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Petrocelli nominato Young Global Leader dal World Economic Forum

Petrocelli nominato Young Global Leader dal World Economic ForumRoma, 15 mar. (askanews) – Il manager culturale Paolo Petrocelli, cresciuto professionalmente in alcune delle più importanti istituzioni musicali italiane come Opera di Roma e Accademia Chigiana di Siena, è oggi l’unico italiano nella prestigiosa lista dei cento “Young Global Leaders” per il 2023 del World Economic Forum. Petrocelli, 38 anni, recentemente nominato Sovrintendente della Dubai Opera House negli Emirati Arabi Uniti, si è rapidamente affermato sulla scena europea ed internazionale come uno dei manager culturali di punta della sua generazione.
Il World Economic Forum (Wef) – l’organizzazione internazionale per la cooperazione tra pubblico e privato che da oltre 50 anni riunisce a Davos presidenti, capi di Stato, economisti, imprenditori e accademici di tutto il mondo – seleziona ogni anno circa 100 personalità under 40 tra le più influenti a livello globale: giovani leader, che tramite il loro impegno civile e professionale sono riusciti ad affermarsi per la loro capacità di generare un impatto positivo a livello internazionale in diversi ambiti, fra cui: politica, business, scienza, cultura, sport, media. Petrocelli entra così a far parte della prestigiosa comunità di Young Global Leaders del World Economic Forum, che conta circa 1.400 membri ed alunni di 120 nazionalità.
Tra questi, vi sono capi di governo come il premier francese Emmanuel Macron, il Primo Ministro della Nuova Zelanda Jacinda Ardern, personalità come il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg, il fondatore di Google Larry Page, l’imprenditore Jack Ma, la giurista Amal Clooney, l’artista Will.i.am. Tra i membri italiani nominati nel corso degli anni, figurano l’ex premier Matteo Renzi, l’imprenditrice Beatrice Trussardi e il ballerino Roberto Bolle.
Petrocelli, classe 1984, ha maturato un’esperienza pluriennale nel campo del management culturale, artistico e musicale in ambito nazionale e internazionale: già membro del Consiglio di Amministrazione del Teatro dell’Opera di Roma (nominato a 30 anni, tra i più giovani consiglieri mai eletti), della Fondazione Accademia Musicale Chigiana di Siena e del Conservatorio di Musica Benedetto Marcello di Venezia, dopo avere affiancato in qualità di assistente al sovrintendente l’attuale amministratore delegato della Rai Carlo Fuortes al Teatro dell’Opera di Roma, Petrocelli ha contribuito in maniera decisiva al rilancio dell’Accademia Stauffer di Cremona, tra le istituzioni musicali italiane più prestigiose, attraverso la creazione del progetto di sviluppo internazionale Stauffer Center for Strings.
Particolarmente impegnato nel campo della diplomazia culturale e delle relazioni istituzionali e internazionali, Petrocelli è Fondatore e Presidente di Emma for Peace (Euro-Mediterranean Music Academy), tra le più grandi organizzazioni internazionali per la promozione della diplomazia musicale tra Europa e Medio Oriente (di cui Riccardo Muti è Presidente Onorario), Co-fondatore e Presidente onorario dell’Associazione Italiana Giovani per l’Unesco, la più grande rete giovanile all’interno del sistema Unesco, Direttore dei programmi culturali del Summit dei premi Nobel per la Pace e advisor culturale dei Coldplay, una delle rock band britanniche più celebrate al mondo.
Petrocelli ha saputo coniugare una formazione accademica in ambito artistico-umanistico con una formazione avanzata in ambito economico-manageriale, conseguendo un dottorato di ricerca in economia della cultura presso l’Università Iulm di Milano, un Executive Mba presso la Sda Bocconi, una laurea in lettere e musicologia presso l’Università Sapienza di Roma, una laurea in musicologia presso la Middlesex University di Londra, un diploma in violino presso il Conservatorio di Santa Cecilia di Roma.
Docente e ricercatore appassionato, Petrocelli ha svolto attività di ricerca presso la Yale University e il Mit Media Lab del Massachusetts Institute of Technology Cambridge. Attualmente è ricercatore presso il metaLAB dell’Harvard University e docente presso l’Università Bocconi, la Luiss Business School di Roma, la Business School del Sole24ore, l’Accademia Teatro alla Scala di Milano, l’Ispi (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale).

Mostre, “Ucraina, storie di resistenza” riapre domani a Roma

Mostre, “Ucraina, storie di resistenza” riapre domani a RomaMilano, 15 mar. (askanews) – Come parte del forte sostegno per l’Ucraina e per la resilienza del popolo ucraino, le Ambasciate degli Stati Uniti, di Ucraina e Polonia presso la Santa Sede, in collaborazione con l’Istituto Polacco di Roma, presentano domani la mostra fotografica che dimostra il prezzo dell’invasione russa sulla gente comune in Ucraina: un’occasione speciale per un’esperienza davvero importante.
Gli scatti crudi e commoventi di “Ucraina, storie di Resistenza” della fotografa italiana Arianna Arcana e del fotografo ucraino Mikhail Palinchak, mostrano la brutale realtà della guerra scatenata dalla Russia.
Entrambi i fotografi, che si sono incontrati nel corso del programma di scambio del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti “International Visitor Leadership Program” nel 2021, hanno raccontato l’invasione russa dell’Ucraina nell’ultimo anno. E ora, dopo le tappe di Roma e Milano, tornano nella capitale italiana le potenti immagini che mostrano la forza, il coraggio e la resistenza del popolo ucraino, e ricordano agli spettatori che la conseguenza più significativa dell’invasione della Russia è il suo impatto sulle persone: individui, famiglie e comunità.
All’inaugurazione della mostra fotografica, che si terrà domani 16 marzo alle ore 17 presso l’Istituto Polacco di Roma (Via Vittoria Colonna, 1), interverranno gli Ambasciatori di Ucraina e Polonia presso la Santa Sede e l’Incaricata d’affari degli Stati Uniti presso la Santa Sede.

Si inaugura domani la mostra dedicata a Duilio Cambellotti

Si inaugura domani la mostra dedicata a Duilio CambellottiRoma, 15 mar. (askanews) – La Galleria Russo, che quest’anno festeggia la ricorrenza dei centoventicinque anni dalla fondazione nel lontano 1898, è lieta di ospitare dal prossimo 16 marzo una mostra interamente dedicata al poliedrico artista romano Duilio Cambellotti, scultore, illustratore, decoratore, scenografo e artista delle arti visive, prolifico nella prima metà del secolo XX. La retrospettiva è realizzata in collaborazione con l’Archivio dell’Opera di Duilio Cambellotti.
La mostra, ideata in occasione del centenario della Prima Biennale di Arti Decorative di Monza (1923) e intitolata Duilio Cambellotti alle Biennali di Monza e oltre. Raccogliere una forma attorno a un pensiero, è curata da Daniela Fonti e da Francesco Tetro, responsabili scientifici dell’Archivio dell’Opera di Duilio Cambellotti. Il percorso monografico composto, dal 1899 al 1939, consente di ricollocare e apprezzare appieno il lavoro multidisciplinare di un artista spesso presente nei più grandi eventi espositivi nazionali e internazionali.
Il percorso espositivo, che si avvale di centosessanta opere provenienti dall’Archivio, intende presentare materiali poco noti o del tutto inediti realizzati nell’ambito operativo prediletto dall’artista, il lavoro nelle arti decorative; opere che dimostrano attraverso quali vie Cambellotti pervenne a essere identificato come un autore fra i più originali nel panorama del rinnovamento degli oggetti d’uso in Italia. Teorico dell’”opera d’arte totale” per la sua concezione dell’ambiente allestito quale progetto organico complessivo nel quale ogni oggetto prende luce creativa e riflette la propria sull’insieme, l’artista mise ogni tecnica al servizio della creazione di uno spazio interno concepito come “luogo d’arte”, inserendo scultura, pittura parietale, ceramica, anche utilizzando gli espedienti comunicativi della sua attività di scenografo.
Duilio Cambellotti partecipò quale principale attore chiamato dall’organizzatore Marangoni, alla prima e alla seconda Biennale Internazionale di Arti decorative, animando un gruppo di artisti fra i più rilevanti e innovativi nel panorama delle arti decorative di Roma e del Lazio. La mostra sarà inaugurata domani a Roma alle 18 presso la Galleria Russo, in via Alibert 20.

Al Teatro Golden debutta la commedia “Noi in quanto che…”

Al Teatro Golden debutta la commedia “Noi in quanto che…”

Fino al 26 marzo. Con Riccardo Graziosi, Lallo Circosta, Vania Della Bidia

Roma, 15 mar. (askanews) – Arriva sul palco del Teatro Golden una commedia politicamente scorretta! Per la regia di Claudio Greg Gregori, che firma anche lo spettacolo con Lallo Circosta e Riccardo Graziosi, debutta il 15 marzo lo spettacolo “Noi in quanto che…”, che resterà in scena fino al 26 marzo.
Protaginisti Riccardo Graziosi, Lallo Circosta, Vania Della Bidia. Politicamente corretti? Simpatici? Antipatici? Lo spettacolo, prodotto da Ab Management, è una carrellata di scenette, sketch, monologhi, canzoni, dove il politicamente scorretto è il protagonista. Lo spettacolo strizza l’occhio ai vecchi show del sabato sera e a quella tv in bianco e nera con le signorine buonasera, cordiali ed impeccabili. Vania è l’attrice chiamata e voluta da Lallo a tutti i costi e quasi subito si scoprirà l’infimo pruriginoso motivo, Riccardo è basito ma non può fare altro che accettare. Lo show sta per iniziare. Tra cadute di stile, litigate, rivendicazioni e sketch lo show arriverà al termine con un finale rassicurante e politicamente corretto.

Parte la “Nave dei libri per Barcellona”: dal 21 al 27 aprile

Parte la “Nave dei libri per Barcellona”: dal 21 al 27 aprileRoma, 15 mar. (askanews) – Dopo l’interruzione per la pandemia, parte nuovamente la “Nave dei libri per Barcellona”: dal 21 al 27 aprile è in programma Una nave di libri per partecipare alla “Festa di San Giorgio, i libri e le rose”, che ricorre il 23 aprile in concomitanza con la Giornata Mondiale del Libro. In questo giorno, nel capoluogo catalano è tradizione che gli uomini regalino alle donne una rosa essendo contraccambiati con un libro: così la città si riempie di rose e libri su migliaia di postazioni nelle vie di Barcellona, con i poeti che recitano poesie nei parchi e gli scrittori, molti arrivati anche da Oltreoceano, che firmano le copie dei loro libri nelle piazze del centro storico.
Sette giorni all’insegna della cultura: durante il viaggio, sia all’andata che al ritorno, si parlerà di libri ma non solo con numerosi momenti di intrattenimento; arrivati a Barcellona, oltre a partecipare alla spettacolare Festa dei libri e delle rose in programma tante iniziative come Passeggiate nella Barcellona Letteraria, Un Tour gastronomico e incontri all’Istituto Italiano di Cultura. Il programma è in via di definizione e non mancheranno le sorprese; intanto hanno confermato la loro presenza a bordo Francesco Musolino che con il suo libro Mare Mosso è candidato al Premio Strega, Riccardo Mazzeo, che vanta decine di libri pubblicati, tra cui due scritti insieme a Zygmunt Bauman: Conversazioni sull’educazione ed Elogio della Letteratura. Sulla Cruise Roma Mazzeo presenterà il suo ultimo lavoro Dialogo su Cinema e Letteratura; salirà sulla Nave anche l’inviato di Repubblica Riccardo Staglianò, autore di numerosi saggi sull’influenza delle nuove tecnologie sull’economia e sul lavoro; ultimo suo libro è Gigacapitalisti. Sulla nave è in programma anche una Festa per i 25 anni di Eat Parade con il giornalista del Tg2 Bruno Gambacorta.
Per l’undicesima edizione ci sarà un’importante novità: la Nave dei libri è stata inserita per la sua caratteristica di costruire ponti tra diverse culture tra le iniziative previste in un progetto approvato da Erasmus+ con l’obiettivo di allargare la conoscenza della letteratura dei diversi Paesi europei. Saranno coinvolti, a partire dall’edizione 2023 (e per le successive del 2024 e del 2025), gli studenti e i professori di cinque Istituti provenienti da Grecia, Turchia, Bulgaria, Spagna e Italia che si aggiungeranno alle centinaia di partecipanti della Nave dei libri.
La nave dei libri è un progetto di Agra editrice in collaborazione con il mensile “Leggere:tutti” che ha la missione di far crescere la lettura. Costi a partire da 419 euro con prezzi e programmi differenziati per Istituti scolastici e famiglie.

Gallerie degli Uffizi, tornano le visite speciali del museo

Gallerie degli Uffizi, tornano le visite speciali del museoMilano, 15 mar. (askanews) – A partire da giovedì 16 marzo i visitatori delle Gallerie degli Uffizi di Firenze avranno la possibilità di conoscere gratuitamente tre spazi dei musei accompagnati da staff specializzato.
Riaperta alla fine del 2021, la Sala delle Carte Geografiche al secondo piano della Galleria è il primo dei luoghi interessati dalla nuova programmazione: le visite si terranno nelle date del 16, 18, 23, 25 e 30 marzo con otto diversi slot orari (9.30; 10.30; 11.30; 12.30; 14.00; 15.00; 16.00; 17.00).
Al Boboli si visiterà la limonaia settecentesca, dove si custodiscono alcune delle più antiche specie del giardino. Le date saranno quattro: il 17, 24, 31 marzo e 7 aprile 2023, dalle ore 9,30 alle ore 10,30 circa.
Terzo e ultimo luogo delle visite speciali, sempre a Boboli, è il Giardino della Botanica Superiore che ospita la collezione di piante acquatiche: qui lo staff accompagnerà i partecipanti nei giorni del 29 e 31 maggio 2023, dalle ore 9,30 alle ore 10,30 circa.
La prenotazione per le visite al Giardino di Boboli è obbligatoria all’ indirizzo ga-uff.eventiboboli@cultura.gov.it mentre non lo è per la Sala delle Carte Geografiche.

Fondazione De Marchi: “Serata sforzesca”, viaggio nel tempo lungo 600 anni

Fondazione De Marchi: “Serata sforzesca”, viaggio nel tempo lungo 600 anniRoma, 15 mar. (askanews) – Sotto i portici della Ca’ Grande, oggi Università Statale di Milano, si rivivranno le atmosfere della corte sforzesca. Una serata solidale a tema rinascimentale che sarà il primo di una serie di eventi per celebrare la “Festa del Perdono” del Policlinico di Milano: la più antica celebrazione del capoluogo lombardo che ha luogo ininterrottamente tutti gli anni dispari dal 1559 a sostegno dell’Ospedale Maggiore di Milano.
La causa, tuttavia, è molto più che rievocativa, ma tende a sottolineare lo scopo di questa storica iniziativa meneghina. Partendo dalla concessione di una indulgenza plenaria da parte di Papa Pio II, la festa andò poi oltre la mera sfera religiosa divenendo una vera e propria festa popolare, testimone dell’impegno civile della cittadinanza, riunita a favore del proprio nosocomio. Un momento di grande partecipazione con un grandissimo afflusso di persone, luminarie e giochi.
Per l’occasione venivano esposti al pubblico i ritratti dei grandi benefattori, tutt’oggi custoditi dall’Ospedale Maggiore. Nei secoli le autorità civili che si susseguirono non mancarono di sostenere in ogni modo l’evento, favorendo la partecipazione a quella che divenne nella città, la festa per eccellenza e la più grande e duratura testimonianza di impegno civile. La serata vuole essere, dunque, un modo per ricordare l’impegno civico di tutti i Milanesi che hanno sostenuto i loro concittadini più bisognosi attraverso il più importante e antico ospedale della loro città sin dall’anno della sua fondazione. L’evento – che si terrà venerdì 17 marzo dalle ore 19 – è organizzato dalla Fondazione De Marchi per 200 ospiti che, in costumi dell’epoca, rivivranno le atmosfere della corte del Duca Francesco Sforza, donatore dell’Ospedale Maggiore Ca’ Grande di Milano.
Il ricavato sosterrà, in questo caso, il progetto di sviluppo e umanizzazione del reparto di chirurgia pediatrica e neonatale del Policlinico di Milano, per rendere gli spazi più accoglienti e rasserenanti agli occhi dei piccoli pazienti. Basta varcare le porte dei reparti per sentire il calore dell’abbraccio di medici, operatori, architetti ed artisti nei confronti dei bambini malati. Emblematica la sala che ospita lo strumento di risonanza magnetica trasformata in un meraviglioso mondo sottomarino. Tra gli obiettivi, un innovativo progetto di umanizzazione con tecnologia 3D del reparto di chirurgia pediatrica e neonatale.
“L’idea è fornire un tablet ai bambini nel lungo e spesso angosciante percorso che precede l’avvio di un trattamento, consentendo loro di catapultarsi, tramite una tecnologia di realtà aumentata, in un mondo fantastico”, spiega Francesco Iandola, direttore esecutivo della fondazione.
Questo e molto altro, rientra nel quadro complessivo delle attività del progetto “Un ospedale mica male” per il contenimento del dolore, della paura e dello stress in tutti i bambini in cura alla Clinica De Marchi, con l’obiettivo di dedicare tutte le attenzioni e le risorse disponibili affinché anche la cura ed il momento del ricovero possano essere vissute con serenità.
“Abbiamo voluto proporre una rievocazione dell’antica Festa del Perdono per ricordare alla cittadinanza una tradizione di solidarietà a favore del Policlinico di Milano che nasce 600 anni fa. Una serata che anticipa di qualche giorno la Festa del Perdono del Policlinico e che coniugherà il divertimento all’impegno a favore dei bambini più bisognosi della nostra città”, così il direttore Iandola a proposito dell’evento. Sono attesi ospiti del mondo imprenditoriale, dello spettacolo, dello sport e influencer.
Durante la serata sarà offerto un banchetto con nove portate rinascimentali, tratte dai ricettari di Maestro Martino, grazie alla preziosa collaborazione di “Garum, museo della cucina” e della Scuola Alberghiera Amerigo Vespucci di Milano. La serata sarà animata con momenti di musica, ballo ed intrattenimenti rinascimentali per rievocare le atmosfere del XV sec. A seguire Dj Set con Dj Duappo di radio DJ e altri ospiti a sorpresa.
Da oltre quarant’anni al fianco dei bambini più fragili colpiti da emopatie e tumori dell’infanzia, la Fondazione De Marchi con iniziative come questa, ma soprattutto grazie alle persone che vi partecipano, rende possibile l’impossibile. Chissà se brilleranno gli occhi dei piccoli grandi eroi dei nostri giorni scoprendo che dame e cavalieri di un tempo lontano si sono riuniti, col cuore colmo di speranza, per aiutarli ad affrontare le loro temerarie sfide.

Un’armonia comune: la pittura di Assirelli e Bert a Venezia

Un’armonia comune: la pittura di Assirelli e Bert a VeneziaMilano, 15 mar. (askanews) – “Parlare di pittura oggi è un dovere”. E’ partito da qui il ragionamento del curatore Francesco Liggieri nell’immaginare la mostra “Butterfly Effect” che ha portato a Venezia, nello Spazio San Vidal le opere di Andrea Mario Bert e Alessandro Assirelli. Una esposizione che vive su un equilibrio, “un’armonia comune, un’armonia di anime” per dirla ancora con Liggieri, tra i lavori di Assirelli e Bert, che usano la pittura per “scrivere con il pennello poesie sotto forma di nuvole e luoghi con figure mitologiche composte da insetti”. Il punto sembra proprio essere stato questo: trovare una conciliazione – che è ovviamente sentimentale, non bisogna avere paura di questo aggettivo – tra le pratiche pittoriche diverse dei due artisti, che “insieme compongono qualcosa di apparentemente e stonatamente unico”, ma si tratta di un’unicità che porta le opere, e la nostra reazione a esse, “al di là della realtà oggettiva che possono presentare”.
La leggenda dell’effetto farfalla – ci hanno spiegato dalla No Title Gallery che ha promosso la mostra insieme a Spazio SV – racconta che la potenza di un singolo battito d’ali sia in grado di generare un uragano dall’altra parte del mondo. Non ci è dato sapere cosa succederà dopo il volo delle nostre farfalle, ma siamo però in grado di raccontare ciò che, nel nostro piccolo, abbiamo visto succedere dopo la “tempesta” creativa che ci ha permesso di fondere a pieno le nostre ricerche. Il macro (l’infinito) di Bert, diventa lo scenario perfetto per dare al micro (al definito) di Assirelli, una dimensione precisa, creando un mondo onirico e reale allo stesso tempo, dove le farfalle volano immobili e dove il cielo si rinchiude in uno spazio preciso.
In sostanza, nell’appena conclusa mostra veneziana, i due artisti hanno voluto raccontare un viaggio, dove le opere si seguono l’un l’altra, creando un percorso di transizione tra uomo e animale, tra sogno e realtà, tra energia e spirito, narrando l’eterna ciclicità degli eventi, creando infine un nuovo linguaggio. Un linguaggio che offre allo spettatore l’occasione di nuove risonanze e nuove opportunità nel modo di stare davanti all’arte e, di conseguenza, alla vita.

“Il non-manuale dell’operatore di teatro sociale”, presentazione alla Camera

“Il non-manuale dell’operatore di teatro sociale”, presentazione alla Camera

Martedì 14 marzo 2023 – 13:47

“Il non-manuale dell’operatore di teatro sociale”, presentazione alla Camera

Domani alle 12 in Sala stampa, con Mollicone, Bruno, La Delfa, Scaramuzzo

“Il non-manuale dell’operatore di teatro sociale”, presentazione alla Camera
Roma, 14 mar. (askanews) – Domani 15 marzo dalle 12 presso la Sala Stampa della Camera si terrà la presentazione del libro “Il non-manuale dell’operatore di teatro sociale” di Pascal La Delfa.
Partecipano Federico Mollicone, Presidente della commissione Cultura della Camera; il deputato Raffaele Bruno; l’autore Pascal La Delfa; il professor Gilberto Scaramuzzo, docente presso l’Università Roma3.
Saranno presenti attori e artisti impegnati nel teatro sociale. Con l’occasione, saranno presentate le proposte di legge sul teatro in carcere.

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La madre di Leonardo Da Vinci, un romanzo riscrive la storia

La madre di Leonardo Da Vinci, un romanzo riscrive la storiaFirenze, 14 mar. (askanews) – “Perché Leonardo è uomo universale? Perché non appartiene a una sola cultura, a una sola civiltà a un solo Paese. E lui lo sente dentro di sé, lo sa di essere figlio di Caterina, una donna, una schiava, venuta dal Caucaso e che ha attraversato praticamente tutto il mondo all’epoca conosciuto”. Lo ha detto il professor Carlo Vecce, che dalla sede fiorentina dell’editore Giunti ha presentato il suo ultimo libro, “Il sorriso di Caterina”, dedicato alla ricostruzione, romanzesca, ma basata sui documenti storici, della vita della madre di Leonardo Da Vinci.
“Dietro questo libro – ha detto Antonio Franchini, direttore editoriale di Giunti Editore – c’è una scoperta storica di rivoluzionaria importanza. Quello che io posso dire è che questo è un romanzo epico, corale e mondiale, nel senso che racconta di tutto il mondo allora conosciuto, dalle foci del Don a Gibilterra. È un romanzo che passa in rassegna tutte le capitali culturali del tempo, rendendo questi luoghi con una vivacità e un realismo veramente impressionanti. Anche le parti di immaginazione, che sono presenti, sembrano così vere che sembra impossibile che siano state inventate. Quello che posso dirvi con sicurezza è che dopo la lettura di questa storia sarà veramente impossibile continuare a vedere Leonardo nella stessa ottica. E sto parlando dell’uomo Leonardo, non dell’artista e all’ingegnere”.
“Si tratta – ha aggiunto il professor Paolo Galluzzi, accademico dei Lincei – di un’ibridazione mirabile tra due codici di comunicazione, storicamente considerati alternativi. Il libro può essere letto semplicemente come un romanzo d’avventura, lo si può leggere senza domandarsi se davvero Caterina sia nata sulle cime impervie del Caucaso o se davvero quelle esperienze della riduzione in schiavitù siano realmente accadute. Ma con la stessa facilità e lo stesso gusto si possono sfogliare le pagine del libro cogliendo la straordinaria capacità dell’autore di intessere, sulla base dei documenti inediti emersi, che cambiano completamente le prospettive su questa Caterina. Questo doppio circuito di lettori sarà attivato da questo libro. Io definirei questo libro una docu-fiction, fatto senza la spocchia dello studioso e capace di creare emozioni che coinvolgono ogni tipo di lettore”.
Ciò che la ricerca sui documenti fatta da Tecce ha portato a scoprire, poi, diventerà anche un libro di carattere storico-filologico, di imminente pubblicazione sempre per Giunti, “una biografia completa – ha aggiunto Galluzzi – di cui avvertiamo la mancanza alla luce di queste fortissime novità”.
“Non è un saggio storico – ha aggiunto il professor Tecce – è un romanzo, una storia. Questa è la storia di Caterina, è la cosa più importante. La storia di una ragazza e di una donna che sarà la madre di Leonardo Da Vinci e di altri sei figli. È un’opera letteraria e la letteratura sa andare anche oltre la storia. Io mi sento di dirvi che tutto quello che c’è nel libro è reali, compresi i personaggi e i loro nomi. La fiction interviene per colmare le lacune nelle loro storie, c’è la verità della vita e i personaggi presenti nei documenti e raccontano la propria vita. L’unico personaggio che non prende la parola è proprio Caterina, ma tutti coloro che la incontrano la raccontano in prima persona”.
La storia di Caterina, che l’autore ha scelto di raccontare con un romanzo per dare spazio a più sentimenti e a più umanità, parte dalla Circassia, dal Caucaso, da una giovane donna fatta schiava e portata in Occidente e alla fine liberata a Firenze da una coppia che aveva come notaio il padre di Leonardo Da Vinci, ser Piero.
“E’ la storia di una ragazza a cui è stato rubato tutto – ha aggiunto Vecce – ed è una storia di oggi, che ci aiuta a capire il nostro mondo contemporaneo. Leonardo non è italiano lo è solo per metà, e probabilmente questa non è neppure la sua parte migliore. È figlio di un notaio che gli ha passato forse solo una passione: quella della scrittura. Ma per l’altra metà Leonardo non è italiano, figlio di una schiava straniera, una donna al più basso gradino sociale di quell’epoca, una donna scesa da un barcone, venuta da chissà dove, senza voce né dignità. Leonardo vive con la madre i primi dieci anni della sua vita, lui sa la sua storia. Caterina potrebbe avergli passato un’idea di libertà assoluta e poi ancora probabilmente un grande amore per la natura e ancora una straordinaria attitudine per un’immaginazione creatrice, le donne circasse erano famose per saper disegnare e tessere i tessuti”.
E poi c’è il sorriso, che torna anche nel titolo del libro. “Un’ultima eredità che Caterina può avere lasciato a Leonardo è il tema del sorriso delle figure femminili nella sua opera – ha aggiunto Vecce -. Questo sorriso che torna, ed è un’idea che arriva da Sigmund Freud, che tenne una conferenza intitolata ‘Il famoso sorriso leonardesco’ e diceva che quel sorriso era l’eco del sorriso della madre, del sorriso di Caterina. Non ho nessuna prova per dire che il sorriso della Gioconda è quello di Caterina, ma lo sento. E per me ha un valore simbolico”.
Tutti i passaggi della ricerca portata avanti da Carlo Vecce sono raccolti nel romanzo e nei suoi personaggi, c’è un filo di archivio che percorre tutte le pagine. C’è poi ovviamente l’immaginazione e la letteratura. “Non sempre sapere molto vuol dire poi saperlo trasportare in un romanzo – ha aggiunto Franchini – invece qui abbiamo scoperto che Vecce è anche uno scrittore di talento. E credo che abbia scelto questa forma per dare spazio a tutto ciò che questa storia, che è anche molto contemporanea, ha mosso dentro di lui”.
(Leonardo Merlini)