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Nasce “Filiera pasta” a interno Filiera Italia a tutela settore

Nasce “Filiera pasta” a interno Filiera Italia a tutela settoreRoma, 28 ott. (askanews) – Nasce, all’interno di Filiera Italia, “Filiera pasta”, un nuovo strumento organizzativo per tutelare l’intero settore italiano della pasta e valorizzare il Made in Italy di qualità. Lanciata stamattina al Masaf alla presenza del ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida, dell’amministratore delegato di Filiera Italia Luigi Scordamaglia, del presidente di Coldiretti Ettore Prandini e del segretario generale Vincenzo Gesmundo, Filiera Pasta ha l’obiettivo di difendere la tracciabilità lungo la filiera, la promozione delle tradizioni, la ricerca e l’innovazione della produzione per garantire la distintività del settore e contrastare il fenomeno dell’omologazione dei processi produttivi della pasta e della corsa a ribasso degli standard che avvantaggiano altri Paesi produttori.


“Rappresentare e tutelare gli interessi di intere filiere agroalimentari – ha detto Ettore Prandini, presidente Coldiretti – che fondano la loro attività produttiva sulla qualità e sul legame tra innovazione e tradizione – a partire dalla pasta per la quale il nostro Paese vanta la leadership mondiale con un fatturato complessivo che ha superato i 6,3 miliardi di euro – non è solo il primo obiettivo di Filiera Italia, bensì quello di tutte quelle aziende storiche italiane che per preservare l’arte della produzione della pasta italiana e promuovere il made in Italy di alta qualità in Italia e nei mercati esteri decidono di fare sistema”. “Con Filiera pasta – ha poi aggiunto Vincenzo Gesmundo segretario generale Coldiretti – l’associazione Filiera Italia realizza anche nel settore del grano e della pasta fondamentale per il nostro made in Italy, quella alleanza tra agricoltori e industrie di trasformazione già realizzata in altre filiere. Rilancio e valorizzazione del grano italiano, contratti di filiera che assicurino un’equa ripartizione del valore aggiunto, comunicazione e promozione per differenziare sul mercato internazionale questo prodotto distintivo da quello omologato ed Italian sounding”.


“In uno scenario dove la globalizzazione dei mercati porta con sé grandi opportunità, ma anche rischi di omologazione degli alimenti – ha spiegato Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia – le aziende del comparto che credono nelle proprie specificità intendono puntare sulla riconoscibilità e sul valore premium della pasta italiana nei mercati internazionali, anche per contrastare la concorrenza sempre più diffusa e agguerrita di prodotti a basso costo realizzati in Turchia, Spagna”. Questo nuovo strumento organizzativo mira a realizzare attività e iniziative di formazione, supporto tecnico verso i propri soci, sensibilizzazione, ricerca e sviluppo, tutela e valorizzazione della filiera. “E soprattutto rappresentanza, tramite Filiera Italia, ai tavoli istituzionali nazionali ed europei. Un impegno – ha concluso Scordamaglia – che ha portato diversi produttori a investire nella differenziazione dei propri prodotti, qualificando e rivitalizzando l’offerta verso i consumatori, tanto con riguardo ai metodi di lavorazione certificati, quanto alla selezione delle materie prime e fino alla etichettatura ‘residui zero’”.

Giusto prezzo e strategia nazionale a centro assemblea Federbio

Giusto prezzo e strategia nazionale a centro assemblea FederbioRoma, 28 ott. (askanews) – La definizione di un prezzo che ripaghi il lavoro nei campi, assicurando la sopravvivenza e lo sviluppo di un’attività strategica a livello nazionale che rispetti i diritti dei lavoratori e quelli della terra e renda accessibile ai cittadini alimenti di qualità. Saranno questi i temi al centro della seconda Assemblea dei produttori biologici organizzata da FederBio che si terrà mercoledì 30 ottobre a Roma e riunirà le 14 associazioni socie FederBio, ma è aperta a tutti gli operatori agricoli.


A più di un anno dalla presentazione del ‘Manifesto dei produttori’, che elencava le richieste del mondo del biologico, l’assemblea sarà l’occasione per fare il punto sulle politiche di sviluppo dell’agricoltura priva di sostanze chimiche di sintesi. E il tema del “giusto prezzo” dei prodotti biologici è sempre più rilevante per garantire la sostenibilità ambientale e socio-economica, ma anche per aumentare il consumo del biologico, cambiando l’attuale paradosso: l’Italia è il maggiore produttore del continente europeo e contemporaneamente agli ultimi posti nelle vendite. All’assemblea interverrà anche Luigi D’Eramo, sottosegretario al Mministero dell’Agricoltura. Tra i partecipanti della giornata, i rappresentanti delle principali associazioni del settore: Maria Grazia Mammuccini, Ppresidente FederBio, Cristiano Fini, presidente CIA, Maria Letizia Gardoni, coordinatrice della sezione soci produttori FederBio, Giuseppe De Noia, presidente di ANABIO CIA, Nicoletta Maffini, presidente AssoBio, Marco Paravicini, vicepresidente FederBio.

Premio Mutti: 7 milioni di incentivi alla filiera del pomodoro

Premio Mutti: 7 milioni di incentivi alla filiera del pomodoroRoma, 28 ott. (askanews) – Un importo straordinario di incentivi per 7 milioni di euro distribuiti lungo tutta la filiera, che si aggiungono al prezzo concordato e pagato per il pomodoro. E’ il premio erogato quest’anno da Mutti, il più alto mai riconosciuto nella storia dell’azienda, che ha riunito per la prima volta in un unico evento l’intera filiera, dal nord al sud d’Italia, a Reggio Emilia in occasione della 25esima edizione del Premio Pomodorino d’Oro, nato per valorizzare la qualità del pomodoro e l’impegno dei migliori agricoltori che hanno contribuito alla buona riuscita della campagna di lavorazione.


Mutti conclude in questi giorni la campagna di lavorazione del pomodoro, trasformando 565.000 tonnellate di materia prima, 100% italiana, nonostante le condizioni climatiche particolarmente sfidanti che hanno caratterizzato la stagione estiva 2024, che ha registrato un’eccessiva piovosità nella Pianura Padana e, al contrario, una dura siccità al Sud Italia. “Quest’estate siamo stati costretti a interpretare due campagne diametralmente opposte. Se da un lato nel Nord le continue piogge hanno portato a tempi estremamente dilatati e rese di campo di gran lunga inferiori rispetto ai volumi medi, nel Sud del Paese la difficoltà è stata quella di gestire una scarsità d’acqua che non si verificava come tale da anni” spiega in una nota Massimo Perboni, direttore del Servizio Agricolo di Mutti.


Sono circa 70 i giorni nei quali, generalmente, si concentra la campagna di trasformazione del pomodoro, dalla metà di luglio fino alla fine di settembre ma il 2024 ha fatto eccezione, costringendo a una campagna che si è protratta fino alla fine del mese di ottobre, comportando un ulteriore sforzo da parte delle oltre 800 famiglie di agricoltori italiani con i quali Mutti collabora. “Il 2024 è stato un anno decisamente più complicato del previsto, il più difficile tra quelli affrontati nei 30 anni trascorsi da quando, nel ’94, ho preso la guida dell’azienda ma, insieme alla parte agricola, siamo riusciti a portare a termine la campagna con qualità e passione” ha detto Francesco Mutti, amministratore delegato dell’azienda. “In un momento così complesso, nel venticinquesimo anniversario del nostro premio, abbiamo voluto che l’evento per la consegna del Pomodorino d’Oro fosse uno solo, come una sola, unica, è la nostra filiera”.


Ad aggiudicarsi il primo posto per il pomodoro tondo è stata l’azienda agricola piacentina Il Giglio di Benzi, di Gabriele Mazzocchi, collaboratrice di Mutti dal 2019 e protagonista negli ultimi anni di un’importante crescita, che l’ha portata dal 25esimo posto del 2020 al primo in soli quattro anni. Per quanto riguarda le varietà del sud, pomodoro lungo e pomodoro ciliegino, i vincitori sono state rispettivamente le aziende agricole di Gianfranco Anzivino, di Troia (FG), e Turco Fortuna, di Lesina (FG). Per il pomodoro datterino, unica delle quattro categorie che vede competere entrambe le filiere, Nord e Sud, ad essere premiata è stata l’azienda agricola di Roberto Brui, di Ferrara.

Mutti premia con 7 mln di euro agrocoltori dopo difficile annata pomodoro

Mutti premia con 7 mln di euro agrocoltori dopo difficile annata pomodoroMilano, 28 ott. (askanews) – Mutti conclude in questi giorni la campagna del pomodoro 2024, con 565.000 tonnellate di materia prima trasformata. Si tratta di pomodori tutti di provenienza italiana nonostante le condizioni climatiche particolarmente sfidanti che hanno caratterizzato la scorsa stagione estiva, con un’eccessiva piovosità nella Pianura Padana e, al contrario, una dura siccità al Sud Italia. A fronte, infatti, dei circa 70 giorni in cui, generalmente, si concentra la campagna di trasformazione del pomodoro (da metà luglio fino alla fine di settembre) quest’anno la campagna che si è protratta fino alla fine di ottobre. Un ulteriore sforzo da parte delle oltre 800 famiglie di agricoltori italiani con cui Mutti collabora e che ha deciso di supportare assecondandone i tempi e mettendo loro a disposizione un sistema di incentivi economici straordinari per 7 milioni di euro. “Il 2024 è stato un anno decisamente più complicato del previsto ha commentato Francesco Mutti, amministratore delegato dell’azienda – il più difficile tra quelli affrontati nei 30 anni trascorsi da quando, nel ’94, ho preso la guida dell’azienda ma, insieme alla parte agricola, siamo riusciti a portare a termine la campagna con qualità e passione”.


“Quest’estate siamo stati costretti a interpretare due campagne diametralmente opposte – ha spiegato Massimo Perboni, direttore del servizio agricolo di Mutti – Se da un lato nel Nord le continue piogge hanno portato a tempi estremamente dilatati e rese di campo di gran lunga inferiori rispetto ai volumi medi, nel Sud del Paese la difficoltà è stata quella di gestire una scarsità d’acqua che non si verificava come tale da anni. In questo contesto, ancora una volta abbiamo potuto contare sulla capacità dei nostri produttori. Fidarci dell’esperienza della parte agricola e assecondare i suoi tempi si è rivelata la scelta migliore per portare a conclusione una campagna molto complessa, ma che ancora una volta chiudiamo certi di aver raggiunto gli standard qualitativi prefissati”.Per valorizzare il lavoro di squadra, Mutti ha deciso di riunire per la prima volta in un unico evento l’intera filiera, dal nord al sud d’Italia, a Reggio Emilia in occasione della 25esima edizione del suo Premio Pomodorino d’Oro, nato per valorizzare la qualità del pomodoro e l’impegno dei migliori agricoltori. Un impegno, quello della filiera, che anche quest’anno è stato riconosciuto e premiato attraverso un ampio programma di incentivi economici – che si aggiungono al prezzo concordato e pagato per il pomodoro – pari a un circa 7 milioni di euro distribuiti lungo tutta la filiera, il più alto mai riconosciuto nella storia dell’azienda. “In un momento così complesso, nel venticinquesimo anniversario del nostro premio, abbiamo voluto che l’evento per la consegna del Pomodorino d’Oro fosse uno solo, come una sola, unica, è la nostra filiera – ha aggiunto Mutti – Ora più che mai è importante proseguire e insistere sulla strada della collaborazione, uniti, perché condividiamo tutti lo stesso obiettivo: portare sulle tavole di chi sceglie Mutti il miglior pomodoro possibile”.


Ad aggiudicarsi il primo posto per il pomodoro tondo è stata l’azienda agricola piacentina Il Giglio di Benzi, di Gabriele Mazzocchi, collaboratrice di Mutti dal 2019 e protagonista negli ultimi anni di un’importante crescita, che l’ha portata dal 25esimo posto del 2020 al primo in soli quattro anni. Per quanto riguarda le varietà del sud, pomodoro lungo e pomodoro ciliegino, i vincitori sono state rispettivamente le aziende agricole di Gianfranco Anzivino, di Troia (FG), e Turco Fortuna, di Lesina (FG). Per il pomodoro datterino, unica delle quattro categorie che vede competere entrambe le filiere, Nord e Sud, ad essere premiata è stata l’azienda agricola di Roberto Brui, di Ferrara. 

Anicav: in 2 anni +70% produzione pomodoro Cina, Italia la più penalizzata

Anicav: in 2 anni +70% produzione pomodoro Cina, Italia la più penalizzataMilano, 26 ott. (askanews) – “Su questa vicenda del pomodoro cinese, prodotto in aree come lo Xinjiang dove è palese la violazione dei diritti umani e c’è una scarsa se non nulla attenzione all’ambiente, non si capisce perché l’Unione Europea non si sia posta alcun problema a differenza di Stati Uniti e Gran Bretagna”. Giovanni De Angelis, direttore generale dell’associazione nazionale degli industriali conserve alimentari vegetali (Anicav), denuncia la “preoccupazione reale” di tutto il comparto della trasformazione del pomodoro da industria per l’arrivo sui mercati internazionali dei prodotti cinesi “che diventano nostri concorrenti”. Un fenomeno che vede l’Italia, “il principale protagonista di questo mercato in Europa, come il Paese maggiormente penalizzato”.


Le parole del dg di Anicav si uniscono all’allarme lanciato dalle pagine del Financial Times, da Francesco Mutti, amministratore delegato dell’omonimo gruppo. “Dovremmo bloccare l’importazione di concentrato di pomodoro dalla Cina o introdurre una tassa del 60% su questo prodotto – ha detto il numero uno del gruppo alimentare italiano – in modo che il suo costo non sia così diverso da quello dei prodotti italiani”. La preoccupazione per la concorrenza sleale cinese, in questa fase, è amplificata dall’aumento dei volumi. “Quest’anno la produzione in Cina è passata a 11 milioni di tonnellate dai 6 milioni di due anni fa: è evidente che raddoppiando quasi la produzione e non essendo loro dei grandi consumatori, tutto il pomodoro in più rispetto ai consumi interni è destinato ai mercati esteri e questo crea delle difficoltà per quanto ci riguarda perché diventano nostri concorrenti nel mondo”, ha spiegato De Angelis. Secondo i dati del World processing tomato council nel 2022 la quantità totale di pomodori lavorati in Cina è stata di 6,2 milioni di tonnellate, di cui oltre 5 milioni di tonnellate nello Xinjiang, regione più volte al centro delle denunce delle organizzazioni internazionali per lavori forzati e violazione dei diritti umani, e un altro milioni in Mongolia. Quest’anno, sempre secondo il Wptc, la Cina ha sfiorato quota 11 milioni di tonnellate (10,45 milioni). “Noi siamo da sempre esportatori del pomodoro trasformato e tendiamo ad avere una politica non protezionistica – ha sottolineato De Angelis – Culturalmente siamo per mercati aperti e liberi ma su questa vicenda del pomodoro cinese prodotto in alcune aree come quella dello Xinjiang dove è palese la violazione dei diritti umani e c’è una scarsa attenzione all’ambiente non si capisce perché l’Unione Europea non si sia posta il problema a differenza di Stati Uniti e Gran Bretagna”. L’Europa, afferma De Angelis “deve dotarsi di una garanzia di reciprocità nel rispetto delle regole: noi apriamo le porte delle nostre frontiere a patto che si rispettino le medesime condizioni dei nostri produttori e trasformatori. Laddove ci sono poi violazioni dei nostri standard etico-sociali e ambientali noi chiediamo politiche di divieto”.


La concorrenza extra-europea fa leva sul prezzo condizionando tutto il mercato: “Noi non abbiamo timori a confrontarci sulla qualità coi competitor – osserva il dg Anicav – ma in una situazione congiunturale come quella attuale, per quanto vogliamo imporre la nostra qualità che giustifica un prezzo più alto, laddove quest’ultimo è molto, molto più basso noi subiamo una concorrenza sleale. Al tempo stesso è altrettanto evidente che noi non possiamo abbassarlo a quel livello”. “Sugli scaffali tedeschi – continua – si sta assistendo a un proliferare di prodotti derivati non europei che era inimmaginabile solo qualche anno fa e questo è sintomatico della pressione internazionale soprattutto della Cina”. In questo scenario di mercato, l’Italia è il Paese che in Europa più di tutti ha interesse a fermare questo fenomeno di “dumping sociale e ambientale”: con 5,4 milioni di tonnellate trasformate nel 2023 ci siamo confermati il terzo trasformatore al mondo dopo Stati Uniti e Cina. “Noi siamo il primo esportatore di prodotti derivati dal pomodoro destinati direttamente al consumatore finale – ricorda De Angelis – La percentuale dei prodotti lavorati che esportiamo si avvicina al 60%”. Una quota che resta prevalentemente in Europa, mercato di riferimento col 60% delle nostre esportazioni “ma non trascuriamo i mercati extra Ue, che sono legati ai flussi migratori del passato dei nostri connazionali: qui primo tra tutti troviamo il Regno Unito, poi ci sono Usa, Giappone e Australia. Naturalmente gli Usa sono produttori e l’esportazione è poca cosa, noi lì abbiamo una quota di mercato importante anche se c’è un italian sounding rilevante. Diverso è invece il caso del Giappone che ci riconosce come partner di qualità”.


Come Anicav in un documento ufficiale rivolto alle istituzioni europee sono state chieste “politiche protezionistiche anti-dumping o di salvaguardia verso Paesi che hanno bassi o inesistenti standard ambientali ed etico-sociali, imponendo o il divieto di importazione o cercando di arginare questa tendenza. Stati Uniti e Gran Bretagna lo hanno già fatto. Questo documento l’abbiamo presentato al tavolo del pomodoro presso il Masaf e stiamo lavorando affinchè sia il nostro governo a presentare l’istanza alle istituzioni europee”. Spagna e Portogallo, che sono Paesi trasformatori del pomodoro, “possono sostenere la nostra causa perchè è un problema condiviso. Diciamo che in Ue l’Italia rappresenta più della metà della produzione, l’altra metà è frazionata: buona parte la copre la Spagna poi ci sono Portogallo, Francia e Grecia”. “Sicuramente – conclude – siamo il principale protagonista di questo mercato ma anche quello maggiormente penalizzato”.

World pasta day, gli spaghetti Barilla biglietti per la metro a New York

World pasta day, gli spaghetti Barilla biglietti per la metro a New YorkRoma, 25 ott. (askanews) – Usare un pacco di spaghetti per aprire i tornelli della metro di New York, almeno per oggi sarà possibile. Ad assicurarlo è Barilla, marchio italiano leader nella produzione di pasta, che in occasione del World pasta day, in collaborazione con la metropolitana di New York ha trasformato le iconiche scatole di “Spaghetti numero 5” in “Togetherness Tickets”, cioè biglietti per viaggiare gratuitamente. Oggi, per tutto il giorno, i pendolari newyorkesi arrivati alla stazione metro di Hudson Yards di Manhattan troveranno un chiosco Barilla che offrirà, invece che biglietti, scatole di spaghetti munite di un sensore che consentirà di aprire i tornelli e viaggiare gratis.


L’idea di Barilla è quella di offrire alle persone la possibilità di cambiare routine e usare la pasta per connettersi con amici e familiari, soprattutto dopo che un sondaggio commissionato dall’azienda italiana ha rilevato che il 63% degli intervistati, negli ultimi due anni, ha mangiato da solo a causa dei frenetici impegni lavorativi e il 37% ha imputato i pasti solitari alle distanze. L’idea degli spaghetti biglietto vorrebbe proprio aiutare, almeno per un giorno, a raggiungere un amico e festeggiare con un piatto di pasta. “In Barilla riconosciamo che alcuni dei ricordi più preziosi della vita si formano intorno alla tavola con i propri cari, ma gli impegni possono allontanarci da ciò che conta di più – ha dichiarato Ilaria Lodigiani, chief category & marketing officer di Barilla – In occasione della giornata mondiale della pasta, offriamo a famiglie e amici l’opportunità di riconnettersi e celebrare l’unione intorno a un pasto condiviso, per favorire legami più profondi e godere di momenti che durano tutta la vita”.

Milano, il pollo di Giannasi acquisito dalla catena di ipermercati Finiper

Milano, il pollo di Giannasi acquisito dalla catena di ipermercati FiniperMilano, 25 ott. (askanews) – Per i milanesi è sinonimo di pollo allo spiedo, con una storia alle spalle di quasi 60 anni. Ora Giannasi, il chiosco di Porta Romana a Milano, entra nell’orbita di Finiper Canova, gruppo della gdo ancora oggi controllato dal suo fondatore, l’imprenditore ultra novantenne Marco Brunelli.


In una nota il gruppo Finiper Canova ha infatti annunciato l’acquisizione di una partecipazione di maggioranza del chiosco milanese conosciuto fin dal 1967 soprattutto per il suo rinomato pollo. “Questa collaborazione – si legge in una nota – vuole accompagnare il percorso di crescita di Giannasi che mira a espandere la propria presenza sul territorio, con l’apertura di nuovi chioschi e punti vendita, mantenendo intatta la sua identità e tradizione”. Il gruppo Finiper “si impegna a rispettare e preservare i valori fondanti che hanno reso Giannasi un’icona cittadina, garantendo la continuità in termini di qualità, servizio e coerenza con la sua storica offerta. La continuità sarà anche garantita da Paola Giannasi, figlia del fondatore, che rimarrà attiva nella gestione del brand meneghino, ispirandone lo sviluppo futuro”. Il gruppo Finiper, che ha chiuso il 2023 con oltre tre miliardi di fatturato, opera prevalentemente nel settore della gdo e si suddivide in quattro aree: ipermercati Iper La grande i, supermercati Unes, con il marchio il Viaggiator Goloso, le diverse insegne legate al settore della ristorazione (tra cui Ristò, Rom’Antica, CremAmore e Portello Caffè) e le attività immobiliari che consistono nella gestione, o nella contitolarità della gestione, di gallerie commerciali, tra cui Il Centro di Arese e Piazza Portello a Milano.


L’operazione con il chiosco Giannasi ha l’obiettivo, spiegano le parti, “di assicurare una crescita armoniosa e graduale che mantenga le caratteristiche uniche e riconosciute che hanno contribuito al successo di Giannasi. La priorità è garantire che i clienti possano continuare a riconoscere in Giannasi la stessa autenticità e qualità che hanno sempre amato”.

Caffè: consumiamo quasi 3 mld di capsule l’anno, solo 6% sono compostabili

Caffè: consumiamo quasi 3 mld di capsule l’anno, solo 6% sono compostabiliMilano, 25 ott. (askanews) – Il caffè in capsule o cialde è ormai un’abitudine quotidiana per milioni di italiani. Bastano pochi dati per fotografare il fenomeno: ogni 100 grammi di caffè torrefatto venduto in Italia, secondo i dati Mediobanca sul 2022, oltre 37 sono contenuti nelle capsule monouso e altri sei nelle cialde. In parole povere: poco meno della metà, una cifra sostanzialmente analoga a quella della moka (47,5 grammi). In termini numerici, ogni anno, il mercato delle capsule, secondo i calcoli della società Ami Consulting, si attesta sugli 80 miliardi di unità vendute nel mondo ed è previsto che superi i 90 miliardi entro i prossimi cinque anni. Circa 50 miliardi di capsule sono consumate in Europa e 2,8 miliardi nel nostro Paese. Il fenomeno ha ovviamente implicazioni non solo di strategia industriale e commerciale ma anche di tipo ambientale. È infatti essenziale organizzare adeguati sistemi di gestione del fine vita di cialde e capsule, in modo da conferirle correttamente nella raccolta differenziata e ridurne l’impronta ecologica. In tal senso, gli investimenti dei grandi player del settore in favore di una “transizione al compostabile” dei materiali utilizzati per le capsule è importante, ma la strada da fare è ancora lunga: ad oggi, è compostabile solo il 6% delle capsule utilizzate, a fronte del 22% in alluminio e 72% in plastica.


Per far luce sulle dinamiche del comparto e per sottolineare i vantaggi garantiti dall’uso di materiali compostabili per una corretta gestione del fine vita delle capsule, Biorepack, consorzio nazionale per il riciclo organico degli imballaggi in bioplastica compostabile, ha organizzato un incontro pubblico in occasione dell’undicesima edizione di TriestEspresso Expo, la più importante fiera dedicata al mondo del caffè. “Al di là del modo in cui ci concediamo il piacere del caffè, è fondamentale che gli scarti del prodotto e gli imballaggi utilizzati per contenerli vengano smaltiti nel modo giusto – dichiara Carmine Pagnozzi, direttore generale di Biorepack – In caso contrario, milioni di chili di caffè, invece di essere conferiti tra i rifiuti umidi, rischiano di finire nell’indifferenziato e, da lì, in discarica. E ciò impedisce di inviare agli impianti di trattamento grandi quantità di scarti organici da trasformare in prezioso compost, con il quale riportare sostanza organica e fertilità ai nostri terreni agricoli. È quindi importante sostenere gli sforzi in senso circolare delle aziende del comparto”. Milano, 25 ott. (askanews) – Peraltro, le buone pratiche non mancano. A dimostrazione che già oggi l’uso di materiali compostabili per realizzare le capsule (e permettere quindi ai consumatori di conferire tutto fra i rifiuti umidi, evitando errori e perdite di tempo) rappresenta una valida alternativa ai materiali tradizionali. “Grazie alla nostra filiera industriale oggi possiamo offrire tre tecnologie di trasformazione per capsule compostabili in Mater-Bi come pure soluzioni ad alta barriera per l’imballaggio – ha spiegato durante l’incontro Alberto Castellanza, director of markets and products development di Novamont – e anche capsule che possono raggiungere fino al 100% di contenuto rinnovabile e con carbon footprint verificata in accordo con lo standard internazionale ISO 14067:2018”.


Per rendere concreta la transizione al compostabile, gli investimenti industriali sono stati essenziali. “Sin dal 2013 Fi-Plast ha dedicato gran parte delle sue risorse di ricerca e sviluppo a trovare soluzioni biocompostabili tecnicamente funzionali per l’applicazione capsule caffè. Già due anni dopo, i nostri clienti erano presenti negli scaffali con capsule biocompostabili che ancora oggi sono perfettamente attuali”, ha spiegato Gianluigi Mariani, direttore generale di Fi-Plast. Ma gli investimenti sono indispensabili anche per garantire al consumatore che le nuove soluzioni tecnologiche, oltre ad agevolare lo smaltimento del caffè esausto, non intacchino qualità e aroma del prodotto. “Oggi le capsule compostabili sono analoghe, come prestazioni, a quelle di altri materiali. A livello organolettico, di protezione e di funzionamento con i macchinari, sia professionali sia domestici” sottolinea Mariani. Una conferma arriva anche da Gise, start-up bolognese, che, a TriestEspresso ha presentato la capsula compostabile per il sistema chiuso Gise. “Su questo tema i consumatori stanno mostrando sempre maggiore interesse: ridurre il nostro impatto sul Pianeta è infatti una sfida collettiva – osserva Andrea Palmieri, food & sensory manager – Master of coffee di Gise – Le capsule compostabili sono una indubbia risposta a questa richiesta del mercato perché confermano di lavorare molto bene, a livello di caratteristiche meccaniche, di infusione, di resistenza alle temperature. Sono quindi un salto in avanti indubbio a livello di sostenibilità. Soprattutto perché velocizzano le operazioni di smaltimento una volta consumate minimizzando i rischi di un errato conferimento”.

World Pasta Day, CealiachiaFacile: simbolo cucina italiana anche per celiaci

World Pasta Day, CealiachiaFacile: simbolo cucina italiana anche per celiaciRoma, 24 ott. (askanews) – “La pasta è il piatto simbolo della cucina italiana, e i celiaci non devono rinunciarvi per nessuna ragione”. Michele Mendola, fondatore della community CeliachiaFacile, nata proprio per aiutare chi soffre di intolleranza al glutine a affrontare la vita di tutti i giorni, lo afferma in occasione del World Pasta Day, la giornata che in tutto il mondo rende omaggio a una delle bandiere culinarie italiane.


“Esistono moltissime aziende che producono pasta senza glutine – spiega Mendola in una nota – e anche i grandi marchi hanno lanciato una linea dedicata a chi deve rinunciare al glutine. Alcuni utilizzano mix di farine più classiche come mais bianco, mais giallo e riso integrale, senza aggiunta di amidi. Altri utilizzano solo farina di mais che conferisce un’ottima tenuta in cottura e maggiore capacità di trattenere i condimenti. E ci sono anche delle varianti con aggiunta di farina di quinoa, amaranto, teff, avena, grano saraceno. Questi prodotti hanno a oggi raggiunto standard elevatissimi e non hanno nulla da invidiare alla pasta tradizionale sia in termini di gusto, sia per quanto riguarda la consistenza”. Esistono inoltre molte tipologie di pasta fresca, come lasagne, tagliatelle, gnocchi, e quelle ripiene come tortellini o ravioli. “Alcune produzioni sono anche semi artigianali – aggiunge Mendola, ma per chi vuole preparare della pasta fatta in casa, in negozio si possono trovare tantissimi mix di farine specifici per pasta fresca, per cucinare al meglio le proprie ricette preferite”.


Con la pasta senza glutine è possibile preparare senza problemi anche le ricette più elaborate, persino quelle che richiedono la risottatura. “La pasta gluten-free contiene meno amido della tradizionale, ma basta seguire qualche accorgimento – spiega il fondatore di CeliachiaFacile. – Se si sbollenta la pasta per qualche minuto, occorre usare meno acqua, di modo che ci sia una maggiore concentrazione di amido. Se invece la pasta viene cotta direttamente con il sugo, allora è meglio utilizzare il brodo, e non dell’acqua, quando il condimento è troppo denso”. Le pasta senza glutine non richiede nessuna procedura speciale, si cuoce allo stesso modo della pasta normale. Ma, come per ogni altro cibo, è necessario seguire qualche accortezza particolare per evitare contaminazioni che potrebbero risvegliare l’intolleranza. “La regola d’oro – ricorda Mendola, – è di utilizzare pentole e stoviglie dedicate per cucinare i cibi senza glutine. E nel caso della pasta va rispettata con uno scrupolo ancora maggiore, se possibile. Questo perché mestoli, pentole e soprattutto gli scolapasta potrebbero nascondere qualche residuo della pasta che è rimasto incollato nonostante il lavaggio. E quel residuo potrebbe alla fine contaminare le pietanze senza glutine. Per lo stesso motivo, se si cucina per tante persone, alcune celiache e alcune no, conviene preparare la pasta senza glutine per tutti, nessuno si accorgerà della differenza”.


Infine occorre sfatare un falso mito: “La pasta senza glutine non è meno calorica di quella normale – sottolinea il fondatore di CelachiaFacile. – È un alimento studiato per le persone intolleranti al glutine, e quindi ha grossomodo le stesse proprietà nutritive della pasta tradizionale. Purtroppo, non è di grande aiuto per chi vuole perdere peso, anche perché l’apporto calorico dipende principalmente dal condimento e dalle quantità. Insomma – conclude Mendola, – il vero problema è che non si può dire di no a un buon piatto di pasta”.

Torna Eccellenze del Piemonte in vestrina a scoperta dei sapori

Torna Eccellenze del Piemonte in vestrina a scoperta dei saporiRoma, 24 ott. (askanews) – Per oltre un mese, dal 23 ottobre e fino a fine novembre, tornano sul territorio gli eventi di “Eccellenze del Piemonte in vetrina” per presentare il buono e il bello della nostra regione, che vanta una cucina di altissimo livello e produzioni di grande pregio.


Il progetto, giunto alla quinta edizione, è ideato dall’Ente Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba in collaborazione con Visit Piemonte, promosso da Regione Piemonte e realizzato in collaborazione con le ATL Alexala, ATL del Cuneese, Distretto Turistico dei Laghi, Ente Turismo Langhe Monferrato Roero, ATL Terre dell’Alto Piemonte – Biella, Novara, Valsesia e Vercelli e ATL Turismo Torino e Provincia. “Eccellenze del Piemonte in vetrina” è partito nel 2020 come progetto pilota e con gli anni è diventato un evento diffuso: ad aprire il calendario dell’edizione 2024 è stato, il 23 e 24 ottobre, il Biellese con esperienze sul territorio e la cena al Ristorante “Il Patio” di Pollone dello chef Sergio Vineis.


A questo primo appuntamento seguiranno: il 7 e 8 novembre il fascino del Monferrato astigiano; il 12 e 13 novembre l’incontro con le eccellenze di Alessandria e del suo territorio; il 14 e 15 novembre le suggestioni del Cuneese tra le Valli Grana e Maira; il 20 e 21 novembre i tesori di Novara e del Novarese; il 25 e 26 novembre l’insolita Torino; il 26 e 27 la magia di Varallo e della Valsesia; il 28 e 29 novembre l’incanto di Stresa e della Val d’Ossola.