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Nel Bargamasco il centro maturazione banane più grande d’Europa di Chiquita

Nel Bargamasco il centro maturazione banane più grande d’Europa di ChiquitaMilano, 17 apr. (askanews) – Chiquita ha aperto il suo più grande centro di maturazione europeo per le banane a Cortenuova in provincia di Bergamo, all’interno dell’hub logistico dell’operatore Gi.Ma.Trans.


Il centro di distribuzione dispone di 24 celle di maturazione a doppio livello da 48 pallet, due linee di confezionamento che producono fino a 45 vassoi/minuto e capacità di stoccaggio. Le celle sono dotate delle più recenti tecniche di raffreddamento, che assicurano un raffreddamento efficiente con una deumidificazione minima dell’aria interna e di conseguenza condizioni di maturazione ottimali. Le operazioni di confezionamento avvengono in un’area a temperatura controllata per mantenere le migliori condizioni delle banane. Con banchine su entrambi i lati, Chiquita ha progettato il miglior flusso delle operazioni quotidiane, creando un ambiente di lavoro sicuro ed efficiente. “L’inaugurazione del nuovo centro di maturazione sottolinea il nostro impegno verso innovazione, qualità e sostenibilità nel settore della distribuzione delle banane – commenta Joop in ‘t Veen, ripening & Eme transportation manager in Chiquita – Situato strategicamente nel cuore logistico dell’Italia, questo impianto rappresenta un pilastro della nostra promessa di eccellenza ai consumatori e di supporto a tutti i partner commerciali già operanti nel settore”.


“Siamo orgogliosi che Chiquita abbia scelto Gi.Ma.Trans come facility provider per aprire il suo primo centro di maturazione in Italia – dichiara Stefano Quarti AD di Gi.Ma.Trans – Grazie alla nostra esperienza trentennale, conosciamo bene le esigenze dettate dal settore ortofrutta e gdo e siamo sempre pronti ad assicurare la flessibilità di cui il comparto necessita, garantendo standard elevati in linea con la qualità del prodotto Chiquita. Dedicare questo lotto di magazzino, dei 15.000 metri quadrati a oggi costruiti a Cortenuova, alla maturazione delle banane per noi significa essere pronti a incontrare le specifiche necessità del prodotto, ma anche a sviluppare questa collaborazione, estendendola anche al trasporto a temperatura controllata”. L’operatività del nuovo ripening center Chiquita rafforza la logistica e la distribuzione delle banane Chiquita in Italia portando anche vantaggi significativi all’economia locale, grazie alla creazione di nuove opportunità di lavoro e favorendo lo sviluppo di pratiche industriali sostenibili volte alla riduzione dell’impatto ambientale e alla promozione di uno stile di vita salutare.

Findus ottiene la certificazione sulla parità di genere

Findus ottiene la certificazione sulla parità di genereMilano, 17 apr. (askanews) – Findus, parte del gruppo Nomad Foods, ha ricevuto la certificazione per la parità di genere sul posto di lavoro, rilasciata dall’ente Bureau Veritas. Un riconoscimento che si inserisce nella più ampia strategia dell’azienda a favore di diversità, equità e inclusione.


Il cammino verso la certificazione per la parità di genere è stato parte integrante della strategia di responsabilità sociale ed etica di Findus. L’azienda ha implementato diverse iniziative a sostegno della parità e dell’inclusione, che hanno contribuito alla valutazione positiva da parte dell’ente certificatore. Tra queste vi è la costituizione di un Comitato sulla parità di genere per garantire una maggiore rappresentanza e inclusione insieme all’eliminazione del gender pay gap, che assicura una parità salariale tra lavoratori e lavoratrici con ruoli paragonabili. “La certificazione sulla parità di genere ottenuta da Findus è il risultato di un impegno costante e tangibile che punta all’inclusività sul posto di lavoro. L’azienda si distingue per la sua leadership nel garantire un ambiente di lavoro equo, rispettoso e inclusivo, dove ogni individuo è valorizzato e supportato nel raggiungimento dei propri obiettivi professionali e personali – dichiara Renato Roca, country manager Italy – Findus dimostra così di essere un esempio positivo nel settore e continueremo a lavorare sulla nostra cultura aziendale, a migliorare e a portare avanti un sistema di governance sempre più attento a queste tematiche”.

Caffè torrefatto: export vale 2,26 mld in crescita del 6,8% nel 2023

Caffè torrefatto: export vale 2,26 mld in crescita del 6,8% nel 2023Milano, 16 apr. (askanews) – Il comparto del caffè, nonostante le difficoltà degli ultimi anni, continua a registrare numeri positivi. Nel 2023 il caffè torrefatto è stato il quarto prodotto agroalimentare italiano più esportato, con un giro d’affari di 2,259 miliardi di euro (+6,8% rispetto all’anno precedente), pari al 3,5% dell’export agroalimentare, e un volume pari a oltre 285 mila tonnellate, stabile rispetto al 2022, trainato da un quarto trimestre particolarmente positivo che ha registrato una crescita sia in valore (+7,3%) sia in volume.


“Da oltre 400 anni la storia del caffè si lega con quella dell’Italia, accompagnando il nostro Paese verso il futuro. – ha dichiarato Michele Monzini, presidente di Consorzio Promozione Caffè – Grazie alla maestria dei nostri torrefattori e alla passione dei nostri baristi, il caffè italiano continua a rappresentare un’icona del nostro saper fare, un riconoscimento che ci ispira a lavorare sempre di più per portare questo rito verso nuove vette di eccellenza”. In realtà in Italia bisognerebbe parlare al plurale quando si pensa al caffè nelle sue differenti tipicità regionali: si va da quello valdostano, da gustare in compagnia con la caratteristica “grolla”, al “nero” triestino, passando per le varianti al rum che si trovano nelle Marche e in Toscana come la moretta fanese e il ponce livornese, e arrivando fino al caffè freddo leccese, con l’aggiunta di latte mandorla. Senza dimenticare, ovviamente, le tradizioni napoletane, dall’espresso passando per l’iconica caffettiera, fino al solidale “caffè sospeso”. E forse sono proprio queste diversità a rendere questa bevanda un orgoglio nazionale: per l’88% degli italiani, infatti, il caffè è un punto di forza del made in Italy.


Nonostante una storia lunga secoli, il caffè continua a trasformarsi per conquistare anche i più giovani. La tazzina in ceramica, sempre molto amata, ormai è solo uno dei “contenitori” con cui assaporarlo e lascia sempre più spazio anche a nuove tendenze che prevedono una preparazione “espressa”, e perfino ai bicchieri da cocktail, ideali per gustare l’espresso Martini. La versatilità del caffè si conferma anche attraverso i nuovi trend di preparazione: dal modaiolo “cold brew” alle nuove tecniche gourmet di fermentazione in barrique, fino ai mix con frutta fresca per sottolineare i profili aromatici originali del chicco di caffè. E grazie al genio e alla creatività italiani, la grande storia del caffè continua.

Meat sounding, aziende italiane a Governo: seguire la Francia

Meat sounding, aziende italiane a Governo: seguire la FranciaRoma, 16 apr. (askanews) – Il Consiglio di Stato francese ha bloccato l’entrata in vigore del decreto che avrebbe vietato, dal primo maggio, l’utilizzo del richiamo alla carne nelle etichette dei prodotti a base vegetale (il cosiddetto meat sounding).


Secondo il Conseil d’Etat, la legge causerebbe un grave danno alle aziende plant-based francesi, le quali sarebbero inoltre svantaggiate rispetto ai prodotti concorrenti importati da altri Paesi UE, ai quali non si applicano le restrizioni. Inoltre, la legittimità del decreto è stata messa in dubbio dalla Corte di Giustizia europea che sta ancora valutando la legittimità dell’adozione di tali restrizioni da parte dei singoli Stati membri. Nel frattempo anche un tribunale austriaco ha dato ragione a un’azienda produttrice di salmone plant-based che era stata portata in giudizio con l’accusa di diffondere messaggi ingannevoli nei confronti dei consumatori. Una tesi, quest’ultima, respinta dal tribunale amministrativo.


In Italia invece la controversia intorno al tema del meat sounding è ancora sospesa. La legge 172/2023 che vieta il richiamo alla carne nelle etichette è stata approvata ma manca il decreto attuativo e la lista di nomi da vietare. Il ministero era in attesa, da un lato, del pronunciamento della Corte europea e dall’altro, secondo quanto dichiarato dallo stesso ministro Lollobrigida, di capire gli sviluppi francesi. “A questo punto – dice Massimo Santinelli, fondatore e titolare di Biolab, tra le prime aziende italiane di prodotti a base vegetale – confidiamo che anche il Governo italiano possa abrogare la legge sul meat sounding, come fatto dal Consiglio di Stato francese che si è dimostrato lungimirante. Il divieto del meat sounding sui prodotti di origine vegetale comporterebbe un danno al settore plant-based Made in Italy che invece sta registrando crescite considerevoli in termini di consumo e di mercato e che ormai è sempre più considerato una delle principali soluzioni per l’alimentazione del futuro”.

Parmigiano Reggiano e Aisa-Federchimica per benessere animale

Parmigiano Reggiano e Aisa-Federchimica per benessere animaleRoma, 16 apr. (askanews) – AISA-Federchimica e il Consorzio del Parmigiano Reggiano insieme per “Comunicare per competere”, un’iniziativa rivolta ai veterinari che mira a definire nuovi approcci e processi olistici per la corretta gestione degli animali da reddito e la tutela della filiera-agroalimentare Made in Italy. Si è svolto stamattina l’evento “Qualità del prodotto, qualità del processo – L’importanza del veterinario nella filiera del Parmigiano Reggiano”, organizzato dal Consorzio del Parmigiano Reggiano e AISA-Federchimica, l’associazione che riunisce le imprese operanti nel mercato della salute animale. Nei prossimi mesi l’iniziativa proseguirà con l’intenzione di fornire ai veterinari nuovi strumenti, sia più specificatamente scientifici, che di comunicazione e ingaggio degli allevatori.


In apertura di dibattito sono stati presentati alcuni dati raccolti da SWG attraverso un’indagine svolta la prima settimana di aprile su un campione rappresentativo della popolazione italiana. L’obiettivo era verificare l’orientamento degli italiani su temi centrali per la filiera alimentare: dalla valorizzazione della filiera agro-alimentare Made in Italy alle scelte alimentari e abitudini di acquisto dei consumatori, passando per la rilevanza di una corretta profilassi degli animali da reddito per allevamenti sostenibili. I dati mostrano come, per il 93% degli intervistati, i prodotti di origine animale e lattiero caseari made in Italy rappresentino un’eccellenza riconosciuta in tutto il mondo, che dovrebbe ricevere ancora maggiore tutela da parte delle Istituzioni.


Questo attestato di qualità dei prodotti è legato imprescindibilmente, dal 91% del campione, alla qualità degli allevamenti, responsabili a loro volta di assicurare il benessere animale, un attento monitoraggio del loro stato di salute e una corretta profilassi per evitare l’insorgenza di infezioni e malattie. Al tempo stesso però gli italiani (quasi 1 su 2) ritengono che ci sia ancora strada da fare per assicurare il benessere negli allevamenti, mentre dimostrano di avere contezza crescente sia del concetto di One Health, che della stretta connessione tra salute animale e umana: per 9 italiani su 10 sono dipendenti l’una dall’altra.


La presentazione della ricerca si inserisce all’interno di un più ampio percorso intrapreso da AISA-Federchimica e il Consorzio Parmigiano Reggiano per l’empowerment proprio dei veterinari quali figure di riferimento per il benessere animale e, più in generale, per la appropriata gestione dei processi produttivi di una filiera alimentare di qualità.

In Emilia Romagna ok a legge per valorizzare birra artigianale

In Emilia Romagna ok a legge per valorizzare birra artigianaleRoma, 16 apr. (askanews) – Valorizzare i microbirrifici e le birre artigianali regionali, promuovendo lo sviluppo sostenibile e il consumo responsabile e informato, nonché l’aggiornamento professionale e la qualificazione degli operatori, puntando alla creazione di una filiera brassicola regionale attraverso l’incentivo alla produzione locale delle materie prime, in primis luppolo e orzo. Sono questi i principali obiettivi che si pone la legge sulla promozione e valorizzazione della birra artigianale approvata oggi all’unanimità dal Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna. La norma, a prima firma del consigliere Matteo Rancan (Lega), è stata sottoscritta dai rappresentanti di PD, Lega, ER Coraggiosa, Italia Viva, FDI, Rete Civica, Forza Italia, MoVimento 5 Stelle, Europa Verde, Lista Bonaccini e gruppo Misto.


“Un lavoro corale e bipartisan di sostegno al fermento brassicolo emiliano-romagnolo – commenta in una nota il vice direttore di Unionbirrai, Andrea Soncini – Del resto, l’approvazione unanime di oggi rappresenta la quintessenza degli aspetti socializzanti e conviviali intrinseci alla birra”. La Regione istituirà un elenco dei microbirrifici artigianali e agricoli aventi stabilimento di produzione sul territorio regionale e realizzerà un portale online dedicato. A ciò si aggiunge la possibilità di utilizzo di un logo per i birrifici emiliano-romagnoli e la promozione di un turismo brassicolo che possa rivelarsi un’ulteriore occasione di valorizzazione delle eccellenze del comparto.


“Riteniamo la norma un ottimo punto di partenza per elaborare politiche in grado di sostenere ancor di più i produttori di birra, – aggiunge Federico Bianco, referente regionale Unionbirrai Emilia-Romagna – non solo per quel che concerne la promozione verso i consumatori ma anche dal punto di vista formativo degli operatori e per interventi strutturali di ammodernamento e rinnovamento degli impianti affinché si possa contare sempre su una produzione regionale all’avanguardia”.

A Vinitaly convegno su criticità e opportunità settore bevande

A Vinitaly convegno su criticità e opportunità settore bevandeRoma, 16 apr. (askanews) – Un focus sulle criticità e le opportunità del settore delle bevande: si è svolto al Vinitaly a Verona, nello stand di Confagricoltura, il convegno organizzato da Agronetwork, associazione costituita da Confagricoltura, Nomisma e LUISS per promuovere il dialogo tra industria e agricoltura in Italia e in Europa, dal titolo “Le bevande in Italia: tematiche e tendenze”.


Al convegno hanno partecipato i vertici delle associazioni nazionali di categoria aderenti a Confindustria, per la prima volta riuniti a Vinitaly, per analizzare le tematiche trasversali con cui l’intero settore del beverage made in Italy è chiamato a confrontarsi oggi e nel prossimo futuro: tendenze di consumo e mercati, la gestione di packaging, plastiche e bioplastiche, l’efficientamento logistico, i rapporti con GDO e Horeca, le problematiche legate al clima e la necessità di far fronte comune alle politiche europee più aggressive. Quello delle bevande è un settore che in termini di fatturato è cresciuto del 20% negli ultimi 10 anni, passando dai 17.791 mln di euro del 2013 ai 21.291 mln del 2023, per un totale di 345 litri di consumi pro capite annui, sebbene i consumi in Italia siano rimasti piatti dalla pandemia.


Diverse sono però le criticità del settore delle bevande emerse dal dibattito di Agronetwork e, in particolare, il presidente di Assodistil Antonio Emaldi ha evidenziato le difficoltà burocratiche riscontrate a partire dalle “fascette fiscali”, ovvero i contrassegni di Stato previsti per alcuni prodotti alcolici, fino all’interscambio con l’estero. E il vicepresidente di Federvini, Piero Mastroberardino, ha messo in luce l’esigenza di ragionare sul medio lungo periodo condividendo i dati strutturali di settore per evitare di rincorrere sempre le emergenze che non consentono alle imprese di investire e innovare. Alfredo Pratolongo, presidente di Assobirra, ha rilevato la graduale crescita dei consumi seppure in presenza di alcuni freni come le accise e il complicato scenario internazionale. Particolare attenzione viene rivolta ai temi della sostenibilità e all’uso efficiente delle risorse naturali in una logica di integrazione di filiera. Le bevande analcoliche, come ha affermato Cristina Camilli, vicepresidente di Assobibe, registrano invece una riduzione dei consumi; l’intero comparto è messo a rischio dalla sugar tax, che si applica solo alle bevande analcoliche, anche quando prive di zucchero e che, se confermata, impatterà in maniera importante sui consumatori, sulle aziende produttrici e di rimando su tutta la filiera.


Il vicepresidente di Mineracqua Ettore Fortuna ha denunciato gli interventi che hanno maggiormente penalizzato le aziende del settore acque minerali: gli obblighi sui tappi, il pet riciclato e i rischi legati alle imposizioni sullo zucchero e sulla plastica. A conclusione dell’incontro il vicepresidente di Confagricoltura Giordano Emo Capodilista ha ringraziato i rappresentanti delle associazioni delle bevande per il ruolo riconosciuto alla componente agricola, ribadendo l’importanza di un impegno comune per raggiungere obiettivi in Italia e in Europa che favoriscano la crescita e la competitività delle nostre imprese, con particolare riguardo alle compatibilità con gli obiettivi del green deal.

Coldiretti: Governo dichiari stato emergenza siccità in Sicilia

Coldiretti: Governo dichiari stato emergenza siccità in SiciliaRoma, 16 apr. (askanews) – “Il Governo dichiari lo stato d’emergenza per affrontare la crisi idrica senza precedenti che sta attanagliando la Sicilia da settimane”. Lo chiedono il presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini e il presidente Coldiretti Sicilia Francesco Ferreri visto che la Sicilia è attualmente alle prese con una grave situazione di siccità che sta mettendo a dura prova il settore agricolo regionale.


Una richiesta che arriva dopo quella avanzata dalla Regione Siciliana qualche giorno fa. La media regionale delle piogge rilevate dalla rete SIAS, pari a circa 36 mm, è stata praticamente la metà della norma mensile, che per il periodo 2002-2023 è stata pari a 73 mm. Una situazione critica che sta già causando gravi danni al comparto agricolo, con particolare riguardo al settore cerealicolo, ortofrutticolo e vitivinicolo. Prandini e Ferreri sottolineano in una nota l’urgenza di intervenire con misure straordinarie per supportare gli agricoltori e mitigare gli impatti devastanti della siccità sul comparto agricolo nazionale, sollecitando l’adozione di interventi mirati. Tra questi, l’erogazione di aiuti economici straordinari per compensare le perdite subite dagli agricoltori, l’attivazione di misure di sostegno per la gestione idrica e l’accelerazione delle procedure per l’ottenimento di autorizzazioni e finanziamenti per interventi di efficientamento idrico e irrigazione.

Al via progetto di sviluppo filiera pomodoro Pachino Igp

Al via progetto di sviluppo filiera pomodoro Pachino IgpRoma, 16 apr. (askanews) – Siglato l’accordo tra il Consorzio di Tutela della IGP Pomodoro di Pachino e il team di ricerca condotto da Roberto Della Casa, che avrà il compito di mettere a punto un progetto di sviluppo coordinato della filiera, per generare più valore alla produzione e al consumo. Con l’insediamento del nuovo Consiglio e la conferma di Sebastiano Fortunato alla presidenza del Consorzio, inizia infatti un nuovo triennio di iniziative per lo sviluppo di uno dei prodotti simbolo della orticoltura siciliana e italiana di qualità.


Il primo atto del nuovo CDA è stato il lancio di un progetto volto alla individuazione e alla implementazione di un sistema organizzativo fra gli operatori che aderiscono al Consorzio di valorizzazione che permetta, da una parte, di migliorare l’assetto commerciale e rendere più strutturata l’immissione sul mercato del prodotto IGP; dall’altra, di incidere sulla fase produttiva della eccellenza siciliana per clusterizzare l’offerta su standard qualitativi ancora più stringenti e legati alla percezione del cliente finale. Una sfida cruciale per elevare ulteriormente il vissuto di una indicazione geografica che nel tempo è divenuta un brand che sfiora il 50% di notorietà fra i connazionali: per quasi metà degli italiani, infatti, Pachino è il primo identificativo associato al pomodoro, che raggiunge una notorietà spontanea paragonabile a quella di altri prodotti italiani celebri nel mondo. “È nostro compito – sottolinea Fortunato – sviluppare il nostro prodotto per cogliere queste opportunità sia sul piano dell’eccellenza qualitativa che della costanza della stessa, per non deludere le aspettative. È venuto il momento di far fare ai nostri consorziati un ulteriore salto di qualità per dotarli di strumenti di gestione dell’attività al passo con i tempi”.

Coldiretti: export vino italiano torna a crescere, +14% a gennaio

Coldiretti: export vino italiano torna a crescere, +14% a gennaioRoma, 16 apr. (askanews) – Tornano a crescere nel 2024 le esportazioni di vino italiano, con un aumento in valore del 14% a gennaio rispetto allo stesso periodo del 2023. Dopo il lieve arretramento fatto segnare lo scorso anno, con un valore di 7,8 miliardi, che fa comunque del vino la prima voce dell’export agroalimentare, la corsa delle bottiglie tricolori riprende a partire dagli Stati Uniti, spiega in una nota Coldiretti, primo mercato di riferimento, che cresce del 14%. Segno positivo anche in Germania, secondo sbocco, con un +3% mentre in Gran Bretagna l’aumento è addirittura del 20%. Lieve crescita anche in Francia (+6%) ma nella Russia di Putin sono quasi raddoppiate (+87%).


Il boom del vino spinge il dato generale delle esportazioni agroalimentari Made in Italy che a gennaio salgono a quota 5,3 miliardi di euro, con un aumento del 13% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat. Un inizio positivo che segue il record di sempre fatto registrare lo scorso anno con 64 miliardi. La ripresa dell’export vitivinicolo sarà festeggiata domani, mercoledì 17 aprile, con un brindisi tutto al femminile a Casa Coldiretti, nella degustazione che vedrà protagoniste le donne del vino, centrata sul rosé.