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Federpesca: bene Iva 10% su ostriche, ridurla su prodotti ittici

Federpesca: bene Iva 10% su ostriche, ridurla su prodotti itticiRoma, 5 mar. (askanews) – La proposta di ridurre l’Iva sulle ostriche dal 22% al 10% rappresenta un’opportunità per le imprese della filiera ittica italiana e, “con lo stesso spirito di sostenere le imprese della filiera è fondamentale portare avanti anche la proposta di ridurre l’Iva sui prodotti ittici dal 10% al 4%, così come oggi e già previsto per i prodotti agricoli”. Così in una nota Francesca Biondo, direttrice generale di Federpesca.


Federpesca accoglie dunque con soddisfazione l’annuncio del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida che ieri ha parlato di un “consenso unanime” sulla riduzione dell’Iva sulle ostriche, un intervento che “consentirebbe infatti di implementare l’ostricoltura e diversificare le produzioni soprattutto in quelle zone del nostro Paese maggiormente colpite dall’emergenza granchio blu, oltre che garantire maggiore accessibilità ad un prodotto oggi riservato a pochi”, spiega Federpesca. “Abbiamo condiviso le proposte del Parlamento e l’impegno del Ministro Lollobrigida – conclude Biondo – e riteniamo fondamentale una complessiva revisione del sistema IVA dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura nell’ottica di sostenere e rafforzare un settore fondamentale per l’economia alimentare del Paese”.

Grossetti riconfermato a guida Consorzio Salumi Dop Piacentini

Grossetti riconfermato a guida Consorzio Salumi Dop PiacentiniRoma, 5 mar. (askanews) – Antonio Grossetti è stato riconfermato alla presidenza del Consorzio Salumi DOP Piacentini. Grossetti sarà affiancato da un consiglio di Amministrazione composto da Jessica Lucido, Francesco Muselli, Remo Peveri, Giuseppe Michelazzi, Dario Gualini, Emmanuele Gagliardi.


Anche per il Consorzio Salumi Tipici Piacentini è stato riconfermato alla presidenza Roberto Belli, che sarà affiancato nel Consiglio di amministrazione dai consiglieri Jessica Lucido, Giuseppe Michelazzi, Remo Peveri, Massimiliano Savi. A completare il Consiglio di amministrazione del Consorzio Salumi Tipici Piacentini, come da statuto, saranno nominati due componenti di diritto in capo alla Camera di Commercio dell’Emilia, e dall’Amministrazione Provinciale di Piacenza. Grossetti ha tracciato il programma per il prossimo triennio dove la tutela e la promozione saranno i cardini dell’attività del Consorzio. Considerata la gravità e il perdurare della Peste Suina Africana il Consorzio continuerà a monitorare la situazione come ha fatto fin dal primo giorno e continueranno le interlocuzioni con il Commissario Straordinario Giovanni Filippini, il Masaf, la Regione Emilia-Romagna, l’USL di Piacenza e la Cabina di Regia istituita dall’Amministrazione Provinciale di Piacenza.


Per quanto riguarda il Consorzio dei Salumi Tipici Piacentini, Belli ha ricordato il compito di questa struttura che affianca l’attività del Consorzio dei Salumi DOP soprattutto nell’attività di promozione, ma ha ribadito anche la necessità sempre più forte che tutto il sistema della salumeria piacentina si rafforzi per meglio affrontare unitariamente le diverse problematiche. Per queste ragioni ha annunciato l’organizzazione a breve di un incontro che riguardi gli “Stati Generali della Salumeria Piacentina”.

Coldiretti Giovani: dare fondi Pac solo ai veri agricoltori

Coldiretti Giovani: dare fondi Pac solo ai veri agricoltoriRoma, 4 mar. (askanews) – Se l’Unione Europea vuole davvero sostenere il ricambio generazionale nelle campagne e porre le basi per una crescita della produzione alimentare occorre che i fondi della Politica agricola comune vadano esclusivamente ai veri agricoltori. E’ il messaggio lanciato dal delegato nazionale di Coldiretti Giovani, Enrico Parisi, nel corso dell’incontro a Bruxelles con il Commissario europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale Cristophe Hansen, promosso dal Ceja, svoltosi alla presenza del presidente del comitato Peter Meedendorp e del segretario generale Marion Picot e della delegata italiana Anna Maria Mantovani.


Per questo è ritenuto fondamentale avviare un percorso di ridefinizione a livello comunitario del concetto di agricoltore attivo, ha sottolineato Parisi, che risulta oggi troppo generico oltre che distante dal modello italiano, incapace di inquadrare davvero chi lavora e vive davvero di agricoltura. L’obiettivo di garantire la sovranità alimentare nell’Ue “passa dalla capacità di valorizzare la voglia di terra dei giovani europei e, con essa, la modernizzazione del settore”, ha detto Parisi citando come esempio i 52mila imprenditori agricoli under 35 attivi oggi in Italia. “Ma è anche urgente – ha ribadito Parisi ad Hansen – semplificare la burocrazia che soffoca il settore e investire in innovazione e tecnologia”.


“Per sostenere il ricambio generazionale – ha concluso Parisi – occorrerà però garantire l’autonomia del bilancio della Pac, senza la quale ogni obiettivo in tale direzione è destinato a fallire”.

Fedagripesca: le ostriche non sono mai state un prodotto di lusso

Fedagripesca: le ostriche non sono mai state un prodotto di lussoRoma, 4 mar. (askanews) – “In Italia l’aver scelto di tassare le ostriche come prodotto di lusso crea un gap nei confronti degli altri produttori europei che non hanno l’Iva al 22%, come da noi, ma sotto il 10%. Per questo apprezziamo l’impegno del ministro Lollobrigida sostenuto da una volontà politica bipartisan per portare l’Iva al 10%. Una scelta che risponde alle richieste di consumatori e produttori”. Così paolo Tiozzo, vicepresidente Confcooperative Fedagripesca, nel commentare quanto dichiarato dal ministro Masaf Lollobrigida che ha incontrato oggi al Senato i pescatori di Goro alle prese con l’emergenza granchio blu.


L’Italia, ricorda l’associazione, è un importante consumatore di ostriche, circa 10.000 tonnellate annue. “Il 97% delle ostriche consumate in Italia sono straniere, probabilmente francesi. E invece l’Italia con i suoi oltre 7mila chilometri di costa potrebbe contendere alla Francia lo scettro di patria delle ostriche, riappropriandosi di una produzione già praticata dagli antichi romani. Un business che potrebbe valere alla produzione oltre 60 milioni di euro, grazie alla creazione di poli produttivi. Basterebbe un produttore in ogni marineria, con una produzione di circa cinquanta quintali, per raggiungere questo obiettivo”, conclude Tiozzo.

Il Brasile riapre le porte alle susine italiane

Il Brasile riapre le porte alle susine italianeRoma, 4 mar. (askanews) – Le susine italiane, Prunus domestica e Prunus salicina, tornano in Brasile. Il ministero per l’Agricoltura ha infatti comunicato la ripartenza dell’export verso il Paese sudamericano dal 21 febbraio scorso interrompendo, così, il blocco imposto da Brasilia nel 2013 per paura della diffusione della Lobesia botrana. Uno stop di natura preventiva più che legato ad una reale diffusione della malattia proveniente dalla pianta della vite. Il problema riguardava la non coincidenza della produzione italiana con i parametri stabiliti dalla normativa brasiliana sulle importazioni.


“La riapertura del mercato brasiliano è davvero una buona notizia – commenta Michele Ponso, presidente della Federazione di Prodotto Nazionale Frutticoltura di Confagricoltura – Il Paese rappresentava una quota importante dell’esportazione italiana di susine in Sud America, e adesso tornerà a rappresentarla”. Confagricoltura si è particolarmente spesa negli anni, portando avanti un dialogo serrato con l’ambasciata del Brasile in Italia. Fino ad arrivare, nel luglio 2024, alla visita di una delegazione del ministero per l’Agricoltura del Paese presso alcuni frutteti dell’Emilia Romagna e del Piemonte. Le due regioni che, insieme al Lazio, hanno sofferto di più il blocco, in quanto principali produttrici di susine.


Il 27 settembre dell’anno scorso, con una riunione presso il Masaf insieme al Servizio Fitosanitario Nazionale, è stato raggiunto l’accordo di Systems Approach per autorizzare l’accesso al mercato brasiliano delle susine e ripristinare così il flusso commerciale. “Un importante risultato diplomatico, che abbiamo portato avanti insieme al ministero italiano”, aggiunge il presidente della Federazione nazionale dei produttori frutticoli. Il ritorno nel mercato brasiliano è una boccata d’ossigeno per i produttori italiani, i quali stanno facendo i conti con un mercato europeo abbastanza asfittico e con una concorrenza, in particolare spagnola, agguerrita.


L’anno scorso l’Italia ha prodotto 1.720.448 quintali di susine segnando una crescita rispetto al 2023 (1.653.141 quintali). Sono calate (-6%), invece, le superfici che sono passate, dai 12.694 ettari di due anni fa, a 11.919 dell’anno scorso. La principale regione di produzione è l’Emilia Romagna, che pesa per circa 1/3. Altre regioni rilevanti in termini produttivi sono Piemonte, Campania, Lazio e Basilicata.

Confcooperative: bene riapertura export susine in Brasile

Confcooperative: bene riapertura export susine in BrasileRoma, 4 mar. (askanews) – “Esprimiamo un nostro plauso all’intenso lavoro svolto in questi anni dagli uffici ministeriali competenti, che ha portato al via libera all’export di susine in Brasile, riaprendo così un interessante mercato di sbocco per le nostre cooperative, leader nella produzione di susine”. Così Davide Vernocchi, presidente del settore Ortofrutticolo di Confcooperative commenta la notizia dell’approvazione del protocollo che consente le esportazioni da parte delle aziende italiane in Brasile di susine, produzione di punta per l’ortofrutta nazionale, con oltre 171.000 tonnellate prodotte, di cui una quota significativa è destinata all’export.


“Questa è però l’ ennesima riprova – prosegue Vernocchi – che la rimozione di ingiustificate barriere fitosanitarie e l’accelerazione dell’iter di approvazione dei protocolli bilaterali con le autorità dei Paesi Terzi sono priorità e criticità per il settore: non è accettabile che l’ Italia abbia impiegato così tanti anni per ottenere dal Brasile l’approvazione di un system approach per le susine, ci auguriamo che nel quadro dei nuovi provvedimenti annunciati dalla Commissione Ue nella visione per l’agricoltura possa trovare spazio un diverso approccio con i Paesi Terzi improntato a condizioni di reciprocità anche nell’export”, conclude Vernocchi.

Uila propone osservatorio filiera femminile agroalimentare

Uila propone osservatorio filiera femminile agroalimentareRoma, 4 mar. (askanews) – Un osservatorio nazionale delle donne della filiera agroalimentare che coinvolga la rappresentanza sindacale e datoriale di tutti i comparti, con l’obiettivo di condividere una visione comune ed orientare ulteriormente la contrattazione e la bilateralità verso un modello sociale di lavoro equo e sostenibile per tutti, indipendentemente dal genere di appartenenza. E’ la proposta lanciata dalla Uila in occasione dell’iniziativa “La filiera delle donne dell’agroalimentare” organizzata oggi a Firenze.


“Siamo convinti che sia necessaria una alleanza strategica femminile di tutto il settore affinché la sostenibilità sia declinata anche a favore della piena integrazione delle donne nel mondo del lavoro”, ha dichiarato la segretaria generale Enrica Mammucari nel corso del suo intervento ricordando che “grazie al forte impegno delle parti sociali nella contrattazione e nella bilateralità sono state individuate misure concrete ed avanzate di welfare. Oggi però i tempi sono maturi per un ulteriore passo in avanti: dobbiamo promuovere in modo strutturale una reale collaborazione paritetica tra donne e uomini nel mondo lavorativo”.

Mars investe 27 mln Usd per ridurre emissioni lattiero-caseario

Mars investe 27 mln Usd per ridurre emissioni lattiero-casearioRoma, 4 mar. (askanews) – Mars investe 27 milioni di dollari in strumenti, soluzioni tecnologiche e incentivi economici per aiutare gli allevatori del settore lattiero-caseario a ridurre le emissioni nelle loro aziende nell’ambito del programma “Farmer Forward”, un investimento quinquennale creato dall’azienda di snack in collaborazione con Fonterra, produttore globale di latticini.


Circa la metà dell’investimento sarà destinata alla fornitura di strumenti e soluzioni tecnologiche per circa 2.000 allevatori di Fonterra. Il resto dell’investimento andrà invece ai circa 165 allevatori che raggiungeranno ogni anno i migliori risultati in termini di sostenibilità, con incentivi medi di 15.000 dollari a testa. Il programma permetterà di ridurre le emissioni di Mars dal settore lattiero-caseario di oltre 150.000 tonnellate metriche entro il 2030, equivalente a eliminare oltre 380 milioni di miglia percorse su strada e potrebbe teoricamente generare abbastanza latte per produrre 20 miliardi di barrette Snickers all’anno. L’azienda ha intenzione di ridurre del 50% le emissioni di gas serra entro il 2030 rispetto ai livelli del 2015 e raggiungere l’obiettivo Net Zero entro il 2050.


Il settore lattiero-caseario rappresenta infatti la quarta maggiore fonte di emissioni di carbonio dell’azienda. “Gli allevatori del settore lattiero-caseario sono in prima linea nell’adozione di pratiche agricole sostenibili – spiega Amanda Davies, Chief R&D, Procurement and Sustainability Officer di Mars Snacking – Attraverso questa iniziativa, stiamo investendo circa 27 milioni di dollari nelle aziende agricole familiari di Fonterra nei prossimi cinque anni per fornire un supporto finanziario fondamentale e delle riduzioni significative delle emissioni”.

Lollobrigida: c’è consenso su riduzione Iva a 10% per ostricoltura

Lollobrigida: c’è consenso su riduzione Iva a 10% per ostricolturaRoma, 4 mar. (askanews) – Il Masaf “farà la sua parte” affinché venga accolta la proposta di ridurre l’IVA sulle ostriche dal 22% al 10%. Una proposta che “ha ottenuto il consenso di maggioranza e opposizione, anche se gli emendamenti presentati in Legge di Bilancio, da PD, M5S, Lega e Forza Italia, non sono stati approvati. Le ostriche non devono essere considerate un bene di lusso, ma un prodotto accessibile che può rappresentare una nuova opportunità per la filiera ittica italiana”.


Lo sottolinea in una nota il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida che stamattina al Senato ha incontrato i pescatori di Goro, “che da anni affrontano le conseguenze dell’emergenza granchio blu. Ho ascoltato le loro preoccupazioni, consapevole di quanto questo settore rappresenti il lavoro e il sostentamento di centinaia di famiglie”, spiega il ministro. “Fin dall’inizio – ricorda poi Lollobrigida – abbiamo lavorato per trovare soluzioni concrete, investendo risorse e presentando un Piano di contenimento che delinea una strategia per contrastare un problema che ha messo in ginocchio la produzione di vongole, cuore dell’economia locale. Oggi, però, emerge un’altra possibilità di riscatto: l’ostricoltura. Le ostriche, più resistenti agli attacchi del granchio blu, possono rappresentare un’opportunità di sviluppo per il territorio”.

Coldiretti: con dazi a rischio record export cibo made in Italy

Coldiretti: con dazi a rischio record export cibo made in ItalyRoma, 4 mar. (askanews) – L’imposizione di dazi sui prodotti agroalimentari italiani negli Usa metterebbe a rischio il record di 7,8 miliardi fatto segnare dall’export agroalimentare made in Italy nel 2024 in un mercato, quello statunitense, divenuto sempre più strategico per il settore agroalimentare tricolore. Non solo, i dazi potrebbero anche alimentare la già fiorente industria del falso. Lo sottolinea la Coldiretti commentando il messaggio del presidente Donald Trump agli agricoltori americani. La preoccupazione è legata al fatto che un dazio del 25% sul cibo italiano farebbe alzare i prezzi al consumo per i consumatori americani, che potrebbero essere portati a indirizzarsi su altri beni più a buon mercato, proprio a partire dai cosiddetti “italian fake”.


“Nel trattare la quesitone dazi si continua a ragionare solo dell’economia reale, cioè quel che si produce, ma nessuno tiene in considerazione il tema dell’importazione dei servizi che in questo caso vengono erogati dal mercato statunitense – sottolinea il presidente della Coldiretti Ettore Prandini – Mettere insieme questi due aspetti diventa la vera trattativa che l’Europa dovrebbe attuare in una visione comune per evitare che ci siano forme di penalizzazione economica che non gioverebbero né al mercato europeo né a quello americano”. Gli Stati Uniti sono oggi il Paese che detiene saldamente la leadership produttiva del falso Made in Italy: qui il fenomeno delle imitazioni di cibo tricolore è arrivato a rappresentare oltre 40 miliardi di euro. Basti pensare che il 90% dei formaggi di tipo italiano in Usa, sottolineano Coldiretti e Filiera Italia, sono in realtà realizzati in Wisconsin, California e New York.


Una fiorente industria del falso che potrebbe avvantaggiarsi del calo di consumi del vero cibo italiano. Secondo un’analisi condotta da Coldiretti su dati Istat, i dazi imposti durante la prima presidenza di Trump su vari prodotti agroalimentari tricolori hanno causato una riduzione del valore delle esportazioni (confrontando il 2019 con il 2020). La diminuzione è stata del 15% per la frutta, del 28% per carni e prodotti ittici lavorati, del 19% per formaggi e confetture, e del 20% per i liquori. Anche il vino, sebbene inizialmente non colpito dalle misure, ha registrato un calo del 6%. Secondo una stima Coldiretti, un dazio del 25% sulle esportazioni agroalimentari Made in Italy negli Usa potrebbe costare ai consumatori americani fino a 2 miliardi di euro in più, con un costo per le singole filiere che sarebbe di quasi 500 milioni solo per il vino, circa 240 milioni per l’olio d’oliva, 170 milioni per la pasta, 120 milioni per i formaggi.