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Nobel fisica Andre Geim va a Hong Kong: emorragia talenti verso Cina

Nobel fisica Andre Geim va a Hong Kong: emorragia talenti verso Cina

Roma, 26 feb. (askanews) – Il fisico premio Nobel 2010 Andre Geim – nato cittadino sovietico e naturalizzato olandese – entrerà a far parte dell’Università di Hong Kong come professore ordinario a partire da aprile. Lo ha annunciato l’ateneo, che rafforza così la propria strategia di attrazione di scienziati di primo piano nella competizione globale per i talenti della ricerca. Lo ha annunciato oggi la stessa facoltà di Fisica dell’ateneo cinese.

Geim, 67 anni, noto in Cina come il “padre del grafene”, lascerà il Regno unito dopo oltre due decenni trascorsi all’Università di Manchester, dove nel 2004 guidò il gruppo che isolò per la prima volta il grafene – il materiale più sottile e resistente al mondo, formato da un singolo strato di atomi di carbonio – utilizzando nastro adesivo.

Lo scienziato ha spiegato di essere stato attratto dalla sinergia tra Oriente e Occidente e dalle infrastrutture scientifiche di Hong Kong. “L’approccio lungimirante dell’Università di Hong Kong alla ricerca interdisciplinare e l’impegno nel sostenere idee audaci creano le condizioni in cui la grande scienza può prosperare”, ha dichiarato in una nota diffusa dall’ateneo. “Sono entusiasta di collaborare con colleghi eccellenti e contribuire a scoperte di rilevanza globale”.

Sostenitore della cooperazione scientifica internazionale, Geim mantiene da anni stretti legami con la comunità di ricerca cinese ed è membro straniero dell’Accademia cinese delle scienze dal 2017. In un’intervista – ripresa dal South China Morning Post – ha ricordato che il suo primo dottorando a Manchester era cinese e lavorava proprio sulla riduzione dello spessore della grafite. La svolta arrivò quando il gruppo, che includeva anche Konstantin Novoselov, poi co-vincitore del Nobel per la fisica nel 2010, utilizzò nastro adesivo per ottenere sottilissime lamelle trasparenti di grafene, individuate al microscopio.

Nel corso della carriera Geim ha formato decine di studenti cinesi e collaborato con aziende e istituti di ricerca del Paese, da lui definito “leader sia nelle applicazioni industriali sia nella ricerca di base” sulle tecnologie del grafene.

Nato a Sochi nel 1958 da genitori di origine tedesca, entrambi fisici, Geim ha conseguito il dottorato presso l’Accademia russa delle scienze a Chernogolovka, vicino Mosca. Dopo periodi di ricerca post-dottorale nel Regno unito e in Danimarca, nel 1994 ottenne una cattedra associata all’Università Radboud di Nimega, nei Paesi bassi, per poi trasferirsi a Manchester nel 2001.

Tra i numerosi riconoscimenti accademici, Geim è l’unica persona ad aver ricevuto sia un premio Nobel sia un IgNobel: quest’ultimo nel 2000 per aver fatto levitare una rana viva mediante campi magnetici.

La Cina sta attuando una strategia aggressiva e strutturata per attrarre talenti scientifici e tecnologici internazionali, mirando a diventare la principale superpotenza scientifica entro il 2035. Questa politica, evolutasi dal precedente “Piano Mille Talenti”, si concentra ora su scienziati giovani, altamente qualificati, in particolare nei settori STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Matematica) e intelligenza artificiale.

Recentemente, Pechino ha ha lanciato un nuovo visto – il cosiddetto “tipo K” – destinato ai talenti stranieri nel settore delle scienze e della tecnologia, sullo sfondo della rivalità globale con gli Stati Uniti.

Questo permesso nasce poco dopo l’annuncio da parte dell’amministrazione Trump di una tassa di 100mila dollari per le autorizzazioni destinate a lavoratori stranieri, scienziati, ingegneri o programmatori informatici, che vanno a lavorare negli Stati Uniti.

A differenza di altri tipi di visti cinesi, il permesso K non richiede un invito preliminare da parte di un datore di lavoro o di un’entità nazionale, secondo i media statali. Anzi, offre maggiori facilitazioni ai titolari circa la durata del soggiorno, il periodo di validità o il numero di ingressi autorizzati, indicava l’agenzia ufficiale Xinhua ad agosto.

“Mentre alcuni Paesi si ripiegano su se stessi e marginalizzano i talenti internazionali, la Cina coglie con entusiasmo un’opportunità importante e introduce senza indugio questa politica che avrà un impatto significativo sullo sviluppo futuro del Paese”, ha spiegato in occasione del lancio il Quotidiano del Popolo sui social media.

Comunque, Pechino continua a lavorare anche per portare in Cina scienziati dalla reputazione consolidata, come Geim. Tra i casi più noti figura Zhong Lin Wang, fisico sino-americano considerato il padre dei nanogeneratori, per decenni professore al Georgia Institute of Technology negli Stati uniti e dal 2024 trasferito stabilmente a Pechino alla guida del Beijing Institute of Nanoenergy. Anche Yan Ning, biologa strutturale specializzata nelle proteine di membrana, è rientrata in Cina dopo una carriera alla Princeton University e oggi dirige lo Shenzhen Bay Laboratory ed è accademica dell’Accademia cinese delle scienze.

Tra gli studiosi rientrati o trasferitisi in Cina figura inoltre Song-Chun Zhu, pioniere dell’intelligenza artificiale e della computer vision formatosi negli Stati uniti come professore all’Università della California Los Angeles, oggi in posizioni di vertice presso l’istituto BigAI di Pechino, dove promuove modelli di sviluppo dell’IA alternativi a quelli occidentali. Il fisico francese Gérard Mourou, premio Nobel per la tecnica laser chirped pulse amplification, ha assunto incarichi e programmi di ricerca in istituzioni cinesi mantenendo affiliazioni internazionali multiple ed è spesso citato tra i casi di collaborazione strutturata di alto livello con la Cina. Anche il matematico giapponese Kenji Fukaya, tra i massimi esperti mondiali di geometria simplettica, ha accettato posizioni e collaborazioni accademiche in Cina accanto alle sue affiliazioni internazionali.

Infine, il chimico statunitense Charles M. Lieber, pioniere delle nanostrutture e già professore ad Harvard, dopo il procedimento giudiziario negli Stati uniti si è trasferito in Cina assumendo ruoli accademici e di ricerca in istituzioni scientifiche del Paese.

Giappone, s’acuisce crisi demografica: nel 2025 nuovo record negativo

Giappone, s’acuisce crisi demografica: nel 2025 nuovo record negativo

Roma, 26 feb. (askanews) – Il Giappone ha registrato nel 2025 un nuovo, drammatico record nel declino delle nascite. Secondo i dati preliminari pubblicati oggi dal Ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare, nel 2025 sono nati 705.809 bambini (inclusi i residenti stranieri), il numero più basso da quando sono disponibili le rilevazioni statistiche, nel 1899.

Si tratta del decimo anno consecutivo di calo. Il dato segna una diminuzione del 2,1% rispetto al 2024, sebbene il ritmo del declino abbia subito un lieve rallentamento rispetto all’anno precedente. La flessione, spiegano gli esperti, è da ricondurre a molteplici fattori: da un lato l’acuirsi dell’ansia economica legata all’aumento del costo della vita e all’inflazione, dall’altro un cambiamento culturale che porta un numero crescente di persone a posticipare il matrimonio e la genitorialità, se non a rinunciarvi del tutto.

Il crollo delle nascite accelera in modo allarmante il declino demografico del Paese. Il saldo naturale (differenza tra decessi e nascite) è negativo per 899.845 unità, il dato più alto mai registrato.

I numeri diffusi oggi smentiscono inoltre le previsioni degli istituti di ricerca. L’Istituto Nazionale per la Ricerca sulla Popolazione e la Sicurezza Sociale aveva stimato che la soglia dei 710.000 nati (inclusi gli stranieri residenti) non sarebbe stata superata prima del 2042. Invece questo traguardo negativo è stato raggiunto con ben 17 anni di anticipo.

Kim Jong Un: rappresaglie terribili contro chi ci attacca

Kim Jong Un: rappresaglie terribili contro chi ci attacca

Roma, 26 feb. (askanews) – Il leader nordcoreano Kim Jong Un ha minacciato “terribili attacchi di rappresaglia” contro qualsiasi forza che compia azioni militari ostili contro la Corea del Nord, intervenendo alla parata notturna a Pyongyang per la chiusura del congresso del Partito del lavoro.

Secondo quanto riferito dall’agenzia di Stato Kcna, Kim ha dichiarato che le forze armate nordcoreane sono “pienamente pronte ad affrontare qualsiasi circostanza” e colpiranno immediatamente chiunque violi la sovranità e la sicurezza del Paese. Ha inoltre definito la difesa del “diritto all’esistenza e allo sviluppo dello Stato e del popolo” come il compito prioritario assoluto dell’esercito.

La parata, svoltasi ieri sera in piazza Kim Il Sung, ha visto esibizioni aeree e la partecipazione di diverse unità militari, comprese quelle impiegate in operazioni all’estero e reparti del genio. Secondo fonti sudcoreane, alcuni di questi contingenti sono stati dispiegati a sostegno della Russia nella guerra in Ucraina.

Nel resoconto ufficiale non è stato tuttavia fatto riferimento alla presenza di sistemi d’arma strategici, come il missile balistico intercontinentale Hwasong-20 presentato nell’ottobre scorso, segno che tali armamenti non sarebbero stati mostrati durante la sfilata.

Il nono Congresso del Partito del lavoro, iniziato la scorsa settimana, ha definito le linee politiche dei prossimi cinque anni nei settori della difesa, dell’economia e della politica estera, ribadendo la centralità della deterrenza militare nella strategia di Pyongyang.

Figlia di Kim Jong Un “clona” il padre: sempre più probabile erede

Figlia di Kim Jong Un “clona” il padre: sempre più probabile erede

Roma, 26 feb. (askanews) – Il leader nordcoreano Kim Jong Un ha rafforzato la percezione che la giovanissima figlia, probabilmente dodicenne, Kim Ju Ae, possa essere scelta come erede della dinastia, mostrandosi in pubblico con la ragazza durante la parata militare a Pyongyang in occasione dell’VIII Congresso del Partito dei lavoratori coreani.

Le fotografie diffuse giovedì dai media di Stato nordcoreani mostrano Kim e la figlia adolescente affiancati mentre assistono a una vasta sfilata militare. Entrambi indossano giacche di pelle nera identiche, uno stile distintivo spesso associato all’immagine del leader nordcoreano nelle apparizioni ufficiali, mentre accanto a loro, in alcune immagini e più defilata, compare anche la riservata moglie Ri Sol Ju.

Secondo osservatori sudcoreani, che prestano grande attenzione alla geografia del potere nordcoreano che si mostra plasticamente in queste occasioni solenni, l’uso dello stesso abbigliamento del padre ha un forte valore simbolico nella cultura politica di Pyongyang, dove la dinastia Kim fonda la propria legittimità sulla cosiddetta “linea di sangue del Paektu”, il mito rivoluzionario che giustifica il potere ereditario della famiglia al vertice dello Stato.

Altre immagini mostrano Ju Ae camminare sul tappeto rosso accanto al padre mentre riceve il saluto dei vertici militari.

Il Servizio nazionale di intelligence sudcoreano (Nis) ha riferito il 12 febbraio alla commissione parlamentare competente che la giovane si troverebbe “nella fase di designazione come successore” e che sono state rilevate circostanze in cui avrebbe espresso opinioni su alcune politiche.

La presenza della figlia di Kim Jong Un è stata confermata per la prima volta dai media nordcoreani nel novembre 2022, quando fu descritta come “figlia amata” durante il lancio del missile balistico intercontinentale Hwasong-17.

Secondo l’intelligence sudcoreana, inoltre, Kim Jong Un avrebbe recentemente assegnato alla figlia il ruolo di “direttrice generale dei missili”, con l’obiettivo di consentirle un precoce controllo sull’apparato militare. Pur essendo formalmente ricoperta dal funzionario Jang Chang Ha, la carica vedrebbe la figlia del leader ricevere rapporti dai generali e impartire direttive, nonostante la sua giovanissima età.

Inoltre, ci sarebbero anche dei movimenti attorno al nome stesso della ragazza, che non è mai stato ufficialmente diffuso da Pyongyang. La questione non è secondaria: analisti osservano che anche il nome di Kim Jong Un rimase segreto fino al settembre 2010, quando fu presentato pubblicamente come successore con il grado di generale dell’Esercito popolare.

In effetti, il nome Ju Ae emerse nel 2013 dalle dichiarazioni dell’ex cestista statunitense Dennis Rodman dopo una visita in Corea del Nord. Successivamente il disertore nordcoreano Ryu Hyun Woo riferì che il nome significa “amore principale”, scelto dal leader per indicare una figlia destinata a essere particolarmente amata. Negli anni sono però circolate varianti come Ju Ye o Ju Hye, alimentando l’ipotesi di un eventuale cambio di nome in concomitanza con la designazione a erede, pratica già attribuita allo stesso Kim Jong Un prima della sua successione.

Ju Ae è stata presentata per la prima volta al pubblico nel 2022 durante un test di missile balistico intercontinentale e da allora è apparsa sempre più spesso accanto al padre in eventi militari e cerimoniali di alto profilo. Pyongyang non ha mai confermato l’età della ragazza, ritenuta dagli analisti nei primi anni dell’adolescenza.

Le apparizioni congiunte e i richiami visivi allo stile di Kim sono interpretati dagli osservatori come segnali di una possibile preparazione alla successione in un sistema politico dominato dalla continuità dinastica della famiglia Kim, al potere in Corea del Nord da oltre settant’anni.

Kim Jong Un apre la porta al dialogo con Trump

Kim Jong Un apre la porta al dialogo con Trump

Roma, 26 feb. (askanews) – La Corea del Nord, per bocca del leader supremo Kim Jong Un, ha lasciato aperta la porta a una possibile ripresa del dialogo con gli Stati Uniti, irrigidendo al contempo la propria ostilità verso la Corea del Sud, in una linea che secondo gli analisti mira a gestire direttamente i rapporti con Washington escludendo Seoul.

Nel resoconto diffuso oggi sul congresso del Partito del lavoro, svoltosi per una settimana a Pyongyang, il leader Kim Jong Un ha affermato che “non c’è motivo per cui non possiamo andare d’accordo con gli Stati Uniti”, a condizione però che Washington rispetti “l’attuale posizione del nostro Stato sancita nella Costituzione” e abbandoni la sua “politica ostile” verso la Repubblica popolare democratica di Corea.

“La prospettiva delle relazioni tra Corea del Nord e Stati Uniti dipende interamente dall’atteggiamento della parte statunitense”, ha dichiarato Kim, aggiungendo che Pyongyang è pronta sia alla “coesistenza pacifica” sia a una “eterna contrapposizione”, e che la scelta “non dipende da noi”. Secondo gli esperti, il riferimento alla “posizione attuale” indica la richiesta nordcoreana di essere riconosciuta come Stato dotato di armi nucleari e l’abbandono dell’obiettivo statunitense della denuclearizzazione come precondizione per il dialogo.

La posizione, già espressa da Kim nel settembre scorso, aumenta secondo gli analisti la probabilità di una risposta positiva alle aperture del presidente Usa Donald Trump, atteso in visita in Cina ad aprile. Pyongyang potrebbe tentare di ottenere il riconoscimento del proprio status nucleare sfruttando i progressi nei programmi missilistici e nucleari e il rafforzamento dei legami con la Russia.

Sul fronte intercoreano, invece, Kim ha sancito un ulteriore irrigidimento, definendo le relazioni con la Repubblica di Corea (Corea del Sud) “il più ostile rapporto tra Stati” e dichiarando che Pyongyang “non ha nulla da discutere” con Seoul, che sarà “esclusa per sempre dalla categoria dei compatrioti”. Il leader ha inoltre respinto come “ingannevole” la politica conciliatoria del presidente sudcoreano Lee Jae-myung e avvertito che la Corea del Nord intraprenderà “qualsiasi azione” in risposta a eventuali “atti provocatori”, affermando che “non si può escludere il completo collasso” del Sud in caso di escalation.

Nordcorea, intelligence Seoul: figlia di Kim avrebbe già ruolo militare

Nordcorea, intelligence Seoul: figlia di Kim avrebbe già ruolo militare

Roma, 25 feb. (askanews) – L’intelligence sudcoreana ritiene che la giovanissima figlia del leader nordcoreano Kim Jong Un, finora nota come Kim Ju Ae, possa in realtà chiamarsi Kim Ju Hae e svolgere già un ruolo operativo nella catena di comando militare, in particolare nel settore missilistico. Lo riferiscono fonti governative di alto livello citate dal Chosun Daily, secondo cui le agenzie di sicurezza stanno monitorando attentamente gli sviluppi del Nono congresso del Partito dei lavoratori in corso a Pyongyang dal 19 febbraio.

Secondo le stesse fonti, Kim Jong Un avrebbe assegnato alla figlia il ruolo di “direttrice generale dei missili”, con l’obiettivo di consentirle un precoce controllo sull’apparato militare. Pur essendo formalmente ricoperta dal funzionario Jang Chang Ha, la carica vedrebbe la figlia del leader ricevere rapporti dai generali e impartire direttive, nonostante la sua giovanissima età (probabilmente 12 anni).

Il Servizio nazionale di intelligence (Nis) ha riferito il 12 febbraio alla commissione parlamentare competente che la giovane si troverebbe “nella fase di designazione come successore” e che sono state rilevate circostanze in cui avrebbe espresso opinioni su alcune politiche.

La presenza della figlia di Kim Jong Un è stata confermata per la prima volta dai media nordcoreani nel novembre 2022, quando fu descritta come “figlia amata” durante il lancio del missile balistico intercontinentale Hwasong-17. Da allora, tuttavia, il suo nome non è mai stato ufficialmente diffuso da Pyongyang. Analisti osservano che anche il nome di Kim Jong Un rimase segreto fino al settembre 2010, quando fu presentato pubblicamente come successore con il grado di generale dell’Esercito popolare.

Il nome Ju Ae era emerso nel 2013 dalle dichiarazioni dell’ex cestista statunitense Dennis Rodman dopo una visita in Corea del Nord. Successivamente il disertore nordcoreano Ryu Hyun Woo riferì che il nome significava “amore principale”, scelto dal leader per indicare una figlia destinata a essere particolarmente amata. Negli anni sono però circolate varianti come Ju Ye o Ju Hye, alimentando l’ipotesi di un eventuale cambio di nome in concomitanza con la designazione a erede, pratica già attribuita allo stesso Kim Jong Un prima della sua successione.

Shenzhen locomotiva della Cina: superate Shanghai e Pechino

Shenzhen locomotiva della Cina: superate Shanghai e Pechino

Roma, 25 feb. (askanews) – Shenzhen è la locomotiva tecnologica e manifatturiera della Cina, superando Shanghai e Pechino per produzione industriale ed export e rafforzando il proprio primato nell’intelligenza artificiale e nell’ecosistema delle start-up. E’ quanto emerge dal rapporto di lavoro annuale presentato dal sindaco Qin Weizhong al congresso del popolo della metropoli meridionale, di cui dà notizia oggi il South China Morning Post.

L’economia della città è passata da 2.830 miliardi di yuan nel 2020 a 3.870 miliardi nel 2025 (circa 560 miliardi di dollari), con una crescita del 5,5 per cento lo scorso anno, superiore al 5,4 per cento registrato sia da Pechino sia da Shanghai. Nel 2025 Shenzhen ha inoltre superato le due capitali economiche del paese anche per valore della produzione industriale e per volume di import-export.

Il rapporto sottolinea come la città ospiti il più grande cluster nazionale di imprese tecnologiche specializzate – 1.333 cosiddette “piccole giganti” – e una delle più alte intensità di ricerca e sviluppo della Cina continentale, oltre a centri di supercalcolo tra i più avanzati al mondo. Shenzhen è sede di grandi gruppi come Tencent, Huawei, Zte, Dji e Byd, che ne alimentano il ruolo di avanguardia nelle strategie tecnologiche di Pechino.

La metropoli si prepara inoltre a ospitare a novembre il vertice dell’Apec, occasione che le autorità cinesi intendono utilizzare per promuovere il modello economico locale e difendere la globalizzazione in un contesto di crescente competizione tecnologica e geopolitica.

Non mancano tuttavia le sfide: dazi e restrizioni tecnologiche statunitensi, in particolare contro aziende come Huawei, la scarsità di terreni, la debolezza dei consumi interni e la crisi immobiliare. Per sostenere la crescita, Shenzhen punta su un modello trainato dall’innovazione, con forte enfasi sull’intelligenza artificiale.

Tra i progetti principali figurano la costruzione a Hetao di un campus dell’Accademia nazionale per l’intelligenza artificiale, lo sviluppo di un ecosistema Ai “pienamente autonomo e controllabile” su tutta la filiera hardware-software e l’espansione delle infrastrutture di supercalcolo. La città ospita già una base nazionale di test per applicazioni Ai mobili e 49 modelli linguistici di grandi dimensioni approvati dalle autorità centrali.

Per il 2026 Shenzhen punta a una crescita del Pil del 5 per cento e a un aumento del 6 per cento delle vendite al dettaglio, in linea con la strategia tecnologica della provincia del Guangdong, che mira a integrare l’Ai in tutti i settori produttivi per ottenere incrementi “moltiplicativi ed esponenziali” di efficienza e produzione.

Cina, le epurazioni di Xi intaccano capacità operative esercito

Cina, le epurazioni di Xi intaccano capacità operative esercito

Roma, 25 feb. (askanews) – La purga militare senza precedenti, che ha colpito oltre metà delle posizioni di vertice dell’Esercito popolare di liberazione cinese (Pla) e decimato lo stato maggiore attorno a Xi Jinping, sta ridefinendo profondamente il rapporto tra Partito e forze armate nella Repubblica popolare. E’ quanto emerge da uno studio del Csis (Center for Strategic and International Studies), secondo cui l’epurazione interna avviata dal leader cinese è molto più vasta di quanto finora ritenuto e rischia di incidere sia sulla prontezza operativa sia sugli equilibri di potere futuri nel sistema di sicurezza di Pechino.

Secondo il rapporto, dal 2022 almeno 36 generali o tenenti generali sono stati ufficialmente rimossi e altri 65 risultano scomparsi o probabilmente sotto indagine, per un totale di 101 ufficiali coinvolti. Il dato più significativo riguarda il cuore del comando militare: sei membri della Commissione militare centrale (Cmc) – il vertice assoluto delle forze armate cinesi – sono stati epurati negli ultimi anni, inclusi due ministri della Difesa e i due vicepresidenti militari He Weidong e Zhang Youxia. Di fatto, osserva il Csis, la leadership in uniforme della Cmc è stata quasi azzerata: alla fine del 2025 l’unico generale rimasto nell’organismo era Zhang Shengmin, accanto al presidente Xi Jinping, che è un civile.

L’ampiezza della campagna appare ancora più evidente se si considerano le promozioni recenti. Tra i 47 generali a tre stelle in servizio nel 2022 o promossi successivamente, 41 – pari all’87 per cento – risultano epurati o potenzialmente tali. Analogamente, tra i 35 generali promossi da Xi dal 2020, 32 sono stati indagati e 29 rimossi o sospesi. In termini strutturali, i nominativi coinvolti coprono circa il 52 per cento delle posizioni di vertice del Pla, una percentuale che indica come nessun livello o settore dell’apparato militare sia rimasto immune.

La purga non si è limitata allo stato maggiore ma ha attraversato tutte le componenti: forze di terra, marina, aviazione, forza missilistica, comandi di teatro, dipartimenti centrali e persino la polizia armata. Il settore più colpito è la Forza missilistica – responsabile dell’arsenale nucleare strategico – dove tutti e quattro gli ex comandanti sono stati epurati, in gran parte per indagini sulla corruzione negli appalti risalenti alla creazione del ramo nel 2015. Subito dopo vengono esercito e marina, entrambi colpiti da rimozioni a catena tra comandanti, commissari politici e vicecomandanti, mentre l’aviazione appare relativamente meno coinvolta, circostanza che potrebbe riflettere una maggiore fiducia di Xi in questo ramo o la volontà di promuoverne il peso futuro.

Anche i cinque comandi di teatro – che gestiscono le operazioni regionali, inclusi Taiwan e il Mar cinese meridionale – sono stati quasi completamente ristrutturati. Dal 2022 i vertici operativi e politici di quasi tutti i teatri sono stati rimossi o sospesi; il Comando meridionale è stato quello più devastato, con la perdita simultanea di comandante, commissario politico e quattro vice. In molti casi, rileva lo studio, le posizioni restano vacanti o affidate ad interim.

La dimensione politica dell’epurazione emerge chiaramente dalla natura dei bersagli. Xi ha colpito non solo figure promosse personalmente o legate a reti di patronato militare, ma anche “principini rossi” con legami familiari storici con il Partito e con lo stesso leader, come Zhang Youxia. Nemmeno il pensionamento ha offerto protezione: undici ufficiali sono stati epurati dopo aver lasciato il servizio, alcuni anni dopo il ritiro.

Sebbene le accuse ufficiali riguardino quasi sempre la corruzione, il Csis sottolinea che le motivazioni includono anche lealtà politica, prestazioni operative e lotte di fazione. Documenti del Pla Daily – il giornale ufficiale dell’esercito – affermano che Zhang Youxia e il capo di stato maggiore Liu Zhenli furono rimossi per aver minato l’autorità di Xi e la leadership assoluta del Partito sulle forze armate, suggerendo timori di accumulo di potere autonomo all’interno dell’esercito.

L’impatto operativo della purga è ambivalente. Da un lato, la struttura centralizzata del Pla e la nomina di comandanti ad interim hanno consentito di mantenere le attività quotidiane e persino di aumentare nel 2025 la presenza militare cinese nello stretto di Taiwan, nel Mar cinese meridionale e attorno al Giappone. Dall’altro, emergono segnali di difficoltà nelle operazioni più complesse. Nel 2025 le grandi esercitazioni attorno a Taiwan sono state ritardate fino a 19 giorni – contro i 3-4 giorni del 2024 – e una di esse è stata ridimensionata a semplice “drill” – addestramento formale o tecnico, che è al grado più basso della gerarchia delle manovre militari – invece che esercitazione su larga scala. Nello stesso anno, le manovre congiunte con la Russia sono scese da 14 a 6 e sono scomparse quelle multidominio, suggerendo problemi di pianificazione dopo l’epurazione dei vertici del Dipartimento stato maggiore congiunto.

Un altro effetto rilevante riguarda la composizione professionale dei rimossi: il 61 per cento proveniva dal tracciato operativo – cioè comandanti e pianificatori militari – non da quello politico. Nella stessa Cmc, l’80 per cento degli epurati aveva ruoli operativi, lasciando l’organo privo di comandanti di guerra esperti. Complessivamente, solo circa il 21 per cento delle principali posizioni di leadership del Pla risulta oggi stabilmente occupato, mentre il 44 per cento è retto da incarichi ad interim e il resto vacante o opaco.

Nel medio termine, la campagna costringe Xi a ricostruire quasi da zero il vertice militare. Le opzioni includono mantenere la struttura attuale, rafforzare i dipartimenti subordinati o persino ridisegnare la Cmc su un modello più simile allo stato maggiore congiunto statunitense. Ma il bacino di candidati si è drasticamente ridotto: tra i generali a tre stelle non epurati restano sostanzialmente solo il ministro della Difesa Dong Jun e i comandanti di teatro Yang Zhibin e Han Shengyan, tutti provenienti dall’aviazione.

Secondo il Csis, la scelta dei nuovi vertici sarà guidata da due criteri: lealtà politica assoluta e competenza operativa. Il primo appare prioritario, perché il Pla è formalmente subordinato al Partito e non allo Stato e la sicurezza del regime resta l’obiettivo primario di Xi, specie in vista della futura successione. I precedenti storici mostrano che il controllo della Cmc può determinare l’equilibrio di potere tra leader in carica e successori; la ristrutturazione attuale potrebbe quindi consentire a Xi di mantenere influenza militare anche dopo eventuali transizioni politiche.

Nel complesso, conclude lo studio, l’epurazione in corso rappresenta la più profonda ristrutturazione dell’apparato militare cinese dall’era di Mao. Se da un lato rafforza il controllo personale di Xi e del Partito sulle forze armate, dall’altro introduce incertezza sulla capacità del Pla di gestire crisi complesse e di sostenere l’ambizioso programma di modernizzazione militare di Pechino nei prossimi anni.

Nordcorea, media di stato glorificano Kim Jong Un: è un “miracolo”

Nordcorea, media di stato glorificano Kim Jong Un: è un “miracolo”

Roma, 25 feb. (askanews) – I media statali nordcoreani hanno avviato oggi una campagna di glorificazione del leader Kim Jong Un dopo la sua recente rielezione alla massima carica del Partito dei lavoratori di Corea, definendolo “il più grande uomo del mondo” e descrivendo la sua leadership come un “miracolo”.

“L’intero popolo del Paese è stato pervaso da infinita emozione ed esaltazione” per la rielezione di Kim, afferma un articolo del Rodong Sinmun, principale quotidiano del partito al potere.

Nel congresso del partito in corso, il primo dal 2021, Kim è stato rieletto segretario generale del Partito dei lavoratori di Corea. Il congresso, aperto giovedì scorso, esamina i risultati delle politiche del quinquennio precedente e definisce i nuovi obiettivi per i prossimi cinque anni.

Secondo il giornale, negli ultimi cinque anni sono stati raggiunti “grandi risultati” impensabili “persino in secoli”, paragonabili a un “miracolo”. L’articolo esalta tra i principali successi la “capacità di difesa assoluta”, il “boom edilizio” e lo sviluppo regionale sotto la guida di Kim.

Il quotidiano cita in particolare la nuova fattoria di serre costruita a Sinuiju, città nordoccidentale devastata da inondazioni nel 2024, attribuendo a Kim “tre miracoli”: il salvataggio degli sfollati, la ricostruzione post-alluvione e la realizzazione del complesso agricolo.

L’articolo sottolinea inoltre la politica “centrata sul popolo” del leader, glorificandolo come la “grande madre di tutti i miracoli per il popolo” e “il più grande uomo del mondo”, dotato di un amore “forte e speciale” per la popolazione.

Kim Jong Un: contesto internazionale non fermerà ascesa Nordcorea

Kim Jong Un: contesto internazionale non fermerà ascesa Nordcorea

Roma, 24 feb. (askanews) – Il leader nordcoreano Kim Jong Un ha affermato che i progressi del Paese non saranno frenati da cambiamenti nel contesto di sicurezza internazionale, nel suo discorso conclusivo del cruciale congresso del Partito dei lavoratori a Pyongyang. Lo riferiscono i media statali.

“Nessuna sfida o cambiamento della situazione può ritardare o arrestare la nostra avanzata”, ha dichiarato Kim nel suo discorso, secondo il resoconto odierno dell’agenzia ufficiale Kcna. Il leader ha anche esortato a maggiore audacia nel “superare ed eliminare arretratezza e pratiche malvagie”.

Il congresso, aperto giovedì, è stato chiamato a valutare i risultati delle politiche adottate dal precedente incontro del 2021 e a fissare obiettivi per i prossimi cinque anni in ambiti quali relazioni estere, industria, agricoltura, costruzioni, settore militare e cultura.

Nel suo intervento Kim – che è stato confermato segretario del partito in un voto che non prevedeva sorprese – non ha menzionato Corea del Sud e Stati uniti, nonostante le recenti aperture di Washington e Seul alla ripresa del dialogo, un’assenza insolita che secondo gli analisti potrebbe indicare una postura attendista da parte di Pyongyang nel contesto di incertezze internazionali, tra cui il previsto vertice di aprile tra il presidente statunitense Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping.

Kim ha indicato ideologia, tecnologia e cultura come i tre ambiti in cui è necessaria una “rivoluzione vigorosa”, affermando che il loro sviluppo costituisce la linea generale del partito per la costruzione di uno Stato socialista. Ha inoltre sostenuto che, proseguendo nell’attuale percorso, entro “10 o 20 anni” la Corea del nord potrà trasformare il Paese e migliorare il tenore di vita della popolazione.