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DAl 25 al 27 ottobre ad Arezzo Fiere al via AgrieTour

DAl 25 al 27 ottobre ad Arezzo Fiere al via AgrieTourRoma, 24 ott. (askanews) – Tutto pronto per la ventiduesima edizione di Agrietour, il Salone nazionale dell’agriturismo e dell’agricoltura multifunzionale che si svolgerà ad Arezzo Fiere e Congressi dal 25 al 27 ottobre. L’appuntamento è per venerdì, con il taglio del nastro alle 10 e a seguire il tradizionale convegno inaugurale dal titolo “Agriturismo, verso un Tavolo di Filiera permanente per il futuro di un settore in continua evoluzione”.


Filo conduttore di questa edizione sarà l’Intelligenza Artificiale (AI) declinata ai settori dell’agricoltura e dell’accoglienza con lo spazio Agri@Intelligence. Ad Agrietour si porrà l’accento su come queste tecnologie siano alla base dell’evoluzione di questi settori. Ma soprattutto si cercherà di capire se e come l’Intelligenza Artificiale stia davvero rivoluzionando il settore agricolo e quello turistico. Tra le novità dell’edizione 2024 Agri Tech: AI per coltivare il futuro che è lo spazio pensato dagli organizzatori con momenti dedicati a comprendere il ruolo dell’Intelligenza Artificiale nell’agricoltura moderna. Saranno presentate soluzioni innovative che utilizzano l’AI per migliorare la produttività, per ottimizzare le risorse e per rendere l’agricoltura più sostenibile.


La presenza in fiera della Borsa dell’Agriturismo, il workshop, unico in Italia, dove l’offerta agrituristica rappresentata dalle aziende agricole italiane, incontra la domanda dei buyer nazionali ed esteri resta uno dei fiori all’occhiello. All’interno della Academy saranno presenti diverse università italiane, insieme ai principali centri di ricerca, che offriranno ai visitatori un’opportunità unica per scoprire le ultime innovazioni, progetti di ricerca, tecnologie emergenti e percorsi formativi.

Da M.O., Canada, Asia i buyer alla scoperta dell’uva da tavola

Da M.O., Canada, Asia i buyer alla scoperta dell’uva da tavolaRoma, 24 ott. (askanews) – Buyer dal Medio Oriente, Canada, Asia ed Europa alla scoperta dell’uva da tavola italiana: in occasione della prima edizione di “LUV”, la fiera europea interamente dedicata alla filiera dell’uva da tavola, si è svolta a Bari un’attività di incoming per buyer e importatori esteri, organizzata dal ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, in collaborazione con Ismea.


L’iniziativa, denominata “Table Grape Business Tour”, segue di qualche settimana un’analoga attività organizzata in Trentino Alto Adige a favore, in questo caso, della filiera melicola. Al pari delle mele, l’uva da tavola rappresenta uno dei prodotti ortofrutticoli italiani a maggior vocazione all’export, con un valore delle esportazioni che nel 2023 ha superato gli 820 milioni di euro (+13% sul 2022), e una crescita ancora più marcata nei primi 7 mesi di quest’anno (+36%). L’Italia è il primo produttore europeo di uva da tavola e il terzo esportatore mondiale dietro il Perù e i Paesi Bassi, con una quota del 10% degli scambi globali del settore. Un posizionamento ottenuto grazie alla riconosciuta qualità delle sue varietà storiche alle quali, nel tempo, è stato affiancato un numero crescente di nuovi impianti di varietà seedless, oggi maggiormente richieste dai mercati.


Il Table Grape Tour ha visto la partecipazione di buyer e importatori provenienti da Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Polonia, Vietnam e Canada individuati dal Masaf e dall’ ISMEA con il supporto di ICE e il coinvolgimento operativo della CUT, Commissione Italiana Uva da Tavola. Dal 22 al 24 ottobre la delegazione estera è stata coinvolta in una serie di attività e incontri per rafforzare le relazioni commerciali internazionali del comparto, tra cui visite in importanti realtà produttive e di confezionamento pugliesi, incontri B2B presso la Fiera LUV con le principali organizzazioni di produttori nazionali e momenti dedicati alla scoperta del territorio, delle sue tradizioni enogastronomiche e culturali.

Copagri: migliorativi flussi per agricoltura ma superare click day

Copagri: migliorativi flussi per agricoltura ma superare click dayRoma, 24 ott. (askanews) – Sono positivi gli interventi migliorativi al decreto flussi ma “resta particolarmente avvertita l’esigenza di superare la logica del click day, individuando modalità che rispondano maggiormente alle necessità delle aziende agricole, che per loro natura sono intrinsecamente e ovviamente collegate alla stagionalità del Primario; individuare diverse finestre temporali nell’arco dell’anno, inoltre, permetterebbe di scongiurare il rischio che si verifichino nuovamente, come spesso accaduto in passato, sovraccarichi informatici a danno delle aziende”. E’ quanto ha evidenziato oggi la Copagri intervenendo in audizione in Commissione Affari Costituzionali della Camera nell’ambito dell’esame del ddl di conversione del dl 145/2024, recante disposizioni urgenti, fra l’altro, in materia di ingresso in Italia di lavoratori stranieri.


“In una situazione nella quale il tasso di invecchiamento della popolazione continua ad aumentare, con un conseguente e fisiologico calo della popolazione attiva, che nel solo comparto agricolo è diminuita del 3,1% nell’ultimo triennio, è fondamentale l’ingresso di lavoratori stranieri, soprattutto se specializzati, nel nostro Paese”, ha spiegato la confederazione agricola sottolineando il “marcato disallineamento”” tra la domanda e l’offerta di lavoro che rende il ricorso alla manodopera proveniente dall’estero condizione irrinunciabile per andare a contenere e invertire queste trend”. Positivi, quindi, l’innalzamento del numero di quote destinate al settore agricolo e i numerosi interventi migliorativi che vanno a semplificare e snellire l’attuale impianto che regolamento l’ingresso di lavoratori stranieri in Italia.


“Analogo favore – ha proseguito la Copagri – si esprime per il sistema di precomplilazione delle richieste, che garantisce maggiore trasparenza e controllo del sistema, anche grazie al coinvolgimento di Agea; tale sistema necessiterebbe di un ampliamento dei termini, anche perché non sono ancora disponibili le indicazioni relative alle modalità di presentazione delle domande e ai requisiti delle aziende”. Va nella direzione auspicata dalla Copagri anche la possibilità di stabilizzare i rapporti di lavoro di naturale stagionale, inviando entro sessanta giorni dalla scadenza del contratto una richiesta per convertirli in permessi per lavoro subordinato, ha aggiunto la Confederazione, secondo cui “in tal modo si va a contrastare il caporalato e a snellire l’attività di ricerca di manodopera da parte delle imprese”.

L’agricoltura toscana vale 3,7 mld e il 30,6% imprese è donna

L’agricoltura toscana vale 3,7 mld e il 30,6% imprese è donnaRoma, 24 ott. (askanews) – Una “miniera d’oro” da 3,7 miliardi. A tanto ammonta il valore della produzione agricola della Toscana, che nel 2023 si conferma la prima regione in Italia per superficie destinata a produzioni certificate (IG food) con oltre 75mila ettari, pari al 12,3% del totale regionale (612.880 ettari). Un dato che supera di cinque volte quello nazionale, attestato al 2,3%. La Toscana è inoltre la prima regione per la crescita degli occupati del settore (+12,8%), andando in controtendenza rispetto alla media italiana, che ha visto una contrazione degli addetti del 3,1%. Tante anche le imprese guidate da donne, che rappresentano il 30,6% del totale, contro il 27,9% del dato nazionale.


Questi alcuni dei dati contenuti nel report ISMEA realizzato per la sesta edizione di Buy Food Toscana, la vetrina internazionale del gusto made in Tuscany che quest’anno, per la parte BtoB, ha portato al Palazzo degli Affari di Firenze 65 produttori certificati DOP, IGP, Agriqualità, Biologico e con Prodotto di Montagna e PAT, selezionati tramite bando regionale e 39 buyer stranieri provenienti da 18 paesi del mondo, per stringere nuovi accordi commerciali o consolidare i rapporti esistenti. La Toscana è la regione leader per numero di registrazioni IG, con 90 prodotti tra DOP e IGP3 di cui 32 prodotti alimentari e 58 vini. Nel 2022 (anno di riferimento della ricerca per gli IG food) il comparto delle IG food toscane, grazie al contributo di 11.785 operatori, ha generato un valore alla produzione di 179 milioni di euro (+1,2% su base annua e +17% dal 2019).


Anche per il 2023, i dati indicano una ulteriore crescita del valore complessivo delle IG food regionali di circa il 6%. Sei i prodotti che, insieme, rappresentano l’88% del valore delle IG toscane: il Prosciutto Toscano DOP, i Cantuccini Toscani IGP e il Pecorino Toscano DOP contribuiscono con circa il 20% ciascuno, mentre olio Toscano IGP, Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP e Finocchiona IGP si attestano a poco meno del 10% a testa. Nel 2023 l’export dei prodotti agroalimentari toscani si è attestato a 3,5 miliardi di euro, pari al 6,1% dell’intero export regionale. Un valore che è cresciuto negli ultimi 5 anni ad un tasso medio annuo dell’8,3%. Tra i principali prodotti esportati il vino, che rappresenta più di un terzo dell’export agroalimentare toscano in valore e l’olio extravergine d’oliva, che pesa per il 23%. Il 53% dei mercati di riferimento è al di fuori dell’Unione Europea, con gli Stati Uniti che, da soli, arrivano al 25%. Per quanto riguarda i paesi UE, Germania e Francia sono i più consistenti, ciascuno con quote superiori al 10%.


Tra i principali prodotti IG toscani, nel 2023 si registra una ripresa delle vendite in valore degli oli IG toscani pari al +5,2%, ed un significativo incremento della categoria dei derivati dei cereali (+27,3%), rappresentati da Cantucci toscani IGP, Panforte di Siena IGP, e Ricciarelli di Siena IGP. Relativamente agli oli IG toscani, le vendite nella grande distribuzione rappresentano il 12,1% delle vendite in volume e il 14,6% delle vendite in valore di tutti gli oli IG italiani, con un valore di oltre 7,4 miliardi di euro.

Fronte pescatori europei chiede moratoria a nuovi divieti pesca

Fronte pescatori europei chiede moratoria a nuovi divieti pescaRoma, 24 ott. (askanews) – I pescatori italiani, insieme ai colleghi croati, francesi e spagnoli e al sindacato europeo dei lavoratori ETF, chiedono ai governi dei rispettivi paesi una moratoria rispetto alle ulteriori misure tecniche e di gestione che la Commissione Ue, direttamente o attraverso la CGPM, intende proporre per il prossimo anno. Lo rende noto l’Alleanza delle Cooperative pesca e acquacoltura (Agci Agrital, Confcooperative Fedagripesca, Legacoop Agroalimentare), promotrice di questo fronte europeo contro nuovi limiti all’attività di pesca.


“Abbiamo ascoltato le nostre marinerie, i problemi dei pescatori, che non sono solo problemi italiani e per questo abbiamo allargato anche alle altre sponde del Mediterraneo questo fronte che si oppone a nuove regole e a ulteriori sacrifici per la pesca. Una scelta condivisa e sostenuta dal ministro Lollobrigida”, sottolinea l’Alleanza. Il negoziato è alle battute finali e l’augurio della cooperazione è che si concluda assumendo posizioni e decisioni capaci di contemperare, più di quanto non sia accaduto sin qui, le esigenze di una piena ed equilibrata sostenibilità a cominciare dalla componente sociale ed economica.

Confagri: ecco come migliorare Dl su ingresso lavoratori stranieri

Confagri: ecco come migliorare Dl su ingresso lavoratori stranieriRoma, 24 ott. (askanews) – Apprezzamento per la scelta di apportare modifiche all’attuale sistema di ingresso in Italia di stranieri per motivi di lavoro, anche stagionale, ma anche proposte concrete per rendere più efficace la normativa prevista dal decreto-legge n. 145/2024 dell’11 ottobre scorso. Le ha illustrate oggi Confagricoltura, in audizione alla Commissione Affari Costituzionali della Camera relativa al DL dell’11 ottobre scorso, con l’intervento del direttore dell’Area Politiche del Lavoro e Welfare, Roberto Caponi.


“Positiva – ha spiegato Caponi – la previsione che esclude dal sistema delle quote predeterminate dal decreto flussi le richieste di conversione dei permessi di soggiorno per motivi stagionali in permessi per lavoro subordinato, poiché va a stabilizzare, laddove ce ne siano le condizioni, i rapporti di lavoro effettivamente e regolarmente instaurati con lavoratori stagionali”. Allo stesso modo Confagricoltura ha espresso apprezzamento per l’innalzamento del numero di quote destinate al settore agricolo che continua a registrare una significativa carenza di lavoratori. “Le criticità – ha detto Caponi – sono diverse, ma si possono superare per migliorare ulteriormente il provvedimento. In primis, ampliare il periodo di precompilazione delle richieste, che si svolge dal primo al 30 novembre 2024, anche alla luce del fatto che ad oggi non è ancora stata emanata la circolare congiunta dei Ministeri competenti che deve fornire importanti indicazioni sulle modalità di presentazione e sui requisiti delle aziende richiedenti”.


“Occorre inoltre, in merito alla capacità economica delle aziende agricole, che vengano rimarcate le particolarità della normativa fiscale delle aziende del settore primario, nonché il peso di eventuali aiuti comunitari percepiti”. Confagricoltura suggerisce anche di anticipare l’entrata in vigore delle conversioni extra-quote dal 2025 per consentire di mantenere al lavoro, con un contratto più stabile, gli stagionali già presenti in Italia e regolarmente assunti sulla base di nulla osta rilasciati con i precedenti click day.


Un’altra richiesta è di ampliare il termine di 7 giorni per la conferma dell’interesse del datore di lavoro, essendo prevista la sola comunicazione via PEC. “Sulla base della nostra esperienza – ha affermato Caponi – la fase di rilascio dei visti d’ingresso rimane quella più problematica e incerta. Soprattutto per alcuni Paesi di provenienza, infatti, si continuano a registrare ritardi incompatibili sia con la stagionalità dell’attività, sia con la programmazione aziendale”. In merito alla Black list, Confagricoltura auspica una definizione più ampia delle cause che escludono il richiedente dalla lista, includendo tutte quelle ipotesi adeguatamente giustificate, anche per esigenze produttive. Si chiede inoltre di ampliare il termine di 8 giorni per la sottoscrizione e la trasmissione del contratto di soggiorno, poiché l’esiguità del termine rischia di compromettere definitivamente tutto l’iter di ingresso e di assunzione del lavoratore.

Mutti (Centromarca): servono norme per favorire crescita e investimenti

Mutti (Centromarca): servono norme per favorire crescita e investimentiMilano, 24 ott. (askanews) – “L’industria di marca è attore indispensabile di un settore, quello del largo consumo, che rappresenta una filiera strategica per il Paese e chiede una seria politica industriale che porti maggiore efficienza al sistema”. Ad affermarlo Francesco Mutti, presidente di Centromarca, in occasione della presentazione a Roma dello studio La marca crea valore per l’Italia, redatto da Althesys strategic Consultant. “Per mantenere questo ruolo proattivo nel Paese – ha sottolineato Mutti – è indispensabile un quadro normativo che favorisca la crescita dimensionale delle nostre industrie e gli investimenti destinati alla ricerca. Altrettanto prioritari sono gli interventi per garantire il rispetto delle leggi e la correttezza della concorrenza. Vorremmo focalizzare le nostre richieste su misure a costo zero per le casse dello Stato: pensiamo a interventi di semplificazione e di efficientamento della logistica di filiera, in un’ottica di spinta alla digitalizzazione”.


Mutti, a tal proposito, ha evidenziato che “Centromarca si sta concentrando su questi ambiti ai tavoli politico-istituzionali, con l’obiettivo di rafforzare la competitività delle nostre imprese sui mercati interno ed internazionale. Ovviamente siamo contrari a qualsiasi inasprimento delle imposte sui consumi, che ridurrebbe ulteriormente il potere d’acquisto delle famiglie italiane”. Il presidente di Centromarca ha voluto poi ribadire come la marca “identifichi l’Italia e insieme formano un binomio inscindibile fatto di qualità e di creatività, di bello e di ben fatto. Un patrimonio che il nostro Paese deve tutelare e valorizzare. Il valore dell’industria di marca va oltre il semplice, seppur notevole, contributo economico”. “La marca – ha concluso – investe in innovazione sostenibile, ricerca, crescita dei talenti e delle competenze, offre ricadute sui territori, è volano di attrazione di investimenti per il sistema Paese ed è leader del made in Italy”.

Larco consumo, Centromarca: nel 2023 generati 87 mld di valore condiviso

Larco consumo, Centromarca: nel 2023 generati 87 mld di valore condivisoMilano, 24 ott. (askanews) – L’industria di marca, rappresentata da Centromarca, nel 2023 ha generato, a monte e a valle della propria attività, un valore condiviso pari a 87,2 miliardi di euro (il 4,2% del prodotto interno lordo) con una crescita del 19% rispetto ai 73 miliardi rilevati nel 2019. E’ quanto emerso dallo studio “La marca crea valore per l’Italia”, redatto da Althesys strategic consultants, e presentato a Roma al Centro studi americani, da Centromarca, l’associazione italiana cui aderiscono circa 200 industrie di marca del largo consumo.


Il valore condiviso generato lungo la filiera va oltre la fase di produzione, dove operano le aziende aderenti a Centromarca, e nasce dalla collaborazione con i fornitori nazionali e i canali distributivi, con le ricadute complessive che sono tre volte quelle dalla sola fase industriale. L’apporto alla contribuzione fiscale è di 28,7 miliardi di euro (pari al 5% delle entrate fiscali 2023), di cui 12,9 miliardi riconducibili all’Iva, 12,2 miliardi a imposte e contributi sociali sul lavoro, 3,5 miliardi a imposte sul reddito delle società. Ogni lavoratore delle industrie Centromarca contribuisce a creare 7,2 posti di lavoro in Italia, l’equivalente di un milione di persone (pari al 4,1% degli occupati), di cui 738.760 nella filiera del largo consumo: 72.056 tra i fornitori, 131.522 nella produzione, 6.195 nella logistica, 528.987 nella distribuzione e vendita. Le imprese associate generano, inoltre, 26,6 miliardi di euro di salari lordi (+17% rispetto al 2019), pari al 3,2% del totale dei redditi da lavoro dipendente e al 15,7% delle retribuzioni dell’industria manifatturiera.


In dettaglio, il valore condiviso creato dall’attività produttiva delle associate Centromarca è pari a 26,9 miliardi di euro: 13,5 miliardi di valore aggiunto, 9,1 miliardi di ricadute indotte, 4,2 miliardi di Iva e 100 milioni di donazioni. Altri 13,9 miliardi di valore sono creati dai fornitori (materie prime, agricoltura, allevamento, imballaggi, macchinari, ecc.), un miliardo dagli operatori logistici e 45,4 miliardi dai canali commerciali (moderna distribuzione, ingrosso, dettaglio tradizionale, fuori casa, ecc.). “Senza la base produttiva industriale italiana – spiega Alessandro Marangoni, ceo di Althesys – i fornitori non avrebbero mercati sufficienti e a valle mancherebbero i prodotti destinati alla commercializzazione verso i consumatori. La produzione nazionale è dunque strategica, come per altro emerso chiaramente durante il lockdown del 2020, nel quale le aziende associate a Centromarca sono state determinanti per il nostro sistema economico e i cittadini”. I lavori dell’incontro sono stati aperti da Alessandro Morelli, sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio, coordinamento della politica economica e di programmazione degli investimenti pubblici. Le evidenze dello studio e le valutazioni di Centromarca sono state al centro delle riflessioni di una tavola rotonda, cui hanno preso parte, insieme al presidente, Francesco Mutti, Alessandro Cattaneo, commissione Politiche Ue, Camera, Antonio Misiani, vicepresidente della commissione Bilancio, Senato, Marco Osnato, presidente della commissione Finanze, Camera e Giulia Pastorella, Commissione Trasporti, Camera.

Dal cuneese raccolta fondi per allevatori siciliani in difficoltà

Dal cuneese raccolta fondi per allevatori siciliani in difficoltàRoma, 24 ott. (askanews) – Una raccolta fondi per sostenere gli allevatori siciliani che, a causa dell’estate siccitosa e delle alte temperature non sono riusciti a mettere da parte il fieno necessario ad affrontare l’inverno. Una situazione che ha messo in difficoltà anche alcuni Presìdi Slow Food, in particolare nel sud Italia. A lanciare il progetto Fieno solidale è la Condotta Slow Food Bra.


“Vedendo in tv la condizione in cui si sono trovati alcuni colleghi pastori, ho pensato di creare un fondo per comprare fieno e spedirlo – spiega Renato Maunero, della Condotta Slow Food Bra, promotore dell’iniziativa di solidarietà . Sapere che ci sono animali che non hanno acqua e cibo è impressionante, tanto più per chi come me alleva e sa che oggi tocca a loro, ma un domani potremmo aver bisogno noi di una mano”. “Il primo passo è trovare i fondi: poi, in base all’importo che riusciremo a raccogliere, acquisteremo fieno buono dai produttori piemontesi e organizzeremo la spedizione”, spiega Munero che è tra i produttori del Presidio dei prati stabili e pascoli. “I miei animali pascolano otto o nove mesi all’anno – dice – mentre in inverno mangiano il fieno che autoproduco dai miei prati: faccio solo quello che dovrebbe essere la normalità, e come me altri allevatori che conosco. Oltre ad acquistarlo con i fondi raccolti, in parte potremmo contribuire direttamente noi con la materia prima”.

In E.R. semine bloccate per pioggia, a rischio 30% grano e orzo

In E.R. semine bloccate per pioggia, a rischio 30% grano e orzoRoma, 24 ott. (askanews) – È allarme in Emilia-Romagna per gli agricoltori alle prese con le semine autunnali di grano e orzo, in uno dei principali bacini produttivi d’Italia con 230.000 ettari coltivati nel 2024, che vanta filiere della pasta e della panificazione famose nel mondo. I campi sono inzuppati, se non addirittura allagati, in più l’eccesso di pioggia favorisce la crescita di erbe infestanti facendo lievitare i costi per arrestarne lo sviluppo.


La stima di Confagricoltura Emilia Romagna è chiara: “rischiamo di perdere il 30% della superficie destinata a grano e orzo, i terreni sono impraticabili e lo resteranno a lungo, le operazioni in campo subiscono ritardi e i nostri uffici – spiega il presidente regionale di Confagricoltura, Marcello Bonvicini – seguono da vicino le aziende in difficoltà nella programmazione delle colture per sostituire, ove possibile, le semine dei cereali autunno-vernini con quelle primaverili di mais e sorgo in primis”. Nella provincia di Bologna, che conta più di 40.000 ettari a grano e orzo, si prevedono mancate semine su 3000 ettari circa nelle zone collinari interessate da fenomeni franosi, e su 5000 ettari in pianura, inclusi quelli ora alluvionati, dove però si dà per certa la pianificazione di altre colture in febbraio-marzo 2025. Piena emergenza e viabilità compromessa nel Reggiano dove ci sono migliaia di ettari ancora sott’acqua, edifici parzialmente sommersi e centinaia di agricoltori danneggiati. In tutta l’area la semina salterà completamente. Anche gli oltre mille ettari allagati nel Ferrarese non potranno essere destinati a semine autunnali.


Nel Modenese è stato finora seminato il 5-10% del grano previsto così pure in Romagna. I ritardi non dipendono esclusivamente dagli effetti delle alluvioni ma anche dalle frequenti precipitazioni che, in taluni casi, non hanno consentito di terminare la raccolta della soia e di liberare così i terreni per i cereali autunno-vernini. Ci sono timori in provincia di Parma per lo slittamento delle semine: la maggior parte delle aziende è ferma. Anche nel piacentino le lavorazioni del terreno sono bloccate un po’ ovunque causa smottamenti in collina-montagna e allagamenti nella bassa. Ci sono ancora pomodori in campo e si chiude una stagione tra le peggiori degli ultimi quarant’anni. Si auspica tuttavia di poter recuperare nelle prossime settimane. “La situazione è critica – sottolinea il presidente dei cerealicoltori di Confagricoltura Emilia Romagna, Achille Savini – in alcune zone sono caduti più di 1200 millimetri di pioggia da inizio anno quando la media annuale in Emilia-Romagna si attesta a 600-700 millimetri. Preoccupa anche la crescente disaffezione verso la coltura spinta da un andamento dei prezzi fortemente penalizzante sia per il tenero che per il duro”.