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Covid-19: scoperta nuova chiave con cui virus entra in cellule umane

Covid-19: scoperta nuova chiave con cui virus entra in cellule umaneRoma, 10 nov. (askanews) – Scoperta una nuova strada attraverso cui il virus SARS-CoV-2 entra nei monociti, globuli bianchi che contribuiscono alla risposta immunitaria innata: ricercatori dell’Università di Padova e di Human Technopole hanno osservato che il SARS-CoV-2 si lega a un recettore presente sulla membrana della cellula, chiamato RAGE (Receptor for Advanced Glycation End Products) e lo usa come chiave per entrare all’interno. I ricercatori hanno anche osservato che i pazienti in cui l’attivazione del pathway RAGE è più elevata hanno sintomi e conseguenze più gravi. Lo studio è stato pubblicato sulla nota rivista scientifica «Cell Reports Medicine». La scoperta è il risultato della stretta collaborazione tra il gruppo coordinato dalla Professoressa Antonella Viola, presso il Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Padova e i ricercatori del gruppo di Human Technopole coordinato dal Prof. Giuseppe Testa, con il supporto dell’Istituto Europeo di Oncologia e dell’Università degli Studi di Milano. Lo studio si è basato sui dati di pazienti ricoverati per COVID-19 durante la prima fase della pandemia presso l’Unità Operativa Complessa Malattie Infettive e malattie Tropicali di Padova, diretta dalla Dottoressa Anna Maria Cattelan. Il gruppo di ricerca padovano ha isolato e caratterizzato le cellule immunitarie del sangue dei pazienti COVID-19 in tre momenti diversi del decorso dell’infezione, ovvero al ricovero, alle dimissioni e dopo un mese. L’analisi è poi proseguita a Milano con l’utilizzo di tecnologie che hanno permesso di analizzare la totalità di quanto accade all’interno di una singola cellula, cioè l’espressione di tutti i 20.000 geni codificati dal suo DNA. La mole di dati osservata per ciascun paziente è paragonabile alla quantità di informazioni presente in un’immagine da 140 megapixel, risoluzione alla frontiera delle possibilità delle fotocamere comunemente disponibili sul mercato. Queste “fotografie” sono state scattate in più momenti del percorso ospedaliero dei pazienti, amplificando così esponenzialmente la mole di dati, ma soprattutto le informazioni per ogni singolo paziente sulla risposta del sistema immunitario al SARS-CoV-2. Dall’analisi è emerso che il recettore RAGE induce specifiche alterazioni nella regolazione dei geni, potenziando l’effetto infiammatorio del virus e contribuendo all’aggravarsi della malattia. L’identificazione di questa nuova modalità di interazione tra il virus e le cellule umane è di importanza cruciale per lo sviluppo di strategie terapeutiche mirate, in particolare per proteggere i soggetti a rischio di gravi complicanze, come gli anziani o i soggetti fragili. Questa scoperta potrebbe gettare le basi per un approccio più mirato e efficace nel contrastare la diffusione del virus in questi gruppi vulnerabili. Ad esempio paragonando le caratteristiche risposte molecolari rilevate nel corso dello studio con quelle raccolte in alcuni database globali, gli scienziati hanno inoltre scoperto che il farmaco Baricitinib, già approvato dall’AIFA nel 2021 per il trattamento di COVID-19, potrebbe potenzialmente invertire gli effetti dannosi identificati.

Spiega Antonella Viola, docente di patologia generale al dipartimento di Scienze biomediche dell’Università di Padova e corresponding author dello studio: «Quando la pandemia è iniziata ci siamo subito messi in contatto con la prof.ssa Annamaria Cattelan per mettere le nostre competenze a servizio della comunità. Insieme abbiamo studiato le caratteristiche immunologiche dei pazienti ricoverati a Padova e questo è l’ultimo di una serie di risultati che abbiamo ottenuto e pubblicato. La collaborazione con il gruppo di Giuseppe Testa e con gli altri colleghi di HT per questo specifico studio è stata strategica per riuscire a identificare un nuovo recettore del SARS-CoV-2. La nostra ricerca, frutto di una collaborazione tra scienziati di ambiti diversi e operanti in Italia e all’estero, mostra quanto ancora poco conosciamo questo virus e quanto sia importante continuare a definire i meccanismi patogenetici del COVID-19». Dichiara Giuseppe Testa, professore di Biologia Molecolare all’Università degli Studi di Milano, direttore del programma di ricerca in Neurogenomica di Human Technopole in convenzione con l’Università Statale di Milano, Group Leader all’Istituto Europeo di Oncologia e corresponding author dello studio: “L’idea di iniziare a studiare il COVID-19 come parte della nostra missione di responsabilità sociale in qualità di scienziati risale al marzo del 2020, all’inizio della pandemia, quando lanciai il progetto COVIDIAMO sotto l’egida dell’iniziativa europea LifeTime-for-COVID19, di cui sono stato coordinatore, che applicava al COVID-19 il paradigma della medicina ad alta definizione mirato a intercettare i meccanismi di malattia al loro primo manifestarsi e poi nel loro decorso grazie a uno zoom ad alta risoluzione su come ciascuna singola cellula modifica il suo funzionamento. Questo studio è il risultato del nostro lavoro portato avanti a Human Technopole e all’Istituto Europeo di Oncologia, in collaborazione con il gruppo di Antonella Viola dell’Università di Padova, che ha permesso di identificare un nuovo meccanismo che in futuro potrà aiutarci a capire perché in alcune persone il COVID-19 ha un decorso peggiore rispetto ad altre. Il ruolo importante di RAGE era già noto alla comunità scientifica in quanto legato a una serie di condizioni fisiopatologiche come obesità e diabete, ma questa è la prima volta che viene identificato come recettore di un virus. Questa scoperta dimostra il potere dell’alta risoluzione spinta a livello della singola cellula e pone le basi per un’analisi più approfondita sul ruolo di RAGE nelle infezioni e potrebbe avere in futuro un impiego traslazionale nella lotta ad alcune malattie, anche se al momento non esiste ancora un trial clinico”.

Volo salvavita AM per una neonata in imminente pericolo di vita

Volo salvavita AM per una neonata in imminente pericolo di vitaRoma, 10 nov. (askanews) – Una neonata in imminente pericolo di vita è stata trasportata, nella serata di giovedì 9 novembre 2023, da Lecce a Roma, con un volo speciale dell’Aeronautica Militare.

Partito dalla base di Pisa, un aereo da trasporto tattico C-130J della 46ª Brigata Aerea ha imbarcato a Lecce un’ambulanza, con a bordo la bimba di pochi giorni di vita, trasportandola velocemente a Roma. L’aereo è atterrato poco prima delle 21 di giovedì, all’aeroporto di Roma-Ciampino. Messo a disposizione dall’Aeronautica Militare su richiesta della Prefettura di Lecce al COA (Comando Operazioni Aerospaziali), il C-130J ha permesso di imbarcare direttamente l’ambulanza per trasporto ECMO (ExtraCorporeal Membrane Oxygenation), con a bordo la piccola paziente e l’equipe medica, e di accorciarne notevolmente i tempi di viaggio dall’Ospedale “Vito Fazzi” di Lecce all’Ospedale pediatrico “Bambino Gesù” di Roma.

Il velivolo è decollato dall’aeroporto di Pisa dopo che l’equipaggio militare ha effettuato tutte le procedure necessarie, e si è diretto verso l’aeroporto di Lecce dove ha imbarcato il mezzo per il trasporto sanitario d’urgenza. Dopo l’atterraggio presso l’aeroporto di Ciampino, l’ambulanza ha continuato il suo viaggio verso l’Ospedale pediatrico “Bambino Gesù” di Roma. Il C-130J ha invece fatto rientro a Pisa, tornando subito disponibile per possibili nuove attivazioni. La 46ª Brigata Aerea di Pisa è uno dei Reparti dell’Aeronautica Militare che svolge il servizio di prontezza operativa per questo genere di missioni, insieme al 31° Stormo di Ciampino, al 14° Stormo di Pratica di Mare e agli elicotteri del 15° Stormo di Cervia.

I Reparti di volo sono infatti a disposizione della collettività 24 ore al giorno, 365 giorni l’anno, con mezzi ed equipaggi in grado di operare, anche in condizioni meteorologiche complesse, per assicurare il trasporto urgente non solo di persone in imminente pericolo di vita, ma anche di organi, equipe mediche o ambulanze.

Agenas: trend in miglioramento nell’erogazione delle prestazioni Ssn

Agenas: trend in miglioramento nell’erogazione delle prestazioni SsnRoma, 10 nov. (askanews) – Nella maggior parte delle Regioni si riscontra un trend in miglioramento nell’erogazione di visite e prestazioni diagnostiche rispetto al primo semestre 2022; viceversa il confronto con il primo semestre 2019 individua da parte di tutte le Regioni – tranne che per la Toscana nell’ambito delle visite di controllo – delle criticità nel ristabilire i volumi di prestazioni antecedenti la pandemia. E’ quanto evidenzia una sperimentazione condotta da AGENAS con la Fondazione The Bridge, di raccolta dati, da parte delle Regioni/PA, sulle prenotazioni di prestazioni di specialistica ambulatoriale in modalità ex ante. L’obiettivo generale del progetto pilota è quello far luce sulle liste di attesa rendendo disponibili dati omogenei e standardizzati a livello regionale. Per le visite è stato valutato sempre il 1° accesso. Per le prestazioni strumentali sono stati considerati sia il 1° accesso sia l’accesso successivo. I dati, presentati oggi, sono stati raccolti nella settimana indice del 22-26 maggio 2023 e si riferiscono alle prestazioni monitorate dal PNGLA 2019-2021 (14 visite e 55 prestazioni di diagnostica strumentale). In totale sono state raccolte informazioni su 125.000 prenotazioni di visite specialistiche e 146.000 prenotazioni di esami di diagnostica strumentale.

A livello globale la prima visita cardiologica è garantita in classe B (entro dieci giorni) nell’84% dei casi e in classe D (entro 30 gg per le visite e 60 gg per gli esami diagnostici) nell’80% dei casi. I valori mediani delle giornate di attesa in classe B che si osservano tra le Regioni passano da 13 giorni in Friuli V.G. ai 5 giorni dell’Emilia-Romagna. Per la prima visita ortopedica la garanzia, in classe B, è pari al 74% dei casi e in classe D al 78% dei casi. In Regione Toscana, in classe D, il valore mediano di attesa è pari a 18 mentre in Regione Piemonte tale valore raggiunge i 36 giorni. Passando ai tempi di attesa delle prestazioni di diagnostica strumentale, osserviamo che la TAC è garantita in classe B nel 78% dei casi e in classe D nel 89% dei casi. I valori mediani delle giornate di attesa in classe D che si osservano tra le Regioni passano da 4 giorni in PA di Trento ai 21 giorni delle Marche. Per un’Ecografia dell’Addome la garanzia, in classe B, è pari al 78% dei casi e in classe D al 84% dei casi. In Regione Abruzzo, in classe B, il valore mediano di attesa è pari a 4 giorni mentre in Regione Lazio tale valore raggiunge i 31 giorni. Tuttavia, sottolineano i ricercatori, è da rilevare che il dato relativo ai giorni che intercorrano tra la data di prescrizione della ricetta e la data di contatto al Centro prenotazioni è molto variabile. Ad esempio, si registra che solo il 18% delle prescrizioni in classe U (da erogare entro 3 gg) e il 40% delle prescrizioni in classe B (da erogare entro 10 gg) riportano una data di contatto nella stessa giornata o il giorno dopo la prescrizione. Nell’80% delle prescrizioni in classe U e nel 57% in classe B, la data di contatto è superiore a quella della prescrizione, mediamente, di 10 giorni. Tale modalità organizzativa e/o comportamentale può distorcere i risultati che tengono in considerazione la differenza dei giorni che intercorrono tra la data di contatto e la data di prima disponibilità offerta dal sistema. Infine, altro elemento di distorsione rispetto alla corretta programmazione dell’offerta, è rappresentato dalla scelta dell’utente. Nel 51% dei casi, l’utente sceglie una data peggiorativa rispetto a quella che gli viene offerta dal sistema, perché chiede di poter avere la prenotazione presso una struttura diversa da quella proposta in prima disponibilità (73% dei casi) o perché sceglie una data successiva a quella proposta (20% dei casi).

Covid: contagi in calo (-2,4%) e ricoveri stabili

Covid: contagi in calo (-2,4%) e ricoveri stabiliMilano, 10 nov. (askanews) – Sono 26.789 i nuovi casi positivi al Covid accertati nelal settimana compresa tra il 2 e l’8 novembre, in caso del 2,4% rispetto alla settimana precedente (27.442. In aumento, invece, i morti: 163 contro i 148 della settimana precedente, con un incremento del 10,1%. Secondo quanto emerge dal monitoraggio settimanale del Ministero della Salute, il tasso di positività calcolato sulla base dei 197.818 tamponi effettuati (-4,1% rispetto alla settimana precedente) sale 13,5%, in lieve aumento rispetto al 13,3% registrato nella settimana precedente-

Il tasso di occupazione in area medica è pari al 5,9% (per un totale di 3.656 ricoverati) con un minimo incremento rispetto a 5,8% (3.620 ricoverati) registrato il 1 novembre. Stabile, invece, il tasso di occupazione in terapia intensiva all 1,2% con 102 ricoverati, la stessa cifra registrata il 1 novembre. “Si consolida ormai il dato di un decremento sempre più evidente dell’andamento epidemiologico e del conseguente scarso impatto sulle strutture ospedaliere – commenta il Direttore Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute, Francesco Vaia -. Così come già annunciato dal Ministero, la nostra attenzione è sempre più rivolta alla difesa dei fragili, motivo per il quale ieri è stata emanata una nuova circolare per le Regioni e le province autonome tesa a rafforzare da un lato la campagna di comunicazione e dall’altro il potenziamento organizzativo che deve avere come obiettivo la possibilità di vaccinare nell’ambito delle strutture ospedaliere, ambulatoriali, sanitarie e sociosanitarie. Uno sforzo aggiuntivo che chiediamo alle Regioni, che ringraziamo per la loro attiva collaborazione, per proteggere i più deboli”.

Net-Health, sondaggio: 60% parlamentari per centralizzare Sanità

Net-Health, sondaggio: 60% parlamentari per centralizzare SanitàMilano, 9 nov. (askanews) – Per eliminare la disuguaglianza nell’accesso alle cure tra le diverse regioni italiane, per consiglieri (69%) e cittadini (65%) la scelta migliore sarebbe effettuare maggiori controlli e imporre più trasparenza nell’operato delle Regioni, mentre la maggior parte dei parlamentari intervistati, il 60%, indica la soluzione nella centralizzazione a livello statale delle competenze sanitarie. Sono questi alcuni degli esiti di un sondaggio condotto da Youtrend/Quorum per il progetto Net-Health, Sanità in rete 2030.

Net-Health è il policy enabler ideato nel 2021 da LS Cube, lo studio legale i cui soci vantano oltre 25 anni di esperienza nel settore delle Life Sciences, finalizzato a creare una piattaforma di discussione e condivisione di idee, temi e punti di vista provenienti da tutti i soggetti del mondo sanitario. “Partendo dal dare voce ai diversi stakeholders del sistema salute – commenta Rosanna Sovani, Partner di LS CUBE – e collaborando con esperti della materia, l’obiettivo del progetto è fornire un contributo concreto nel disegno delle politiche sanitarie del futuro, elaborando delle proposte tecnico-giuridiche, volte a contribuire alla messa a terra di soluzioni di policy per un sistema sanitario sostenibile e universalistico”. Secondo il sondaggio il 70% degli intervistati dichiara di non avere particolari problemi nel contattare il medico di base, mentre il 69% dice di essere molto preoccupato di non potersi permettere l’assistenza sanitaria in caso di necessità. Una preoccupazione condivisa dai membri del Parlamento intervistati: l’85% di loro pensa che il rispetto del diritto alla salute dei cittadini non sia garantito a tutti, mentre su posizioni diverse sono i consiglieri regionali che, con il 77%, ritiene il contrario. Inoltre, prevenzione e potenziamento della medicina territoriale sono i due ambiti prioritari di intervento per cittadini (32% medicina territoriale e 30% prevenzione) e decisori (per i parlamentari il 69% per la medicina territoriale e per i consiglieri regionali il 50% per la prevenzione).

Il progetto, i cui lavori sono ospitati dall’Intergruppo parlamentare “Innovazione e sostenibilità” copresieduto dai Senatori Francesco Zaffini e Daniele Manca, si avvale di partner scientifici, quali l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, Altems Advisory, spinoff dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e l’Osservatorio sul Welfare della LUISS Business school, realizzato con il contributo non condizionante di Exact Sciences, Gilead Sciences, Roche e Sanofi. “Questi dati ci fanno riflettere sulla necessità di migliorare l’organizzazione stessa del Sistema Sanitario – anche attraverso una attenta programmazione “evidence-based” – affinché si possano ottimizzare le risorse a disposizione e garantire una presa in carico dei pazienti omogenea a livello territoriale, che salvaguardi l’equità di accesso ai servizi socio-sanitari, un pilastro del nostro SSN”, afferma il professor Dario Sacchini di Altems Advisory, coordinatore scientifico del tavolo di lavoro sui LEA organizzativi. “La nostra sfida – aggiunge – sarà quella di contribuire all’individuazione di un percorso che consenta un’organizzazione efficace e multidisciplinare, nonché una gestione integrata del paziente, da intendersi quale LEA”.

Per il finanziamento del Sistema sanitario nazionale, i tre segmenti intervistati concordano sul fatto che il SSN non soffra di una carenza di fondi, ma che quelli disponibili non siano gestiti al meglio (per i parlamentari 54%, per i consiglieri regionali il 61%, per i cittadini il 59%). Ad esempio, in relazione ai fondi del PNRR, secondo i decisori le difficoltà principali nell’utilizzo sono: per il 57% dei consiglieri regionali la burocrazia, mentre per i parlamentari la burocrazia scende al secondo posto (40%) e al primo posto la mancanza di supporto tecnico territoriale (41%). Una ulteriore preoccupazione è quella di dover ricorrere sempre più spesso alla sanità privata, a causa del taglio dei servizi sanitari pubblici. Un timore condiviso da tutte e tre le parti in maniera piuttosto omogenea: il 75% dei cittadini, l’88% dei parlamentari e il 100% dei consiglieri regionali, infatti, crede che vi sia un incremento nel ricorso alla sanità privata per riuscire a ottenere cure di qualità in tempi ragionevoli. “La sanità del futuro – aggiunge Mauro Marè, Professore Ordinario di Scienza delle Finanze presso la Luiss Business School e coordinatore scientifico del tavolo di lavoro – sarà compatibile con l’universalità delle cure solo a patto di un radicale recupero di efficienza in un contesto di immutata efficacia. Pertanto, il tavolo di lavoro si concentrerà sulla ridefinizione delle modalità di finanziamento del SSN nella logica del partenariato pubblico-privato per garantirne la sostenibilità, l’equità e l’universalità”. In merito alla digitalizzazione del SSN, i dati evidenziano una divergenza tra la percezione dei decisori (parlamentari 95% e consiglieri regionali 94%) per i quali la digitalizzazione tenderà a garantire a tutti il diritto alla salute e quella dei cittadini, per i quali solo il 45% ha questa stessa visione ottimistica, mentre per il 43% è più probabile che aumenti le disuguaglianze. Inoltre, la maggior parte dei cittadini (59%) è contraria alla condivisione dei propri dati sanitari a fini commerciali o altruistici (35% abbastanza contrario e 24% molto contrario). Elementi interessanti che evidenziano la necessità di intervenire per creare una cultura della condivisione dei dati, in un contesto regolamentato che stimoli un approccio più favorevole.

Commenta Fidelia Cascini, professoressa di Igiene e Sanità Pubblica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, nonché coordinatrice scientifica del tavolo di lavoro sul Regolamento sulla Governance dei Dati: “Interessanti spunti di riflessione sulle sfide che il nostro Paese si troverà ad affrontare in vista di una sempre maggiore e inevitabile digitalizzazione delle informazioni, dei dati relativi ai pazienti e delle prestazioni sanitarie. Ci impegneremo per elaborare linee di indirizzo, volte a identificare quegli aspetti della normativa italiana che necessitano di adeguamento e ad accompagnare l’elaborazione di atti per un’ottimale implementazione del DGA in ambito sanitario, a tutela dei cittadini e a sostegno dell’innovazione”.

Benessere, “Remise en forme” autunnale a Monticello Spa e Fit

Benessere, “Remise en forme” autunnale a Monticello Spa e FitRoma, 8 nov. (askanews) – A novembre, con l’arrivo del freddo, saune e bagni di vapore aumentano il loro benefico effetto; il relax si combina con i nuovi trattamenti stagionali per una rigenerazione completa.

Monticello Spa&Fit, centro wellness in Lombardia alle porte di Milano, propone diverse esperienze. Come “Banja Experience”, nuova cerimonia di benessere, un’esperienza profonda e rilassante da vivere nell’accogliente Alpen Sauna. O l’Aplen Massage, nuovo massaggio rilassante con candela all’arnica studiato appositamente per la stagione autunnale. L’11 novembre arriva una sorpresa anche per tutti i romantici: in occasione della giornata dei single, festeggiata in Cina e Giappone, il centro si veste delle emozioni e delle tradizioni orientali con la “Akai Ito” Night, per celebrare l’amore di chi l’ha già trovato, di chi lo deve ancora trovare o semplicemente per sé stessi.

Sanità, Camerano (Cdp): farmaceutica settore per noi strategico

Sanità, Camerano (Cdp): farmaceutica settore per noi strategicoRoma, 7 nov. (askanews) – “Per noi essere qui oggi è importante perché il settore della salute e della farmaceutica è un settore strategico per il paese, non solo per il valore economico ma anche per l’impatto che ha sulla salute e la sicurezza del sistema nazionale. Lo abbiamo visto durante il Covid, quanto dipendere da economia e sistemi produttivi altrove fosse un fattore di debolezza”. Lo ha detto Simona Camerano, Responsabile Scenari Economici e Strategie Settoriali di Cassa Depositi e Prestiti, intervenuta al Convegno “Attrarre Salute – Obiettivo investimenti per la resilienza dell’industria farmaceutica in Italia e nell’Ue”, promosso a Roma da iCom, Istituto per la competitività.

“Per Cdp – ha sottolineato – questo settore è particolarmente importante, è una delle dieci filiere strategiche che abbiamo identificato nell’ambito delle priorità di intervento ed è un settore che sosteniamo a 360 gradi, nella parte a monte di attività di ricerca e sviluppo che ha bisogno di capitali coraggiosi e di interazione tra vari attori nell’ecosistema delle imprese, dalla ricerca alle imprese”. “Ci siamo a monte – ha aggiunto Camerano – ma anche nel segmento produttivo sostenendo investimenti delle aziende attive in questo settore, non solo grandi gruppi, ma anche piccole e medie imprese molto importanti nell’ambito della filiera che è fatta di tanti attori e quindi il fabbisogno di investimenti e di supporto nello sviluppo delle iniziative ha questi attori che hanno dimensioni e caratteristiche degli indicatori economici molto diversi. A noi il compito di guardare ad attori che hanno performance e indicatori di bilancio molto diversi per dare un contributo a tutto tondo”.

“Infine – ha concluso Camerano – si parla molto di regionalizzazione degli scambi: in questa ottica l’Italia ha un ruolo molto importante e dobbiamo guardare al supporto delle iniziative imprenditoriali. In tal senso possiamo riportare una parte di attività delocalizzate e investiamo per attrarre chi vuole operare nel nostro Paese facendo leva su un posizionamento geografico strategico, nel contesto di una riorganizzazione delle catene globali del valore in un’ottica più regionale”.

Salute, I-Com: per Italia criticità su import 24 prodotti farmaceutici

Salute, I-Com: per Italia criticità su import 24 prodotti farmaceuticiRoma, 7 nov. (askanews) – L’Ue è sempre più dipendente da paesi terzi per la produzione di principi attivi farmaceutici, materie prime chimiche e medicinali, con circa l’80% delle molecole che arriva da India e Cina. Su un totale di 155 prodotti farmaceutici importati dalla UE, 14 presentano un livello di dipendenza dagli scambi extra UE elevato e critico. Per l’Italia la dipendenza sale invece a 24 prodotti ed è correlata alla mancanza di incentivi agli investimenti in ricerca e sviluppo e produttivi che negli anni ha caratterizzato il comparto. È quanto emerge dal Rapporto annuale dell’Osservatorio In-Salute dal titolo “Attrarre Salute. Obiettivo investimenti per la resilienza dell’industria farmaceutica in Italia e nell’UE” realizzato dall’Istituto per la Competitività (I-Com), il think tank guidato dall’economista Stefano da Empoli con base a Roma e Bruxelles.

Lo studio è stato presentato oggi a Roma nel corso di un convegno pubblico realizzato con il contribuito non condizionante di Bristol Myers Squibb, GSK, Merck, Novavax, Roche, Sanofi, Servier e al quale hanno preso parte numerosi relatori tra accademici, esperti e rappresentanti delle istituzioni, della politica e del mondo delle imprese. In particolare, dall’analisi condotta da I-Com calcolando l’indice di Herfindahl-Hirschman (HHI) per la concentrazione delle importazioni unito alle informazioni sulla quota extra – UE di queste ultime viene rilevato che i prodotti farmaceutici le cui importazioni presentano delle criticità sono in totale 24, un numero maggiore dei 14 rilevati dall’ECIPE a livello di Unione Europea. Di questi 22 sono principi attivi e i restanti 2 sono prodotti semi-lavorati. La dipendenza delle importazioni italiane non caratterizza l’intero settore farmaceutico ma tocca il 15,48% dei prodotti presi in considerazione (rispetto al 6,1% a livello europeo) e circa il 13% del valore delle importazioni tricolori del comparto (intra ed extra UE). È stato possibile inoltre individuare i paesi europei di riferimento per la domanda italiana nel mercato dei prodotti e ingredienti farmaceutici: la Germania rappresenta per 10 prodotti su 14 un chiaro hub per le importazioni della Penisola, la Francia per 3 su 14. “Diventa prioritario per l’Italia definire una strategia di medio-lungo periodo, che miri a fornire servizi di alta qualità agli utenti e a posizionare la ricerca e la filiera industriale sugli standard internazionali più avanzati”, commenta il direttore area Salute I-Com Thomas Osborn. “Il miglioramento dell’assetto regolatorio e di governance è cruciale per facilitare l’innovazione nelle cure, potenziare la ricerca, attrarre gli investimenti esteri e sostenere i processi di crescita delle imprese nel nostro Paese”.

Il rapporto sottolinea anche come l’età media in Italia continui a salire (46,4 nel 2022) mentre l’aspettativa di vita si riavvicini ai livelli pre Covid (82,65 nel 2022). Ciò è dovuto ad un tasso di natalità ai minimi storici (6,7). Questa tendenza demografica fa sì che al 1° gennaio 2023 a fronte di 58,851 milioni di residenti in Italia, il 24,1 % siano over 65 (14.183.091) e ben il 7,8% over 80 (4.590.378). L’invecchiamento della popolazione comporta un aumento della diffusione di patologie croniche. Queste interessano il 39,9% della popolazione italiana, cioè 24 milioni di italiani dei quali 12,5 con multi-cronicità. Le proiezioni indicano inoltre che, nel 2028, i malati cronici saliranno a 25 milioni, mentre i multi-cronici saranno 14 milioni. Dopo i 75 anni le persone affette da una patologia sono l’86%, mentre il 66% sono quelli con due o più patologie. La spesa sanitaria complessiva dell’Italia si trova poco al di sopra della media europea, con un dato simile a quello della Spagna. Ciò nonostante, il livello di spesa in relazione al PIL, che nel 2022 si è attestata al 9%, è ancora ben al di sotto di Francia, Belgio, Paesi Bassi, Portogallo e Germania. L’Italia ha tuttavia una spesa sanitaria (sia pubblica che privata) corrente pro-capite notevolmente inferiore a quella degli altri Paesi europei, eccezion fatta per la Spagna (che presenta una spesa molto simile). Nello specifico, quella della Germania arriva a sfiorare i 6.000 euro per abitante, quella della Francia ammonta a 4.632 euro. Italia e Spagna si fermano intorno ai 2.900 euro.

Per quanto riguarda il personale sanitario pubblico, il numero di medici che lavora negli ospedali pubblici e quello dei medici di base è in calo. Inoltre, più della metà dei medici ha più di 55 anni, il che solleva serie preoccupazioni sulla futura carenza di personale. A impoverire ulteriormente il personale del SSN hanno contribuito anche le dimissioni. Nel 2022 oltre 3.000 medici si sono licenziati dal SSN, ovvero il 3% del personale ospedaliero. Il dato è aumentato del 45% dal 2020. Anche i medici di medicina generale (MMG) sono sempre di meno e sempre più anziani: la quota su 10.000 abitanti è calata del 9,9% dal 2015; per ogni medico con meno di 20 anni di carriera ce ne sono 6,4 che hanno superato questa soglia. Se si confronta chi ha oltre 27 anni di carriera con chi ne ha meno di 6 il divario diventa enorme, 45 contro uno. Analogamente, si registra una riduzione progressiva delle strutture di ricovero pubbliche e case di cura accreditate (1.052 nel 2015, 995 nel 2022), nonostante una parziale inversione nel 2020, guidata dal privato, e così anche dei posti letto per 1.000 abitanti che sono in costante diminuzione nello stesso lasso temporale (2015-2019). Nel 2020 hanno raggiunto il massimo con 236.830 posti letto in totale, 4,0 posti letto in degenza ordinaria e 1 di day hospital per 1.000 abitanti, stabilizzandosi poi nel 2021 a 3,6 e 0,9. Numeri, questi, comunque più alti del pre-pandemia.

Criticità si riscontrano anche per le liste d’attesa. Secondo la Corte dei Conti, delle 20,3 milioni di prestazioni arretrate nel 2022 ne sono state recuperate complessivamente solo il 65%. Nei Piani operativi regionali (POR) erano previsti oltre 5 milioni di inviti e quasi 2,84 milioni di prestazioni effettive. La rendicontazione ministeriale riporta un recupero stimato di quasi 4,2 milioni di inviti (82%) e poco più di 1,9 milioni di prestazioni di screening (67%). Infine, lo studio evidenzia la necessità di una nuova politica industriale, che sappia essere attrattiva e punti a potenziare la produzione europea e italiana di farmaci e principi attivi, rispondendo non solo ad un obiettivo di protezione della salute, ma anche di rilancio della crescita economica del Paese. Sarà importante avviare progetti di reshoring di farmaci e principi attivi farmaceutici in Italia per recuperare indispensabili quote di autonomia produttiva e introdurre meccanismi di sostegno all’imprenditorialità con finanziamenti a fondo perduto e incentivi per investimenti produttivi su tutto il territorio nazionale, lo snellimento delle procedure amministrative e la semplificazione della burocrazia. Infine, si deve ripensare a una nuova governance farmaceutica, fondata su processi regolatori chiari e più veloci, che riconoscano il giusto valore innovativo dei farmaci e siano al contempo al passo con la complessità della competizione globale.

Salute, Gemmato: 136 mld a fondo sanitario nazionale, niente tagli

Salute, Gemmato: 136 mld a fondo sanitario nazionale, niente tagliRoma, 7 nov. (askanews) – La dotazione del Fondo sanitario nazionale “raggiunge quest’anno la cifra massima di 136 miliardi, frutto di due successivi finanziamenti: 2,3 miliardi in fase previsionale della legge di bilancio dello scorso anno e ulteriori 3,3 miliardi di euro in più in questa legge di bilancio”. Ciò significa che “rispetto al dato del 2019 (erano 115 i miliardi di euro per il SSN), in soli 4 anni abbiamo portato il fondo a + 21 miliardi di euro alla sanità pubblica”. Lo ha sottolineato il sottosegretario di Stato alla Salute, Marcello Gemmato, intervenendo al Convegno “Attrarre Salute – Obiettivo investimenti per la resilienza dell’industria farmaceutica in Italia e nell’Ue”, promosso a Roma da iCom, Istituto per la competitività.

“Servono nuovi modelli organizzativi – ha aggiunto Gemmato -. Questo è l’elemento di discussione di oggi, lasciando da parte la polemica dei tagli che non ci sono. Chi oggi grida ai tagli sono coloro che quattro anni fa hanno tagliato in sanità pubblica. Lungi da me dal fare polemica, ma i numeri sono questi e ci danno ragione”.

Pediatri SIP: inaccettabile ricovero bimbi in terapie intensive adulti

Pediatri SIP: inaccettabile ricovero bimbi in terapie intensive adultiRoma, 6 nov. (askanews) – “Offrire ai pazienti pediatrici l’opportunità di essere assistiti in unità di terapie intensive dedicate significa aumentare le loro possibilità di sopravvivenza rispetto ai bambini che vengono ricoverati in terapie intensive per adulti. E questo è tanto più vero quanto più il paziente è piccolo e grave. È inaccettabile che una parte importante dei bambini italiani in condizioni critiche venga assistita in terapie intensive per adulti, così come non è ammissibile che esistano differenze così profonde tra le varie regioni italiane”. È la Presidente della Società Italiana di Pediatria, Annamaria Staiano a tornare sul tema delle Terapie intensive Pediatriche, alla luce della lettera-denuncia pubblicata sulla rivista Lancet, ricordando che la SIP da anni denuncia questa situazione e che la riorganizzazione della rete delle TIP è uno degli argomenti prioritari portati al tavolo di lavoro ministeriale per la riforma del DM 70. Nonostante le terapie intensive pediatriche giochino un ruolo rilevante sulla prognosi, in Italia sono poche e mal distribuite, ma il primo grande problema è che nel nostro Paese non esiste una modalità precisa per censirle. Manca infatti un codice che le identifichi, codice ministeriale che esiste per tutte le altre discipline assistenziali del Paese. Ciò rende molto difficile valutare con esattezza il numero di letti e i reparti. Secondo calcoli approssimativi realizzati dalla SIP nell’anno 2022, le TIP che trattano soggetti in età pediatrica con una attività clinica sufficiente (almeno 100 pazienti/anno) sono appena 26 in tutta Italia e i letti di terapia intensiva pediatrica sono circa 202 con una media di 3 posti letto per 1 milione di abitanti, ben al di sotto della media europea pari a 8. Numeri, questi, addirittura inferiori a quelli riportati nella lettera al Lancet, a dimostrazione della estrema difficoltà esistente nel riuscire ad avere una raccolta accurata dei dati in assenza di precisi criteri di identificazione delle TIP. “Molti bambini finiscono, quindi, per essere ricoverati in terapie intensive per adulti, dove manca una specifica esperienza in assistenza pediatrica, determinante per ottenere i migliori risultati possibili”, prosegue Staiano. Senza dimenticare che le Terapie Intensive pediatriche rappresentano solo un aspetto, forse il più eclatante, di un tema molto più ampio: il diritto dei bambini da 0 a 18 anni a essere curati in reparti a loro dedicati e da personale formato per l’età pediatrica. Oggi 1 bambino su 4 viene ricoverato in reparti per adulti, e circa l’85% dei degenti tra 15 e 17 anni è gestito in condizioni di promiscuità con pazienti adulti e anziani e da personale non specializzato nell’assistenza ai soggetti in età evolutiva”, aggiunge Staiano. I bambini hanno il diritto a essere curati dai loro pediatri, a partire dalle terapie intensive. “La prima proposta presentata al Governo nell’ambito del tavolo per la riforma del DM 70 è la definizione del codice ministeriale di disciplina specifico per Terapia Intensiva Pediatrica. È questo il presupposto essenziale per costruire la Rete Hub & Spoke per le Terapie Intensive Pediatriche su base regionale o interregionale, comprensiva anche di modalità e criteri operativi per il trasporto pediatrico”, conclude Staiano.