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Ricciarelli e Panforte di Siena Igp valgono oltre 4,3 mln

Ricciarelli e Panforte di Siena Igp valgono oltre 4,3 mlnRoma, 21 nov. (askanews) – L’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi (Icqrf) dei prodotti agroalimentari del ministero dell’Agricoltura, Sovranità Alimentare e Foreste (Masaf) ha rinnovato l’autorizzazione, con Decreto Ministeriale, a Csqa ad effettuare i controlli per i prodotti di panetteria e pasticceria Ricciarelli di Siena IGP e Panforte di Siena IGP per i prossimi tre anni.

I Ricciarelli di Siena IGP e il Panforte di Siena IGP possono contare oggi su una produzione certificata complessiva di 327 tonnellate capace di generare oltre 4,3 milioni di euro di valore alla produzione. La filiera del Panforte di Siena IGP tocca infatti valore di produzione di 2 milioni di euro frutto di 170 tonnellate di prodotto, mentre i Ricciarelli di Siena IGP fanno segnare un valore alla produzione di 2,3 milioni di euro a fronte di 157 tonnellate di prodotto certificato (Dati Coripanf). Il Comitato Promotore dell’IGP “Panforte di Siena” e il Comitato Promotore dell’IGP “Ricciarelli di Siena” sono stati costituiti rispettivamente il 9 luglio 2003 e il 14 gennaio 2004.”L’obiettivo – sottolinea in una nota Massimiliano Arnecchi, presidente dei Comitati – è quello di far percepire e raccontare che cosa vuol dire essere una IGP, ovvero il legame con il territorio, la qualità, il rispetto di un disciplinare che ci indica solo certi tipi di prodotti da usare. Solo il Panforte di Siena IGP e i Ricciarelli di Siena IGP sono i veri Ricciarelli e Panforte. E solo loro possono dirsi di Siena”.

“La nostra conferma quale Ente di controllo – sottolinea Pietro Bonato, direttore generale e AD di CSQA – è il risultato del lavoro di certificazione svolto sul fronte della garanzia e della valorizzazione di questi prodotti dolciari. È importante ricordare che nel 2010 i Ricciarelli di Siena sono stati riconosciuti come il primo prodotto dolciario da forno italiano meritevole l’Indicazione Geografica Protetta (IGP)”.

Vino, Vinarius: enotecari estremamente ottimisti per vendite Natale

Vino, Vinarius: enotecari estremamente ottimisti per vendite NataleMilano, 20 nov. (askanews) – “Sui volumi di vendita per il Natale 2023 e, in generale, per la stagione invernale, gli operatori del settore sono estremamente ottimisti. Malgrado la difficile congiuntura economica del 2023, tra inflazione e caro-vita, la situazione resta comunque positiva: le enoteche si attendono un aumento del lavoro soprattutto per le feste”. Lo ha spiegato Andrea Terraneo, presidente di Vinarius, l’associazione delle enoteche italiane, che ha presentato i risultati di un sondaggio che ha visto coinvolti gli associati sulle previsioni di vendita per il periodo delle festività natalizie, storicamente il più rilevante dell’anno.

L’analisi dei dati emersi ha anche permesso di completare la fotografia del settore con la valutazione dei trend di consumo registrati nell’ultimo triennio. Dallo studio emerge che nell’ultimo triennio c’è stata una crescita dal 7 al 13% dei vini rossi, che restano i favoriti dal consumatore nel periodo natalizio. I più venduti, tra i rossi, sono Barolo, Amarone e Brunello ed alcuni rossi autoctoni da singole aree come il Lagrein, a testimonianza che la territorialità è un trend in forte crescita. Negli ultimi tre anni si registra una crescita attorno al 3,5%, anche per i vini bianchi fermi, spinti da Chardonnay, Lugana e Gewurztraminer. Male i vini da dessert, per i quali anche quest’anno non sembra ci saranno variazioni rispetto al trend del triennio che si è attestato su un calo del 20-25%. Moscato d’Asti Docg, Moscato in generale e vini passiti del Sud Italia restano tra i prodotti più richiesti. Al contrario, le “bollicine” risultano in crescita sia per quanto riguarda il Metodo Classico che lo Charmant. Il primo risulta essere lo spumante preferito dagli italiani per le feste natalizie, trascinato dallo Champagne (+15-20%), dal Franciacorta e dal Trento doc, di cui “le enoteche si confermano il canale di vendita preferenziale per questo tipo di prodotti dal posizionamento medio alto”. Vinarius, fondata nel 1981, rappresenta oltre 120 associati in tutta Italia, il cui fatturato totale sfiora i 50 milioni di euro.

Successo Sardegna a Bruxelles per Settimana cucina italiana

Successo Sardegna a Bruxelles per Settimana cucina italianaRoma, 20 nov. (askanews) – “Il sistema alimentare per noi è fondamentale: diamo benessere ai nostri cittadini e a tutto il pianeta. E in virtù delle sue eccellenze e delle sue particolarità, la cucina italiana è candidata a Patrimonio immateriale dell’umanità dell’Unesco nel 2025. Sfido chiunque a dire che l’Italia non lo meriti. È importante il risultato? Se non fossi scaramantico, lo darei per scontato: ma l’elemento fondamentale è il percorso”.

Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, nel corso della manifestazione al Palais d’Afrique, che ha visto le eccellenze enogastronomiche sarde protagoniste a Bruxelles per la Settimana della cucina italiana nel mondo. “I danesi ci hanno chiesto perchè gli italiani vivono di più – ha detto il ministro – basta che guardate quello che mangiamo, vale per la Sardegna e per tutta Italia”. “La prima giornata è stata fondamentale per confermare ancora una volta quanto ci sia voglia di Italia e italianità: la cucina sarda, con tre tavoli di degustazioni, ha governato la platea, dando prova ancora una volta di quanto l’eccellenza dei nostri prodotti sia di altissimo livello”, ha detto l’assessore all’Agricoltura della Regione Autonoma della Sardegna, Valeria Satta. La Sardegna ha portato a Bruxelles vini, dolci, piatti tipici e soprattutto il ‘Menù Deleddiano’, ricreato dai cuochi sardi e dedicato alla scrittrice sarda e premio Nobel, Grazia Deledda, che rappresentava nei suoi libri la creazione di piatti del tempo, descrivendoli minuziosamente.

“Non solo cibo quindi, ma anche tanta cultura della nostra terra”, ricorda l’assessore, secondo cui “questi eventi servono non solo a promuovere le nostre aziende e i nostri prodotti, ma anche a raccontare una terra, il suo popolo, le sue identità e le tradizioni”.

Danni estivi da vento e grandine, R. Lombardia dispone indennizzi

Danni estivi da vento e grandine, R. Lombardia dispone indennizziRoma, 20 nov. (askanews) – Buone notizie per gli imprenditori agricoli colpiti dalle calamità naturali dell’ultima estate, dal momento che pochi giorni fa il Masaf, su proposta di Regione Lombardia, ha assegnato ufficialmente il carattere di eccezionalità per i venti impetuosi e la grandine del 3 luglio e dal 19 al 25 luglio.

“Gli eventi della scorsa estate – precisa in una nota l’ufficio tecnico di Confagricoltura Mantova – hanno causato un danno strutturale che è stato stimato in oltre 45 milioni di euro nella nostra provincia. Anche le colture in campo ne hanno risentito, per oltre 35 milioni di euro, soprattutto mais, frutteti, vigneti e orticole in pieno campo, ma in questo caso parliamo di fondi che andranno a rimborsare i danni sulle strutture”. In una nota Confagricoltura Mantova ricorda che sono indennizzabili solo i danni strutturali (a strutture, impianti e scorte) e non quelli alle colture in campo per le quali, si raccomanda, è sempre meglio ricorrere a copertura assicurativa. Le domande si potranno presentare entro il prossimo 30 dicembre, previo il rispetto di tre requisiti.

Il primo riguarda i comuni di appartenenza, dal momento che solo le aziende ricadenti nei comuni di Bagnolo San Vito, Borgo Mantovano, Borgo Virgilio, Castel Goffredo, Castiglione delle Stiviere, Cavriana, Ceresara, Commessaggio, Curtatone, Dosolo, Goito, Gonzaga, Guidizzolo, Magnacavallo, Mantova, Marcaria, Marmirolo, Medole, Monzambano, Ostiglia, Ponti sul Mincio, Porto Mantovano, Quingentole, Quistello, Rodigo, Roncoferraro, Roverbella, San Benedetto Po, San Giorgio e Bigarello, Sermide e Felonica, Serravalle a Po, Solferino, Sustinente, Suzzara, Viadana e Volta Mantovana potranno accedere ai rimborsi previsti dalla Regione. Il secondo riguarda invece la segnalazione danni, che a suo tempo doveva essere fatta entro 20 giorni dall’avvenuta calamità, mentre il terzo prevede l’accessibilità agli indennizzi solo da parte di chi abbia avuto un danno (alle strutture) pari almeno al 30% della media della Plv degli ultimi tre anni (2020, 2021 e 2022).

Da R. Piemonte 95 mln per attivazioni bandi del Psr

Da R. Piemonte 95 mln per attivazioni bandi del PsrRoma, 20 nov. (askanews) – A copertura dei bandi 2023 del Complemento di sviluppo rurale del Piemonte la Giunta regionale ha assegnato oggi 45 milioni di euro per l’attivazione del cosiddetto “pacchetto giovani” che integra la misura sull’insediamento dei giovani agricoltori e la misura sugli investimenti per migliorare la competitività delle aziende; 20 milioni per il miglioramento delle aziende agricole e 30 milioni per la trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli.

Una dotazione finanziaria complessiva di 95 milioni di euro che permette l’apertura dei bandi regionali entro il mese di dicembre. “Prosegue l’azione della Regione per attrarre i giovani piemontesi in agricoltura e favorire la nascita di nuove imprese con un pacchetto di aiuti importanti destinati ad avviare l’attività e ad investire nell’innovazione aziendale. Anche le imprese della filiera agroindustriale possono contare su un sostegno economico significativo per interventi che migliorano la produttività e rendono più competitivi i nostri prodotti sui mercati”, sottolinea in una nota il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore regionale all’Agricoltura e Cibo Marco Protopapa.

Agrifish approva visione a lungo termine per zone rurali Ue

Agrifish approva visione a lungo termine per zone rurali UeRoma, 20 nov. (askanews) – Una visione a lungo termine per le zone rurali dell’UE: l’Agrifish ha approvato oggi le conclusioni su una visione a lungo termine per le zone rurali, fornendo orientamenti politici alla Commissione e agli Stati membri “volti a promuovere ulteriormente la prosperità, la resilienza e il tessuto sociale delle zone rurali e delle comunità rurali”. Le conclusioni, approvate all’unanimità dai ministri dell’Agricoltura dell’UE, riconoscono i contributi chiave forniti dalle zone rurali alla forza economica dell’UE, alle transizioni verde e digitale e all’azione per il clima. Oltre al loro ruolo nel garantire la sostenibilità e la sicurezza alimentare e nel preservare il patrimonio culturale delle comunità locali. In quest’ottica, è fondamentale l’agricoltura, anche in termini di garanzia dell’autonomia strategica aperta dei sistemi alimentari dell’UE e di riduzione delle dipendenze esterne.

Per contribuire a promuovere la resilienza e la prosperità delle zone rurali dell’UE, si invita quindi la Commissione a prendere in considerazione la possibilità di trasformare la visione in una vera e propria strategia rurale dell’UE, “con un approccio globale e flessibile e indicatori pertinenti”. Inoltre, si incoraggiano gli Stati membri “a impegnarsi ulteriormente nel Patto rurale e a sviluppare strategie e piani d’azione a livello nazionale, regionale e locale a beneficio delle aree rurali”. Nelle loro conclusioni i ministri sottolineano l’importanza della transizione digitale, dell’innovazione e della connettività, compresa la copertura della banda larga. A questo proposito, le opportunità di formazione e lo sviluppo delle competenze digitali vengono evidenziate come cruciali. E riconoscono l’importanza degli investimenti da parte dell’UE, nazionali, regionali e locali per realizzare questa visione a lungo termine. La razionalizzazione dei finanziamenti contribuirebbe ad affrontare la scarsa disponibilità di servizi pubblici e a migliorare le infrastrutture e la connettività. Per garantire che i finanziamenti vengano utilizzati in modo ottimale, i ministri invitano quindi la Commissione a istituire uno strumento di monitoraggio per valutare i finanziamenti dell’UE a sostegno delle aree rurali e a stabilire una procedura per garantire coerenza e sinergie tra le politiche e gli strumenti pertinenti dell’UE.

Riconoscendo che i cambiamenti demografici stanno avendo un impatto negativo sulle zone rurali i ministri chiedono soluzioni volte ad attrarre i giovani, compresi i giovani agricoltori, verso le zone rurali, facilitando l’accesso dei giovani ai finanziamenti e alla terra, fornendo loro diverse opportunità di lavoro e formazione e coinvolgendoli nel processo decisionale locale. Un altro aspetto sociale preso in considerazione è il ruolo delle donne. L’Agrifish ritiene infatti che siano necessarie misure di sostegno per contribuire a creare nuove opportunità di lavoro e coinvolgere meglio le donne nel processo decisionale. Anche la pari partecipazione delle donne all’agricoltura è un obiettivo importante evidenziato dai ministri a questo proposito.

Dall’Italia alla Namibia, Your Kitchen punta su cultura del cibo

Dall’Italia alla Namibia, Your Kitchen punta su cultura del ciboRoma, 20 nov. (askanews) – Dall’Italia alla Namibia il passo è breve. O almeno così è stato per alcuni imprenditori italiani: Ettore La Carrubba, Paola Francesconi e Paolo Scoffone. Nel 2018 hanno avuto l’intuizione di sviluppare in Namibia un’azienda che supportasse il settore turistico locale, in forte espansione, nell’offerta culinaria di qualità, in modo da completare l’esperienza dei visitatori. Ed è nata Your Kitchen, una struttura d’avanguardia per la produzione alimentare che ha aperto ufficialmente i battenti a Windhoek in questi giorni, con una previsione di 50 dipendenti nello stabilimento attuale e la speranza di raggiungere i 100 dipendenti nei futuri stabilimenti in Namibia.

Il core business è rappresentato dalla produzione di pietanze per le strutture ricettive e distribuirle, assieme a servizi di controllo qualità e formazione del personale, garantendo catena del freddo, qualità dei prodotti e la piena sostenibilità del ciclo di produzione e distribuzione dei pasti. Il progetto Your Kitchen ha prima trovato l’appoggio di un gruppo di imprenditori, tra cui Carlo Robiglio, presidente e Ceo di Ebano S.p.A. Poi l’incontro con l’Ambasciata della Namibia a Ginevra, che ha facilitato i confronti iniziali con Your Kitchen e poi la NIPDB (Namibia Investment Promotion and Development Board) ha assunto il ruolo di facilitatore dopo aver incontrato il team di YK al World Economic Forum (WEF) di Davos, in Svizzera, nel 2021.

Il turismo è il settore economico in più rapida crescita in Namibia e dà lavoro a oltre 100.000 persone, soprattutto delle zone rurali, rendendo questa industria un importante datore di lavoro e che contribuisce a ridurre la povertà rurale. L’industria dell’ospitalità e del turismo ha contribuito con 5,2 miliardi di dollari (270 milioni di euro). “Quando abbiamo avviato l’attività in Namibia – spiega Ettore La Carrubba, direttore di Your Kitchen – il NIPDB ci ha assistito nelle fasi di avvio del progetto, come l’acquisto dei macchinari importati dall’Italia, i permessi di lavoro e lo sviluppo del progetto imprenditoriale. Non è un caso che oggi noi ci riteniamo una Azienda namibiana. Siamo Nati qui, Su 15 attuali dipendenti 3 sono italiani e 12 namibiani e lavoriamo per le strutture ricettive di questo Paese”.

Your Kitchen è all’avanguardia nel ridefinire il settore della ristorazione con soluzioni moderne ed ecologiche. Sfruttando tecnologie avanzate per ridurre al minimo gli sprechi e massimizzare la produttività, inoltre, l’impegno della struttura a utilizzare il 100% di prodotti locali contribuisce in modo significativo all’economia locale.

Vino, WM Nomisma: nei primi 9 mesi del 2023 in Gdo -3% a volume

Vino, WM Nomisma: nei primi 9 mesi del 2023 in Gdo -3% a volumeMilano, 20 nov. (askanews) – A causa dell’aumento dei prezzi di “food” e “beverage” (+3,1% per il vino nell’ultimo anno), dal 2021 al primo semestre del 2023 si sono persi 6.700 euro pro capite, con tre italiani su quattro che hanno iniziato ad aumentare gli acquisti dei generi in promozione e a fare attenzione a ridurre gli sprechi alimentari. Nello specifico, nei primi nove mesi del 2023, le vendite di vino nella Gdo italiana si sono contratte di oltre il 3% a volume, mentre il canale Horeca, pur registrando tendenze positive, sta rallentando la propria crescita a causa di flussi turistici inferiori a quelli dello scorso anno, e della riduzione della frequenza con cui gli italiani si concedono un pranzo o una cena fuori casa. E’ quanto emerge da una survey sui consumatori finali in Italia realizzata dall’osservatorio Wine Monitor di Nomisma.

Nel periodo gennaio-settembre 2023, in Italia il retail ha registrato un valore di vendite di vino pari a 65 miliardi di euro, in crescita a valore rispetto allo stesso periodo del 2022 per effetto dell’inflazione, ma ancora in rosso a volume seppur si stia iniziando a intravedere un’attenuazione del calo. Dopo anni di crescita, infatti, il 2022 aveva segnato una riduzione dei volumi di vino venduti in distribuzione moderna (-5,8%), che tuttavia rappresentava un riallineamento dopo l’importante crescita registrata nel periodo pandemico. Per quanto riguarda le tipologie di vino, dall’analisi di Nomisma emerge che in Gdo a valore performano meglio gli Igp/Dop e i bianchi (che contengono la contrazione rispettivamente a -3,5% e -3,1%), mentre nei discount i trend migliori riguardano bianchi e vini da tavola (-2,9% e -2,3%) e, soprattutto, i rosati (in crescita del +1,8% per volumi e +7,8% a valore), seppur questi ultimi rivestano un ruolo marginale in termini di dimensione delle vendite. Gli spumanti sono invece l’unica categoria che cresce anche a volume in Gdo, anche se a trainare le vendite sono i vini generici che si caratterizzano per un differenziale di prezzo importante rispetto agli charmat secchi o a marchio Doc e Docg (-30%) e che dunque sono preferiti dal consumatore italiano per via della loro maggiore convenienza.

Tuttavia, la congiuntura economica negativa impatta non solo sulla distribuzione moderna, ma su tutti i canali di consumo. Dalla survey realizzata da Nomisma ad ottobre 2023 emerge come il 76% degli italiani che ha bevuto vino nell’ultimo anno, lo ha fatto a casa propria o di parenti e amici, solo il 24% invece in locali e ristoranti. Per coloro che erano soliti consumare vino in casa, nel 2023 in un caso su cinque hanno ridotto o addirittura smesso di consumare vino. Relativamente alla fruizione fuori casa, invece, il 21% degli intervistati ha dichiarato di aver ridotto i consumi, mentre il 4% ha smesso di consumare vino. Inoltre, rispetto ad oggi, nei prossimi sei mesi tre intervistati su quattro dichiarano che le abitudini di consumo di vino in casa e fuori casa rimarranno stabili, e solo un 5% prevede un aumento. Quanto ai canali, il 24% dei consumatori italiani dichiara l’intenzione che inizierà ad acquistare o lo farà più spesso direttamente dai produttori (anche in questo caso a guidare è in primis il fattore prezzo), così come il 9% utilizzerà maggiormente i canali online, format al quale si rivolgono soprattutto i consumatori con una maggiore disponibilità di spesa anche in virtù di un’offerta che si focalizza principalmente su vini di fascia medio-alta.

Fedagripesca: da filiera ittica potenziale 50mila nuovi lavoratori

Fedagripesca: da filiera ittica potenziale 50mila nuovi lavoratoriRoma, 20 nov. (askanews) – Meno burocrazia, risorse per svecchiare la flotta dei pescherecci, più formazione e innovazione per attrarre lavoratori e imprese. Con adeguate politiche di sviluppo e rilancio la filiera ittica potrebbero generare nei prossimi anni oltre 50 mila nuovi occupati, con più spazio per donne e giovani. A stimarlo è Fedagripesca-Confcooperative in occasione della giornata mondiale delle pesca che si celebra domani, martedì 21 novembre.

“Occorre invertire la tendenza – spiega in una nota Paolo Tiozzo, vicepresidente Fedagripesca-Confcooperative per – evitare che entro il 2033 8 pescherecci su 10 restino fermi in porto per mancanza di personale. Un settore che negli ultimi 10 anni ha registrato la fuoriuscita del 16% dei lavoratori, passando da circa 30mila imbarcati ai poco meno di 24 mila, di cui circa 19.000 a tempo pieno, facendo registrare il 16% in meno di occupati”. Secondo Fedagripesca è importante favorire in tutti i modi, a partire dalla formazione scolastica, il coinvolgimento dei giovani nella pesca e nell’acquacoltura facendo leva sull’enorme potenzialità dell’economia blu che rappresenta circa il 9 per cento del valore aggiunto nazionale in un Paese con 7.500 km di coste e più di 600 comuni costieri.

“La filiera ittica con le sue 33.242 imprese rappresenta il 14.6% dell’economia del mare. Un euro prodotto dalla nostra filiera ne attiva 1.9 sul resto dell’economia”, conclude Tiozzo.

Federbio e Wwf: in manovra risorse insufficienti per crescita bio

Federbio e Wwf: in manovra risorse insufficienti per crescita bioRoma, 20 nov. (askanews) – Un quadro complessivamente non soddisfacente, con solo l’1,4% delle risorse di competenza del Masaf destinate al biologico. Una cifra insufficiente per garantire la riduzione dei costi di produzione e certificazione delle aziende agricole e l’aumento dei consumi dei prodotti biologici certificati da parte delle persone più vulnerabili.

FederBio e WWF Italia hanno esaminato insieme i contenuti della Tabella 13 del disegno di legge N. 926, “Bilancio di previsione dello Stato 2024 e bilancio pluriennale 2024-2026”, relativi alle risorse finanziarie di competenza del ministero dell’Agricoltura, Sovranità Alimentare e Foreste, per individuare le misure e le risorse previste per lo sviluppo e la gestione dell’agricoltura biologica. Dall’analisi emerge un quadro “complessivamente non soddisfacente”, con un totale di risorse assegnate ai capitoli specifici dedicati alle filiere agroalimentari certificate in biologico di 33.957.727 euro, che corrispondono a circa 1,4% dell’intero budget (2.434.630.489 euro) previsto per il Ministero competente nel 2024.

Secondo FederBio e WWF sono necessarie, non solo maggiori risorse, ma anche specifiche misure fiscali. E dunque le associazioni richiedono un maggiore impegno nel bilancio nazionale per il 2024 a sostegno del biologico, “che rappresenta oggi in Italia il principale strumento per una vera transizione ecologica dell’agricoltura”. FederBio e WWF hanno predisposto alcune proposte di emendamenti che sono state inviate ai parlamentari. In particolare, le due associazioni propongono la rimodulazione delle aliquote IVA in relazione alle esternalità ambientali, positive e negative, dell’agricoltura eliminando le agevolazioni previste per pesticidi e fertilizzanti chimici di sintesi e abbassando l’IVA al 4% per tutti i prodotti biologici di consumo e i mezzi tecnici ammessi in agricoltura biologica.

Le due organizzazioni auspicano anche l’introduzione di un credito di imposta per la certificazione delle imprese biologiche inserite nell’elenco nazionale degli operatori certificati, per ridurre i costi della certificazione oggi a totale carico delle aziende agricole. Tra le proposte, l’utilizzo della fiscalità nazionale da parte degli Stati membri dell’Unione Europea per promuovere l’incremento della superficie agricola utilizzata in agricoltura biologica che viene raccomandata peraltro anche dalle Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità” al 2030. Inoltre, la revisione delle aliquote IVA e l’azzeramento dei costi di certificazione utilizzando il credito di imposta potranno essere un incentivo importante per la transizione ecologica della nostra agricoltura e per raggiungere gli obiettivi indicati dal Green Deal. Un altro emendamento riguarda la costituzione di un fondo per l’incentivo al consumo di prodotti biologici certificati da parte di donne in stato di gravidanza e bambini sino ai 3 anni, quale strumento per la prevenzione di malattie croniche connesse all’assunzione di alimenti contenenti residui di prodotti chimici di sintesi utilizzati in agricoltura.

Altri due emendamenti riguardano gli Enti di ricerca non vigilati dal Ministero dell’Università e della Ricerca (Art.60 del DDL 926), per i quali si propone di inserire tra i loro obiettivi, in maniera esplicita, anche la transizione ecologica dell’agricoltura e dell’agroalimentare nazionale secondo le norme unionali di produzione biologica certificata; il Fondo per le emergenze in agricoltura (Art. 74 del DDL 926), per il quale si propone di inserire in maniera esplicita una riserva del 25% per gli operatori del settore biologico in coerenza con gli obiettivi di crescita quantitativa del settore fissati dal Piano Strategico Nazionale. Infine, FederBio e WWF, propongono variazioni al capitolo 7742 della Tabella 13 del DDL 926 relativo ai “Contributi ad enti ed istituzioni di ricerca nonché assegnazioni al fondo per la ricerca nel settore dell’agricoltura biologica e di qualità già incluse nel fondo di cui all’articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244 comma 616”, aumentando la previsione di competenza per il 2024 ad almeno 2 milioni di euro; sempre nella Tabella 13, capitolo 2325 relativo al “Fondo per le mense scolastiche biologiche”, si propone di aumentare la previsione di competenza per l’anno 2024 ad almeno 10 milioni di euro.