Skip to main content
#sanremo #studionews #askanews #ciaousa #altrosanremo

Ucraina, Kim Jong Un: sostegno invariabile alla Russia

Ucraina, Kim Jong Un: sostegno invariabile alla RussiaRoma, 22 mar. (askanews) – Il leader nordcoreano Kim Jong Un ha ribadito la volontà di “sostenere invariabilmente” la guerra della Russia contro l’Ucraina durante il suo incontro con il segretario del Consiglio di sicurezza russo Sergey Shoigu in visita ieri a Pyongyang. Lo scrive oggi l’agenzia ufficiale statale nordcoreana KCNA.


Kim ha avuto “discussioni importanti e utili” con Shoigu e, durante il colloquio, i due hanno scambiato opinioni su un’ampia gamma di questioni relative alla difesa degli interessi di sicurezza dei rispettivi Paesi, oltre che su temi regionali e globali, ha precisato la KCNA. Kim ha dichiarato che “sostenere invariabilmente la Russia nella lotta per difendere la sovranità nazionale, l’integrità territoriale e gli interessi di sicurezza in futuro è l’opzione ferma e la volontà risoluta del governo della Repubblica democratica popolare di Corea”.


La Corea del Nord, secondo le intelligence della Corea del Sud e degli Stati uniti, ha inviato più di 11mila soldati in Russia per sostenere lo sforzo bellico contro l’Ucraina. Shoigu ha consegnato a Kim una “importante lettera firmata”dal presidente russo Vladimir Putin, ma la KCNA non ha fornito dettagli.


Gli esperti ritengono che Shoigu sia probabilmente giunto in Corea del Nord per illustrare la posizione della Russia su un eventuale cessate il fuoco nella guerra in Ucraina e su cosa Mosca è disposta a offrire a Pyongyang in cambio del dispiegamento di truppe nordcoreane in Russia. La visita di Shoigu è avvenuta mentre ci sono voci secondo cui Kim potrebbe recarsi in Russia, probabilmente a maggio, in occasione dell’80mo anniversario della Festa della Vittoria russa. Putin ha invitato Kim a Mosca durante il suo viaggio a Pyongyang lo scorso giugno.

A Tokyo trilaterale ministri Esteri Giappone-Sudcorea-Cina

A Tokyo trilaterale ministri Esteri Giappone-Sudcorea-CinaRoma, 22 mar. (askanews) – Giappone, Corea del Sud e Cina hanno concordato oggi in una riunione trilaterale dei ministri degli Esteri che la pace nella Penisola coreana è una responsabilità condivisa. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri sudcoreano Cho Tae-yul, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Yonhap.


Il vertice si è svolto a Tokyo, pochi mesi dopo un raro summit trilaterale tenutosi a maggio a Seoul, durante il quale i tre vicini — divisi da dispute storiche e territoriali — hanno deciso di approfondire i legami e ribadito l’obiettivo di una penisola coreana denuclearizzata. Cho ha parlato in una conferenza stampa al termine dei colloqui trilaterali a Tokyo con l’omologo cinese Wang Yi e il ministro degli Esteri giapponese Takeshi Iwaya, sottolineando l’importanza di mantenere lo slancio della cooperazione trilaterale. “Abbiamo ribadito che mantenere pace e stabilità nella penisola coreana è un interesse e una responsabilità condivisi dai tre Paesi”, ha detto Cho.


“E’ significativo e opportuno – ha aggiunto – che questi colloqui trilaterali si svolgano nel contesto di uno slancio rinnovato della cooperazione, rilanciata dal vertice di Seoul dello scorso anno dopo una pausa di quattro anni e mezzo”. Tuttavia, l’incontro arriva in un contesto di tensioni legate ai dazi commerciali statunitensi sulla regione e alle crescenti preoccupazioni per i test di armi della Corea del Nord e il dispiegamento di truppe nordcoreane a sostegno della guerra della Russia in Ucraina.


Cho ha inoltre sollecitato che la Corea del Nord non venga in alcun modo premiata per il suo coinvolgimento nel conflitto in Ucraina, dove ha dispiegato truppe a sostegno della Russia. “Ho sottolineato durante i nostri colloqui che la Corea del Nord non deve essere ricompensata per il suo comportamento scorretto nel corso della guerra in Ucraina”, ha spiegato. “E’ importante – ha detto ancora – che Corea del Sud, Giappone e Cina attuino fedelmente le sanzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite contro la Corea del Nord, facciano sforzi per fermarne le provocazioni e conseguire la sua completa denuclearizzazione”. Wang Yi ha esortato i tre Paesi a rafforzare la stabilità regionale attraverso un maggiore dialogo, fiducia reciproca e cooperazione. “Abbiamo concordato di promuovere l’integrazione economica regionale, inclusa la ripresa dei negoziati per un accordo di libero scambio”, ha affermato. Iwaya, dal canto suo, ha detto di aver concordato con i colleghi di accelerare i preparativi per convocare un vertice trilaterale dei leader “al più presto e nel momento più opportuno”. Sulla questione nordcoreana, il ministro giapponese ha espresso preoccupazione per le attività nucleari e missilistiche di Pyongyang. “La denuclearizzazione della Corea del Nord è un obiettivo condiviso e il Giappone è pronto a comunicare strettamente per attuare pienamente le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza”, ha dichiarato.


Per quanto riguarda invece il conflitto in Ucraina, il ministro giapponese ha sottolineato “la necessità che la comunità internazionale si unisca per condannare ogni tentativo di cambiare unilateralmente lo status quo con la forza, che non sarà tollerato in nessuna parte del mondo”.

Shoigu in Corea del Nord, incontra Kim Jong Un

Shoigu in Corea del Nord, incontra Kim Jong UnRoma, 21 mar. (askanews) – Il segretario del Consiglio di Sicurezza russo Sergey Shoigu ha incontrato oggi il leader nordcoreano Kim Jong Un e gli ha trasmesso un messaggio del presidente russo Vladimir Putin, di cui è uno dei principali collaboratori, confermando gli impegni di partenariato strategico che includono la difesa reciproca.


“Vorrei porgere i saluti e i migliori auguri da parte del presidente Vladimir Putin. Egli presta la massima attenzione all’attuazione degli accordi raggiunti con voi”, ha dichiarato Shoigu al leader nordcoreano, secondo i media russi. La Russia conferma che rispetterà l’accordo di partenariato strategico con la Corea del Nord, ha aggiunto Shoigu, sottolineando che il documento soddisfa pienamente gli interessi di entrambi i Paesi.


La visita segue una serie di scambi di alto livello fra Russia e Corea del Nord, i cui rapporti si sono intensificati negli ultimi mesi, fino all’invio di migliaia di soldati nordcoreani a sostegno della Russia nel conflitto in Ucraina. All’inizio di marzo, il vice ministro degli Esteri russo Andrey Rudenko si è recato a Pyongyang, dove ha incontrato la ministra degli Esteri nordcoreana Choe Son Hui per discutere dell’organizzazione di “contatti politici di alto e altissimo livello”, aveva riferito Tass.


In particolare, in ballo c’è la possibilità di una visita a Mosca di Kim Jong Un. Fra le date possibili per un viaggio c’è la Giornata della Vittoria russa del 9 maggio — anniversario dell’ottantesimo della vittoria dell’Unione Sovietica sulla Germania nazista — che quest’anno ricorre mentre la Russia celebra l’80mo anniversario della vittoria del 1945. Durante il viaggio di Putin a Pyongyang dello scorso anno, i due leader hanno firmato un trattato di partenariato strategico che prevede la mutua difesa, dopo il quale c’è stato l’invio di truppe nordcoreane in Russia. Tale accordo ha sollevato preoccupazioni internazionali circa la possibilità che la Russia trasferisca tecnologie missilistiche e altre armi avanzate alla Corea del Nord in cambio del sostegno militare ricevuto.

Manove militari cinesi attorno a Taiwan

Manove militari cinesi attorno a TaiwanRoma, 18 mar. (askanews) – La Cina ha avviato ieri esercitazioni militari vicino a Taiwan. L’ha annunciato oggi il ministero della Difesa dell’isola, pochi giorni dopo che il presidente taiwanese Jimmy Lai ha definito Pechino una “forza ostile straniera” e promesso di contrastare i suoi tentativi di infiltrazione. Lo riferisce il South China Morning Post.


Una mappa dei voli diffusa dal ministero ha rilevato 59 aerei da guerra e droni, oltre a nove navi cinesi nelle vicinanze dell’isola, con 43 velivoli che hanno attraversato la linea mediana dello Stretto di Taiwan, mentre altri sono entrati nella zona di identificazione della difesa aerea di Taiwan. Due palloni hanno inoltre orbitato intorno all’isola. In risposta, Taipei ha dichiarato d’aver lanciato pattugliamenti aerei e navali da combattimento e di aver dispiegato sistemi missilistici difensivi per monitorare gli aerei militari cinesi.


Giovedì scorso Lai ha parlato ai giornalisti dopo aver ospitato una conferenza sulla sicurezza nazionale, attaccando la Cina per quello che ha definito tentativi incessanti di influenzare la società taiwanese. “Le azioni della Cina sono la definizione stessa di forza ostile straniera secondo la nostra Legge anti-infiltrazione”, ha detto Lai. “Non abbiamo altra scelta che adottare misure più attive”, ha aggiunto, promettendo di inasprire le normative sul commercio e i viaggi verso la Cina, nonché sui cittadini cinesi che richiedono la residenza a Taiwan.

Grande tensione in Sudcorea in attesa del verdetto destituzione Yoon

Grande tensione in Sudcorea in attesa del verdetto destituzione YoonRoma, 14 mar. (askanews) – La Corea del Sud è con il fiato sospeso, nell’attesa di capire quale sarà lo sbocco politico della lunga e pesante crisi politica che l’attanaglia, il tutto mentre il mondo attorno corre a folle velocità e richiede decisioni politiche rapide e autorevoli. Il paese attende a giorni il verdetto della Corte costituzionale che deciderà se confermare la destituzione del presidente sospeso Yoon Suk-yeol e le strade sono spesso teatro di grandi manifestazioni di piazza pro e contro.


La Corte Costituzionale ha tenuto l’udienza finale e, secondo le previsioni basate sui precedenti, ci si attendeva un verdetto entro due settimane. Ma a oggi non è stata ancora annunciata una data. Yoon è stato sottoposto dall’Assemblea nazionale a procedura d’impeachment in seguito alla sua decisione di proclamare il 3 dicembre la legge marziale, rovesciata poche ore dopo da un voto parlamentare. Il presidente è stato in seguito sottoposto a procedura d’impeachment, con voto parlamentare, ed è stato arrestato in base a un’inchiesta per abuso di potere, per essere in seguito liberato alcuni giorni fa sulla base di una questione procedurale.


Per domani è attesa un’importante manifestazione pro-Yoon e l’intera polizia della metropoli è in allerta per mantenere l’ordine. Ma si tratta di un passaggio di una mobilitazione che da settimane si manifesta, tra pro e contro Yoon. C’è anche chi, come Kim Kyung-soo, ex governatore provinciale, sta facendo uno sciopero della fame per spingere per la destituzione di Yoon che, a quanto ha detto a Nikkei Asia, “ha istigato” il conflitto tra i cittadini “con il suo stato d’emergenza”. I parlamentari del principale partito d’opposizione a Yoon (che è maggioranza in parlamento), il Partito democratico (PD), e membri di gruppi civici di destra hanno, questa settimana, tenuto cerimonie pubbliche durante le quali si sono rasati i capelli, in un gesto che in Corea del Sud simboleggia estrema disperazione e determinazione.


Il rischio che la pentola in ebollizione esploda è concreto, secondo gli osservatori, e c’è chi teme che vi siano spargimenti di sangue. Ogni fine settimana, da mesi, i gruppi di destra hanno organizzato raduni nei pressi di piazza Gwanghwamun, a Seoul, con predicatori e attivisti che hanno esortato i partecipanti a resistere fisicamente agli sforzi di rimozione di Yoon. Ci sono stati anche incidenti, come quando a gennaio sostenitori di Yoon hanno fatto irruzione nel tribunale di Seoul, dopo che questo aveva prorogato l’arresto del presidente sospeso.


C’è stato anche il caso di un anziano che si è dato fuoco nel centro di Seoul, lasciando un biglietto in cui affermava che, con la rimozione di Yoon, i comunisti prendevano il potere in Corea del Sud. A quanto pare, l’uomo sopravviverà. L’altro ieri il Partito democratico ha denunciato l’esistenza di “un complotto terroristico” per uccidere il leader della formazione progressista, Lee Jae-myung, e ha sostenuto di aver ricevuto prove di questa trama. Molti osservatori vedono Lee come il massimo favorito tra i futuri potenziali candidati alla presidenza sudcoreana nelle elezioni che potrebbero seguire di qualche mese un eventuale verdetto di destituzione. All’inizio dello scorso anno, Lee è stato accoltellato al collo da un aggressore che si spacciava per un suo sostenitore. L’aggressore ha ammesso di aver tentato di uccidere Lee per impedirgli di diventare presidente.

Trump nomina DeSombre come punto di riferimento politiche sulla Cina

Trump nomina DeSombre come punto di riferimento politiche sulla CinaRoma, 14 mar. (askanews) – Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha nominato Michael DeSombre, ex ambasciatore in Thailandia, come suo principale collaboratore per gli affari dell’Asia orientale, in particolare per la Cina. Si tratta di una scelta che combina la fedeltà al capo e, nello stesso tempo, la competenza, visto che DeSombre ha avuto a che fare a lungo con la Cina nella sua esperienza professionale.


DeSombre andrà formalmente a guidare la politica estera americana rispetto all’Asia orientale con la mansione si assistente segretario di Stato e guiderà l’Ufficio per il coordinamento con la Cina (China House), che coordina tutta la strategia diplomatica di Washington nei confronti di Pechino. “So che Michael lavorerà incredibilmente duro per il nostro Paese. Congratulazioni Michael!” ha detto Trump. La nomina dovrà essere confermata anche dal Senato.


Il ruolo di assistente segretario è spesso ricoperto da diplomatici di carriera, per dare un supporto tecnico al livello politico. La decisione di Trump è in linea con la sua politica di attorniarsi di fedelissimi. DeSombre, infatti, è un donatore di lungo corso e organizzatore di raccolte fondi per il Partito repubblicano, cofondatore del gruppo Republicans Overseas e presidente della sua sezione di Hong Kong. DeSombre è un avvocato laureato ad Harvard, che si è trasferito a Hong Kong nel 1997, dove ha lavorato su fusioni e acquisizioni nello studio legale Sullivan & Cromwell.


E’ stato consulente finanziario anche per il gruppo Alibaba, lavorando in affari importanti nell’ambito delle fintech. Poi è stato nominato da Trump nel suo primo mandato ambasciatore in Thailandia, per tornare all’attività privata nel 2021.

Trump considera Nordcorea “potenza nucleare”? Una questione delicata

Trump considera Nordcorea “potenza nucleare”? Una questione delicataRoma, 14 mar. (askanews) – Nel profluvio di dichiarazioni fatte dal presidente Usa Donald Trump ieri, nello Studio ovale dove ha accolto il segretario generale della Nato Mark Rutte, ce n’è una che potrebbe essere sfuggita ai più, ma non certo alla confusa leadership a Seoul: il numero uno della Casa bianca ha di nuovo affermato che la Corea del Nord è “una potenza nucleare”.


Non è la prima volta che a Trump e ad alcuni dei suoi collaboratori “scappa” questa definizione, che è vista in Corea del Sud come un problema, perché il riconoscimento del regime di Kim Jong Un – che effettivamente ha armi nucleari – come una “potenza nucleare” creerebbe un tavolo specifico di dialogo tra nazioni armate con l’atomica in base ai trattati internazionali, che sostanzialmente bypasserebbe Seoul. Ieri Trump è stato molto chiaro, rispondendo a una domanda sulle sue relazioni col capo supremo di Pyongyang, Kim Jong Un. “Io ho un ottimo rapporto con Kim e vedremo come andrà, ma sicuramente lui è una potenza nucleare”, ha dichiarato, ricordando i suoi tre incontri organizzati durante il primo mandato trumpiano, che hanno creato grandi aspettative ma che alla fine hanno prodotto solo un mancato accordo. Da allora, il regime di Kim si è chiuso ulteriormente – anche a causa dell’arrivo del Covid-19 – e non ha avuto alcun dialogo con Washington.


Kim dal canto suo ha insistito con i test missilistici e in ogni dichiarazione ha chiarito che la linea ufficiale è quella del rafforzamento della deterrenza nucleare. Ha inoltre visitato almeno due volte negli ultimi mesi l’impianto per lo sviluppo di armi nucleari nordcoreano e lo si è visto passeggiare tra le centrifughe necessarie per l’arricchimento del materiale fissile da usare nelle bombe. In questo senso, il riconoscimento che la Corea del Nord è una potenza nucleare, potrebbe preludere alla messa da parte dell’obiettivo della denuclearizzazione e la focalizzazione sulla necessità di incanalare i rapporti di sicurezza con Pyongyang all’interno dei meccanismi di controllo. Dalla non proliferazione al dialogo tra potenze.


Seoul, impelagata in una complessa crisi politica interna e quindi in questo momento non guidata da una leadership chiara che possa dettare la linea e trattare con autorevolezza con Washington, in questo senso è in affanno. E anche il Giappone, altro alleato regionale, ha un governo poco solido al momento e sembra più preoccupato al conflitto con Washington sul terreno commerciale dei dazi. Trump ha definito Pyongyang una “potenza nucleare” già immediatamente dopo il suo insediamento, il 20 gennaio. In seguito, la Casa bianca ha ribadito l’obiettivo della completa denuclearizzazione della Corea del Nord, mettendo a tacere le proteste da Seoul. Un funzionario della Casa Bianca aveva dichiarato: “Il presidente Trump perseguirà la completa denuclearizzazione della Corea del Nord, proprio come ha fatto nel suo primo mandato”. Inoltre, in una riunione congiunta a Monaco lo scorso mese, il ministro degli Esteri sudcoreano Cho Tae-yul, il segretario di Stato americano Marco Rubio e il ministro degli Esteri giapponese Takeshi Iwaya hanno ribadito il loro “risoluto” impegno per la “completa denuclearizzazione” della Corea del Nord, denunciando violazioni “sistematiche, diffuse e gravi” dei diritti umani nel Nord.


Diversi osservatori hanno sottolineato come un eventuale abbandono dell’obiettivo della denuclearizzazione nordcoreana potrebbe spingere anche la Corea del Sud a dotarsi dell’arma nucleare e quindi all’inizio a una corsa agli armamenti nella regione.

Ministro giapponese: dazi su acciaio di Trump sono “deplorevoli”

Ministro giapponese: dazi su acciaio di Trump sono “deplorevoli”Roma, 14 mar. (askanews) – Il ministro degli Esteri giapponese Takeshi Iwaya ha dichiarato di aver detto al segretario di Stato statunitense Marco Rubio che l’imposizione di dazi su tutte le importazioni di acciaio e alluminio da parte del presidente Donald Trump è “deplorevole”. Lo riferisce l’agenzia di stampa Kyodo.


Iwaya ha incontrato Rubio a margine del G7 dei ministri degli Esteri nella piccola località turistica canadese di La Malbaie, in Québec, e ha riferito ai giornalisti di aver chiesto all’amministrazione Trump di esentare il Giappone dai dazi previsti sul settore automobilistico e da quelli reciproci. Il ministro giapponese ha anche affermato di aver detto a Rubio che i due paesi dovrebbero rafforzare ulteriormente l’alleanza bilaterale in linea con l’accordo raggiunto tra il primo ministro giapponese Shigeru Ishiba e il presidente Usa Donald Trump a febbraio durante il vertice alla Casa Bianca.


Tra i dazi pianificati da Trump, che colpiscono sia alleati statunitensi che rivali, il Giappone è particolarmente preoccupato per quelle intorno al 25 percento sui veicoli importati, rispetto all’attuale 2,5 percento. Insieme ai dazi reciproci, che mirano a colpire le importazioni da tutti i paesi con tariffe corrispondenti, Trump ha annunciato che le imposte sull’automobile saranno introdotte il 2 aprile, una mossa che colpirebbe duramente l’industria automobilistica giapponese. Nel 2024, il Giappone ha esportato circa 1,37 milioni di autoveicoli negli Stati uniti, rappresentando il 28,3 percento del totale delle sue esportazioni verso la più grande economia mondiale in termini di valore, secondo i dati commerciali ufficiali giapponesi.


Il Giappone non applica dazi su auto, camion o autobus importati, ma Trump ha costantemente criticato il fatto che pochissime automobili americane vengano guidate in Giappone e in molti altri paesi. Per quanto riguarda il Giappone, collaboratori di Trump hanno affermato che i marchi automobilistici americani sono impopolari a causa di barriere strutturali, come le normative sulla sicurezza.

Cina: funzionario arrestato per aver lavorato per spie straniere

Cina: funzionario arrestato per aver lavorato per spie straniereRoma, 13 mar. (askanews) – In Cina un funzionario è stato arrestato per aver fornito informazioni a un’agenzia di spionaggio straniera dopo essere caduto in una “honey trap”, cioè in una trappola amorosa che lo ha reso soggetto a un ricatto. Lo scrive oggi il South China Morning Post citando un’informazione pubblicata sui social media ufficiali del ministero della Sicurezza dello stato cinese.


Il funzionario – identificato col nome di Zhang – era assegnato in un’istituzione all’estero e tendeva a frequentare diversi locali di lusso. Presso uno di questi, sarebbe stato agganciato da un agente straniero di nome Li, che si è presentato come un esponente di un’organizzazione imprenditoriale locale. Secondo il ministero, Zhang avrebbe chiesto a Li, durante un drink, informazioni su “locali di intrattenimento esotici”, facilitando a Li e ai suoi superiori l’organizzazione di una “honey trap”. Li avrebbe a quel punto avrebbe invitato Zhang in una casa di prostituzione. Lì sarebbe scattata la trappola: agenti delle forze dell’ordine locali hanno arrestato l’uomo. A quel punto Li e un altro agente straniero, che si era qualificato come fratello di Li, sono intervenuti per liberare il funzionario cinese. “In quel momento, Zhang, caduto nella trappola amorosa, non sapeva che ogni momento – dal bere, al chiacchierare, fino all’arresto per richiesta di prostituzione – era già stato registrato dalla telecamera per agenzie di intelligence straniere. Questi usarono le registrazioni come leva per costringere Zhang a lavorare per loro”, ha spiegato il ministero.


Zhang ha acconsentito a “collaborare e raccogliere informazioni riservate sulla Cina sotto coercizione e seduzione”, ha affermato il ministero. Da quel momento, ha continuato a utilizzare la sua posizione nella missione estera per trasferire “una grande quantità d’informazioni riservate alle agenzia di spionaggio straniere, tramite stampa, fotografie, scrittura e dettatura”, ricevendo a sua volta “notevoli somme di denaro”. Quando stava per concludere il suo incarico all’estero e rientrare in Cina, Zhang avrebbe firmato addirittura una “lettera di impegno” con le agenzie straniere, accettando di continuare a lavorare per loro anche dopo il rientro in Cina, si legge nel rapporto.


Tuttavia al suo ritorno in Cina, il funzionario è stato arrestato “severamente punito per aver fornito segreti di Stato ad agenzie di spionaggio straniere”. Il ministero non ha però fornito dettagli sulla pena. A gennaio dello scorso anno, il ministero ha reso noto un altro caso, relativo a un dirigente di alto livello di un’azienda statale, il quale, secondo quanto riferito, è caduto in un’altra “honey trap” e ha dovuto consegnare il suo laptop, contenente oltre un decennio di informazioni riservate, a un’agenzia di intelligence straniera.

Nuovo scandalo Europarlamento, perquisita anche sede Huawei

Nuovo scandalo Europarlamento, perquisita anche sede HuaweiRoma, 13 mar. (askanews) – Nell’ambito della nuova indagine per corruzione che vede implicati europarlamentari, la polizia belga ha fatto anche irruzione per perquisire la sede a Bruxelles del gigante tecnologico cinese Huawei Technologies, che sarebbe al centro dello scandalo. Lo riferisce oggi il South China Morning Post.


L’Ufficio del procuratore federale belga ha dichiarato che diverse persone sono state tratte in arresto per essere interrogate in merito a un caso di “corruzione attiva” nel parlamento, oltre che per “falsificazione e uso di documenti falsi”. “Si ritiene che la corruzione sia stata praticata regolarmente e in maniera molto discreta dal 2021 fino ad oggi, sotto le spoglie di lobbying commerciale e assumendo varie forme, come il pagamento per l’assunzione di posizioni politiche o regali eccessivi quali cibo e spese di viaggio o inviti regolari a partite di calcio”, ha dichiarato l’ufficio.


La procura ha inoltre aggiunto che l’attività presuntamente corruttiva mirava a “promuovere interessi commerciali puramente privati nel contesto delle decisioni politiche”. Un’inchiesta congiunta del sito di informazione con base a Bruxelles Follow the Money, del quotidiano belga Le Soir e del settimanale di lingua olandese Knack, ha individuato Huawei come il fulcro dell’inchiesta, affermando che “le irruzioni notturne facevano parte di un’indagine segreta della polizia iniziata circa due anni fa a seguito di una segnalazione dai servizi segreti belgi”. Follow the Money ha riferito che l’ufficio Huawei per l’UE, così come le abitazioni dei suoi lobbisti, sono stati tra i luoghi perquisiti.


Le testate giornalistiche hanno riportato che “circa 15 ex deputati al Parlamento europeo sono nel mirino” degli inquirenti e che ai membri del Parlamento europeo potrebbero essere stati offerti “viaggi di lusso in Cina e persino denaro in contanti per garantire il loro sostegno alla società, mentre essa fronteggiava opposizioni in Europa”. L’ufficio del procuratore ha dichiarato che è in corso anche un’indagine sul presunto riciclaggio di denaro.


Huawei è sotto pressione in Europa da molti anni, con la Commissione europea che ha sollecitato i 27 Stati membri dell’Ue a rimuovere la società dalle reti di telecomunicazioni a causa di preoccupazioni per la sicurezza.