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Porto di Brindisi faro cantieristica navale nel Mediterraneo

Porto di Brindisi faro cantieristica navale nel MediterraneoRoma, 2 apr. (askanews) – Trasformare il porto di Brindisi in un hub di eccellenza per la riparazione, il refitting e la demolizione di navi fino a 250 metri di lunghezza grazie ad un investimento complessivo di 140 milioni di euro e la creazione di 600 posti di lavoro diretti e indiretti. Realizzare un dry dock di dimensioni 230×48 metri con la costruzione di nuove infrastrutture. Essere pronti immediatamente alla cantierizzazione dell’area. Le autorizzazioni necessarie, infatti, sono state già concesse dalle autorità competenti nell’ambito del nuovo piano regolatore portuale.


Sono questi i punti cardine del progetto di Piloda Shipyard per la manifestazione di interesse indetta dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy per la riconversione e la reindustrializzazione dell’area dell’ex centrale a carbone nel porto di Brindisi. Piloda Shipyard già presente nell’area brindisina collaborando con le principali compagnie di navigazione, enti governativi e istituzioni accademiche, impegnando 130 dipendenti per un fatturato di 25 milioni di euro. Il progetto mira a potenziare il Porto di Brindisi, trasformandolo in un hub di eccellenza per la riparazione, il refitting di imbarcazioni fino a 200 metri, mega yacht, e la demolizione navale, con un investimento complessivo di 140 milioni di euro. La realizzazione di un dry dock di dimensioni 230×48 metri e la costruzione di nuove infrastrutture garantiranno una competitività internazionale, generando 600 posti di lavoro tra diretti e indiretti. L’iniziativa risponde alla crescente domanda del settore, consolidando il ruolo dell’Italia nel mercato navale e riducendo la delocalizzazione delle attività all’estero. Secondo i dati elaborati dalla nuova edizione di Nautica in Cifre – Log, l’annuario statistico realizzato dall’Ufficio Studi di Confindustria Nautica in partnership con Fondazione Edison, il fatturato complessivo del settore refit, riparazione e rimessaggio per l’anno 2023 è di oltre 495 milioni di euro (+17,8% circa rispetto al 2022). L’obiettivo principale è quello di ampliare le attività di riparazione navale con un focus su navi commerciali e mega yacht, e creare un polo specializzato nella demolizione navale. Il mercato del refitting di mega yacht in Italia è in forte espansione, ma l’offerta di strutture adeguate ad imbarcazioni di grandi dimensioni (50-100 metri) è limitata. Il progetto prevede un incremento significativo delle unità lavorative, con 250 nuovi dipendenti diretti e un numero equivalente di posti di lavoro indiretti, generati dalle attività di outsourcing e dall’indotto correlato. L’Italia, leader nella produzione di mega yacht, beneficerà ulteriormente di questo sviluppo, con un impatto positivo sull’intera filiera navale. Grazie a questo progetto Brindisi diventerebbe un faro nella cantieristica di settore nel Mediterraneo al pari di bacini presenti solo a Malta, in Marocco, Gibilterra, Tunisia e nel Mare del nord in Spagna. La costruzione di un dry dock di grandi dimensioni (230×48 metri) consentirà di intercettare un mercato più ampio e di rispondere alla crescente domanda di servizi specializzati, attualmente spesso delocalizzati all’estero. Inoltre, il progetto prevede la creazione di un’area dedicata alla demolizione navale, autorizzata ai sensi del “Decreto Concordia”, per unità superiori a 500 tonnellate di stazza lorda. Questo settore è in crescita, anche grazie alle nuove normative sulle emissioni, che porteranno a un aumento delle navi da demolire nei prossimi anni.


“Il nostro progetto – spiega Donato Di Palo, Ceo di Piloda Shipyard che ha presentato la manifestazione di interesse – prevede di avere il nuovo bacino galleggiante a disposizione per l’attività di refitting e demolizione. Un bacino già autorizzato ai sensi del così detto “Decreto Concordia” per le demolizioni navali per unità superiori a 500T di stazza lorda. Il mercato è in crescita. Considerando le nuove normative legate alle emissioni che gradualmente entreranno in vigore nei prossimi anni, saranno sempre più le unità navali che andranno a demolizione. Attualmente il mercato è prevalentemente all’estero, basti pensare che anche la Marina Militare Italiana demolisce le proprie unità fuori dai nostri confini nazionali”. “La ricaduta occupazionale – continua Donato Di Palo – Sarebbe di grande importanza, sia guardando al breve termine, nel periodo interessato dal progetto, sia guardando a lungo termine. Brindisi diventerebbe così uno snodo fondamentale per tutto il basso Adriatico ed il Mediterraneo creando un indotto importante grazie anche alla sua capacità occupazionale data dall’esperienza e dalla vocazione marittima della città. In Italia ci sono pochissimi bacini adatti allo smantellamento di navi fino a 250 metri, come quello che è intervenuto sulla Concordia a Genova. Brindisi diventerebbe un faro per il settore”.


“Il progetto – aggiunge Di Palo – è immediatamente cantierabile in quanto sorge in aree inserite nel nuovo piano regolatore del porto approvato a gennaio e quindi già in presenza delle autorizzazioni necessarie. Calcoliamo 24 mesi dall’inizio dei lavori”.

Mulino Bianco compie 50 anni, la maxi MulinoSveglia arriva a Parma

Mulino Bianco compie 50 anni, la maxi MulinoSveglia arriva a ParmaRoma, 2 apr. (askanews) – Dopo il successo dell’evento di lancio tenutosi a Milano lo scorso febbraio, continuano le celebrazioni per i 50 anni di Mulino Bianco con la MulinoSveglia in formato gigante che arriva per 3 giorni a Parma, dove è stato fondato il Gruppo Barilla.


A partire da sabato 5 fino a lunedì 7 aprile, in Piazza Garibaldi compare l’installazione che riproduce fedelmente in formato maxi (5 x 8 x 5,5 metri) l’iconica Sveglia a forma di Mulino degli anni ’80, uno dei premi più rappresentativi del brand. Tre giorni per celebrare un marchio simbolo della storia italiana e vivere un’esperienza immersiva ed emozionale all’interno dell’installazione, ammirando da vicino gli oggetti iconici che hanno lasciato il segno, dalla gallina Rosita alla poltrona del famoso Mugnaio, fino alle prime Sorpresine, passando per il Coccio e i frame degli spot tv che ci hanno fatto emozionare. La MulinoSveglia sarà aperta al pubblico sabato 5 aprile dalle 10.30 alle 20, domenica 6 aprile dalle 9 alle 20 e lunedì 7 aprile dalle 14.30 alle 20, con accesso libero, senza necessità di prenotazione, e gratuito. Un’occasione unica per celebrare la storia e il gusto di Mulino Bianco in un’atmosfera speciale per un’esperienza coinvolgente.


Con l’occasione, anche Bottega Barilla, uno spazio che riprende in chiave moderna i codici dell’antico negozio da cui la storia Barilla ebbe inizio (situato a Parma in Strada della Repubblica 88), si unisce alle celebrazioni dei 50 anni di Mulino Bianco con orari di apertura eccezionali nei giorni 5 (dalle 10 alle 20), 6 e 7 aprile (dalle 9 alle 20). All’interno di Bottega, sarà possibile acquistare il famoso “Coccio” e “Le Cappuccine” con vassoio, personalizzabili in diretta con la calligrafia del proprio nome o delle proprie iniziali nei giorni di sabato 5 (dalle 14 alle 19), domenica 6 (dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19) e lunedì 7 aprile (dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19). All’esterno della MulinoSveglia in Piazza Garibaldi e di Bottega Barilla, invece, il pubblico potrà scansionare il QR code presente sui cartelli informativi per registrarsi o accedere al proprio account Mulino Bianco e ricevere una box omaggio ispirata alla MulinoSveglia (disponibile fino ad esaurimento scorte). Per i più piccoli, è stata organizzata una caccia al tesoro nel giardino di Bottega Barilla: trovando 3 talloncini raffiguranti i biscotti Mulino Bianco, i bambini potranno vincere gli esclusivi stickers del Piccolo Mugnaio.

NetConsulting cube presenta ‘AIMM: adozione dell’AI nelle aziende italiane’

NetConsulting cube presenta ‘AIMM: adozione dell’AI nelle aziende italiane’Roma, 31 mar. (askanews) – Più di un’azienda su due (56%) è ancora in fase esplorativa delle possibili applicazioni dell’AI e non ha ancora un piano strategico. Poco meno della metà delle organizzazioni dei comparti Telco&Media (44%) ed Energy&Utilities (46%) ha già predisposto una roadmap strategica e solo un esiguo 41% dichiara di avere previsto un budget per le soluzioni AI. A far ben sperare, però, sono le stime di crescita annua dell’investimento: il 27% degli intervistati stima, infatti, un aumento anno su anno del budget per l’AI compreso fra il 15 ed il 30%.


Sono solo alcuni dei dati emersi dal rapporto “AIMM: l’adozione dell’AI nelle aziende italiane. I risultati della survey e dell’AI Maturity Model”, l’indagine promossa e ideata da NetConsulting cube in collaborazione con Engineering, Fastweb, ServiceNow e TIM con il supporto di un Advisor Board rappresentativo delle aziende coinvolte. “Proseguiamo con convinzione le nostre analisi con l’approccio del Maturity Model, avviato dieci anni fa, per ragionare insieme ad aziende, utenti e player, su un uso del digitale che renda sempre più performanti i processi e che migliori realmente la competitività delle aziende”, spiega Annamaria Di Ruscio, Presidente e AD, NetConsulting cube.


“Questa survey delinea trend e ambiti di adozione dell’AI nel mondo d’impresa e una mappa dei principali casi d’uso, valutando anche il livello di maturità delle aziende nel percorso di adozione dell’intelligenza artificiale e nella sua effettiva integrazione nei processi. Il nostro Maturity Model si pone l’obiettivo di offrire alle aziende un benchmark di riferimento per poter comprendere come sfruttare al meglio l’Intelligenza artificiale”, prosegue Rossella Macinante (BU Leader di NetConsulting cube). L’indagine ha coinvolto 82 aziende di grandi dimensioni, con un fatturato superiore ai 500 milioni di euro e almeno 500 dipendenti, ed un panel composto in prevalenza da imprese appartenenti al comparto industriale (34%) – in particolare a quello manifatturiero – e ai settori bancario (7%), assicurativo (9%), Energy&Utilities (14%) e Telco & Media (10%).


Dall’Hype all’ implementazione: quanto è grande (ancora) il Gap? “L’adozione dell’AI rappresenta una leva strategica sulla quale le aziende costruiranno il proprio posizionamento con un impatto trasversale a tutti settori. Ma per integrare l’IA nei processi e conseguirne a pieno i benefici è necessario un approccio olistico che indirizzi sia i temi organizzativi e di governance, che tecnologici e infrastrutturali”, commenta la BU Leader.


“AI Maturity Model”: un benchmark per la crescita Il Maturity Model messo a punto da NetConsulting cube rappresenta una base di partenza per misurare lo stato dell’arte delle aziende italiane nel percorso di adozione dell’AI e individuare le azioni da intraprendere per un’implementazione consapevole e integrata nei processi e nelle strategie aziendali. Una sorta di benchmark multidimensionale, che in base ai dati raccolti e alla loro analisi qualitativa, esprime il livello di maturità di ciascuna azienda nel percorso di adozione dell’AI attraverso un indice complessivo (l’AI Maturity Index), risultato della valutazione di cinque macro-dimensioni: Strategia e Organizzazione; Tecnologie Dati e Architettura; Use Case & Business Model; Skill e Cultura; Compliance e governance. L’AI Maturity Index “premia” le aziende bancarie L’indice sintetico “AI Maturity Index” – che combina le due macro-dimensioni “Tecnologie e Competenze” e “Strategia e Vision” per tracciare un ranking dei settori rispetto al livello di maturità complessivo – vede al primo posto il settore Bancario (57,1 su 100). A seguire, i comparti Energy e Utilities (52,2 su 100), Assicurazioni (47,4 su 100), TLC&Media (40,9 su 100). Molto distaccati dagli altri settori sono Industria (27,1 su 100), Servizi&Trasporti (21,2) e GDO&Retail (19,2) sono i settori con l’indice medio più basso. L’approccio esplorativo all’AI trasversale ai diversi settori L’approccio esplorativo all’AI e alle sue possibili applicazioni in azienda (“Evaluation State”) accomuna trasversalmente diversi settori, risultando prevalente nei comparti Servizi&Trasporti (81,8%), GDO&Retail (78,6%), Industria (71,9%), TLC&Media (44,4%) e Assicurazioni (37,5%). Nel settore bancario prevalgono i Newbees L’AI Maturity Index evidenzia che il settore Bancario presenta la maggiore concentrazione di Newbees (71,4%), ovvero di aziende che hanno appena definito la strategia e che implementeranno i primi progetti nel corso del 2025. Energy & Utilities: la carica di Tactical Adopters (23,1%) ed AI Pioneers (30,8%) Fanno capolino, invece, nei settori Energy&Utilities (23,1%), TLC&Media (22.2%), Industria (18.8%), Servizi&trasporti (9,1%) i Tactical Adopters, aziende che hanno, anche solo parzialmente, implementato un’organizzazione orientata all’AI e stanno già producendo alcuni use case in modo tattico. Ultimi, ma non per importanza, gli AI Pioneers, aziende che hanno implementato un’organizzazione orientata all’AI per l’ottimizzazione delle operations, con una incidenza maggiore nell’Energy & Utilities (30,8%) e nelle Assicurazioni (25%), più contenuta in Banche (14,3%), TLC&Media (11,1%), e GDO&Retail (7,1%). Le grandi assenti: le aziende Business AI Driven Degna di nota, infine, l’assenza nel Panel dei Business AI Driven: aziende che hanno adottato una strategia nella quale l’AI è parte del modello di business e dello sviluppo dei prodotti e servizi, con un livello di maturità molto elevato e tutte le Business Units orientate a sfruttare l’AI come leva competitiva e integrata nei processi chiave dell’azienda. “AI Strategy”: solo per 1 azienda su 4 è una priorità La definizione di una strategia per l’adozione dell’AI rappresenta il primo passo per fare un cambio di paradigma reale, tuttavia, solo un risicato 25,8% del panel ha già integrato l’AI nel proprio piano industriale, considerandola una priorità, sebbene non si tratti di una situazione omogenea. Il rapporto rivela, inoltre, che fra le capofila dell’”Ai Strategy” ci sono le imprese dei settori Telco&Media (44%) ed Energy&Utilities (46%), che si distinguono per una presenza significativa di aziende, che hanno già predisposto un piano strategico con un budget dedicato. A seguire il settore bancario (43%), quello delle Assicurazioni (25%) e dei Trasporti&Servizi (27%). Nei settori Industria e GDO&Retail prevale invece una fase esplorativa, ancora orientata alla valutazione delle applicazioni dell’AI. E ancora: fra le principali azioni intraprese a supporto dell’implementazione dell’”AI Strategy”, la definizione da parte del 49% delle aziende di una roadmap con tempi e ambiti definiti per l’adozione di use case. Trasporti&Servizi, GDO&Retail e Industria fanalini di coda nell’uso dell’AI generativa L’analisi settoriale sull’AI generativa evidenzia una forte variabilità tra i diversi comparti merceologici. Il settore Energy & Utilities mostra il maggiore livello di adozione, con un utilizzo già consolidato in produzione e sperimentazione avanzata. Telco & Media, Banche e Assicurazioni si trovano principalmente in una fase di adozione o sperimentazione. Trasporti & Servizi sono caratterizzati da una leggera prevalenza delle fasi di valutazione, con una buona parte già in adozione e sperimentazione. Nel settore GDO & Retail emergono soprattutto le fasi di analisi e valutazione, accompagnate da un crescente interesse per il tema. Infine, l’Industria presenta una distribuzione equilibrata tra produzione, valutazione e assenza di applicabilità.

Telepass Business e Luiss-X.ITE presentano studio su mobilità aziendale

Telepass Business e Luiss-X.ITE presentano studio su mobilità aziendaleRoma, 27 mar. (askanews) – La mobilità aziendale in Italia sta vivendo un’evoluzione senza precedenti, spinta da cambiamenti tecnologici, esigenze di sostenibilità e nuovi modelli di fruizione dei servizi. Questi i temi al centro dello studio “Transizione tecnologica della business mobility: trend, driver, vincoli, opportunità, soluzioni. Una ricerca multi-metodo sugli scenari evolutivi della Business Mobility in Italia” presentato oggi in occasione dell’evento organizzato da Luiss-X.ITE e Telepass Business e ospitato nella suggestiva cornice di Villa Blanc a Roma. L’evento ha visto la partecipazione di esperti del settore e rappresentanti aziendali per discutere il futuro della mobilità aziendale.


Lo studio, diretto dalla Prof.ssa Alba D’Aniello, Direttore Esecutivo di Luiss-X.ITE, è stato condotto con un approccio multi-metodo mediante analisi desk, social listening, e un delphi panel che ha coinvolto importanti mobility manager, evidenzia come il settore della mobilità aziendale stia evolvendo verso il modello “Business Mobility as a Service” (BMaaS). Si tratta di un approccio integrato e flessibile che supera la concezione tradizionale dell’auto aziendale come benefit per privilegiare e offrire soluzioni multimodali, flessibili e sostenibili con un impatto diretto sul benessere dei dipendenti e sulla competitività aziendale. Tutto ciò in linea con i profili di preferenze delle nuove generazioni sempre più sensibili al servizio e all’esperienza e meno al possesso. Dallo studio emergono trend e driver di cambiamento, che vanno dalla sostenibilità ambientale alla digitalizzazione, fino alla ridefinizione delle strategie di fleet management e di welfare aziendale. Le aziende devono affrontare una sfida culturale e organizzativa per integrare soluzioni di mobilità intermodale, valorizzando il ruolo strategico del mobility manager e adottando strumenti in grado di ottimizzare costi, efficienza e benessere dei dipendenti.


La ricerca mette in evidenza che la mobilità aziendale non è più solo una questione di gestione dei mezzi di trasporto, ma rappresenta un asset strategico che le aziende devono saper valorizzare in ottica di innovazione, sostenibilità ed efficienza. Il modello Business Mobility as a Service (BMaaS) si conferma come il paradigma del futuro, capace di coniugare flessibilità, riduzione dell’impatto ambientale e miglioramento dell’esperienza di dipendenti e collaboratori. Tecnologia e dati per una mobilità efficiente e sostenibile. La digitalizzazione e l’analisi dei dati assumono un ruolo sempre maggiore nella gestione della mobilità aziendale. Le piattaforme tecnologiche avanzate consentono di monitorare gli spostamenti, ottimizzare i costi e ridurre l’impatto ambientale, rispondendo in modo mirato alle esigenze di aziende e lavoratori.


Benessere dei dipendenti e sostenibilità al centro. La mobilità aziendale non è solo un asset strategico, ma un vero e proprio strumento di welfare. Ridurre lo stress legato agli spostamenti, incentivare soluzioni di mobilità sostenibile e ottimizzare i tempi di viaggio migliorano il benessere dei dipendenti, con effetti positivi su produttività e retention dei talenti. La collaborazione pubblico-privato come chiave per il cambiamento. Lo studio sottolinea l’importanza di un ecosistema collaborativo tra aziende, istituzioni e provider di servizi di mobilità per accelerare la transizione verso soluzioni più sostenibili. Incentivi mirati, infrastrutture adeguate e policy aziendali innovative sono elementi essenziali per il successo della mobilità aziendale del futuro.


Nuove generazioni e cambiamento dei comportamenti. I giovani professionisti, particolarmente tech-savvy e attenti all’impatto ambientale, stanno guidando l’adozione di nuovi modelli di business tipici della sharing economy, prediligendo l’uso rispetto al possesso di beni e servizi. Il budget di mobilità sta emergendo come uno strumento di attrazione e retention dei talenti, consentendo una mobilità più sostenibile e flessibile. Parallelamente, lo studio condotto da Luiss-X.ITE ha messo in luce un cambiamento nei comportamenti di mobilità tra risorse senior e junior: le nuove generazioni tendono a preferire mezzi pubblici, car sharing, car pooling e bike sharing, mentre le risorse senior continuano a prediligere l’auto aziendale. Tuttavia, l’automobile rimane un elemento chiave di welfare aziendale, con un valore simbolico e funzionale destinato a perdurare nel tempo. “In Italia, il contesto della Business Mobility e? influenzato da una serie di fattori unici che riflettono sia la struttura economica del Paese, sia la frammentazione territoriale e le specificita? culturali delle diverse geografie interne – ha sottolineato Michele Costabile, Direttore Scientifico Luiss-X.ITE – ciononostante emerge una crescente apertura da parte dei mobility manager verso modelli di mobilità innovativi, spesso conseguenza di un crescente interesse per i temi connessi alla sostenibilità in senso lato, inclusa la responsabilità sociale. Emerge, quindi, un quadro di cambiamento tecnologico che se efficacemente gestito può portare a notevoli risparmi di costo, mettendo al centro di ciascuna evoluzione le esigenze degli utenti-dipendenti e il benessere dei lavoratori, grazie a un modello di business mobility integrato, data-driven e sostenibile”. Con il lancio di Telepass Business, Telepass ha già iniziato a trasformare il concetto di mobilità aziendale, offrendo una soluzione integrata per semplificare e ottimizzare gli spostamenti. “Telepass Business è una piattaforma unica nel suo genere. Lanciata nel 2022, integra il pagamento di servizi di mobilità, attraverso dispositivo e app, con una carta prepagata per il pagamento delle altre spese aziendali dei dipendenti. A questo si aggiungono una rendicontazione semplice ed efficace delle spese e un portale gestionale per la mobilità dei collaboratori. Un nuovo modello di mobilità integrata e intermodale che permette al dipendente di muoversi in modo flessibile e alle aziende di appoggiarsi a una soluzione per rendere più efficiente e semplice la gestione delle spese aziendali e che fornisce una risposta alla sempre maggiore richiesta di Business Mobility As A Service”, dichiara Paolo Malerba, Chief Business Sales Officer di Telepass.

Parità di genere e il valore dei giovani: due premi per il Gruppo MAG

Parità di genere e il valore dei giovani: due premi per il Gruppo MAGRoma, 27 mar. (askanews) – Doppio riconoscimento per il Gruppo MAG – broker assicurativo di riferimento per le aziende che operano nel mercato nazionale e internazionale – in ottica parità di genere e valorizzazione delle giovani eccellenze.


Ieri, presso la Camera di Commercio di Roma, l’azienda presieduta dal Cav. Lav. Pierluca Impronta ha ricevuto il Premio Minerva, iniziativa promossa da Unindustria e Federmanager Roma con l’obiettivo di dare risalto alle aziende che valorizzano la cultura manageriale femminile e il contributo delle donne all’interno delle imprese e nei tessuti economici e produttivi. Tra il 2019 e il 2024 MAG ha compiuto una strategia di lungo termine per superare le criticità legate alle disparità di genere, adottando politiche di selezione, formazione e sviluppo finalizzate a incoraggiare e potenziare il talento femminile. Oggi il 43% delle posizioni dirigenziali è ricoperto da donne e, nell’ultimo triennio, il 63% delle assunzioni e il 60% delle promozioni sono state indirizzate verso professionalità femminili.


Un modello culturale che adotta una visione di futuro aziendale in cui le donne rappresentano una leva strategica significativa insieme alla valorizzazione dei giovani talenti. Innovazione e nuove opportunità hanno consentito al Gruppo di raggiungere un altro importante riconoscimento nell’ambito della III edizione di “Company for Generation Z”, promosso dalla Business School Radar Academy per premiare le aziende che investono sulle giovani eccellenze della generazione Z attraverso politiche e attività mirate. MAG ha partecipato con l’innovativo MAG DREAM nella categoria Politiche di Talent Retaining, focalizzata sulle strategie che favoriscono la fidelizzazione dei propri collaboratori. Il progetto è dedicato agli under 35 dell’impresa e nasce con l’obiettivo di coinvolgere i giovani in modo sempre più diretto, investire nelle loro capacità alimentando idee, competenze e creatività per accelerare la trasformazione digitale e sostenibile dell’azienda e renderla più attrattiva sul mercato.


Due riconoscimenti che sottolineano l’attenzione verso l’equilibrio di genere e l’impegno costante del Gruppo nel garantire pari opportunità, favorendo la creazione di un ambiente di lavoro equo, inclusivo, innovativo e dinamico in cui ogni giovane professionista possa sentirsi protagonista del cambiamento.

Fiasconaro insieme a Dolce&Gabbana per la Pasqua 2025

Fiasconaro insieme a Dolce&Gabbana per la Pasqua 2025

Roma, 25 mar. (askanews) – Dall’incontro fra la creatività di Dolce&Gabbana e l’arte dolciaria di Fiasconaro nasce una ricetta unica: la Colomba, la creazione dolciaria della tradizione italiana simbolo di pace, amicizia e condivisione, sentimenti che da sempre accomunano queste due eccellenze del Made in Italy.


La Colomba tradizionale è declinata in due distinte proposte da forno: la Colomba alle Mandorle di Sicilia, una ricetta tradizionale, che esalta la fragranza dell’impasto grazie ai canditi freschi d’arancia di Sicilia e alla copertura di glassa e mandorle rigorosamente siciliane, disponibile nel formato da 750 g con latta ellittica, e la Colomba con Cioccolato e Confettura di Fragoline di Bosco di Sicilia, una leccornia con doppia glassatura di cioccolato fondente e confettura di fragoline di bosco, arricchita da squisite gocce di cioccolato e accompagnata da un barattolo di crema di cioccolato di Sicilia, presentata nel formato da 1 kg (800 g e 200 g di crema) custodito in una latta rettangolare. A completare la golosa Collezione anche la Colombina all’essenza di mandarino, senza canditi, arricchita dalla glassa alle mandorle e decorata con zucchero e pistacchio in granella, disponibile nel formato da 100 g. Il profumo inebriante di questa prelibatezza riporta alla mente le calde e avvolgenti atmosfere siciliane: l’aroma zuccherino dell’agrume si sposa con il gusto pieno e raffinato delle mandorle, in un connubio che esalta le unicità dell’isola mediterranea.


La tradizione pasticciera siciliana di Fiasconaro e l’estro di Dolce&Gabbana si intrecciano in una storia tutta italiana di eccellenza, sapere e passione per il buon cibo, che accompagna tutte le fasi della preparazione, fino alla cottura e al confezionamento. La genuinità degli ingredienti, scrupolosamente selezionati tra le migliori materie prime del territorio, è esaltata dalla lievitazione naturale della pasta, un lavoro lungo e paziente che garantisce a queste preparazioni leggerezza e fragranza ineguagliabile.

Heineken Italia riceve il Milano Marketing Festival Award 2025

Heineken Italia riceve il Milano Marketing Festival Award 2025Roma, 24 mar. (askanews) – Heineken Italia ha ricevuto il prestigioso riconoscimento per la categoria “Category Leader” durante la cerimonia conclusiva della nona edizione del Milano Marketing Festival, l’evento annuale che coinvolge professori, esperti, manager e filosofi provenienti da diverse culture e in cui vengono premiati i “100 Top Products.


Ha ritirato il premio Michela Filippi, Marketing Director di Heineken Italia, che commenta così: “Siamo molto orgogliosi di ricevere questo importante riconoscimento, che celebra il nostro ruolo da leader all’interno della categoria birra, da 50 anni in Italia Questo traguardo è il risultato di impegno, strategia e visione a lungo termine. Con il nostro ampio portfolio di brand iconici, continueremo a guidare il mercato, rispondendo alle esigenze dei consumatori in modo sempre più efficace. Un grazie speciale a tutto il team, che ha reso possibile questo successo”. Heineken oggi è il primo produttore di birra in Italia. Con il 40% dei volumi e il 32% di quota di mercato produce e commercializza nel Bel Paese quasi 7 milioni di ettolitri annui. I suoi quattro birrifici dislocati su tutto il territorio nazionale – Comun Nuovo (BG), Pollein (AO), Massafra (TA) e Assemini (CA) – sono realtà radicate nei territori e integrate nelle comunità locali, motore di innovazione e protagoniste dello sviluppo economico e sociale del Paese.


Nei suoi primi 50 anni in Italia, l’azienda ha dato un contributo decisivo allo sviluppo di tutto il settore birrario. Cinquant’anni fa, infatti, la produzione di birra in Italia corrispondeva circa a 6,4 milioni di ettolitri mentre oggi è più che triplicato arrivando a 17,4 milioni di ettolitri, di cui 6,8 milioni sono prodotti da Heineken Italia. “I nostri brand amati e riconosciuti da tutti, come Heineken®, Birra Moretti, Ichnusa, Birra Messina e Dreher – prosegue Michela Filippi – sono l’elemento fondamentale per mantenere un profondo legame con i consumatori e per continuare a guidare la crescita dell’intera categoria. Il nostro ampio portfolio, ideale per accompagnare ogni occasione di convivialità e socialità, ci consente di rispondere ad ogni esigenza del mercato, offrendo anche una valida alternativa no alcol, con le due referenze Heineken® 0.0 e Moretti Zero”.

Nuova vita al caffè? Mokavit lancia inizativa “Rottamoka”

Nuova vita al caffè? Mokavit lancia inizativa “Rottamoka”Roma, 22 mar. (askanews) – In un’epoca in cui la velocità sembra dominare ogni aspetto della nostra quotidianità, Mokavit, azienda specializzata nella produzione di moke di alta qualità, lancia Rottamoka, un’iniziativa per preservare la tradizione e godersi il caffè con una moka innovativa: fino al 31 marzo offre la possibilità di scambiare la propria vecchia moka con una nuova Mokavit, dal design particolare e compatibile con tutte le superfici, inclusa l’induzione. Un gesto che non è solo un cambio di oggetto, ma un ritorno consapevole a un rituale autentico, lontano dalla frenesia delle capsule e del caffè istantaneo.


Come funziona? · Scatta una foto della tua vecchia vecchia moka · Inviarla via e- mail a rottamoka@mokavit.it o su whatsapp al numero +39 345 078 0296 · Ricevere un codice sconto del 50% da utilizzare su mokavit.it · Scegli la tua una nuova Mokavit · Consegna la vecchia moka al corriere al momento della ricezione della nuova.


L’iniziativa è aperta a tutti e offre un ulteriore vantaggio: spedizione gratuita in tutta Italia. Perché sostituire una moka?


Il caffè, si sa, non è solo caffè. È condivisione e tradizione. Con la moka, il rito della sua preparazione torna ad avere un senso profondo: ci invita a fermarci, a riconnetterci con noi stessi e con gli altri. In Italia, la moka resta uno degli strumenti più utilizzati per la preparazione del caffè. Il 58% degli italiani acquista caffè macinato destinato alla moka, e ogni anno vengono venduti circa due milioni di Moka Express, con il 40% delle vendite concentrate nel mercato italiano. Questi numeri testimoniano quanto la moka sia ancora oggi un simbolo della cultura e della tradizione italiana, resistendo alle nuove tecnologie e ai metodi di preparazione più veloci. Così Mokavit non produce solo moke: crea esperienze, racconta storie, difende il valore della bellezza quotidiana. Perché nella semplicità di una moka che borbotta sul fornello, si nasconde la promessa di un momento autentico, da assaporare senza fretta.


Regolamento completo disponibile su www.mokavit.it/rottamoka.

Piattaforma Mediterra DataCenters si presenta ufficialmente al mercato

Piattaforma Mediterra DataCenters si presenta ufficialmente al mercatoRoma, 20 mar. (askanews) – Mediterra DataCenters sceglie l’Italia per il lancio istituzionale, posizionandosi come il nuovo attore che contribuirà ad accelerare la crescita delle infrastrutture digitali regionali nell’Europa meridionale.


L’arrivo di Mediterra nel Belpaese – si legge in una nota – si inserisce in un panorama europeo in costante evoluzione, in cui si osserva uno spostamento dell’interesse degli investitori dai tradizionali mercati FLAPD (Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi e Dublino), oggi in forte rallentamento, a quelli emergenti, fra cui spicca l’Italia. A porre in evidenza questo trend è l’ultimo report dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, secondo cui l’Italia, con una previsione – entro il 2025 – di 83 nuove aperture e potenziali investimenti fino a 15 miliardi, è destinata a consolidare la propria posizione di hub strategico digitale a livello europeo. Anche se sotto il profilo geografico, la Lombardia, in particolare Milano, dove Mediterra ha basato la sua sede operativa italiana, si conferma il primo polo infrastrutturale per il Paese, si sta facendo strada una nuova tendenza che porta sempre più operatori a guardare verso il Centro-Sud. A confermarlo sono i dati appena rilasciati da IDA, l’Associazione Italiana Data Center, secondo cui il Mezzogiorno, grazie alla sua posizione geografica, alla crescente disponibilità di energia da fonti rinnovabili e agli investimenti infrastrutturali in corso, ha tutte le carte in regole per diventare un centro nevralgico per l’intero settore nel bacino del Mediterraneo. In questo contesto si inserisce la scelta di Mediterra DataCenters di cavalcare la spinta di sviluppo del Sud, andando ad investire, in prima battuta, in regioni italiane particolarmente strategiche ma che ad oggi godono di scarsa copertura digitale. Di qui l’acquisizione a Roma, nel cuore del Tecnopolo Tiburtino, di Cloud Europe, un data center green di livello Tier IV che è stato progettato per un’operatività sostenibile con un basso impatto ambientale e alimentato da energia rinnovabile. “Si tratta di un’operazione di notevole rilevanza – spiega Emmanuel Becker, CEO di Mediterra DataCenters – con un investimento fino a 80 milioni di Euro, di cui una parte sarà dedicata a sostenere, entro la fine dell’anno, i progetti di espansione e ulteriori avanzamenti tecnologici. La nostra missione è sviluppare la più completa piattaforma di Premium Data Centers in tutto il territorio italiano, creando valore non solo per il sistema Paese ma anche per l’ecosistema del Sud Europa, a cui guardiamo come obiettivo d’insieme. Tornando all’Italia – precisa Becker – siamo impegnati in discussioni esclusive su ulteriori investimenti per oltre 100 milioni di euro nel Centro-Nord Italia, mentre la nostra pipeline complessiva prevede, nei prossimi 24 mesi, ulteriori progetti che superano i 150 milioni di euro con sviluppi significativi previsti anche nel Sud Italia. Questo fa parte di un piano più ampio con investimenti per centinaia di milioni di euro che ha tra gli obiettivi l’efficientamento del settore, caratterizzato da numerosi CED (Centri Elaborazione Dati) aziendali distribuiti sul territorio italiano, promuovendone il consolidamento in ecosistemi di Data Center locali più sicuri e resilienti con una considerevole diversificazione del rischio energetico”.


Dietro Mediterra DataCenters – prosegue il comunicato – c’è la solidità di PEIF III (Pan-European Infrastructure III), un fondo istituzionale gestito da DWS Infrastructure. DWS è un asset manager indipendente di primaria importanza, quotato alla Borsa di Francoforte e controllato per il 79% da Deutsche Bank che a dicembre 2024 è arrivato a gestire €1.012 miliardi di asset (AuM) con 4.700 dipendenti a livello globale. “Siamo stati tra i primi investitori infrastrutturali a credere nel potenziale trasformativo del settore dei data center enterprise colocation in Europa”, aggiunge Aparna Narain, Partner di DWS Group Infrastructure Investments. “Il nostro impegno con Mediterra DataCenters si inserisce in una strategia di investimento infrastrutturale mirata a sostenere la crescita di un settore che funge da catalizzatore per l’intero sistema economico. Siamo entusiasti di collaborare con il nostro eccezionale management team per creare una rete leader di data center regionali, posizionando il Sud Europa come un hub digitale sempre più competitivo e interconnesso”.


Mediterra DataCenters è molto più di una piattaforma che offre soluzioni di datacenter, colocation e connettività. Il suo valore distintivo risiede nell’approccio service-oriented che consiste nel portare a livello regionale i benefici tipici dei Data Center Premium, dall’accesso ai principali service provider (Network, Application, Security…) alla fruizione di tutta quella vasta gamma di servizi a valore aggiunto resi possibili dall’alleanza con i Partner territoriali. Un altro importante punto di forza di Mediterra è l’internazionalità del suo team di management. Non si tratta solo di professionisti che provengono dal mondo Data Center, ma di esperti che, proprio in virtù del loro know-how cross-settoriale e altamente qualificato, sono in grado di rispondere alle esigenze più diverse dei clienti. In aggiunta, l’azienda può contare su figure di rilievo a livello europeo, fra cui spiccano Alexandra Schless, Chairwoman di Mediterra, nonché CEO di NorthC con alle spalle ruoli apicali in Equinix Telecity e Mike Tobin, Non-Executive Director della società, in passato CEO di TeleCity Group, che vanta oltre vent’anni di esperienza nel settore e diversi ruoli nei CdA di importanti realtà Data Center.


L’altro grande pilastro su cui poggia l’affidabilità di Mediterra – si evidenzia inoltre nella nota – è la stabilità dell’azionariato rappresentato da DWS Infrastructure, il cui fondo infrastrutturale istituzionale detiene il 100% del capitale del gruppo Mediterra. DWS Infrastructure gestisce circa 26 miliardi di Euro in AuM suddivisi tra private equity (13,5 miliardi), private debt (2,9 miliardi) e infrastrutture quotate (9,6 miliardi). PEIF III, con 3,1 miliardi di capitale impegnato e nove investimenti effettuati, è uno dei quattro fondi infrastrutturali flagship gestiti da DWS Infrastructure che ha una forte presenza in Italia e si avvale di un team senior basato a Milano. DWS Infrastructure è un investitore esperto in equity, con un portafoglio di investimenti che spazia dalla transizione energetica alle energie rinnovabili e ai trasporti. Inoltre, vanta una solida esperienza nel settore dei data center, avendo fondato NorthC, il principale fornitore indipendente di colocation regionale nei Paesi Bassi. “Con il lancio di Mediterra DataCenters – conclude Becker – siamo certi che sapremo portare quell’elemento di differenziazione che il mercato cercava, realizzando Data Center regionali Premium nelle città digitalmente strategiche del Sud Europa con il duplice vantaggio di generare valore per il territorio grazie agli scambi con l’ecosistema dei Partner commerciali e di supportare la crescita di un’economia digitale di interconnessione grazie alla rete capillare dei cavi sottomarini del Mediterraneo”.

Imprese, Sic Europe tra le best 1.000 del Financial Times

Imprese, Sic Europe tra le best 1.000 del Financial TimesRoma, 20 mar. (askanews) – Per la prima volta Sic Europe, società leader nel settore del trasporto, della logistica e del facility management, entra nella prestigiosa classifica del Financial Times “FT 1000: Europe’s Fastest Growining Companies 2024”. La classifica offre uno spaccato delle aziende europee che hanno registrato il maggiore incremento di ricavi nel corso del triennio 2019-2022. Sic Europe figura al 960° posto tra le aziende europee.


“Sic Europe è orgogliosa di questo prestigioso riconoscimento, ottenuto grazie a coraggio e innovazione. In piena pandemia, quando tutta l’economia rallentava, abbiamo deciso di accelerare e di scommettere su noi stessi, sulla resilienza degli italiani, sui nostri lavoratori. Abbiamo investito nel trasporto ultimo miglio, consolidando, attraverso una strategia aziendale di ampio spettro, un’azienda che oggi è un fiore all’occhiello dell’economia italiana”, dichiara il cavaliere Claudio Capriotti, amministratore unico di Sic Europe. “Sic Europe è stata in grado di essere più forte delle crisi internazionali che hanno investito il nostro tempo, dalla pandemia Covid alla guerra in Ucraina. E’ stata più forte dell’aumento dei costi del carburante e della crisi del settore energetico. Tutto ciò non è stato frutto del caso. Il riconoscimento del FT è il risultato di una puntigliosa ricerca che incrocia banche dati pubbliche e private, volta a individuare le aziende più innovative e dinamiche. Sic Europe ha partecipato presentando dati di bilancio affidabili, certificando trasparenza e dimostrando nei fatti la propria affidabilità verso investitori e clienti. La nostra strategia di crescita aziendale si basa proprio su questo: puntare sull’innovazione, sulla crescita del personale e soprattutto sulla qualità dei servizi che rendono i nostri clienti soddisfatti. Siamo orgogliosi che una prestigiosa testata internazionale come il Financial Times abbia riconosciuto tutto questo e abbia inserito Sic Europe tra le migliori mille aziende d’Europa”, conclude Capriotti.