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Da assemblea Cia un piano nazionale per l’agricoltura in 5 mosse

Da assemblea Cia un piano nazionale per l’agricoltura in 5 mosseRoma, 29 nov. (askanews) – Accrescere peso economico e forza negoziale dell’agricoltura; incentivare ruolo e presidio ambientale del settore; mettere l’agricoltura al centro dei processi di sviluppo delle aree interne; salvaguardare servizi e attività sociali vitali per i territori rurali; consolidare la crescita dell’export agroalimentare Made in Italy. Queste le cinque mosse da cui parte il Piano nazionale per l’Agricoltura e l’Alimentazione lanciato oggi da Cia-Agricoltori Italiani in occasione della sua Assemblea annuale, a Roma all’Auditorium Antonianum. In assemblea, più di 400 delegati provenienti da tutta Italia si sono ritrovati sotto lo slogan “Salvare l’agricoltura per salvare il futuro”, alla presenza dei ministri Francesco Lollobrigida e Matteo Salvini, della segretaria del Pd Elly Schlein e del presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini.

“Senza un’agricoltura in salute, viene compromesso il diritto a un’alimentazione sana, sostenibile e accessibile a tutti – ha detto in apertura dei lavori il presidente di Cia, Cristiano Fini – Ma il settore ora vive una crisi generalizzata, tra tante emergenze che acutizzano il divario tra i prezzi pagati agli agricoltori e quelli sugli scaffali dei supermercati, con aumenti che superano anche il 400% dal campo alla tavola”. Per questo, ha continuato Fini, “Cia si candida come interlocutore delle istituzioni per definire il Piano agricolo nazionale sempre annunciato, ma mai realizzato, in grado di invertire la rotta, collocando finalmente il settore primario tra i protagonisti della filiera agroalimentare, un colosso da circa 550 miliardi di fatturato in cui l’agricoltura prende però solo l’11%”.

In questo percorso “l’Italia e, soprattutto, l’Europa devono essere dalla nostra parte, abbandonando posizioni e regolamenti ideologici anche in vista delle prossime elezioni Ue. D’altronde – ha chiosato Fini – se non c’è agricoltura, il Made in Italy non può esistere, scompare il presidio del territorio e le aree interne muoiono. Un rischio che il Paese non può correre”.

Parlamento Ue: no equiparazione emissioni industriali-allevamenti

Parlamento Ue: no equiparazione emissioni industriali-allevamentiRoma, 29 nov. (askanews) – “Il Parlamento europeo boccia l’equiparazione tra emissioni industriali e allevamenti. Il sistema Italia vince ancora. A testa alta in Europa al fianco degli allevatori italiani”. Così in una nota il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, commenta l’accordo politico provvisorio sulla revisione della direttiva sulle emissioni industriali (IED) e della direttiva sulle discariche di rifiuti e sul nuovo regolamento sul portale delle emissioni industriali raggiunti martedì sera dai negoziatori del Parlamento e del Consiglio.

I colegislatori hanno convenuto di estendere la IED anche agli impianti dell’industria estrattiva (miniere) e ai grandi impianti di produzione di batterie. Per quanto riguarda gli allevamenti di bestiame, invece, le misure IED saranno estese agli allevamenti di suini con più di 350 unità di bestiame (LSU). Sono escluse le aziende che allevano suini in modo estensivo o biologico e all’aperto per un periodo significativo di tempo nell’anno. Per il pollame, si applicherebbe agli allevamenti con galline ovaiole con più di 300 UBA e agli allevamenti con polli da carne con più di 280 UBA. Per le aziende che allevano sia suini che pollame il limite sarà di 380 LSU. La Commissione aveva originariamente proposto una soglia di 150 ULS per tutto il bestiame, compresi i bovini. I colegislatori hanno convenuto di incaricare la Commissione di riesaminare, entro il 31 dicembre 2026, la necessità di un’azione dell’UE per affrontare le emissioni derivanti dall’allevamento di bestiame, compreso quello bovino, nonché una clausola di reciprocità per garantire che i produttori al di fuori dell’UE soddisfino requisiti simili alle norme UE quando si esporta nell’UE.

L’accordo deve ancora essere adottato dal Parlamento e dal Consiglio, dopodiché la nuova legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’UE ed entrerà in vigore 20 giorni dopo. Gli Stati membri avranno quindi 22 mesi per conformarsi a questa direttiva.

Coldiretti/Filiera Italia:bene decisione Ue su direttiva emissioni

Coldiretti/Filiera Italia:bene decisione Ue su direttiva emissioniRoma, 29 nov. (askanews) – Salva un settore cardine del Made in Italy la decisione di lasciar fuori gli allevamenti bovini da latte e da carne dalla nuova direttiva sulle emissioni industriali, che rischiava di obbligare tutte le stalle a sottostare a procedure di autorizzazione insostenibili. Così in una nota Coldiretti e Filiera Italia in riferimento all’accordo tra Europarlamento e Consiglio sulla proposta di modifica della direttiva emissioni

Più penalizzato dal compromesso esce, denunciano le due associazioni, il settore suino, in particolare quello degli allevamenti da ingrasso. Mentre poco significative sono le modifiche introdotte al settore avicolo, con qualche eccezione per le ovaiole. “Equiparare gli allevamenti, anche di piccole/medie dimensioni, alle attività industriali, – precisano Coldiretti e Filiera Italia – appare ingiusto e fuorviante rispetto al ruolo che essi svolgono nell’equilibrio ambientale e nella sicurezza alimentare in Europa”. Il compromesso “seppur non riconosca a pieno la posizione del Parlamento europeo che in plenaria si era pronunciato a favore del mantenimento dello status quo, corregge – sostengono Coldiretti e Filiera Italia – molti degli eccessi contenuti nella posizione iniziale della Commissione che prevedeva una piena inclusione di tutto il settore bovino e rigidissimi limiti per il settore suino ed avicolo”.

Psa e cinghiali, ass. Mammi (E.-R.) incontra presidenti Province

Psa e cinghiali, ass. Mammi (E.-R.) incontra presidenti ProvinceRoma, 29 nov. (askanews) – Le strategie per contrastare la diffusione della peste suina africana sul territorio dell’Emilia-Romagna e le attività di riduzione della presenza di cinghiali sono stati al centro dell’incontro che l’assessore regionale all’Agricoltura e caccia Alessio Mammi ha tenuto con presidenti e rappresentanti delle Province dell’Emilia-Romagna. Al momento sono stati registrati due casi di peste suina africana in cinghiali selvatici trovati morti nel comune di Ottone, come indicato dalla sezione di Piacenza dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna. I ritrovamenti sono avvenuti poco distante da quelli precedenti in altre Regioni, pertanto, non sono state modificate le zonizzazioni di rischio.

“Vanno aumentati gli sforzi – ha spiegato l’assessore -, per scongiurare la diffusione del virus che potrebbe comportare innumerevoli costi per il comparto suinicolo. La Regione ha destinato, attraverso il Programma di sviluppo rurale e altri bandi, risorse per oltre 7 milioni di euro per il sostegno di interventi nel settore suinicolo. Ed è in preparazione un nuovo bando sempre con risorse dello Sviluppo rurale che permetterà di innalzare i livelli di biosicurezza degli allevamenti con altri 5 milioni di euro”. “Ma serve soprattutto una maggiore incisività nel contenimento della presenza di cinghiali- ha continuato Mammi-, per questo scopo abbiamo destinato nel corso del 2023 e 2024 risorse del bilancio Regionale alle Province, che attraverso gli organi di Polizia sono i diretti responsabili del coordinamento e dell’attuazione delle attività di riduzione della specie nei contesti più problematici”.

In tutte le province dell’Emilia-Romagna sono operativi i piani di controllo regionali per la fauna selvatica, per i quali la Regione ha messo a disposizione delle Province risorse per 1,1 milioni di euro, così ripartite: 600mila euro per il 2023 e 500mila euro per l’anno successivo.

Barilla: a Parma il nuovo centro dove si progetta il cibo del futuro

Barilla: a Parma il nuovo centro dove si progetta il cibo del futuroMilano, 29 nov. (askanews) – Come sarà fatta la pasta in futuro e quali merendine accompagneranno l’infanzia delle prossime generazioni? In che modo il packaging diventerà più sostenibile e inclusivo per i consumatori? Il luogo dove si studiano le risposte a tutte queste domande è il nuovo centro di innovazione e sviluppo di Barilla, una struttura di 12mila metri quadrati a Parma, presso la sede centrale, dove tra laboratori e impianti pilota, verranno concentrate tutte le competenze tecniche del gruppo, quella cioè da cui partirà l’innovazione globale firmata Barilla.

Si tratta di un investimento di 16 milioni di euro che verrà completato a settembre del 2025, dove a regime lavoreranno 200 persone, tra cui anche giovani profili altamente specializzati. In realtà, se l’edificio di ricerca e sviluppo sarà consegnato fra meno di due anni, l’area dei laboratori centrali è già operativa da qualche settimana. Ed è qui che siamo entrati per capire come nasce l’innovazione e come in futuro potrà indirizzare il mercato di pasta, sughi e prodotti da forno. In questi laboratori i profumi dello stabilimento accanto restano fuori dalla porta. Questo è lo spazio per gli strumenti di precisione, per misurare, valutare e testare. Come il rugosimetro, strumento mutuato dal mondo della meccanica di precisione, messo a punto per misurare la rugosità della pasta, ad esempio quella trafilata al bronzo lanciata all’inizio del 2022. O ancora la macchina che saggia la consistenza della pasta, un’attività manuale fino a poco tempo fa, prevalentemente femminile, oggi affidata a uno strumento che misura l’energia necessaria per comprimerla una volta cotta: in sostanza un metodo scientifico per una prima indicazione sui minuti di cottura. Passando dalla pasta ai pesti, è la volta del dispositivo per valutare l’impronta aromatica del basilico, l’intensirà del suo profumo nelle varie fasi di raccolta o di crescita, per scegliere il momento migliore per farlo finire in un vasetto.

Certo il gusto non è solo un fatto tecnico. E anche se la qualità di un prodotto industriale deve essere standardizzata per essere garantita sempre, agli strumenti tecnologici si devono affiancare necessariamente anche i cinque sensi, quelli di assaggiatori esperti che restituiscono un parere sul prodotto, in fase di test, prima della decisione finale di metterlo sul mercato. Ma anche questo non basta: “Oggi non si valuta più solo il prodotto in sé, ma l’esperienza di consumo”, afferma Francesca Vitali responsabile r&d sensory del gruppo Barilla. Questo richiede una capacità di innovare che parte dalla scelta della materia prima e si conclude con le modalità di smaltimento del packaging; implica un lavoro di team interfunzionali, internazionali e aperti a collaborare con l’esterno per favorire una fertile contaminazione. Da qui la progettazione di un innovation center “trasparente, esteticamente attraente” che una volta completato “darà enormi benefici alla nostra idea di innovazione – ha spiegato Enrico Cademartiri sviluppo prodotti del gruppo Barilla – consentirà un modo migliore di fare le cose”. Al suo interno ci saranno un’area di design thinking, nuovi spazi per le tasting session, aree per gli studi sensoriali, tre cucine, per la pasta, i prodotti da forno e i sughi, e un auditorium da 100 posti, mentre all’esterno si svilupperanno le aree per la ricerca di nuovi metodi per l’agricoltura innovativa. Tutto seguendo criteri di inclusività e sostenibilità che migliorano la qualità complessiva del lavoro. E l’ultima frontiera dell’innovazione, l’intelligenza artificiale? “Le nuove tecnologie digitali cerchiamo di utilizzarle al meglio ma per aiutare l’intelligenza umana – è la risposta di Cademartiri – ed è quello che stiamo già facendo per migliorare i nostri processi”. E siccome lo scenario esterno è in continua evoluzione ogni anno verranno investiti circa 2 milioni di euro per aggiornare gli impianti e avere linee pilota e sperimentali su tutte le categorie in cui Barilla opera nel mercato.

“L’innovazione – ha ripetuto Andrea Belli delle relazioni esterne del gruppo Barilla – non è uno sport individuale ma uno sport di squadra”. E per un’azienda familiare come Barilla alla quarta generazione aprirsi è una sfida strategica, quella che ne definirà il ruolo in un mercato globale, competitivo e, soprattutto per la pasta, con margini sempre più ridotti. Del resto, “Il leader – ha sottolineato Belli – non è solo leader nelle quote di mercato. E’ uno stato mentale che non passa solo dalle competenze specifiche”.

Copagri Lombardia: domani in piazza a Cremona per crisi zootecnia

Copagri Lombardia: domani in piazza a Cremona per crisi zootecniaRoma, 29 nov. (askanews) – Diverse centinaia di trattori provenienti da tutte le province della Lombardia sono pronti a convergere domani, giovedì 30 novembre, negli spazi esterni delle Fiere Zootecniche Internazionali di Cremona, dove daranno vita a un presidio permanente “per tenere alta l’attenzione sulla crisi della zootecnia, stretta in una morsa d’acciaio tra gli aumenti dei fattori produttivi, le remunerazioni insoddisfacenti, le problematiche di carattere sanitario e le annose questioni che ne frenano lo sviluppo”. Lo rende noto il presidente della Copagri Lombardia Roberto Cavaliere, ricordando che la Federazione sarà presente anche all’interno della fiera.

La Copagri Lombardia chiede che, nella tutela del Made in Italy agroalimentare “si parta necessariamente partire dalla difesa degli allevamenti, vero e proprio cuore pulsante dell’economia agricola della Lombardia e del Paese”. “Purtroppo, però – rimarca Cavaliere – oggi ci troviamo in una condizione nella quale per gli allevatori è sempre più complicato guardare al futuro con ottimismo e serenità; e questo assunto vale sia per la zootecnia da latte, che sconta costi di produzione aumentati di circa 10 centesimi al litro nel 2022 e di altri 2,5 centesimi al litro nel 2023, superando i 53 centesimi al litro circa, che per quella da carne, con le quotazioni di soia e mais che hanno quasi raggiunto, rispettivamente, i 70 euro e i 30 euro al quintale”. Per questo, in concomitanza con la protesta, gli allevatori chiedono “per l’ennesima volta la necessità di convocare con urgenza una nuova riunione del Tavolo di filiera del settore lattiero-caseario, istituito a novembre 2021, ma riunitosi l’ultima volta nell’ormai lontanissimo marzo 2022”.

Copagri: rimodulazione risorse Pnrr premia sforzi agricoltori

Copagri: rimodulazione risorse Pnrr premia sforzi agricoltoriRoma, 29 nov. (askanews) – L’ok dell’Esecutivo comunitario alla rimodulazione del PNRR, con la fondamentale aggiunta del capitolo REPowerEU, arriva dopo un grande lavoro portato avanti dal governo, grazie al quale sono state pienamente accolte numerose istanze avanzate dalla Copagri per puntare con decisione sulla strada degli investimenti e della crescita dell’agricoltura e del Paese”. Lo sottolinea in una nota il vicepresidente della Copagri Giovanni Bernardini all’indomani della riunione della Cabina di regia del Pnrr, tenutasi ieri a Palazzo Chigi alla presenza del ministro per gli Affari Europei Raffaele Fitto.

“Grazie alla sapiente riallocazione delle risorse – osserva Bernardini – che ha pressoché raddoppiato i fondi destinati all’agricoltura, passati da 3,68 a 6,53 miliardi di euro, si va a rafforzare il percorso di crescita dell’Italia, dando inoltre merito a tutti i produttori agricoli di aver colto appieno le innumerevoli possibilità legate al PNRR; non è un caso, infatti, che tra le misure i cui fondi sono stati maggiormente implementati ci siano proprio i contratti di filiera, ai quali sono stati destinati altri 2 miliardi di euro, e il Parco agrisolare, dotato di ulteriori 850 milioni di euro, per un budget complessivo di 2,35 miliardi di euro”. “Proprio queste due misure, di cui la Copagri aveva più volte evidenziato l’importanza e l’efficacia, sono state letteralmente prese d’assalto dagli agricoltori, che hanno fatto pervenire richieste di investimento sensibilmente superiori alla dotazione iniziale del Piano, tanto da portare il governo, che ringraziamo nuovamente, a rivedere le risorse ad esse destinate, con tutta una serie di positive ricadute sullo sviluppo del Primario, sulla tutela ambientale, sulla decarbonizzazione e sulla transizione energetica”, prosegue.

“Ciò che ci preme sottolineare, oltre al mero dato economico, certamente più che positivo, è la ratio alla base dei nuovi stanziamenti, che guardano al medio-lungo periodo con l’obiettivo di imprimere una svolta al settore, oltre a dare alle imprese agricole la possibilità di guardare al futuro con maggiore serenità”, aggiunge Bernardini, secondo cui “la vera svolta è nella spinta a interventi, quali i contratti di filiera, che rafforzano la produzione e stimolano la creazione di migliori condizioni di mercato, tutelando il comparto delle pratiche commerciali sleali, ma anche a investimenti come quelli sulle agroenergie, che promuovono la transizione energetica, la riduzione dell’inquinamento e la produzione dell’energia da fonti rinnovabili”. “Altrettanto fondamentali, poi, sono gli investimenti sul versante della meccanizzazione agricola, delle opere irrigue e delle infrastrutture materiali e della logistica agroalimentare; senza dimenticare, infine, il capitolo riguardante la ricostruzione di Emilia-Romagna, Toscana e Marche, per la quale è previsto uno stanziamento di 1,2 miliardi di euro destinati, fra l’altro, alla difesa idraulica e al ripristino delle infrastrutture”, conclude il vicepresidente della Copagri, ricordando che la revisione del PNRR dovrà ora essere adottata dal Consiglio UE, prima di entrare in vigore.

Pesca, 1,5 milioni di fondi Ue per il settore ittico piemontese

Pesca, 1,5 milioni di fondi Ue per il settore ittico piemonteseRoma, 29 nov. (askanews) – Il Piemonte potrà contare su 1,5 milioni di euro di finanziamenti di fondi europei complessivi fino al 2027 per incrementare le attività di pesca e acquacoltura. I fondi europei assegnati al Piemonte permetteranno l’apertura nel 2024 dei bandi rivolti a promuovere la pesca e l’acquacoltura sostenibile.

Le prospettive di crescita per il settore ittico piemontese offerte dal nuovo programma comunitario denominato “Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura (FEAMPA) per il periodo 2021-2027” sono state al centro di un incontro organizzato dall’Assessorato all’Agricoltura e pesca e rivolto alle associazioni ittiche, al mondo imprenditoriale piemontese, con la partecipazione delle Province, di Università di Torino, Università di Pavia. “La Regione ha voluto questo incontro per illustrare le opportunità che potranno cogliere i principali operatori dediti alla pesca e all’acquacoltura. L’obiettivo è valorizzare un settore di nicchia in Piemonte rispetto alle regioni marittime, ma che presenta anche delle eccellenze produttive di qualità, come nel caso della trota”, ha detto l’assessore regionale all’Agricoltura, cibo, caccia e pesca Marco Protopapa.

Gruppo Cavit chiude bilancio 2022-2023 con ricavi a 267,1 mln (+0,9%)

Gruppo Cavit chiude bilancio 2022-2023 con ricavi a 267,1 mln (+0,9%)Milano, 28 nov. (askanews) – Il gruppo Cavit nell’esercizio fiscale 2022-2023 ha visto i ricavi attestarsi a 267,1 milioni di euro, in leggero incremento (+0,9%) rispetto all’esercizio precedente. “Il gruppo ha mantenuto la propria solidità finanziaria e la capacità di preservare una corretta remunerazione ai soci conferitori, assicurando liquidazioni conformi ai valori pre-Covid, a fronte di forti aumenti degli oneri di gestione”, spiega una nota a valle dell’assemblea che si è tenuta a Riva del Garda. L’esercizio, ricorda, è stato caratterizzato da aumenti del costo dei materiali di confezionamento (in particolare i vetri) e dell’energia, solo parzialmente recuperati da aumenti di listino, con conseguente riduzione dei margini disponibili.

Il patrimonio netto del gruppo si è attestasto su 113,5 milioni di euro mentre la posizione finanziaria netta resta positiva, con 24,5 milioni di euro, al di sopra del dato pre-covid (esercizio 2019/2020). Per quanto riguarda i risultati della capogruppo Cavit Sc, dopo l’esercizio 2020-2021 segnato da un’impennata del 20%, il fatturato ha registrato un calo dell’-1,9%. Risultati che tuttavia restano superiori al periodo pre-pandemia (+14% rispetto all’esercizio 2019-2020). Prosegue il trend positivo delle linee di spumantistica, con risultati soddisfacenti per il brand premium Altemasi Trentodoc, e una crescita sostenuta per Cesarini Sforza Spumanti e Kessler Sekt, che hanno tutti beneficiato del ritorno dei consumi fuori casa, del buon andamento del comparto spumantistico e, nel caso di Cesarini Sforza, dell’allargamento distributivo ottenuto grazie al supporto della controllante. In particolare, il fatturato della controllata tedesca Kessler Sekt & Co KG. si è chiuso con 13 milioni di euro (+10% rispetto all’anno precedente) e un patrimonio netto 4,9 milioni di euro.

L’export che rappresenta oltre il 76% del giro d’affari del gruppo, ha visto il Nord America, principale mercato di sbocco per Cavit dove la contrazione dei consumi di vino sta progressivamente assumendo carattere strutturale, tenere. Negli Stati Uniti, come già lo scorso anno, il marchio Cavit ha registrato un +1,9% a valore rispetto alla media di mercato del -1,9% (fonte: dati Nielsen), confermando la propria posizione di leadership con il vitigno Pinot Grigio. Il rallentamento dei consumi di vino si conferma anche sui mercati Europei, dove l’inflazione sostenuta e l’aumento dei tassi di interesse che hanno drenato la capacità di spesa dei consumatori. Regno Unito, Germania e Olanda continuano a guidare la classifica dei paesi di sbocco del vecchio continente per Cavit, che presidia tutti i canali, sia grande distribuzione che horeca. Nei paesi Asiatici il debole segnale di ripresa registrato ad inizio 2023 è stato vanificato dalla congiuntura internazionale negativa, in mercati come il Giappone e la Corea del Sud. Nota a parte il mercato cinese che continua il trend negativo degli ultimi anni, senza segnali di controtendenza nel breve periodo.

“Possiamo ritenerci soddisfatti del livello delle liquidazioni che anche quest’anno abbiamo potuto garantire alle cantine associate, nonostante la flessione dei consumi e il forte impatto dei costi dell’energia e delle materie prime – dichiara Lorenzo Libera, presidente del gruppo Cavit – Il nostro modello cooperativo si basa su una rete di impresa che coniuga la dedizione dei viticoltori, impegnati nelle pratiche sostenibili, le competenze delle cantine e il decisivo supporto del Consorzio Cavit. In questi tempi difficili, questo approccio integrato è stato più che mai fondamentale, assicurando cooperazione e stabilità a prescindere dalla situazione contingente”. “Ci attendono sfide importanti nei prossimi anni. La solida base patrimoniale e strutturale rappresenta un asset fondamentale per il nostro gruppo, su cui dovremo continuare a sviluppare valore – ha concluso il direttore generale Enrico Zanoni – potenziando ulteriormente la nostra capacità di innovazione e la capacità di adattamento ai fenomeni complessi con prontezza e agilità”.

Just Eat, Contini: l’Italia è un Paese per il food delivery ma è in ritardo

Just Eat, Contini: l’Italia è un Paese per il food delivery ma è in ritardoMilano, 28 nov. (askanews) – “L’Italia è sicuramente un Paese per il food delivery: un mercato ancora con un grande potenziale da esprimere”. A parlare è Daniele Contini, country manager di Just Eat Italia, uno degli operatori per la consegna di cibo e piatti pronti a domicilio presenti nel nostro Paese. Un mercato che ha visto uscite importanti nell’ultimo anno, come testimoniano i casi di UberEats, Gorillas e Getir, ma che, a detta di chi lo osserva dall’interno, non è destinato a sgonfiarsi, dopo il boom degli anni del Covid.

Certo, Contini non nega che “dal punto di vista dei volumi l’Italia è in ritardo rispetto ad altri Paesi europei: oggi vale 1,8 miliardi, meno della metà di altri Paesi europei. C’è quindi ancora molta strada da fare”. E questa strada passa attraverso due corsie: “Le piattaforme che oggi rappresentano il 95% del mercato dell’online food delivery – ha spiegato – ma passa anche dai ristoratori che vedono nella consegna a domicilio del cibo una leva di crescita. L’asporto, la cucina in sala e la consegna a casa sono modi diversi con cui porto il prodotto alle persone. Il punto è che non posso farlo nello stesso identico modo: il piatto che porto in tavola al ristorante magari non è lo stesso che consegno a casa. Serve una materia prima diversa, un pack diverso”. Gli esempi di insegne della ristorazione che hanno creato prodotti specifici per il delivery “sono tanti ma anche qui c’è ancora molto da fare”. Guardando alle prospettive future, prima di tutto auspica che “ci sia un’armonizzazione normativa. Oggi ci sono ancora molto operatori e una situazione normativa che permette di operare in modo diverso rispetto all’inquadramento dei rider: questa cosa va messa a posto e spero avvenga nel 2024. Noi ci siamo mossi in anticipo”.

Dal punto di vista economico, invece, ritiene che le prospettive siano migliori del previsto: dopo la pandemia “il mercato ha tenuto con una crescita del 3% anno su anno che è positiva considerato che veniamo da anni con una crescita superiore al 50% – ha osservato – ci aspettavamo un decremento ma in realtà il mercato tiene, è sicuramente una fase di consolidamento da cui ripartire. Questo vuol dire che le persone non hanno smesso di ordinare a domicilio. Il Covid è stato un acceleratore che ha creato nuove occasioni di consumo che le persone stanno mantenendo. Ma ha creato opportunità anche per piattaforme e ristoratori”. Non esclude, in realtà, “un ulteriore consolidamento del mercato: se guardo ai mercati più maturi il numero di piattaforme tende a ridursi un po’. Non ne resterà solo una ma è probabile un ulteriore consolidamento”. I driver di crescita saranno le nuove categorie di servizio. “Come a Just Eat stiamo aprendo categorie nuove in due sensi: uno creando nuove occasioni di consumo oltre il pranzo e la cena, penso a colazione, merenda, gelato – ci ha detto – l’altra e la possibilità di avere nuove categorie come la spesa a domicilio. In altri mercati abbiamo la consegna di elettronica, in Italia da poco abbiamo i fiori. Noi qui per la spesa avevamo un accordo con Getir che purtroppo ha chiuso ma abbiamo diversi partner a livello locale”. Su quest’ultimo punto rispetto alla grande distribuzione “noi facciamo una consegna tipicamente di dimensioni più ridotte e più veloce. È una spesa più istantanea, con poche referenze che mi servono magari su base quotidiana per rifornirmi di alcuni prodotti”.

Guardando proprio ai nuovi trend che si vanno delineando nel mercato dell’online food delivery, Just Eat ha individuato quattro tendenze nella sua Mappa aggiornata del cibo a domicilio in Italia: mood food, cibo che offre una esperienza di benessere emotivo, zero heroes, per l’aspetto sostenibile del food delivery, fusion of cultures, cibo che unisce sapori da tutto il mondo e infine taste makers, il cibo nell’era dei social media. “Questi quattro food trend sono legati al consumo del cibo, all’esperienza del cibo che dà piacere anche per le emozioni che ricorda – ha detto Contini – Il cibo a domicilio non è solo funzionale: ordino perché non ho voglia di cucinare, ma è anche il piacere di andare alla scoperta di determinati sapori, magari quelli di infanzia o piatti esotici legati all’ultimo viaggio”. Il trend legato alla sostenibilità, invece, “per la verità in parte è una conferma: c’è un’attenzione ai prodotti a chilometro zero, sostenibili anche per quanto riguarda il packaging. E c’è anche un’attenzione crescente nell’utilizzo delle piattaforme in particolare rispetto alle condizioni di lavoro dei rider che è visto come un punto di attenzione su cui Just Eat ha investivo. È un trend che sta emergendo, è ancora contenuto però sta venendo a galla”.