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Verona, Palazzo Maffei aperto gratuitamente a 3700 studenti

Verona, Palazzo Maffei aperto gratuitamente a 3700 studentiMilano, 2 mar. (askanews) – La Casa museo Palazzo Maffei di Verona, con il contributo del Pastificio Rana, accoglierà gratuitamente dall’inizio di marzo oltre 3700 studenti di ogni ordine e grado scolastico. Circondati dalla collezione di 600 opere, raccolte dall’imprenditore Luigi Carlon in sessant’anni, gli studenti saranno accompagnati e ispirati da guide specializzate che proporranno loro diverse narrazioni tematiche e laboratori didattici.
“Penso a queste migliaia di giovani studenti che varcheranno la soglia della straordinaria Casa Museo e sono entusiasta, sento il potere vivificante dell’arte in cui si immergeranno, guidati in un viaggio esperienziale tra i capolavori selezionati in sessant’anni da Luigi Carlon, a disposizione di tutti grazie ad una straordinaria generosità” ha detto Gian Luca Rana CEO del Pastificio Rana.
“Sono grata di aver trovato nella famiglia Rana questo immediato entusiasmo nella condivisione dei nostri obbiettivi. L’arte e la cultura danno benessere e accendono passioni, ancor più se sono vissute come esperienze appaganti” ha aggiunto Vanessa Carlon direttrice di Palazzo Maffei Casa Museo. “Nel momento storico di crisi e difficoltà che stiamo vivendo, la nostra attenzione è rivolta ai giovani che più di tutti sono esposti all’incertezza del futuro e al peso di un presente spesso ulteriormente incupito dal problema dell’iperconnessione. Abbiamo deciso allora di promuovere l’esperienza dal vivo e l’incontro con l’arte: una storia, un personaggio inatteso, una lettura trasversale che mostri la relazione tra diverse discipline possono squarciare un velo e gettare un seme di curiosità, per far nascere un sogno e mostrare la forza e la bellezza della vita”.

A marzo a Roma la terza edizione del Festival del Cinema Tedesco

A marzo a Roma la terza edizione del Festival del Cinema TedescoRoma, 2 mar. (askanews) – Torna dal 16 al 19 marzo a Roma, al Cinema Quattro Fontane, la terza edizione del Festival del Cinema Tedesco che da quest’anno chiama il Pubblico a votare per il Miglior Film. A volere l’iniziativa il German Films che, da oltre 25 anni, promuove il cinema tedesco nel mondo, in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania e il Goethe-Institut.
Quattro i giorni di programmazione nel corso dei quali saranno presentati film e cortometraggi della recente produzione cinematografica tedesca, alcuni tra i titoli in anteprima italiana. Una selezione di opere di autori e registi all’attenzione della critica e dei festival internazionali, accuratamente selezionati dalla giuria composta da Cristiana Paterno’, Mauro Donzelli e Miriam Mauti.
Ad inaugurare il festival, in anteprima italiana, il 16 marzo il lungometraggio “Quel Che Si Vede Da Qui” (Was Man Von Hier Aus Sehen Kann) di Aron Lehmann, adattamento dall’omonimo bestseller dell’autrice tedesca Mariana Leky dal titolo “What You Can See From Here”, tradotto in 14 lingue con oltre 600.000 copie vendute in Germania. In Italia “Quel Che Si Vede Da Qui” è edito da Keller. A presentare il film al festival il regista Aron Lehmann e Rosalie Thomass, tra le interpreti della pellicola.
Luise è cresciuta con la nonna Selma in un remoto villaggio del Westerwald. Selma ha il dono di prevedere la morte. Ogni volta che in sogno le appare un okapi, qualcuno lì intorno muore nel giro di ventiquattr’ore, minuto più minuto meno. Tuttavia, il sogno non rivela chi sarà il malcapitato. L’intero villaggio si tiene pronto e, come si può immaginare, nel lasso di tempo tra il sogno e il compimento del triste fato tutti vivono in uno stato di agitazione, si fanno gli ultimi preparativi, si svelano segreti, ci si confessa e si attende…
“Quel che si vede da qui” è il ritratto originalissimo di un paese e della sua bizzarra comunità così come ce li racconta la piccola Luise, ormai di casa dalla nonna Selma visto che i genitori sono alle prese con un matrimonio che non funziona. Poetico, divertente, toccante, è una fiaba dei nostri tempi che affronta i grandi temi dell’esistenza: l’amicizia, la perdita, l’amore inconfessato e il fluire della vita.
Tra i titoli presenti al festival, “The Ordinaries”, opera prima di Sophie Linnenbaum che esplora le disparità sociali dalla prospettiva di un set cinematografico. Guadagnarsi da vivere senza avere un’identità specifica, un nome stabilito o uno scopo: quello che può sembrare il flagello di ogni vita umana è letteralmente l’unico scopo esistenziale dei protagonisti del film d’esordio di Sophie Linnenbaum. Le persone normali dell’ambiente cinematografico, non personaggi principali o supereroi patinati, sono il cuore di questo film, che è stato presentato in anteprima mondiale al 56° Festival di Karlovy Vary.
Un’opera prima è anche “Tutti Parlano Del Tempo” (Alle Reden Übers Wetter) di Annika Pinske. Un film d’esordio che riesce a trasmettere con sottigliezza una riflessione tagliente sul sessismo e il determinismo sociale. Clara, 39 anni, sta frequentando un dottorato di ricerca in filosofia a Berlino. Quando visita la provinciale Mecklenburg-Vorpommern, per la festa di compleanno di sua madre, si rende conto di quanto si sia allontanata dalle sue radici nella ricerca di una vita autodeterminata.
Tra i film presenti al festival “Rhinegold” (Rheingold) di Fatih Akin è un biopic sul rapper Xatar (e tratto dalla sua autobiografia), nato in Iraq da genitori curdi e cresciuto in Germania, Giwar Hajibi, dopo anni passati nel sottobosco criminale tra Bonn e Amsterdam, culminati in una rocambolesca rapina ad un carico d’oro, seguirà le sue ambizioni, fondando un’etichetta hip hop per registrare, in carcere, il suo album d’esordio che scalerà le classifiche. “Rhinegold”, presentato in anteprima mondiale alla 17a edizione della Festa del Cinema di Roma, è l’ultimo film di Fatih Akin, regista tra i più noti e premiato nel 2004 con l’Orso d’Oro al Festival di Berlino per il film La Sposa Turca.
Per i documentari, in anteprima italiana, sarà presentato “Scusa Compagno” (Sorry Genosse) di Vera Brückner. Nella Germania del 1970, gli studenti Karl-Heinz e Hedi cercano di trovare un modo per stare insieme nonostante la Cortina di Ferro. Lei all’Est e lui all’Ovest. Su pressione dei servizi segreti della DDR, Karl-Heinz non può trasferirsi nella Germania dell’Est e sarà Hedi a dover lasciare il paese. La sua fuga, celata dietro a una vacanza in Romania, si rivelerà per molti versi un fallimento.
Tra i film presenti, sempre in anteprima, “A Stasi Comedy” (Leander Haußmanns Stasikomödie) di Leander Haußmann, regista, attore cinematografico e teatrale, tra i più creativi e attivi in Germania, che sarà tra gli ospiti presenti al festival.
Il film, ambientato ai giorni nostri a Berlino, vede protagonista Ludger Fuchs che, spinto dagli amici, dalla moglie, dai figli e dai nipoti, chiede l’accesso al suo fascicolo della Stasi. Ludger è ormai uno scrittore famoso, all’epoca era un eroe della resistenza della DDR e per questo veniva tenuto d’occhio dalla Sicurezza di Stato. Quasi con orgoglio Ludger presenta alla famiglia riunita il suo faldone. La Stasi si è presa la briga di documentare e commentare veramente tutto, ma proprio tutto, e così in familia si scoprono verità private e mai svelate che animano litigi coniugali e fanno riaffiorare alla memoria anni ormai lontani che sembravano dimenticati per sempre.
Chiude, la selezione dei film in anteprima al festival “Fra di Noi” (Zwischen Uns) opera prima di Max Fey. Eva e Felix, suo figlio autistico di 13 anni, sono inseparabili. Mentre Felix soffre di ansia e attacchi di rabbia e continua a scappare da scuola, Eva lotta, con tutte le sue forze, per una vita stabile e felice insieme. A sostenerla è il vicino Pelle, segretamente innamorato di lei e che sembra piacere molto anche a Felix. Fra i tre si instaura per un breve momento un legame di tipo familiare. Ma Eva sarà costretta ad ammettere a se stessa di non riuscire a gestire la situazione e il peso del figlio che cresce.
Tra gli ospiti presenti a Roma anche la regista Lina Drevs autrice del cortometraggio “Migliore Sorella” (SIS Beste Schwester). Per il terzo anno infatti, a completare il programma del festival, una selezione del meglio della cinematografia breve tedesca. Si tratterà dei cortometraggi Next Generation Short Films, pensati per la distribuzione nelle sale, che arriveranno grazie a German Films e al Filmförderungsanstalt (FFA), l’Ente Federale per la promozione cinematografica tedesca. Una serie di cortometraggi realizzati dagli studenti provenienti dalle migliori scuole di cinema tedesche.
Il Festival del Cinema Tedesco è promosso da German Films Service + Marketing GmbH, in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania a Roma e il Goethe-Institut con il supporto del Cinema Quattro Fontane.
Tutti i film saranno presentati in lingua originale con sottotitoli in italiano. L’ingresso alle proiezioni sarà a pagamento con regolare attività di sbigliettamento.

L’”Umanità” al centro edizione 2023 con-vivere Carrara Festival

L’”Umanità” al centro edizione 2023 con-vivere Carrara Festival

Roma, 2 mar. (askanews) – L’edizione 2023 di con-vivere Carrara Festival, promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, si terrà dal 7 al 10 settembre. Il festival ha avuto come suo fondatore e curatore per quattordici edizioni Remo Bodei. Dal 2020 il festival si avvale della collaborazione di un consulente scientifico, di alto profilo, scelto ogni anno sulla base del tema: Chiara Saraceno ha curato l’edizione “diritti”, Telmo Pievani il programma 2021 dedicato a “cura”, Maurizio Ferraris l’edizione 2022 “tracce”. L’edizione 2023 avrà come tema “umanità” e vedrà la consulenza scientifica di Laura Boella che è stata professoressa ordinaria di Filosofia Morale e di Etica dell’ambiente presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università Statale di Milano. La direzione del Festival è come negli anni scorsi di Emanuela Mazzi.
Cosa ci rende umani? Cosa rende umano il nostro agire? Per comprendere l’orizzonte generale dell’esperienza umana, fra natura e cultura, non si può prescindere dal legame con gli altri. L’umanità non è l’attributo della “natura” umana, né può più essere un ideale universale, sinonimo di cultura e civiltà. Oggi la si può pensare solo come lo spazio del vivere insieme in cui l’umanità viene praticata ogni volta che si mette qualcosa in comune con altri: parole, azioni, pensieri, l’impegno a rispondere alle patologie contemporanee.
Bisogna rischiare di abitare il mondo insieme ad altri e quindi rischiare di essere umani. Definire i contorni dell’umano vuol dire fare i conti con disuguaglianze e iniquità, con forze che sono costantemente in bilico fra umanità e disumanità.
Oggi, poi, l’uomo si è dotato di mezzi straordinari per cui è talmente potente da mettere in discussione la sopravvivenza non solo della stessa specie ma anche dell’intero pianeta. A partire dall’interdipendenza che ormai tocca la vita quotidiana delle persone tra ambiente naturale e tecnosfera, l’umanità può essere praticata per rispondere a pesanti interrogativi: una crescita senza limiti che produce diseguaglianze e discriminazioni quale eredità lascerà alle generazioni future? Diritti e doveri, libertà e responsabilità entrano in gioco in uno spazio che coinvolge in maniera inedita tutti gli esseri viventi.
Il programma degli appuntamenti sarà disponibile da luglio. Ci saranno come sempre: conferenze e dialoghi, spettacoli, mostre, laboratori e uno spazio dedicato ai bambini.
Prenderanno avvio in questi giorni anche le possibilità di collaborazione al festival rivolte ai giovani: la partecipazione come volontari riservati agli studenti dai 16 anni e i tirocini curriculari per gli universitari.
Il festival è sostenuto e promosso da un Comitato per il festival con-vivere, costituito da Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, Comune di Carrara, Accademia di Belle Arti, Camera di Commercio Toscana Nord Ovest, Fondazione Marmo Onlus.

Lectio Petri: la figura dell’apostolo nella nostra cultura

Lectio Petri: la figura dell’apostolo nella nostra culturaMilano, 2 mar. (askanews) – E’ giunto all’ultima tappa il ciclo di incontri Lectio Petri, promosso dal “Cortile dei Gentili” e dalla Fondazione Fratelli tutti, per approfondire la vita e il ministero dell’Apostolo Pietro nella teologia, nella storia, nelle arti e nella cultura. Quo vadis, quarto appuntamento, è l’evento conclusivo in cui si analizzerà la figura dell’Apostolo nelle arti e nella letteratura. La serata sarà introdotta dal Card. Mauro Gambetti, Arciprete della Basilica Papale di San Pietro in Vaticano, e sarà arricchita, come nei precedenti incontri, da intermezzi musicali.
Il Card. Gianfranco Ravasi, presidente emerito del Pontificio Consiglio della Cultura e fondatore del “Cortile dei Gentili”, commenterà alcuni dei passi più significativi della Seconda Lettera di Pietro (Dal capitolo 1, versetti 1-2; 16-19, dal capitolo 2, versetti 1-2; 13-14; 17-19, dal capitolo 3, versetti 3-4; 8-10) e degli Atti di Pietro. A seguire, il Dott. Pietro Zander, Responsabile Necropoli e Beni Artistici della Fabbrica di San Pietro in Vaticano, proporrà un itinerario petrino, “Pietro nella casa di Pietro”, attraverso l’iconografia dedicata al Pescatore di Galilea e le testimonianze petrine presenti nella Basilica. Le letture saranno interpretate dalla giornalista e conduttrice televisiva Antonella Ventre. I brani Aurea Luce di Pietro Raimondi e Tu es Petrus di Lorenzo Perosi, musiche tradizionalmente eseguite nella Basilica di San Pietro in occasione della festività dei Santi Pietro e Paolo, saranno interpretati dal Coro e dal Sestetto di Ottoni del Vicariato Vaticano, accompagnati all’organo dal Maestro Gianluca Libertucci e diretti dal Maestro Temistocle Capone. “Concluderemo questo suggestivo ciclo di incontri in Basilica – spiega il Card. Gianfranco Ravasi, – con alcuni passi della Seconda Lettera di Pietro, che è una sorta di testamento spirituale, quasi un discorso d’addio. Frutto probabilmente di un autore cristiano posteriore a lui di molti anni, lo scritto viene comunque posto sotto al patronato dell’Apostolo ed è curioso e di grande attualità, perché descrive le prime crisi della comunità cristiana, che si trova a fronteggiare “falsi maestri e profeti”, con le prime tentazioni gnostiche, intellettualistiche e libertine. Ripercorreremo, poi, insieme – con gli Atti di Pietro, che descrivono l’incontro di Cristo con Pietro fuggito da Roma – anche quel famoso “Quo vadis?”, che dà il titolo alla nostra Lectio ed è stato reso celebre dal romanzo dello scrittore polacco Henryk Sienkiewicz e dal colossal cinematografico omonimo”.
“Parlare di ‘Pietro nella casa di Pietro’ è un riscoprire l’essenza stessa e il fascino della Basilica Vaticana – rimarca il Dott. Pietro Zander -. Il significato più genuino e profondo di questo luogo è infatti nella sua stessa origine, in ciò che ne ha determinato la nascita e la vita nel corso dei secoli. Questa basilica – e, prima di questa, la basilica costantiniana e medievale – è nata per custodire la tomba di Pietro: Pietro abita qui, Pétros eni (Pietro è qui), come sembra evocare un graffito in lettere greche di mille e ottocento anni fa, rinvenuto presso l’umile sepoltura dell’Apostolo sotto l’altare maggiore della basilica.

Marchio patrimonio europeo, Mic: inviate due candidature italiane

Marchio patrimonio europeo, Mic: inviate due candidature italianeRoma, 2 mar. (askanews) – ll Ministero della cultura ha trasmesso alla Commissione europea le due candidature italiane al Marchio del patrimonio europeo nell’ambito della selezione 2023. Il Complesso monumentale di San Vincenzo al Volturno e Sant’Anna di Stazzema saranno ora sottoposte alla valutazione di un panel europeo di esperti, che potrà conferire il titolo a uno solo dei due siti.
Il Marchio del patrimonio europeo è un riconoscimento che mira a rafforzare il senso di appartenenza all’Unione europea, attraverso la valorizzazione di quei siti del patrimonio culturale che possiedono un particolare valore simbolico o rivestono un ruolo importante nella storia e nella cultura europea.
Ad oggi, – informa il Mic – i siti italiani insigniti del Marchio del patrimonio europeo sono quattro: il Comune di Ventotene (selezione 2021), l’Area archeologica di Ostia antica (selezione 2019), Forte Cadine (selezione 2017) e il Museo Casa De Gasperi (selezione 2014).
“L’Italia candida due siti di straordinario valore, entrambi meritevoli di riconoscimento. Qualunque sia la scelta che verrà presa, sarà più che giustificata dall’alto valore simbolico e culturale che il Complesso monumentale di San Vincenzo al Volturno e Sant’Anna di Stazzema rivestono nell’ambito del processo di formazione della comune identità europea”, ha dichiarato il Ministro della cultura, Gennaro Sangiuliano.

Action Aid e buddisti Soka Gakkai contro violenza tra adolescenti

Action Aid e buddisti Soka Gakkai contro violenza tra adolescentiRoma, 2 mar. (askanews) – Con l’obiettivo di offrire percorsi di sensibilizzazione e di rafforzamento delle proprie competenze a studenti, docenti e personale scolastico, ActionAid in collaborazione con l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai lancia “Youth For Love Italia”, un progetto che nel corso di un anno coinvolgerà le scuole secondarie di I e II grado di Calabria, Lazio, Lombardia e Sicilia. Attraverso la metodologia del “Whole School Approach”, che punta a rafforzare gli spazi di partecipazione nella scuola per migliorare il benessere e la salute degli studenti richiamando alla responsabilità educativa ogni soggetto della comunità scolastica ed educante, più di 300 studenti e oltre 100 tra docenti e rappresentanti delle istituzioni saranno chiamati ad apprendere nuovi modi e strategie per affrontare, gestire e prevenire la violenza fra i giovani. Inoltre, gli studenti delle scuole coinvolte potranno sperimentare ambienti e modalità di apprendimento partecipativi e innovativi per rafforzare le loro competenze individuali.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) riconosce la violenza giovanile come un importante problema di salute pubblica. Secondo i dati della piattaforma ELISA, strumento di monitoraggio finanziato dal MIUR, nel 2021-22, il 22,3% degli studenti ha dichiarato di essere stato vittima di bullismo mentre il 18,2% ha preso attivamente parte a episodi di bullismo verso un compagno o una compagna. L’8,4% di studenti e studentesse ha subito episodi di cyberbullismo. Il 7% risulta aver subito prepotenze a causa del proprio background etnico, il 6,4% di tipo omofobico, mentre il 5,4% risulta aver subito bullismo per una propria disabilità.
“Gran parte di questi fenomeni spesso non emerge e resta all’oscuro della scuola e dei docenti. La sfida che portiamo avanti con Youth for Love Italia è quella di prevenire e combattere la violenza in tutte le sue forme aiutando proprio i giovani e i loro insegnanti a riconoscere determinati segnali e a intervenire facendo emergere e lavorando sulle cause profonde dei comportamenti discriminatori, del bullismo e della violenza nelle sue diverse forme in modo da poterli affrontare non in modo punitivo ma nell’ ottica di rispetto dei diritti e anche della privacy di ogni studente”, dichiara Maria Sole Piccioli, responsabile Education di ActionAid.
“L’educazione è tra i valori fondanti della nostra organizzazione e ricopre un ruolo fondamentale nel nostro operato. Il buddismo la intende come una forza trasformativa capace di liberare le persone dal senso di impotenza e sfiducia, facendo emergere e valorizzando il potenziale positivo insito in ognuna. Siamo dunque felici di poter sostenere un’azione educativa di così ampio raggio, che parte dalle giovani generazioni ed è in grado di contribuire alla costruzione di un futuro libero da ogni forma di violenza”, afferma Valerio Baci, membro della Commissione 8×1000 dell’IBISG.
Youth For Love Italia è realizzato attraverso i fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai e si ispira al progetto più ampio che ActionAid implementa in partenariato dal 2019, attraverso un programma educativo integrato nelle scuole superiori di quattro Paesi europei (Italia, Grecia, Belgio e Romania) e punta a creare percorsi di sensibilizzazione ed empowerment differenziati per target, aumentare consapevolezza e competenze al fine di prevenire e contrastare la violenza tra pari e di genere nella scuola e sul territorio, ponendo al tempo stesso le basi per una co-progettazione a livello territoriale che coinvolga e renda protagonisti di azioni peer to peer gli adolescenti e la comunità educante.

Guy Bourdin in Armani Silos: una distopia glamour e narrativa

Guy Bourdin in Armani Silos: una distopia glamour e narrativaMilano, 2 mar. (askanews) – Una distopia glamour; un racconto per immagini che riesce a contenere in ogni scatto più domande narrative; una ricercata aura di mistero che scivola spesso nel noir. La mostra del fotografo francese Guy Bourdin negli spazi milanesi di Armani/Silos è una sorta di avventura in territori solo apparentemente noti, sia a livello di immaginario visivo, sia di codici della fotografia: situazioni e stili che sembrano riconoscibili al primo sguardo, ma che poi, avvicinandosi, rivelano una pluralità di elementi che innescano dubbi e disturbo, ma anche narrazione romanzesca. Non a caso la mostra si intitola “Storyteller”: ogni immagini contiene una sua letteratura potenziale (avrebbe potuto dire Italo Calvino) e intorno a queste diverse possibilità costruisce il secondo livello della propria forza. Il primo è ovviamente quello tecnico del medium: inquadrature, posa, colori saturi, elementi ricorrenti, come per esempio i manichini (che ci parlano, per esempio, del tema della moda, ma anche, per come li utilizza Bourdin, di qualcosa di sottilmente inquietante, di mondi alternativi che scivolano nei territori della fantascienza). Ci sono spesso le modelle, è vero, ma anche il modo in cui vengono ritratte ci parla di una contro-storia, nella quale le cose sono andate diversamente. E da qui sia aprono le porte della narrazione e dell’immaginazione.
Le fotografie in mostra sono un centinaio, ventuno in bianco e nero, e si calano con grande efficacia negli spazi del Silos, complici anche un allestimento e un’illuminazione che funzionano alla perfezione. Molti i rimandi al cinema, in particolare ad Alfred Hitchcock, di cui Bourdin, nato nel 1928 e morto nel 1991 – mostra di avere appreso molto lucidamente la lezione di sguardo su ciò che siamo soliti chiamare normalità, ma che nei film del regista così come negli scatti del fotografo si rivela essere solo una patina che non riesce più a nascondere il mistero e l’inquietante. Viene anche da pensare, per certi aspetti, all’idea del “perturbante” di Freud, magari aggiornato con la lezione più contemporanea di Mark Fisher sui concetti di strano (“weird”) e inquietante (“eerie”). Tutte sensazioni che tornano nelle fotografie di Guy Bourdin e che lasciano allo spettatore la convinzione di avere visto molto, ma forse ciò che non si è visto è ancora di più. Il principio della narrazione insomma, quel mistero che anima il desiderio di racconti. Che a loro volta ci portano a ricordare che l’arte – se mai dovesse fare qualcosa, il che non è detto – fa proprio questo: stimola le domande e lascia che sia lo spettatore a cercare delle risposte. Molto semplice, forse banale pure: ma è il punto da cui tutto ha inizio.
“Questa mostra – ha detto Giorgio Armani – conferma la mia volontà di fare di Armani/Silos un centro di cultura fotografica contemporanea, includendo ciò che è prossimo al mondo Armani, ma anche ciò che ne è lontano. A prima vista, Guy Bourdin non è un autore a me vicino: il suo era un linguaggio netto, grafico, forte. Nella sua opera quel che si percepisce subito, in superficie, è la provocazione, ma quello che mi colpisce, e che ho voluto mettere in risalto, sono piuttosto la sua libertà creativa, la sua capacità narrativa e il suo grande amore per il cinema. Bourdin non seguiva la corrente e non scendeva a compromessi: un tratto nel quale mi riconosco io stesso, credo non ci sia un altro modo per lasciare un segno nell’immaginario collettivo”.
La mostra nello spazio di via Bergognone è aperta al pubblico fino al 31 agosto.
(Leonardo Merlini)

A Milazzo dal 7 al 10 giugno ritorna il Festival del Cinema Italiano

A Milazzo dal 7 al 10 giugno ritorna il Festival del Cinema ItalianoRoma, 1 mar. (askanews) – Dopo il successo dello scorso anno ritorna a Milazzo, in Provincia di Messina, dal 7 al 10 giugno 2023, Il Festival del Cinema Italiano, www.festivaldelcinemaitaliano.net, giunto alla sua quarta edizione. Ad annunciarlo è stato il Direttore generale Franco Arcoraci, il quale ha ufficializzato, inoltre, la nomina del giornalista Biagio Maimone, originario di Maratea, in Basilicata e residente ad Assago, quale Responsabile dell’Ufficio Stampa e dei rapporti con i media del Festival.
Biagio Maimone è ideatore della “Comunicazione socio-umanitaria”, Direttore di Mediametanews24, primo telegiornale al Mondo in Metaverso e Vice Direttore Giornale delle Partite Iva. L’edizione attuale del Festival del Cinema Italiano darà ampio spazio, come la passata edizione, a tematiche di carattere altamente culturale e sociale, nonché ad altri temi rilevanti, tra i quali si annovera il tema della sostenibilità.
Rilievo centrale rivestirà anche il tema dell’acqua, per i suoi risvolti inerenti la vita umana, che sarà oggetto di trattazione da parte di illustri esponenti del mondo scientifico. A partire da tale tema si aprirà un ventaglio di dibattiti sul cambiamento climatico, secondo l’agenda 2030 dell’Onu, incentrati sulla difesa della cultura della vita e della sua condivisione con popoli, territori e culture diverse.
Il Festival vuole incentrare il suo fulcro sull’importanza della cultura e della bellezza intesa come fonte generatrice del bene e dell’amore universale, che il Cinema, per sua intrinseca identità, veicola rimarcandone il valore in quanto faro per eccellenza di civiltà, che reca con sé, inevitabilmente, emancipazione e sguardo consapevole verso il futuro e, nel contempo, la necessaria valorizzazione delle tradizioni e dei costumi, perché espressione della storia umana dei popoli, da tenere sempre in considerazione per gli insegnamenti che da essa scaturiscono per il bene dell’umanità.
Ma vi è anche un’altra ragione per parlare di bellezza, ossia l’esigenza di veicolare un messaggio di pace in quanto l’Europa ed il mondo intero vivono conflitti che umiliano la dignità umana. Pertanto il Cinema diventa mezzo eccellente di speranza annunciando che la “bellezza”, senza alcun dubbio, tornerà ad essere il volto magnifico della vita, che la forza prorompente della bellezza sconfiggerà ogni male.
“La città di Milazzo ospita il Festival del Cinema Italiano. E’ certo che non possa esservi contesto migliore della Sicilia per parlare di arte, in quanto il Cinema è arte che esprime la vita e i sentimenti dell’essere umano” ha dichiarato Biagio Maimone “La ricchezza culturale e storica della Sicilia, pertanto, rappresenta per il Cinema l’ambito privilegiato in cui poter dispiegare meglio la sua forza espressiva, che si illumina della luce irradiata dalla cultura del passato per ravvivare, ancor più, il vigore dei messaggi attuali che guardano al presente con lo sguardo rivolto al futuro, da costruire in modo tale da poter migliorare il percorso della storia umana, sul quale, necessariamente, siamo in cammino. Amo la Sicilia e ringrazio Franco Arcoraci e Giusy per questo importante incarico”.
Presidente Onorario del Festival è l’ex Direttore di Rai Uno Fabrizio Del Noce, mentre l’organizzazione generale è affidata al Produttore toscano Matteo Cichero di Fair Play. Giusy Venuti sarà Responsabile dell’evento, Pino Ammendola Direttore Editoriale, Ignazio Senatore Direttore Artistico e a Nello Pepe sarà affidata la regia televisiva della serata finale. La scorsa edizione del Festival ha ottenuto un’ importante successo mediatico grazie alla cornice della bellissima città di Milazzo, che si affaccia sul mare, e ha avuto come finalità la valorizzazione delle produzioni cinematografiche nazionali, portando in concorso film, documentari e cortometraggi. La conduzione della premiazione con le “Stelle d’argento” è stata affidata a Veronica Maya che viene riconfermata da Arcoraci anche per l’edizione 2023.
Il compito di scegliere chi premiare è stato affidato alla giuria composta da Ricky Tognazzi (Presidente di Giuria), Vincent Riotta, Giorgio Pasotti, Federico Moccia, Aurora Ruffino, Christian Marazziti, Stefania Casini, Paola Lavini, Mario Falcone, Teresa De Santis, Roberta Ammendola, Fabrizio Zappi e Marcello Foti.

Milano, dal 17 al 23 apirle torna anche il Fuorisalone

Milano, dal 17 al 23 apirle torna anche il FuorisaloneMilano, 1 mar. (askanews) – Dal 17 al 23 aprile la città di Milano torna protagonista della scena internazionale del mondo del progetto con un corposo calendario di eventi, mostre, installazioni. Designer, architetti, scuole, università e istituzioni si riuniscono per condividere idee che possano interpretare il presente e immaginare il domani. Le pratiche del design diventano uno strumento prezioso per fornire le coordinate per leggere il presente e la contemporaneità, restituendo visioni e suggestioni per il futuro. Con focus sulle tematiche dell’economia circolare, del riuso, della sostenibilità dei processi e dei materiali, Fuorisalone si terrà come di consueto in concomitanza con il Salone del Mobile.Milano, che quest’anno giunge alla 61esima edizione.
“Fuorisalone non è solo un punto di riferimento per un settore di eccellenza che rappresenta la qualità del Made in Italy nel mondo, ma anche una grande opportunità per Milano. Installazioni, mostre, eventi diffusi su tutto il territorio urbano riaccenderanno vie, distretti, quartieri della città confermando il suo ruolo di capitale del design e valorizzandone l’immagine a livello internazionale. Sono certa che anche questa edizione di Fuorisalone sarà un appuntamento imperdibile”, dichiara Alessia Cappello, Assessora al Lavoro e Sviluppo Economico con deleghe a Moda e Design del Comune di Milano.
L’edizione di aprile di Fuorisalone, intitolata “Laboratorio Futuro”, curiosamente in sintonia con la Biennale Architettura che si aprirà un mese dopo a Venezia, propone una riflessione su come immaginiamo il nostro futuro, in relazione all’unicità dei tempi in cui viviamo. Laboratorio perché questa edizione rappresenta un’occasione di dibattito per immaginare e costruire idee alternative attraverso momenti di dialogo collettivo, per mettere a fuoco opportunità e criticità, ma anche contraddizioni. Laboratorio come luogo di confronto, luogo concreto dove l’errore è considerato un elemento utile per evolvere. Laboratorio come metodo di lavoro condiviso, come modalità per costruire nel presente soluzioni per permetterci un futuro che potrebbe altrimenti diventare miraggio.
Viviamo un momento storico dove le grandi tematiche che lo caratterizzano sono strettamente collegate tra loro da un filo rosso: dalla crisi climatica a quella energetica, passando per la guerra e l’instabilità politica. Il tema di quest’anno richiama la dimensione sperimentale del progetto e vuole essere un invito, un’esortazione a interrogarci su come vogliamo progettare il cambiamento rispondendo alle numerose sfide che ci aspettano. E per farlo, il design diventa uno strumento di riflessione e allo stesso tempo di azione collettiva.
L’edizione 2023 farà dunque luce sui temi della progettazione sostenibile, della circular economy, dell’innovazione nei materiali, della rigenerazione urbana e dell’intelligenza artificiale. Quest’ultima da intendere non come una tecnologia respingente, ma come uno strumento che potrebbe essere parte del futuro. Il tutto con uno sguardo alle nuove generazioni, che vedranno il coinvolgimento di studenti e studentesse delle principali scuole del settore. “Laboratorio Futuro” farà da palcoscenico a mostre e installazioni, occasioni per far emergere la complessità dei temi sul tavolo. Progetti in grado di intercettare le trasformazioni in corso nella società, che propongono visioni di un futuro ambizioso e credibile, fatto di sperimentazione e concretezza. Un futuro dove il design è agente di cambiamento, oltre che una lente per interpretare la società. “Il Fuorisalone rappresenta un’opportunità di networking e condivisione, un laboratorio collettivo di esperienze. Questa è l’ispirazione per il tema di quest’anno: con laboratorio si intende uno spazio attivo in cui le conoscenze vengono condivise. È fondamentale unire le competenze per gettare le basi per un futuro migliore”, dichiara Paolo Casati, Co-founder e Creative Director di Studiolabo.

I Motus e Cassandra, che non era previsto sopravvivesse

I Motus e Cassandra, che non era previsto sopravvivesseMilano, 1 mar. (askanews) – I codici espressivi sono riconoscibili: la visione artistica dei Motus attraversa come una struttura neurale complessa la performance. Ci sono le luci al neon, le musiche, il richiamo all’epica e la sua costante destrutturazione operata dalle donne, tragiche e poderose sulla scena. In questo caso la sola Stefania Tansini, una Cassandra preziosa e frenetica, carica di energia performativa e di consapevolezza dello spazio del palco, che il suo corpo occupa senza ingombrarlo, anzi lasciando che le piume, le luci o l’albero siano soggetti di realtà, intorno a i quali si muove una presenza inafferrabile, sfocata come ogni vita condannata alla lucidità della visione. Lo spettacolo è “Of the Nightingale I Envy the Fate” e lo scenario è il FOG Festival in Triennale a Milano.
“Dell’usignolo invidio la sorte” dice Cassandra nell’Orestea e tutto, nell’opera dei Motus, ruota intorno a questa dimensione animale: metamorfosi, ibridazione, crasi (e da qui anche crisi). Tutto torna nel fuoco di un racconto danzato che è breve, intenso, ripensandoci dopo lo spettacolo sovviene anche l’aggettivo “fulminante”, ma forse sarebbe più corretta la forma “fulmineo”. Perché colpisce rapido, improvviso, come un fremito del corpo della profetessa avvolta dalle piume. Ma lascia delle cicatrici, della cui esistenza noi spettatori ci accorgiamo dopo, una volta lasciato il nostro posto, una volta usciti dalla Triennale e tornati in quel mondo che Cassandra ha visto più (forte) di noi. Cicatrici che affondano nel nostro Tempo e nella nostra Cultura, che nasce sempre da una ferita originale.
La performance si muove con il tono e il ritmo di un rituale, con tutto ciò che di selvaggio e violento questa dimensione porta con sé, come ha ben insegnato René Girard nelle sue riflessioni sul sacro. Ma il sacrifico è anche un modo per allontanare disgrazie ulteriori, quelle stesse che Cassandra/Tansini ha visto, con i suoi occhi mentali e noi vediamo attraverso il suo corpo frenetico e plurale. Il destino, quello della tragedia, è comunque segnato, non c’è scampo al Fato (e alla grandezza della letteratura greca potremmo aggiungere) e a ricordarcelo, con un crogiuolo di sensazioni tipico della pratica di Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande, sono anche i versi di Audre Lorde, poetessa caraibico-americana, che fanno da contorcampo all’intero spettacolo, per arrivare poi sul proscenio a fine performance.
La “Litania per la sopravvivenza” è un canto “per quelle di noi che vivono sul margine” ed è una forma di poetica dello sguardo di questa Cassandra, questa donna che – come succedeva in un altro importante spettacolo dei Motus, “Tutto brucia” – si pone al di fuori della struttura storico-politico-culturale, al di fuori anche dello spazio rigidamente umano, ibridandosi con la natura. E in questo “porsi fuori” alimenta lo scandalo del femminino (sacro, molto probabilmente) che la Storia ha deciso di combattere. Da qui la violenza anche della risposta, sotto forma di danza, di suoni, di irrinunciabile, seppur destinata al fallimento, affermazione del sé. Avendo comunque ben presente, come canta la poetessa, “che non era previsto che noi sopravvivessimo”. Ma in qualche modo Cassandra è ancora qui, e noi spettatori davanti a lei.
(Leonardo Merlini)