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La Villa Romana di Positano si racconta in podcast e con un’app

La Villa Romana di Positano si racconta in podcast e con un’appMilano, 23 dic. (askanews) – Sono stati presentati in anteprima a Positano dal Sindaco Giuseppe Guida la serie podcast e la webapp che completano il progetto multidisciplinare ‘La Villa Romana si racconta’, con la curatela scientifica di Laura Valente, vincitore del bando del Ministero dell’Interno per borghi d’arte. Nell’occasione è stato donato ai bambini di Positano il fumetto ‘Isadora’ primo degli strumenti di comunicazione compresi nel progetto insieme al Premio internazionale ‘Comunicare l’Archeologia’. E il tutto rende la meravigliosa villa particolarmente vicina, anche per gli italiani che si trovano all’estero.


‘Alla vigilia dei nuovi scavi che nel 2025 ci sveleranno altre meraviglie, il nostro obiettivo è rafforzare sempre più l’identità di ‘città archeologica’ di Positano con la sua straordinaria Villa Romana con affreschi in IV stile e resti medievali soprastanti, già valorizzata da un mirabile restauro. Il sito è inserito nel percorso del Museo Archeologico Romano gestito dal Comune di Positano, in stretta collaborazione con la Soprintendenza ABAP di Salerno. E’ fondamentale coinvolgere in questo ambizioso progetto i ragazzi di Positano trasmettendo loro l’orgoglio per la nostra terra e la nostra identità. Sono loro i cittadini del futuro, i migliori testimonial della nostra cultura nel mondo’ ricorda il sindaco Guida. Il podcast “Positano, la Villa Romana si racconta”, online da oggi sulle piattaforme Spotify e Loquis con la prima delle sei puntate previste, è un viaggio insolito alla scoperta di questo straordinario gioiello archeologico e delle storie che custodisce. Il percorso narrativo costruito dall’autrice, la giornalista e podcaster Daniela Sari, comincia da un calendario magico: le pagine danzano, scivolano, volteggiano facendo scorrere i secoli e trascinando tutto con sé. ‘È la macchina del tempo che, tra parole e musica, condurrà chi ascolta, ogni volta, dentro una nuova avventura: potrà non solo esplorare le meraviglie che il sito custodisce, ma partecipare alla loro creazione, incontrare i protagonisti, vivere in prima persone le mille storie che la Villa ha da raccontare’ spiega Daniela Sari. Il viaggio tra le epoche, scandito dalle intriganti elaborazioni sonore di Emanuele Pusceddu, intreccia fonti antiche e studi storici, ipotesi e leggende, vecchie cronache e un tocco di poesia. Scorrono così, nell’ascolto, le sorprese degli scavi borbonici, gli splendori della società romana, l’eruzione del Vesuvio, gli studi moderni, il restauro, la Positano della danza, le suggestioni preziose del Museo MAR. Guida d’eccezione è il liberto Posides, interpretato, insieme ad altri personaggi che costellano la narrazione, dalla voce intensa dell’attore Emilio Puggioni. Il personaggio di Posides, che appare anche nel fumetto, è ispirato alla figura storica di Posides Claudi Caesaris, eunuco di origine greca, gladiatore ed esperto architetto,fu reso liberto dell’Imperatore Claudio ed è citato da varie fonti antiche (Svetonio, Plinio il Vecchio, Giovenale). La serie podcast è prodotta da Casa del Contemporaneo- Centro di Produzione Teatrale.


Attiva a febbraio 2025 sarà l’innovativa webapp immersiva per la Villa Romana di Positano. Offrirà un’esperienza unica grazie a una mappa interattiva, un tour a 360°, approfondimenti audio sui punti di interesse e curiosità che arricchiscono la visita virtuale. Un viaggio coinvolgente alla scoperta della storia e dei dettagli nascosti di questo gioiello archeologico. Direzione Creativa: Francesca Pavese con Vito Della Speranza (Sintesi Studio); UX / UI Direction: Vittorio Borgia. Produzione Tour 360°: Marco Bizzarro, Lidia Bizzarro. Lo Sviluppo Software di Giuseppe Ferrandino, le fotografi sono di: Vito Fusco. Il Sindaco di Positano ha ufficialmente annunciato che le date della terza edizione di Comunicare l’Archeologia, appuntamento dallo scorso anno ampliato anche con le nuove sezioni Arte, Architettura, Audiovisivi: la cerimonia si terrà il 6 settembre all’interno della programmazione del Premio Massine, Positano Premia la Danza, il riconoscimento più antico al mondo nel suo genere. E proprio per esaltare la doppia anima di Positano, tra danza e archeologia , è nato il personaggio di Isadora, protagonista del fumetto donato ai bambini di Positano: e sarà la ballerina che viene dal passato, ma che rappresenta il talento dei giovani di oggi, ad accompagnare i visitatori anche sulla piattaforma digitale.


Il fumetto ‘Isadora’, a cura di Laura Valente è stato realizzato dalla scuola Italiana di Comix, in italiano e in inglese. La protagonista deve il suo nome ad una della pioniere della danza contemporanea, Isadora Duncan. Autrici sono Chiara Macor e Fabiana Fiengo, due giovani talenti italiani cresciuti nella Scuola Italiana di Comix di Mario Punzo. Di Posides ciò che sappiamo è che si era distinto nella carriera militare, conquistando fama e ricchezza. Edificò numerose ville e terme nell’area del golfo di Pozzuoli e in generale nella zona costiera della Campania. La città di Positano deve forse il suo nome proprio a lui Le sontuose origini


I ricchi romani già nel I sec. a.C. avevano scelto le coste del Golfo di Napoli e della Penisola Sorrentina per edificarvi lussuose residenze, raggiungibili dal mare per dedicarsi esclusivamente all’otium. La Villa Romana di Positano è risalente alla prima età imperiale. La sua storia è ferma all’eruzione che distrusse Pompei nel 79 d.C. e conferma che anche la costa d’Amalfi fu danneggiata. A quel tempo nel ricco complesso residenziale che aveva più piani e degradava verso il mare con rampe e terrazze, era in corso un restauro per sanare i danni del terremoto del 63 d.C. e forse anche in vista di un passaggio di proprietà. Positano dista in linea d’aria solo 20 km dal cratere del Vesuvio e la colonna eruttiva salì per oltre 20 km nell’atmosfera per ricadere poi verso sud. La villa, costruita sull’antico arenile, fu quindi investita da cenere e da una pioggia di pomici dello spessore di due metri, che dai tetti spioventi del triclinio scivolarono verso i giardini. Le strutture collassarono, infine tutto fu travolto da piogge alluvionali e da una colata di fango che si trasformò poi in un materiale durissimo. Fu Karl Weber nel 1758 a descrivere per la prima volta la villa, in seguito Matteo della Corte ipotizzò che questa potesse essere la dimora di Posides Claudi Caesaris, liberto dell’imperatore Claudio, noto per essere attivo proprio nella costruzione di residenze di lusso. La villa si trova sotto l’oratorio della Chiesa di SS. Maria Assunta, la sua riscoperta è avvenuta nel 2003 durante alcuni lavori edili. Il MAR-Museo Archeologico Romano di Positano è frutto oggi della collaborazione tra istituzioni (Soprintendenza ABAP di Salerno, Comune, Curia Vescovile) e rende fruibile i risultati di due successive campagne di scavo (2004/2006 e 2015/2016). Sono stati portati alla luce, a dieci metri di profondità, un settore della sfarzosa residenza con il suo triclinium (una sala da pranzo che attraverso un peristilio porticato si apriva direttamente sulla baia), la pavimentazione musiva e le pitture parietali di IV stile pompeiano. Quella che si presenta agli occhi dei visitatori contemporanei è una autentica meraviglia, esaltata da una eccezionale opera di restauro. Sulla parte bassa affrescata, a fondo rosso, ecco un’edicola con tetto a conchiglia, delfini, pantere, un grifo e un pegaso alato. Nella zona mediana si possono ammirare pannelli di colore giallo ornati da ghirlande, scorci architettonici, scene mitologiche come quella con il centauro Chirone che impartisce lezioni di musica ad Achille. In alto, nell’affresco sulla parete nord, un tendaggio verde, mostri marini, delfini e amorini. Ad est la veduta di un palazzo su tre livelli con una porta d’ingresso in legno, un balcone e un ampio loggiato sostenuti da colonne istoriate. Scoperto in questa zona anche un armadio blindato in legno e ferro, contenente recipienti in bronzo ed oggetti legati al simposio, che oggi sono esposti nell’area museale. Nuovi scavi sono stati recentemente finanziati dal MiC.

Teatro, il 28 dicembre va in scena ad Agrigento “Ciascuno a suo modo”

Teatro, il 28 dicembre va in scena ad Agrigento “Ciascuno a suo modo”Roma, 23 dic. (askanews) – “Lo spettatore dovrebbe essere partecipe come se fosse sul palco, sempre in allerta, come se da un momento all’altro dovesse essere chiamato in causa, deve sentire qualcosa di vivo scivolare dal palco al suo luogo protetto, è un legame erotico, vitale, a tratti inopportuno”. Le parole di Liv Ferracchiati raccontano il suo lavoro drammaturgico sul testo originario di Luigi Pirandello. “Ciascuno a suo modo. O la realtà che quasi non esiste” è il lavoro su cui il giovane e pluripremiato drammaturgo si è messo in gioco su invito di “Oltre le parole”, collettivo teatrale guidato dal direttore artistico Pascal La Delfa e che ha coinvolto sei compagnie teatrali italiane in sei regioni diverse. Conclude il percorso nazionale, iniziato a ottobre, la tappa di Agrigento, con la messa in scena della compagnia “I vetri Blu” diretta dalla regista favarese Ilenia Costanza.


“Nel tempo dei like facili e delle certezze prêt à porter, il testo di Pirandello appare oggi più che mai attuale e visionario: costringere lo spettatore a spostare il punto di osservazione; guardare la realtà diventa “come guardare le varie sfumature di un prisma” racconta il regista Pascal La Delfa. Il 28 dicembre il lavoro, con tutta la sua potenza, arriva nella città siciliana patria di Pirandello, e andrà in scena presso “Le fabbriche” (Fondazione Orestiadi), al centro della città, in linea con la precisa scelta del direttore artistico di utilizzare sempre spazi scenici “non canonici” per coinvolgere “anche il pubblico che non va a teatro”. Scritto e rappresentato esattamente cento anni fa, “Ciascuno a suo modo” è uno dei testi più significativi della poetica di Pirandello, da lui stesso definito il suo scritto più “ingarbugliato”, tanto che nel tempo è diventata una delle opere meno rappresentate del grande siciliano. Ferracchiati si lascia ispirare e cerca di districare la matassa, si muove a passi lievi sul testo originario. La messa in scena viene impreziosita dal cameo di Gianfranco Jannuzzo che arricchisce con la sua voce fuori campo la performance degli artisti Ilaria Bordenca, Romina Caruana, Enzo Piscopo, Stefano Trizzino: volti noti al pubblico teatrale, cinematografico e televisivo, e che per l’occasione tornano tutti insieme nella propria terra di origine dalle varie performance che li vedono spesso protagonisti sugli schermi e i palchi del resto d’Italia. La musica di Loren Vetro e la voce fuori campo di Marta Iacopini completano il ricco e variegato cast. Ma non è tutto: prima della pièce teatrale, “Le fabbriche” (meraviglioso spazio diretto dallo scrittore e critico cinematografico Beniamino Biondi), ospiteranno una sessione di lettura, ma di una lettura particolare, che ancora fa incontrare con potenza le ragioni degli altri: su ispirazione delle human library nate in Danimarca un quarto di secolo fa, chi arriva potrà scegliere un ‘libro vivente’ : ovvero cittadini locali, noti e meno noti, che racconteranno le proprie storie in un rapporto diretto ed esclusivo per uno spettatore/ascoltatore alla volta.


Un itinerario artistico completo, dunque, dove il gioco del teatro svolge il suo ruolo di relazione, di messa a fuoco di desideri, bisogni, paure, e dove la narrazione è rispecchiamento, caduta degli stereotipi, possibilità di pensarsi insieme. Per Pascal La Delfa, direttore artistico del progetto, siciliano di origine ma residente da anni a Roma, “il teatro è collettore di comunità e il progetto nasce dalla necessità e dalla bellezza di ri-portare il teatro in mezzo alle persone: la cultura come strumento di confronto con le parti più profonde di noi. Pirandello è più vivo e attuale che mai, e siamo lieti e orgogliosi di rendergli omaggio nella sua città, coinvolgendo artisti e spettatori locali in un progetto di respiro internazionale”.

Firenze, dopo otto anni riapre il Corridoio Vasariano degli Uffizi

Firenze, dopo otto anni riapre il Corridoio Vasariano degli UffiziFirenze, 20 dic. (askanews) – Riapre, il 21 dicembre, il Corridoio Vasariano degli Uffizi, chiuso dal 2016 per consentire la realizzazione di interventi di adeguamento alle più recenti norme sulla sicurezza. Reso per la prima volta accessibile a tutto il pubblico, visitatori da ogni parte del mondo potranno quotidianamente godervi una passeggiata panoramica unica sopra il centro di Firenze; un percorso che, prendendo avvio da un apposito ingresso al primo piano dalla Galleria delle Statue e delle Pitture, li porterà a camminare sopra il Ponte Vecchio, in modo da raggiungere, di là dall’Arno, il giardino di Boboli e la reggia di Palazzo Pitti. Più che un viaggio, sarà un vero e proprio salto indietro nel tempo di quasi mezzo millennio, quando il Corridoio fu creato. Riportato oggi alla sua originaria nudità, si mostra al visitatore come un semplice “tunnel aereo”, lungo oltre settecento metri sopra il cuore della città, esattamente come appariva all’epoca in cui i signori di Firenze lo percorrevano per arrivare in brevissimo tempo a Palazzo Vecchio, indisturbati e sicuri, dalla loro dimora a Pitti.


Il progetto di consolidamento e recupero per la riapertura del Corridoio Vasariano è stato realizzato da Uffizi e Soprintendenza e presentato nel febbraio 2019 dopo 18 mesi di studi, ricerche e indagini che hanno coinvolto decine di specialisti (oltre mille le pagine del programma, 201 i metri quadrati di elaborati realizzati, 23 le relazioni specialistiche redatte, 2435 fotografie, decine le prove e i saggi sui materiali compiuti). I lavori, per circa 10 milioni di euro – ai quali vanno aggiunto un milione di dollari donato nel 2023 dall’imprenditore statunitense Skip Avansino – sono partiti nel 2022, terminando nelle scorse settimane. L’ultimo restauro del Vasariano risaliva agli anni Novanta. Il nuovo percorso del Corridoio garantisce completa accessibilità per i disabili, con un sistema integrato di rampe, pedane ed ascensori che consentono l’agevole superamento di ogni dislivello lungo l’itinerario; è dotato di servizi igienici; ha una illuminazione a LED a basso consumo energetico ed è interamente videosorvegliato. Tra gli interventi principali previsti dal progetto, la realizzazione di nuove uscite di sicurezza. Tra queste – complessivamente cinque – una è stata ricavata all’interno del vano di un pilone dopo Ponte Vecchio, in Oltrarno, in corrispondenza di via de’ Bardi, e un’altra all’altezza del Cortile delle Cacce, nel giardino di Boboli. Il programma di interventi ha anche previsto operazioni di consolidamento strutturale (nell’ambito del piano di prevenzione antisismica) e il restauro degli interni: in particolare, intonaci, incannicciati, e il pavimento in cotto.


“Dopo otto anni di attesa – ha commentato il ministro della Cultura Alessandro Giuli – la riapertura del Corridoio Vasariano restituisce a Firenze e all’Italia un capolavoro nel capolavoro. Il ‘passetto fiorentino’, infatti, realizzato dal genio di Giorgio Vasari per collegare la residenza medicea di Palazzo Pitti alla sede del governo di Palazzo Vecchio, offre una passeggiata panoramica mozzafiato nel cuore di una città senza eguali. Grazie agli interventi di consolidamento strutturale e restauro, alla sapienza e maestria dei restauratori, alla professionalità delle maestranze, il tutto coordinato da Uffizi e Soprintendenza, il Corridoio è nuovamente a disposizione del pubblico. Accessibilità, sicurezza e sostenibilità energetica contraddistinguono un itinerario che, nella sua complessa stratificazione storico-urbanistica e monumentale, consente di ammirare Firenze in tutto il suo splendore”. “Mantenendo un impegno preso con i cittadini l’indomani dell’insediamento – ha aggiunto il direttore degli Uffizi Simone Verde – il Corridoio Vasariano riapre entro la fine del 2024 al pubblico. Per il Complesso degli Uffizi si tratta di un momento di strategica importanza che permette di ricucire, anche nella sua fruibilità, l’unitarietà della sua storia monumentale e collezionistica. Dal 21 dicembre, infatti, i visitatori che vorranno farlo potranno passare da una parte all’altra dell’Arno, apprezzando in tutta la sua tentacolare estensione la vastità, la coerenza e la ricchezza della cittadella medicea del potere e delle arti. Questa apertura, infatti, va di pari passo con l’opera sistematica di riqualificazione e di ricomposizione museale in corso e che vede concentrate allo stesso livello cure sia sul complesso vasariano degli Uffizi che su Boboli e Palazzo Pitti”.

Cultura, la partecipazione “fuori casa” è tornata ai livelli pre-Covid

Cultura, la partecipazione “fuori casa” è tornata ai livelli pre-CovidMilano, 19 dic. (askanews) – Nel 2023, l’indicatore che monitora i livelli di partecipazione culturale fuori casa della popolazione dai 6 anni si attesta al 35,2%, in aumento di 12 punti percentuali rispetto a quanto registrato nel 2022 (23,1%). Per la prima volta dopo 4 anni, il valore torna ai livelli osservati nel periodo antecedente alla pandemia (nel 2019 era il 35,1%). Aumenta anche la percentuale di persone di 6 anni e più che si sono recate in biblioteca almeno una volta nei 12 mesi precedenti l’intervista, passata dal 10,2% del 2022 al 12,4% nel 2023, senza però tornare ai livelli del 2019 (15,3%) (BES 2023).


Per quanto riguarda i pubblici dello spettacolo, l’incremento maggiore registrato da Istat nel triennio 2021-2023 è quello della partecipazione agli spettacoli cinematografici (passata dal 9% a quasi il 41%) seguita da quella agli spettacoli teatrali (dal 3% a quasi il 20%) e ai concerti di musica leggera e jazz (da 3,7% a 21,7%). Secondo i dati SIAE nel 2023 il numero di concerti ha superato di oltre il 60% quello registrato nel 2019 mentre le rappresentazioni teatrali hanno registrato un incremento dell’11%. Aumenta di quasi 1 punto percentuale rispetto al 2022 la percentuale degli italiani che hanno letto almeno un libro per motivi non scolastici o di lavoro (40,1%). Nel 2023, secondo i dati Eurostat, sono stati 825.100 i lavoratori occupati nel settore culturale, pari al 3,5% del totale degli occupati in Italia. Questo dato posiziona il nostro Paese al ventesimo posto nella classifica UE dei lavoratori in cultura. La maggior parte sono uomini (55%) e, in tre casi su quattro, di età compresa tra i 30 e i 59 anni, mentre gli under 30 anni rappresentano solo il 13% del totale, pur essendo aumentati del 21% dal 2021.


Queste sono solo alcune delle cifre dell’edizione 2024 di Minicifre della cultura, una raccolta dei principali dati statistici sulla cultura in Italia presentato oggi, giovedì 19 dicembre 2024, a Roma, al Ministero della Cultura, dalla Direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali del Dicastero e dalla Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali.

Romanzo Italiano, a Brescia mostra fotografica di Carlisi e Cito

Romanzo Italiano, a Brescia mostra fotografica di Carlisi e CitoRoma, 18 dic. (askanews) – Si svolgerà dal 21 dicembre 2024 al 19 gennaio 2025 con il patrocinio del Comune di Brescia nello Spazio espositivo del MO.CA Centro per le nuove culture del Palazzo Martinengo Colleoni di Brescia la mostra “Romanzo italiano” con le opere fotografiche di Franco Carlisi e Francesco Cito.


L’esposizione, curata da Giusy Tigano e organizzata dall’agenzia fotografica milanese GT Art Photo Agency in collaborazione con SMI Group (S.M.I Technologies and Consulting, Younified, Wyl e SM Innovation Polska), presenta 120 fotografie in bianco e nero di due dei fotografi italiani di maggior rilievo a livello internazionale, i quali si confrontano e lasciano che le loro opere dialoghino tra loro, creando una narrazione condivisa sul tema del matrimonio. Le immagini di Carlisi e Cito ci offrono un racconto visivo profondo e originale, un romanzo per immagini che sfida la fotografia matrimoniale tradizionale, distaccandosi dagli stereotipi di stile e linguaggio. La loro esplorazione visionaria, narrando con toni poetici, ironici e disincantati le emozioni e i molteplici aspetti relazionali e sociali del matrimonio, si distingue per un approccio in netta controtendenza rispetto alle rappresentazioni più convenzionali del rito nuziale.


Le fotografie di Franco Carlisi sono una selezione del più ampio progetto “Il Valzer di un giorno”, vincitore del Premio Bastianelli nel 2011 e del Premio Pisa nel 2013. Il lavoro si concentra sulle nozze in una Sicilia nascosta, lontano dalle convenzioni, catturando l’essenza di un momento che si svolge oltre la rappresentazione scenica del matrimonio. Le immagini, dal grande impatto visivo e quasi barocche nella loro intensità, raccontano scene in cui il tempo rimane in sospensione per cogliere dettagli intensi e spontanei, come un abbraccio, uno sguardo, la lacrima di una sposa o la commozione di un genitore. Andrea Camilleri, nell’introduzione al libro Il Valzer di un giorno, sottolinea come Franco Carlisi sia capace di trasformare la fotografia matrimoniale da un’evanescenza romantica a una rappresentazione vivida e carnale: “L’occhio di Franco Carlisi coglie continuamente dei ‘fuori campo’ e ce li restituisce, direi proprio da narratore, con straordinaria vivezza e intensità. Le foto matrimoniali di solito anelano all’evanescenza, alla leggerezza, alla purezza, alla solennità. Invece, attraverso lo sguardo di Carlisi, tutto diventa carnale, vissuto forte, reale, senza mezze tinte”. La selezione fotografica di Francesco Cito proviene dal progetto “Matrimoni Napoletani” (o “Neapolitan Wedding”), vincitore del prestigioso World Press Photo nel 1995 (categoria “Day in the Life”, 3° premio). Anche in questo caso, l’autore abbandona la monotonia della fotografia matrimoniale convenzionale per creare un linguaggio visivo nuovo, fortemente autoriale, che esplora le dinamiche sociali del matrimonio con occhio critico e riflessivo. L’approccio di Cito scompone il matrimonio tradizionale, come scritto da Michele Smargiassi nell’introduzione al libro Neapolitan Weddings, analizzando con precisione il meccanismo socio-antropologico di questo rito: “Sposarsi qui non è solo folclore ed esibizione. Non è solo un giorno speciale… Tutto il contrario, è la sospensione dell’ordinario, il trasferimento momentaneo ma radicale di un’intera comunità parentale, amicale, sociale in un’altra dimensione, senza più alcun rapporto con l’esistenza ordinaria di tutti. Cito affronta una ‘struttura’ possente, coerente, collaudata, funzionante: il moderno matrimonio foto-genico nella sua fenomenologia più completa e pura. E la de-struttura per comprenderla e smontarla con cura”.


Come per l’esposizione a Roma, la mostra a Brescia è resa possibile grazie alla collaborazione di SMI Group, che rinnova il suo impegno a favore dell’arte e della cultura: “Per le aziende del gruppo SMI, coltivare una passione significa imparare ad ascoltarsi, a rispettare sé stessi e gli altri, a rispettare l’arte. Eventi come il progetto espositivo Romanzo Italiano che, dopo essere stato presentato a Roma a Palazzo Brancaccio, arriva a Brescia in una sede altrettanto prestigiosa, rappresentano un’opportunità di incontro tra la passione e la magia delle opere degli artisti”, afferma il Ceo Cesare Pizzuto.

Triennale apre al cinema: 12 registi per Fondation Cartier

Triennale apre al cinema: 12 registi per Fondation CartierMilano, 15 dic. (askanews) – I film sono in molti casi magnetici e tremendamente evidenti, ma non è neppure questo il vero elemento di fascino della mostra “Il Nostro Tempo”, nuovo capitolo della relazione tra la Fondation Cartier pour l’art contemporain e Triennale Milano. Il punto è la somma di queste opere collocate nello spazio mentale della Triennale e con un allestimento di bunker arc che restituisce la sensazione profonda dell’esperienza cinematografica, anche in un contesto che resta quello dell’arte contemporanea.


“La Fondation Cartier – ha detto ad askanews la curatrice Chiara Agradi – da più di 30 anni porta avanti un discorso con il cinema. La programmazione della Fondation Cartier è sempre stata interessata all’arte cinematografica e questo interesse si è poi concretizzato negli anni nell’organizzazione di mostre dedicate all’arte cinematografica a Parigi e di conseguenza anche all’acquisizione di opere che oggi sono nella nostra collezione. In parallelo la fondazione ha sostenuto l’attività di artisti e registi attraverso un contributo alla produzione, un aiuto alla diffusione”. Il titolo “Il Nostro Tempo” rimanda a echi hemingwayani e la mostra scava in certi aspetti del presente, dalla matematica alle dittature, dall’intimità alla memoria degli alberi, passando pure per un Trittico di Agnès Varda. “Gli artisti in mostra – ha aggiunto la curatrice – seppur con uno sguardo e una sensibilità estremamente differente, indagano e riflettono su quelle che sono le contraddizioni del mondo in cui viviamo”.


Tra i registi presenti in Triennale c’è anche il rumeno Andrei Ujica, che ha portato a Milano il film “Nicolae Ceausescu: un’autobiografia”, dedicato al dittatore comunista ucciso poi nella rivoluzione del 1989. “Ho cercato di fare un film – ci ha spiegato Ujica – in parte per raccontare la sua epoca al potere attraverso i suoi stessi occhi, perché tutte le immagini che ho usato sono state commissionate da lui e realizzate dall’apparato di propaganda. La cosa strana è che quando le metti insieme queste immagini si ritorcono contro di lui”. Per la Triennale, poi, questa mostra è anche un’occasione di allargare ulteriormente le proprie prospettive di ricerca. “A noi – ci ha detto il presidente Stefano Boeri – interessa moltissimo una sperimentazione sul cinema, quindi non si tratta di semplicemente fare una serie di proiezioni, ma si tratta di sperimentare come il linguaggio cinematografico può interagire con tutte le altre arti che ospitiamo e questo allestimento di bunker arc con la curatela di Chiara Agradi secondo me è una risposta perfetta e per noi è veramente l’inizio di un percorso di ricerca sul cinema in Triennale”.


Un percorso che, tra le altre cose, ci ricorda, se mai ce ne fosse bisogno, la centralità delle immagini in movimento sulla scena del contemporaneo, sulla scena dei nostri tempi. (Leonardo Merlini)

Premio Italia Giovane a 21 giovani talenti italiani

Premio Italia Giovane a 21 giovani talenti italianiRoma, 14 dic. (askanews) – Il talento delle giovani generazioni riconosciuto e celebrato dal Premio Italia Giovane, iniziativa giunta all’11ma edizione, che nella prestigiosa sede di Villa Blanc, presso la sede della Luiss Business School a Roma, ha assegnato venerdì l’importante riconoscimento a 21 giovani, tra i 18 ed i 35 anni, “Eccellenze” – questo l’appellativo scelto per i premiati – che si sono distinti nelle materie STEM, imprenditoria, innovazione sociale e servizi alla collettività. Giovani italiani che lavorano nel nostro paese, ma che hanno portato anche il loro talento, impegno e creatività italiana nel mondo, tra Stati Uniti, Giappone e Germania. Premio Italia Giovane inoltre ha dedicato un riconoscimento speciale alle “Eccellenze di Stati”, giovani che onorano il proprio paese, l’Italia, servendo nelle Forze dell’Ordine e nei Corpi Armati.


“Il Premio Italia Giovane è molto più di un riconoscimento: è un messaggio di fiducia nelle nuove generazioni, un investimento sul loro potenziale e un ponte verso un futuro costruito su competenze, innovazione e responsabilità. Celebrare questi giovani significa valorizzare chi, con coraggio e visione, sta costruendo l’Italia del domani” le parole di Andrea Chiappetta, Presidente del Comitato Promotore. Premio Italia Giovane è nato dall’idea visionaria di Franco Frattini, illustre uomo politico, scomparso nel 2022, che ha voluto riconoscere il talento italiano creando questa lodevole iniziativa. L’edizione 2024, sottolineando il connubio tra tradizione e innovazione, ha voluto sottolineare anche il ruolo fondamentale della tecnologia, come l’intelligenza artificiale generativa.


Il Premio Italia Giovane, patrocinato da Senato della Repubblica, Camera dei Deputati e Agenzia Italiana per la Gioventù, è stato ricordato dal Presidente del Senato della Repubblica, Ignazio La Russa, che ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa, come eredità morale del suo ideatore, Franco Frattini, come momento di riflessione e valorizzazione dei giovani e del loro impegno, mentre il Presidente della Camera dei Deputati, Lorenzo Fontana, ha definito la manifestazione di alto valore civile e sociale, che permette di trasmettere esempi positivi per la crescita ed il futuro del Paese. Il Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha lodato i giovani del Premio definendoli linfa vitale della Nazione, protagonisti del presente e non solo del futuro, sottolineando che la Regione Lazio si muoverà a supporto di risposte concrete per aiutarli oggi e non domani.

La scienza, Tintoretto e gli unicorni: meraviglie a Palazzo Grimani

La scienza, Tintoretto e gli unicorni: meraviglie a Palazzo GrimaniVenezia, 14 dic. (askanews) – Una serie di meraviglie che raccontano la scienza dell’Ottocento, ma inserite in un contesto, quello di Palazzo Grimani a Venezia, che a sua volta parla di arte e di passione per il collezionismo. Il risultato di questa curiosa, ma filologicamente corretta, congiunzione è una mostra eclettica, strana, affascinante, che accosta modelli anatomici a dipinti rinascimentali, animali imbalsamati a planisferi e sestanti. “A Cabinet of Wonders” espone parte della collezione di George Loudon ed è curata da Thierry Morel, che ha voluto raccontare, attraverso gli oggetti esposti, come “l’atto del collezionare racchiuda la comune ammirazione per l’arte, la scienza e lo splendore del mondo naturale”.


Perché anche la natura, in questo contesto da Wunderkammer del XVII secolo, è protagonista della narrazione espositiva, attraverso gli animali, ma anche i modelli botanici e gli studi sui corpi. Con uno stile che ricorda la “Collezione di sabbia” di Italo Calvino, la mostra vive di un allestimento contemporaneo che è parte essenziale del progetto e che alimenta il senso di stupore, ma ricorda anche il desiderio inesausto di sapere di più, di conoscere tutto, tipico delle speranze enciclopediche che hanno alimentato a lungo la cultura europea. Forse erano illusioni, ma certamente di grande fascino. E se sotto uno straordinario Tintoretto che racconta la cacciata dal Paradiso Terrestre di Adamo ed Eva con stile estremamente moderno, cioè focalizzandosi solo sui due esseri umani e non sul luogo o sull’ira divina, se accanto a questo dipinto si trovano due lunghi e bianchissimi corni di unicorno, ecco che ogni distanza può essere superata, ogni possibilità è ristabilita, lungo il confine tra il mito, la scoperta scientifica e il sogno, che spesso sono più vicini di quanto immaginiamo. (Leonardo Merlini)

Presentato “I Miss Italy”, calendario 2025 firmato Tiziana Luxardo

Presentato “I Miss Italy”, calendario 2025 firmato Tiziana LuxardoRoma, 13 dic. (askanews) – S’intitola “I Miss Italy” (copyright titolo by Patrizia Mirigliani), il calendario 2025 di Codacons e Miss Italia ideato e firmato da Tiziana Luxardo. 12 “immagini surreali” che raccontano “i pezzi” che stiamo perdendo del nostro Paese con protagoniste 8 Miss capitanate da Ofelia Passaponti, Miss Italia 2025. 12 scatti nei quali, dentro una vecchia valigia in partenza dalla nostra realtà territoriale, la classica bellezza si contrappone a foto di comunicazione più moderna evidenziando la necessità di trovare un equilibrio tra modernità e tradizione. Il messaggio di questo progetto è che, se è giusto che i nostri valori debbano andare nella direzione di un nuovo modello di italianità capace di rappresentare una società in trasformazione, è altrettanto importante non dimenticare le nostre tradizioni ed essere una sorta di conservatori progressisti legati al passato ma proiettati nel futuro.


Spiega Tiziana Luxardo: “Ho usato la mia tradizione fotografica legata alla bellezza per raccontare pezzi del nostro Paese che stiamo perdendo. Bisogna preservare l’arte, l’artigianato, l’agricoltura, la pesca, le nostre spiagge, le nostre industrie, dalla moda al design, insomma dobbiamo conservare la nostra identità storica culturale che è sempre stato il nostro valore aggiunto e ha reso il nostro Paese famoso nel mondo”. Patrizia Mirigliani ha sottolineato: “I Miss Italy’ non è solo un gioco di parole, ma un grido d’allarme e un atto d’amore verso il nostro Paese. Oggi assistiamo a una fuga dei nostri migliori talenti, che portano innovazione e creatività altrove, molti brand italiani, simboli della nostra tradizione, stanno scomparendo, la dieta mediterranea sacrificata per il cibo sintetico. E poi c’è la bellezza, che non è solo estetica, ma cultura, territorio e identità: sotto attacco da chi tenta di omologarla. Vogliamo accendere una luce su questi temi per dire che dobbiamo difendere ciò che ci rende unici e costruire un futuro all’altezza del nostro passato”. Per Carlo Rienzi, fondatore e Presidente Codacons: “il calendario con le bellissime immagini di Tiziana Luxardo sottolinea l’importanza delle tradizioni italiane, dell’autentico Made in Italy che purtroppo, senza interventi urgenti e importanti, siamo destinati a perdere. L’agricoltura con i metodi di coltivazione antichi, la nostra moda che incanta il mondo, la pesca, un’attività millenaria che fornisce un cibo fresco e saporito, i nostri giovani talenti che sono portatori di idee innovative e la speranza per il futuro, l’artigianato, con le sue creazioni uniche”.


Dopo una breve incursione di Gianni Ippoliti, sono intervenuti all’incontro, Patrocinato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e presentato dal Presidente Codacons Marco Ramadori, la Miss Italia in carica, Stefano Masini (Responsabile Ambiente e Territorio Coldiretti), Miss Italia in carica, e le Miss Elisa Armosini (Miss Sorriso Sardegna), Giulia Caramel (Veneto), Dorotea Carniglia (Liguria), Vittoria Latini (Marche), Beatrice Scintu (Miss Cinema Roma), Nicole Vioto (Miss Eleganza Veneto). Successo del momento musicale a cura della cantautrice Valeria Altobelli. Nel parterre il dj e conduttore televisivo Filippo Nardi. La realizzazione del progetto è stata possibile grazie al contributo di Barilla e del Consorzio Grana Padano.


Tiziana Luxardo. Conosciuta e apprezzata in Italia e all’estero, Tiziana Luxardo, continuando il solco della tradizione paterna, ha ritmato tutta la sua vita all’insegna della messa a fuoco, diventando l’erede della famosa dinastia. Fin da bambina ha respirato l’odore delle fotografie, degli acidi della camera oscura e delle pellicole appena asciugate. Ha calibrato il suo gusto pensando degli scatti che potevano fermare delle immagini. La ritrattistica ha costituito l’ossatura dello studio, la cui fama nei decenni precedenti era affidata al talento di Elio, Elda e Aldo Luxardo, figli di Alfredo, ma la fotografia di Tiziana riflette una intelligenza della vita che si esprime nei colori caldi, nei soggetti scelti al di fuori degli schemi obbligati dalla famiglia, nello spirito trasgressivo tipico di una donna che vive a stretto contatto con la realtà.

Roma, al Museo dell’Ara Pacis arriva “Franco Fontana Retrospective”

Roma, al Museo dell’Ara Pacis arriva “Franco Fontana Retrospective”Roma, 12 dic. (askanews) – Paesaggi, skyline, architetture urbane, scorci di metropoli, strade, auto, corpi di donne. Più di 200 fotografie, oltre a video e installazioni, per raccontare Franco Fontana, uno dei più celebri fotografi italiani contemporanei, apprezzato e protagonista di esposizioni in tutto il mondo.


“Franco Fontana Retrospective”, al Museo dell’Ara Pacis di Roma dal 13 dicembre al 31 agosto 2025, è la prima grande mostra monografica sull’artista modenese 91enne: un viaggio attraverso il suo occhio e il suo lavoro che si è evoluto nel tempo, dalla diapositiva alla polaroid, al digitale, sperimentando ma mantenendo fede alla sua poetica eclettica in cui prevalgono il colore, le linee e le geometrie. “Io non ho fatto le foto con la testa ma con il pensiero – ha detto ad askanews – io ho fotografato quello che pensavo, quello che fotografavo era già nato dentro di me, lo portavo con me, e quando lo trovavo lo fotografavo; io ho fotografato di tutto, dai paesaggi alla gente ai cimiteri, tutto quello che mi interessava, infatti non è una mostra di fotografie, è una mostra di pensiero”.


La mostra è divisa per tematiche, dai paesaggi naturali agli studi sulle ombre, dalle foto a Parigi o Tokio, a quelle negli Stati Uniti o a Cuba. Città, palazzi, frammenti di vita e persone, le auto e le autostrade, con le foto scattate in corsa, e ancora il tema della piscina, in cui si esalta il corpo femminile a contrasto col il blu e ancora il nudo. Scatti creativi, per finire con le foto su commissione, come quelle di moda. Il curatore è Jean-Luc Monterosso, tra i fondatori della Maison Européenne de la Photographie di Parigi. “Il filo rosso è il colore, Franco Fontana è un grande fotografo del colore e lo ha scelto fin dall’inizio, è stata la sua una scelta radicale, ma questo colore è messo in evidenza dalle linee, dunque il colore e le linee sono i due fattori essenziali di quest’esposizione – ha spiegato – ma c’è anche un momento di rottura, Fontana lo disse subito, non voleva essere come certi attori americani che interpretavano sempre lo stesso ruolo, voleva fare qualcosa di diverso e grazie alla sua esperienza di bianco e nero ha scoperto l’ombra che è al tempo stesso l’assenza della persona e la sua presenza e questo segnò un’evoluzione nel suo percorso che vedrete nella seconda parte della mostra”. “L’opera di Fontana è immensa – ha raccontato ancora il curatore – riscoperta soprattutto grazie al lavoro di sua figlia Cristina. Ha scattato oltre 600mila foto, credo questa sia solo la prima di tante retrospettive”.


La mostra è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione di Civita Mostre e Musei, Zètema Progetto Cultura e Franco Fontana Studio.