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Lagarde: “Riformare l’ordine mondiale per salvarlo”, e cita Il Gattopardo

Lagarde: “Riformare l’ordine mondiale per salvarlo”, e cita Il Gattopardo

Roma, 20 feb. (askanews) – Sul nuovo ordine mondiale “non c’è nulla di inevitabile”. Il sistema che si è venuto a creare nel corso dei secoli ha guadagnato legittimità perché è stato costruito “assieme da paesi grandi e piccoli”. E il consenso attorno ad esso “non è franato perché le idee alla sua base fossero sbagliate, ma perché le regole non si sono evolute al passo di un mondo che cambiava. Questo è qualcosa che possiamo correggere. Gli interessi che hanno reso possibile la cooperazione non sono venuti meno. E sotto pressioni estreme, i paesi continuano a rivolgersi alle regole, piuttosto che abbandonarle”. Lo ha affermato la presidente della Bce, Christine Lagarde, durante la cerimonia in cui le è stata conferita l’onorificenza in memoria di Wolfgang Friedmann Memorial, presso la Columbia Law School di New York.

“Dobbiamo fare una scelta. Possiamo accettare questa deriva verso un equilibrio tra poteri rivali, un modello che la storia ci insegna è stabile solo finché smette di esserlo. Oppure possiamo scegliere la strada più difficile: riforme, in modo che l’ordine internazionale ritrovi la fiducia da parte di coloro che l’hanno persa”.

Lagarde ha citato la celebre frase del Gattopardo: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”.

Forse non è l’analogia più fortunata. Il concetto di gattopardismo espresso nel romanzo di Tomasi di Lampedusa (non per forza positivo) è quello di accettare cambiamenti di facciata, trasformismo, dietro cui le persone di potere mantengono le loro posizioni anche durante profondi cambiamenti.

Ad ogni modo, secondo Lagarde “lo stesso vale per l’ordine internazionale. Preservarlo significa riformarlo con onestà, ambizione e con tutti coloro che hanno contribuito a costruirlo”, ha detto. “L’ordine internazionale è stato forgiato assieme. Riformiamolo assieme”, ha concluso.

Lavoro, al via la seconda fase del bando “Prospettive”

Lavoro, al via la seconda fase del bando “Prospettive”

Roma, 19 feb. (askanews) – Accrescere le competenze digitali di persone disoccupate e inattive (34 – 67 anni) per consentire la riqualificazione professionale e l’inserimento nel mercato del lavoro. Questo l’obiettivo di “Prospettive+” – seconda fase del bando “Prospettive” – promosso dal Fondo per la Repubblica Digitale. Il bando mette a disposizione 25 milioni di euro.

LO SCALE-UP. Il Piano Strategico 2025-2026, delineato dal Comitato di indirizzo strategico del Fondo per la Repubblica Digitale, ha stabilito, infatti, la realizzazione dello scale-up di bandi già realizzati attraverso la pubblicazione di nuove opportunità aperte a tutti gli stakeholder interessati. In questo caso, i progetti già sostenuti nell’ambito di “Prospettive” che hanno dimostrato maggiore impatto nella fase sperimentale riceveranno una premialità per il nuovo bando. L’obiettivo di “Prospettive+’ è sostenere – rispetto alla prima edizione – un numero limitato di progetti, di maggiori dimensioni in termini di risorse economiche assegnate, di beneficiari raggiunti e di raggruppamenti proponenti e consegnare al decisore pubblico le migliori pratiche in termini di efficacia e impatto generato.

IL CONTESTO ITALIANO. Secondo i più recenti dati Eurostat pubblicati a dicembre 2025, l’Italia registra un netto miglioramento rispetto alle competenze digitali: la quota di popolazione tra i 16 e i 74 anni con competenze digitalidi base sale dal 45,7% al 54,2%. Si tratta del secondo incremento più alto nell’UE, dopo la Danimarca, che consente al Paese di ridurre sensibilmente il divario con la media europea, pari a circa 60%. Nonostante il trend positivo, permangono ancora divari significativi che si accentuano con l’età e con il livello di istruzione: nella fascia 35-54 anni le competenze digitali di base riguardano il 78,3% dei laureati, ma solo il 25,7% di chi ha al massimo un titolo di istruzione secondaria inferiore, con effetti diretti sulle possibilità di rientro nel mercato del lavoro per chi è fuori dall’occupazione. La fragilità di disoccupati e inattivi è aggravata anche dalle disuguaglianze territoriali. I livelli più elevati di competenze digitali si registrano nella Provincia autonoma di Trento (56,8%), in Lombardia (53,4%), in Emilia-Romagna e nel Lazio (51,5%), mentre le percentuali più basse si osservano in Calabria (32,2%) e Campania (32,5%), ampliando il divario nelle opportunità di reinserimento lavorativo tra Centro-Nord e Mezzogiorno. Nonostante la domanda di profili digitali sia in forte crescita – con oltre 222.000 annunci per professioni ICT nel biennio più recente e una quota di specialisti ICT pari al 4% degli occupati, contro il 5% della media UE – l’offerta di lavoratori adeguatamente formati resta insufficiente. Questo disallineamento si riflette anche nella struttura del lavoro esistente: solo il 37,1% degli occupati utilizza strumenti digitali per almeno metà del proprio tempo di lavoro, rispetto al 41,2% nella UE, indicando una diffusione ancora limitata delle competenze digitali nei contesti produttivi. In questo contesto, le carenze di competenze contribuiscono a rendere più difficile l’ingresso e il reinserimento nel mercato del lavoro, soprattutto per disoccupati e inattivi. Il quadro occupazionale conferma queste fragilità: a novembre 2025 il tasso di occupazione in Italia è pari al 62,6%, con un tasso di disoccupazione del 5,7% e una quota di inattivi ancora molto elevata, pari al 33,5% della popolazione in età lavorativa, con un’incidenza maggiore tra donne e adulti che non cercano attivamente un impiego.

A incidere negativamente è anche la partecipazione ancora limitata alla formazione continua: nel 2022 circa il 35,7% delle persone tra i 25 e i 64 anni ha preso parte ad attività di lifelong learning, comprensive di formazione formale (corsi universitari o equivalenti) e non formale (corsi brevi, seminari, apprendimento sul lavoro), con una crescita stimata tra il 39% e il 41,5% nel 2024-2025 secondo dati INAPP ed Eurostat. Nonostante il progresso, il tasso resta inferiore all’obiettivo UE del 47% fissato per il 2025, riducendo le opportunità di aggiornamento soprattutto per disoccupati e inattivi, che rischiano di rimanere esclusi dai processi di innovazione e trasformazione produttiva. In questo scenario, investire nel rafforzamento delle competenze digitali delle persone disoccupate e inattive è una priorità strategica per aumentare l’occupabilità, favorire il reinserimento lavorativo e ridurre le disuguaglianze sociali e territoriali, contribuendo alla sostenibilità economica e sociale del Paese.

Per Alessio Butti, Sottosegretario di Stato con delega all’Innovazione tecnologica: “Per il Governo investire nelle competenze digitali rappresenta una priorità strategica per il futuro dell’Italia. In un momento storico caratterizzato da profonde trasformazioni tecnologiche e dalla crescente diffusione dell’Intelligenza Artificiale, il rafforzamento di un solido patrimonio di competenze è una condizione essenziale per garantire piena partecipazione alla vita del Paese e sostenere uno sviluppo economico e sociale duraturo. Promuovere l’inclusione digitale significa mettere ogni cittadino nelle condizioni di essere protagonista della vita democratica e di cogliere le opportunità offerte dall’innovazione. In questa direzione si inserisce il sostegno del Dipartimento per la Trasformazione Digitale all’azione e al ruolo del Fondo per la Repubblica Digitale e in particolare al nuovo bando rivolto a disoccupati e inattivi, il cui obiettivo è consolidarne le competenze, favorirne la riqualificazione professionale e accompagnarne l’ingresso nel mercato del lavoro. Un’azione concreta per ridurre il divario digitale e costruire un’Italia più moderna e competitiva”.

Per Giovanni Azzone, Presidente di Acri: “Con questo nuovo bando il Fondo Repubblica Digitale prosegue l’impegno per contribuire a ridurre il divario di competenze digitali nel Paese. La diffusione delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale rende sempre più necessario un aggiornamento continuo, ma non tutti hanno le stesse possibilità di accedervi, con il rischio di acuire le disuguaglianze già esistenti. Le prime evidenze della valutazione d’impatto sui progetti finora sostenuti dal Fondo indicano risultati positivi, sia nel rafforzamento delle competenze sia nelle opportunità di inserimento lavorativo. Le Fondazioni di origine bancaria confermano dunque la loro fiducia in un’iniziativa che contribuisce a sperimentare soluzioni efficaci per rendere più equo l’accesso alle nuove competenze digitali.”

Per Giovanni Fosti, Presidente del Fondo per la Repubblica Digitale Impresa sociale: “Con il bando Prospettive+, il Fondo per la Repubblica Digitale prosegue nel proprio impegno per un Paese più giusto e inclusivo, in cui la transizione digitale non lasci indietro nessuno. Le persone disoccupate e inattive non sono semplici destinatarie degli interventi, ma protagoniste di un percorso di crescita collettiva che riconosce il valore di ogni cittadina e cittadino. La nuova fase di scale-up punta a consolidare e valorizzare le esperienze più efficaci, mettendo a disposizione del decisore pubblico modelli solidi e replicabili su scala nazionale. In questo quadro, la collaborazione tra Governo e Fondazioni di origine bancaria rappresenta un pilastro essenziale per costruire una visione di lungo periodo e mobilitare le risorse necessarie a ridurre i divari sociali e territoriali che ancora segnano il nostro Paese.”

PROSPETTIVE+. C’è tempo fino al 15 maggio 2026 per presentare progetti, attraverso il portale Re@dy da parte di enti del terzo settore, soggetti privati senza scopo di lucro e soggetti pubblici. Le proposte devono essere presentate da partenariati costituiti da un minimo di tre fino a un massimo di otto soggetti. Il bando mette a disposizione 25 milioni di euro e mira a sostenere progetti in grado di rafforzare le competenze digitali di persone disoccupate e inattive, tra i 34 e i 67 anni, al fine di consentirne la riqualificazione professionale e l’inserimento nel mercato del lavoro.

COS’È IL FONDO. Il Fondo per la Repubblica Digitale è una partnership tra pubblico e privato sociale (Governo e Associazione di Fondazioni e di Casse di risparmio – Acri), che si muove nell’ambito degli obiettivi di digitalizzazione previsti dal PNRR e dal PNC ed è alimentato da versamenti delle Fondazioni di origine bancaria, alle quali viene riconosciuto un credito di imposta. Il Fondo seleziona e sostiene progetti di formazione e inclusione digitale per diversi target della popolazione come NEET, donne, disoccupati e inattivi, lavoratori a rischio disoccupazione a causa dell’automazione, studenti e studentesse delle scuole secondarie di primo e secondo grado, operatori dell’economia sociale, persone detenute e in condizioni di vulnerabilità e cittadini. L’obiettivo è sperimentare progetti di formazione e inclusione digitale e replicare su scala più vasta quelli ritenuti più efficaci in modo tale da offrire le migliori pratiche al Governo affinché possa utilizzarle nella definizione di future politiche nazionali. Per maggiori informazioni fondorepubblicadigitale.it.

Usa, dazi “flop”: deficit commercio 2025 quasi immutato a 901 mld

Usa, dazi “flop”: deficit commercio 2025 quasi immutato a 901 mld

Roma, 19 feb. (askanews) – A dispetto dei dazi commerciali varati dall’amministrazione Trump, gli Stati Uniti hanno chiuso il 2025 con un deficit commerciale quasi invariato a 901,5 miliardi di dollari, appena 2,1 miliardi in meno dei 903,5 miliardi del 2024. Lo riporta l’ufficio di analisi economica del Dipartimento Usa del commercio. Il disavanzo commerciali resta non lontano dal picco precedente, che risale agli anni ’60.

Le esportazioni sono aumentate di quasi 200 miliardi, a quota 3,432 miliardi, ma anche le importazioni sono salite in misura quasi analoga: 198 miliardi di dollari in più a 4.334 miliardi.

L’amministrazione federale riporta che i maggiori deficit commerciali sono quelli verso l’insieme dell’Unione Europea (219 miliardi) seguita da Cina (202 miliardi), Messico (197 miliardi) e Vietnam (178 miliardi). Con l’Italia gli Usa hanno chiuso il 2025 in disavanzo per 30,8 miliardi di dollari.

Bce, Cipollone: “Lagarde non sta pensando di fare le valigie”

Bce, Cipollone: “Lagarde non sta pensando di fare le valigie”

Roma, 19 feb. (askanews) – Piero Cipollone è tornato a smentire le ipotesi di stampa di una uscita anticipata da Christine Lagarde dalla Presidenza della Bce. “La presidente Lagarde è pienamente coinvolta a dirigerci come sempre, con la sua mano ferma ma gentile. Con una grande visione negli interventi pubblici che ha rilasciato negli ultimi tempi, che non lasciano presagire, almeno dal mio punto di vista, nessuna intenzione in tal senso”, ha detto durante una audizione al Senato.

“Io non ho nessuna informazione riservata, sto a quello che vedo tutti i giorni – ha proseguito – che è un impegno continuo della presidente a dirigerci come sempre, a guidare la Bce come sempre. E i suoi ultimi interventi pubblici non lasciano presagire nessuna intenzione in questo senso. Anzi mi pare che sia molto impegnata nello spingere sulla Unione di risparmi e degli investimenti. Non mi sembra un atteggiamento di chi sta pensando di fare le valigie”.

Euro digitale, Cipollone: momento cruciale per rafforzare indipendenza Ue

Euro digitale, Cipollone: momento cruciale per rafforzare indipendenza Ue

Roma, 19 feb. (askanews) – “Questo è un momento cruciale per l’Europa. In un contesto globale definito da rapidi cambiamenti, da incertezza strategica e tensioni geopolitiche, l’Europa deve rafforzare la propria indipendenza costruendo un’economia forte, innovativa e competitiva”. Lo afferma Piero Cipollone, componente del Comistato esecutivo della Bce, secondo il testo del suo intervento introduttivo a una audizione alla Commissione banche al Senato.

Cipollone è a Roma, di nuovo per perorare la causa della creazione di una versione digitale dell’euro. “Non è un appello al protezionismo, ma un’esortazione a investire nella capacità collettiva dell’Europa di innovare e competere a livello mondiale. La Bce, insieme alle banche centrali nazionali dei paesi dell’area dell’euro, è pronta a fare la sua parte nel promuovere l’autonomia e la sicurezza dell’Europa”, ha sostenuto.

“Nel mandato istituzionale della Banca centrale europea figurano due compiti particolarmente rilevanti per la nostra discussione di oggi: l’emissione di moneta di banca centrale e la promozione del regolare funzionamento dei sistemi di pagamento”. Ed “esistono due tipi di moneta di banca centrale – ha spiegato -: la moneta al dettaglio, utilizzata da cittadini e imprese per l’acquisto di beni e servizi, e la moneta all’ingrosso, con cui le banche regolano le reciproche obbligazioni finanziarie”.

L’euro digitale “riguarda principalmente le transazioni al dettaglio”, mentre i pagamenti digitali “sono ormai la norma e le nuove tecnologie stanno rivoluzionando i servizi finanziari. Questo panorama offre grandi opportunità per stimolare la crescita, ma presenta anche delle sfide. Dobbiamo assicurare che la moneta di banca centrale continui a rispondere alle esigenze dell’era digitale, per salvaguardare la sovranità monetaria dell’Europa in un mondo digitale”.

Lo scorso ottobre “i leader europei hanno sottolineato l’importanza di ‘completare rapidamente i lavori legislativi e accelerare altre fasi preparatorie’ per l’euro digitale. Il loro messaggio era chiaro: il momento di agire è ora – ha sostenutio Cipollone -. In un mondo in rapida trasformazione, dimostriamo agli europei che sappiamo raccogliere le sfide con determinazione, proteggendo la nostra moneta e garantendo la libertà dei cittadini di pagare come desiderano. Potranno beneficiarne tutti: consumatori, commercianti e prestatori di servizi di pagamento”.

IA, Urso a summit Nuova Delhi firma accordo su progetti in Africa

IA, Urso a summit Nuova Delhi firma accordo su progetti in Africa

Roma, 19 feb. (askanews) – Raggiunto a Nuova Delhi un accordo di collaborazione strategica trilaterale tra Italia, India e Kenya per sviluppare in Africa, nell’ambito dell’AI Hub for Sustainable Development promosso dal Mimit con l’UNDP e in coerenza con il Piano Mattei, la diffusione delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale. L’intesa, riporta un comunicato, nel quadro del Piano d’Azione Strategico India-Italia 2025-2029, è stata formalizzata a margine dell’AI Impact Summit dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, presente al vertice globale in rappresentanza del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme al ministro indiano dell’Elettronica e delle Tecnologie dell’Informazione, Ashwini Vaishnaw, e al ministro dell’Informazione, Comunicazioni ed Economia Digitale del Kenya, William Kabogo Gitau.

“Con questo accordo consolidiamo la collaborazione tra Italia, India e Kenya per sviluppare l’intelligenza artificiale nel continente africano, in linea con gli obiettivi del nostro Piano Mattei”, ha dichiarato il ministro Urso. “L’India, grande partner dell’Italia e interlocutore cruciale per le nostre imprese nello sviluppo dell’IA e dell’innovazione, potrà svolgere un ruolo centrale al fianco dell’AI Hub promosso dal Mimit durante la Presidenza italiana del G7: insieme trasformiamo la cooperazione in progetti concreti al servizio dello sviluppo sostenibile in Africa”, ha aggiunto il ministro.

L’intesa, prosegue il comunicato, punta a costruire percorsi strutturati di adozione dell’intelligenza artificiale, avviando dal 2026 quindici casi d’uso prioritari ad alto impatto e contribuendo all’obiettivo di creare cento percorsi di diffusione dell’AI nei Paesi del Sud Globale. Accanto all’AI Hub del Mimit sono coinvolte la EkStep Foundation / People+AI per l’India e la Direzione per l’Economia Digitale e le Tecnologie Emergenti del Governo del Kenya. La collaborazione rafforzerà infrastrutture abilitanti, modelli operativi e competenze per accompagnare le soluzioni di IA dalla fase pilota alla piena scalabilità.

Particolare attenzione sarà dedicata alla diffusione della voice AI nelle lingue africane, per ampliare l’accesso ai servizi digitali e ridurre le barriere linguistiche. È inoltre prevista l’istituzione di un gruppo di lavoro trilaterale Italia-India-Kenya per guidare e monitorare i primi 15 casi d’uso, in raccordo con le strategie nazionali.

La Lettera di Intenti, dice ancora il Mimit, di natura non vincolante, conferma l’impegno comune per una diffusione dell’intelligenza artificiale inclusiva, trasparente e rispettosa della sovranità dei dati. Con questa firma, l’Italia rafforza il proprio ruolo di ponte tra ecosistemi innovativi e promotrice di un approccio multilaterale orientato all’impatto concreto sullo sviluppo economico e sociale. (fonte immagine: MIMIT)

Bce: le famiglie in Italia pagano l’elettricità il doppio delle industrie energivore

Bce: le famiglie in Italia pagano l’elettricità il doppio delle industrie energivore

Roma, 19 feb. (askanews) – In Italia, come in Germania e in e in Spagna, per le bollette sull’energia le famiglie pagano circa il doppio rispetto a quello che pagano le industrie a maggiore intensità energetica. Lo rileva la Banca centrale europea, in una analisi inserita nel suo ultimo Bollettino economico.

“Le famiglie dell’area dell’euro pagano circa il doppio per l’elettricità rispetto alle industrie ad alta intensità energetica – afferma la Bce – perché tutte le componenti della bolletta risultano più care”.

“In Francia e nei Paesi Bassi, le famiglie pagano circa il 64 e il 20 per cento in più rispetto alle industrie ad alta intensità energetica. Questo fenomeno è ancora più marcato in Germania, Spagna e Italia – prosegue lo studio – dove i prezzi dell’energia elettrica per le famiglie sono più elevati di circa il 100 per cento”.

Secondo la Bce, “i paesi che dipendono dai combustibili fossili importati per la produzione di energia elettrica vanno tendenzialmente incontro a prezzi dell’elettricità più elevati, in quanto tali combustibili generalmente hanno costi marginali più elevati rispetto al nucleare o alle fonti rinnovabili. Inoltre, differenze nelle imposte nazionali e nella regolamentazione degli oneri di rete sono anch’esse all’origine di notevoli variazioni tra paesi nei prezzi finali dell’energia elettrica”.

Bce: buona tenuta dell’economia mentre inflazione resterà attorno al 2%

Bce: buona tenuta dell’economia mentre inflazione resterà attorno al 2%

Roma, 19 feb. (askanews) – Nel mantenere ancora una volta invariati i tre tassi di interesse di riferimento per l’area euro, lo scorso 5 febbraio il Consiglio direttivo della Bce “ha confermato nuovamente che l’inflazione dovrebbe stabilizzarsi sull’obiettivo del 2 per cento a medio termine”. Nel frattempo “l’economia continua a mostrare buona capacità di tenuta in un difficile contesto mondiale. Il basso livello di disoccupazione, la solidità dei bilanci del settore privato, l’esecuzione graduale della spesa pubblica per difesa e infrastrutture, insieme agli effetti favorevoli derivanti dalle passate riduzioni dei tassi di interesse, stanno sostenendo la crescita”. Lo riporta il Bollettino economico pubblicato oggi dall’istituzione monetaria.

“Al tempo stesso, le prospettive sono ancora incerte, soprattutto a causa dell’indeterminatezza delle politiche commerciali a livello mondiale e delle tensioni geopolitiche in atto”, aggiunge la Bce.

Per le decisioni future, la Bce mantiene la stessa linea seguita per mesi: ossia “un approccio guidato dai dati, secondo il quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione. Le decisioni – si legge – saranno basate sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria”.

“Il Consiglio direttivo – conclude il documento – non intende vincolarsi a un particolare percorso dei tassi”.

Airbus siglia il 2025 con +6% di fatturato e +23% di utili

Airbus siglia il 2025 con +6% di fatturato e +23% di utili

Roma, 19 feb. (askanews) – Airbus ha chiuso il 2025 con un fatturato totale in crescita del 6% a 73,4 miliardi di euro, mentre l’utile netto è balzato del 23% a 5,22 miliardi. Secondo quanto riportano le tabelle pubblicate dal gruppo, il dividendo sale a 3,20 euro operazione, in crescita del 7%.

Complessivamente, i nuovi ordinativi sono cresciuti del 19% a 123,3 miliardi di euro, mentre l’ammontare consolidato di commesse si è smorzato del 2% a 619 miliardi.

Per quest’aanno la società prevede consegne di circa 870 aeromobili e un Ebit corretto che dovrebbe assestarsi a 7,5 miliardi di euro, dai 7,1 raggiunti quest’anno (in crescita del 33% rispetto al 2024). (fonte immagine: Airbus)

Dl Bollette, Confindustria: segnale importante per competitività Paese

Dl Bollette, Confindustria: segnale importante per competitività Paese

Milano, 18 feb. (askanews) – “Accogliamo con favore il decreto bollette varato dal Governo guidato dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. È positivo che si intervenga con misure concrete a sostegno di famiglie e imprese, ma soprattutto che si inizi a delineare una visione più ampia e strutturale di politica industriale per il nostro Paese”. Lo ha dichiarato il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, commentando il decreto bollette. “Va nella direzione del sostegno alle imprese e rappresenta un passo importante – ha commentato -. Come Confindustria, confermiamo la nostra piena disponibilità a collaborare per costruire una strategia energetica solida, sostenibile e capace di rafforzare la crescita e la competitività dell’Italia”.

“Il costo dell’energia rappresenta da tempo uno dei principali fattori di criticità per il sistema produttivo italiano – ha proseguito Orsini . Lo abbiamo evidenziato in più occasioni: l’energia incide in maniera determinante sulla competitività delle nostre imprese, in particolare nei settori energivori e manifatturieri. Contestualmente dobbiamo monitorare che queste misure non incidano sullo sviluppo del settore energetico italiano”.

“Riteniamo fondamentale continuare a lavorare insieme al Governo, anche in sede europea, affinché si affronti con determinazione il tema dei costi legati al sistema Ets, che hanno un impatto significativo sul prezzo finale dell’energia – ha concluso Orsini -. È necessario aprire un confronto costruttivo con l’Unione Europea per garantire regole che accompagnino la transizione senza penalizzare la competitività del nostro tessuto industriale.