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Si allarga mobilitazione agricoltori Coldiretti contro cinghiali

Si allarga mobilitazione agricoltori Coldiretti contro cinghialiRoma, 8 lug. (askanews) – Si allarga la protesta contro i cinghiali degli agricoltori della Coldiretti, che scendono in piazza dal Molise alla Basilicata fino alla Liguria, per ottenere dalle Regioni i piani di contenimento necessari a porre un freno all’invasione dei branchi di selvatici.


Domani, martedì 9 luglio, manifestazioni a Campobasso, davanti alla sede del Consiglio regionale, in via IV Novembre, e a Potenza, di fronte al palazzo della Regione in via Verrastro. Mercoledì 10 luglio a scendere in piazza a Genova saranno gli agricoltori liguri. Appuntamento in piazza De Ferrari davanti agli edifici della Regione alle 10.30.

Uci chiede azioni urgenti contro specie aliene invasive

Uci chiede azioni urgenti contro specie aliene invasiveRoma, 8 lug. (askanews) – Azioni urgenti per proteggere le nostre specie autoctone minacciate dalle specie aliene invasive. E’ quanto chiede in una nota il presidente dell’Unione Coltivatori Italiani (Uci), Mario Serpillo, che richiama l’attenzione sull’allarmante velocità di diffusione delle specie aliene rispetto a quelle autoctone, evidenziata da un recente studio pubblicato su Annual Reviews of Ecology, Evolution and Systematics.


“L’invasione delle specie aliene, favorita dalle rotte commerciali e dai cambiamenti climatici, rappresenta una minaccia crescente per i nostri ecosistemi e l’economia agricola. Queste specie, come la cimice asiatica e il granchio blu – argomenta Serpillo – ed altre insidiosissime di più recente rilevazione, si stanno diffondendo ad una velocità impressionante, mettendo a rischio la biodiversità e la sostenibilità delle nostre colture”. La ricerca mostra chiaramente che le specie autoctone non possono competere con la rapidità di espansione delle specie invasive senza un aiuto umano. “È fondamentale – dice Serpillo – che iniziamo a considerare e implementare la migrazione assistita per le nostre specie native. Questa pratica potrebbe permettere loro di spostarsi in ambienti più favorevoli, garantendo la loro sopravvivenza di fronte ai cambiamenti climatici e alla pressione delle specie aliene”.


“Chiediamo al Governo e alle Istituzioni competenti di intervenire con estrema celerità e determinazione – conclude – Devono essere messi in atto programmi di monitoraggio e controllo delle specie invasive, nonché misure per supportare la migrazione assistita delle specie autoctone”.

Comm. Ue approva iscrizione suini di Segovia in registro Igp

Comm. Ue approva iscrizione suini di Segovia in registro IgpRoma, 8 lug. (askanews) – La Commissione Europea ha approvato l’aggiunta del “Cochinillo de Segovia” dalla Spagna nel registro delle indicazioni geografiche protette (IGP) e del vino Twente dei Paesi Bassi nel registro delle denominazioni di origine protetta (DOP).


Il “Cochinillo de Segovia” è la carne di suini nati nella provincia di Segovia e nel distretto di La Moraña, in Spagna. Ha cotenna bianca e carne rosa. Un’altra caratteristica è che i suinetti vengono nutriti esclusivamente con il latte materno. Negli anni ’60 e ’70 il maialino da latte divenne un pilastro della gastronomia segoviana, divenendo poi famoso in tutto il mondo. Il vino Twente invece viene prodotto nella regione del Twente, nell’est dei Paesi Bassi. Tutti gli aspetti del terroir, del clima, dell’ubicazione, della gestione del suolo e del vigneto, nonché del processo di vinificazione, contribuiscono alla qualità del vino.


Il contributo umano, come la selezione delle varietà, il metodo di coltivazione utilizzato (massimo utilizzo della luce solare, diradamento dei grappoli), la gestione della vendemmia (controllo del livello di zucchero, dell’acidità e degli aromi) e le pratiche di vinificazione (fermentazione a freddo, invecchiamento in botti di legno), è un ulteriore aspetto che, insieme al terreno e al clima, consente di produrre i vini di qualità specifici del Twente.

Morto a 90 anni Benito Nonino, l’uomo che ha riscattato la grappa

Morto a 90 anni Benito Nonino, l’uomo che ha riscattato la grappaMilano, 8 lug. (askanews) – E’ morto nella notte a 90 anni Benito Nonino, colui che insieme alla moglie Giannola ha riscritto la storia della grappa legando per sempre a questo distillato il suo cognome. Benito nasce a Percoto, in provincia di Udine, il 6 febbraio 1934 ma presto rimane orfano di padre. Crescerà con la madre, la prima donna riferimento nella passione della sua vita, quella per la distillazione. La seconda sarà sua moglie Giannola, anima di una svolta storica per il riscatto della della grappa: la produzione da monovitigno Picolit, datata dicembre 1973. Quell’esperimento diventò un successo grazie anche alla intraprendenza di Benito e della moglie che inviarono una bottiglietta di grappa a noti personaggi e imprenditori, a iniziare dall’avvocato Agnelli. Di lì l’ascesa della grappa Nonino entrata nella lista degli spirits dei più prestigiosi ristoranti del mondo e che nel 2019 è valsa il riconoscimento di miglior distilleria al mondo a questa azienda di famiglia, oggi alla quinta generazione con le figlie di Benito, Cristina, Antonella ed Elisabetta, alla guida.


(foto tratta dal sito grappanonino.it)

Il 24 luglio il rapporto Fao su stato sicurezza alimentare

Il 24 luglio il rapporto Fao su stato sicurezza alimentareRoma, 8 lug. (askanews) – L’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) pubblicherà il 24 luglio il rapporto annuale sullo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo (SOFI), in occasione di un evento speciale a margine dell’Alleanza globale del G20 contro la fame e la lotta alla fame.


L’edizione 2024 del rapporto presenterà gli ultimi aggiornamenti sulla sicurezza alimentare e sulla situazione nutrizionale a livello mondiale, comprese le stime aggiornate dei costi e dell’accessibilità economica delle diete sane. Il tema del rapporto “Finanziamenti per porre fine alla fame, all’insicurezza alimentare e a tutte le forme di malnutrizione” esplora i livelli attuali e le lacune nei finanziamenti per la sicurezza alimentare e la nutrizione e fornisce indicazioni su opzioni di finanziamento innovative per affrontare le principali cause dell’insicurezza alimentare e della malnutrizione e dei sistemi agroalimentari. trasformazione necessaria per liberare il mondo dalla fame e dall’insicurezza alimentare (SDG Target 2.1) e dalla malnutrizione in tutte le sue forme (SDG Target 2.2) entro il 2030.

Il whiskey nasce in Irlanda, lo dice un manoscritto di 700 anni fa

Il whiskey nasce in Irlanda, lo dice un manoscritto di 700 anni faRoma, 8 lug. (askanews) – Anticamente si chiamava Uisce Beatha (pronuncia, ìsc-ke baha), espressione che in gaelico irlandese vuol dire “acqua di vita” e leggendo queste due parole con la corretta pronuncia non è difficile capire come sia alle origini della pronuncia corrente della parola whiskey.


E quella che forse poteva sembrare solo una suggestione, ovvero che il whiskey nasce in Irlanda, è adesso avvalorata anche da un manoscritto del XIV secolo, famoso per contenere una delle prime descrizioni della distillazione del whiskey, da poco esposto nella Cattedrale di St Canice, a Kilkenny, nell’Ireland’s Ancient East. È noto con il nome Red Book of Ossory, dal colore della sua rilegatura in pelle, ed è un importante registro episcopale della cattedrale di St Canice, redatto in Irlanda nel 1324 (da Richard de Ledrede che servi come vescovo di Ossory) ovvero 170 anni delle prime registrazioni scritte in Scozia.


Il volume è rinomato a livello internazionale perché racchiude informazioni importanti come documenti di interesse legale e le disposizioni della Magna Carta. Contiene anche una delle prime ricette attestate per la distillazione del whisky: fa riferimento, appunto, a una sostanza chiamata aqua vitae, espressione latina che in gaelico irlandese divenne appunto uisce beatha, da cui deriva la parola whiskey. Anche se questo documento sembra proprio essere il primo riferimento scritto alla distillazione del whiskey in Irlanda, si ritiene che il processo di distillazione sia stato introdotto sull’isola da alcuni monaci addirittura tra l’ottavo e l’undicesimo secolo. Indipendentemente dal modo in cui è iniziata, la distillazione del whiskey in Irlanda è cresciuta fino a farlo diventare un prodotto di livello, importante per l’economia e famoso in tutto il mondo, e accanto a colossi come, per esempio Jameson e Bushmills, in Irlanda del Nord, in tutta l’isola sono fiorite eccellenti distillerie artigianali, che hanno aperto i battenti arricchendo la varietà del whiskey irlandese.

Da Agribologna risposte green alle sfide dell’ortofrutta

Da Agribologna risposte green alle sfide dell’ortofruttaRoma, 8 lug. (askanews) – Migliorare e stabilizzare il reddito delle imprese agricole utilizzando strumenti, tecnologie, tecniche e innovazioni “green” oggi disponibili sul mercato, a partire dalle coltivazioni fuori suolo. L’obiettivo finale è concreto: ottenere un incremento del 5% del reddito delle imprese agricole attraverso l’utilizzo di nuove strategie e tecnologie a basso impatto ambientale.


È questo l’obiettivo di RED.ORT, progetto che il Consorzio Agribologna ha condotto negli ultimi due anni in collaborazione con Ri.Nova, il CREA-OFA e Agronica Group. Un percorso lungo e articolato, svoltosi nell’ambito del Piano di Sviluppo Rurale dell’Emilia-Romagna 2014-2020, misura 16.2, che ha visto coinvolte in maniera diretta diverse aziende socie di Agribologna, protagoniste dell’innovazione e dell’ammodernamento dei propri processi produttivi. Al centro del Piano di innovazione, cinque elementi ritenuti strategici per il rinnovamento delle aziende agricole: lo sviluppo delle produzioni fuori suolo, la riduzione del consumo idrico, l’incremento della capacità contrattuale del Consorzio Agribologna in fase di vendita, la creazione di una catena informativa aziendale attraverso una raccolta digitalizzata delle operazioni produttive e il coinvolgimento dei consumatori attraverso un programma di educazione alimentare.


“Attraverso questo progetto il Consorzio Agribologna ha avviato un piano di innovazione che tocca ogni componente del reddito d’impresa delle proprie aziende agricole – spiega Stefania Delvecchio, responsabile di progetto per conto di Ri.Nova – dalle pratiche agronomiche in campo fino alla raccolta e all’elaborazione dei dati di tutti gli anelli della filiera, passando per la contrattazione in fase di vendita per finire alle azioni di comunicazione nei confronti del consumatore”. Per raggiungerlo, a una prima fase dedicata alla selezione dei settori e degli strumenti su cui investire ne è seguita una seconda per verificare l’adeguatezza tecnico-scientifica degli strumenti stessi. Una serie di test e sperimentazioni che hanno preso forma all’interno di aziende agricole socie di Agribologna specializzate nella produzione ortofrutticola. “Le coltivazioni fuori suolo – sottolinea Gianluca Baruzzi del CREA-OFA e responsabile scientifico di RED.ORT – sono in costante sviluppo e ad oggi si stima che occupino in Italia tra il 4% e il 10% della superficie ricoperta da serre”.


Nell’ambito del progetto sono state quindi studiate nuove tipologie di coltivazioni fuori suolo da adottare per la lattuga e la fragola, produzioni di forte interesse commerciale per Agribologna, e per il pomodoro. I vantaggi legati all’introduzione delle coltivazioni fuori suolo sono diversi ma anche le criticità non vanno sottovalutate: tra queste pesano gli elevati costi per la predisposizione e la gestione dell’impianto, oltre alla necessità di disporre di acqua di buona qualità e alla cura che necessitano le piante per evitare il rischio di asfissia radicale. “La coltivazione fuori suolo potrebbe far aumentare la produzione di fragola e lattuga del 20% – ha detto Franco Linguerri, presidente del Consorzio Agribologna – che stando ai numeri di Agribologna significherebbe passare dagli attuali 2,5 milioni di kg di lattuga a circa 3 milioni e dai 50 mila kg di fragole a 60 mila. Prevedendo un risvolto positivo del progetto su circa il 30% delle produzioni è inoltre possibile stimare un aumento dei ricavi intorno all’1%, quantificabile in un beneficio economico di 600 mila euro. Il tutto riducendo al contempo l’impatto ambientale”.

Nel ravennate protesta agricoltori alluvionati: vogliamo ripartire

Nel ravennate protesta agricoltori alluvionati: vogliamo ripartireRoma, 8 lug. (askanews) – Non solo agricoltori e rappresentanti delle cooperative, delle associazioni e delle istituzioni ma anche tanti cittadini sono arrivati di buon’ora stamani a Pieve Ponte, Faenza (RA), per chiedere di agire in fretta, a più di un anno dalle due alluvioni che hanno travolto la Romagna, per accelerare l’erogazione dei ristori e la ricostruzione.


All’insegna di “Vogliamo ripartire”, l’esortazione rilanciata più volte nel corso della mattinata, gli agricoltori spiegano: “siamo consapevoli che le sfide in essere, nella loro complessità, richiedano condivisione e collaborazione – invocano le organizzazioni agricole promotrici – Siamo anche certi che si debbano allontanare strumentalizzazioni di ogni sorta, per il bene della collettività tutta, per perseguire un obiettivo comune: la salvaguardia, la tenuta e la ripresa delle attività agricole, il rilancio del territorio, a tutela di un valore aggiunto importante che va oltre i confini regionali”. Il presidio voluto da Confagricoltura Ravenna, Cia Romagna, Copagri, Terra Viva Emilia Romagna, Legacoop Romagna e Agci Emilia Romagna ha messo al centro un manifesto in 5 punti, una road map che è di fatto un imperativo inderogabile per chi ha a cuore il territorio ancora martoriato.


Alla manifestazione hanno partecipato il sindaco di Ravenna e presidente della Provincia Michele De Pascale e sindaci e assessori del territorio. Delle 6.168 aziende agricole presenti nel Ravennate al 31 dicembre 2023, il 28-30% ha subito danni più o meno ingenti. Per quanto concerne l’erogazione degli indennizzi di AgriCat, il fondo istituito da Ismea per risarcire i danni da calamità, il 50% delle richieste è stato respinto. Delle domande accettate solo 2 aziende su 10 stanno, seppur molto lentamente, ricevendo un parziale contributo. Le organizzazioni agricole chiedono quindi un piano strategico di messa in sicurezza del territorio a partire dalla collina, con interventi strutturali di mantenimento e consolidamento dei terreni. Ancora, semplificazione burocratica e procedure più snelle per le perizie e le richieste di ristoro dei danni alle aziende agricole in particolare quelle di collina colpite anche da frane e smottamenti. Contributi a integrazione del reddito che siano realmente rispondenti alle esigenze degli imprenditori alluvionati, il saldo delle risorse messe finora a disposizione dal Fondo AgriCat per coprire i danni delle aziende agricole alluvionate. E infine un maggior coinvolgimento delle associazioni agricole nella gestione del Fondo AgriCat, nella determinazione dei parametri di salvaguardia delle aree alluvionate e nelle tempistiche/problematiche di erogazione dei fondi ministeriali.

Ismea presenta i dati 2023 sul biologico il 17 luglio

Ismea presenta i dati 2023 sul biologico il 17 luglioRoma, 8 lug. (askanews) – Ismea presenterà il 17 luglio i dati sul biologico riferiti al 2023, alla presenza del sottosegretario Luigi D’Eramo, del presidente del Biodistretto dei Laghi di Bracciano e Martignano e delle principali organizzazioni e associazioni di settore.


I dati sul settore biologico riferiti al 2023, analizzati nell’ultima edizione del report “Bio In Cifre”, registrano un’ulteriore crescita della SAU biologica nazionale che arriva a coprire 2,46 milioni di ettari (+4,5% rispetto al 2022, pari a 106 mila ettari in più). Grazie a questo incremento la superficie biologica italiana rappresenta circa un quinto di quella complessiva (19,8%), avvicinando ulteriormente il target del 25% fissato dalla Commissione europea nell’ambito della Strategia Farm to Fork, da raggiungere entro il 2030.


Allo stesso tempo, il Governo italiano ha dato l’avvio al Piano di Azione Nazionale per la produzione biologica e ha intensificato l’attività normativa nazionale riservando particolare attenzione al recepimento della normativa europea e allo sviluppo dei distretti biologici, considerati importantissimi per incentivare le forme di produzione agricola a ridotto impatto ambientale e sostenere la filiera biologica. Il 2023 è stato anche un anno particolarmente importante alla luce dell’attuazione della nuova PAC, il cui Piano Strategico nazionale (PSP 2023-27) destina all’intervento di sviluppo rurale dedicato all’adozione e al mantenimento di pratiche e metodi di produzione biologica un budget complessivo di oltre 2,2 miliardi di euro, corrispondenti al 48% di tutti gli interventi agro-climatico ambientali.

Battista (Copagri) incontra D’Eramo su aree interne e montane

Battista (Copagri) incontra D’Eramo su aree interne e montaneRoma, 8 lug. (askanews) – Il presidente della Copagri, Tommaso Battista, ha incontrato il sottosegretario all’Agricoltura Luigi D’Eramo per illustrare le proposte della Copagri in merito allo sviluppo socioeconomico delle aree interne e montane, per le quali l’agricoltura rappresenta un asset fondamentale.


“Nell’ambito degli scenari e delle politiche di riqualificazione delle aree interne e montane del Belpaese, l’agricoltura può e deve rappresentare uno dei principali asset strategici sui quali puntare per il loro sviluppo socioeconomico, sia in ragione delle numerose eccellenze agroalimentari prodotte che in termini di cura e buona gestione di paesaggio e ambiente”, ha detto Battista a D’Eramo, che ha la delega in materia di agricoltura di montagna ed aree interne. “Parliamo di zone nelle quali si concentra oltre la metà della Superficie Agricola Utilizzata-SAU del Paese, pari a quasi 13 milioni di ettari, e dove – ha spiegato il presidente della Copagri – sono presenti più di 1,6 milioni di imprese agricole, numero in lenta ma costante contrazione, come certificato dall’ultimo Censimento dell’agricoltura dell’Istat”. “E’ fondamentale – ha aggiunto – lavorare per invertire questo trend attraverso iniziative che partano dal valore aggiunto di agricoltura e turismo e vadano a contrastare lo spopolamento dei territori”.


Battista ha sottolineato la necessità di prendere coscienza di come l’abbandono delle attività agricole, pastorali e selvicolturali “abbia dato luogo ad una serie di problemi strutturali, traducendosi non solo in danno economico, ma anche in grave elemento di perdita di valore ambientale e, conseguentemente, di capacità attrattiva, senza contare le numerose ricadute in termini di contrasto al dissesto idrogeologico, di perdita della biodiversità e di rischio scomparsa per le migliaia di Prodotti agroalimentari tradizionali-PAT che per la gran parte si concentrano in queste aree”. “A fronte delle numerose difficoltà con cui è quotidianamente costretta a confrontarsi la popolazione delle aree interne e montane, quali ad esempio il notevole e penalizzante gap in termini di infrastrutture fisiche e di reti digitali, non possiamo che ringraziare il Sottosegretario per aver riacceso i riflettori su una tematica molto sentita dalle imprese agricole, dalla quale passa buona parte della tenuta e dello sviluppo del Primario”, ha concluso il presidente della Copagri, ad avviso del quale “bisogna ragionare su interventi collaterali nel quadro della Strategia Nazionale per le Aree Interne-SNAI prevista dal DEF”.