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Capolavori al polso: i nuovi orologi ispirati all’arte di Swatch

Capolavori al polso: i nuovi orologi ispirati all’arte di SwatchLisbona, 11 mar. (askanews) – Un evento in un ex convento a Lisbona per presentare la nuova collezione di orologi ispirati all’arte e realizzati con quattro grandi musei di tutto il mondo. Swatch ha svelato il proprio progetto “Art Journey”, che vede coinvolti il MoMA di New York, il Louvre Abu Dhabi, il Museo e la Fondazione Magritte di Bruxelles e le Gallerie degli Uffizi di Firenze.
“L’arte – ha detto ad askanews Alain Villard, Ceo di Swatch – è uno dei pilastri più importanti per noi, forse il più importante, è nel nostro DNA, e avere questa collaborazione con i musei è importantissimo per noi, i nostri clienti ci chiedono questo tipo di prodotti. Siamo felici di mettere in relazione tutti questi musei, di avere qui tutte queste persone che si incontrano e si confrontano. È molto importante anche per il futuro del nostro brand”.
Sugli orologi, presentati ciascuno in una sala tematica, si trovano opere di Roy Lichtenstein, di René Magritte, di Hokusai e di Botticelli.
“Quindi – ha aggiunto Carlo Giordanetti, Ceo dello Swatch Art Peace Hotel – abbiamo l’arte Pop; il Surrealismo con il suo senso dell’umorismo e della provocazione; abbiamo i grandi capolavori del Rinascimento re-interpretati dagli occhi dai nostri designer; abbiamo questo meraviglioso progetto della grande onda di Hokusai che si trasforma in una specie di opera astratta. È come se quest’anno ci fossimo voluti liberare e andare a fare shopping di opere d’arte”.
Dall’altra parte, accanto al tema della moda e degli orologi, c’è anche il modo in cui i musei guardano alle proprie strategie di comunicazione e allargamento del pubblico. Un’operazione nella quale sono impegnate anche le Gallerie degli Uffizi di Firenze, di cui Christian Spadoni è il social media manager.
“Ormai è chiaro – ci ha detto – che i musei vanno fuori dai propri confini e un’opera d’arte la puoi anche ritrovare su un orologio e questo è interessante, perché fa capire che i musei contemporanei ormai guardano altrove e le opere stesse escono dal museo”.
Si tratta ovviamente di comunicazione e marketing, ma anche di una opportunità di avvicinare sempre più persone alla cultura, vista in modo più leggero e, nel caso degli orologi di Swatch, anche fashion e ironico, ma presentando capolavori assoluti e simboli della storia dell’arte di tutti i tempi.

IN’EI, una nuova galleria a Venezia che inaugura con Gao Bo

IN’EI, una nuova galleria a Venezia che inaugura con Gao BoVenezia, 11 mar. (askanews) – Una nuova galleria d’arte a Venezia, per portare in Italia artisti dall’Oriente. IN’EI, questo il nome dello spazio poco distante dal Ponte di Rialto, è un progetto di Hélène Dubois, che lo ha fondato insieme a Patrice Dumand. “Apriamo questa galleria a Venezia, dedicata all’arte e al design dell’Asia orientale – ha detto Dubois ad askanews -. Abbiamo scelto questo luogo perché Venezia è stata sempre la porta d’Oriente. Per questo siamo molto felici di arrivare in questa città che per noi rappresenta la creatività e l’arte”.
La mostra inaugurale è molto intensa, e l’opera più forte occupa lo spazio in un modo installativo, che è già in un certo senso una dichiarazione di poetica anche della stessa galleria. L’artista chiamato è Gao Bo, che ha portato il progetto “Offerta. Venezia-Himalaya” e si è concentrato in particolare sui ritratti di donne e uomini impressi sulla pietra. “Questo lavoro – ci ha spiegato Gao Bo – è stato realizzato in Tibet, i mille ritratti che ci sono qui sono tibetani: incontrati per strada, sono giovani, sono miei amici tibetani… Perché li ho ritratti? Perché questi ritratti compongono alla fine il nostro di ritratto”.
L’opera, realizzata nel 2012, è nata dal legame dell’artista con la cultura tibetana ed è non solo un’offerta alle persone rappresentate, e a tutto il loro popolo, ma anche una riflessione sulla vita, sulla morte, sulla memoria e sulla relatività del tempo. Oltre che sulla violenza e sui campi di detenzione, simboleggiati dai numeri impressi su ogni pietra. “Questi numeri – ha aggiunto l’artista – sono una sorta di archivio. Ho voluto archiviare queste storie”.
In questa prospettiva è anche molto suggestivo il neon installato nella galleria: una scritta “non verbale”, che nasce dal rifiuto di tutte le lingue che si sono compromesse con la violenza.

Emmanuerl Carrère vince il Premio Costa Smeralda internazionale

Emmanuerl Carrère vince il Premio Costa Smeralda internazionaleMilano, 10 mar. (askanews) – Lo scrittore francese Emmanuel Carrère ha vinto il premio internazionale 2023 del Premio letterario Costa Smeralda, promosso da Consorzio Costa Smeralda, presieduto da Renzo Persico con la direzione artistica di Stefano Salis. Due le categorie premiate, Narrativa e Saggistica (con tre finalisti e un vincitore assoluto), selezionate da una giuria di indiscutibile qualità composta da Lina Bolzoni, Marcello Fois, Elena Loewenthal e Chiara Valerio, guidati da Stefano Salis.
Dopo la vittoria del Nobel Orhan Pamuk dello scorso anno ora tocca a Carrère. Il grande scrittore francese, apprezzato anche per la sua opera di sceneggiatore e regista, autore di grandi libri come “Limonov” (2011) e “L’Avversario” (2013) e pubblicato in Italia da Adelphi – con cui è in uscita il 14 marzo l’atteso “V13”, il libro che raccoglie il suo racconto giudiziario relativo alla strage del Bataclan del 2015 – sarà a Porto Cervo per la cerimonia finale, che si terrà il 6 maggio.

“Parole senza rete”, monologo di e con Michele Santoro a Roma

“Parole senza rete”, monologo di e con Michele Santoro a RomaRoma, 10 mar. (askanews) – Riparte il 16 marzo con “Parole senza rete”, monologo di e con Michele Santoro la rassegna TBQLetteraturaDuemila, progetto del Teatro Biblioteca Quarticciolo in collaborazione con Biblioteche di Roma a cura dalla giornalista Francesca De Sanctis. Tornano nel Teatro Biblioteca Quarticciolo di Roma (Via Ostuni, 8) scrittori, storie, parole e riflessioni sui nostri giorni. Il primo è il giornalista e conduttore Michele Santoro, che farà un’incursione nella nostra società parlando di guerra, capitalismo, disuguaglianze.
“L’impianto della rassegna resta lo stesso – ha spiegato la curatrice De Santis – un appuntamento al mese con scrittori giovani o meno giovani che raccontano, attraverso un romanzo o un saggio, il mondo in cui viviamo. Ma l’evento di apertura, che avrà Michele Santoro come protagonista, sarà diverso da tutti gli altri. Non sarà un talk con l’autore partendo dal libro, ma faremo il percorso inverso. L’idea, infatti, nasce dalla lettura del pamphlet di Santoro ‘Non nel mio nome’ (Marsilio), in cui il giornalista espone il suo punto di vista sulla guerra russo-ucraina, per allargarsi ad una riflessione più ampia sugli scenari politici attuali e sul futuro e che prende la forma di un monologo contro il pensiero unico”.
L’appuntamento verrà trasmesso in streaming sulla pagina Facebook di Servizio Pubblico, da pochissimo diventato anche un’Applicazione che punta a creare una community indipendente, e su quella del Teatro Biblioteca Quarticciolo.
Prossimo appuntamento il 21 aprile alle 19 presso la Biblioteca Quarticciolo (via Castellaneta, 10) con Cristina Comencini, autrice del libro “Flashback” (Feltrinelli).
Ingresso libero con prenotazione obbligatoria tramite Eventbrite https://www.eventbrite.it/e/biglietti-michele-santoro-in-parole-senza-rete-569893696387

A Roma la mostra ‘Armando Trovajoli: Una leggenda in musica’

A Roma la mostra ‘Armando Trovajoli: Una leggenda in musica’Roma, 10 mar. (askanews) – Lo straordinario viaggio nel mondo di Armando Trovajoli arriva nella Capitale, nel decennale della sua scomparsa, con la grande mostra “Armando Trovajoli. Una leggenda in musica” dedicata al grande pianista, compositore e direttore d’orchestra, in programma dall’11 marzo al 14 maggio 2023 al Museo di Roma in Trastevere. Musicista eclettico e dalla versatilità ineguagliabile, ha raccontato in musica quasi ottant’anni di vita e di costume, le sue melodie sono state la colonna sonora della generazione del dopoguerra, regalando sogni e segnando una pagina fondamentale della cultura italiana.
Autore di brani indimenticabili, le sue partiture, dal linguaggio immediato ed universale, permeano la storia, pietre miliari che hanno contribuito alla rinascita della commedia musicale italiana, reinventandone il suono.
Fu accademico di Santa Cecilia e Cavaliere di Gran Croce dell’ordine al merito della Repubblica italiana, appassionato di pianoforte e jazz, è passato dalla commedia musicale al cinema, alla radio, alla tv. Tappa fondamentale della sua lunga e prestigiosa carriera fu la direzione per conto della RAI, agli inizi degli anni ’50, della prima orchestra stabile di musica leggera. Con il suo stile pianistico armonioso ed elegante, venne riconosciuto come una delle personalità più rilevanti della musica internazionale, tanto da rappresentare l’Italia nel 1949 al Festival Internazionale del Jazz, a Parigi, esibendosi nella celebre Salle Pleyel. In quel periodo, e successivamente, suonò con i più prestigiosi jazzisti del mondo Duke Ellington, Miles Davis, Chet Baker, Stéphane Grappelli, Django Reinhardt.
Ha scritto commedie memorabili, una su tutte “Rugantino”, opera di Garinei e Giovannini che ha debuttato al Teatro Sistina di Roma nel 1962 e ancora oggi si consacra come uno dei classici del teatro musicale italiano. Con una forte connotazione di romanità, tutti desiderano recitare in questa storia – che trasporta nella Roma papalina ottocentesca – e fra tradizione e modernità ancora fa riflettere e incanta per ambientazione, costumi e musica. Autore di uno dei brani più belli dedicati alla città eterna, diventato un vero inno dell’Urbe: l’immortale “Roma nun fa la stupida stasera”. Ottenne poi altrettanti successi con “Ciao Rudy” e “Aggiungi un posto a tavola”, sempre degli stessi autori.
Il suo rapporto con il cinema fu ricco di collaborazioni e la sua produzione cinematografica ha pochi eguali nel panorama italiano. Ha infatti firmato più di 300 colonne sonore e collaborato con i più grandi registi del nostro cinema: Vittorio De Sica, Mario Monicelli, Luigi Magni, Dino Risi, Antonio Pietrangeli, Marco Vicario, Alberto Lattuada ed Ettore Scola, del quale ha musicato praticamente l’intera filmografia.
É stato autore di colonne sonore di film straordinari, tra cui Riso amaro, La Ciociara, Ieri, oggi domani, Una giornata particolare, catturandone l’essenza. Ha raggiunto riconoscimenti internazionali, con “Che m’è mparato a ffà”, lanciata e incisa in disco da Sofia Loren.
Una carriera costellata da premi tra cui Nastri d’Argento e David di Donatello. Un vero artista e un grande autore che, giocando con le parole, spiegava così la sua filosofia nel rapporto con la musica per il cinema: “Ci sono due tipi di sottofondi, quello fatto al computer che è di uno squallore insopportabile e c’è il commento musicale fatto ad arte, che richiede perizia ma che, soprattutto, deve saper trovare l’equilibrio tra importanza della sonorità della musica e della parola”. Dice Trovajoli: “È valido anche il silenzio, ma dove ci dev’essere una sottolineatura, una sensazione, un pathos…. un qualcosa che faccia vibrare lo spettatore bisogna farlo con l’orchestra”.
Cantore di Roma, protagonista di una storia d’amore infinita con la sua città durata tutta la vita, eterna e perenne senza enfasi, romanticamente sconfinata. Ha reso onore a Roma con la sua arte e sostenuto, nel corso della sua carriera, numerose iniziative per la città. Il 30 maggio 2013, tre mesi dopo la sua scomparsa avvenuta il 1° marzo 2013, Roma Capitale gli ha reso omaggio intitolandogli il Ponte della Musica Armando Trovajoli.
Nella mostra – promossa e prodotta da Roma Capitale, è organizzata e realizzata da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare – sarà possibile ripercorrere, attraverso una ricca collezione di documenti, foto, video, musiche, oggetti personali, come i suoi inconfondibili occhiali, l’itinerario di una vita e una carriera eccezionale che tocca la memoria collettiva.
In mostra anche il copione e la partitura cui stava lavorando nei suoi ultimi giorni: sognava di fare una versione teatrale del film Tosca. Non è stata un’impresa facile raccontare la sua grande avventura in un’esposizione: l’idea nasce da Mariapaola Trovajoli per recuperare uno spazio dove stimolare l’interesse del pubblico e rivivere ricordi ed emozioni, con la musica e oltre. Dietro una lunga ricerca di materiali, esposti per la prima volta, si documenta l’immenso patrimonio artistico e la vita di un uomo prodigioso.
Nove le sezioni in cui è suddivisa l’esposizione: Gli inizi, Il Jazz, Il Pianoforte, La Radio, Il Cinema, Le Commedie musicali, La Televisione, Le Passioni, Il Maestro e Roma.
La mostra sarà arricchita anche da un catalogo edito per i tipi di Gangemi Editore che contiene storia, immagini e anche un lungo elenco di straordinarie testimonianze, da Sophia Loren, Pippo Baudo, Renato Zero, Sabrina Ferilli, Valerio Mastandrea e tanti ancora.

Mostre, ultimo weekend per “Ucraina, storie di resistenza” a Milano

Mostre, ultimo weekend per “Ucraina, storie di resistenza” a MilanoMilano, 10 mar. (askanews) – Ultimi giorni questo week end per visitare a Milano una mostra densa di significato sulla barbara invasione russa dell’Ucraina. A Palazzo Moriggia – Museo del Risorgimento (via Borgonuovo 23) rimane aperta sino a domenica, compresa, “Ucraina, storie di resistenza” con gli scatti di Arianna Arcara e Mikhail Palinchak. L’ingresso è gratuito.
Ogni anno, circa 4500 giovani leader sono selezionati dalle Ambasciate degli Stati Uniti di tutto il mondo per partecipare all’International Visitor Leadership Program (IVLP), uno dei programmi di scambio professionale più prestigiosi del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Nel 2021, i fotografi Arianna Arcara dall’Italia, e Mykhaylo Palinchak dall’Ucraina sono stati selezionati nei rispettivi paesi per partecipare al programma: “A Global Moment in Time”, un IVLP speciale riservato a fotografi e fotoreporter che puntava ad esaminare le conseguenze sociali provocate dal COVID-19 nel mondo intero.
Alcuni mesi dopo la loro nomina al programma, Arcara e Palinchak si sono ritrovati a documentare il conflitto in Ucraina, al di fuori del contesto dell’IVLP. Nel loro ruolo ufficiale di fotoreporters, si sono entrambi impegnati a mostrare il devastante impatto della brutale aggressione russa contro l’Ucraina.
Quando la Missione diplomatica degli Stati Uniti in Italia ha scoperto che i due partecipanti al programma di scambio avevano entrambi documentato la guerra separatamente, è nata l’idea di affiancare i loro lavori e di realizzare questa mostra. La prima è stata inaugurata a Roma nell’ottobre 2022. Poi, con la collaborazione del Comune di Milano, la mostra è stata ospitata a Palazzo Moriggia dal 9 febbraio 2023, e chiude domenica 12 marzo.
Con il primo anniversario della barbara invasione russa dell’Ucraina, il lavoro di Arcara e Palinchak, come quello di tutti coloro che testimoniano la guerra e i conflitti, è di cruciale importanza, a fronte delle deliberate campagne di disinformazione portate avanti da Mosca, volte a diffondere dubbi sul diritto dell’Ucraina di essere un paese libero e indipendente.
Queste immagini documentano gli effetti degli attacchi efferati da parte della Russia contro la popolazione ucraina. Il racconto attraverso le immagini crea un senso di immediatezza. Le foto documentano la situazione reale e così facendo la storia diventa essa stessa una voce in difesa della verità e della libertà di stampa, entrambi elementi imprescindibili di una sana democrazia.
Le immagini di Arcara e Palinchak ci mostrano in modo diretto il dolore e la devastazione in Ucraina: palazzi distrutti, vite spezzate. Vediamo volti di uomini, donne e bambini ucraini pieni di dolore ma anche di determinazione, che ci rendono partecipi della sofferenza che sono costretti a sopportare, ma anche della loro capacità di non arrendersi. Possiamo sentire il rumore dei passi delle persone che sono costrette ad abbandonare le loro case, le loro vite e i loro cari, così come i loro sogni, desideri, ambizioni. Queste foto mostrano chiaramente che il popolo ucraino è fiero e coraggioso, e determinato a lottare per il proprio Paese, la propria democrazia e per i valori che custodisce.
L’esposizione ha l’obiettivo di approfondire la conoscenza di ciò che sta accadendo in Ucraina, incoraggiare la riflessione e la discussione sulle cause e le conseguenze del conflitto, e ricordarci l’importanza fondamentale della solidarietà e del sostegno della comunità internazionale nei confronti del popolo ucraino che senza esitazione si difende e reagisce alla brutalità inumana dell’invasione su vasta scala della Russia.
ARIANNA ARCARA è nata a Monza nel 1984. Dopo gli studi in fotografia, ha co-fondato il collettivo fotografico Cesura e la casa editrice Cesura Publish, concentrata sulla fotografia documentaria e i suoi diversi approcci. La pratica artistica di Arianna Arcara indaga il significato e la forma sempre mutevole dei “confini”, naturali, urbani o culturali. L’obbiettivo comune a molti dei suoi progetti a lungo termine consiste quindi nel muoversi lungo uno di questi confini attraverso lo sviluppo di processi collaborativi. Arcara si interroga su come – e se – la sua fotografia possa avere un impatto sulle persone e sulle storie che segue, riflettendo e cercando costantemente nuovi modi per coinvolgere ed emancipare i suoi soggetti. Le sue opere sono state in mostra alla Triennale/Milano, Le Bal Space/Parigi, MoCP/Chicago, Kulturhuset/Stockolm, Deichtorhallen/Amburgo, Noble Peace Center/Oslo.
MIKHAIL PALINCHAK è uno street e documentary photographer ucraino che vive e lavora a Kyiv, Ucraina. Nato nel Gennaio del 1985 a Uzhgorod, Ucraina, in una famiglia di fotografi, ha iniziato a dedicarsi alla fotografia nel 2008. Dal 2012 è membro della Ukrainian Photographic Alternative (UPHA) e dal 2014 della Ukrainian Association of Professional Photographers (UAPF). Tra il 2014 e il 2019 è stato il fotografo ufficiale del Presidente dell’Ucraina. È fondatore del magazine Untitled e co-fondatore del gruppo Ukrainian Street Photography. È anche autore del photo book “Anamnesis” (2020) e del libro d’arte “Maidan Faces” (2020). È un alumnus del programma di scambio U.S. State Department IVLP – “A Global Moment in Time: Photojournalists Document Challenges and Opportunities in the COVID Era”.

“The Global News”, nasce testata on line diretta da Giovanni Terzi

“The Global News”, nasce testata on line diretta da Giovanni TerziRoma, 10 mar. (askanews) – Una testata on line che nasce da “un vuoto di conoscenza” e che spera di essere un faro acceso sulle storie che spesso si fa fatica a raccontare, soprattutto perché vengono da Paesi in cui è più difficile raccontare. Il suo obiettivo è quello di focalizzarsi sui diritti umani e sulle violazioni che non dovrebbero passare inosservate. Ad aprire la presentazione di “The Global News” un saluto inviato dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni: “Accolgo con interesse questa nuova iniziativa editoriale, che viene presentata oggi in Senato. Non potrò partecipare per impegni istituzionali ma invio al direttore di The Global News, Giovanni Terzi, e a tutti i collaboratori della testata le mie congratulazioni e auguri sinceri di buon lavoro e di successo. La nascita di un giornale è sempre una notizia positiva, poiché offre un contributo al pluralismo dell’informazione; a maggior ragione se ha come focus la libertà dei media, al cui rispetto l’Italia e il Governo prestano massima attenzione”.
“Partiamo da video e foto, inizialmente non avremo tanti commenti. Abbiamo scelto di puntare sui contenuti video perché il video forse arriva prima. La speranza è che attraverso le immagini, le coscienze possano interessarsi veramente a ciò che avviene in alcuni Paesi e che non viene raccontato dall’informazione tradizionale. Quante cose succedono in Sudamerica, in Cambogia o a Taiwan e non sappiamo?” ha dichiarato Giovanni Terzi nel corso della presentazione – durante la quale è stato illustrato un rapporto sui giornalisti russi uccisi e incarcerati in Russia da quando Putin è al potere – aggiungendo: “Abbiamo scoperto che in giro per il mondo ci sono tante sentinelle di libertà che non hanno modo di far conoscere alcuni fatti. Ci stiamo muovendo con molta attenzione e parsimonia, vista anche la delicatezza di quelle storie e i pericoli che corre chi le racconta”.
Sul sito della testata, sotto il nome, c’è una citazione di Marco Pannella (“La vita del diritto per il diritto alla vita”) nel suo ruolo di fondatore del “Global committee for the rule of law”. Ed è proprio dopo aver conosciuto due anni fa quest’ultimo che Simona Ventura – editrice del progetto “The Global News” – si è appassionata al diritto alla conoscenza: “Trovo che sia un diritto umano, più che civile. Questo progetto è una piccola goccia nel mare ma anche un piccolo faro può diventare un grande sole, che illumina realtà abbandonate in giro per il mondo”.
Tra un paio di settimane alcune notizie raccolte on line verranno pubblicate anche sul quotidiano diretto da Alessandro Sallusti, Libero, mentre da settembre partirà l’avventura di un semestrale che sarà distribuito nelle edicole di Roma e Milano.
La presentazione di “The Global News” si è tenuta in occasione di un convegno sulla libertà dell’informazione in Europa, “EU Media Freedom Act e Diritto alla Conoscenza. Il progetto The Global News”, iniziativa del Sen. Marco Scurria e del Sen. Terzi di Sant’Agata che ha costituito un primo seguito ad una risoluzione approvata il primo febbraio nella Commissione del Senato per le Politiche dell’UE che recepisce una proposta di regolamento europeo sulla libertà dei media: lo “European Media Freedom Act”. La proposta mira ad armonizzare il mercato interno dell’UE dei media e a garantire che questi, pubblici e privati, possano operare senza indebite pressioni politiche, atti di spionaggio e con finanziamenti stabili.
Dopo le relazioni introduttive del Sen. Scurria e del Sen. Terzi di Sant’Agata, sono intervenuti: Giacomo Lasorella, Presidente dell’AGCOM; Giovanni Terzi, Direttore di The Global News; Simona Ventura, editore di The Global News; Alessandro Sallusti, Direttore di Libero; Fiamma Nirenstein, editorialista e scrittrice; on. Roberto Giachetti, membro della Commissione Affari Costituzionali della Camera; on. Marco Beltrandi, già membro della Commissione parlamentare di Vigilanza RAI; Sen. Roberto Rampi, già membro dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa; Matteo Angioli, Segretario del Global Committee for the Rule of Law – Marco Pannella.

Palazzo Grassi, come le immagini sono diventate fotografia

Palazzo Grassi, come le immagini sono diventate fotografiaVenezia, 10 mar. (askanews) – Una possibile storia dell’evoluzione della fotografia nel XX secolo, attraverso le riviste. Palazzo Grassi a Venezia presenta una mostra ambiziosa e, nonostante alcune apparenze, anche imponente, basata sull’archivio di Condé Nast, per parlare di come è cambiato il modo di pensare e distribuire le immagini e al tempo stesso raccontare come si è evoluto il costume attraverso il Secolo breve.
“È una première a livello mondiale – ha detto ad askanews Bruno Racine, direttore di Palazzo Grassi – perché questo archivio Condé Nast che ripercorre tutto il secolo scorso è stato acquistato in parte dalla Collezione Pinault, e Pinault ha voluto che la prima presentazione fosse fatta a Venezia e a Palazzo Grassi, per dare rilievo anche alla nostra programmazione”.
La mostra si intitola “Chronorama” e segue un filo temporale, dagli anni Dieci agli anni Settanta, attraverso 407 immagini. “L’obiettivo della mostra – ha aggiunto il curatore Matthieu Humery – è osservare il modo in cui le immagini diventano fotografia e questa a sua volta diventa prominente nel corso del XX secolo. Vogliamo andare alle origini di questa storia ed è interessante vedere che inizia con l’illustrazione, di grande livello e qualità, per poi evolversi in fotografia. E questa, lentamente, ma in modo inesorabile, nel corso degli anni Dieci e Venti diventa il medium in assoluto più usato dalle riviste. Noi raccontiamo questa evoluzione”.
Accanto a questo aspetto, ovviamente centrale, c’è però anche il tema di come cambia il racconto che le riviste fanno del loro tempo e dopo gli anni della Seconda Guerra mondiale comincia a delinearsi chiaramente un’idea di “società dello spettacolo”, per citare il filosofo Guy Debord, e nelle fotografie esposte arrivano sempre più attrici, artisti, modelle e gruppi musicali. Possiamo fare qualche nome, sparso: Catherine Deneuve in grembiule bianco; un giovanissimo Mick Jagger; oppure Hemingway a torso nudo o Susan Sontag con il figlio Davi. In qualche modo si consolida, a livello di immaginario collettivo e di cultura di massa, il racconto delle celebrità e dello star system, fatto comunque con la genialità di fotografi come Irving Penn, per esempio. E poi la mostra di Palazzo Grassi è anche un dispositivo per riflettere sulla nostra relazione oggi con le immagini e la loro costante produzione e disponibilità.
“Oggi quando scattiamo una fotografia con il telefono – ha concluso Humery – siamo subito consapevoli dell’immaterialità di questa immagine, non c’è alcun oggetto. Qui invece mostriamo anche la fotografia come oggetto, è c’è qualcosa di magico nello stato di queste immagini, che sono immagini appunto, ma sono anche oggetti”.
Oltre alle immagini storiche, poi, la mostra presenta le opere di quattro artisti contemporanei – Tarrah Kranjak, Eric Mack, Daniel Spivakov e Giulia Andreani, chiamati a esplorare il rapporto con le fotografie, il luogo e il tempo. In un intreccio di suggestioni che rispecchia e amplifica l’attitudine polifonica di Palazzo Grassi.

Calabria, Scuticchio: fare musica qui è un’utopia

Calabria, Scuticchio: fare musica qui è un’utopiaRoma, 10 mar. (askanews) – Giorgio Scuticchio, di professione dj, si fa portavoce di un disagio collettivo che riguarda i giovani meridionali. Al Sud, dice, inseguire i propri sogni, soprattutto se musicali, è impossibile. Un disagio collettivo che riguarda anche la sciatteria con cui si sfruttano le bellezze naturali. Uno scrigno spesso maltratto e scarsamente valorizzato. Un palcoscenico naturale che aiuterebbe anche chi vuole esprimersi liberamente…
I dati sono impietosi. I giovani italiani lasciano mamma e papà attorno ai 30 anni di età, mentre in Europa la media si attesta a 26. Ma mica finisce qui: quando i nostri ragazzi riescono a mettersi in proprio faticano a trovare lavoro. Che spesso risulta malpagato e fonte di sfruttamento. Eurostat, con i suoi dati, fotografa una situazione intollerabile e spiega che, fra i 20 e i 24 anni, la retribuzione è da fame, rispetto all’impegno profuso, e che, negli ultimi due anni, la quota dei cosiddetti sottopagati è cresciuta di tre punti, passando dal 12,3 al 15,3 per cento: “Ma se quei numeri che già di per sé dovrebbero far riflettere, si riferissero solo al Meridione sarebbero ancora più preoccupanti – dice Giorgio Scuticchio, di professione dj – La musica è la mia passione ma farla in Calabria è davvero impresa ardua. Rosa Chemical, a Sanremo, ha mostrato al mondo che è possibile esprimersi liberamente. Ma, al Sud, questo è pura utopia”.
Solo frivolezze, dicono. Di musica non si mangia, spiegano. Vai a lavorare, consigliano: “Nella mia terra, bella, ma nello stesso tempo difficile, fare arte è complicato – continua Scuticchio – non solo per le opportunità che vengono offerte, ma, anche e soprattutto, per il clima che si crea. Lavoro otto ore al giorno per guadagnarmi da vivere e per dedicarmi poi alla mia passione. Il problema è che, qui da me, si lanciano missili contro l’autostima, si rivolgono critiche dannose, si sputa veleno contro chi vuole inseguire i propri sogni. E questo fiume di commenti negativi fa male, scuote l’anima, uccide i sogni. Quando sottolineano che l’articolo 21 della Costituzione garantisce, sotto varie forme, di dire quello che si pensa, sottolineo sempre che questo non vale per chi vuole fare l’artista in Calabria”.
Un disagio che diventa collettivo e di cui Giorgio si fa portavoce: “Oggi ho trovato la mia isola felice -spiega- in una radio di Ibiza, Radio Ibiza Stardust. Una radio dove posso farmi conoscere. Ma anche sui social musicali come MixCloud e SoundCloud, passo dopo passo, mi sto costruendo la mia piccola notorietà. Parlo di due piattaforme di riferimento, a livello mondiale, per aspiranti dj come me. Lavoriamo fino allo sfinimento per poter realizzare i nostri sogni. Ma vorremmo almeno essere giudicati meglio, avere più occasioni e capire se stiamo solo perdendo tempo o possiamo fare, con la nostra arte, qualcosa di importante al prossimo. A me piacerebbe tanto che Rosa Chemical o, perché no, Achille Lauro, paladini della libertà di espressione, ci venissero a trovare per accendere i riflettori su una realtà mortificata. Per testimoniare che esistiamo. Che siamo vivi. Che abbiamo qualcosa da dare”.
Una denuncia che parte come personale ma che diventa poi collettiva e abbraccia vari settori. Non solo quello artistico e musicale: “La verità -afferma Scuticchio- è che qui si sottovaluta tutto. Si sottovalutano le persone, con i loro desideri, ma si sottovalutano anche le bellezze naturali che abbiamo e che non riusciamo, diciamo così, a sfruttare adeguatamente. Il nostro mare dovrebbe essere fonte di ricchezza per tutti. Per le strutture ricettive, per i ristoranti, per chi, in quel settore, lavora ma anche per noi artisti. Se ci fossero politiche adeguate ad attirare qui turisti italiani e stranieri, avremmo anche noi musicisti un palcoscenico dove esibirci. E invece no. Niente. Preferiamo fare i conti con i dati sul tasso di disoccupazione giovanile che qui, come è noto, supera il 50%. Mi chiedo perché tutto questo”.
Qualcuno, a questo punto, potrebbe suggerire di andare altrove. Di emigrare, insomma: “Non ci penso nemmeno – chiosa Scuticchio – se tutti la pensassero così, le nostre terre si svuoterebbero delle migliori energie. Io non ci sto. Resto qui e combatto. Anche grazie alla mia famiglia e, in particolare, a mio padre che mi sorregge nei momenti di sconforto. Potrei essere uno dei tanti che qui vorrebbero semplicemente esprimersi dal punto di vista artistico ma non hanno la possibilità di farlo. Uno dei tanti che però caparbiamente ci prova e vuole realizzarsi, avere una possibilità”.

Arte circolare in mostra alla Camera, esposte opere Premio CONAI

Arte circolare in mostra alla Camera, esposte opere Premio CONAI

Presidente Ruini: “Felicissimi che mostra arrivi in una sede di grande prestigio”

Roma, 9 mar. (askanews) – Da domani saranno esposte nuovamente a Roma, nella Sala del Cenacolo della Camera dei Deputati (presso il complesso di Vicolo Valdina), tutte le venti opere che hanno partecipato alle edizioni 2022 e 2023 di Arte circolare, la mostra legata al premio CONAI dedicata agli esponenti della nuova generazione di artisti italiani, chiamati a reinterpretare la sostenibilità ambientale attraverso il linguaggio dell’arte. Curate entrambe da Spazio Taverna, le prime due edizioni di Arte circolare hanno visto in gara un totale di venti artisti italiani delle ultime generazioni, selezionati da Marco Bassan e Ludovico Pratesi sulla base di un’attenzione per le tematiche dell’innovazione e della sostenibilità unita ad un curriculum internazionale: i materiali utilizzati e i temi affrontati rappresentano, infatti, possibili soluzioni per proporre nuove forme creative legate alle sfide del futuro.
Alla prima edizione, presentata per la prima volta nelle sale di Spazio Taverna a maggio 2022, hanno partecipato Giulio Bensasson (vincitore con l’opera Non so dove non so quando #0478), Marco Emmanuele, Bea Bonafini, Gianluca Brando, Antonio della Guardia, Guglielmo Maggini, Diego Miguel Mirabella, Numero Cromatico, Lulù Nuti e Alice Paltrinieri.
La seconda edizione, in mostra al Corner Maxxi lo scorso gennaio, ha invece ospitato opere di Ruth Beraha (vincitrice con The Neverending Story), Veronica Bisesti, Lucia Cantò, Federica Di Pietrantonio, Antonio Fiorentino, Valentina Furian, James Hillman, Lucas Memmola, Francis Offman e Serena Vestrucci. “L’arte contemporanea è un importante veicolo di innovazione per la sua capacità di produrre visioni controintuitive e punti di vista laterali ma lungimiranti. Da tempo gli artisti si interrogano sulle questioni ambientali più urgenti portando all’attenzione del grande pubblico le sfide che la società deve affrontare per favorire uno sviluppo sostenibile sulla base dell’economia circolare” hanno puntualizzato i curatori della mostra.
“Le risposte alle sfide cui ci mette davanti il periodo che stiamo vivendo possono passare attraverso le strade più diverse”, ha commentato il presidente CONAI Luca Ruini. “Per raccontare l’economia circolare abbiamo bisogno di nuovi percorsi e nuove visioni. Come quelle degli artisti che hanno partecipato ad Arte Circolare. L’arte contemporanea oggi può essere veicolo di nuovi valori: i venti artisti che hanno partecipato alle prime due edizioni hanno saputo sorprenderci nel raccontare il ruolo del Consorzio come attore di primo piano nella nostra economia circolare. Sono felicissimo che le loro opere tornino in mostra a Roma in una sede istituzionale di grande prestigio”.
“L’arte non va considerata come un semplice prodotto estetico, ma come il principale attivatore di processi di innovazione. Se non si investe sull’arte e non si adotta la creatività tipica degli artisti, l’economia ne soffrirà, specialmente in un’epoca in cui è richiesta una forte dose di innovazione per essere sostenibili”, hanno sottolineato gli esperti di economia e sostenibilità Carlo Alberto Pratesi e Andrea Geremicca. La mostra è aperta al pubblico dalle 11:00 alle 19:30, con ultimo ingresso alle 19:00.