Passa al contenuto principale
#sanremo #studionews #askanews #ciaousa #altrosanremo

Assolatte: rivedendo norme vetuste settore sarebbe più competitivo

Assolatte: rivedendo norme vetuste settore sarebbe più competitivoRoma, 17 nov. (askanews) – Semplicemente rivedendo una normativa vetusta, risalente per molti aspetti ai primi del Novecento, si potrebbe aiutare il comparto lattiero caseario a diminuire i costi di produzione e renderlo, di conseguenza, più competitivo. E’ quanto ha spiegato in una intervista ad Askanews Massimo Forino, direttore di Assolatte, l’associazione aderente a Confindustria che rappresenta le industrie italiane del comparto lattiero-caseario, il primo settore dell’agroalimentare italiano. Una delegazione di Assolatte il 13 novembre scorso ha incontrato il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, per “esaminare alcuni problemi che preoccupano molto il settore, veniamo da anni difficili”.

In un contesto complicato, tra fiammate inflattive e costi di produzione in salita, difficile accesso al credito, necessità di favorire l’ingresso di giovani nelle aziende e problemi di competitività, quale aiuto potrebbe arrivare al settore dalla politica? “Servirebbe rivedere completamente la struttura dei costi – dice Forino – perchè oltre a intervenire limitatamente sui prezzi dei prodotti bisognerebbe ridurre i costi di produzione. In Italia abbiamo una normativa in molte parti vetusta, che risale ai primi anni del Novecento. La definizione di formaggio – prosegue – è riportata in un regio decreto del 1925, quando il latte era un’altra cosa e l’industria quasi non esisteva. Semplicemente rivedendo una serie di norme vecchie alle quali devono sottostare agricoltori e industriali, senza intaccare qualità e sicurezza dei prodotti, si potrebbero ottenere dei costi di produzione inferiori e rendere il settore più competitivo, con una diminuzione anche dei prezzi di vendita, in un settore dove la marginalità è molto ridotta”. Proprio nell’incontro al Masaf con il ministro si è discusso del problema dei costi di produzione e dei costi agricoli, che sono esplosi tra il 2022 e il 2023. “A fronte di una disponibilità degli industriali a riconoscere prezzi crescenti – aggiunge il direttore di Assolatte ad Askanews – abbiamo visto il prezzo del latte alla stalla salire da 0,38 a dicembre 2021 a 0,60 centesimi a dicembre 2022. Ora siamo a 0,50 centesimi e il prezzo del latte medio di quest’anno probabilmente sarà di 0,52, quindi superiore alla media dell’anno scorso che fu 0,51. Quindi, sul prezzo del latte ci sono pochi margini e il mondo agricolo continua ad avere altissimi costi di produzione”. Per questo al ministro è stato segnalato anche il fatto che “a livello europeo il prezzo alla stalla è 0,43 centesimi, quindi è molto basso e questo pone un problema di competitività, perchè ci confrontiamo con prodotti esteri a prezzi molto più bassi”.

Alla distribuzione, invece, “i prezzi al dettaglio sono cresciuti in modo importante, con una percentule di aumento però inferiore a quella dei costi: i costi medi industriali sono aumentati del 24% e i fatturati del 18%. Quindi il differenziale sta erodendo i margini industriali. Ora – auspica Forino – speriamo che la situazione si stabilizzi, ma ci sono tensioni sulle materie grasse, su panna e burro: i prezzi all’ingrosso stanno mostrando una leggera risalita, speriamo non salgano troppo altrimenti la stabilizzazione dei prezzi al dettaglio incontrerà un ostacolo, mentre noi vogliamo fare arrivare i prezzi a livelli più vicini alla capacità di spesa degli italiani”. E se è vero che il carrello degli italiani sta diventando sempre più leggero quanto a prodotti ma sempre più pesante quanto al prezzo, Forino precisa che “una cosa sono gli aumenti percentuali e una cosa gli aumenti assoluti: fino al 2021 un italiano medio spendeva in latticini 0,85 centesimi al giorno. Dopo l’esplosione dei costi siamo arrivati a 0,92-0,93 centesimi al giorno. Quindi c’è l’inflazione e ha colpito anche il nostro settore, ma l’incidenza assoluta dei costi di produzione è abbastanza ridotta rispetto ad altri settori. Non è quella del lattiero-caseario la voce che dovrebbe preoccupare gli italiani”.

Ovviamente, gli aumenti dei costi agricoli e di produzione rendono più complicati gli investimenti, anche perché “è completamente cambiata la logica del credito. Fino a 2 anni fa si ottenevano mutui a tassi interessanti – ricorda Forino – sotto il mezzo punto percentuale, ora siamo al 4,5% e questo incide sia sugli investimenti per gli adeguamenti alle nuove logiche di maggiore sostenibilità ambientale e per le normative europee sulle plastiche sia per i prodotti stagionati che ricorrono al credito impegnando il formaggio in garanzia”. Ultimo ma non ultimo, nel settore lattiero-caseario c’è un problema di ricambio generazionale e di figure professionali specifiche: le aziende segnalano difficoltà a trovare personale qualificato che sostituisca le fasce anziane, anche se la maggior parte dei dipendenti nelle aziende del settore caseario ha tra 50 e 60 anni. “Spesso ci viene segnalato un problema nel trovare manutentori e tecnici – dice il direttore di Assolatte – C’è un problema di mancanza di giovani, eppure questo è un settore che ha tenuto e che è in forte sviluppo, con una domanda di lavoratori in crescita. speriamo che si possano fare azioni di formazione per favorire l’accesso di nuove generazioni”. “E’ vero che la cucina italiana tira ma non dobbiamo fare tutti l’alberghiero: servono tecnologi alimentari, veterinari, manutentori, periti industriali, perché quello che arriva in tavola parte da processi industriali gestiti da esperti”.

Infine, una notazione sul ddl sul cibo sintetico approvato ieri alla Camera in via definitiva, visto che anche nel settore del latte si parla da un po’ di tempo delle opportunità della produzione in vitro. “Noi siamo d’accordo sull’andare con i piedi di piombo e usare denominazioni corrette. C’è una questione di sicurezza alimentare che riguarda ad esempio anche le proteine del latte. C’è anche un tema di brevettabilità dei processi – spiega Forino – oggi il latte si ottiene dalla mungitura di animali: pensare che venga sostituito in tutto o in parte da prodotti ottenuti in fermentatori di grandi gruppi industriali spaventa. E poi c’è il tema della denominazione: se in futuro questi prodotti fossero sicuri e immessi sul mercato, questo per noi non sarebbe latte, bisognerà (come è stato fatto con i prodotti di origine vegetale, ndr) normare la definizione, avere specifiche sanitarie, fare una valutazione di impatto sull’economia. Sul tavolo c’è anche un tema sociale, visto che il comparto lattiero caseario è il primo settore dell’industria agroalimentare europea e non solo italiana”. “Noi – conclude il direttore di Assolatte – pensiamo che questa battaglia va fatta a livello europeo. L’obiettivo di fare una norma nazionale per poi arrivare a fare una norma armonizzata in Europa, è un percorso rischioso ma valido”.

Nasce Bf Bio, produzione biologica di Bf e Ecornaturasì

Nasce Bf Bio, produzione biologica di Bf e EcornaturasìRoma, 17 nov. (askanews) – Nasce la partnership tra BF Spa, il più importante gruppo agroindustriale italiano, e EcorNaturaSì, la maggiore realtà del biologico italiano con la creazione di BF Bio, nuova società del Gruppo BF Spa, che adotterà i più innovati principi scientifici e le più moderne tecnologie dell’agricoltura di precisione e dell’allevamento nella produzione biologica. La collaborazione permetterà di accrescere la disponibilità di prodotti biologici italiani, visto che agli oltre 9000 ettari di filiera bio di NaturaSì si affiancheranno i 2300 ettari bio e i 300 ettari in conversione da parte BF Spa.

L’inaugurazione di questa nuova alleanza è avvenuta oggi presso la Tenuta Il Cicalino, azienda agricola entrata nel Gruppo BF Spa all’inizio del 2020, alla presenza dell’amministratore delegato di BF Spa Federico Vecchioni e del presidente di EcorNaturaSì Fabio Brescacin. La partnership permetterà quindi da una parte ad EcorNaturaSì di crescere e sviluppare la rete commerciale e, in parallelo, a BF Spa, attraverso i propri terreni biologici, le 12 aziende e i siti di trasformazione alimentare, di fornire prodotti e materie prime garantite per le filiere biologiche 100% italiane. Tra le sinergie, le attività di BF Bio, che opererà principalmente presso la Tenuta Le Piane, al centro di un piano di rilancio avviato nel 2022 con un investimento complessivo di circa 2 milioni di euro e con importanti ricadute occupazionali sul territorio. Il progetto comprende tra le altre cose il recupero degli 800 ettari di bosco attraverso attività, anche turistiche, di valorizzazione e riqualificazione.

La partnership “genererà sinergie significative dal punto di vista produttivo e commerciale – ha detto Vecchioni – Il contestuale progetto BF Bio costituisce un altro risultato concreto degli impegni e investimenti di BF Spa nella ricerca scientifica e nella valorizzazione di un territorio e della sua comunità di riferimento, nonché dell’attenzione allo sviluppo di alimenti biologici di qualità e 100% Made in Italy e sempre nell’alveo del nostro payoff, dal seme allo scaffale, aspetto questo che accomuna la filosofia di BF a quella di NaturaSì”. “La nuova partnership non avrà solo ripercussioni economiche legate alla fornitura di materie prime e prodotti – spiega Fabio Brescacin – ma intende inserire un elemento culturale importante nella realtà agricola nazionale. Le esperienze ed il know how delle due aziende saranno da stimolo alla valorizzazione dell’agricoltura sana. E – conclude Brescacin – vorremmo insieme creare esempi virtuosi per coinvolgere giovani, consumatori, investitori a sostegno di una nobilissima e meravigliosa attività com’è l’attività agricola”.

Enogastronomia, dal 23 al 25 novembre torna Excellence a Roma

Enogastronomia, dal 23 al 25 novembre torna Excellence a RomaRoma, 17 nov. (askanews) – Dal 23 al 25 novembre la Tribuna Autorità dello Stadio Olimpico di Roma farà da cornice alla decima edizione di Excellence, l’evento enogastronomico romano che coinvolge operatori del settore, appassionati di cucina e amanti del vino. B2B, approfondimenti formativi, talk show, seminari, degustazioni e attività di ricerca nel settore alimentare con 100 chef provenienti da ristoranti stellati e non.

“L’innovazione rimane un punto focale del nostro format che si contraddistingue per l’impostazione fieristico-congressuale mirata a creare relazioni e opportunità di affari. Il programma del 2023, che vedrà protagonisti 100 chef e altrettante aziende, prevede oltre 90 attività tra cui 50 cooking-show tutti all’insegna della Cucina salutare e per sportivi in onore al padrone di casa dello Stadio Olimpico, Sport e Salute”, sottolinea in una nota Pietro Ciccotti, founder di Excellence e organizzatore dell’evento. Articolato in quattro diverse aree di interesse, Excellence 2023 ospiterà 30 talk show, convegni, seminari e masterclass che copriranno tematiche legate all’innovazione alimentare, all’eccellenza culinaria e alla cultura enogastronomica.

Grazie alla partecipazione di Sport e Salute, il focus di questa decima edizione sarà quello della Salute e l’Innovazione. “Siamo lieti di ospitare presso lo Stadio Olimpico l’edizione 2023 di Excellence – sottolinea Marco Mezzaroma, Presidente di Sport e Salute – perché è un evento che evidenzia perfettamente l’armonia tra eccellenza culinaria e benessere fisico”. Per l’assessore capitolino a Turismo, Grandi Eventi, Moda e Sport Alessandro Onorato “è con grande piacere che abbiamo deciso di sostenere la decima edizione di Excellence, uno dei principali eventi dedicati alle eccellenze. La tradizione enogastronomica romana è unica, uno dei valori aggiunti che spinge i turisti a scegliere Roma e che la fa ricordare nel tempo”.

Consiglio Ue adotta posizione su etichette digitali fertilizzanti

Consiglio Ue adotta posizione su etichette digitali fertilizzantiRoma, 17 nov. (askanews) – Il Consiglio Europeo ha adottato oggi la sua posizione sulla proposta di regolamento sull’etichettatura digitale dei prodotti fertilizzanti dell’UE. Questa proposta, che modifica il regolamento (UE) 2019/1009, mira a migliorare la leggibilità delle etichette, portando a un uso più efficiente dei prodotti fertilizzanti, e a semplificare gli obblighi di etichettatura per i fornitori riducendo al contempo i costi per l’industria.

“Questo regolamento rafforza la digitalizzazione del settore dei fertilizzanti. Le nuove norme ridurranno la burocrazia e i costi per i produttori e forniranno agli agricoltori informazioni chiare e accessibili al consumatore quando acquistano i prodotti di cui hanno bisogno”, spiega Héctor Gómez Hernández, ministro spagnolo ad interim dell’Industria, del Commercio e del Turismo. L’etichettatura dei fertilizzanti è attualmente regolamentata dal regolamento (UE) 2019/1009. Il testo della Commissione propone che sia consentito un formato di etichettatura esclusivamente digitale quando i prodotti fertilizzanti dell’UE sono venduti senza imballaggio o quando sono venduti a operatori economici che non sono utilizzatori finali.

Gli agricoltori e gli altri consumatori di prodotti fertilizzanti venduti in imballaggi continuerebbero a beneficiare delle etichette sia digitali che fisiche per le informazioni più importanti. Resta l’obbligo di fornire un’etichetta fisica per i prodotti destinati agli utenti finali, siano essi venduti con o senza imballaggio. Inoltre, i requisiti per le etichette digitali sono stati semplificati per evitare oneri amministrativi eccessivi. Per garantire una migliore tracciabilità e condizioni di parità con i distributori locali, il mandato del Consiglio aggiunge le informazioni sugli importatori come elemento obbligatorio delle etichette digitali. Il mandato negoziale introduce anche l’obbligo di affiggere le etichette fisiche in un luogo visibile presso il punto vendita per garantire che gli utenti finali e le autorità di vigilanza del mercato abbiano accesso alle informazioni non fornite nell’etichetta digitale. La posizione del Consiglio garantisce che le etichette continuino a includere le informazioni pertinenti per valutare l’efficienza agronomica del fertilizzante e per selezionare il prodotto giusto al momento dell’acquisto.

Quest’anno frutta e verdura autunnali più care del 20%

Quest’anno frutta e verdura autunnali più care del 20%Roma, 17 nov. (askanews) – Frutta e verdura autunnali più care del 20% nel 2023, un anno in cui si è verificata inizialmente una diminuzione dei consumi a causa di un clima insolitamente caldo durante il mese di ottobre, che ha comportato un calo delle vendite rispetto all’anno precedente. Il ritorno a temperature più fredde ha migliorato la qualità dei prodotti, aumentando l’appetibilità per i consumatori e stimolando la domanda.

Sono i dati dell’osservatorio nazionale di Italmercati, che spiega che nonostante un aumento dei prezzi del 20% rispetto all’anno precedente, principalmente dovuto a costi di produzione più elevati dovuti alle condizioni meteorologiche avverse, l’offerta di prodotti ortofrutticoli rimane in generale di buona qualità. La situazione è diversa per le pere, che hanno subito una riduzione nella produzione a causa del maltempo primaverile e dell’influenza della cimice asiatica. Anche l’uva italiana è stata colpita da problemi fitosanitari che hanno limitato la produzione e potrebbero influire sulla disponibilità durante le festività natalizie. Appena avviata, invece, le stagione della cicoria a puntarelle ed il kiwi. È iniziata inoltre la raccolta dei carciofi, con le varietà violetto senza spine e tema dalla Puglia e dalla Sardegna.

Associazione allevatori: bene ok a ddl contro cibi coltivati

Associazione allevatori: bene ok a ddl contro cibi coltivatiRoma, 17 nov. (askanews) – Soddisfazione per l’esito del voto finale sulla norma che introduce il divieto di produrre e commercializzare in Italia il cosiddetto “cibo in provetta” e solidarietà alla Coldiretti per le provocazioni subite. In una nota l’associazione italiana allevatori-A.I.A. definisce il provvedimento come un “provvedimento molto atteso che dovrà passare poi al vaglio in Europa ma che comunque, nel rispetto del principio di precauzione per quanto riguarda gli aspetti legati alla salute dei cittadini, ha raccolto una larga maggioranza di consensi tra i cittadini, con una petizione che è stata votata in molti ordini del giorno di Regioni e Comuni, frutto quindi di decisioni attentamente valutate e approfondite”.

Il presidente di A.I.A., Roberto Nocentini, stigmatizza poi “i comportamenti gravemente provocatori e offensivi di alcuni deputati di una formazione politica di opposizione, che utilizzando impropriamente la piazza antistante il Parlamento nazionale hanno causato la legittima indignazione dei rappresentanti di agricoltori e allevatori che manifestavano in forma pacifica”. “Sono solidale – dice -con tutta la Coldiretti ed in particolare con il presidente nazionale Ettore Prandini e con il segretario generale Vincenzo Gesmundo. Il diritto a fare politica non può travalicare l’educazione e il buon senso ed offendere un’intera categoria, fatta di milioni di lavoratori che con il loro impegno e sacrificio quotidiano forniscono cibo sano e di qualità a tutti i cittadini”.

Brunello di Montalcino, in Usa in 12 mesi consumi +10%

Brunello di Montalcino, in Usa in 12 mesi consumi +10%Roma, 17 nov. (askanews) – Continua a crescere, nonostante le difficoltà del mercato, la presenza del Brunello di Montalcino sulle tavole degli americani. Negli ultimi 12 mesi il Brunello ha visto infatti aumentare i consumi nel suo primo mercato di sbocco del 10%, con impennate nel Midwest (+42%) e performance oltre la media a Sud e a Ovest del Paese. Lo rileva, in occasione di Benvenuto Brunello, che si terrà a Montalcino da oggi 17 e fino al 28 novembre, l’analisi realizzata per il Consorzio Brunello dall’Osservatorio del vino Uiv su base SipSource, strumento di monitoraggio sugli effettivi acquisti dei dettaglianti on e off-trade che copre il 75% del mercato americano, per un totale di oltre 330.000 esercizi commerciali.

Secondo l’analisi, il Brunello conferma il proprio feeling con il mercato a stelle e strisce, che rappresenta almeno il 30% del totale vendite oltreconfine: a fronte di un calo generalizzato dei consumi totali di vino (-7%) e di quelli italiani (-3%), la Docg di Montalcino è tra le poche che segnano luce verde. Tra queste, la Beaune (premier Cru della Borgogna), il Bordeaux Superiore, il Barolo o i rossi della Ava californiana Oakville, a dimostrazione che il segmento luxury riesce spesso a mantenersi anticiclico anche in questa difficile stagione. L’accelerazione nei 12 mesi (da ottobre 2022 a settembre 2023) si riscontra sia nel circuito retail e in particolare nel segmento grossisti e nei liquor store, che nel fuori casa (+8%), canale a maggior valore aggiunto dove la quota delle vendite a volume del Brunello arriva al 50%, ben oltre la media dei vini rossi italiani (al 20%). Qui nella ristorazione, che rappresenta larga parte dei consumi horeca statunitensi, il prezzo al dettagliante del principe dei rossi toscani è nel 91% dei casi sopra i 50 dollari a bottiglia, quota che si attesta al 73,5% se si considerano le vendite totali su tutti i canali.

“Al di là dei trend di mercato, che possono subire variazioni congiunturali – ha detto il presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci – siamo molto soddisfatti soprattutto del posizionamento negli Stati Uniti del nostro vino di punta. Un mercato che siamo riusciti a coltivare in modo attento e certosino, grazie anche al lavoro di importanti imprese pioniere, che hanno aperto la strada alla new wave produttiva. Un modello, da perseguire nell’approccio a piazze emergenti come quelle orientali, su cui le potenzialità rimangono enormi”.

Filiera Italia:divieto abuso denominazioni carne aiuta consumatori

Filiera Italia:divieto abuso denominazioni carne aiuta consumatoriRoma, 17 nov. (askanews) – “Una buona notizia, soprattutto per i consumatori”: così Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia, commenta l’inserimento del divieto di usare denominazioni tradizionalmente associate a prodotti a base di carne per prodotti a base vegetale, contenuta nella legge che introduce il divieto di produrre e commercializzare cibi a base cellulare per uso alimentare o per i mangimi animali.

“Dietro una salsiccia, un hamburger e una bistecca c’è un incredibile portato di cultura e tradizione, usare impropriamente questi termini è un terribile inganno per il consumatore e un sopruso nei confronti di una delle eccellenze del settore agroalimentare Made in Italy”, ha aggiunto Scordamaglia. “Rispetto e tutela della libertà di scelta per chi decide di avere una dieta vegetariana – prosegue – ma proprio per questo non va ingannato con prodotti ultra trasformati con tantissimi ingredienti chimici al posto di sani prodotti vegetali e per di più spacciati per alimenti nutrizionalmente paragonabili a quelli origine animale”. “Bene quindi che anche l’Italia sia allinei con quanto fatto anche in altri Paesi – conclude l’amministratore delegato di Filiera Italia – come ad esempio la Francia che prima di noi ha agito in tal senso”.

In Emilia Romagna 1,1 mln per piani contenimento cinghiali

In Emilia Romagna 1,1 mln per piani contenimento cinghialiRoma, 17 nov. (askanews) – La Regione Emilia Romagna, con propria delibera, ha messo a disposizione delle Province risorse per 1,1 milioni di euro per i piani di controllo regionali per la fauna selvatica. Si tratta di 600mila euro per il 2023 e 500mila euro per l’anno successivo rivolti al depopolamento dei cinghiali, la cui grande diffusione provoca non solo danni alle coltivazioni, ma è un punto critico per la diffusione del virus della Peste suina africana (Psa), e a quello di animali fossori come volpi e nutrie che scavano tane negli argini di fiumi e canali.

“Le convenzioni con le amministrazioni provinciali – spiega l’assessore regionale all’Agricoltura e caccia, Alessio Mammi – permettono una maggiore incisività d’azione, fornendo alle polizie provinciali risorse fondamentali per dare attuazione ai piani di controllo sui propri territori. Questo con l’intento fondamentale di ridurre sia la presenza di cinghiali, a partire dai territori di Parma e Piacenza, aree di maggiore criticità dovuta all’estendersi del virus della peste suina africana, sia di operare per la riduzione dei danni derivanti dalle specie fossorie, nutrie e volpi, che creano non pochi problemi alla rete idraulica regionale”. Il contenimento numerico delle specie fossorie è strettamente collegato alla manutenzione delle vie d’acqua, per la prevenzione di allagamenti e cedimenti e per la sicurezza viaria e ferroviaria.

Per quanto riguarda i cinghiali, i finanziamenti alle Province rappresentano una novità introdotta a partire dal 2023, per dare risposta a quanto previsto dal Piano regionale di interventi urgenti per ridurre i rischi di diffusione della Psa. La ripartizione dei fondi nelle province segue due diversi criteri.

Assica: bene divieto su meat sounding, ora Ue ne prenda atto

Assica: bene divieto su meat sounding, ora Ue ne prenda attoRoma, 17 nov. (askanews) – “Ora il nostro obiettivo è andare in Europa per chiedere che anche l’UE si doti di una disciplina sulla materia, in maniera analoga a quanto già avvenuto per il settore del latte”. Così, in una nota, Davide Calderone, direttore di Assica, l’associazione industriali delle carni e dei salumi, all’indomandi della approvazione del Ddl sul cibo sintetico, il testo normativo che tra le altre cose disciplina l’uso dei nomi carnei su prodotti a base di proteine vegetali, ponendo un freno e un chiaro divieto al fenomeno del meat sounding, “una pratica ormai diffusa per cui prodotti a base vegetale vengono posti in vendita con nomi che richiamano o citano espressamente prodotti a base di carne: ‘hamburger vegetale’, ‘bresaola di grano’, ‘vegan mortadella’”, spiega Assica.

“E’ bene che il Parlamento abbia approvato una norma che vieta l’uso di nomi carnei sui prodotti che la carne non la contengono – commenta Davide Calderone, direttore di Assica – si tratta di una conquista culturale e di buon senso per la corretta concorrenza tra operatori del settore alimentare. Ora la norma andrà prontamente attuata per dare concretezza ai giusti principi che contiene”. Il testo approvato infatti prevede l’emanazione di un decreto del ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (Masaf) per l’individuazione delle denominazioni carnee da non utilizzare su prodotti a base vegetale. La disciplina adottata dall’Italia non è la prima nel panorama mondiale: già Francia e Sud Africa hanno approvato previsioni esplicite in proposito.

In sede UE invece ci furono tentativi passati di disciplinare la materia in maniera analoga a quanto si fece per il latte e i suoi derivati, ma senza che le proposte riuscissero ad approdare a rango normativo. “È una distinzione – spiega Assica – che la maggior parte dei consumatori riterrà probabilmente più legata al buon senso e che forse non avrebbe dovuto nemmeno necessitare un interessamento del Parlamento per la fissazione di regole legislative così puntuali. Tuttavia, l’intervento si è reso necessario per tutelare la storicità produttiva di un’intera filiera: come esplicitato dai Deputati sostenitori dell’iniziativa, ‘le parole hanno un peso’ e in questo caso il peso deriva dalla grande portata di storia, tradizione e manodopera esperta, specializzata, che è coinvolta dalla filiera zootecnica ad ogni livello”.