Passa al contenuto principale
#sanremo #studionews #askanews #ciaousa #altrosanremo

Lamiere e tempo: da CLER Daniela Comani e Federico Maddalozzo

Lamiere e tempo: da CLER Daniela Comani e Federico MaddalozzoMilano, 12 feb. (askanews) – Le automobili come elementi del tempo, come funzioni del ricordo, come spazio di presenze effimere, ma plastiche, definite, riproducibili nel loro essenziale mistero. Da CLER in via Padova a Milano prosegue fino al 15 febbraio la mostra “Tutto lamiera” di Daniela Comani e Federico Maddalozzo, che presenta fotografie e sculture legate all’immaginario dell’auto, ma non nel senso più glamour o di design, bensì in una prospettiva che è a suo modo “storica”, Su tratta però di storie intime e personali, che unite poi hanno la forza di spostare il ragionamento sulla società, ma dalla prospettiva del tempo individuale che è passato, delle esperienze che ci sono capitate.


La civiltà dell’automobile ha segnato il Novecento in profondità, a livello sociale, politico, ambientale. Ma anche a livello sentimentale e privato. Ed è a suo modo commovente trovare nella mostra da CLER frammenti del diario che Daniela Comani teneva da bambina appuntando i dettagli delle auto che vedeva dal finestrino durante i lunghi viaggi per raggiungere i luoghi di vacanza. Così come ha una sua profondità temporale guardare le fotografie di modelli di auto famosi, ma in un certo senso completamente ripuliti dalla dimensione di marketing, e forse anche funzionale, per lasciare solo l’aspetto formale, che è estetica e memoria e linee, alla fine. Così partendo da due immagini pubblicitarie di una Fiat 127 che mostrano la capacità di carico della vettura, attraverso dei solidi che riempiono lo spazio del bagagliaio, Federico Maddalozzo ha creato una scultura che riproduce proprio quei solidi – e il loro portato interiore di desiderio di razionalismo, oltre che di una delicata ingenuità – e sopra vi ha appoggiato altri lavori scultorei che riproducono parti di lamiera o la trama degli interni e dei sedili di altre automobili che un giorno, che oggi appare lontano come la nostra stessa vita passata, avevano attraversato le nostre città e il nostro immaginario. Frammenti che hanno dentro una loro esistenza, non sono macerie o scarti, ma sembrano elementi pronti a “rimettersi in moto”, in una prospettiva di tempo che può essere solo circolare. E accanto a loro altre immagini e pagine di Comani, in un dialogo tra i due artisti che funziona anche per i continui scambi.


Come ha scritto Ivan Carozzi in un testo per la mostra: “Solo ciò che non ha un’anima, come l’automobile, non tradisce”. Ma la mostra a Milano un’anima ce l’ha, e sembra essere la nostra. (Leonardo Merlini)

In libreria il romanzo “La destinazione” di Serena Penni

In libreria il romanzo “La destinazione” di Serena PenniFirenze,9 feb. (askanews) – Carla, Paolo, Elisabeth: tre voci raccontano se stesse e una storia, personale e condivisa, nella quale si stratificano, con inesauribile generosità, punti di vista, interpretazioni, monologhi, confessioni. Ma c’è sempre qualcosa che sfugge, che scavalca le spiegazioni razionali e rassicuranti, che si muove sotto la superficie dei fatti, presenti e passati. Così ne “La destinazione” (Il ramo e la foglia edizioni) di Serena Penni, scrittrice e studiosa di letteratura, si compie fedelmente quanto annuncia nell’epigrafe la frase del filosofo Jose’ Ortega y Gasset: “Abbiamo solo la nostra storia ed essa neppure ci appartiene”.


I protagonisti del romanzo, il quarto della scrittrice, ripercorrono le proprie vite in un dialogo tanto con se stessi quanto con il “tu” a cui ciascuno dei tre si rivolge carico di amore e desiderio, come di rabbia e di disillusione. Ognuno svela, nel dipanarsi della storia, il proprio segreto fino ad allora custodito da un fortino di non-detti e di equivoci che l’amore o la pretesa di amore non è riuscita a conquistare. Forse senza nemmeno provarci perché Carla, Paolo ed Elisabeth parlano prima di tutto a se stessi, incatenati al proprio, personalissimo, dolore dal quale non riescono ad uscire. Paolo, rammenta Carla, portava dentro di se’ la sua storia “come si custodisce un male oscuro che è nato con noi, che detestiamo eppure abbiamo anche imparato ad amare perché senza di esso non sapremmo più riconoscere noi stessi nella mischia, distinguerci dal resto del mondo”. Così quello che si potrebbe presentare come un triangolo amoroso, con tutti i malsicuri porti in cui approdano certi rapporti di coppia, è in realtà anche un’altra cosa, un’esplorazione delle proprie radici e quindi, necessariamente, un viaggio attorno al rapporto con chi ci ha generato.


Le pagine più dense del romanzo, infatti, ruotano intorno ai dualismi padre-figlio, madre-figlia e madre-figlio. E’ qui – ci viene suggerito – che ogni sciagura ha origine. “Ci univano strade segrete che si irradiavano nel sottosuolo della nostra esistenza, una vita iniziata in lui e proseguita in me, come una galleria scavata sotto il mare torbido dell’apparente normalità. Eravamo padre e figlio. Eravamo due assassini”, afferma Paolo. “Sono la terza di quattro sorelle e mia madre ci picchiava tutte, ogni giorno. da quando ho memoria fino alla mattina di novembre in cui me ne sono andata di casa”, gli fa eco, a distanza di pagine, Elisabeth. Il loro incontrarsi e le loro decisioni (“Non ho mai voluto un figlio, l’ho sempre saputo. Nella mia vita ho avuto dubbi quasi su tutto e pochissime certezze, ma questa è una di quelle”, confessa Paolo parlando di Carla) non possono prescindere da rapporti familiari malati, contagiosi nella loro disfunzionalita’ o tutt’al più indifferenti. Rapporti primordiali che evolvono di pari passo con la storia – ecco che per Paolo il padre assume forme mutanti, eccelle nel mostruoso fino a sprofondare nell’insignificante – e che precipitano, nell’aria “densa e quasi palpabile per via dell’umidità”, in un finale del quale, ancora una volta, esistono tre versioni e tutte e tre non comunicanti.

Turismo sostenibile, a Roma giornata riflessione su Parco Cinque Terre

Turismo sostenibile, a Roma giornata riflessione su Parco Cinque TerreRoma, 10 feb. (askanews) – “Overtourism? Riflessioni per la tutela del patrimonio nazionale ed un turismo sostenibile. Il caso del Parco delle Cinque Terre”. E’ il titolo dell’iniziativa in programma martedì 13 febbraio alle 9 a Roma presso la sala conferenze della Istituzioni Ue a Roma ‘Esperienza Europa – David Sassoli’


L’evento, organizzato dal Parco delle Cinque Terre in collaborazione con la Rappresentanza in Italia della Commissione europea e l’Ufficio in Italia del Parlamento europeo, offre un momento di riflessione e di confronto su un tema complesso che accumuna diverse destinazioni del patrimonio nazionale: il fenomeno dell’overtourism. Partendo dal caso del Parco delle Cinque Terre e dalle buone pratiche green da esso adottate per governare i flussi turistici, si analizzerà questo importante settore dell’economia, condividendo esempi virtuosi per avere un turismo che sia reale motore di crescita socio-economica basato su regole di sostenibilità e sulla capacità di produrre benessere per le comunità.Prenderanno parte al convegno rappresentanti istituzionali ed esperti del settore a livello nazionale e internazionale e del mondo della cultura.

Andrea Bianconi a Houston: danza interiore con noi stessi

Andrea Bianconi a Houston: danza interiore con noi stessiHouston, 10 feb. (askanews) – Andrea Bianconi torna alla Galleria Barbara Davis di Houston, in Texas, con un nuovo progetto che esamina in modo giocoso il nucleo del suo io, mescolando creatività leggera con idee decisamente introspettive. Brillante e sempre in fermento, l’artista vicentino utilizza lo strumento del velo per esplorare i suoi concetti, che sembrano stare a metà strada tra la fantasia e la realtà.


“Questa mostra – ha detto Bianconi – parla di domande e racconta domande. Invisible dance è una danza interiore con me stesso, è la danza interiore che noi abbiamo con noi stessi. Quando noi abbiamo un’idea e vogliamo trasformare questa idea creativa c’è un momento in cui danziamo con noi stessi, e questa mostra parla anche di questo”. Il velo stuzzica la comprensione, dando un’idea di ciò che sta sotto. Oltre alle sue frecce, Andrea Bianconi manipola la trasparenza morbida nei suoi disegni, nelle sculture e nelle performance. Esplora la dissonanza cognitiva creata dal vivere l’esperienza umana e, così facendo, ci permette di sbirciare sotto il suo velo. Seguiamo la sua interminabile linea di interrogazione, perdendoci nelle pieghe delicate e negli strati misteriosi. Accompagnati dall’arguzia di un artista che usa l’intelligenza come pratica creativa.

Inaugurata al Museo Culturale di Bassora riproduzione Toro di Nimrud

Inaugurata al Museo Culturale di Bassora riproduzione Toro di NimrudRoma, 6 feb. (askanews) – L’Ambasciatore italiano in Iraq Maurizio Greganti ha inaugurato presso il Museo di Bassora la targa in ricordo della donazione dell’Italia al Governo e al popolo iracheno della riproduzione del “Toro di Nimrud”, gioiello dell’arte assira distrutto dalla furia iconoclasta dell’Isis-Daesh nel 2015.


Alla cerimonia inaugurale hanno preso parte numerose autorità irachene, tra cui il Ministro della Cultura, del Turismo e delle Antichità, Ahmed Fakak al Badrani, il Direttore dell’Iraqi State Board of Antiquities and Heritage, Ali Shalgham, e il Direttore del Museo, Mustafa Jasim Al-Husseini, che hanno celebrato questa occasione come una felice tappa della ricostruzione del patrimonio culturale del Paese e una vittoria morale sulla furia iconoclasta di Daesh nel 2015. L’Ambasciatore Greganti ha espresso profonda ammirazione per l’immenso patrimonio artistico e culturale iracheno, confermando il perdurante impegno italiano al fine di preservare e rendere fruibile questa eccezionale eredità, nel solco di una tradizione oramai consolidata grazie al lavoro straordinario di tanti esperti oltre che delle numerose missioni archeologiche italiane attive nel Paese, giunte ormai a più di venti.


L’Ambasciatore ha rivolto un profondo ringraziamento all’”Associazione Incontro di Civiltà” del Presidente Francesco Rutelli che, con il sostegno finanziario della Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo, ha promosso e coordinato il prezioso e tenace lavoro compiuto per la riproduzione della statua del “Lamassu” – il toro androcefalo alato dell’antica città assira di Nimrud, posto a protezione del palazzo di Ashurnasirpal II (IX secolo a.C.) e distrutto dal Daesh nel 2015. L’opera, riprodotta in scala 1:1 da una squadra di restauratori italiani sotto la guida di Nicola Salvioli dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e con la supervisione scientifica del Prof. Davide Nadali dell’Università Sapienza di Roma, è stata realizzata in occasione della mostra “Rinascere dalle distruzioni. Ebla, Nimrud, Palmira” promossa e curata dall’Associazione Incontro di Civiltà. Al termine della mostra, il toro è approdato alla sede UNESCO di Parigi, divenendo un simbolo dell’azione #Unite4Heritage, prima di giungere alla sua definitiva destinazione a Bassora. “Ecco una luce – dice Francesco Rutelli, Presidente dell’Associazione Incontro di Civiltà -, una preziosa luce italiana. Queste immagini presentano un piccolo miracolo del Soft Power italiano, della nostra Diplomazia Culturale. A Bassora, Iraq, si inaugura un’opera che ho e abbiamo fortemente voluto: la ricostruzione del Toro di Nimrud, distrutto dal terrorismo iconoclasta dell’ISIS-DAESH nel 2015, in quella che fu tremila anni fa la capitale assira del re Assurnasirpal II. Grazie a un magnifico gioco di squadra: l’Associazione Incontro di Civiltà, la Fondazione Terzo Pilastro Italia e Mediterraneo presieduta da Emmanuele F. M. Emanuele, gli archeologi della scuola di Paolo Matthiae – con Davide Nadali -, l’impresa di restauro e tecnologia guidata da Nicola Salvioli, l’Associazione Priorità Cultura. Il Presidente Sergio Mattarella ha accettato il mio invito ad inaugurare la prima Mostra all’interno del Colosseo, nell’ottobre 2016, assieme all’allora Premier Paolo Gentiloni; poi, abbiamo presentato quest’opera nel 2017 all’ingresso della sede dell’UNESCO a Parigi. Ora il lavoro è completato, con il ritorno in patria del grande Lamassu, dopo un viaggio complicato e grazie all’impegno dell’Ambasciatore d’Italia Maurizio Greganti, alla presenza del ministro della Cultura iracheno e del Governatore di Bassora, e con i messaggi augurali dei Ministri degli Esteri Antonio Tajani e della Cultura Gennaro Sangiuliano. La scultura distrutta, che era sulla facciata della grande sala del trono del palazzo reale, torna in vita all’ingresso del Museo di Basra, una delle città-chiave nella Regione, presso la confluenza tra il Tigri e l’Eufrate. Dall’osservazione di foto e disegni, si è realizzato in Italia un modello computerizzato tridimensionale, nell’identica forma dell’originale distrutto: anziché al trafugamento che ha dominato per secoli, eccoci di fronte a un caso di ‘ritorno in patria’. L’Italia si batte per tutelare il Patrimonio Culturale, contro ogni sua distruzione, per ritrovare valore e rispetto della Storia, per il pluralismo delle idee. Questa simbolica realizzazione – compiuta con sole risorse private e una costante azione di volontariato – dimostra la forza del pensiero e delle capacità italiane. Spero che questa piccola luce serva a dare una speranza in questi tempi difficili”.


“Desidero manifestarvi – ha detto il Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano – la mia vicinanza in una giornata simbolica per l’amicizia tra Italia e Iraq e per il comune impegno nella tutela e valorizzazione del patrimonio culturale classico contro ogni minaccia e barbarie della nostra epoca. La rete terroristica di DAESH/ISIS ha arrecato tante sofferenze al popolo iraqeno e ha sfregiato molti segni del suo glorioso passato. Sono orgoglioso che due enti privati italiani, l’Associazione Incontro di Civiltà del Presidente Francesco Rutelli e la Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, si siano incaricati di restituire alla comunità uno dei simboli più noti della antica civiltàirachena, il Toro di Nimrud. L’Italia è in prima linea nella salvaguardia del patrimonio culturale perché è l’anima di una nazione e incarna la sua storia. La storia non si distrugge o cancella, ma si studia e preserva per le generazioni successive. Continuerà quindi a profondere il massimo impegno per far progredire la collaborazione internazionale nel campo della tutela dei beni culturali e a lavorare per una più efficace valorizzazione del patrimonio dell’umanità, come ribadito nella recente Conferenza UNESCO di Napoli. Colgo l’occasione per salutare il Ministro della Cultura, Turismo e Antichità Ahmed Fakak al Badrani il Governatore di Bassora, Asaad al Eidani e tutte le personalità presenti alla cerimonia, con l’augurio di avere presto altre occasioni per rafforzare le solide relazioni culturali tra Italia e Iraq”. “Desidero – afferma nel suo messaggio il Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Antonio Tajani- rivolgere un caloroso saluto al Ministro della Cultura Ahmed Fakak al Badrani e a tutte le Autorità presenti, e congratularmi con loro in questo importante giorno che celebra l’amicizia tra i nostri Paesi. Italia e Iraq sono uniti da un’amicizia che ha radici solide e profonde, e dalla comune esperienza di un’eredità culturale che abbraccia millenni di storia. Sfortunatamente, il patrimonio culturale iracheno è stato negli ultimi decenni difficile da salvaguardare. La drammatica esperienza di Daesh ha lasciato dietro di sé terrore e distruzione. Ne è triste testimone il sito archeologico dell’antica città assira di Nimrud, devastato dalla furia iconoclasta del terrorismo. Tuttavia, nel ricordo delle vittime che hanno pagato con il sangue la violenza estremista, la cerimonia odierna è nuovo segno della vittoria ottenuta su chi avrebbe voluto cancellare la memoria di un passato che è patrimonio comune della nostra civiltà. Lo svelamento della targa a ricordo della donazione italiana al Governo iracheno della riproduzione della statua del Toro di Nimrud rappresenta un’ulteriore importante tappa della ricostruzione dell’Iraq. E’ anche manifestazione concreta del costante impegno dell’Italia a fianco dell’Iraq e, in particolare, della tutela del suo inestimabile patrimonio artistico e culturale. Ringrazio l’Associazione Incontro di Civiltà, che ha ideato e condotto l’iniziativa con il sostegno della Fondazione Terzo Pilastro Italia – Mediterraneo e la supervisione tecnico-scientifica del Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università Sapienza di Roma e dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, eccellenze italiane nel settore del recupero e valorizzazione del patrimonio culturale che siamo orgogliosi abbiano collaborato in maniera così proficua in questo straordinario risultato. L’opera, testimonianza della straordinaria qualità delle maestranze e del saper fare italiano, è oggi fruibile come dono dell’Italia all’amico popolo iracheno nella suggestiva cornice del Museo di Bassora, che spero di poter presto visitare di persona. Viva l’amicizia tra Italia e Iraq!”.

Presentato in Bit il Taobuk festival Taormina: Nobel e identità

Presentato in Bit il Taobuk festival Taormina: Nobel e identitàMilano, 6 feb. (askanews) – Il Festival Internazionale del Libro Taobuk di Taormina ha presentato alla Bit in Fiera Milano la propria 14esima edizione, in programma dal 20 al 24 giugno. Antonella Ferrara, presidente e direttore artistico lo ha raccontato anche ad askanews. “Sarà un festival itinerante – ci ha detto – come la tradizione della città che lo accoglie quindi dal teatro antico e palazzi storici. Abbiamo parlato del tema, tratteremo il tema di identità plurale e naturalmente lo affronteremo insieme a circa 200 ospiti che nelle 5 giornali del festival animeranno il programma. Si tratterà di incontri che avranno al centro la letteratura, ma anche l’altra, la scienza, la medicina e la geopolitica e proprio guardando alla dimensione geopolitica mondiale che abbiamo scelto di trattare un tema che porti di nuovo l’attenzione al Mediterraneo, alla centralità del Mediterraneo negli equilibri mondiali e al centro del centro la Sicilia che naturalmente è terra di accoglienza, perché questo tema, come disse Marc Augé, non c’è identità senza alterità, vogliamo rimettere al centro del nostro racconto il racconto con l’altro”.


“Parleremo naturalmente dei nostri premiati – ha aggiunto Antonella Ferrara – i nostri premiati sono delle star quest’anno, davvero in tutti i campi avremo il Premio Nobel per la Letteratura Jon Fosse che appunto ha vinto il Premio Nobel quest’anno e avremo lo scrittore Jonathan Safran Foer e avremo anche la scrittrice Yasmina Reza e inoltre ospiteremo quella che è una star dell’arte contemporanea, Marina Abramovic. Ma naturalmente ci sarà spazio anche per gli ospiti italiani, presenteremo lo spettacolo di Baricco, entrato da un testo di Tucidide di straordinaria attualità. Rimetteremo al centro dell’indagine anche la guerra. L’Europa e il Medio Oriente sono attraversati da due guerre che sono mosse il nome dell’identità, l’inizio di storte, quindi cercheremo di riportare il focus sul pluralismo”.

Fondazione De Gasperi,nuovi podcast su “Le figlie della Repubblica”

Fondazione De Gasperi,nuovi podcast su “Le figlie della Repubblica”Roma, 5 feb. (askanews) – Lo sguardo più intimo, più diretto, più inedito – quello delle figlie e delle nipoti – per raccontare le grandi figure storiche che hanno costruito la nostra Repubblica.


Nell’anno del 70° anniversario della scomparsa di Alcide De Gasperi, la Fondazione De Gasperi pubblica, a partire dal 6 febbraio sulle principali piattaforme, la terza stagione del podcast di successo “Le figlie della Repubblica”. Sei nuove puntate – informa una nota della fondazione – che raccontano quasi 50 anni di storia politica, sociale e culturale del Paese e che, insieme alle prime due stagioni, offrono uno spaccato di memoria collettiva, ad uso e consumo delle giovani generazioni digitali, ripercorrendo nei racconti delle “figlie” le vicende personali e pubbliche delle donne e degli uomini protagonisti della Prima Repubblica. Un patrimonio di alto impegno politico e valori profondi, trasmesso dalle figlie in eredità alla comunità e all’intero Paese.


“La terza stagione – afferma il Presidente della Fondazione De Gasperi, Angelino Alfano – nell’anno del 70° anniversario della sua scomparsa, arricchisce, con nuove e preziose testimonianze, il viaggio che abbiamo intrapreso nel cuore della storia italiana”. “Si tratta – spiega la direttrice della Fondazione De Gasperi e ideatrice del podcast, Martina Bacigalupi – non solo di mantenere viva la memoria, ma di un impegno a passare il testimone della storia ai ragazzi più giovani. Con questo proposito, abbiamo coinvolto nel progetto sei studenti under 25 che hanno potuto seguire da vicino tutti i passaggi della realizzazione del podcast a partire dalle interviste alle ‘figlie’”.


I protagonisti della terza stagione Tina Anselmi, vista dalla nipote Emanuela Guizzon; Ciriaco De Mita, raccontato dalla figlia Antonia; Carlo Donat-Cattin, narrato dalla figlia Maria Pia; Benigno Zaccagnini, nelle parole della figlia Livia; Miriam Mafai, nei ricordi della figlia Sara Scalia; Sandro Pertini, raccontato dalla nipote Diomira. Sono le protagoniste e i protagonisti delle sei nuove puntate che saranno rilasciate settimanalmente ogni martedì sul sito della Fondazione De Gasperi, sulle principali piattaforme digitali (Spotify, Apple Music, Amazon Music, Spreaker, Google Podcast) e sul sito del Corriere della Sera.


Le puntate: online a partire da domani 6 febbraio Tina Anselmi Prima donna a ricoprire la carica di ministro della Repubblica, Tina Anselmi fu partigiana e politica democristiana. Promosse leggi per i diritti delle donne e la tutela delle madri lavoratrici. La nipote Emanuela Guizzon ricorda le sue battaglie per le “filandine” e l’arresto, le lotte sociali, il sostegno al divorzio e la presidenza nella commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia P2. Ciriaco De Mita Gli anni Ottanta, quando Ciriaco De Mita fu segretario della Dc, la segreteria più lunga della storia del partito, e al vertice di Palazzo Chigi. Ma non solo. La figlia Antonia ripercorre l’ascesa politica del padre negli anni, il legame con Enrico Mattei e Fiorentino Sullo, il ruolo avuto nell’impegno in politica di Sergio Mattarella, il rapporto con Bettino Craxi. Carlo Donat-Cattin Carlo Donat-Cattin, politico democristiano, giornalista e sindacalista, sempre a fianco dei lavoratori, ha imparato il piemontese per comunicare con gli operai della Fiat, racconta la figlia Maria Pia. Durante l’autunno caldo, Donat-Cattin, allora ministro del Lavoro, promosse l’approvazione dello statuto dei lavoratori. Benigno Zaccagnini Benigno Zaccagnini, “l’onesto Zac”, costituente, più volte deputato e senatore, ministro e segretario della Dc, è descritto da sua figlia Livia. L’attenzione ai poveri e ai giovani, gli eventi drammatici degli anni di piombo culminati nel rapimento di Aldo Moro, le dure lettere che il presidente della Dc indirizzò a Zaccagnini, allora segretario del partito. Miriam Mafai Miriam Mafai, militante comunista, giornalista e scrittrice, figlia degli artisti antifascisti Mario Mafai e Antonietta Raphaël, fondatori della Scuola di via Cavour, è ricordata da sua figlia Sara Scalia attraverso ricordi d’infanzia, come la visita alla Standa e il fascino per le scale mobili, e l’impegno per la causa femminile. Sandro Pertini Padre della patria repubblicana e antifascista, figura di assoluto rilievo nell’ambito del socialismo italiano del Novecento, Sandro Pertini è raccontato dalla nipote Diomira nei suoi molteplici passaggi, dall’opposizione al fascismo, al carcere, al confino, alla lotta partigiana, fino alla Presidenza della Repubblica italiana e a quelle immagini dell’iconica esultanza ai mondiali del 1982. La prima e la seconda stagione La prima serie ha ospitato i racconti di Maria Romana De Gasperi, figlia e collaboratrice di Alcide, a lungo presidente onoraria della Fondazione; di Serena Andreotti, figlia di Giulio; Stefania Craxi, figlia di Bettino; Chiara Ingrao, figlia di Pietro; Flavia Piccoli Nardelli, figlia di Flaminio Piccoli. La seconda serie ha ospitato Maria Cossiga che racconta Francesco Cossiga, Luisa La Malfa che racconta Ugo La Malfa, Rosa Russo Jervolino che racconta Maria De Unterrichter, Rosa Giolitti che racconta Antonio Giolitti e Marina Fanfani che racconta Amintore Fanfani. I numeri delle tre stagioni Nelle tre stagioni hanno partecipato alla realizzazione del progetto oltre 20 giovani, che hanno avuto l’opportunità di approfondire le vite dei protagonisti della storia del nostro Paese, raccontati dalla Fondazione De Gasperi in sedici episodi. Gli ascolti raggiunti con le prime due stagioni sono più di 101 mila e complessivamente sono state incontrate 16 figlie e nipoti. Contest per le scuole superiori In occasione dell’uscita della terza serie del podcast “Figlie della Repubblica” e delle celebrazioni per il 70° anniversario della scomparsa di De Gasperi, la Fondazione De Gasperi e ApiS -Amore per il Sapere APS hanno organizzato un concorso di podcast, “Testimoni e testimonianze della Storia”, rivolto a tutte le scuole superiori, come attività di educazione civica, per promuovere tra gli studenti la conoscenza delle radici della nostra storia. La Fondazione De Gasperi La Fondazione, costituita nel 1982, è un’istituzione culturale d’ispirazione cristiana che agisce in campo nazionale ed internazionale per il rafforzamento della democrazia, la diffusione della libertà e l’approfondimento delle tematiche di politica internazionale. Un luogo di persone e un laboratorio di pensiero che proietta nel futuro i valori fondanti dell’insegnamento di Alcide De Gasperi. Credits Il podcast è nato da un’idea di Martina Bacigalupi, direttrice della Fondazione De Gasperi, ed è stato realizzato in collaborazione con Il Corriere della Sera, il contributo di Fondazione Cariplo e il sostegno dell’Istituto Gentili. Realizzato da WIP Italia, è raccontato da Alessandro Banfi, scritto e diretto da Emmanuel Exitu con la supervisione storica del professore Antonio Bonatesta e la collaborazione degli Amici Giovani della Fondazione De Gasperi nelle persone di Martina Bartocci, Jacopo Bulgarini, Miriana Fazi, Federico Andrea Perinetti, Gaia Proietti, Luca Rosati. Presa diretta di Valeria Cocuzza. Sound design e registrazione in studio di Valeria Cocuzza per una produzione WIP Italia.

Chiusa l’edizione dei 50 anni di Arte Fiera: 50mila visitatori

Chiusa l’edizione dei 50 anni di Arte Fiera: 50mila visitatoriMilano, 4 feb. (askanews) – Si è chiusa oggi Arte Fiera, che quest’anno ha festeggiato l’importante traguardo dei 50 anni con un’edizione eccellente, salutata da più di 50.000 visitatori.


Ottimo il riscontro di collezionisti e VIP, effetto di un’efficace campagna di inviti, sostenuta da una massiccia copertura mediatica e social; consistenti le vendite, registrate in tutte le sezioni fin dal primo giorno. La conferma della sede della scorsa edizione (i padiglioni 25 e 26, tra i più eleganti del quartiere fieristico bolognese, tradizionalmente associati alla fiera), il sodalizio tra il Direttore artistico Simone Menegoi e il Direttore operativo Enea Righi, lo strutturato programma del Public program, sono stati elementi che hanno contribuito all’ottima riuscita della manifestazione, salutata da un rinnovato entusiasmo dei galleristi, che hanno risposto alle proposte della direzione artistica con importanti progetti espositivi.


Sono dieci i premi assegnati durante Arte Fiera 2024. Le prime edizioni: il Premio BPER è andato a Stefania Galegati, rappresentata da Francesco Pantaleone Arte Contemporanea, con l’opera isola #49, 2021; il Premio Officina Arte Ducati è stato assegnato ad Alberto Tadiello, rappresentato da Umberto di Marino, con l’opera Ossicodone 2, 2020; il Premio Marval Collection è stato assegnato a Guilherme Almeida, rappresentato da Ribot, con le opere Destruiçao dos Mercados I, Tasha e Tracie, 2021 e Destruiçao dos Mercados I, Jorge Aragao, 2021-2022. I ritorni: il Premio ANGAMC è stato conferito a Lia Rumma; il Premio Osvaldo Licini by Fainplast ha selezionato come finalista Claudio Coltorti, rappresentato da Acappella; il Premio Rotary è stato assegnato alla galleria Zero…, il premio Rotaract e Premio Andrea Sapone sono andati a Daniele Di Girolamo, rappresentato da Traffic Gallery, con l’opera Beautiful things fading away, 2023; il premio The Collectors.Chain by Art Defender è stato assegnato a Milli Gandini, rappresentata da MLB Maria Livia Brunelli con l’opera La mamma è uscita (trittico #1), 1975-2024; il Premio Collezione Righi è stato assegnato a Sabrina Mezzaqui, rappresentata dalla Galleria Massimo Minini, con l’opera Punti di vista (Bologna), 1998; il Premio Studio Spada Partners è andato a Ruth Beraha, rappresentata dalla galleria Ncontemporary, con l’opera Visionarie, 2021; il Premio Colophonarte è stato assegnato a Zerha Dogan, rappresentata dalla Prometeo Gallery.


Due le nuove opere che entreranno a far parte delle collezioni del MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici Bologna grazie al sostegno del TRUST per l’Arte Contemporanea: Photomatic d’Italia, 1973-74 di Franco Vaccari (Modena, 1936) rappresentato dalla Galleria Mazzoli e Senza Titolo #15, 2023 di Chiara Camoni (Piacenza, 1974), rappresentata da SpazioA.

Bologna, Arte Fiera: 50 anni di storia guardando al futuro

Bologna, Arte Fiera: 50 anni di storia guardando al futuroBologna, 1 feb. (askanews) – Vivace e consapevole sia della propria storia sia di quello che ancora si può fare nel sistema italiano: a Bologna Arte Fiera festeggia il cinquantesimo compleanno e si concentra sulle sue origini: le prime, pionieristiche edizioni che la imposero nel giro di pochi anni a livello internazionale. Il public program del 2024 rivisiterà episodi, personaggi, pubblicazioni di quegli anni, a partire da quello di fondazione, il 1974. Nel farlo, celebrerà anche gli anni Settanta a Bologna, una stagione straordinaria in cui la città era all’avanguardia nelle arti visive, nell’architettura, nell’immaginare nuove forme di rapporto fra arte, politica e società. Di quella stagione, la nascita di Arte Fiera è stata al tempo stesso un effetto e una causa: è scaturita dal clima innovativo e audace della città, e ha dato ad esso, fin da subito, un impulso fondamentale.

L’edizione del 2024 di Arte Fiera, guidata dal direttore operat5ivo Enea Righi e dal direttore artistico Simone Menegoi, conferma la location della scorsa edizione ossia i padiglioni 25 e 26 di Bologna Fiera e ospita complessivamente 196 espositori. Gli organizzatori in particolare sottolineano il ritorno di gallerie come Apalazzo Gallery, Laveronica, Lia Rumma, Lorenzelli Arte, Franco Noero, Ronchini, Sprovieri. Alla Main Section di Arte Fiera, suddivisa come sempre fra arte storicizzata e contemporaneo, si affiancano tre sezioni curate e su invito: Fotografia e immagini in movimento, Pittura XXI e Multipli, che propone opere in edizione, spaziando dal libro d’artista al design d’autore. Alla curatela di Pittura XXI è confermato Davide Ferri, critico e curatore indipendente, mentre Fotografia e immagini in movimento è affidata per il secondo anno a Giangavino Pazzola, curatore di Camera – Centro italiano per la fotografia (Torino). Novità invece per Multipli, che vede l’arrivo del critico e storico dell’arte Alberto Salvadori. Accanto alle sezioni curate, ritorna Percorso: non una sezione vera e propria ma, come indica il titolo, un itinerario che collega un certo numero di stand della Main Section secondo un criterio tematico. Il tema di Percorso sarà un linguaggio universale, che unisce artisti di generazioni e linguaggi differenti: il disegno. Per l’edizione 2024, Percorso è sostenuto da un partner di eccellenza, legato al territorio bolognese ma conosciuto a livello mondiale: Ducati. Il prestigioso brand motociclistico ha scelto di sposare un format che, fin dal nome, esprime un’idea di mobilità e dinamismo e un tema, il disegno, che include la dimensione del progetto, fondamentale per la sua identità. Opus Novum, la commissione di un’opera inedita rivolta a un artista italiano affermato, va quest’anno a Luisa Lambri, una delle artiste italiane che lavorano con il linguaggio fotografico più apprezzate a livello internazionale. Ad Arte Fiera 2024 verrà svelata inoltre la seconda e ultima parte della commissione Opus Novum precedente, affidata ad Alberto Garutti: una lapide collocata in modo permanente all’ingresso principale del quartiere fieristico che reca la celebre scritta, in italiano e in inglese, “Tutti i passi che ho fatto nella mia vita mi hanno portato qui, ora”.

Si rinnova inoltre la collaborazione fra Arte Fiera e Fondazione Furla per il programma di azioni dal vivo curato da Bruna Roccasalva, direttrice artistica della Fondazione. Protagonista della nuova edizione è l’artista peruviana Daniela Ortiz, che realizzerà un intervento inedito e concepito ad hoc dal titolo Tiro al Blanco. La performance, di fatto, era di casa ad Arte Fiera fin dalle primissime edizioni: quella del 1976, in particolare, vide succedersi le azioni di artisti come Vincenzo Agnetti, Urs Lüthi, Hermann Nitsch, Franco Vaccari, non come parte del programma di eventi bensì come proposta, audace e lungimirante, di alcune gallerie. Si tratta di una storia poco nota e ancora meno documentata, sulla quale getta un primo sguardo la mostra “Praticamente nulla da vendere”. La performance ad Arte Fiera nel 1976, a cura di Uliana Zanetti, Curatrice delle collezioni al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna. Un’altra mostra indaga le origini della fiera a partire da un aspetto poco noto: il catalogo della prima edizione. Curata dalla storica dell’arte Clarissa Ricci, Numero zero. Il primo catalogo di Arte Fiera allinea le riproduzioni ingrandite di tutte le pagine di questa rara pubblicazione, permettendo ai visitatori di scoprire le dieci gallerie – tutte italiane, la maggior parte bolognesi – che furono protagoniste dell’edizione pilota della fiera. Realizzata in collaborazione con ANGAMC – Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, e allestita accanto alla lounge dell’Associazione (Padiglione 26), la mostra è accompagnata una cronologia delle partecipazioni ad Arte Fiera dal 1974 al 1979 che in modo inedito illustra lo sviluppo di Arte Fiera mettendone in luce la grande vitalità culturale e il fondamentale contributo delle gallerie.

Giunge alla terza edizione il ciclo di conversazioni Book Talk, un programma di presentazioni dedicato esclusivamente ai libri d’arte, a cura di Guendalina Piselli e sostenuto da BPER. Un fitto calendario di appuntamenti che propone al pubblico alcuni dei più interessanti titoli italiani di recente (o prossima) pubblicazione coinvolgendo critici, studiosi, artisti. Si rinnova infine la collaborazione con Mutina, celebre brand di ceramiche firmate dai maggiori designer del mondo, noto anche per il suo forte legame con l’arte contemporanea. Mutina partecipa ad Arte Fiera 2024 con un progetto espositivo speciale dedicato a Maurizio Cattelan, intitolato BECAUSE. Nel 1991, ancora agli inizi della sua carriera artistica, Cattelan decise di “infiltrarsi” ad Arte Fiera con uno stand abusivo. Nel 2024, trentatré anni dopo, Mutina è lieta di contribuire a creare in fiera il palcoscenico per una nuova apparizione dell’artista. Con BECAUSE Cattelan non azzarda nessuna risposta, ma lascia il pubblico ancora una volta senza certezze. Concepito da Sarah Cosulich, curatrice di Mutina for Art, il progetto BECAUSE è un dialogo inaspettato tra due opere di Maurizio Cattelan, amplificato dallo spazio che le ospita. Protagonista del display creato per l’occasione è la collezione ceramica Fringe, disegnata per Mutina da Michael Anastassiades.

Stranieri ovunque, la Biennale Arte di Pedrosa: queer e “strana”

Stranieri ovunque, la Biennale Arte di Pedrosa: queer e “strana”Milano, 31 gen. (askanews) – Si intitola, come già sapevamo, “Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere”, la 60esima Biennale d’arte di Venezia che per la prima volta ha un curatore sudamericano, il brasiliano Adriano Pedrosa. La sua Biennale sarà aperta al pubblico dal 20 aprile al 24 novembre 2024 e a cerimonia di premiazione e inaugurazione si svolgerà il 20 aprile.

La Mostra internazionale, che arriva a segnare un ulteriore tassello di un percorso di apertura e internazionalizzazione che negli ultimi anni ha ristabilito la forza e la reputazione della Biennale, si articolerà tra il Padiglione centrale ai Giardini e l’Arsenale in due nuclei distinti: Nucleo Contemporaneo e Nucleo Storico. Come principio guida, la Biennale Arte 2024 ha privilegiato artisti che non hanno mai partecipato all’Esposizione Internazionale, anche se alcuni di loro hanno già esposto in un padiglione nazionale, in un evento collaterale o in una passata edizione della Esposizione internazionale. Un’attenzione particolare sarà riservata ai progetti all’aperto, sia all’Arsenale sia ai Giardini, e a un programma di performance durante i giorni di pre-apertura e nell’ultimo fine settimana di apertura. La Biennale di Pedrosa è stata presentata oggi in una conferenza a Ca’ Giustinian, alla presenza anche di Pietrangelo Buttafuoco, che diventerà presidente della Biennale di Venezia al termine del mandato di Roberto Cicutto, che ha salutato il suo successore con il quale “stiamo già lavorando in totale accordo”. Il titolo “Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere” è tratto da una serie di lavori realizzati a partire dal 2004 dal collettivo Claire Fontaine, nato a Parigi e con sede a Palermo. Queste opere consistono in sculture al neon di vari colori che riportano in diverse lingue le parole “Stranieri Ovunque”. L’espressione è stata a sua volta presa dal nome di un omonimo collettivo torinese che nei primi anni Duemila combatteva contro il razzismo e la xenofobia in Italia.

“L’espressione Stranieri Ovunque – ha spiegato Adriano Pedrosa – ha più di un significato. Innanzitutto, vuole intendere che ovunque si vada e ovunque ci si trovi si incontreranno sempre degli stranieri: sono/siamo dappertutto. In secondo luogo, che a prescindere dalla propria ubicazione, nel profondo si è sempre veramente stranieri. Il termine italiano ‘straniero’, il portoghese ‘estrangeiro’, il francese ‘étranger’ e lo spagnolo ‘extranjero’ sono tutti collegati sul piano etimologico rispettivamente alle parole ‘strano’, ‘estranho’, ‘étrange’ ed ‘extraño’, ovvero all’estraneo. Viene in mente ‘Das Unheimliche’ di Sigmund Freud, Il perturbante nell’edizione italiana, che in portoghese è stato tradotto con ‘o estranho’, lo strano che, nel profondo, è anche familiare. Secondo l’American Heritage e l’Oxford English Dictionary, il primo significato della parola ‘queer’ è proprio ‘strange (‘strano’), pertanto la Mostra si svilupperà e si concentrerà sulla produzione di ulteriori soggetti connessi: l’artista queer, che si muove all’interno di diverse sessualità e generi ed è spesso perseguitato o messo al bando; l’artista outsider, che si trova ai margini del mondo dell’arte, proprio come l’autodidatta o il cosiddetto artista folk o popular; l’artista indigeno, spesso trattato come uno straniero nella propria terra”. Lo stesso Pedrosa si è definito “il primo curatore queer della storia della Biennale”. “Il Nucleo Storico – ha aggiunto il curatore – è composto da opere del XX secolo provenienti dall’America Latina, dall’Africa, dall’Asia e dal mondo arabo. Si è scritto molto sui modernismi globali e su quelli del Sud del mondo, motivo per cui in alcune sale saranno esposti lavori provenienti da tali territori, come a costituire una sorta di saggio, una bozza, un ipotetico esperimento curatoriale volto a mettere in discussione i confini e le definizioni del Modernismo. Conosciamo fin troppo bene la storia del Modernismo in Euroamerica, ma i modernismi del Sud globale rimangono in gran parte sconosciuti. Lo stesso Modernismo europeo ha viaggiato ben oltre l’Europa nel corso del Novecento, spesso intrecciandosi con il colonialismo, così come molti artisti del Sud globale si sono recati in Europa per esporre il proprio lavoro”. Il Nucleo Storico prevede tre sale nel Padiglione Centrale: la sala intitolata Ritratti, la sala dedicata alle Astrazioni e una terza sala dedicata alla diaspora artistica italiana nel mondo lungo il corso del XX secolo.

“La natura internazionale della Biennale – ha detto il presidente Cicutto – ne fa un osservatorio privilegiato sullo stato del mondo attraverso la trasformazione e l’evoluzione delle arti. Nessun curatore, quando sceglie i contenuti della propria mostra, cavalca direttamente i temi caldi del momento, ma intraprende un viaggio pieno di cambiamenti di rotta e il cui racconto sarà alla fine fortemente influenzato dalla percezione e interpretazione che ne daranno i visitatori, gli addetti ai lavori e la stampa. Ma l’unicità della Biennale sta soprattutto nella presenza reale dei Padiglioni Nazionali (quelli storici ai Giardini, e più recentemente quelli che si sono aggiunti all’Arsenale e in alcuni spazi della città), che la rendono un luogo diverso da ogni altro per il confronto fra le arti e i mutamenti della società. Le Partecipazioni quest’anno raggiungono un livello molto alto, con 90 paesi a cui si aggiungono 30 Eventi Collaterali. L’autonomia dei direttori artistici è la miglior garanzia perché la formula della Biennale di Venezia continui a funzionare e a produrre effetti talvolta sorprendenti, anche sul piano diplomatico e politico”. La Mostra internazionale sarà affiancata da 90 partecipazioni nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia. Sono quattro i Paesi presenti per la prima volta alla Biennale Arte: Repubblica del Benin, Etiopia, Repubblica Democratica di Timor Leste e Repubblica Unita della Tanzania. Nicaragua, Repubblica di Panama e Senegal partecipano per la prima volta con un proprio padiglione. Il Padiglione Italia alle Tese delle Vergini in Arsenale, sostenuto e promosso dalla Direzione generale Creatività Contemporanea del ministero della Cultura, è a cura di Luca Cerizza, con il progetto “Due qui / To hear” dell’artista Massimo Bartolini.

Torna anche il padiglione della Santa Sede, che quest’anno sarà allestito nella Casa di reclusione femminile di Venezia alla Giudecca. La mostra ha come titolo Con i miei occhi ed è a cura di Chiara Parisi e Bruno Racine. Il Comune di Venezia partecipa con un proprio Padiglione, il Padiglione Venezia, ai Giardini di Sant’Elena.