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Le lettere tedesche di Primo Levi, una storia europea

Le lettere tedesche di Primo Levi, una storia europeaTorino, 24 gen. (askanews) – Una grande discussione sulla Shoah nell’Europa divisa dalla Guerra fredda, ma anche un modo per ritrovare uno scrittore fondamentale del Novecento. La mostra “Giro di posta. Primo Levi, le Germanie, l’Europa”, ospitata da Palazzo Madama a Torino e promossa dal Centro Internazionale di Studi Primo Levi, è un’occasione per scoprire qualcosa di nuovo anche su un autore così noto.


“Non sapevamo che fosse un grande scrittore di lettere – ha detto ad askanews Domenico Scarpa, curatore della mostra e consulente letterario per il Centro Internazionale di Studi Primo Levi – e non sapevamo che la sua rete di corrispondenze coprisse in geografia tutta l’Europa e, dal punto di vista storico, mezzo secolo di storia europea, caratterizzata dal muro di Berlino, dalla Germania e da un continente diviso in due per ragioni non soltanto politiche. Tutto questo Levi lo racconta attraverso i suoi dialoghi con interlocutori tedeschi e germanofoni”. Lo snodo chiave che attiva il racconto della mostra è la pubblicazione di ‘Se questo è un uomo in Germania’, nel 1961, con una prefazione che è una lettera dello stesso Levi al suo traduttore, una lettera che il pubblico tedesco accolse come diretta a tutti loro. “Questo innesca una risposta da parte dei lettori – ha aggiunto il curatore – una risposta sentita, politica, argomentata, passionale e razionale nello stesso tempo e innesca una rete che qui vediamo di dialoghi straordinari, molto estesa nello spazio e nel tempo, che coprono tre decenni di storia europea”.


Nella corte medievale di Palazzo Madama i pannelli raccontano le molte sfaccettature della corrispondenza di Levi con il mondo tedesco, ma la cosa forse più affascinante è scoprire che, nel corso del dialogo epistolare, lo scrittore analizza anche la sua stessa opera. “Capisce che cosa ha scritto – ha concluso Domenico Scarpa – perché ha scritto così, perché ha usato certe parole, le spiega, le spiega prima a se stesso che agli altri, le inventa, le parole. E’ una grande prova di stile che è anche una prova etica e politica, questo è nuovo e straordinario”. La mostra torinese è parte del progetto LeviNeT, dell’Università di Ferrara, che prevede di qui al 2027 la pubblicazione progressiva in open access di tutte le corrispondenze tedesche di Levi.

Il Giornale dell’Arte, Luca Zuccala nominato nuovo direttore

Il Giornale dell’Arte, Luca Zuccala nominato nuovo direttoreMilano, 9 gen. (askanews) – Il presidente della società editrice Allemandi Michele Coppola e l’amministratore delegato Luigi Cerutti hanno annunciato oggi al comitato di redazione la nomina del nuovo direttore de Il Giornale dell’Arte: è Luca Zuccala, già direttore responsabile della testata specializzata in Economia dell’Arte ArtsLife e collaboratore per le pagine di economia dell’arte de Il Corriere della Sera. Luca Zuccala è entrato in ruolo a partire dal 7 gennaio 2025 e firmerà già il prossimo numero di febbraio.


Zuccala succede nell’incarico che è stato per 42 ininterrotti anni di Umberto Allemandi, fondatore del Giornale e della casa editrice, acquisita lo scorso dicembre da Intesa Sanpaolo, Fondazione 1563 e Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo. Luca Zuccala, 37 anni, milanese, ha una lunga esperienza di giornalismo culturale, di mercato dell’arte e di costruzione editoriale maturata in seno alla galassia di progetti editoriali targati ArtsLife, dove ha lavorato dal 2007 al 2024; ha al suo attivo un portfolio di collaborazioni in numerose testate italiane – cartacee, digitali, radiofoniche – ed è impegnato in docenze in tema di mercato dell’arte e giornalismo culturale digitale.


“Diamo il benvenuto al nuovo direttore de Il Giornale dell’Arte – ha detto Michele Coppola – con l’obiettivo di confermarne il ruolo e la leadership per l’editoria della cultura, ma con la solida ambizione di guidare un rinnovamento basato sul giornalismo di qualità, di opinione e ricco di reportage. Il Giornale dell’Arte, completo e attuale, sarà sempre più capace di parlare a tutti i pubblici e di intercettare i cambiamenti in corso per contribuire alla comprensione e all’approfondimento del tempo presente. Racconteremo ai lettori giornalmente le novità per offrire spunti di riflessione, puntando a diventare anche una grande piazza digitale dedicata all’arte e alla cultura”. “Il nuovo assetto della casa editrice – ha aggiunto Luigi Cerutti – mira a realizzare un sogno che fu anche di Umberto: un giornale di giornalisti capace di raccontare il mondo dell’arte e della cultura in tutte le sue forme e ramificazioni, dettare l’agenda culturale, farsi internazionale. Potenzieremo i Rapporti Annuali, i dorsi e gli speciali tematici dedicati ai grandi temi; lavoreremo sulla rete di relazioni del sistema Italia; intercetteremo le più interessanti realtà e manifestazioni artistiche e culturali per proporci come mediapartner innovativi e qualificati. Con Luca Zuccala stiamo già parlando di rinnovamento grafico e implementazione digitale e con il nostro presidente siamo al lavoro per il piano industriale di tutta la casa editrice”.


Dal 2 gennaio è in edicola l’ultimo numero firmato da Umberto Allemandi, con un suo editoriale di commiato. Nelle prossime settimane prenderà avvio il Gran Tour per l’Italia dedicato al Giornale, alle sue prospettive, al comparto cultura in Italia e all’estero.

Il Museo Egizio di Torino chiude 2024 con oltre un milione visitatori

Il Museo Egizio di Torino chiude 2024 con oltre un milione visitatoriRoma, 3 gen. (askanews) – Oltre un milione di visitatori per il Museo Egizio nell’anno del suo bicentenario. Nel 2024 sono stati infatti 1.036.689 i visitatori, compresi i partecipanti agli eventi istituzionali, a fronte dei 1.061.157 ingressi nel 2023. Un risultato non scontato, vista la chiusura al pubblico del Museo di un mese, a cavallo tra giugno e luglio, per poter avviare i cantieri e altri lavori di riallestimento della Galleria dei Re e del Tempio di Ellesiya. Cantieri che hanno obbligato il museo a riorganizzare i percorsi di visita, a partire dallo scorso aprile. Il mese che ha registrato un maggiore afflusso di pubblico è stato marzo 2024 (con 117.678 visitatori, +19,3% rispetto all’analogo mese del 2023). L’incremento maggiore di visitatori, rispetto all’analogo mese dell’anno scorso, lo ha registrato novembre con 105.112 (+ 24% rispetto a novembre 2023), complice anche la celebrazione del bicentenario del Museo, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli.


Solo in occasione del Festival 200, una notte bianca e due giorni di eventi ed happening gratuiti in Museo a cavallo tra il 20 e il 22 novembre 2024, hanno fatto ingresso in Museo 23.004 persone. Ottime performance di incremento di visitatori anche per febbraio con 95.532 (+10,3%). Inoltre, sono 484.394 i follower totali dei social del Museo Egizio (con una crescita del 10.9% rispetto al 2023). La reach totale dei post è aumentata del 128% rispetto all’anno precedente, arrivando a 28.082.943 di utenti unici che hanno visto i contenuti pubblicati sui profili ufficiali del museo. Tra le varie piattaforme, è ancora Facebook quella che garantisce la maggiore reach.


Il più antico Museo Egizio al mondo nell’anno del suo bicentenario ha voluto puntare i riflettori sulla natura contemporanea dei musei archeologici, luoghi di scambio culturale e di ricerca, entità vive, in continua evoluzione e in dialogo con la società. È proseguito in questo solco il percorso di rinnovamento, sotto il profilo architettonico e sotto il profilo scientifico e di riallestimento delle collezioni, iniziato con l’inaugurazione della Galleria della Scrittura nel dicembre 2023, e proseguito quest’anno con il riallestimento della Sala Deir-El Medina, la creazione della Sala dei Tessuti, il lancio dei Giardini Egizi sul Roof Garden, la creazione della sala dedicata al corredo della Regina Nefertari, a 120 anni dalla scoperta della sua tomba, e non ultimo l’allestimento permanente di un’ala del museo dal titolo Materia – Forma del tempo. La sintesi plastica del nuovo corso del Museo Egizio, che intende coniugare la progettazione architettonica alla ricerca archeologica, è costituita proprio dalla nuova Galleria dei Re e dalla Cappella Rupestre di Ellesiya, il cui nuovo ingresso da via Duse, nel retro del Museo, ha rimodellato il palazzo seicentesco dell’ex Collegio dei Nobili e l’esperienza di visita della Cappella.


Il Museo ha poi realizzato a settembre 2024 un progetto di accessibilità, con un investimento di 499.767 euro nell’ambito del PNRR, Missione 1 “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura”, Componente 3 “Turismo e Cultura 4.0” (M1C3), Misura 1 “Patrimonio culturale per la prossima generazione”, Investimento 1.2: Rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi – Linea di azione 2: luoghi della cultura pubblici non afferenti al MiC, finanziato dall’Unione Europea – NextGenerationEU e gestito dal Ministero della Cultura, tramite la Direzione Generale Musei. Il progetto è stato realizzato da un gruppo di lavoro interdipartimentale del Museo Egizio, in stretta collaborazione con diverse realtà del territorio torinese, coinvolgendo attivamente stakeholder e associazioni di persone con disabilità visive e uditive (UICI di Piemonte e Torino, Istituto dei Sordi) e Fondazione Paideia, in riferimento a persone con bisogni comunicativi complessi. L’Egizio ha inoltre consolidato il suo ruolo proattivo nel tessere rapporti con altri enti culturali e produrre eventi di alto profilo, che hanno coinvolto fotografi, artisti, musicisti e scrittori del calibro di Orhan Pamuk, in collaborazione con il Salone del Libro, Gallerie d’Italia Torino e Sistema Musica del Comune di Torino, con cui per la prima volta ha dato vita ad un festival trimestrale di musica classica e jazz dal titolo “Incanto Egizio”.


La fotografia e la video arte hanno incontrato l’archeologia e l’antico Egitto nell’ambito di “Paesaggi/Landscapes” una installazione immersiva accompagnata da un ciclo di incontri che si sono svolti in Gallerie d’Italia Torino a cavallo tra giugno e settembre 2024, frutto di un accordo triennale tra la Fondazione Museo delle Antichità Egizie e Intesa Sanpaolo, su iniziative di sviluppo e diffusione della cultura e dell’arte. Dallo scorso primo agosto inoltre è visitabile a Forte dei Marmi (Lucca) la mostra “Gli Egizi e i doni del Nilo”, che, fino al 2 aprile, propone un viaggio nel tempo, dall’Epoca Predinastica (3900 – 3300 a.C.) all’età greco-romana (332 a.C. – 395 d.C.), attraverso vasi, stele, maschere, amuleti e papiri, reperti di grande valore provenienti dai depositi del Museo. I direttori dei grandi musei internazionali sono stati ancora protagonisti del ciclo di conferenze What is a Museum? e sono tornati a Torino a metà dicembre, in occasione del Simposio internazionale “Memory is our future”, che ha visto confrontarsi a una settantina di archeologi, egittologi, studiosi internazionalie d esperti di digital humanities. Infine è approdato in libreria “La memoria è il nostro futuro, 200 anni di Museo Egizio” (Franco Cosimo Panini), una pubblicazione scientifica corale, curata dal direttore del Museo, Christian Greco, con interventi di curatori dell’Egizio e di altre istituzioni internazionali, ricercatori, storici ed egittologi. Il libro è disponibile anche in inglese e può essere acquistato al bookshop del Museo.

Torino, gli spazi di Mario Merz e un nuovo video 3D di Gaillard

Torino, gli spazi di Mario Merz e un nuovo video 3D di GaillardTorino, 7 nov. (askanews) – Nella settimana di Artissima a Torino si inaugurano molte mostre, una delle più forti è il secondo capitolo che la Fondazione Merz dedica proprio a Mario Merz in vista del centenario della nascita dell’artista, che cade il 1 gennaio 2025. “Qualcosa che toglie il peso che mantiene l’assurdità e la leggerezza della favola”, questo il titolo dell’esposizione, raccoglie disegni, tele, ma soprattutto igloo e tavoli che negli spazi del museo vogliono abitare la sensazione del fare esperienza dell’essere al mondo. Merz ha sempre creduto che l’artista dovesse abitare il luogo, non solo esporvi le proprie opere, e questa intenzione si percepisce da subito.


Seguendo la lezione dell’antropologo Lévi-Strauss, il lavoro di Mario Merz continua, anche oggi, a inseguire la natura profonda che si cela dietro i modelli, per arrivare alle leggi che stanno alla base del pensiero umano. In questo senso i tavoli, forse anche più degli igloo, svolgono il ruolo di struttura fondamentale sulla quale apparecchiare l’accoglienza e le risposte ai bisogni essenziali. Temi che restano di bruciante attualità, e che qui continuano a trasmettere emozioni. Alle OGR è invece ospitata una personale di Cyprien Gaillard, “Retinal Rivalry”, curata da Samuele Piazza, costruita intorno al video che dà il titolo alla mostra e prosegue la ricerca sulle immagini stereoscopiche in movimento e il loro potenziale scultoreo, spettrale e psichedelico. Un’opera che utilizza la cinematografia 3D e tecniche di ripresa e proiezione a elevata frequenza di fotogrammi per indagare l’ambiente architettonico della Germania. Una co-produzione tra le OGR e musei molto importanti come la Fondation Beyeler di Basilea e la Haus Der Kunst di Monaco di Baviera.

Un Arazzo di Boetti battuto a 800mila euro da Aste Bolaffi

Un Arazzo di Boetti battuto a 800mila euro da Aste BolaffiMilano, 6 nov. (askanews) – L’arazzo di Alighiero Boetti “Senza titolo (Segno e disegno)” del 1978, top lot dell’asta di arte moderna e contemporanea, in scena il 5 novembre da Aste Bolaffi a Torino, è stato battuto all’importantissima cifra di 800mila euro (diritti inclusi), dopo un duello a distanza all’ultimo rilancio tra tre collezionisti – uno dei quali italiano – collegati al telefono, che hanno fatto spuntare all’arazzo un risultato finale superiore alle stime.


“Posizionandosi tra i top lot più importanti venduti negli ultimi anni da Aste Bolaffi, l’arazzo di Boetti conferma la nostra capacità di individuare opere d’arte di altissimo livello e renderle visibili ai compratori più raffinati ed esigenti a livello internazionale. Questo eccezionale risultato consolida la crescita della casa d’aste nel mercato dell’arte moderna e contemporanea, che rimane un asset class molto vitale in Europa e nel mondo”, ha commentato Filippo Bolaffi, amministratore delegato di Aste Bolaffi. La vendita si è chiusa con un realizzo complessivo di 1,9 milioni di euro (diritti inclusi) e una percentuale di lotti venduti vicina all’80 per cento. Sul podio dei top lot ci sono un’altra opera di Boetti, penna a biro su carta intelata “Mimetismo” del 1979, salita fino a 100 mila euro), e la “Primavera” di Salvo, aggiudicata a 87.500 euro.


Ma sono numerose le aggiudicazioni di rilievo dell’asta che proponeva una panoramica sulle principali correnti artistiche e le diverse forme d’arte dal primo Novecento ai giorni nostri: il raffinato studio di Gustav Klimt per il ritratto della dama viennese Sonja Knips esposto al Belvedere di Vienna (55 mila euro), la serigrafia di Robert Rauschenberg “Star Quarters I-IV” (37.500 euro), l’opera “Il nome di Carmen” del 1970 di Emilio Isgrò, le cui celebri cancellature nel 2024 compiono 60 anni (35 mila euro). Molto ambiti dai collezionisti anche i due pannelli serigrafati su tela da Giacomo Balla con farfalle e fiori provenienti da Casa Balla a Roma (32.500 euro), la rara scultura in terracotta di Ligabue, “Albero con cane e gatto”, pezzo unico eseguito nel 1952-1953 nella fornace Vecchia di Luzzara con l’argilla della golena del Po (31.300 euro) e la punta di piombo su carta di Amedeo Modigliani “Tête tournée” (25 mila euro). Il prossimo appuntamento con l’arte moderna e contemporanea è in calendario nella primavera 2025.

Salvo pittore concettuale: un’antologica alla Pinacoteca Agnelli

Salvo pittore concettuale: un’antologica alla Pinacoteca AgnelliTorino, 4 nov. (askanews) – È la più grande mostra dedicata a Salvo ed è un’occasione per guardare da una prospettiva più ampia un’opera che, sotto un’apparente semplicità, si articola invece in modo profondo e sfaccettato. La Pinacoteca Agnelli di Torino ospita l’esposizione “Arrivare in tempo”, più di 170 opere a partire dalle fotografie dei primi anni Settanta e dalle “Lapidi”, per arrivare ai più noti dipinti, realizzata in collaborazione con l’Archivio Salvo.


“C’era la volontà di raccontare tutto, raccontare questo grandissimo artista – ha detto ad askanews Sarah Cosulich, direttrice della Pinacoteca e co-curatrice della mostra insieme a Lucrezia Calabrò Visconti – ma soprattutto contestualizzarlo e far vedere come la sua pittura era in realtà completamente in continuità e coerente con quello che era stato il suo primo percorso concettuale. Quindi con la fotografia, quando appunto a fine ai anni 60 e primi anni di 70, era ancora molto vicino all’arte povera. Questo suo tuffo nella pittura che poi è durato 40 anni, attraversando queste grandi tematiche della storia dell’arte, seguendo la luce, il colore, in realtà è proprio un percorso che racconta come salvo, sia rimasto un artista concettuale, un pittore concettuale, la sua voglia di guardare ai riferimenti, a tutto ciò che era successo prima, alle fonti letterarie, filosofiche, in qualche modo rielaborarle nella pittura per cercare di arrivare all’essenzialità”. Un’essenzialità che si manifesta nelle forme, nelle scelte coloristiche, nel taglio dell’inquadratura, oltre che nella postura dell’artista moderno che si confronta con il passato classico e lo rielabora, ma contestualmente racconta il presente con una forza poetica forse inattesa. Il desiderio del museo torinese di approfondire il più possibile il discorso ha portato la mostra a occupare anche il secondo piano della Pinacoteca Agnelli, normalmente non utilizzato dalle esposizioni temporanee, per poi culminare nel confronto diretto con le opere della collezione. “Forse la peculiarità di questa mostra – ha concluso Sarah Cosulich – è che nei cicli tematici che presentiamo abbiamo scelto di arrivare fino alla collezione, quindi in dialogo con questi fantastici capolavori del 700-800-900 che Salvo ha guardato e Salvo conosce meglio di chiunque altro”.


La mostra, inaugurata nelle giornate di Artissima, resta aperta al pubblico fino al 25 maggio 2025.

Torino, torna la fiera Flashback: equilibrio e arte senza tempo

Torino, torna la fiera Flashback: equilibrio e arte senza tempoTorino, 30 ott. (askanews) – Dal 31 ottobre al 3 novembre 2024, Flashback Art Fair torna con la sua dodicesima edizione negli spazi di Flashback Habitat – Ecosistema per le Culture Contemporanee in corso Giovanni Lanza 75 a Torino. Uno spazio di 20.000 metri quadri in cui la villa storica e i padiglioni che un tempo hanno ospitato il brefotrofio della provincia, immersi nel grande parco ai piedi della collina di Torino, si sono trasformati nell’abbraccio fra natura, arte e vita, passata e presente. La visione di Alessandro Bulgini insieme a Stefania Poddighe e Ginevra Pucci si è concretizzata in questo luogo in un desiderio profondo e una sfida: creare a Torino un nuovo habitat, una casa delle culture contemporanee condivisa, aperta a tutti.


Ecco perché Flashback Art Fair è molto più di una fiera d’arte: rappresenta un incontro di persone che vengono accolte come a casa, che arrivano per la prima volta o ritornano nel nome di un punto di vista rinnovato sulla storia dell’arte che si interseca con le urgenze e le questioni dell’attualità. Che siano gli importanti galleristi italiani o internazionali – che in questa edizione aumentano e accolgono notevoli nuovi arrivi europei -, “nativi” – i bambini nati fra queste mura fra il 1953 e il 1983 che si sono ritrovati e riscoperti – o semplici appassionati, il mondo di Flashback si ritrova come in un rito collettivo e partecipato. Passato, presente e futuro, antico, moderno e contemporaneo sono connessi tra loro grazie agli sguardi delle persone che le osservano. Flashback Art Fair, nel 2024 titola il suo dodicesimo capitolo “Equilibrium?” proponendo una riflessione sull’idea di equilibrio, comunemente associata a stabilità e armonia, ma qui posta sotto una luce critica. La fiera, da sempre attenta alla contemporaneità, ci domanda se un equilibrio sia sempre giusto e auspicabile, o se nasconda repressioni e disuguaglianze, sociali, economiche, geopolitiche. L’edizione 2024 esplora questa tensione attraverso importanti opere selezionate accompagnate da talk e incontri. Capolavori di ogni tempo si incontrano nei corridoi e nei tre piani dove il pubblico potrà ricercare il proprio percorso fra bellezza e senso. Flashback Art Fair si propone non di dare risposte, ma di aprire uno spazio di dialogo, rendendo visibile la fragilità del concetto stesso di equilibrio.


Proprio come per l’immagine guida dell’edizione, dell’artista leccese Sandro Mele “Italians no longer have work”, come funamboli viviamo in una costante tensione tra opposti che si bilanciano con azioni di compensazione spesso frutto di disparità. Per il terzo anno, aprendo le porte della casa di Flashback Art Fair, si esplora il potere evocativo dell’arte.

Klimt, Boetti, Salvo, Ligabue: il 5 novembre asta Bolaffi di arte

Klimt, Boetti, Salvo, Ligabue: il 5 novembre asta Bolaffi di arteMilano, 28 ott. (askanews) – Un disegno di Gustav Klimt, opere storiche di Salvo e Alighiero Boetti, una scultura in terracotta di Ligabue che rappresenta un unicum: sono oltre 250 i lotti protagonisti dell’asta di arte moderna e contemporanea, in programma martedì 5 novembre in Sala Bolaffi a Torino e in modalità internet live sul sito di Aste Bolaffi (www.astebolaffi.it). L’asta sarà preceduta dall’esposizione che, a partire da giovedì 31 ottobre fino al giorno dell’asta, permetterà ad appassionati e collezionisti di ammirare le opere da vicino durante la settimana torinese dell’arte.


Il catalogo, suddiviso in multipli-edizioni (lotti 1-83) e pezzi unici (lotti 84-255), vanta lavori storici e di caratura internazionale che offrono una panoramica sulle principali correnti artistiche e le diverse forme d’arte del Novecento e uno sguardo ai giorni nostri. Cronologicamente lo apre uno dei 18 studi realizzati nel 1898 da Gustav Klimt per il ritratto della dama viennese Sonja Knips esposto al Belvedere di Vienna (lotto 87, stima 28 mila-35 mila euro) e lo chiude il prototipo dell’auto “Tork” realizzato nel 2017 dalla saudita Shalemar Sharbatly, prima donna incaricata dal governo di realizzare lavori di street art (lotto 255, stima 4 mila-8 mila euro). Opera cruciale nel percorso artistico di Alighiero Boetti, e di rilevanza storica, il raro arazzo “Segno e disegno” del 1978, tra i suoi primissimi lavori, è il top lot dell’intera vendita (lotto 219, stima 280 mila-350 mila euro). Di Boetti è proposta anche l’interessante penna a biro su carta intelata “Mimetismo” del 1979 (lotto 220, stima 75 mila-90 mila euro).


Protagonista della prima grande retrospettiva italiana a lui dedicata (a partire dal 1 novembre alla Pinacoteca Agnelli a Torino) e reduce dalle recenti aggiudicazioni stellari messe a segno nelle aste internazionali, Salvo è presente in catalogo con “Primavera”, uno dei suoi paesaggi più tipici, permeati da luce onirica e colori sfavillanti (lotto 224, stima 75 mila-90 mila euro). Tra i top lot ci sono anche “Dentro e fuori” di Emilio Scanavino (lotto 218, stima 70 mila-100 mila euro), “Grigiorosso nero” di Carla Accardi (lotto 222, stima 25 mila-35 mila euro), nonché lavori di Mario Schifano, Mario Merz, Franco Angeli ed Emilio Isgrò (“Il nome di Carmen” 1970, lotto 215, stima 18 mila-25 mila euro), le cui celebri cancellature nel 2024 compiono 60 anni.


Per la prima volta, inoltre, va all’asta in Italia una scultura in terracotta di Ligabue, “Albero con cane e gatto”, pezzo unico eseguito nel 1952-1953 nella fornace Vecchia di Luzzara con l’argilla della golena del Po (lotto 147, stima 30 mila-40 mila euro). Impreziosiscono la proposta disegni di Felice Casorati e Amedeo Modigliani, tra cui “Tête tournée”, punta di piombo su carta del 1911 (lotto 88, stima 30 mila-50 mila euro).


Tra le curiosità compaiono una delle ultime opere di Ottone Rosai, accompagnata da una lettera autografa in cui l’artista si congratula con l’acquirente dell’epoca (lotto 149, stima 10mila-14 mila euro), e “Senza titolo” di Gérard Deschamps, accumulazione di biancheria intima femminile; l’opera, esposta nel 1961 nella vetrina della Galleria Apollinaire a Milano, fu sequestrata in quanto ritenuta vilipendiosa nei confronti di papa Giovanni XXIII la cui processione per il Corpus Domini passava proprio di fronte alla galleria (lotto 155, stima 8 mila-12 mila euro). Infine, nella sezione dedicata a multipli ed edizioni, spiccano due pannelli serigrafati su tela da Giacomo Balla con farfalle in movimento e fiori futuristi provenienti da Casa Balla a Roma (lotto 6, stima 10 mila-15 mila euro), la serigrafia di Roy Lichtenstein su busta di carta raffigurante un tacchino, commissionata nel 1964 per l’iconica mostra “American Supermarket” alla Bianchini Gallery di New York (lotto 14, stima 2.500-4 mila euro), venticinque scatole-scultura in legno di Mario Ceroli “Si-no” del 1972 (lotto 56, stima 18 mila-25 mila euro), oltre a serigrafie di Andy Warhol della serie “Ladies and Gentleman” (lotti 19, 20, stima 8 mila-12 mila euro) e a una serigrafia dalle dimensioni imponenti di Robert Rauschenberg (lotto 21, 14 mila-18 mila euro).

Torino, all’Orto botanico una mostra di Marullo e Piolotto

Torino, all’Orto botanico una mostra di Marullo e PiolottoMilano, 25 ott. (askanews) – All’Orto Botanico dell’Università di Torino, dal 31 ottobre, è allestita la mostra Sublimità Parassitarie, un progetto di Fabio Marullo e Alessandra Piolotto in collaborazione con DBIOS – Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi, Università di Torino testo a cura di Roberta Perego.


La mostra nasce da una ricerca pluriennale degli artisti Fabio Marullo e Alessandra Piolotto attorno al concetto di mutevolezza delle forme, a partire dall’osservazione microscopica di licheni che vivono su alcune architetture della città di Torino e che, in un tempo dilatato e in uno spazio concentrato, registrano aspetti invisibili dell’ambiente che li ospita. Gli artisti, dopo un’attività di campionatura dei licheni rinvenuti sulle superfici del Grand Rondeau del Nettuno di Villa della Regina a Torino, hanno osservato al microscopio il materiale raccolto accedendo a una sorta di “paesaggio invisibile”. Il progetto intende proporre una visione alternativa alla relazione tra umano e natura attraverso l’indagine speculativa di aspetti meno prevedibili del reale, come le frequenze luminose emesse dai licheni osservati al microscopio e i colori ottenuti dall’estrazione dei loro pigmenti. Il titolo Sublimità Parassitarie cita un passaggio del trattato “Le sette lampade dell’architettura” (1849) del critico d’arte John Ruskin (1819-1900) in riferimento ai concetti di memoria e di conservazione. La mostra, realizzata in collaborazione con L’Orto Botanico di Torino e il DBIOS – Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino, è stata ideata in relazione agli spazi specifici della Serra di moltiplicazione e dell’Arboreto dell’Orto Botanico dell’Università di Torino, organismo mutevole e archivio vivente attivato dagli artisti per mezzo di luce, suono e colore.


L’architettura della Serra è trasformata in un volume luminescente attraverso un intervento di Fabio Marullo: lo spazio è avvolto da una luce gialla diffusa, colore complementare al pigmento violaceo derivabile dal lichene Roccella tinctoria. Il percorso di visita è scandito da una serie di opere scultoree disposte nello spazio in coabitazione con gli organismi vegetali presenti : Fabio Marullo presenta una scultura in terracotta realizzata a partire dallo studio della statua acefala di una divinità fluviale, tratta dal ciclo scultoreo del Grand Rondeau di Villa della Regina. Alessandra Piolotto propone una serie di sculture policrome in vetro nate dalla reinterpretazione cromatica di una selezione di frequenze luminose emesse dai licheni osservati al microscopio a fluorescenza. Questa stratificazione di colori, pensata come un archivio dal quale emergono dettagli di forme organiche e di Naiadi (o ninfe delle acque) dei fiumi Po e Dora, è traslata da Alessandra Piolotto in un paesaggio sonoro realizzato in collaborazione con l’artista e compositore Matias Guerra e con Leonardo Bonetti. Un’installazione ambientale di 40 bandiere di seta, realizzate dagli artisti in due versioni, ridisegna parte del canneto di bambù dell’area dell’Arboreto dell’Orto Botanico. Le bandiere, ancorate nella parte alta del culmo delle canne, mostrano delle immagini di forme derivate dai “paesaggi impercettibili” osservati al microscopio. L’installazione cita le capacità tintorie del pigmento estratto dal lichene Roccella tinctoria e, grazie al movimento delle bandiere sospinte da correnti d’aria, evoca l’azione di disseminazione di spore per mezzo del vento. Le bandiere sono state prodotte grazie al contributo dell’azienda tessile Mantero Seta S.p.a. Il progetto Sublimità Parassitarie è stato realizzato in stretta collaborazione con il docente di Lichenologia Prof. Sergio Enrico Favero Longo – DBIOS – Università di Torino, creando un’occasione di dialogo tra produzione artistica e ricerca scientifica, stimolando la divulgazione di alcuni aspetti complessi che riguardano i licheni, emblema del concetto di relazione di simbiosi in quanto prodotto dell’associazione di due organismi distinti, ovvero di un’alga e di un fungo. Attraverso un approccio multisensoriale e interdisciplinare, Fabio Marullo e Alessandra Pilotto attivano molteplici riflessioni sul concetto di trasformazione, adattamento, evoluzione e resilienza. Le dinamiche biologiche che regolano la vita di questi organismi diventano, attraverso il lavoro degli artisti, un manifesto collettivo che parla di relazioni interspecie, coesistenza, cooperazione, disturbance e sviluppo.

Lacrime di desiderio queer per Rooy Charlie Lana a Torino

Lacrime di desiderio queer per Rooy Charlie Lana a TorinoMilano, 22 ott. (askanews) – L’artista Rooy Charlie Lana espone a Torino la sua nuova opera “I got tears of queer desire” L’iniziativa si sviluppa all’interno del progetto DESIRE; finanziato dalla Commissione europea nell’ambito dell’iniziativa del New European Bauhaus,e che ha visto l’assegnazione della residenza artistica a Rooy Charlie presso la sede di Cascina Falchera al fine di sviluppare un’indagine artistica dedicata al ripensare la relazione tra la città e la natura attraverso la prospettiva dell’acqua


“I got tears of queer desire” è un dittico che rappresenta un’indagine, connessa attraverso un parallelismo concettuale, tra ciò che è percepito come natura e quello che non si contempla come tale, attraverso l’analisi della produzione e la gestione dei fluidi corporei ed extra-corporei al fine di dubitare della ‘naturalità’ e della ‘stabilità’ dei termini binari “uomo-donna”, “etero-omo” e “Natura-Artificio”, tra definizioni queer post-umane e anti-relazionali. Rooy Charlie Lana (classe 95, di origini siciliane) inaugura la sua installazione artistica frutto dello studio per l’open call di cui è stata vincitrice per la residenza artistica in Cascina Falchera, “The water perspective: rethinking relationships between city and nature” – ripensare la relazione tra la città e la natura attraverso la prospettiva dell’acqua. Cascina Falchera diventa luogo di ricerca e sperimentazione dell’artista in questa direzione, tra la storia e i dati analitici del paesaggio agricolo e urbano e delle sue risorse idriche. Sarà possibile visitare gratuitamente l’opera dal 17 al 26 ottobre presso Cascina Falchera dal lunedì al giovedì dalle 9 alle 18 e venerdì dalle 9 alle 20 e sabato e domenica dalle 10 alle 20. Dal 29 ottobre al 3 novembre, in concomitanza di Artissima, l’opera sarà visitabile nello studio dell’artista. “I got tears of queer desire” è un dittico sulla politica dei fluidi corporei. Piove – dal cielo o dai nostri corpi – e le gocce tracciano un disegno impercettibile di fantasmi, di desideri, di visioni pornografiche. In un gioco di rifrazioni e trasparenze, il soggetto opaco è un desiderio queer che infonde carne, piacere e morte ai corpi dissidenti. È una pioggia di desiderio, fluido e proteiforme, che attraversa la soggettività e destabilizza le norme, creando spazi di resistenza e trasformazione identitaria all’ombra delle nostre fantasie.Il lavoro di Rooy Charlie Lana ci ricorda che una voluttuosa vulnerabilità abita i nostri corpi, soprattutto quando desideriamo.


“Attraverso l’arte – ha spiegato l’artista – cerco di parodiare i codici estetici, visivi e performativi delle norme di genere e sessuali. Per farlo indago anche la pornografia, nel tentativo di modificarne lo sguardo dominante e patriarcale e di mettere in luce l’unica cosa che ci accomuna: la fragilità dei nostri corpi e dei nostri desideri. La mia narrazione della pornografia è come una rivelazione: ci sono più di 50 sfumature tra identità e sessualità, tra natura e cultura, tra finzione e realtà, tra eccitazione e vulnerabilità, tra ricordi, desideri e visioni porno”. Cascina Falchera è la a cascina agricola ed educativa della città di Torino è un hub di biodiversità che mira a rigenerare il paesaggio peri-urbano del quartiere Falchera e a riconnettere la comunità locale con gli spazi naturali. Da oggi apre un dialogo col mondo dell’arte grazie al progetto DESIRE – finanziato dalla Commissione europea nell’ambito dell’iniziativa del New European Bauhaus – che sperimenta la creazione di spazi urbani sostenibili, attraenti e inclusivi nel rispetto delle risorse limitate del pianeta. L’obiettivo del progetto è collegare i mondi dell’arte, del design, dell’architettura, della cultura e dell’istruzione con la scienza e la tecnologia nella transizione verde.