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Visita del vescovo di Mostar ai bambini ucraini accolti a Nuovi Orizzonti

Visita del vescovo di Mostar ai bambini ucraini accolti a Nuovi OrizzontiRoma, 20 mar. (askanews) – Il vescovo della diocesi di Mostar-Duvno S.E.Mons Petar Palic ha visitato la Cittadella Cielo “Orizzonti di Pace” dove sono accolti circa sessanta mamme e bambini e alcuni anziani fuggiti dalla guerra in Ucraina.
La sede di Nuovi Orizzonti sostiene circa 600 famiglie povere della Bosnia Erzegovina e il vescovo è stato accolto da momenti di canti, animazione e testimonianze che ha ascoltato con attenzione, incoraggiando l’operato dei volontari e dei consacrati che portano servizio anche nella Parrocchia di Medugorje con altre due sedi, Casa San Giuseppe e Stella del Mattino, per l’accoglienza dei pellegrini di varie nazionalità, essendo Nuovi Orizzonti un’associazione internazionale di diritto pontificio, tra le poche comunità riconosciute e accolte con decreto ufficiale per il servizio pastorale.
In questi giorni la fondatrice Chiara Amirante è a Medugorje insieme ad un’equipe di responsabili e questa è stata la prima visita ufficiale del vescovo della diocesi di Mostar-Duvno, un riconoscimento importante e un paterno sostegno all’operato dell’associazione che da anni è a servizio delle povertà del territorio.

Ucraina, Poroshenko: mostro della guerra divori il regime di Putin

Ucraina, Poroshenko: mostro della guerra divori il regime di PutinRoma, 20 mar. (askanews) – “Non bisogna aspettarsi che le truppe ucraine ‘brucino Mosca’. Il Cremlino deve cadere a causa delle turbolenze interne alla Russia stessa, dovute all’emorragia dei ricavi delle esportazioni di energia, al picco delle importazioni, all’alta inflazione e al crollo del prodotto interno lordo. Il mostro della guerra, scatenato da Putin, deve divorare il suo regime”. Lo scrive l’ex presidente ucraino Petro Poroshenko in un articolo in esclusiva su Formiche.net.
L’obiettivo, spiega ancora, si può raggiungere con cinque passi. “Primo. Il tetto massimo dei prezzi del greggio e dei prodotti derivati deve essere ridotto costantemente. Secondo. Occorre fissare una quota di fornitura e un tetto massimo di prezzo per i progetti russi di gas naturale liquefatto, che sono diventati una miniera d’oro per finanziare l’esercito di Putin e le sue tasche private. In terzo luogo, il Canale di Suez dovrebbe essere chiuso ai carichi di petrolio e raffinerie di origine russa. Il percorso intorno all’Africa è più lungo, il trasporto è più costoso, il numero di petroliere è maggiore, i costi logistici sono più alti e i profitti sono più bassi. Quarto. Il ramo sud dell’oleodotto Druzhba, che ancora arricchisce la Russia di 4 miliardi di dollari all’anno, deve essere interrotto. Si potrebbero sviluppare alternative per l’Ungheria, la Repubblica Ceca e la Slovacchia. Per esempio, può essere un percorso attraverso la Croazia per coprire il loro fabbisogno. Quinto. Proponiamo di imporre sanzioni non solo all’enorme flotta di petroliere ombra russe, ma anche di imporre sanzioni secondarie a coloro che acquistano il petrolio trasportato da queste navi. Allo stesso tempo, queste navi dovrebbero essere identificate come russe non solo dalla loro bandiera, ma anche dai loro reali proprietari effettivi finali”.
“Per salvare il maggior numero possibile di vite umane, dobbiamo adottare misure per dissanguare economicamente la Russia e tagliare i finanziamenti alla sua macchina da guerra”. Aggiunge Poroshenko che invita anche a escludre tutte le banche russe dal sistema Swift.
“È tempo di escludere le banche russe rimanenti dal sistema Swift e di congelare tutti i pagamenti internazionali del Paese aggressore e della cerchia di Putin”. La prospettiva della deswiftizzazione riguarderà tutti quei Paesi che sostengono la Russia nella sua guerra contro l’Ucraina. Così come tutti gli istituti bancari di qualsiasi Paese che aiuti deliberatamente il regime di Putin ad aggirare le sanzioni e a sponsorizzare il genocidio degli ucraini”, continua.
È il primo passo da compiere, secondo l’ex presidente ucraino. “In secondo luogo, tutti i beni congelati della Federazione Russa e degli oligarchi russi dovrebbero essere concentrati in un fondo trasparente sotto le indicazioni degli Stati Uniti e dell’Unione europea, per garantire la trasparenza e impedire che finiscano nelle mani di funzionari corrotti. Questo fondo dovrebbe essere interamente dedicato al sostegno dell’Ucraina”, aggiunge. “In terzo luogo, dovremmo liberarci del petrolio e del gas russo in tutte le sue forme, prezzi, modalità e vie di consegna. Il ricatto della Russia non dovrebbe essere preso in considerazione. Si tratta di una quota pari al 7% del mercato petrolifero globale, che può essere sostituita dagli Emirati Arabi Uniti, dall’Arabia Saudita, per esempio. Per quanto riguarda i derivati del petrolio, circa il 30% della capacità di raffinazione globale rimane libera. Il mercato globale si sta adattando alle sanzioni contro la Russia senza alcuno shock per gli operatori”, conclude.

Banche, Giorgetti: per il sistema italiano siamo tranquilli

Banche, Giorgetti: per il sistema italiano siamo tranquilliMilano, 20 mar. (askanews) – “Mi sembra che adesso i mercati si siano un attimino calmati, credo che la situazione in Europa sia sotto controllo. Noi siamo in costante contatto con le autorità di regolazione soprattutto per il sistema bancario italiano siamo tranquilli”. Lo ha dichiarato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, a margine di un evento organizzato da Intesa Sanpaolo, in merito alla tenuta del sistema bancario dopo il salvataggio di Credit Suisse e l’intervento delle banche centrali.

Xi all’arrivo a Mosca: con Putin per vero multipolarismo

Xi all’arrivo a Mosca: con Putin per vero multipolarismoRoma, 20 mar. (askanews) – Xi Jinping, nei suoi incontri con il presidente russo Vladimir Putin nei due giorni di visita a Mosca, intende promuovere un’idea di governance del mondo basata su un “vero multipolarismo”, su una “democratizzazione dele relazioni internazionali” e su un sistema internazionale “risolutamente innestato sull’Onu”. L’ha affermato, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa russa Ria Novosti, il presidente cinese appena arrivato nella capitale russa.
“La Cina, assieme alla Russia, è pronta a sostenere risolutamente il sistema internazionale basato sull’Onu; difendere un ordine mondiale basato sulla legge internazionale, sulle norme fondamentali delle relazioni internazionale basate sulle premesse e sui principi della Carta Onu; a promuovere il multipolarismo nel mondo e la democratizzazione delle relazioni internazionali”, ha detto Xi.
“Mi attendo che durante la visita avrà con confronto di punti di vista con il presidente Vladimir Putin sulle relazioni bilaterali e su importanti tematiche regionali e internazionali di reciproco interesse, oltre a svilupare un piano per le interazioni strategiche e la cooperazione pratica”, ha affermato ancora il presidente cinese.
“Ho fiducia – ha detto inoltre – che la visita sarà fruttuosa e che daremo un nuovo impeto al un sano e stabile sviluppo delle relazioni Cina-Russia di partenariato complessivo e cooperazione strategica in una nuova era”.

InnovaMare, a Bari l’ultima tappa del roadshow sulle tecnologie blu

InnovaMare, a Bari l’ultima tappa del roadshow sulle tecnologie bluRoma, 20 mar. (askanews) – InnovaMare, progetto di cooperazione transfrontaliera tra Italia e Croazia, alle battute finali. Dopo Dubrovnik, Venezia e Rijeka sarà Bari ad ospitare, il 22 e 23 marzo, la presentazione del Digital Innovation Hub e delle soluzioni robotiche per salvare l’Adriatico dalla plastica messe a punto grazie ai fondi Ue. La tappa finale del tour è organizzata da ARTI, Agenzia regionale per la tecnologia e l’innovazione della Puglia, e prevede due giorni di workshop, attività dimostrative e visite ad alcune realtà d’eccellenza nel settore della blue economy. Saranno due – annuncia ARTI in una nota – i momenti salienti dell’iniziativa: il lancio del networking attorno al nascente Digital Innovation Hub, il nuovo polo per lo sviluppo di tecnologie marine innovative, e la dimostrazione in mare aperto dei robot salva-Adriatico.
Il 22 marzo, al Centro Sportivo Universitario (CUS) di Bari, dopo un workshop tematico su cooperazione e tecnologie per la sostenibilità dell’economia del mare, saranno presentate e testate in pubblico le due soluzioni robotiche messe a punto da CNR e Università di Zagabria (Facoltà di Ingegneria elettrica e informatica) nell’ambito del progetto: SWAMP, un veicolo autonomo di superficie (Asv) ovvero il mini-catamarano leggero per il monitoraggio del mare nei porti e nei bacini fluviali e la Boa Multifunzionale Intelligente, un robot per la misurazione, la gestione e lo stoccaggio dei dati registrati in mare. Si tratta di robot diversi ma concepiti per funzionare in modo integrato e massimizzare i risultati della lotta all’inquinamento marittimo, che saranno mostrati all’opera al largo mare pugliese. “Sistemi intelligenti – sottolineano i ricercatori – sperimentati con successo, per la prima volta, in scenari cooperativi e in ambienti particolarmente a rischio”, come le acque lagunari e i corsi d’acqua inquinati.
In programma, il 23 marzo, ci sono inoltre due visite di “studio”: al Laboratorio di Ingegneria Costiera (LIC) del Politecnico di Bari, un’eccellenza nazionale per le sue strumentazioni d’avanguardia per la modellistica di dinamica costiera e la rilevazione del moto ondoso, e all’azienda monopolitana AS Labruna, leader nella produzione di motori “green” per la nautica, a propulsione elettrica e ibrida.
Dopo oltre due anni di attività il sogno rendere l’Adriatico più sostenibile potrebbe concretizzarsi se i partner riusciranno a consolidare l’ecosistema virtuoso nato con InnovaMare. È questa la missione del Digital Innovation Hub (DIH), il polo per lo sviluppo della robotica sottomarina istituito a febbraio con la firma da parte italiana e croata del protocollo d’intesa, un altro successo della cooperazione per la sostenibilità del mare.
Link al programma dettagliato della due giorni: https://www.arti.puglia.it/wp-content/uploads/InnovaMare-Roadshow-Bari_agenda_22_23March_DEF.pdf

Cina-Russia, un rapporto “speciale” ma molto travagliato

Cina-Russia, un rapporto “speciale” ma molto travagliatoRoma, 20 mar. (askanews) – La visita del presidente cinese Xi Jinping in Russia iniziata oggi, oltre ad avere lo scopo di elevare il ruolo di Pechino nello scenario internazionale inevitabilmente marcato dal conflitto ucraino, rappresenta un’occasione per consolidare il nuovo stato delle relazioni tra Pechino e Mosca e per testare fino a che punto questi rapporti possano evolversi, magari arrivando a una vera e propria alleanza anche alla luce di una nuova polarizzazione in corso a livello globale. La storia, però, non depone a favore di questa evoluzione.
Una Cina, che teme di essere accerchiata da un punto di vista geopolitico dalla manovra a tenaglia americana, ha certamente bisogno che una solida Russia faccia da argine al nuovo, impetuoso “vento dell’Ovest”. Anche alla luce dei piani di riconquista di Taiwan. In questo senso, le gravi battute d’arresto russe in Ucraina rappresentano un segnale sinistro per Xi, appena riconfermato per un inedito terzo mandato presidenziale, e il leader cinese vedrebbe come la peste un’eventuale destabilizzazione della Russia.
Tuttavia non dobbiamo pensare a Mosca e Pechino come alleati naturali. Anzi, la storia dei loro rapporti ci racconta il contrario.
Fu attorno alla metà del XVII secolo che la Russia degli Zar e la Cina dell’impero Qing (manciù) vennero a contatto. Insediamenti russi si crearono nel bacino del fiume Amur e le truppe imperiali cinesi li respinsero. Cosacchi e manciù si scontrarono più volte, finché nel 1689 i due imperi fimarono il Trattato di Nerchinsk con il quale si fece un primo sforzo per fissare i confini.
Il tentativo non riuscì, in particolare perché non si poté collocare la Mongolia interna nel quadro di queste relazioni. Così Pietro il Grande sollecitò il Celeste Impero a chiudere la questione e si arrivò a un secondo trattato, nel 1729, firmato a Kyakhta. Ma anche quel documento non risolse il problema.
A complicare le cose, poi, ci si misero le potenze occidentali e la Gran Bretagna in particolare. Il XIX saecolo fu caratterizzato dal disfacimento dell’Impero Qing, dilaniato dalle concorrenti mire delle potenze occidentali, compresa la Russia. E, alla fine del secolo, nel frastagliato scenario cinese, mise il naso anche il Giappone, nel bel mezzo della frenetica modernizzazione promossa dall’imperatore Meiji. Nel 1895 le forze nipponiche sconfissero quelle cinesi nella Prima guerra sino-giapponese. Ma la Russia, sotto la guida del potente ministro delle Finanze Sergey Witte, siglò un’alleanza con la Cina (il cosiddetto trattato Li-Lobanov) e si unì a Gran Bretagna e Francia in un’azione per impedire a Tokyo d’impossessarsi della penisola di Liaodong e di Port Arthur, innescando in Tokyo un senso della vittoria mutilata che fu il motore nel 1904-1905 della Guerra russo-giapponese.
In quel conflitto, per la prima volta, una nazione asiatica riuscì a sconfiggere una delle principali potenze militari europee. La Russia zarista cadde in una fase rivoluzionaria, ma lo stesso accadde in Cina. Nel 1912 la Dinastia Qing fu rovesciata e fu istituita la repubblica. Nel 1917 accadde lo stesso alla Dinastia Romanov e, dopo una guerra civile, fu istituita l’Unione sovietica. Si entrò così in una nuova fase per entrambi gli ex imperi.
La Cina s’impantanò in un’infinita guerra civile, con il peso anche delle invasioni giapponesi. Nel 1924 l’URSS, grazie all’azione del ministro degli Esteri Georgy Chicherin, stabilì relazioni formali con la Repubblica di Cina, dopo che tre anni prima Mosca aveva sostanzialmente imposto al Partito comunista cinese, da poco nato, un’alleanza con il Partito nazionalista (Kuomintang) del generale Chiang Kai-shek. Nel 1926, però, Chiang ripudiò l’alleanza, rimandò a casa i consiglieri militari sovietici, e iniziò lo scontro con il Pcc che portò all’infinita guerra civile.
Mosca ovviamente diede il suo sostegno ai comunisti, che negli anni ’30 cominciarono a spingere sotto la guida del leader Mao Zedong. Ma, a rimescolare ancora le carte, ci pensarono i giapponesi, che nel 1931 crearono (al confine con l’URSS) lo stato-fantoccio del Manchukuo e fecero precipitare la Cina in una guerra immane, che terminò di fatto solo con la disfatta nipponica nel 1945. La seconda guerra mondiale costò all’URSS oltre 20 milioni di morti e il periodo che va dagli anni ’30 alla fine del conflitto mondiale portò alla Cina qualcosa come oltre 35 milioni di morti.
Dopo la comune vittoria contro i giapponesi – anche se i sovietici entrarono in guerra contro Tokyo soltanto l’8 agosto 1945 (giorno del bombardamento atomico di Nagasaki), due giorni prima della resa nipponica, e invasero la Manciuria in una continuazione del conflitto contro i ‘falchi’ giapponesi dell’Armata del Kwantung fino a settembre di quell’anno – i russi si ritrovarono in una posizione di forza rispetto a Pechino. Il 14 agosto 1945 fu firmato il Trattato di amicizia e di pace tra l’Unione sovietica e il governo nazionale cinese. Ma intanto l’effimera collaborazione ristabilita tra Kuomintang e Pcc era più che terminata ed era ripresa la guerra civile. Il primo ottobre 1949, Mao proclamò la Repubblica popolare cinese a Pechino, mentre i nazionalisti di Chiang nel 1950 si rifugiarono a Taiwan istituendo la Repubblica di Cina.
I primi anni post-bellici, tra Pechino e Mosca furono caratterizzati dalla retorica dei paesi socialisti fratelli. Con non pochi mal di pancia, l’URSS aiutò la Rpc nella ricostruzione, nell’industrializzazione ma anche sul fronte dello sviluppo del nucleare. Nel 1956, però, Mao non aderì alla destalinizzazione promossa a Mosca da Nikita Krushev. Inoltre emersero diverse questioni politiche e ideologiche che divaricarono le posizioni tra i due paesi comunisti. Krushev vedeva Mao come un estremista, criticava la Rivoluzione culturale e il Grande Balzo in avanti. Mao invece arrivò a valutaree la crisi dei missili a Cuba nel 1962 come un caso avventurismo sovietico e, alla fin fine, come una sconfitta per Mosca. Inoltre restava aperta la questione dei confini, con non rare schermaglie anche armate sui due fronti. Nel 1969 ci fu una guerra – non dichiarata formalmente – al confine per il controllo dell’isola di Zhenbao (Damansky) sul fiume Ussuri, con un migliaio di morti cinesi e un centinaio russi.
Ma la vera spaccatura avvenne nel 1972 quando, in seguito alla cosiddetta “diplomazia del ping pong”, Pechino aprì le relazioni con gli Stati uniti con la storica visita del presidente americano Richard Nixon. Cina e URSS si trovarono su fronti diversi e i rapporti divennero aspri, resi ancora più duri dalla competizione a suon di bombe in Vietnam e Cambogia.
Anche dopo la morte di Mao, nel 1976, le cose non migliorarono. Sotto la guida di Hua Guofeng prima e di Deng Xiaoping poi la Cina avviò il processo di riforme economiche. L’URSS, dal canto suo, andò verso la decadenza e quando il leader Mikhail Gorbaciov tentò la via della riforme democratiche, contribuì a innescare in Cina le proteste giovanili che culminarono nella strage di piazza Tiananmen. Anche in questo caso, Mosca e Pechino si ritrovarono su fronti opposti: Gorbaciov puntò alla democratizzazione ma fallì sulle riforme economiche, Deng respinse anche con l’uso della forza le spinte democratiche ma lavorò intensamente sul fronte economico.
Dopo la caduta dell’URSS, venne creata la Federazione russa, mentre la Cina continuò in maniera discontinua il suo processo di riforma. Nel 1991 fu demarcato il confine terrestre, nel 2001 firmato un Trattato di buon vicinato e cooperazione amichevole, poi rinnovato per altri cinque anni nel 2021.
La fine della guerra fredda ha però modificato nuovamente il quadro globale.
Di fronte a una superpotenza e un mondo unipolare, gli Stati uniti, la politica della Cina, che sta diventando a sua volta potenza globale, presenta convergenze con quella russa, la quale cerca di mantenere una presa sulla sua regione di riferimento e un’influenza globale. Eppure, anche in questa cornice, si rilevano punti di frizione, per esempio rispetto all’influenza sui paesi dell’Asia centrale, con le loro importanti risorse.
Però è proprio il tema delle risorse – energetiche, alimentari, tecnologiche – a spingere le due potenze confinanti verso lo sviluppo di una relazione “speciale”, sebbene non in grado (finora) di diventare una vera e propria alleanza. Per quanto, nella visita di Vladimir Putin del 4 febbraio 2022 a Pechino, in occasione dell’inaugurazione delle Olimpiadi invernali, sia stato affermato un principio di amicizia “senza limiti” tra Russia e Cina, in realtà l’invasione dell’Ucraina solo venti giorni dopo è stata vista da Pechino come un problema. Secondo le intelligence occidentali, Putin non ha seguito il suggerimento di Xi di rimandare l’attacco e l’imbarazzo cinese è stato palpabile. In sede Onu, Pechino non ha votato a favore di una risoluzione di condanna nei confronti di Mosca, ma neanche contro. Si è astenuta.
Soltanto a un anno dall’inizio della guerra ucraina, Pechino ha promosso un’iniziativa mettendo sul tavolo un suo “position paper”, qualcosa di più e qualcosa di meno di un piano di pace. Un’ambivalenza che permane costante nei rapporti con la Russia: necessario possibile alleato, certo, ma di cui la Cina si fida poco.
(di Antonio Moscatello)

Amb.Madrid:Viaggio in Italia: attraverso lo sguardo di Ramón y Cajal

Amb.Madrid:Viaggio in Italia: attraverso lo sguardo di Ramón y CajalRoma, 20 mar. (askanews) – È stata inaugurata a Pamplona presso il Parlamento di Navarra la mostra fotografica “1903-Viaggio in Italia: l’Italia attraverso lo sguardo di Ramón y Cajal”, alla presenza di autorità della comunità autonoma di Navarra, di rappresentanti dell’Università di Navarra e dell’Ambasciata d’Italia a Madrid.
Nell’esposizione, patrocinata dall’Ambasciata d’Italia a Madrid e organizzata dal Consolato onorario a Pamplona e dal comune di Petilla de Aragón e che resterà aperta al pubblico fino al 31 marzo, viene presentata una selezione di foto che lo scienziato Santiago Ramón y Cajal, Premio Nobel per la Medicina nel 1906, realizzò all’epoca del suo viaggio in Italia nel 1903.
E’ stato firmato a Petilla de Arágon – piccola enclave navarra in territorio aragonese che ha dato i natali nel 1852 allo stesso Ramón y Cajal – un gemellaggio con il Comune di Corteno Golgi in provincia di Brescia, dove nacque nel 1843 lo scienziato Camillo Golgi, anch’egli Premio Nobel per la medicina nel 1906.
Alla presenza dei discendenti dei due grandi uomini di scienza, i sindaci dei due Paesi hanno firmato un accordo con l’obiettivo di costituire una più ampia rete europea di paesi che hanno dato i natali a Premi Nobel, favorire scambi e incontri fondati sul turismo culturale e la divulgazione scientifica e promuovere la tutela dell’ambiente rurale, combattendone lo spopolamento.

Aifi: in 2022 investiti 23,7 mld +61%, record assoluto

Aifi: in 2022 investiti 23,7 mld +61%, record assolutoMilano, 10 mar. (askanews) – Il private capital spinge e accelera il processo di internazionalizzazione delle imprese. Di questo si è parlato nel Convegno annuale Aifi tenutosi presso la sede di Assolombarda e con il contributo di Kpmg.
I dati presentati mostrano innanzitutto che in Italia la finanza alternativa ha un ruolo sempre più importante sull’economia reale: nel 2022 sono stati investiti 23,7 miliardi di euro in 848 operazioni, il 61% in più rispetto al 2021, un record assoluto. Nello scorso anno sono stati raccolti 5,9 miliardi di euro, +3% rispetto all’anno precedente; cresce anche il numero delle operazioni con ammontare superiore ai 150 milioni che nel 2022 sono state 24 così come le operazioni in infrastrutture, 52 (+16%) per ammontare investito pari a 10,7 miliardi di euro (+39%). Raddoppia l’ammontare investito in buyout che si attesta a 11 miliardi di euro, con 185 operazioni realizzate (+16%).
Se le operazioni di maggioranza crescono, diminuisce ancora l’attività di expansion attestandosi a 483 milioni di euro, (-44%) investiti in 46 operazioni (-23%). Un ruolo sempre maggiore deriva anche dagli operatori non domestici: guardando ai soci AIFI, il 27% sono internazionali e negli ultimi due anni hanno raccolto oltre 130 miliardi di dollari. In Italia il peso degli operatori internazionali sull’ammontare è sempre più grande tant’è che nell’arco di tempo 2021-2022 hanno investito 27 miliardi nelle imprese italiane su un totale di 57 miliardi impegnati nell’arco di dieci anni, segno che il loro contributo all’economia reale assume sempre più preponderante.
“Cresce il ruolo dei fondi internazionali di private equity” afferma Innocenzo Cipolletta, presidente Aifi. “Nel 2022, su 24 miliardi investiti in Italia 15 miliardi di euro derivano da operatori non domestici. Se da un lato vediamo la crescita degli investimenti soprattutto da parte di questi operatori, dall’altro non possiamo non notare che serve un’azione sistemica delle Istituzioni per spingere la crescita dei fondi italiani per numero e dimensione, permettendo così la nascita di nuovi soggetti che possano investire anche in quote di minoranza, e nelle attività di turnaround che nel 2022 ha visto solo concludersi solo nove operazioni”.
“Il private capital ha in portafoglio 2mila società per un fatturato complessivo di 200 miliardi di euro e un capitale umano che conta 550mila dipendenti”, dichiara Anna Gervasoni, direttore generale Aifi. “Questo mercato è fondamentale per la crescita del paese e ha ampi margini di sviluppo. Per questo è necessario potenziare la raccolta di capitali. Il Private equity francese negli ultimi cinque anni ha raccolto da fondi e casse 9,9 miliardi contro i 3,4 miliardi in Italia, dalle assicurazioni 18,3 miliardi di euro contro i nostri 2,1 e da investitori individuali e family office 14,4 miliardi contro i 2,2 miliardi dell’Italia. Con maggiori risorse possiamo fare di più”.
“Il perdurare del contesto di tensione geopolitica e instabilità macroeconomica, in particolare la spirale inflazionistica e l’aumento dei tassi d’interesse, rende sfidante poter fare delle previsioni per il mercato del private equity nel 2023. Tuttavia il significativo ammontare di dry powder a disposizione dei fondi di private equity, oggi pari a 3,7 triliardi di dollari, suggerisce un cauto ottimismo per i prossimi mesi” commenta Stefano Cervo, partner Kpmg, Head of Private Equity.

Bonomi: Non si può combattere inflazione solo con aumento dei tassi

Bonomi: Non si può combattere inflazione solo con aumento dei tassiMilano, 20 mar. (askanews) – “Non si può combattere la nostra inflazione solo con un aumento dei tassi”. A dirlo il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, intervenendo alla presentazione del nuovo Affari&Finanza di Repubblica a Milano.
Poco prima aveva detto che “noi siamo stati abituati a un decennio strano, con tassi negativi, economicamente sbagliato ma ne abbiamo usufruito. Ora siamo in una situazione intermedia con un 3,5% di tassi che si può tranquillamente gestire. Ulteriori aumenti dei tassi ci preoccupano non tanto per il debito pubblico quanto per il sistema delle imprese che ha ricevuto prestiti a breve garantiti da garanzie pubbliche”. “Ovvio che – ha concluso – con una dinamica così dei tassi qualche preoccupazione inizia a esserci”.

A Tripoli inaugurato il complesso della tomba di Aelia Arisuth

A Tripoli inaugurato il complesso della tomba di Aelia ArisuthRoma, 20 mar. (askanews) – L’Ambasciatore d’Italia in Libia, Giuseppe Buccino Grimaldi, ha aperto l’evento di inaugurazione della Tomba di Aelia Arisuth a Gargaresc in occasione del ripristino dell’ipogeo e del restauro dei dipinti murali.
Sono intervenuti il presidente del Dipartimento di Antichità della Libia (DoA), Mohamed Faraj Mohamed al Faloos e la Prof.ssa Luisa Musso, presidente della Fondazione MedA – Mediterraneo Antico e direttrice della missione archeologica.
Noto anche come “Tomba dei fedeli di Mitra”, il complesso costituisce uno dei monumenti più rappresentativi dell’antica Oea (nome antico di Tripoli), situata nell’oasi di Gargaresh.
Il suo recupero, frutto del lavoro congiunto tra archeologi italiani e libici, è stato possibile grazie al sostegno dell’Ambasciata italiana a Tripoli, al prezioso contributo del Prof. Bashir O. Galgham e al sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e della Fondazione MedA.
L’evento si è svolto alla presenza di importanti esponenti del mondo politico e culturale del Paese, oltre che di esponenti della comunità internazionale, che hanno avuto modo di conoscere le diverse fasi dei lavori di restauro susseguitesi durante il corso degli anni, illustrate attraverso una mostra fotografica realizzata per l’occasione.
Una visita guidata ha poi consentito ai partecipanti di ammirare da vicino l’originaria bellezza del sito archeologico, riconsegnato al pubblico nel suo antico splendore.
L’evento rappresenta un importante traguardo che segna un ulteriore passo in avanti che l’Ambasciata d’Italia insieme ai suoi partner libici compie per rafforzare la cooperazione culturale tra i due Paesi.
“Il restauro di questo sito archeologico – ha dichiarato l’Ambasciatore Giuseppe Buccino Grimaldi – rappresenta una concreta testimonianza degli sforzi italiani per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio comune del Mediterraneo, l’area del mondo che conta oggi il più alto numero di missioni archeologiche accreditate presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e attive anche nei più importanti siti della Libia”.