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Pallottini riconfermato a guida Italmercati, rete mercati ingrosso

Pallottini riconfermato a guida Italmercati, rete mercati ingrossoRoma, 27 feb. (askanews) – Fabio Massimo Pallottini è stato riconfermato alla presidenza di Italmercati, la rete che riunisce i principali mercati all’ingrosso italiani, alla quale aderiscono 22 mercati, 4.000 aziende interne e circa 30.000 addetti. Italmercati genera un giro d’affari di 11 miliardi di euro, movimentando oltre 7,1 milioni di tonnellate di prodotti all’anno.


Presidente di Italmercati dal 2015 e sempre riconfermato, Fabio Massimo Pallottini dal 1994 guida il Centro Agroalimentare Roma, dove oggi ricopre il ruolo di direttore generale, e dal 2023 è anche presidente della Centrale del Latte di Roma. “Desidero ringraziare i soci per la fiducia che mi hanno accordato con questa riconferma alla guida di Italmercati: è il segnale che il lavoro svolto in questi anni ha dato risultati concreti e che abbiamo saputo affermare il valore dei mercati all’ingrosso come infrastrutture strategiche per il Paese – ha dichiarato Pallottini a margine della sua rielezione – Nei prossimi anni, anche grazie alle risorse del PNRR, abbiamo l’opportunità di rafforzare la nostra rete, investendo in digitalizzazione, sostenibilità e logistica avanzata per rendere i nostri mercati ancora più efficienti e competitivi. Dobbiamo lavorare – ha proseguito – per ridurre la frammentazione del settore, individuando un numero ristretto di mercati strategici, capaci di attrarre investimenti e potenziare la logistica, ridurre gli sprechi e garantire maggiore sicurezza alimentare e sostenibilità”, ha concluso Pallottini.

Con il Carnevale aumenta prezzo materie prime per dolci

Con il Carnevale aumenta prezzo materie prime per dolciRoma, 27 feb. (askanews) – Con il Carnevale aumentano i prezzi delle materie prime necessarie per preparare struffoli, chiacchiere, castagnole e frittelle. E’ quanto emerge da una analisi realizzata da BMTI ha condotto un’analisi sulle principali materie prime utilizzate nell’industria dolciaria durante il periodo del Carnevale. Bmti ha esaminato l’andamento dei prezzi di uova, farina, latte e burro, registrando tendenze di crescita per alcuni ingredienti chiave, a fronte di una stabilità in altri.


Le uova hanno visto un notevole aumento dei prezzi a partire da settembre 2024, con una crescita che ha interrotto la sua tendenza al rialzo solo nel mese di gennaio. Nelle prime due settimane di febbraio, il prezzo delle uova provenienti da allevamenti a terra di taglia L ha raggiunto i 2,25 euro/kg, registrando un incremento del 25% rispetto allo stesso periodo del 2024. Tuttavia, nonostante l’incremento, i prezzi rimangono inferiori del -7,4% rispetto al 2023. Al momento, il mercato delle uova sta risentendo del diffondersi dell’influenza aviaria che ha colpito nel 2024 e nei mesi recenti diversi allevamenti in Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna, comportando l’abbattimento di galline ovaiole e, conseguentemente, una minore disponibilità di uova. Per quanto riguarda la farina di grano tenero, si conferma invece una marcata stabilità dei prezzi. Nonostante gli aumenti dei prezzi dei grani teneri e l’incremento dei costi energetici, il prezzo della farina di grano tenero (tipo doppio zero) risulta oggi inferiore del 3,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e del 12,4% rispetto al 2023.


Aumenta, invece, il prezzo del latte alla stalla, ossia il latte fresco, munto in stalla, privo di alcun trattamento termico o altro processo di lavorazione. Nello specifico, secondo i dati più aggiornati del Milk Market Observatory della Commissione Europea, nel 2024 il prezzo ha mostrato una crescita in Italia, raggiungendo i 54,91 euro/kg a fine anno, valore confermato anche a gennaio 2025. Rispetto allo stesso mese del 2024, l’aumento è del +13%. Tale rialzo è dipeso, almeno in parte, dall’aumento della domanda estera che sta sostenendo soprattutto i prezzi dei formaggi stagionati, in particolare Parmigiano Reggiano e Grana Padano. Infine, l’analisi di BMTI segnala un rallentamento della crescita dei prezzi del burro pastorizzato nel 2025, a seguito del forte rialzo subito nel 2024 a causa della riduzione della produzione a livello comunitario. In particolare, a metà febbraio 2025, i prezzi del burro sono scesi sui 5,33 euro/kg, un livello che si mantiene ancora più alto del 48% rispetto all’anno precedente.

Coldiretti: da dazi Usa a 25% possibile stangata filiere italiane

Coldiretti: da dazi Usa a 25% possibile stangata filiere italianeRoma, 27 feb. (askanews) – Se i dazi Usa al 25% nei confronti dell’Unione Europea annunciati da presidente americano Donald Trump dovessero interessare l’intero agroalimentare, per l’Italia il costo stimato per le singole filiere sarebbe di quasi 500 milioni solo per il vino, circa 240 milioni per l’olio d’oliva, 170 milioni per la pasta, 120 milioni per i formaggi. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti su dati Istat.


Il rischio di tariffe aggiuntive a parte degli Usa sulle merci europee peserebbe sul record fatto segnare nel 2024 dalle esportazioni di cibo Made in Italy negli States, saliti al valore di oltre 7,8 miliardi di euro. Inoltre, un dazio del 25% sulle esportazioni agroalimentari Made in Italy negli Usa potrebbe costare ai consumatori americani fino a 2 miliardi di euro in più, con un sicuro calo delle vendite, come dimostrato anche dalla precedente esperienza nel primo mandato di Trump. Una vera e propria stangata che farebbe calare gli acquisti da parte dei consumatori americani.


Secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat, i dazi imposti durante la prima presidenza Trump su una serie di prodotti agroalimentari italiani hanno portato a una diminuzione del valore delle esportazioni (confronto annuale tra 2019 e 2020) che è andata dal -15% per la frutta al -28% per le carni e i prodotti ittici lavorati, passando per il -19% dei formaggi e delle confetture e il -20% dei liquori. Ma anche il vino, seppur non inizialmente colpito dalle misure, aveva fatto segnare una battuta d’arresto del 6%. “L’imposizione di dazi sulle nostre esportazioni aprirebbe ovviamente uno scenario preoccupante, tanto più in considerazione dell’importanza che il mercato statunitense ha per le nostre produzioni agroalimentari e non solo – rileva il presidente di Coldiretti Ettore Prandini – Negli Usa l’agroalimentare italiano è cresciuto in valore del 17% contro un calo del 3,6% dell’export generale, confermando ancora una volta che il cibo italiano è un simbolo dell’economia del Paese. Per questo crediamo che debbano essere messe in campo tutte le necessarie azioni diplomatiche per scongiurare una guerra commerciale che danneggerebbe cittadini e imprese europee e americane”.


Inoltre, resta da capire quale potrebbe essere la ritorsione dell’Unione Europea all’eventuale imposizione dei dazi Usa. Alla mossa della prima presidenza Trump – ricorda Coldiretti – l’Europa aveva risposto apponendo tariffe aggiuntive del 25% su una serie di prodotti simbolo del Made in Usa agroalimentare come ketchup, formaggio cheddar, noccioline, cotone e patate americane, oltre a salmone, noci, pompelmi, vaniglia, frumento, tabacco, cacao, cioccolato, succhi di agrumi, liquori come vodka e rum.

Coldiretti-Filiera Italia: bene Conai su vasi per piante

Coldiretti-Filiera Italia: bene Conai su vasi per pianteRoma, 27 feb. (askanews) – Con una delibera del Consiglio di amministrazione, il Conai ha adottato una nuova circolare che sostituisce la precedente, ridefinendo i criteri di applicazione del contributo ambientale Conai (CAC) per i vasi in plastica per piante e fiori, considerati imballaggi. Coldiretti e Filiera Italia hanno accolto con favore la decisione del Conai, in ordine al criterio di selezione.


In particolare sono considerati imballaggi e quindi soggetti al contributo ambientale i vasi in plastica con uno spessore della parete fino a 0,5 mm. Sono esclusi dall’obbligo di versamento del contributo i vasi con spessore fino a 0,5 mm, se venduti vuoti direttamente al consumatore e i vasi con spessore superiore a 0,5 mm, se destinati a rapporti commerciali tra imprese o venduti già pieni ai consumatori. Nel caso in cui un vaso sia venduto con la pianta, sarà l’utilizzatore a decidere se considerarlo imballaggio o meno. Se classificato come imballaggio, l’utilizzatore dovrà inviare una specifica attestazione al fornitore del vaso. I vasi considerati imballaggi, spiegano Coldiretti e Filiera Italia, dovranno essere accompagnati da una specifica etichetta ambientale.


Coldiretti e Filiera Italia valutano, dunque, positivamente il risultato ottenuto con Conai su un tema che per decenni ha generato criticità interpretative, sempre in attesa dell’entrata in vigore del nuovo regolamento. Tuttavia, sottolineano la necessità di avviare un tavolo di lavoro congiunto per affrontare le questioni emergenti con l’entrata in vigore del regolamento UE sugli imballaggi 2025/40. Un’attenzione particolare sarà dedicata al sistema delle piattaforme di conferimento e/o ritiro gratuito dei rifiuti di imballaggio in EPS, che finora non sono state attivate. Queste piattaforme consentiranno ai produttori di smaltire gli imballaggi accumulati in azienda, anche in grandi quantità. Altre questioni come quelle relative alla esclusione dalla categoria degli imballaggi, come per tutti i contenitori utilizzati nell’ambito delle relazioni di imprese, saranno discusse nell’apposito tavolo di lavoro.

Via libera Mimit a piano transizione 5.0 per macchinari agricoli

Via libera Mimit a piano transizione 5.0 per macchinari agricoliRoma, 27 feb. (askanews) – Le imprese agricole potranno beneficiare del credito minimo d’imposta al 35%, previsto dal Piano Transizione 5.0, semplicemente dismettendo un veicolo o macchinario catalogato come Stage I o precedenti per acquistare uno di categoria Stage V. Lo ha confermato Raffaele Spallone, dirigente della Divisione Politiche per la digitalizzazione delle imprese del ministero delle Imprese e del Made in Italy, nel corso del webinar per illustrare la misura alla filiera agricola organizzato da Federacma, la Federazione Confcommercio delle associazioni nazionali dei servizi e commercio macchine agricole, operatrici e da giardinaggio.


Grazie alle norme di semplificazione introdotte nell’ultima Legge di Bilancio, che si aggiungono alle possibilità di cumulo con altre misure comunitarie e nazionali incluse le ZES (Zone Economiche Speciali), il Piano Transizione 5.0 operativo dallo scorso luglio diviene quindi applicabile anche per il settore primario. Sarà presto emanata una circolare operativa mentre sono state già pubblicate le FAQ sul sito del Mimit per illustrarne l’applicazione per venire incontro alle esigenze e peculiarità del mondo agricolo. Saranno, dunque, esentate dal calcolo del risparmio energetico conseguito, con applicazione dei parametri previsti per il primo scaglione pari al 35% di credito d’imposta, le progettualità con sostituzione ed eventuale dismissione dei macchinari che hanno terminato da oltre 24 mesi il periodo di ammortamento a patto che il nuovo bene sia caratterizzato da un miglioramento dell’efficienza energetica verificabile sulla base di quanto previsto da norme di settore ovvero di prassi e che possegga caratteristiche tecnologiche analoghe al bene che si sostituisce. Chi vorrà, ovviamente, potrà effettuare un’analisi per dimostrare un maggiore risparmio energetico e ottenere così un credito d’imposta sino al 45%.


“La conferma del Mimit dà il via libera definitivo alla misura che attendiamo da tempo – dichiara Andrea Borio, presidente Federacma – Il nostro comparto ha subito nel 2024 una crisi severissima, con una flessione delle immatricolazioni senza precedenti. Tornare ad avere a disposizione una misura agevole e pratica come il credito d’imposta potrà sicuramente permettere nuovi maggiori investimenti in innovazione da parte delle aziende agricole nazionali”.

Carenza veterinari,da Confagricoltura e Cia tavolo con stakeholder

Carenza veterinari,da Confagricoltura e Cia tavolo con stakeholderRoma, 27 feb. (askanews) – Un tavolo di confronto con tutti gli stakeholder per trovare soluzioni alla cronica carenza di veterinari. A organizzare il primo incontro sul tema sono state Confagricoltura e Cia-Agricoltori Italiani. Il tavolo si è tenuto oggi a Palazzo della Valle, sede di Confagricoltura a Roma, alla presenza delle rappresentanze dei veterinari privati e pubblici, dell’Ordine dei veterinari, delle organizzazioni agricole e di filiera. 


In Italia, infatti, al momento ci sono 1.221 veterinari per circa 350.000 aziende zootecniche. Questa, sottolineano Confagricoltura e Cia, è una criticità importante a fronte di quanto stabilito nel 2017 dal decreto ministeriale che ha istituito la figura del veterinario aziendale con il compito di lavorare all’interno degli allevamenti. Inoltre, in questi anni, la normativa si è evoluta e richiede sempre di più la presenza di tale figura nelle imprese zootecniche. La regione con il numero maggiore di veterinari aziendali è la Lombardia, con 229, seguita dal Piemonte con 160, dal Veneto con 119 e dall’Emilia Romagna con 115. Poi, in ordine decrescente, ci sono Campania (70), Sardegna (63), Toscana (61), Sicilia (53), Trentino Alto Adige (50), Puglia (46), Umbria e Basilicata (42), Marche (33), Abruzzo (24), Calabria (22), Friuli Venezia Giulia (21), Valle d’Aosta (19), Molise (9), Liguria (6).


Il primo incontro, spiegano le confederazioni agricole in una nota è stato “proficuo” e le parti hanno concordato di voler proseguire il percorso di confronto “per arrivare a un provvedimento ministeriale che aiuti a definire meglio questa figura e le sue funzioni, nell’ottica di venire incontro alle necessità tecniche e garantire lo stato sanitario degli allevamenti italiani rendendoli ancora più competitivi”.    Il coinvolgimento di tutte le parti interessate a questo primo tavolo di confronto, si spiega, sottolinea la necessità di affrontare in modo condiviso e strutturato una problematica che incide direttamente sulla sostenibilità degli allevamenti italiani. La carenza dei veterinari, complice anche la tendenza degli studenti del corso di laurea, orientati più verso la specializzazione sugli animali da compagnia piuttosto che sugli animali da reddito, acuita dalle richieste della normativa europea e nazionale, sta infatti creando problemi alle aziende zootecniche che necessitano di indicazioni chiare rispetto al rapporto con il veterinario aziendale e le sue funzioni.   Il tavolo con tutti gli stakeholder rappresenta un passo importante che Confagricoltura e Cia-Agricoltori Italiani, con le associazioni e l’Ordine dei veterinari e gli altri operatori, intendono portare avanti per arrivare a un equilibrio definito tra le necessità delle aziende e del sistema pubblico.  

Xylella, Cia: nuovo inizio il tavolo Masaf, bene fondo da 30 mln

Xylella, Cia: nuovo inizio il tavolo Masaf, bene fondo da 30 mlnRoma, 26 feb. (askanews) – Il tavolo sulla Xylella al Masaf, che oggi ha visto riuniti per la prima volta insieme Governo, Regioni e associazioni agricole, “deve segnare l’inizio di una nuova strategia condivisa per fermare definitivamente il batterio e dare l’impulso decisivo al processo di reimpianti e riconversioni nelle zone colpite”. Così Cia-Agricoltori Italiani al termine della riunione interministeriale indetta dal sottosegretario Patrizio La Pietra con i dicasteri di Sanità e Ambiente.


“Il monitoraggio sulla presenza della Xylella nel territorio pugliese è necessario, ma occorre intervenire in maniera ancora più forte sul contenimento, sostenendo le buone pratiche messe in campo dai produttori e coinvolgendo anche i Comuni – ha detto Gennaro Sicolo, presidente di Cia Puglia e vicepresidente nazionale – Un nuovo Piano di rigenerazione pluriennale è indispensabile per sconfiggere la piaga ultradecennale della Xylella e siamo pronti a collaborare fin da subito”. “Apprezziamo le risorse messe a disposizione dall’esecutivo – ha continuato Sicolo – Questi 30 milioni serviranno a dare un supporto alla ripartenza economica delle province di Lecce, Brindisi e Taranto, ma servono tempi rapidi e certi” e in questo senso “sarà cruciale la sinergia tra Regione e Masaf”. Per il presidente di Cia Puglia, d’altra parte, “occorrono somme ingenti ed è necessario che anche l’Europa se ne faccia carico almeno in parte”.


“Non c’è più tempo da perdere – ha concluso Sicolo – Bisogna fermare una volta per tutte sia lo sviluppo dei nuovi ceppi sia l’avanzata del batterio verso il Barese e il nord della Puglia, perché questo avrebbe effetti disastrosi su un’economia del settore olivicolo-oleario con riverberi occupazionali e produttivi non sostenibili nemmeno dal punto di vista della tenuta sociale. C’è urgenza di ripartire, gli agricoltori hanno bisogno di azioni strutturali e procedure snelle che un Commissario straordinario con poteri speciali siamo certi potrà assicurare”.

Confagricoltura: vasi per fiori e piante non sono imballaggi

Confagricoltura: vasi per fiori e piante non sono imballaggiRoma, 26 feb. (askanews) – Dal primo marzo entra in vigore il Contributo ambientale sui vasi in plastica per fiori e piante, trattati come imballaggi. La decisione non soddisfa gli operatori florovivaisti, sottolinea in una nota Confagricoltura ricordando che il setto auspicava che si tenesse conto da subito del nuovo Regolamento comunitario sugli imballaggi, in vigore dal 2026, che conferma quanto sostenuto da Confagricoltura da sempre, ossia che la gran parte dei vasi per fiori e piante sia da considerarsi come un mezzo di produzione.


Tuttavia, Confagricoltura apprezza quanto deliberato dal Consorzio Nazionale Imballaggi (Conai) per ridurre al minimo il campo di applicazione del Contributo ambientale, individuando un congruo periodo per permettere agli operatori del settore di adeguare i propri sistemi gestionali. Ora l’auspicio della Confederazione è che, con il supporto delle Amministrazioni competenti ed il proseguo del confronto con il Conai, si possa al più presto definire un quadro applicativo che sia in linea con quanto indicato dal nuovo Regolamento europeo.


Confagricoltura, quindi, ribadisce ancora una volta che i “vasi in plastica per fiori/piante” non rientrano nella definizione di “imballaggi” poiché non esclusivamente orientati al trasporto e alla commercializzazione dei prodotti. Si tratta di elementi imprescindibili per lo sviluppo e la crescita delle piante, sia in fase di produzione che nelle fasi successive; pertanto, è necessario considerarli alla stregua di “mezzi di produzione” esentati da ogni contribuzione, secondo l’orientamento recepito dal nuovo Regolamento europeo.

Xylella, Copagri: puntare su concertazione, ora rapidità di spesa

Xylella, Copagri: puntare su concertazione, ora rapidità di spesaRoma, 26 feb. (askanews) – “Prendiamo atto della grande attenzione manifestata dal governo nei confronti dell’annosa problematica della Xylella fastidiosa, che da ormai dieci anni sta flagellando il comparto olivicolo pugliese, e condividiamo pienamente la necessità di continuare a lavorare per elaborare un nuovo piano di contrasto al batterio che assicuri contestualmente la rigenerazione del settore”. Lo ha sottolineato la Copagri intervenendo oggi al Masaf alla riunione del Tavolo Xylella, convocata dal sottosegretario all’agricoltura Patrizio La Pietra e presieduta dal responsabile del dicastero Francesco Lollobrigida.


“In questa ottica, è del tutto positivo lo stanziamento di ulteriori 30 milioni di euro, previsto dal cosiddetto ‘DL Agricoltura’, per investire sul recupero del potenziale produttivo delle aree colpite, sostenendo le fondamentali attività di riconversione o reimpianto di varietà resistenti”, ha detto il direttore della Copagri Puglia Alfonso Guerra, che ha partecipato ai lavori insieme al presidente Michele Palermo. “Ora diventa fondamentale puntare sulla rapidità di spesa, così da scongiurare il rischio che la burocrazia e la poca semplificazione facciano più danni della Xylella stessa; servono, inoltre, maggiore chiarezza e trasparenza, soprattutto da parte della Regione Puglia, per evitare che si ripeta quanto già accaduto con i 300 milioni di euro previsti dal Piano straordinario per la rigenerazione olivicola del 2020, dei quali non esistono dati certi in termini di spesa, se non per quanto concerne i 120 milioni di euro relativi alle indennità compensative per il quadriennio 2016-19”, ha rimarcato il direttore della Copagri Puglia.


“Lo stanziamento del 2020 era stato pensato in un momento in cui l’estensione della fitopatia era decisamente più contenuta ed è del tutto evidente, quindi, che tale somma non possa più essere sufficiente, considerata la dimensione del territorio colpito e l’elevato numero di aziende coinvolte”, ha aggiunto Guerra, evidenziando che “in ogni caso, come giustamente affermato dal sottosegretario, la necessità di reperire ulteriori risorse va preceduta da una puntuale armonizzazione degli interventi e, soprattutto, dalla messa in campo di una banca dati che renda trasparenti e verificabili le misure finanziate e il loro impatto”. “In altre parole, bisogna passare da una gestione emergenziale a una visione che preveda misure strutturali, puntando sul confronto e sulla concertazione tra tutti gli attori interessati, come sembra si sia cominciato a fare già oggi, con il fondamentale coinvolgimento dei ministeri della Salute e dell’Ambiente, del mondo della ricerca e della struttura commissariale per l’emergenza idrica”, ha concluso il direttore.

Al Masaf tavolo Xylella prima volta con Regioni e associazioni

Al Masaf tavolo Xylella prima volta con Regioni e associazioniRoma, 26 feb. (askanews) – Un tavolo di lavoro contro la Xylella che, per la prima volta, riunisce tutti gli attori della filiera: il Governo, le regioni Puglia e Basilicata e i rappresentanti del territorio, dal mondo della ricerca alle associazioni di categoria. La riunione del tavolo sulla Xylella si è tenuta questa mattina al Masaf alla presenza del ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, e del sottosegretario Patrizio La Pietra, con la partecipazione dei rappresentanti della Regione Puglia e delle associazioni agricole.


All’incontro, inoltre, hanno preso parte anche il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, per gli aspetti fitosanitari, il sottosegretario all’Ambiente, Claudio Barbaro, per la rigenerazione ambientale dei territori colpiti, il presidente del Crea, Andrea Rocchi, per il coordinamento delle attività di ricerca, e il Commissario straordinario Nicola Dell’Acqua, per le questioni legate alla gestione delle risorse idriche. “Stiamo finalmente di fronte a una svolta – ha detto il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida – Per la prima volta, oggi, abbiamo riunito tutti gli attori della filiera: dalle istituzioni ai rappresentanti del territorio, dal mondo della ricerca alle associazioni di categoria, che hanno sensibilità sia come operatori sia come soggetti politici, rispetto a un problema che è al tempo stesso un’emergenza, a causa della costante espansione della Xylella, e una questione consolidata, che non va affrontata con logiche emergenziali, ma con interventi strutturali”.


“L’organizzazione di questa riunione, con il coinvolgimento anche del ministero della Salute e del ministero dell’Ambiente, insieme alle regioni, in particolare Puglia e Basilicata, ha voluto creare un’osmosi operativa tra i ministeri che hanno competenze dirette sul sistema aggredito dalla fitopatia. Sono sicuro che, con la collaborazione di tutte le parti coinvolte, riusciremo a realizzare gli interventi necessari per rispondere concretamente a questo problema”, ha concluso il ministro.