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L’energia del tardo Picasso in mostra alla Fondation Beyeler

L’energia del tardo Picasso in mostra alla Fondation BeyelerMilano, 22 feb. (askanews) – Le celebrazioni internazionali per il cinquantesimo anniversario della morte di Pablo Picasso arrivano anche alla Fondation Beyeler di Basilea che dal 19 febbraio al 1 maggio presenta in una mostra di piccolo formato una selezione condensata di dieci dipinti tardi del’artista spagnolo, appartenenti alla Collezione Beyeler, alla Anthax Collection Marx e ad altre raccolte private.
Nel decennio finale della sua vita l’ormai ultraottantenne Picasso proseguì la sua opera in modo straordinariamente produttivo: nell’ultimo periodo di attività spesso eseguiva diversi dipinti in un solo giorno, sprigionando una tale potenza inventiva che sembrava volesse lottare contro l’avanzare dell’età e il conseguente declino delle capacità creative e fisiche. Tra le numerose opere realizzate negli anni 1960 e nei primi anni 1970 spicca anche un nutrito gruppo di lavori in cui Picasso si confronta intensamente con il tema dell’artista e il suo modello. In questi lavori fortemente espressivi da un lato indaga l’immagine dell’artista (di sé) e dall’altro l’atto creativo e il processo di sviluppo artistico.
La mostra a cura di Raphaël Bouvier intende approfondire, attraverso singoli dipinti emblematici dell’imponente opera tarda di Picasso, le ricognizioni dell’artista nei territori del processo creativo, delle relazioni di sguardo tra pittore e modella, della rappresentazione dell’artista uomo e anche della messa in scena pittorica del modello femminile, sottoponendole a una verifica della loro attualità.
Sono oltre 30 le opere di Picasso in possesso della Fondation Beyeler, che custodisce una delle collezioni picassiane più cospicue che esistano. Picasso è anche l’artista moderno più rappresentato nella Collezione Beyeler. Le opere coprono un arco di tempo che dalla svolta cubista del 1907 giunge agli anni 1960. Circa 15 altri capolavori di Picasso della Collezione Beyeler e della Anthax Collection Marx sono esposti nelle sale adiacenti alla mostra che ospitano la collezione permanente, offrendo così un ampio panorama della produzione picassiana.

Libri, esce “La guerra in casa” di Roberto Arditti

Libri, esce “La guerra in casa” di Roberto Arditti

“Come e perché la corsa al riarmo riguarda tutti noi”. Edito da Rai Libri

Roma, 22 feb. (askanews) – La guerra alle porte dell’Europa sta costringendo tutti a rifare i conti sui budget destinati alla difesa. I fatti del 2022 e uno scenario politico profondamente mutato e instabile impongono ai membri dell’Unione, alla NATO e all’intero Occidente, di rivedere le proprie strategie, mettendo in discussione i vecchi schemi ideologici. Dati alla mano, Roberto Arditti analizza gli scenari presenti e tratteggia quelli futuri, tra conflitti, cyber guerra e soft power: l’età dell’innocenza appartiene alla storia, la corsa al riarmo ha già avuto inizio.
“La guerra in casa” di Roberto Arditti, edito da Rai Libri, è in vendita nelle librerie e negli store digitali dal 24 febbraio 2023 (Euro: 18,50).
Roberto Arditti (Lodi, 1965) si è laureato all’Università Bocconi di Milano e ha iniziato la sua carriera lavorando con l’allora Presidente del Senato Giovanni Spadolini. Ha diretto l’informazione di Rtl 102.5, è stato per diversi anni autore della trasmissione “Porta a porta” e direttore del quotidiano Il Tempo. È stato alla guida della comunicazione e delle relazioni istituzionali di Expo 2015. Oggi è direttore editoriale di Formiche e scrive per Huffington Post e Il Messaggero.

La Biennale Architettura di Lesley Lokko: spazio al cambiamento

La Biennale Architettura di Lesley Lokko: spazio al cambiamentoMilano, 21 feb. (askanews) – Venezia, 21 feb. (askanews) – Una Biennale di Architettura che si interroga sui bisogni dell’umanità, si impegna sul tema del contrasto al cambiamento climatico e vuole essere un agente di cambiamento, oltre che aprire uno spazio di attenzione e racconto sull’Africa, continente che, come recita il titolo della Mostra internazionale, si propone come “Laboratorio del futuro”. Curata da Lesley Lokko, la 18esima Biennale Architettura arriva a confrontarsi, come ormai capita da diverse edizioni, con un mondo che pone alla disciplina domande impellenti, necessarie come le potenziali risposte che da Venezia possono arrivare.
“Negli ultimi nove mesi, in centinaia di conversazioni, messaggi di testo, videochiamate e riunioni – ha detto Lesley Lokko in conferenza stampa – è emersa più volte la domanda se esposizioni di questa portata, sia in termini di emissioni di carbonio sia di costi, possano essere giustificate. A maggio dell’anno scorso ho parlato più volte della Mostra come di ‘una storia’, una narrazione che si evolve nello spazio. Oggi ho una visione diversa. Una mostra di architettura è allo stesso tempo un momento e un processo. Prende in prestito struttura e formato dalle mostre d’arte, ma se ne distingue per aspetti critici che spesso passano inosservati. Oltre al desiderio di raccontare una storia, anche le questioni legate alla produzione, alle risorse e alla rappresentazione sono centrali nel modo in cui una mostra di architettura viene al mondo, eppure vengono riconosciute e discusse di rado. È stato chiaro fin dal principio che The Laboratory of the Future avrebbe adottato come suo gesto essenziale il concetto di cambiamento”.
“Spesso – ha proseguito la curatrice – si definisce la cultura come il complesso delle storie che raccontiamo a noi stessi, su noi stessi. Sebbene sia vero, ciò che sfugge a questa affermazione è la consapevolezza di chi rappresenti il ‘noi’ in questione. Nell’architettura in particolare, la voce dominante è stata storicamente una voce singolare ed esclusiva, la cui portata e il cui potere hanno ignorato vaste fasce di umanità, dal punto di vista finanziario, creativo e concettuale, come se si ascoltasse e si parlasse in un’unica lingua. La ‘storia’ dell’architettura è quindi incompleta. Non sbagliata, ma incompleta. Ecco perché le mostre sono importanti”.
Nello specifico la mostra di quest’anno sarà divisa in sei parti, con 89 partecipanti, la metà provenienti o legati all’Africa. Nella visione di Lokko un ruolo fondamentale viene giocato dall’immaginazione, condizione indispensabile perché un futuro migliore possa diventare possibile. E in questo senso è particolarmente affascinante guardare all’architettura, e di riflesso alla Biennale veneziana, come spazio delle possibilità reali.
“Un laboratorio del futuro non può prescindere da un punto di partenza preciso, da una o più ipotesi in cerca di verifica – ha dichiarato il presidente della Biennale di Venezia Roberto Cicutto -. La curatrice parte dal suo continente di origine, l’Africa, per raccontarne tutte le criticità storiche, economiche, climatiche e politiche e per dire a tutti ‘a noi è già successo molto di quanto sta accadendo al resto del mondo. Confrontiamoci per capire dove si è sbagliato finora e come va affrontato il futuro’. È un punto di partenza che invoca l’ascolto di fasce di umanità lasciate fuori dal dibattito, e apre a una molteplicità di lingue zittite per molto tempo da quella che si considerava dominante di diritto in un confronto vitale e improcrastinabile”.
Altro elemento centrale della 18esima Biennale di Architettura è l’attivazione del primo Biennale College per questa disciplina. Nel corso di quattro settimane di programma didattico, quindici docenti internazionali lavoreranno con cinquanta tra studenti, laureati, accademici e professionisti emergenti provenienti da tutto il mondo e selezionati da Lesley Lokko attraverso un processo di open call. Alla chiusura del bando, il 17 febbraio, sono pervenute 986 candidature.
A livello di numeri sono 63 le partecipazioni nazionali, che organizzeranno le proprie mostre nei Padiglioni ai Giardini (27), all’Arsenale (22) e nel centro storico di Venezia (14). Il Niger partecipa per la prima volta alla Biennale Architettura; Panama si presenta per la prima volta da solo, nel passato partecipava come I.I.L.A. (organizzazione internazionale italo-latino americana). Torna la partecipazione della Santa Sede alla Biennale Architettura, con un proprio Padiglione sull’Isola di San Giorgio Maggiore (aveva partecipato per la prima volta alla Biennale Architettura nel 2018). Il Padiglione Italia alle Tese delle Vergini in Arsenale, sostenuto e promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, è curato dal collettivo Fosbury Architecture, formato da Giacomo Ardesio, Alessandro Bonizzoni, Nicola Campri, Veronica Caprino, Claudia Mainardi. Il titolo della mostra è SPAZIALE: Ognuno appartiene a tutti gli altri.
La Biennale Architettura, che ancora una volta incarna il desiderio di consapevolezza e la forza di impatto che da almeno tre edizioni qualifica le mostre internazionali, sarà aperta al pubblico da sabato 20 maggio a domenica 26 novembre 2023, ai Giardini, all’Arsenale e a Forte Marghera.

Cicutto: Biennale Architettura in risposta a bisogni dell’umanità

Cicutto: Biennale Architettura in risposta a bisogni dell’umanitàVenezia, 21 feb. (askanews) – “Negli ultimi anni l’architettura si è affermata come la disciplina che più di altre può e deve dare delle risposte ai bisogni dell’umanità. Quasi alla pari della ricerca scientifica nel campo della medicina, anche all’architettura si chiedono risposte immediate a imperativi urgenti per la sopravvivenza della terra e dei generi che la abitano. Gli anni del Covid lo hanno confermato in modo inequivocabile”. Lo ha detto il presidente della Biennale di Venezia, Roberto Cicutto, presentando la 18esima edizione della Biennale dei Architettura, curata dall’architetto ghanese-scozzese Lesley Lokko.
“La Biennale di Venezia, con gli oltre sei mesi dedicati alla più grande Mostra Internazionale di Architettura del mondo – ha aggiunto il presidente – diventa luogo di osservazione globale toccando con un occhio al futuro tutti i problemi del presente. Non a caso la curatrice Lesley Lokko ha chiamato questa sua edizione The Laboratory of the Future”.
“La Mostra fino a poco tempo fa era vissuta come la rappresentazione del nuovo, del bello e dello sviluppo tecnologico nella scienza della costruzione. Oggi le aspettative e le responsabilità che vengono attribuite a chi si occupa di architettura sono altissime – ha detto ancora Cicutto – e rendono la professione dell’architetto sempre più complessa e concentrata su temi fortemente concreti e rivolti alla realtà che ci circonda, anche se ciò non vuol dire rinunciare alla ricerca estetica. Forse per questo la curatrice ama definire i partecipanti come practitioners, trovando il termine ‘architetto’ riduttivo. E practitioners rende da subito l’idea di un agire concreto e necessario, senza privilegiare canoni estetici o già sperimentati. Le ultime Biennali di Architettura hanno fatto della consapevolezza dei temi improrogabili del mondo il loro centro di gravità: l’edizione di Lesley Lokko si arricchisce per questo di un’attività inedita di college (così come precedentemente hanno fatto tutte le altre arti della Biennale). È un passo importante: il College Architettura non sarà una palestra in cui giovani donne e uomini, laureandi o professionisti all’inizio della loro carriera mostreranno progetti o manufatti architettonici, sarà altresì un vero e proprio campus, che sotto la responsabilità della curatrice e dei tutor da lei scelti aiuterà i partecipanti e noi tutti a comprendere i doveri dell’architettura contemporanea e soprattutto il modo di trasmetterli.
“Un laboratorio del futuro – ha concluso il presidente – non può prescindere da un punto di partenza preciso, da una o più ipotesi in cerca di verifica. Lesley Lokko parte dal suo continente di origine, l’Africa, per raccontarne tutte le criticità storiche, economiche, climatiche e politiche e per dire a tutti “a noi è già successo molto di quanto sta accadendo al resto del mondo. Confrontiamoci per capire dove si è sbagliato finora e come va affrontato il futuro”. È un punto di partenza che invoca l’ascolto di fasce di umanità lasciate fuori dal dibattito, e apre a una molteplicità di lingue zittite per molto tempo da quella che si considerava dominante di diritto in un confronto vitale e improcrastinabile. Io credo che questo sia il vero compito della Biennale di Venezia come istituzione, e non solo per quanto riguarda l’Architettura. Da qui dobbiamo partire per cogliere l’occasione che ci consenta di fare un salto di qualità anche nell’approccio verso tutte le altre discipline”.

Pinterest, primo report sul proprio impatto ambientale, sociale e governance

Pinterest, primo report sul proprio impatto ambientale, sociale e governanceRoma, 21 feb. (askanews) – Pinterest condivide il primo report sul proprio impatto ambientale, sociale e di governance (ESG). Nel rispetto del tema “Ispirare un futuro migliore”, il report si focalizza su iniziative e traguardi fondamentali conseguiti negli ultimi due anni che dimostrano come la piattaforma abbia lavorato per essere una forza positiva per il bene dell’azienda e delle community.
Nel report, in particolare, si mettono in luce i seguenti quattro punti:
Persone: come costruire una cultura del lavoro diversificata, inclusiva e flessibile, supportando le community locali.
Prodotto: la priorità agli utenti e al loro benessere emotivo è fondamentale per Pinterest, per permettere loro di condurre una vita più felice, realizzare un futuro più positivo e dedicare le proprie giornate a ciò che le persone amano.
Pianeta: si sottolinea l’impegno di Pinterest nel limitare le emissioni di carbonio, proteggere le risorse naturali e combattere la disinformazione relativa al clima.
Governance: si descrive nel dettaglio in che modo la governance sia la base per una cultura incentrata sulla condotta etica e sulla responsabilità nelle attività e operazioni di Pinterest.
“Siamo orgogliosi delle tappe fondamentali evidenziate nel nostro primo report sull’impatto ESG. Sappiamo anche che fare progressi a sostegno di queste importanti tematiche è un viaggio in continua evoluzione e siamo solo all’inizio di questo percorso. Vogliamo continuare con rigore, ottimismo e attenzione all’impatto di ogni singolo passo” – ha commentato Bill Ready, CEO di Pinterest.

Tosatti in HangarBicocca: come invertire la freccia del tempo

Tosatti in HangarBicocca: come invertire la freccia del tempoMilano, 21 feb. (askanews) – Gian Maria Tosatti e la pittura, intesa come indagine sullo spirito di una generazione, come sentimento del tempo che è trascorso. In Pirelli HangarBicocca apre la mostra “NOw/here”, curata da Vicente Todolì, che porta nello spazio milanese due cicli di dipinti realizzati nel 2022 e 2023 per comporre quella che lo stesso Tosatti definisce una “retrospettiva sentimentale”. Dopo avere visto i suoi ambienti, il suo lavoro sullo spazio, magistralmente interpretato per esempio nel Padiglione Italia all’ultima Biennale Arte, qui il quadro cambia, prende un’altra postura spirituale (aggettivo che per Tosatti ha molto senso usare) e apre una prospettiva inattesa sul lavoro di un artista capace di muoversi tra le pratiche e tra i luoghi.
Quando si entra nello spazio dello Shed, il primo volume espositivo dell’HangarBicocca, si ha subito la sensazione di essere “con” Gian Maria Tosatti, seppure quello che vediamo non sia la mostra di Tosatti che in molti si sarebbero aspettati. E il perché di questo riconoscimento inconscio lo spiega, in un certo senso, anche lui stesso: “È una mostra di sudari – ci ha spiegato – che ci siamo tolti di dosso, sono tracce del passato e di ciò che abbiamo fatto per esempio in Ucraina, in Turchia o in Russia, perché questi sentimenti hanno abitato tutti noi che abbiamo girato in questa Europa in fiamme”. Tutto si tiene nel mondo di Tosatti e si tiene anche nella narrativa che lui stesso costruisce intorno al lavoro, oggi come nei progetti precedenti. “L’artista è vuoto come uno specchio – ha aggiunto parafrasando un suo titolo – e ciò che rimane è una serie di tracce, ferite, sanguinamenti, illuminazioni che raccoglie nel corso dei suoi viaggi”.
“Ho fato una mostra di pittura a 43 anni – ha detto ancora Tosatti – quando probabilmente non se la aspettava nessuno. I Ritratti in oro e ruggine che ho portato qui sono ritratti dello spirito della nostra generazione, intesi come traccia del sentimento del tempo che ho raccolto lungo le strade che ho battuto, che sono un luogo importante per me”. E quella sensazione di luogo che da sempre associamo al suo lavoro, qui torna in una forma imprevista, torna nei grandi dipinti in grafite e carboncino che, se possibile, ampliano ulteriormente la natura dei progetti precedenti. Viene in mente la teoria dell’influenza letteraria per come la intendeva Borges, ossia con gli autori del futuro che influenzavano quelli del passato, e non viceversa. In un certo senso la stessa “inversione di polarità” accade nella mostra milanese. La freccia del tempo cambia direzione, pur procedendo avanti sempre.
Il racconto che Tosatti fa di sé e del suo lavoro, con grande consapevolezza e a volte anche con qualche potenziale ridondanza, va necessariamente accostato al lavoro in sé, il primo, ovviamente, esiste solo nella misura in cui esiste e funziona il secondo. È questo il punto che a volte il sistema dell’arte nostrano finge di non capire, focalizzandosi su certe esteriorità e lasciando meno spazio all’interiorità, che è profonda e decisiva se si vuole fare anche un discorso critico onesto. Perché, che piaccia o meno, nella ricerca di Tosatti c’è un indiscutibile afflato di onestà, sulle cui manifestazioni, trattandosi di arte contemporanea, sono naturalmente ammissibili tutte le interpretazioni. Ma alle manifestazioni bisogna arrivare, altrimenti sfugge il punto del discorso.
“L’artista deve fare un passo dopo l’altro – ha detto ancora Tosatti – e deve mettere a rischio tutto quello che ha fatto fino a quel momento. L’artista deve sorprendere innanzitutto se stesso. Se non è soffocato dalle pressioni del mercato ogni artista vuole cercare nuove strade. Il passato ce lo portiamo sempre dietro, ma volevo pensare a una retrospettiva che fosse non un passo indietro, ma un passo ulteriore”. In quest’ottica i dipinti di oggi portano in loro stessi venti anni di lavoro, hanno piena consapevolezza dello spirito del tempo, il loro e il nostro. Per questo “NOw/here”, con le possibili due letture del titolo: da nessuna parte oppure qui e ora, è una retrospettiva, che però presenta lavori nuovi, e giocando su questa apparente impossibilità diventa possibile. Diventa reale e, permettetecelo, diventa “vera”.
(Leonardo Merlini)

C’è anche Arthur Bracchetto ne “Il teatro raccontato da Topolino”

C’è anche Arthur Bracchetto ne “Il teatro raccontato da Topolino”Roma, 20 feb. (askanews) – C’è anche Arhur Brachetto, tra i personaggi del nuovo TopoLibro da collezione in edicola “Il teatro raccontato da Topolino”. Un volume per gli amanti del teatro e non solo, pensato da Panini Comics per i 350 anni dalla scomparsa di Moliere e i 230 da quella di Goldoni, Panini Comics presenta. Il TopoLibro è inoltre impreziosito dalla prefazione scritta da Arturo Brachetti, vera e propria leggenda internazionale del trasformismo e del teatro.
Con “Il teatro raccontato da Topolino” si calcano i più grandi palcoscenici del mondo grazie alle storie “Il teatro Alambrah presenta: Le furberie di Scapino” (sceneggiata da Francesco Artibani e Lello Arena per i disegni di Silvia Ziche), “Sior Papero Brontolon”, pubblicata nel 1992 per il bicentenario della morte di Goldoni (sceneggiatura di Sandra Verda e disegni di Sandro Del Conte); “I bis-bis di Pippo – Il capolavoro di Shakespipp” (storia di Alessandro Sisti per i disegni di Giuseppe Dalla Santa), dove uno degli innumerevoli avi di Pippo si trova alle prese con una rappresentazione teatrale davanti alla Regina. Chiude la raccolta “Paperinik e il fuggiasco del Gran Varietà” – scritta da Sisti, con i disegni di Silvia Ziche – con protagonista Arthur Bracchetto, omaggio di Topolino ad Arturo Brachetti, che commenta così l’emozione di essersi ritrovato nel 2008 per la prima volta tra le pagine del magazine: “Arthur Bracchetto è uno dei personaggi che sono stato più onorato di interpretare! Topolino è tuttora sul mio comodino, leggo almeno una storia prima di addormentarmi, è la mia ‘buonanotte e sogni d’oro’. Un ritorno alla dolcezza dell’infanzia. La magia di Topolino poi non è solo nel contenuto, ma anche nel suo odore, unico, come tanti altri che riportano a cose belle, come il profumo della nonna, dei biscotti, dei libri. Quei profumi durano per sempre, e fanno stare bene”.
Brachetti nella prefazione poi ricorda: “Andare a teatro è divertente. Dunque andateci, applaudite, sorridete ed emozionatevi!”.

All’Officina della Musica di Como la I edizione del Premio Eurocomunicazione

All’Officina della Musica di Como la I edizione del Premio EurocomunicazioneRoma, 20 feb. (askanews) – L’Officina della Musica a Como, Club di musica jazz e blues, ospita la I edizione del “Premio Eurocomunicazione”. L’appuntamento è per il 25 febbraio, con inizio alle ore 21.00, tra cinema e musica. In un luogo accogliente e raffinato, con una grande attenzione ai dettagli e all’acustica, con un palco live sempre più attivo e conosciuto nei circuiti dei locali di musica italiana, sarà una sorta di vetrina di contenuti molto speciali, selezionati e ritenuti di grande qualità dai portali di Eurocomunicazione (www.Eurocomunicazione.com – www.Eurocomunicazione.eu).
A insindacabile scelta del direttore Giovanni De Negri e del suo staff, questa importante realtà comunicativa con sede a Bruxelles assegnerà alcuni riconoscimenti a professionisti appunto “tra cinema e musica”.
Lo svolgimento del Premio, che permetterà di conoscere più da vicino professionisti del settore musicale e cinematografico, prevederà la presenza dei vincitori 2023 nelle categorie Canzone originale – Band Rivelazione – Evento dell’Anno – Colonna Sonora – Voce Rivelazione – Migliore Direttore Editoriale.
Riserbo al momento sui nomi dei prescelti. Trapelato solo il nominativo del Premio alla Memoria che andrà all’indimenticabile Carmelo La Bionda, che proprio all’Officina della Musica si è esibito per uno dei suoi ultimi concerti live.
Tra musica suonata e cantata dal vivo, unitamente a proiezioni di contributi video per celebrare tutti i protagonisti della serata, sarà questa una occasione per trattare – a vario titolo e da varie angolazioni – un mondo alquanto affascinante: quello della musica applicata alle immagini. Il coordinamento è a cura della giornalista della Stampa Estera Lisa Bernardini, fotografie e video di Massimiliano Salvioni. Dirette streaming di Eurocomunicazione.

Presentata l’ottava edizione di Seafuture, a La Spezia 5-8 Giugno

Presentata l’ottava edizione di Seafuture, a La Spezia 5-8 Giugno

Rassegna biennale di confronto e promozione start up Difesa Blue Economy e Sostenibilità ambientale

Roma, 20 feb. (askanews) – Chi vede il bicchiere mezzo vuoto forse non cambierà idea, ma il Sistema Paese qualche dato rasserenante inizia a registrarlo. Buona notizia, infatti, arriva dal mondo dell’innovazione e dell’impresa: i trend demografici e le performance economiche delle startup innovative, censite nell’ultimo rapporto redatto dal Ministero dello Sviluppo Economico, oggi Ministero delle Imprese e del Made in Italy, InfoCamere, Unioncamere e Mediocredito Centrale, dimostra che questo settore è in sensibile crescita.
Alla fine del 2022 le startup iscritte al Registro delle imprese si sono attestate a 14.708 unità, il numero più alto di sempre. In aumento anche il bilancio attivo medio e la produzione complessiva rispetto alla precedente rilevazione. I settori più vivaci sono la produzione di software, la consulenza informatica, Ricerca e Sviluppo, la fabbricazione di macchinari e prodotti elettronici. Mentre dal punto di vista della localizzazione geografica la Lombardia e il Lazio sono in cima alla classifica delle Regioni, mentre la Liguria non va oltre il quindicesimo posto. Milano è di gran lunga la provincia in cui sono presenti il numero più elevato di startup innovative (quasi il 19% del totale nazionale) seguita dalla provincia di Roma e molto staccate troviamo le province di Napoli (4,8%), Torino (3,7%) e Bari (2,5%).
Proprio da Bari è partito il progetto di coinvolgimento delle start up da parte di Italian Blue Growth srl, la società che organizza SEAFUTURE, l’evento biennale a rilevanza internazionale che si svolgerà dal 5 all’8 giugno 2023, all’interno della Base Navale della Spezia. “L’innovazione è uno dei fattori chiave per la competitività, soprattutto sui mercati internazionali’ – spiega Cristiana Pagni CEO di IBG srl – ed è sul volano dell’innovazione a che dobbiamo puntare per far crescere i nuovi talenti imprenditoriali e dare valore alle start up ad alto potenziale”.
SEAFUTURE si è posizionato come il primo hub italiano ad altissimo profilo internazionale, dove il mondo dell’Industria, quello della Ricerca e le Istituzioni si confrontano e creano business per favorire lo sviluppo e la competitività dell’Italia negli ambiti Defence, Blue Economy ed Environmental Sustainability.
“Per l’ottava edizione – contina la CEO di IBG srl – abbiamo deciso di dare alle start up maggiori possibilità di incontrarsi, confrontarsi e trovare i modi per cooperare attivando, per esempio, processi di cross-fertilization interregionale e internazionale. Per questo allestiremo la “SEAFUTURE START UP AREA”: un grande spazio espositivo dove queste aziende avranno visibilità, anche attraverso il sito e i social dell’evento, e una specifica sessione pitching in cui presentare la propria attività a imprese del target di riferimento. Siamo convinti, infatti, che offrire strumenti di supporto per i settori emergenti e le start up possa rafforzare le potenzialità di crescita di tutto il settore industriale del Paese e contribuire a creare nuovi e duraturi posti di lavoro”.

Eataly Art House, a Verona oltre 50 eventi culturali pubblici

Eataly Art House, a Verona oltre 50 eventi culturali pubbliciVerona, 20 feb. (askanews) – La vicepresidente di Eataly Art House, il progetto culturale all’interno del negozio di Verona, ha presentato ad askanews il palinsesto degli eventi pubblici previsti dal 23 febbraio. Attività pensate per il pubblico, tra approfondimenti dedicati alle arti visive sviluppati tra gli spazi espositivi di Eataly Verona, come visite guidate speciali e workshop con gli artisti, e appuntamenti con importanti personalità del mondo della cultura per toccare le tematiche più care all’istituzione: biodiversità, inclusione, accessibilità e cultura, nella sua accezione più ampia possibile.
Il primo appuntamento è in calendario giovedì 23 febbraio 2023 alle ore 19.00 con un ospite d’eccezione: lo scrittore Gianrico Carofiglio (Bari, 1961). Per la prima volta da Eataly Verona, Carofiglio incontra Oscar Farinetti, per una conversazione dal titolo “L’arte di fare domande: una direzione per il futuro”.
Tra le proposte educative pensate per offrire strumenti di comprensione e analisi delle opere d’arte i nuovi percorsi “Art Market is for Everybody”, itinerari tematici in compagnia di esperti del settore, che conducono il pubblico nell’esplorazione dei corridoi dell’Art Market di Eataly Verona, fornendo nozioni di storia dell’arte e di mercato, a partire dalle opere esposte. I tour gratuiti sono disponibili ogni sabato per tutto l’anno, dalle ore 11.00.
“Senior Art Lovers” è uno speciale format pensato appositamente per il pubblico over 65: visite guidate a porte chiuse, prima che il pubblico invada gli spazi di Eataly Verona, in compagnia di uno storico dell’arte. Al termine dell’esperienza, tutti i partecipanti sono invitati a colazione presso il bar Illy di Eataly. Ogni secondo giovedì del mese, per tutto l’anno, su prenotazione e a pagamento.
Al via anche il nuovo format “Calici d’Arte”, una serie di appuntamenti dedicati alla scoperta delle mostre in corso, sorseggiando un calice di vino. Il primo appuntamento, organizzato in collaborazione con l’Università di Verona, giovedì 28 febbraio alle ore 19.00, sarà dedicato alla mostra dei finalisti della prima edizione del Premio E.ART.H., visitabile dal 18 febbraio 2023 e incentrata sul tema della biodiversità. Per iniziare e concludere al meglio la visita, i partecipanti potranno degustare un calice di vino delle cantine Allegrini, Fontanafredda o Villa Sandi nell’area Wine House. La partecipazione è a pagamento.
Prosegue i sabati 25 febbraio e 4 marzo, il ciclo “Il Pane nell’Arte”, dedicato alla scoperta del rapporto tra il pane, alimento essenziale e dalla forte valenza simbolica, e l’arte contemporanea. Il pane ha sempre trovato spazio nell’arte di ogni tempo e, attraverso questi approfondimenti, il pubblico potrà ripercorrere alcune tra le tappe più salienti di queste “citazioni visive” e degustare il pane che ha stregato Salvador Dalì.