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Rifiuti, al via piano per migliorare differenziata al Centro-Sud

Rifiuti, al via piano per migliorare differenziata al Centro-SudMilano, 12 giu. (askanews) – Prende il via nuovo piano straordinario, progettato da Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi)per intervenire in modo strutturale sulla raccolta differenziata nelle sette città principali del Centro-Sud: Roma, Bari, Napoli, Palermo, Messina, Catania e Reggio Calabria. Un investimento di quasi un milione di euro solo nel primo anno, per un’attività che potrà estendersi su più anni e che vuole migliorare qualità e quantità delle raccolte differenziate dei rifiuti di imballaggio.


Nei sette Comuni su cui Conai interverrà risiede il 30% degli abitanti delle cinque Regioni coinvolte (Lazio, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia): circa sei milioni su diciotto milioni. “E in questi sette Comuni si produce il 30% dei rifiuti prodotti nelle cinque Regioni – spiega Ignazio Capuano, presidente Conai -. Intervenire su queste città, quindi, può significare un miglioramento dei tassi di intercettazione dei rifiuti di imballaggio, e del loro riciclo, a livello nazionale. L’Europa ci mette di fronte a obiettivi sempre più sfidanti, ma è soprattutto il Pianeta a chiederci un impegno serio e concreto per migliorare ulteriormente i nostri risultati di circolarità: tutelarne le risorse è diventato urgente ed essenziale”. “I Comuni coinvolti si trovano in cinque Regioni in cui ancora oggi la raccolta differenziata ha ampi margini di miglioramento, e si assesta su percentuali comprese fra il 51% e il 58% – commenta Fabio Costarella, vicedirettore Conai -. Numeri che devono crescere e avvicinarsi a quelli di molte regioni del Centro e del Nord. Anche per questo l’investimento economico è importante: servirà sia alla progettazione sia alla formazione degli operatori, oltre che alle analisi merceologiche e ovviamente a tutte le campagne di comunicazione necessarie a informare e coinvolgere i cittadini”.


Il totale degli abitanti complessivi di Roma, Bari, Napoli, Palermo, Messina, Catania e Reggio Calabria supera i cinque milioni. Il piano straordinario di Conai, nel primo anno, ne coinvolgerà oltre un milione e duecentomila. E, nelle città più popolose come Roma, Napoli e Palermo, l’idea è quella di procedere per Municipi. Il progetto, condiviso con Anci, coinvolge anche tutti i Consorzi di filiera del sistema Conai (Ricrea, CiAl, Comieco, Rilegno, Corepla, Biorepack, CoReVe), e ha la supervisione del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica. La sua fase operativa coprirà tutti gli step della gestione dei piani di raccolta. “Si partirà dalla mappatura delle criticità con analisi merceologiche puntuali e dalle valutazioni delle performance del territorio – spiega Fabio Costarella -. Per ogni Comune, poi, sarà effettuata un’analisi di costi e fabbisogni ad hoc, pianificando modelli attuativi e dimensionamento dei servizi sulle specifiche esigenze. Conai e i Consorzi seguiranno tutte le fasi, da quella di start-up, che includerà la formazione di tutto il personale dedicato e dei facilitatori, fino alla creazione del materiale informativo e a tutta la campagna di comunicazione, oltre che l’assistenza alla fase di startup”.


Ambiziosi gli obiettivi comunali di aumento della raccolta differenziata in un orizzonte annuale, anche in questo caso differenti per Comune. Nei Municipi coinvolti, l’obiettivo per Roma è di passare dall’attuale 45,8% di raccolta al 47,6%, per Napoli dal 40,4% al 43,1%, e per Bari dall’attuale 40% al 45,5%. Superiori i margini di crescita attesi nelle città più piccole e meno complesse. A Reggio Calabria, dal 41% di oggi, si mira a superare il 55% di differenziata. A Catania, che oggi sfiora il 22%, si vuole al 35%. A Palermo si vuole passare dal 15,1% al 27% circa. E a Messina, che oggi mette a segno il 53,4%, si mira a superare il 63%.

Pianeta Mare Film Festival, al via lab creativo di videomaking

Pianeta Mare Film Festival, al via lab creativo di videomakingMilano, 8 giu. (askanews) – Il Laboratorio creativo del Pianeta Mare Film Festival, nato da una idea del professor Ferdinando Boero, presidente del Pianeta Mare Film Festival di Napoli e della Fondazione Dohrn della Stazione Zoologica Anton Dohrn, è un workshop intensivo full time di regia cinematograficae montaggio, per 20 studenti e studentesse universitarie europei under 30, finalizzato alla realizzazione di cortometraggi che esplorino temi ambientali, la relazione tra gli esseri umani e gli altri esseri viventi, con particolare focus sulle interazioni di vita con il mare e il nostro rapporto con lìacqua. Per edizione 2024 sarà formata anche una seconda classe di videomaking a cui potranno partecipare fino a 20 studenti under 35 con esperienze di studio e ricerca multidisciplinari e/o di divulgazione scientifica in enti pubblici di ricerca o provenienti da esperienze nei nuovicentri nazionali per la ricerca finanziati dal Pnrr.


Tra gli obiettivi del laboratorio-corso: creare video artistici a zero budget grazie all’utilizzo originale e artistico degli smartphone, sviluppare conoscenza e consapevolezza per la transizione ecologica e il contributo che ognuno può dare attraverso azioni quotidiane concrete per partecipare alla ricerca di soluzione utili per la realizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Il Pianeta Mare Film Festival è l’unico Film festival italiano che ha ricevuto la partnership dall’Agenzia Sdsn delle Nazioni Unite presieduta dal professor Jeffrey Sachs. “Il cinema è un forte strumento di comunicazione, anche in campo marino. E’ essenziale passare da un cinema che desta meraviglia a un cinema che generi consapevolezza. Il Lab di Pianeta Mare Film Festival si propone questo importante obiettivo, oltre che fornire le basi per realizzare storie e filmati di qualità”, afferma il presidente Boero.


Tra le novità di questa terza edizione del laboratorio creativo, condotto dal regista 28enne Premio La Cinef Festival di CannesValerio Ferrara, con la curatela artistica di Max Mizzau Perczel, cofondatore del Festival, c’è la collaborazione speciale di Antonietta De Lillo, regista e produttrice di fama internazionale, ideatrice del progetto film partecipato, la cui terza edizione esplora il tema “L’uomo e la bestia”. Ispirato alla riflessione cinematografica della regista napoletana, il tema del Laboratorio creativo di quest’anno è “Bestie marine”. Tra i corti che verranno prodotti dal Lab del Festival, alcuni di essi potranno essere selezionati per convergere nel nuovo film partecipato “L’uomo e la bestia”. “Immagino una bilancia dove da una parte si preserva l’autonomia e l’individualità di ogni singolo racconto e dall’altra si costruisce una narrazione nuova, collettiva e insieme unitaria. Il progetto è rivolto ad autori giovani e meno giovani che possono trovare in tutto questo una ‘casa’, un luogo dove condividere un’esperienza basata sul rispetto, sul rapporto paritario, dove non si partecipa per affermarsi ma per migliorarsi attraverso visioni differenti”, dichiara la regista e produttrice De Lillo.


“Il lab creativo è nato con l’obiettivo di permettere a chiunque di realizzare un cortometraggio senza bisogno di grandi mezzi, basandosi sull’incontro tra la creatività degli studenti e studentesse di arte e cinema con le conoscenze di quelli di scienze naturali e biologia marina. Questa nuova edizione, grazie alla collaborazione con la regista Antonietta De Lillo e la produzione Marechiaro Film, si prospetta speciale perché è la prima ad avere un tema preciso, ovvero le bestie marine, e a dare l’opportunità di prendere parte al film partecipato con i cortometraggi realizzati durante il laboratorio. Sono sicuro che la città di Napoli ha tante storie e leggende ancora inesplorate e il mio augurio più grande è che ci siano persone in grado di poterle raccontare”, afferma il regista Ferrara, direttore del Lab del Pianeta Mare Film Festival.

Giornata mondiale oceani, da Enea dati marini più accessibili

Giornata mondiale oceani, da Enea dati marini più accessibiliRoma, 7 giu. (askanews) – Rendere i dati sulla salute del mare più reperibili, accessibili, interoperabili e riutilizzabili, in una parola FAIR (findable, accessible, interoperable e reusable). È l’obiettivo del progetto EMODnet Data Ingestion, che mira a rendere maggiormente fruibili e ad aumentare il numero dei dati raccolti dalla European Marine Observatory and Data Network (EMODnet), la più grande rete europea di osservazione di mari e oceani.


Il progetto, giunto alla quarta edizione, – spiega Enea in una nota – è finanziato dalla Commissione europea e vede la partecipazione di 42 partner, tra cui Enea che, proprio in occasione della Giornata mondiale degli Oceani, celebrata annualmente l’8 giugno, scende in campo per promuovere la necessità di migliorare la disponibilità dei dati marini per favorire studi sul clima, la conservazione degli habitat fragili e per rendere più sostenibili le attività dell’uomo in mare, dall’acquacoltura alla produzione di energia rinnovabile offshore. Enea, attraverso i laboratori del centro ricerche di Santa Teresa, è impegnata nel progetto come data center esperto nel trattamento dei dati che riguardano l’oceanografia fisica ed è coinvolta negli aspetti di divulgazione scientifica. Tra i dati immessi nel portale EMODnet, anche quelli di temperatura, pressione, conducibilità e salinità dell’acqua rilevati da Enea, insieme a Cnr, Dltm (Distretto Ligure delle Tecnologie Marine), Ingv e Istituto Idrografico della Marina, presso la stazione di monitoraggio installata nel 2019 nel Mar Ligure Orientale nei pressi della Baia di Santa Teresa (La Spezia).


L’ultima edizione del progetto prevede un ulteriore sviluppo del portale attraverso il quale dal 2016, vengono raccolti i nuovi dati che vanno ad alimentare la rete EMODnet. Tali inserimenti vengono immessi in prima battuta senza particolari lavorazioni ma diventano open in EMODnet solo dopo successiva elaborazione effettuata con il supporto di data center esperti. “Per essere affidabili, accurati, ma soprattutto accessibili, i dati necessitano di essere ‘preparati’ secondo standard internazionali, con le necessarie informazioni ausiliarie per descrivere e far comprendere al meglio il dato stesso”, spiega Leda Pecci ricercatrice Enea del Laboratorio Biodiversità e servizi ecosistemici.


Grazie a EMODnet Data Ingestion è stato possibile raccogliere oltre 1.400 dataset da 200 diversi fornitori. “Il lavoro di acquisizione dati e la maggiore condivisione di dati marini va a vantaggio non solo della comunità scientifica, ma anche della pianificazione marittima e dello sviluppo della blue-economy: ad esempio abbiamo aperto un tavolo di confronto con gli stakeholder del settore della produzione di energia rinnovabile offshore, per armonizzare l’acquisizione e la gestione dei dati marini necessari all’ottenimento di concessioni e licenze, autorizzazioni subordinate a lunghe e costose operazioni di survey geofisico dei fondali e a studi di impatto ambientale, a garanzia della sostenibilità delle attività” conclude la ricercatrice.

Nuovo materiale sostenibile per restaurare le barriere coralline

Nuovo materiale sostenibile per restaurare le barriere corallineRoma, 7 giu. (askanews) – L’Università degli Studi di Milano-Bicocca e l’Istituto Italiano di Tecnologia, in collaborazione con l’Acquario di Genova, hanno sviluppato un nuovo materiale biodegradabile ideato per restaurare le barriere coralline danneggiate dai cambiamenti climatici. Il materiale è stato descritto su “Advanced Sustainable Systems”.


Il recupero attivo delle barriere coralline – informa Milano-Bicocca – è un’operazione che consiste nel far crescere nuove colonie di corallo in ambienti protetti, di solito vivai sommersi chiamati “nurseries”, per poi trasferirli nuovamente nelle porzioni di barriera danneggiate. Per eseguire questo trapianto, vengono di norma utilizzati dei materiali che permettano l’adesione del corallo alle superfici sottomarine e, nello stesso tempo, garantiscano tempi di esecuzione ottimale. I prodotti attualmente in commercio derivano spesso dall’industria del petrolio e possono perciò risultare tossici per l’ambiente. Inoltre, il loro indurimento può richiedere tempi lunghi, da un’ora a un giorno intero, periodo nel quale il corallo deve mantenersi in posizione contro le correnti marine che potrebbero spostarlo e ridurre il successo del trapianto. Il nuovo materiale è biodegradabile e non inquina perché composto da due componenti di origine vegetale. Una volta unite le due parti, il tempo di indurimento è di soli 20-25 minuti, caratteristica che permette di aumentare il successo del trapianto e accelerare il restauro delle barriere coralline. Le capacità del materiale sono state verificate in esperimenti condotti all’Acquario di Genova e alle Maldive presso il MaRHE Center (Marine Research and Higher Education Center) – diretto dal prof. Paolo Galli – dove, durante il periodo di osservazione, i coralli sono cresciuti senza che fosse rilevato alcun segnale di stress.


La ricerca del nuovo materiale, oltre che nell’importantissimo lavoro di ‘coral restoration’ in natura, nasce anche dalla volontà delle strutture come l’Acquario di Genova di introdurre tecniche e procedure di mantenimento delle specie in ambiente controllato e utilizzate nei progetti di ricerca e conservazione che siano sempre più sostenibili e rispettose dell’ambiente. Il materiale è oggetto di una domanda di brevetto depositata ed è stato sviluppato anche grazie a finanziamenti del progetto “Futuro Centro Nazionale per la Biodiversità” del Pnrr.

Il contrasto al marine litter è priorità. Riparte Mediterraneo da remare

Il contrasto al marine litter è priorità. Riparte Mediterraneo da remareRoma, 5 giu. (askanews) – Riparte Mediterraneo da remare, la campagna itinerante di informazione e sensibilizzazione promossa dalla Fondazione UniVerde in collaborazione con Marevivo, in partnership con la Federazione Italiana Canoa e Kayak e con l’adesione del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, con Almaviva, Gruppo italiano di innovazione digitale, in qualità di campaign partner e con main partner Flexopack per la tutela del Mare Nostrum, il contrasto al marine litter e, in particolare, all’inquinamento da rifiuti plastici.


L’evento di lancio della XIV edizione si è svolto oggi a Roma, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in occasione della 52° Giornata Mondiale dell’Ambiente, in partnership con Castalia, Marnavi e IdroAmbiente. L’evento è stato aperto dagli interventi introduttivi di:


Alfonso Pecoraro Scanio (Presidente della Fondazione UniVerde): “È importante fare fronte comune e collaborare per il bene dei nostri mari, fiumi e specchi d’acqua. Le coste italiane rappresentano un formidabile attrattore turistico ma sono sempre più minacciate dal fenomeno del marine litter, dall’inquinamento causato dalla dispersione di plastiche e microplastiche, e dai comportamenti sconsiderati di chi non rispetta il polmone blu del Pianeta. Con la nostra storica campagna Mediterraneo da remare #NoLitter, insieme ai focus #PlasticFree e #AcquascooterFree, puntiamo a rilanciare anche l’azione per il raggiungimento dei target della Strategia sulla biodiversità per il 2030 e per la realizzazione di nuove Aree marine protette, promuovendo un’alleanza partecipata che coinvolga Istituzioni, realtà sportive, educazione scolastica, civica e gli stessi cittadini. Occorre investire subito nella transizione ecologica e digitale, sostituire i sistemi obsoleti e inquinanti e abbandonare le fonti climalteranti: per fare questo, possiamo fare affidamento sulla creatività italiana che rende il nostro Paese fucina di best practice per la difesa del mare. Ringrazio il Ministro Abodi per il sostegno all’iniziativa dimostrando elevata sensibilità. Non dimentichiamoci che proprio lo sport ricopre un ruolo fondamentale, a livello sociale, grazie alla sua funzione educativa, sin dall’infanzia, verso la sostenibilità ambientale e uno stile di vita sano”. Rosalba Giugni (Presidente di Marevivo): “Il Mare, liquido amniotico nel quale, nella notte dei tempi, si è formata la prima cellula dando inizio alla straordinaria biodiversità indispensabile per continuare a respirare, nutrirci e riprodurci, è ancora visto come un elemento da sfruttare in tutte le sue possibilità, serbatoio di vita dal quale preleviamo senza sosta ogni forma di essere vivente, luogo in cui riversare gli scarti di ogni genere che la nostra civiltà produce in una economia lineare che non prevede, come fa la natura, la trasformazione e il riciclo. La plastica invade mari, oceani, fondali e ghiacciai. Eppure noi viviamo su questo pianeta grazie al Mare. Per questo è nata la nostra Campagna internazionale ‘Only One: One Planet, One Ocean, One Health’, sull’importanza di attuare la transizione ecologica che ci viene indicata dai più grandi scienziati del mondo e che i cambiamenti climatici ci impongono con urgenza, ricordando che alla base deve esserci una vera e propria conversione culturale. Ricordiamolo sempre: il nostro futuro dipende dalla salute del mare ma la salute del mare dipende dalle nostre azioni”.


Andrea Abodi (Ministro per lo Sport e i Giovani), si è complimentato con i promotori della campagna Mediterraneo da remare, sottolineando: “Oggi è l’occasione per prendere degli impegni. Credo che la cosa più importante di appuntamenti come questo non sia soltanto ascoltare, ma è la sfida che lanciamo: fare in modo che il Mediterraneo non sia soltanto da remare, ma sia anche da nuotare e vivere in maniera più sana. Le Federazioni, le discipline sportive associate, gli enti di promozione sportiva sono straordinari canali di comunicazione. Otto di queste federazioni vivono un rapporto molto stretto con l’acqua a partire dal mare, laghi e fiumi, al netto delle piscine. Abbiamo quindi un interesse legittimo a fare in modo che i temi trattati oggi possano trovare un’attuazione pratica nell’agenda quotidiana, facendo in modo che il valore dello sport sia anche come canale di comunicazione per l’alfabetizzazione ambientale”. Hanno fatto seguito gli interventi di:


Contramm. (C.P.) Giovanni Canu (Capo Reparto Piani e Operazioni del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera): “Il Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera opera nel settore della tutela del mare sviluppando una pluralità di attività che vanno dalla formazione dei giovani, svolta in collaborazione con gli Istituti scolastici e le associazioni di volontariato, alle esercitazioni in mare sviluppate anche attraverso protocolli internazionali con gli altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, alle attività di intervento per la bonifica delle acque da sversamenti dolosi o accidentali, svolte in collaborazione con le altre Amministrazioni dello Stato ed Enti governativi, alle attività ispettive svolte risalendo i canali che scaricano in mare le acque di raccolta provenienti dall’entroterra. Perché la tutela del mare inizia da terra, preservando la risorsa da sversamenti di liquidi o acque reflue contaminate da scarichi di sostanze inquinanti o pericolose. Ma in particolare la Guardia Costiera si rivolge ai giovani, perché comprendano oggi il valore della ‘risorsa mare’, futuro del nostro Pianeta e siano domani adulti consapevoli, capaci di trasmetterne il valore alle generazioni successive. L’attività esercitativa e addestrativa si svolge continuamente per sviluppare una professionalità capace di far fronte agli eventi inquinanti”. Alberto Tripi (Presidente di Almaviva, Gruppo italiano di innovazione digitale): “Agire contro l’inquinamento delle acque è oggi importante e prioritario, come Gruppo Almaviva siamo impegnati su più fronti per la tutela dell’ambiente e siamo orgogliosi di sostenere anche l’iniziativa Mediterraneo da remare. Le acque sono ambienti naturali da preservare e da vivere, sono anche preziosi luoghi di emozionanti attività sportive. In questa sfida noi portiamo la leva della digitalizzazione che offre strumenti nuovi e fondamentali, tecnologie avanzate, intelligenza artificiale e sistemi satellitari per la tutela e il monitoraggio delle risorse marine e idriche. È importante coinvolgere i giovani e gli sportivi in questa azione per il mare: attraverso la loro partecipazione attiva possiamo sensibilizzare e promuovere buone pratiche ecologiche”. Pamela Venditti (Segretario Generale della Federazione Italiana Canoa e Kayak – FICK): “Partecipare a questa Giornata significa per noi rinnovare la nostra responsabilità e la nostra intenzione a lasciare un segno concreto per le future generazioni. Siamo davvero felici di poter presentare oggi, un progetto che è diventato realtà e che abbiamo inseguito per molti anni. Un circolo virtuoso che coinvolge sport, ambiente e scuola. Siamo finalmente riusciti a realizzare la prima canoa prodotta al 40% con polimeri da plastica riciclata. Queste canoe saranno poi impegnate in un progetto che abbiamo chiamato Ri-Pagaia e che vedrà coinvolte oltre 100 scuole e le società di canoa sul territorio”. È inoltre intervenuto lo storico testimonial Bruno Mascarenhas (Campione olimpico di canottaggio e testimonial della campagna #Mediterraneo da Remare) che ha ribadito quanto lo sport sia una passione da conciliare sempre con l’educazione ambientale, riaffermando il ruolo strategico delle nuove generazioni. Quattro le best practice italiane per la tutela del mare presentate all’evento: Alessandro Cibien (CEO di Flexopack): “Flexopack supporta la campagna Mediterraneo da remare al fianco di Fondazione Univerde e Marevivo. Ogni giorno siamo impegnati a produrre packaging di qualità utilizzando polimeri biodegradabili e compostabili per garantire prodotti ecosostenibili per un futuro migliore e promuovere l’economia circolare. We think bio”. Massimiliano Evangelista (Sales Strategic Lead Ambiente e Territorio di Almaviva, Gruppo italiano di innovazione digitale), in messaggio, ha illustrato: “In Almaviva abbiamo sviluppato competenze avanzate in ambito ambientale e ingegneristico. Grazie a tecnologie all’avanguardia, quali piattaforme big data, IoT e sensoristica di campo, siamo in grado di implementare soluzioni integrate per il monitoraggio continuo di questa risorsa indispensabile. Il nostro Gruppo ha realizzato diversi casi di successo, come il progetto di monitoraggio qualitativo dell’acqua depurata che poi viene immessa in mare nel distretto di Gallipoli per Acquedotto Pugliese, un esempio concreto di come le nostre tecnologie possano contribuire alla tutela ambientale”. Stefano Casu (C.I.O. di Castalia): “L’energia del mare e del sole accelera la disgregazione delle plastiche trasformandole rapidamente in micro e nano plastiche, riducendone enormemente la possibilità di recupero. Per questo motivo Castalia ha avviato già da diversi anni numerosi progetti per il posizionamento alla foce dei fiumi di barriere appositamente progettate per intercettare i rifiuti plastici galleggianti prima che finiscano in mare. Tali sistemi si sono rivelati estremamente efficaci. Si pensi che il sistema posizionato alla foce del fiume Tevere intercetta quasi una tonnellata di plastica all’anno. Per fornire un riferimento, considerando che una bottiglietta di plastica pesa poco più di 10 grammi, si tratta di un quantitativo pari quasi a 100.000 bottiglie di plastica che sarebbero finite in mare. Per questo motivo, oltre all’attività quotidiana delle 32 navi della flotta Castalia, che svolgono il servizio di salvaguardia dei nostri mari per conto del Ministero dell’Ambiente, siamo convinti che il contrasto dell’inquinamento da plastiche nei fiumi può, anche attraverso l’utilizzo di questo tipo di barriere, contribuire a ridurre enormemente il fenomeno del marine litter”. Francesco Aliberti (Docente presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e consulente di Marnavi): “Tutti i progetti che portino a risolvere i problemi di inquinamento marino (microplastiche, reflui urbani e industriali, rifiuti solidi, etc) devono essere realizzati con una coordinazione ed una tempistica scevra da momenti emergenziali o di moda. Dopo una breve disamina sul recupero delle acque reflue da destinare all’agricoltura, all’industria o addirittura al consumo umano, grazie alle tecnologie di affinamento, si è passati all’esame del problema dissalazione: sono stati evidenziati i danni sanitari legati alle acque dissalate e quelli ambientali legati alla salamoia, refluo iperalino di scarto del processo, che impatta sull’ambiente marino costiero dove viene generalmente smaltito insieme alle acque di lavaggio e manutenzione dell’impianto contenenti vari prodotti ad elevata tossicità. Oggi è disponibile un nuovo approccio tecnologico che annulla tali tipologie di impatto: una nave provvista di un dissalatore ad elevata capacità a bordo. La dissalazione avviene al largo e la sola salamoia viene smaltita in mare diluendola grazie al moto delle eliche propulsive; le acque, molto tossiche, di lavaggio e manutenzione sono stoccate in tank dedicati e smaltiti in impianti di trattamento; infine, l’acqua prodotta viene ricondizionata sotto un rigoroso controllo previsto dal piano di sicurezza delle acque. Specie per le isole minori tale sistema, a basso o nullo impatto per la biologia, specie di fondo, può validamente sostituire diversi impianti a terra con indubbio vantaggio in termini di impatto ambientale, paesaggistico ed economico”. Ha moderato l’evento Tessa Gelisio (Conduttrice e autrice televisiva e blogger). All’evento hanno inoltre partecipato canoisti e canottieri della Federazione Italiana Canoa e Kayak, con la quale è attivo un protocollo d’intesa per la promozione, insieme ai soggetti promotori della campagna, di iniziative a livello nazionale dedicate alla difesa del mare e la pratica dello sport della canoa e studentesse e studenti dell’IIS Domizia Lucilla e dell’ITA Emilio Sereni di Roma. Media partners: Askanews, Italpress, TeleAmbiente, Opera2030, SOSTerraOnlus, Rete #EcoDigital. La campagna itinerante Mediterraneo da remare, promossa dalla Fondazione UniVerde in collaborazione con Marevivo e con l’adesione del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera nasce, nel 2011, da un’idea del Presidente della Fondazione UniVerde, Alfonso Pecoraro Scanio, che da Ministro dell’Ambiente cambiò la denominazione del dicastero aggiungendovi la tutela del Mare. Supportata da atleti del canottaggio e della canoa, a partire dai campioni olimpici Bruno Mascarenhas e Daniele Scarpa e dal campione mondiale Livio La Padula, ha l’obiettivo di sensibilizzare la collettività alla tutela del Mare Nostrum e del suo delicato ecosistema da ogni forma di inquinamento mediante eventi e remate simboliche promossi su tutto il territorio nazionale anche coinvolgendo organizzazioni internazionali e i Paesi dell’area mediterranea. La campagna, inoltre, valorizza le strutture turistiche operanti sui litorali marini, lacustri e fluviali che mettono a disposizione dei propri clienti canoe o altri natanti ecologici, promuovendo così un turismo sostenibile e amico del Mediterraneo. Il tema “#AcquascooterFree”, sin dalla prima edizione, ha favorito l’adesione di centinaia di stabilimenti balneari in tutta Italia e, nel 2015, con l’appello “#NoTriv”, Mediterraneo da remare ha sostenuto la campagna referendaria contro le estrazioni petrolifere in mare. Dal 2017 al 2023 è stato promosso il focus “#PlasticFree” per sensibilizzare la collettività al contrasto dell’inquinamento da macro, micro e nanoplastiche che soffocano i nostri mari e oceani pervadendo l’intera catena alimentare. A partire dall’attuale XIV edizione, la campagna promuove il focus #NoLitter contro ogni forma di inquinamento dei mari e dei bacini idrografici, nel quadro delle azioni previste dall’UNEP/MAP, il Mediterranean Action Plan dell’United Nations Environment Programme, con cui la Fondazione UniVerde ha promosso varie iniziative a contrasto del marine litter.

Ricerca, i roditori più audaci aiutano la riproduzione delle piante

Ricerca, i roditori più audaci aiutano la riproduzione delle pianteRoma, 5 giu. (askanews) – Anche negli animali, così come negli esseri umani, ciascun individuo ha una propria personalità. Nel caso dei roditori l’audacia e la curiosità di un individuo influiscono sulla dispersione dei semi e quindi sulle possibilità delle piante di riprodursi. A dimostrarlo numerosi studi condotti da Alessio Mortelliti, professore associato di Ecologia presso il dipartimento di Scienze della vita dell’Università degli studi di Trieste, prima professore associato in Wildlife Habitat Conservation alla University of Maine.


“Quando un roditore trova una ghianda caduta ai piedi della pianta madre, troppo pesante per essere trasportata dal vento, la porta con sé in uno dei suoi nascondigli segreti. In una stagione un roditore come un topo può accumulare centinaia di ghiande in giro per i boschi, che consumerà poi lentamente nel corso dei mesi invernali. Può però succedere che il topo venga predato – ad esempio da un gufo – o che il topo dimentichi dove ha nascosto la ghianda. Quando questo accade il topo ha involontariamente giovato alla quercia, disperdendone il frutto, che così può germinare”, spiega Alessio Mortelliti, professore associato di Ecologia all’Università degli studi di Trieste. La relazione tra roditori e piante è molto ambivalente: in alcune circostanze i topi sono antagonisti, poiché predano le ghiande, in altre circostanze entrambi – topi e alberi – traggono vantaggio e allora la relazione viene definita mutualistica. Studi passati hanno mostrato come alcuni individui, quelli più audaci o curiosi, abbiano maggiori probabilità di disperdere semi, ciò significa che questi individui sono particolarmente importanti per il funzionamento di un ecosistema. Comprendere quali sono le caratteristiche di questi individui fondamentali per gli ecosistemi e come conservarli – segnala Units – è di primaria importanza per l’adattamento delle specie ai cambiamenti globali.


Studiare la relazione tra la personalità individuale dei piccoli mammiferi e la dispersione dei semi è l’obiettivo del progetto di ricerca “Predicting the range-shifts of woody plant species by incorporating the critical role of small mammal scatter-hoarders”, finanziato da un Prin (Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale) – Pnrr condotto per la prima volta in Europa da un gruppo di ricerca dell’Università degli Studi di Trieste, sotto la guida del professor Alessio Mortelliti e in collaborazione con la Sapienza Università di Roma e il Parco delle Prealpi Giulie, al via nella Val Alba. L’ipotesi nasce da numerosi studi che il gruppo di ricerca del professor Alessio Mortelliti ha condotto nel corso dell’ultimo decennio nel Maine (USA). In particolare, i ricercatori hanno scoperto che gli individui coraggiosi sono quelli che percorrono maggiori distanze con i semi e che li nascondono in siti ottimali per la germinazione. All’interno di una specie e di un ecosistema esisterebbero, quindi, individui particolarmente importanti per la dispersione dei semi e, di conseguenza, anche per l’adattamento di una pianta ai cambiamenti climatici. Saranno questi individui, infatti, che permetteranno a piante come querce e faggi di adattarsi ai cambiamenti climatici migrando in latitudine ed altitudine.


I ricercatori condurranno due esperimenti sul campo, aiutati anche da studiosi dell’Università del Maine, in visita in Italia ad inizio giugno. In una prima fase misureranno la personalità dei roditori e li esporranno a semi nuovi appartenenti ad una specie legnosa non ancora presente negli ecosistemi oggetto di indagine, ma che potrebbe arrivare in futuro proprio come risposta ai cambiamenti climatici. L’ipotesi è che gli individui più audaci saranno quelli che interagiranno di più con questi semi sconosciuti. Seguendo i semi – tracciati con una polvere fluorescente – e misurando i tassi di germinazione, i ricercatori assoceranno ogni singolo roditore al destino delle semenze: oltre a valutare se alcuni tratti della personalità aumentino la probabilità di dispersione, i ricercatori identificheranno anche i tratti dei semi (es. massa, forma) che incrementano la probabilità che questi vengano predati o dispersi. Infine, conducendo una serie di simulazioni, valuteranno i potenziali effetti della personalità sulla composizione delle comunità forestali e sulle capacità di adattamento delle specie ai cambiamenti globali. Il progetto – conclude Units – porterà anche alla creazione di una guida su come sfruttare il ruolo dei roditori per migliorare la migrazione assistita – ossia lo spostamento assistito dall’uomo di piante verso habitat climaticamente più adatti – e una check-list dei tratti e delle specie vegetali con alta probabilità di successo nell’espansione.

Riqualificazione edilizia, Renovate Italy chiede ai candidati

Riqualificazione edilizia, Renovate Italy chiede ai candidatiMilano, 3 giu. (askanews) – Renovate Italy è un’organizzazione che raccoglie diverse realtà imprenditoriali e no profit impegnate nella riqualificazione energetica del patrimonio costruito in Italia. In occasione delle imminenti elezioni europee, ha sottoposto un questionario di 15 domande ai principali candidati italiani per conoscerne la posizione rispetto a questi temi, in quanto i documenti programmatici dell’Unione Europea (Green Deal e Renovation Wave initiative) indicano la riqualificazione del patrimonio edilizio come una priorità politica, economica, sociale, ambientale.


Sono stati contattati più di 20 candidati di ogni forza politica, distribuiti nelle 5 circoscrizioni, via mail o via social network. L’invito è stato ripetuto ogni 3 giorni per 3 settimane, fino a quando non è arrivata una risposta. In totale, sono stati contattati 193 candidati, 53 dei quali hanno risposto. Le risposte ottenute sono state le seguenti: 10 di Alleanza Verdi e Sinistra, 9 del Movimento 5 Stelle, 9 del Partito Democratico, 10 di Azione, 5 di Stati Uniti d’Europa, 3 di Forza Italia, 4 di Fratelli d’Italia, 3 di Lega Salvini premier. Il tasso di risposta è stato quindi piuttosto elevato nei partiti dell’opposizione (vicino al 50%), mentre molto basso nei candidati dei partiti di maggioranza (circa il 15%) Dalle risposte emerge una sensibilità trasversale diffusa sul tema della riqualificazione energetica, soprattutto sulla consapevolezza dei benefici conseguenti per quanto, tra forze di opposizione e forze al Governo, vi siano convinzioni diverse su quali siano questi vantaggi nel concreto. Lo studio ha mostrato anche alcune significative differenze: per ogni domanda, vi sono infatti almeno due partiti che non si dichiarano “completamente d’accordo” nelle affermazioni su cui fornire un parere. Si nota che gli schieramenti politici non sono granitici e che a volte forze politiche appartenenti a schieramenti opposti condividono il medesimo punto di vista. Ad esempio, il fatto che abitare in case riqualificate migliori la salute e consenta di vivere meglio, è fortemente percepito da tutti i partiti attualmente all’opposizione, ma anche da Forza Italia. Fratelli d’Italia e Lega hanno invece una visione differente (la Lega addirittura è più in disaccordo che in accordo). Oppure, si nota che il nesso tra la riqualificazione e l’aumento dell’occupazione è fortemente sentito da Alleanza Verdi Sinistra, Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Fratelli d’Italia. Sul medesimo punto Azione, Stati Uniti d’Europa, Forza Italia e la Lega sono invece “parzialmente d’accordo”.


A livello globale tutti i benefici elencati sono associati al processo di riqualificazione del patrimonio edilizio, in quest’ordine: il miglioramento della sicurezza energetica (che vede “parzialmente d’accordo” solo Lega e Forza Italia), la conservazione dell’identità culturale (con “parzialmente d’accordo” solo Alleanza Verdi Sinistra e Partito Democratico) e l’aumento di salute e benessere (dove Fratelli d’Italia si dichiara “parzialmente in disaccordo” e Lega “parzialmente in disaccordo”). Le correlazioni di benefici meno percepite sono invece quelle relative a: diminuzione dell’inquinamento locale e globale (sono “completamente d’accordo” le forze politiche di opposizione); la crescita economica (che vede “completamente d’accordo” solo Alleanza Verdi Sinistra, Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Stati Uniti d’Europa) e l’aumento dell’occupazione (che vede completamente d’accordo solo Fratelli d’Italia, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra).


Tutti i candidati, con la sola eccezione di due (uno del partito Alleanza Verdi Sinistra e uno del Movimento 5 Stelle), ritengono che il percorso di supporto e promozione della riqualificazione energetica degli edifici condotto dalle istituzioni UE fino ad oggi debba continuare. In particolare, i candidati provenienti dalle forze di Governo, oltre a parte dei candidati di Azione, Stati Uniti d’Europa e uno del PD, ritengono che ciò debba avvenire nel rispetto dell’autonomia e delle specificità degli Stati Membri. La quasi totalità dei candidati appartenenti a forze dell’opposizione invece ritiene che accanto a norme comuni per tutti i Paesi membri, occorra attivare anche risorse economiche e finanziarie comuni. Un elevato livello di accordo si registra anche relativamente all’applicazione nel nostro paese del principio “energy efficiency first”, ovvero alla domanda se le attuali norme nazionali che obbligano a trasformare ogni intervento di rinnovo edilizio in un intervento di riduzione dei consumi energetici siano buone pratiche esportabili in Europa. Ben 50 su 53 candidati sono d’accordo con questo principio, anche se per motivazioni diverse: 35 su 53, di diverse forze politiche sia di destra sia di sinistra, vedono la motivazione nella necessità che la riqualificazione edilizia migliori effettivamente la qualità dell’abitare. Altri 10, invece, (per lo più di Forza Italia e Azione) ritengono che la motivazione sia assicurare la redditività dell’intervento Interrogati su quali misure debbano essere promosse dal legislatore per accelerare il processo di riqualificazione edilizia del patrimonio edificato, i candidati, in maniera trasversale tra i partiti, si sono definiti propensi principalmente a due tipologie di interventi: per 24 candidati la soluzione è aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo (al fine di ridurre i costi delle riqualificazioni); mentre per 18 la strada prioritaria è aumentare il numero delle riqualificazioni grazie all’apertura di sportelli unici informativi per cittadini e tecnici (gli One Stop Shop).


Infine, risultano interessanti le risposte generali connesse a quali siano le tecnologie d’intervento da privilegiare nelle riqualificazioni energetiche degli edifici: 21 candidati ritengono fondamentale investire nella riduzione dei consumi, senza favoritismi tecnologici (che è poi la risposta che come Renovate Italy riteniamo essere più corretta), mentre la proposta di favorire le fonti rinnovabili ha accolto 16 preferenze. Dare priorità alla coibentazione dell’involucro ha poi raccolto 12 preferenze; mentre il privilegiare le soluzioni impiantistiche solo 4. In ultimo, l’analisi chiedeva ai candidati dove si sarebbe dovuto indirizzare principalmente il piano di incentivazione europeo per l’efficienza energetica; ben 19 candidati su 53, trasversalmente a tutti i partiti (100% Lega, 75% FdI, 66% FI, 60% PD, 30% Azione) ritengono che pur trattandosi di un piano europeo, l’indirizzo debba essere stabilito in autonomia da ogni Paese membro; 13 candidati invece, tutti appartenenti a partiti dell’opposizione, ritengono che tali incentivi comunitari debbano essere orientati alla prima casa; 12, anche questi tutti di partiti dell’opposizione, considerano prioritario destinare i fondi alle riqualificazioni che portano l’edificio ad essere a consumo zero; infine, 7 candidati di tutti i partiti, con eccezione di Lega e PD, darebbero priorità alla riqualificazione di edifici pubblici.

MoU, Remtech Expo e GBC Italia insieme

MoU, Remtech Expo e GBC Italia insiemeRoma, 29 mag. (askanews) – Alla presenza di Alessandro Morelli, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri Giuseppe Vadalà, commissario unico per la realizzazione degli interventi sulle discariche abusive, il General Manager di RemTech Expo Silvia Paparella nonchè Consigliere Delegato Ferrara Expo, e Fabrizio Capaccioli, Presidente di GBC Italia, hanno firmato un accordo strategico con l’obiettivo di valorizzare le buone pratiche e le eccellenze a livello nazionale ed internazionale mediante una serie di azioni congiunte.


Questi i 5 pilastri del Memorandum: Creare opportunità di dibattito pubblico/privato al fine di valorizzare le buone pratiche e le eccellenze a livello nazionale ed internazionale;


Direttiva Case Green. Riqualificare il parco immobiliare nazionale offre una grande opportunità di rilancio della filiera edilizia, che si conferma motore principale della crescita economica interna grazie all’impatto sull’indotto e in generale sull’intera economia, generando al contempo posti di lavoro non delocalizzabili. 275 miliardi di euro entro il 2030 per la transizione energetica Sostegno a politiche e regolamenti favorevoli all’edilizia sostenibile e al benessere occupazionale negli enti e nelle istituzioni governative.


Taranto. Progetti di rigenerazione e riqualificazione di intere aree, tra cui la diffusione di standard e i protocolli su salute, benessere e sostenibilità. Bonifiche. Cooperazione con la struttura del Commissario Unico di governo per la bonifica e messa in sicurezza delle discariche, con particolare riferimento per la realizzazione degli interventi successivi l’adeguamento alla normativa vigente delle discariche abusive presenti sul territorio nazionale e quindi per la rigenerazione e il riutilizzo del territorio con scopi e finalita’ diversi di tipo sociale, turistico ricreativo e a favore degli impianti di energia rinnovabili.


“Con questo accordo di cooperazione – dichiara il General Manager di RemTech Expo Silvia Paparella – abbiamo l’ambizione di accelerare, in alcuni settori strategici per il paese, processi di intervento e rigenerazione dei territori inquinati e per qualche ragione sfruttati a lungo. Riqualificare un territorio significa gettare le basi per uno sviluppo equo e sostenibile che metta davvero al centro il benessere delle persone.” “Un’intesa in cui ci impegniamo a condividere e potenziare reciprocamente le conoscenze derivanti da attività di ricerca, sviluppo e innovazione, nonché a organizzare eventi di alto profilo per individuare le migliori soluzioni tecniche e metodologiche verso una transizione ecologica e digitale che sia guidata dalla valorizzazione del benessere del cittadino. – Il commento di Fabrizio Capaccioli, Presidente del Green Building Council Italia a margine della firma, che conclude – Attraverso gruppi di lavoro e iniziative congiunte, ci impegniamo a supportare il dibattito istituzionale nazionale e a sviluppare proposte operative per la riqualificazione dei territori e delle città italiane e valorizzando le eccellenze del nostro Paese.” Per raggiungere questi obiettivi “vogliamo dotarci di strumenti legislativi coerenti con gli obiettivi dell’accordo odierno, quindi industria e ricerca che si mettono insieme per contrastare i limiti oggettivi che l’Europa ci sta imponendo”. Così il Sottosegretario di Stato Alessandro Morelli che, citando le restrizioni imposte a suo giudizio all’Italia, cita come esempio “la direttiva Casa green”. “Obiettivi eccessivamente sfidanti – conclude Morelli – che invece l’Italia vuole raccogliere in un percorso di transizione”. L’accordo siglato oggi, segnala una nota, tra GBC e RemTech Expo di Ferrara ha il pregio di imprimere una importante accelerazione di conoscenza e attuazione al fine della rigenerazione dei territori in modo sostenibile. Questa missione dell’Arma dei Carabinieri che sta bonificando e mettendo in sicurezza 81 siti di discariche abusive si alimenta di questo Accordo in quanto consente di applicare nei nostri lavori protocolli rispettosi dell’Ambiente e in linea con livelli di sostenibilita’ piu’ adeguati – E’ quanto riferito dal Commissario unico di Governo per le bonifiche delle discariche abusive, Gen. Giuseppe Vadalà.

Il 5 giugno lancio della XIV edizione di Mediterraneo da remare

Il 5 giugno lancio della XIV edizione di Mediterraneo da remareRoma, 28 mag. (askanews) – Mediterraneo da remare, la campagna itinerante promossa dalla Fondazione UniVerde in collaborazione con Marevivo, in partnership con la Federazione Italiana Canoa e Kayak e con l’adesione del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, con AlmavivA in qualità di campaign partner e con main partner Flexopack, taglia il traguardo della XIV edizione.


L’evento di lancio si terrà a Roma, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri (via Santa Maria in Via, 37b), mercoledì 5 giugno, alle ore 11:00, in occasione della 52° Giornata Mondiale dell’Ambiente in partnership con Castalia, Marnavi e Idroambiente. Obiettivo della campagna è contrastare ogni forma di inquinamento dei mari e dei bacini idrografici, con particolare riferimento a quello da plastiche, e promuovere la transizione dai vecchi modelli turistici a un turismo sostenibile e responsabile sui litorali marini, fluviali e lacustri. Grazie al coinvolgimento di sportivi e giovani, intende peraltro disincentivare l’uso di natanti a motore a favore di quelli ecologici. Dal 2024 la campagna promuove il focus #NoLitter contro ogni forma di inquinamento dei mari e dei bacini idrografici, nel quadro delle azioni previste dall’UNEP/MAP, il Mediterranean Action Plan dell’United Nations Environment Programme, con cui la Fondazione UniVerde ha promosso varie iniziative contro il marine litter.


L’evento sarà aperto dagli interventi introduttivi di: Alfonso Pecoraro Scanio (Presidente della Fondazione UniVerde); Rosalba Giugni (Presidente di Marevivo) e Andrea Abodi (Ministro per lo Sport e i Giovani). Faranno seguito gli interventi di: Amm. I.C. Nicola Carlone (Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera); Alberto Tripi (Presidente di AlmavivA); Luciano Buonfiglio (Presidente della Federazione Italiana Canoa e Kayak – FICK); Donatella Bianchi (Conduttrice televisiva e Presidente del Parco e dell’Area Marina Protetta delle Cinque Terre); Jimmy Ghione (Inviato di Striscia la Notizia e testimonial della campagna #PlasticFree); Bruno Mascarenhas (Campione olimpico di canottaggio e testimonial della campagna #Mediterraneo da Remare). Seguirà la presentazione delle best practice per la tutela del mare, con gli interventi di: Alessandro Cibien (CEO di Flexopack); Massimiliano Evangelista (Sales Strategic Lead Ambiente e Territorio di AlmavivA); Stefano Casu (C.I.O. di Castalia); Francesco Aliberti (Docente presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e consulente di Marnavi).


Modera l’evento Tessa Gelisio (Conduttrice e autrice televisiva e blogger). All’incontro parteciperanno canoisti e canottieri della Federazione Italiana Canoa e Kayak, con la quale è attivo un protocollo d’intesa per la promozione, insieme ai soggetti promotori della campagna, di iniziative a livello nazionale dedicate alla difesa del mare e la pratica dello sport della canoa.


Media partners dell’evento: Askanews, Italpress, TeleAmbiente, Opera2030, SOSTerraOnlus, Rete #EcoDigital. La campagna itinerante Mediterraneo da remare, promossa dalla Fondazione UniVerde in collaborazione con Marevivo e con l’adesione del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera nasce, nel 2011, da un’idea del Presidente della Fondazione UniVerde, Alfonso Pecoraro Scanio, che da Ministro dell’Ambiente cambiò la denominazione del dicastero aggiungendovi la tutela del Mare. Supportata da atleti del canottaggio e della canoa, a partire dai campioni olimpici Bruno Mascarenhas e Daniele Scarpa e dal campione mondiale Livio La Padula, ha l’obiettivo di sensibilizzare la collettività alla tutela del Mare Nostrum e del suo delicato ecosistema da ogni forma di inquinamento mediante eventi e remate simboliche promossi su tutto il territorio nazionale anche coinvolgendo organizzazioni internazionali e i Paesi dell’area mediterranea. La campagna, inoltre, valorizza le strutture turistiche operanti sui litorali marini, lacustri e fluviali che mettono a disposizione dei propri clienti canoe o altri natanti ecologici, promuovendo così un turismo sostenibile e amico del Mediterraneo. Il tema “#AcquascooterFree”, sin dalla prima edizione, ha favorito l’adesione di centinaia di stabilimenti balneari in tutta Italia e, nel 2015, con l’appello “#NoTriv”, Mediterraneo da remare ha sostenuto la campagna referendaria contro le estrazioni petrolifere in mare. Dal 2017 al 2023 è stato promosso il focus “#PlasticFree” per sensibilizzare la collettività al contrasto dell’inquinamento da macro, micro e nanoplastiche che soffocano i nostri mari e oceani pervadendo l’intera catena alimentare.

Enea, arriva l’algoritmo che traccia l’inquinamento dell’aria

Enea, arriva l’algoritmo che traccia l’inquinamento dell’ariaRoma, 23 mag. (askanews) – Arriva l’algoritmo in grado di tracciare l’inquinamento dell’aria per settore ed area geografica. Si chiama ORSA (On line Reactive Source Apportionment) ed è stato messo a punto dall’Enea per identificare la provenienza per settore e area geografica delle emissioni inquinanti, tenendo traccia dell’origine anche durante le trasformazioni chimico-fisiche in atmosfera. Grazie al supporto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e della società Arianet, l’algoritmo ORSA è già operativo nel sistema Enea di monitoraggio della qualità dell’aria MINNI, che fornisce previsioni giornaliere delle principali concentrazioni di gas e particolati negli strati più bassi dell’atmosfera (a tre giorni per l’Italia e a quattro per l’Europa).


“Questo strumento funziona come un vero e proprio sistema di tracciabilità che permette di ‘etichettare’ le emissioni per conoscere il ‘contributo’ specifico di ogni singola fonte alle concentrazioni di inquinanti in atmosfera”, spiega Gino Briganti del Laboratorio Enea di Inquinamento atmosferico, primo autore dello studio pubblicato su Atmosphere insieme ai colleghi Ilaria D’Elia, Mihaela Mircea e Antonio Piersanti. “È pensato in particolare per le amministrazioni locali – prosegue Briganti – che hanno il compito di preservare la qualità dell’aria e la salute dei cittadini attraverso politiche che vadano a incidere direttamente sulle fonti più inquinanti che comprendono il traffico stradale, il riscaldamento domestico, gli allevamenti, i fertilizzanti e l’industria. Ad esempio, Arpa Piemonte lo ha utilizzato per un suo studio”. Attualmente esistono i cosiddetti inventari delle emissioni, compilati per legge dalle agenzie ambientali, che catalogano e calcolano la quantità di massa di ogni sostanza inquinante che ha impatto su salute e ambiente (ossidi di azoto, ossidi di zolfo, polveri, composti organici volatili, ammoniaca, metalli pesanti) emessa dalle diverse sorgenti. “Tuttavia, tale informazione non è sufficiente per capire ‘chi fa cosa e quanto’ in aria, perché lo spostamento delle masse d’aria e i processi chimici e fisici in atmosfera modificano le caratteristiche degli inquinanti a cui sono esposti l’uomo e l’ambiente”, spiega Antonio Piersanti, responsabile del Laboratorio Enea di Inquinamento Atmosferico.


Ad esempio, le polveri, trasportate e disperse dal vento, vanno incontro a deposizione sulle superfici e a risospensione successiva, a seconda delle loro dimensioni, che dipendono dal tipo di sorgente; l’ozono, un inquinante tipicamente estivo, non viene emesso direttamente da sorgenti naturali o antropiche, ma si genera in aria da reazioni chimiche che coinvolgono ossidi di azoto e composti organici volatili, cioè sostanze emesse da diverse attività antropiche e dalla vegetazione. “Il nostro algoritmo ha dimostrato di essere uno strumento adeguato per orientare la pianificazione delle politiche di qualità dell’aria, perché rileva la composizione ‘attuale’ e non ‘potenziale’ dell’atmosfera (come in altri metodi), mettendo in luce le principali sorgenti sulle quali agire; successivamente, occorrerà uno studio modellistico completo, con maggiori costi di calcolo, che vada a stimare direttamente gli effetti delle specifiche riduzioni delle emissioni considerate dalle politiche di qualità dell’aria in esame”, sottolinea Piersanti.


Una prima applicazione sperimentale su scala nazionale del metodo ORSA – si legge ancora nella notizia che apre il numero odierno del settimanale ENEAinform@ – ha già confermato che nei mesi invernali, in Italia, le maggiori concentrazioni di PM10 sono attribuibili al riscaldamento residenziale, specialmente nei centri abitati. Nella Pianura Padana, il traffico e l’agricoltura hanno un impatto rilevante sull’inquinamento dell’aria. Inoltre, ad esempio, in alcune località rurali della Lombardia, le concentrazioni estive di ozono sono prevalentemente originate in altre regioni oppure derivano da alti strati dell’atmosfera confermando che questo inquinante, particolarmente dannoso per la salute e l’ambiente, è originato da contributi non localizzati, ma proviene dal trasporto per centinaia di chilometri e dalla trasformazione chimica di altri inquinanti.