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Maloberti al PAC, storie di una provincia intima e universale

Maloberti al PAC, storie di una provincia intima e universaleMilano, 4 gen. (askanews) – Marcello Maloberti è un artista che sa interpretare i luoghi, le città come soprattutto la provincia, con uno sguardo che è lucido, mai giudicante; tagliente e al tempo stesso affettuoso. Il PAC di Milano gli dedica una grande esposizione, “Metal Panic”, a cura di Diego Sileo, che attraversa tutta la sua carriera e ci racconta una pratica tra le più interessanti sulla scena. “Metal Panic – ha detto Maloberti ad askanews – mi suonava molto bene perché uno, all’interno della mostra c’è molto l’elemento del metallo e l’idea del panico mi piaceva, c’è anche questa idea di un cantiere, quindi di qualcosa che è in movimento, che può essere anche non finito. Quindi mi suonava bene questa parola panico. Poi panico perché, come vivo io questa mostra o i miei progetti, insomma io me li sudo parecchio, quindi sono opere anche abbastanza sofferte, anche se poi il lavoro è piuttosto pulito, chiaro, preciso”.


Intimo anche quando tratta di temi universali, capace di interpretare come pochi la dimensione “italiana” dell’essere artista, Maloberti porta qui le sue parole illuminanti, le sue strutture di periferia, anche il celebre cartello di Casalpusterlengo, questa volta divelto, ma sempre presente, come una storia che non è possibile lasciare andare. Una storia che è ovviamente sempre personale. “In questa piccola stanza, che è la più intima del PAC – ha aggiunto l’artista – c’è un po’ la mia famiglia e penso che le origini, come dice Pasolini, sono quelle che ti segnano. Tu puoi studiare, aggiungere, ma poi quello che ti segna sono le prime cose che vedi, le prime cose che studi, sono un po’ la tua base”. La sensazione è che ci sia una consapevolezza delle storture della società e del mondo, ma che, in qualche modo, i lavori aprano delle altre possibilità. “Questo è il mio modo un po’ di vedere – ha concluso Maloberti -: io praticamente concretizzo il mio occhio. Il mio occhio è così: cerco una pulizia perché poi esca chiaramente un respiro come Cielo che si apre al cielo di Milano, ma è capovolto come lo Zoccolo del mondo di Manzoni, c’è quindi, c’è uno sguardo. Io amo molti lavori che hanno respiro e non dei lavori che ti costringono a un significato. Sono un po’ alla Roland Barthes in cerca anche di senso, come diceva sui film di Antonioni”.


Un senso che potrebbe stare in una partitura per fucile, oppure nel tracciato dolente di un guardrail scultura, o ancora nella postura del ginnasta appeso al cartello di Milano, che è il manifesto della mostra, ma anche una vera e propria nuova opera.

Franz Kafka “scrive” e il pubblico lo legge in diretta

Franz Kafka “scrive” e il pubblico lo legge in direttaGerusalemme, 3 gen. (askanews) – E’ possibile immaginare uno degli autori più influenti del XX secolo scrivere proprio davanti a noi, e correggere in diretta, una delle sue intense pagine descrittive della realtà, appunto “kafkiana”, spesso inutile, della vita moderna? Accade, dal dicembre scorso, e fino a giugno 2025, alla Biblioteca Nazionale d’Israele, nel nuovo edificio a Gerusalemme di fronte alla Knesset che da solo vale la visita, senza calcolare l’immenso patrimonio storico e multiculturale che contiene.


E accade per celebrare i 100 anni dalla scomparsa di Franz Kafka, essendo la Biblioteca una delle tre istituzioni al mondo che conserva oggetti dell’archivio personale e letterario di Kafka. La mostra “Kafka: la metamorfosi di un autore” riguarda la sua storia di vita, le sue opere, i suoi rapporti con la famiglia, gli amici e le persone care, e offre, nella volontà e nel lavoro dei curatori, un esame approfondito del suo atteggiamento nei confronti dell’ebraismo, dello yiddish e del sionismo.


La mostra ripercorre anche l’affascinante storia del patrimonio di Kafka e di come le sue opere letterarie furono infine pubblicate dal suo amico Max Brod. Una storia che inizia prima della morte di Kafka e giunge a una conclusione nel 2019, quando la Corte Suprema israeliana ha deciso che l’archivio di Kafka era un bene culturale che doveva essere depositato proprio presso la Biblioteca Nazionale di Israele. Un viaggio unico, vera esperienza, che come notano i curatori onora l’eredità di Kafka e invita i visitatori a farsi strada attraverso un autentico labirinto letterario. Tra gli oggetti esposti ci sono il famoso testamento di Kafka, in cui chiese a Brod di bruciare tutti i suoi scritti dopo la sua morte, la “Lettera al padre” di 100 pagine accusatorie, i manoscritti originali dei suoi famosi libri Il Processo, Amerika e Il Castello, così come i suoi racconti e novelle, tra cui La Metamorfosi, prime e rare edizioni, lettere personali, nonché i suoi disegni, fotografie ed esercizi di scrittura ebraica. La mostra comprende anche materiali che servono a mostrare l’enorme influenza che il lavoro di Kafka ha avuto in Israele e nel mondo, compresi gli adattamenti in teatro, cinema, danza e arti visive.


Tutto, o quasi tutto, si deve al grande lavoro del dottor Stefan Litt, archivista, curatore di Studi umanistici generali presso la Biblioteca nazionale e co-curatore della mostra “Kafka: Metamorphosis of an Author”. Perchè è anche grazie a lui se la storia processuale di questi preziosissimi materiali si è conclusa con l’assegnazione alla Biblioteca Nazionale d’Israele e perchè, tra nuova tecnologia, conoscenza del pensiero e filologica di Kafka, abbiamo, fosse solo come affascinante curiosità, la possibilità di leggere Kafka proprio mentre scrive.

Il Castello di Rivoli a 40 anni: il presente e una nuova Ouverture

Il Castello di Rivoli a 40 anni: il presente e una nuova OuvertureTorino, 3 gen. (askanews) – A quarant’anni dalla sua inaugurazione, come primo museo di arte contemporanea in Italia, il Castello di Rivoli a Torino ripensa ai propri inizi con una mostra che è un omaggio alla propria prima esposizione, ma anche una riflessione fattiva su cosa significa essere oggi un museo del presente. “Ouverture 2024” è un grande progetto di riallestimento della collezione che vuole parlare delle opere e degli artisti, ma anche della stessa istituzione. “Vuole raccontare parzialmente la storia recente del museo – ha detto ad askanews Francesco Manacorda, direttore del Castello di Rivoli e co-curatore della mostra – ma più che altro, non soltanto la storia recente, vuole anche proiettarsi verso futuro e raccontare attraverso le opere degli artisti quale tipo di museo noi immaginiamo per l’oggi, quali immaginiamo per gli domani e quali momenti e quali riflessioni che l’arte contemporanea ci regala vogliamo portare di fronte agli occhi dei nostri visitatori”.


Quattro decenni dopo l’effettiva “Ouverture” del museo nel 1984, il progetto attuale non vuole rifare quella mostra, ma ispirarsi alle sue modalità, per rendere ancora più vivo il luogo, lo spazio di narrazione museale, che attraverso le opere e le stanze ripensa anche se stesso. “Abbiamo lavorato con gli artisti e gli artisti – ha aggiunto Marcella Beccaria, co-curatrice della mostra – li abbiamo invitati esattamente come ha fatto negli anni 80 Rudi Fuchs a venire al Castello, a fare sopralluoghi, in modo da trovare per ciascuna delle opere in collezione anche le condizioni espositive migliori. Ed è chiaramente un racconto che parla del presente, parla delle tante urgenze che connotano il mondo contemporaneo. Non è una mostra tema, abbiamo pensato che non fosse corretto stringerci in un unico tema, ma ci sono delle grandi tematiche che attraversano questi lavori e li mettono in comune”. Alcuni artisti, come Michelangelo Pistoletto, Richard Long o Sol LeWitt, sono presenti oggi come nel 1984, ma il riallestimento, concepito per sale che sono a loro volta delle piccole mostre personali o bipersonali, guarda con forza al presente, con gli occhi di artisti imprescindibili come Pierre Huyghe, Anne Imhof, Ed Atkins e soprattutto Hito Steyerl, che scavano dentro il nostro tempo e la sua disumanizzazione digitale, cercando il presente estremo.


“Per tornare al presente e per tornare secondo me anche al futuro – ha aggiunto Manacorda – bisogna veramente affidarsi alle mani e alle visioni degli artisti, quindi quello che il Castello ha sempre fatto e continua a fare è quello di seguire gli artisti in territori che sono ancora inesplorati. C’è un nucleo di opere per esempio che si occupa del digitale e di quello che vuol dire la rappresentazione del sé, sempre più complesso, frammentato tra il reale e il virtuale. In questo caso sono proprio gli artisti a darci degli strumenti critici per guardare a quelle che sono le macchine digitali, quello che è l’impatto che l’arte dell’intelligenza artificiale sta iniziando ad avere ma che nei prossimi anni sarà sempre più grande”. Quello che l’esposizione del Castello di Rivoli apre, insomma, è come una finestra polifonica su ciò che non sappiamo e su ciò che potremmo essere. Un viaggio incerto e interessante, come il percorso dentro la tela jeans mobile di una grande installazione di Paola Pivi. Ognuno arriverà all’uscita con il proprio passo. (Leonardo Merlini)

Peggy Guggenheim, nel 2024 oltre 388mila ingressi, 1240 al giorno

Peggy Guggenheim, nel 2024 oltre 388mila ingressi, 1240 al giornoMilano, 2 gen. (askanews) – Il 2024 della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia si chiude con “un risultato eccellente”: oltre 388.000 ingressi durante i 313 giorni di apertura, con una media giornaliera di 1.240 ospiti. Nel complesso si registra un +2,5% rispetto al 2023. A questa cifra, composta da un pubblico per il 75% proveniente dall’estero e un 25% nazionale, si aggiungono oltre 6.000 persone che hanno visitato la collezione in occasione di inaugurazioni, eventi istituzionali, corporate e privati, e oltre 10.000 partecipanti a Public Programs, Kids Day, programmi di accessibilità quali Doppio Senso e Io vado al museo, visite legate al progetto A scuola di Guggenheim, che ha visto quest’anno l’adesione di 230 scuole di ogni ordine e grado su tutto il territorio del Veneto, con oltre 7.280 studenti e studentesse.


“Siamo decisamente soddisfatti dei risultati ottenuti in questo 2024 che si è appena concluso – ha affermato la direttrice Karole P. B. Vail -. In un anno che ha visto Venezia ospitare la Biennale Arte, nonché importanti rassegne d’arte organizzate dalle varie istituzioni cittadine, il nostro museo ha registrato un eccellente numero di visitatori, che è andato oltre le aspettative. Siamo entusiasti di come critica e pubblico abbiano accolto l’omaggio dedicato a Jean Cocteau, mostra ripresa più volte dal New York Times che l’ha inserita tra le esposizioni da non perdere a Venezia durante la Biennale, e ora il meritato tributo a Marina Apollonio. Siamo oggi già al lavoro sul programma espositivo dell’anno, che vedrà Maria Helena Vieira da Silva e Lucio Fontana al centro di due grandi monografiche in apertura rispettivamente ad aprile e ottobre. Non mancheranno naturalmente attività collaterali gratuite, Public Programs, progetti di accessibilità e inclusività, per ogni tipo di pubblico e per i nostri sostenitori”. E se la mostra Marina Apollonio. Oltre il cerchio, che rimarrà aperta fino al 3 marzo, ha già registrato dalla sua apertura il 12 ottobre oltre 75.000 presenze, c’è già grande attesa per la personale dedicata a Maria Helena Vieira da Silva, Maria Helena Vieira da Silva. Anatomia di uno spazio, in apertura il 12 aprile. Attraverso una selezione di circa settanta opere, provenienti da prestigiose realtà museali internazionali, tra cui Centre Georges Pompidou, Parigi, Solomon R. Guggenheim Museum, New York, Tate Modern, Londra, nonché importanti gallerie, tra cui Jeanne Bucher Jaeger, Parigi, e collezioni private, la mostra offre uno sguardo approfondito sull’evoluzione del linguaggio visivo di Vieira da Silva, artista portoghese naturalizzata francese, mettendo in luce la sua capacità di trasformare lo spazio pittorico in ambienti astratti e illusioni ottiche. Seguirà in autunno un prezioso omaggio a Lucio Fontana, Mani-fattura: le ceramiche di Lucio Fontana, prima mostra mai realizzata in un museo ad essere esclusivamente dedicata alle opere in ceramica di Fontana, testimonianza unica ed eccezionale della portata dell’immaginazione e della complessità dell’artista come scultore.

Arte contemporanea ed entertaiment, l’Euphoria del possibile

Arte contemporanea ed entertaiment, l’Euphoria del possibileRoma, 31 dic. (askanews) – Una mostra che ha l’ambizione di unire l’arte contemporanea e il grande pubblico. “Euphoria – Art is in the Air” che il Balloon Museum ha portato a La Nuvola a Roma rappresenta un modo diverso, sicuramente giocoso e mainstream, ma colto e tutt’altro che semplicistico, di portare i lavori di grandi artisti a essere fruibili a tutti, oltre i tradizionali steccati, magari invisibili ma indiscutibili, che vengo frapposti, a volte pure da noi stessi come spettatori. Il tema della mostra sono opere legate al concetto di gonfiabile e, stanza dopo stanza, le scoperte sono divertenti, sorprendenti, profondamente legate alla natura del contemporaneo.


“Il gonfiabile – ha spiegato ad askanews il curatore Valentino Catricalà – è un qualcosa che noi associamo a bambini, ai ragazzi, a qualcosa di giocoso, quando in realtà è uno dei media più utilizzati dagli artisti dagli anni 2000 in poi, proprio perché rappresenta questa esplosione di un certa tipo di economia, e di economia anche dell’arte, legata a grandi installazioni: gli artisti hanno cercato di riflettere sulla nostra società e sullo sviluppo del nostro capitalismo attraverso il medium più rappresentativo, cioè il gonfiabile. E questa mostra cerca proprio di entrare nel vivo di questa relazione. E cioè una mostra che vede nel gonfiabile un punto di riflessione sulla nostra società, ma allo stesso tempo anche un qualcosa per il grande pubblico che può giocare e riflettere sulla complessità che noi stiamo vivendo oggi”. Le installazioni sono venti e ci sono sia artisti specializzati nella “Inflatable Art”, sia nomi cruciali della scena del contemporaneo, come Phlippe Parreno, che in due delle prime sale del percorso costruisce un sentimento poetico lieve, ma profondissimo, e ci riporta al nostro modo di stare dentro lo spazio come spazio di percezione e consapevolezza. Oppure come Martin Creed, che letteralmente chiama i visitatori a entrare in una casa satura di palloncini azzurri, con la conseguente perdita di riferimenti e una sorta di esplorazione di un ignoto monocromo e apparentemente familiare. O ancora Carsten Höller, che ha portato a Roma un grande muro di luci pulsanti. “Se stai davanti all’opera con gli occhi chiusi – ci ha detto l’artista – è incredibile: si visualizzano queste campiture di colore e anche a livello di suoni si crea una sorta di esperienza visionaria. Se si resta per un po’ di tempo, poi tutto cambia”.


Il cambiamento è un’altra delle parole chiave del progetto, ogni sala ha colori diversi e suscita sensazioni diverse. È chiaro che alcuni elementi essenziali della mostra sono presi dalla grammatica dell’entertainment di massa, ma è altrettanto evidente che le installazioni funzionano anche a un altro livello, che spesso ha a che fare con il confronto con sensazioni di incertezza e di disagio. E anche la grande piscina di palline rosse di Hyperstudio, dove i bambini nuotano e giocano, è un luogo dove le percezioni sono costrette a cambiare in modo non scontato, così come accade tra le lampadine di Rafael Lozano-Hemmer, che sono sì un meraviglioso panorama notturno o intergalattico, ma che vibrano del nostro stesso battito cardiaco, dall’interno. E’ una mostra spettacolo, ovvio, ci sono le bolle di sapone e i giochi coloratissimi, ma l’euforia che si genera è fatta anche di pensiero. “L’arte e l’intrattenimento – ci ha detto ancora Höller – hanno tra loro una relazione di amore-odio, un rapporto difficile, spesso non vanno insieme, ma quando lo fanno in un certo modo si svela un potenziale enorme”. Che è quello su cui hanno puntato i promotori del progetto itinerante di Balloon Museum. “Balloon Museum – ci ha spiegato Roberto Fantauzzi, presidente di Lux Entertainment SPA – è un progetto che è nato a Roma tre anni fa, ma che è esploso adesso in tutto il mondo, un vero fenomeno globale. Siamo in America, in Asia e in Europa. Siamo tornati a Roma dopo tre anni con una nuova mostra, perché adesso abbiamo quattro mostre, venti artisti diversi per ogni mostra, ma un unico comune denominatore: arte gonfiabile e interattiva per famiglie e bambini”.


E forse l’immagine giusta per chiudere questo racconto sono i palloncini vorticanti di “Invisible Ballet” di Hyperstudio: un ambiente dove l’euforia sembra manifestarsi fisicamente, ma nel quale, al tempo stesso, abbiamo perso il controllo della situazione e siamo in balia dell’arte. (Leonardo Merlini)

Chiude a Montesacro la libreria Bookish, ma lavoro prosegue

Chiude a Montesacro la libreria Bookish, ma lavoro prosegueRoma, 31 dic. (askanews) – Giorgia Sallusti, punto di riferimento per gli appassionati letterari del Giappone e non solo, chiude la sua libreria Bookish, a Montesacro. Ma le attività della libreria in qualche modo proseguono. La stessa Sallusti lo spiega in una lettera aperta.


È dunque arrivato quel momento, scrive: Bookish libreria chiude, Bookish si trasforma. Sono passati dieci anni da quando la vostra affezionata libraia ha montato gli scaffali, dipinto l’insegna e finalmente ha aperto le sue porte: in tutto questo tempo, voi lettrici e lettori siete stati la spinta vitale che ha fatto di Bookish la libreria accogliente che è stata.


Adesso però è il momento di cambiare: io stessa ho scritto, tradotto, raccontato libri in giro per l’Italia nei mesi e negli anni passati, e lo farò ancora in futuro. E siccome Bookish ha bisogno di una cura e delle attenzioni che io non riesco più a dare, e siccome ancora ahimè non ho il potere della duplicazione come Naruto, allora trovo necessario chiudere queste piccole porte di legno che ho attraversato ogni mattina. In questi dieci anni Bookish è stata un salotto accogliente per chiunque volesse chiacchierare di libri e non solo; è stata parte di una rete culturale e solidale sul territorio, che certamente non muore qui; si è fatta portavoce di lotte femministe, di inclusione, di amore per le diversità e le voci del mondo.


Ha portato avanti un gruppo di lettura, ha portato i libri in giro per tutto il municipio, ha fatto incominciare a leggere chi nemmeno ci pensava. Soprattutto, per me, è stata un modo per conoscervi, per accogliere i vostri consigli e le vostre impressioni, per crescere come libraia e come lettrice, e di questo vi sono grata.


Grazie a tutte le persone che sono passate almeno una volta, ma qui voglio ringraziare in special modo e con tutto il cuore le persone che ci son state fin dall’inizio e che non hanno mai smesso di considerare Bookish la propria casa. È stato faticoso, ma di grande soddisfazione. Sono stata una libraia solitaria, qui da Bookish, ma circondata da tanto affetto, il vostro. Ma non disperate! Bookish non muore mica qui, e continua in altri progetti, eccoveli: The bookish bookclub: il gruppo di lettura di Bookish, coordinato da Carla Gambale, resta saldo al suo posto una volta al mese, e nei suoi canali discord e telegram. La selezione di Bookish sulla letteratura orientale sarà ospitata in un piccolo spazio dedicato in un’altra libreria amica, Sinestetica, a viale tirreno 70. Questo perché puoi togliere una libraia da una libreria, ma non puoi togliere la libreria da una libraia. O qualcosa del genere. La libraia stessa la trovate di tanto in tanto da Sinestetica a far cose o a chiacchierare col libraio. Le pagine social resteranno attive per continuare a consigliarvi tutti i libri belli che arrivano sugli scaffali delle librerie. Nei Japan Days del Mercatino giapponese troverete sempre lo stand con la selezione di Bookish sulla letteratura giapponese. E quindi: Bookish resta aperta dal 7 gennaio al 7 febbraio, periodo in cui potrete venire a comprare tutti i libri che sono qui sugli scaffali, molti in sconto.

Intesa Sp, 750 mila visitatori nei suoi musei nel 2024

Intesa Sp, 750 mila visitatori nei suoi musei nel 2024Roma, 30 dic. (askanews) – Nel 2024 sono stati 750 mila i visitatori delle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo, i quattro musei a Milano, Napoli, Torino e Vicenza, che nascono dalla trasformazione di palazzi storici di proprietà della Banca precedentemente adibiti a sedi di lavoro: grazie a imponenti interventi di ristrutturazione architettonica, tali edifici di pregio sono diventati luoghi dedicati all’arte e alla cultura per l’esposizione di parte delle oltre 35 mila opere d’arte di cui 3.500 di particolare pregio della collezione di Intesa Sanpaolo.Di questi, 100 mila sono stati studenti di scuole di ogni ordine e grado, per i quali le attività sono gratuite.


L’attività svolta nell’ambito del Progetto Cultura, piano pluriennale di iniziative nato per volontà dell’attuale Presidente Emerito Giovanni Bazoli, ha visto la realizzazione di dodici grandi mostre, 60 incontri collaterali e numerose partnership con istituzioni culturali italiane e straniere. L’impegno verso l’arte e la cultura, diventato negli anni un valore identitario e tratto distintivo del Gruppo guidato da Carlo Messina, è parte di un imponente programma che destina 1,5 miliardi di euro per interventi per l’Italia entro il 2027. Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni storici Intesa Sanpaolo e Direttore Generale delle Gallerie d’Italia ha affermato: “L’anno che si conclude è stato un anno di risultati oltre gli obiettivi e le aspettative. Non mi riferisco solo ai grandi progetti espositivi realizzati nelle quattro Gallerie d’Italia, sempre originali, frutto di ricerca e di relazione con importanti istituzioni, ma penso anche al numero crescente di visitatori e alle attività fatte con le scuole e i pubblici fragili, componente identitaria del Progetto Cultura di Intesa Sanpaolo. La principale soddisfazione è la forte considerazione con cui le Gallerie d’Italia sono conosciute e riconosciute, come luoghi che appartengono alle rispettive comunità, portando contributi che qualificano la proposta culturale delle città e delle piazze che le ospitano. è importante sottolineare anche l’ampiezza delle iniziative dedicate alle nostre collezioni d’arte in altre sedi in Italia e all’estero, grazie a un lavoro condiviso con altre realtà che pone la Banca tra i principali interlocutori europei nel difendere e diffondere il patrimonio culturale nazionale”.

Sinner, Meloni e Trump sono i più ricercati sul sito della Treccani

Sinner, Meloni e Trump sono i più ricercati sul sito della TreccaniRoma, 30 dic. (askanews) – Il tennista italiano più forte del mondo Jannik Sinner, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il neoeletto presidente americano Donald Trump: sono questi i tre personaggi che compongono il podio dei più ricercati nel corso del 2024 sul portale treccani.it, che vanta oltre un milione di pagine visitate al giorno.


È Jannik Sinner, e non poteva essere altrimenti considerati gli straordinari successi conseguiti da questo campione, il più ricercato nel 2024: espressione di “puro tennis”, “predestinato a dominare il prossimo decennio”, protagonista di un “tennis di altissimo livello”. Un successo che, secondo la Treccani “ha messo Sinner sotto i riflettori sin da quando era un teenager e ciò, in un Paese come l’Italia, significa caricarlo di pressioni e aspettative per poi tentare di abbatterlo al primo sbaglio o alla prima scelta non condivisa”. A poca distanza, sul podio dei più cliccati sul portale treccani.it, Giorgia Meloni, prima donna nella storia repubblicana ad assumere la carica di presidente del Consiglio dei ministri. Come ricorda la Treccani, Giorgia Meloni è “interessata alla politica sin dall’adolescenza e nel 1996 ha iniziato la militanza in Alleanza nazionale come responsabile del movimento studentesco… nel 2012 ha fondato insieme a Ignazio La Russa e Guido Crosetto il partito Fratelli d’Italia – Centrodestra Nazionale (dal 2014 Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale e dal 2017 Fratelli d’Italia)”, che alle elezioni politiche del 2022 ha avuto uno straordinario successo, affermandosi come primo nel Paese con circa il 26% dei consensi e ottenendo, con la coalizione di centro-destra, con Forza Italia, Lega, Noi moderati circa il 44% dei voti, la maggioranza assoluta in Parlamento.


Terza posizione per Donald Trump, il neoeletto presidente degli Stati Uniti, che non ha mai smesso di attirare l’attenzione del pubblico e ha dato origine alla voce trumpismo, registrata a tempo di record dal Vocabolario Treccani. A seguire nella speciale classifica dei 10 più ricercati del portale treccani.it Yulia Navalnaya, vedova dell’attivista politico russo Aleksei Navalny, perseguitato e deceduto a Kharp nel febbraio di quest’anno; Angelina Mango vincitrice dell’ultima edizione di Sanremo; Ahoo Daryaei, la studentessa iraniana divenuta celebre per essersi fatta fotografare parzialmente svestita scatenando la repressione del regime; Kate Middleton, moglie dell’erede al trono britannico William; Elon Musk, alla guida della Tesla e di X; la scrittrice sudcoreana Han Kang, premio Nobel per la letteratura e Maura Delpero, la regista Leone d’Argento 2024, in lizza per l’Oscar come miglior film straniero.

Al Museo di Tel Aviv le opere escono dai bunker per tornare esposte

Al Museo di Tel Aviv le opere escono dai bunker per tornare esposteTel Aviv, 27 dic. (askanews) – “E’ un momento molto emozionante per noi, siamo nella sala della collezione di arte moderna del Museo di Tel Aviv, rivedere tutte queste opere esposte che tornano al loro posto dopo più di un anno che erano nel bunker del museo messe in salvo e in sicurezza dal pericolo dei missili è molto importante, così come renderle visibili e accessibili al pubblico”.


Lior Misano, assistente della Direttrice del Tel Aviv Museum of Art, racconta così con emozione la riapertura delle sale delle collezioni di arte moderna, con le opere di Klimt, Picasso, Dalì, Magritte, Ernst e Kandinsky solo per citare alcuni degli eccezionali artisti esposti. Le sale di arte moderna erano rimaste vuote dopo l’inizio degli attacchi missilistici alle città israeliane, con i capolavori spostati fisicamente dagli stessi dipendenti del museo nei bunker deposito appositamente predisposti. Ora l’arte torna a mostrare forte il suo messaggio, e lo fa anche con una mostra denominata I don’t want to forget nella quale un gruppo di artisti israeliani sono stati chiamati a catturare l’evoluzione della memoria dei tragici eventi del 7 ottobre. Con una domanda di fondo: che potere può avere l’arte in tempi di crisi? .

Treccani presenta podcast natalizio: “TreCcose sul Natale”

Treccani presenta podcast natalizio: “TreCcose sul Natale”Milano, 23 dic. (askanews) – La Treccani presenta un podcast natalizio per approfondire il tema del presepe. Si chiama “TreCcose sul Natale” e vede una riflessione di Don Luigi Maria Epicoco, autore di successo, sulle tre figure iconiche della Natività: Maria, Giuseppe e il bambino.


Il podcast, ideato assieme a Nico Spuntoni e condotto con Ilaria Bianchi, è prodotto da Edulia dal Sapere Treccani ed è disponibile gratuitamente su tutte le principali piattaforme di streaming. Maria è la protagonista del primo episodio, intitolato Madre, dove si esplora il valore della maternità e del suo amore incondizionato, anche di fronte alle difficoltà più ardue. Nel secondo episodio, Padre, Giuseppe rappresenta l’umiltà e la solidità di un genitore che, senza prevaricare, guida con discrezione e fiducia.


Infine, Figlio, l’episodio conclusivo, ci parla della libertà e delle incomprensioni che ogni genitore e figlio attraversano, riflettendo anche sulla dimensione umana della Sacra Famiglia