo usare acqua leggera e pura, soprattutto per cucinare e preparare bevande calde”. Inoltre, se nella pentola si è formata una patina bianca, è un ulteriore indicatore della presenza di impurità nell’acqua. Questi segnali suggeriscono che, pur essendo potabile, l’acqua che consumiamo potrebbe non essere completamente priva di contaminanti. Per migliorarne la qualità, sarebbe consigliabile depurarla. Questo permette di filtrare le sostanze più pesanti, come metalli e calcare, mantenendo intatte le molecole più leggere e salutari, come l’ossigeno e l’idrogeno. Un processo che può contribuire a ottenere un’acqua più pura e sana, favorendo la nostra salute e preservando gli elettrodomestici. “Attraverso tecnologie avanzate, è infatti possibile rimuovere contaminanti e ottenere acqua di maggiore qualità. Le moderne tecniche di purificazione, come l’osmosi inversa, che utilizzano la separazione molecolare e permettono di abbattere gli inquinanti fino al 95%, sono utili per garantire che l’acqua che consumiamo sia priva di agenti patogeni e impurità, riducendo in modo significativo anche l’utilizzo di plastica”, conclude Lorenzo Malara.

Malattie rare, il 30 gennaio al Ministero della Salute focus su ricerca

Malattie rare, il 30 gennaio al Ministero della Salute focus su ricercaRoma, 27 gen. (askanews) – Giovedì 30 gennaio, presso l’Auditorium “Cosimo Piccinno” del Ministero della Salute, prenderà il via la campagna di sensibilizzazione #UNIAMOleforze: oltre 50 iniziative ed eventi lungo tutto il mese di febbraio per accendere i riflettori sulle malattie rare e sulle necessità e bisogni di chi convive con queste patologie, più di 2 milioni di persone soltanto in Italia, che culminerà il 28 febbraio nella Giornata delle Malattie Rare.


In continuità con le precedenti edizioni, la Federazione Italiana Malattie Rare approfondirà il tema del “viaggio”, metafora del lungo e spesso faticoso percorso che affrontano i pazienti e le loro famiglie dal momento in cui impattano con la malattia. In particolare il focus di quest’anno sarà sulla ricerca, la speranza per tutte le persone con malattia rara: lo sviluppo di una cura, di un trattamento trasformativo, di ausili, di un miglioramento della qualità di vita. L’evento inaugurale, moderato da Sergio Iavicoli Direttore Generale della Comunicazione, Ministero della Salute, ruoterà proprio intorno alla ricerca. Ad aprire i lavori Marcello Gemmato, Sottosegretario di Stato alla Salute con delega alle malattie rare, Simona Durante, Esperto per la Disabilità e i DSA, Ministero dell’Università e della Ricerca, Rocco Bellantone, Presidente Istituto Superiore di Sanità, Annalisa Scopinaro, Presidente UNIAMO.


A seguire un focus dedicato alle esperienze pratiche nella ricerca sulle malattie rare: interverranno Miriam Teoli, Dirigente medico, Istituto Dermatologico S. Maria e S. Gallicano IRCCS – IFO, Giuseppe Zampino, Direttore UOC Pediatria e coordinatore delle Unità di Malattie Rare della Fondazione Policlinico Universitario “A. Gemelli” IRCCS, Fabio Amanti, Patient Advocacy Parent Project APS, e Carola Pulvirenti, Patient Adovacy, Associazione Nazionale Pemfigo/Pemfigoide Italy (ANPPI). Seguiranno gli interventi di Americo Cicchetti, Direttore Generale della Programmazione sanitaria, Ministero della Salute, Achille Iachino, Direttore Generale dei Dispositivi Medici, Ministero della Salute, Giselda Scalera – Direttore dell’Ufficio 5 – Internazionalizzazione e promozione delle infrastrutture della ricerca, Ministero della Salute Paola Facchin, Coordinatore Interregionale Malattie Rare, Marco Silano, Direttore Centro Nazionale Malattie Rare, Armando Magrelli, Dirigente Ufficio Ricerca Agenzia Italiana del Farmaco, Luca Sangiorgi, Coordinatore ERN-BOND, Elena Mancini, CID Ethics CNR, e Simona Bellagambi, Vice Presidente Eurordis.


Altro approfondimento sarà sul ruolo di Fondazioni e aziende farmaceutiche nella Ricerca: previsti gli interventi di Stefano Benvenuti. Responsabile Relazioni Istituzionali, Fondazione Telethon, Marcello Cattani, Presidente Farmindustria, e Fabrizio Greco, Presidente Assobiotec. Durante l’evento sarà lanciato anche il video ufficiale della campagna, che è stato realizzato da UNIAMO in collaborazione con Poti Pictures, la prima casa di produzione sociale al mondo, divisione cinematografica della Cooperativa ‘Il Cenacolo’, co-prodotto con Revok.

Sanità, neuroradiologia Irccs Medea decorata con acquario dipinto

Sanità, neuroradiologia Irccs Medea decorata con acquario dipintoMilano, 27 gen. (askanews) – Fondali marini con delfini, tartarughe, coralli, pareti colorate che rendono la neuroradiologia pediatrica un ambiente a misura di bambino. Si intitola “Un Tuffo nel Blu” l’opera creata da Silvio Irilli – artista fondatore di Ospedali Dipinti – inaugurata il 27 gennaio all’Istituto Scientifico Eugenio Medea – La Nostra Famiglia di Bosisio Parini (Lc). Grazie alle donazioni di Smurfit Westrock Foundation, Associazione Eva Maria e di ILGA – Italian Ladies Golf Association, le pareti degli ambienti dedicati alla risonanza magnetica si sono trasformate in un mondo da favola, dove i raggi di luce che filtrano nel mare trasmettono emozione, positività, calma, forza e senso di stupore.


I piccoli pazienti e le loro famiglie potranno così affrontare l’esame di risonanza magnetica come se fosse un viaggio verso un mondo incantato a bordo di un sottomarino. Si tratta di un importante tassello di quel percorso di umanizzazione delle cure che passa anche attraverso la bellezza degli spazi, in linea con la missione dell’Associazione: essere dalla parte del bambino, sempre e in tutto. “La sensazione è quella di tante vetrate che affacciano sui fondali marini – commenta l’artista – : un aspetto che ho voluto valorizzare riguarda la sala di ambulatorio, dove i bambini vengono preparati prima della risonanza. Quando saranno sdraiati sul lettino, durante la preparazione per l’esame o al risveglio dalla anestesia, potranno ammirare sul soffitto e sulle pareti circostanti delfini e tartarughe, nuovi amici che li accompagneranno e incoraggeranno in un viaggio coinvolgente e immersivo”.


I nuovi ambienti aiuteranno i bambini a vincere le paure e a sognare, anche durante l’esame. La risonanza magnetica è infatti uno strumento fondamentale per la valutazione del sistema nervoso centrale, cioè del cervello e del midollo spinale, ma sottoporsi ad un esame di risonanza è un’esperienza che può essere fonte di stress e preoccupazione, a causa della necessità di stare fermi per un periodo talvolta lungo in uno spazio ridotto. A maggior ragione se i pazienti sono bambini o bambine con malattie neurologiche. “Ogni anno quasi 600 i bambini afferiscono al nostro servizio” ricorda la dottoressa Nivedita Agarwal, Responsabile dell’Unità Operativa di Neuroradiologia del Medea. “Sono bambini con malattie complesse, come le paralisi cerebrali infantili, i danni da grave prematurità, le malattie rare genetiche, i traumi cranici, i tumori cerebrali, le dislessie, il ritardo psicomotorio e l’autismo. Ebbene, per tutti loro volevamo rendere meno problematico o addirittura piacevole l’esame e per questo ci siamo rivolti ad Ospedali Dipinti. L’opera dell’artista Silvio Irilli e la generosità dei donatori regaleranno stupore e meraviglia: per i bambini non c’è dono più bello”.


Per migliorare l’esperienza sensoriale, in sala anestesia ci saranno anche i suoni dei fondali marini e al termine dell’esame tutte le bambine e i bambini riceveranno il certificato di coraggio e merito, con il logo di Capitan Delfino, il personaggio creato da Irilli. “Avere assistito alla risonanza magnetica di un bambino e vederlo uscire dalla sala con il sorriso e con la mamma che gli faceva le foto con i delfini è stato un momento molto toccante. Credo che sia il più bel ringraziamento a coloro che hanno creduto in questo progetto di umanizzazione del reparto”, commenta Silvio Irilli.


Oltre alla firma dell’artista, c’è anche quella di tutti coloro che, contribuendo, si sono sentiti parte di un progetto di accoglienza al paziente e di supporto ai medici. Tra questi, l’Associazione Eva Maria, Smurfit Westrock Foundation e ILGA – Italian Ladies Golf Association. “Supportare le comunità nelle quali operiamo è un valore importante per la nostra azienda, il cui obiettivo aziendale è Creare, Proteggere e Custodire” spiega Gianluca Castellini, CEO di Smurfit Westrock Italia. “Lo facciamo attraverso la nostra Fondazione, dal 2011, finanziando progetti sostenibili che abbiano un impatto positivo su salute e nutrizione, educazione e cure di base. In particolare, abbiamo a cuore tutto ciò che possa andare a vantaggio di giovani e bambini, perché le nuove generazioni rappresentano il nostro futuro”. “Siamo davvero felici e onorati di aver portato il contributo della nostra Associazione ad un progetto così importante di creatività, bellezza e cura” commenta Andrea Bogani, Presidente dell’Associazione Eva Maria ODV. “Certi della ripercussione positiva che queste fantasie marine avranno sul benessere di pazienti e operatori, ci impegneremo ancora di più nel sostenere La Nostra Famiglia, nella memoria della nostra adorata Eva, che qui ricevette amorevoli cure”. “ILGA è una Associazione golfistica femminile che ha scelto di aiutare chi opera nel sociale, soprattutto per la tutela dell’infanzia e delle donne”, spiega la Presidente ILGA Alessandra Valtulina. “Quest’anno è stato un onore stare al fianco dell’Associazione Eva Maria, che da sempre sostiene La Nostra Famiglia in ricordo di una bimba che non c’è più e che ha passato metà dei suoi 7 anni con una grave malattia oncologica. Siamo felici di aver potuto contribuire alla realizzazione del nuovo ambiente che ospita la risonanza magnetica: a tutti i bambini che faranno ‘Un tuffo nel blu’ va il nostro pensiero e l’augurio di un futuro colorato… magari con ILGA su un campo da Golf”.