Migranti, su Ong Commissione e Francia d’accordo con l’Italia

Migranti, su Ong Commissione e Francia d’accordo con l’Italia

Bruxelles, 26 nov. (askanews) – Il Consiglio straordinario Affari interni dell’Ue dedicato alla questione migratoria, che si è svolto venerdì a Bruxelles, non ha rimarginato ancora del tutto la frattura creata dalla polemica tra Francia e Italia sulla vicenda Ocean Viking, come ha dimostrato con le sue dichirazioni, per nulla concilianti sulla ripresa dei ricollocamenti volontari, il ministro francese dell’Interno Gérard Darmanin.

Ma, al di là questione controversa del messaggio sui “porti chiusi”, c’è un punto tra quelli sollevati dall’Italia che sembra avere incontrato orecchie attente e un forte consenso, anche se probabilmente ancora non unanime: è quello della critica al “modus operandi” delle Ong, e della necessità di inquadrarne le attività di ricerca e soccorso in mare con un codice di condotta europeo, simile a quello già adottato a livello nazionale.

Ne ha parlato diffusamente, ad esempio, il vicepresidente della Commissione europea Margaritis Schinas, che ha la responsabilità per l’immigrazione (ma il suo portafogli si chiama “European way of life”).

“Dobbiamo lavorare con le Ong, ma in modo ordinato, in modo da rispettare anche i nostri Stati membri, in modo da strutturare le operazioni di ricerca e soccorso con un metodo operativo costruttivo. E se ciò richiede un quadro più strutturato, come un codice di condotta, allora sì, lo sosterremo”, ha detto Schinas rispondendo ai giornalisti al suo arrivo al Consiglio.

E durante la conferenza stampa conclusiva della riunione, il vicepresidente della Commissione ha aggiunto: “Per me le Ong e le operazioni delle Ong non sono un soggetto tabù, non sono qualcosa che non debba essere discusso. Credo anzi che che se ne debba discutere, perché stiamo parlando della vita delle persone; e penso anche che le operazioni nel Mediterraneo e in altri mari non possono essere condotte in una situazione da ‘Wild Wild West’ dove tutti fanno ciò che vogliono e va bene così”.

“Abbiamo bisogno – ha insistito Schinas – di ordine, di un quadro, di cooperazione e di dialogo fra gli Stati membri implicati e le Ong. Abbiamo bisogno di impegno (‘commitment’, ndr) e di un sistema ordinato, e penso che questo sia possibile”.

“La Commissione – ha ricordato – non ha la competenza giuridica per produrre un codice di condotta paneuropeo” per le Ong, e perciò “sarebbe molto difficile farlo; ma vedo invece come perfettamente possibile che la Commissione aiuti gli Stati interessati a produrre un set di regole, principi, strategie, cooperazione e impegni, in modo che non si abbiano più situazioni di questo tipo che conducono a crisi difficili”.

Il Patto per l’immigrazione e l’asilo volto a riformare tutta la legislazione del settore, che è stato proposto dalla Commissione due anni fa ma ha fatto pochi passi avanti da allora, prevede l’istituzione di un “gruppo di contatto” su ricerca e soccorso in mare. “Abbiamo questo ‘Gruppo di contatto’ – ha ricordato Schinas – , una struttura in cui saremo in grado di discutere con gli Stati membri, e penso che qui dovremmo cominciare, questo è il posto dove le Ong dovrebbero venire, dove dovrebbero impegnarsi; e poi vedremo quale forma tutto questo potrà assumere. Ma abbiamo bisogno di dialogo, abbiamo bisogno di regole, abbiamo bisogno di ordine”.

La definizione “Wild Wild West” attribuita al modo in cui operano le Ong “è un ‘sound bite’: descrive – ha spiegato il vicepresidente della Commissione – una situazione in cui le operazioni di soccorso in mare si svolgono senza alcun coordinamento, senza alcuna una relazione fra coloro che operano” i salvataggi “e coloro che ricevono” le persone soccorse. “Allora penso – ha rilevato Schinas – che ci sia effettivamente un margine di lavoro per questo impegno reciproco; penso che sia anche dell’interesse delle Ong e anche nell’interesse degli Stati membri accettare le stesse Ong in questo Gruppo di contatto per affrontare insieme ciò che bisogna fare”.

Il vicepresidente della Commissione, comunque, ha avvertito che questo “inquadramento” delle attività delle Ong deve avvenire rispettando le norme internazionali e il diritto del mare. “La legge internazionale – ha ricordato – obbliga gli Stati membri che sono responsabili delle aree Sar di ricerca e soccorso a fare ciò che è necessario, il che significa salvare la vita delle persone, portarle nei porti e determinare il loro status. Questo è il modus operandi”, ha concluso.

La questione è stata sollevata anche dallo stesso Gérard Darmanin, con tutt’altro tono rispetto alla sua intransigenza nei confronti dell’Italia sulla questione dei porti e dei ricollocamenti. Tra i punti del Piano d’azione presentato oggi dalla Commissione al Consiglio Affari interni c’è anche, ha affermato Darmanin a margine della riunione, “il fatto che dobbiamo ricordare a tutti il ​​diritto del mare, menzionare il fatto che le Ong che sono nel Mediterraneo ovviamente sono lì per salvare le persone, e – ha aggiunto – in nessun modo per essere un collegamento con qualsiasi organizzazione di trafficanti”.

“E ricordare soprattutto – ha continuato il ministro francese – che anche i Paesi del Sud del Mediterraneo devono aprire i loro porti, visto che a volte ci sono imbarcazioni, in particolare quelle delle Ong, che transitano nelle acque territoriali dei Paesi del Sud del Mediterraneo che non aprono i loro porti”.

Sul suo account Twitter dopo la riunione del Consiglio, Darmanin è tornato sulla questione: bisogna, ha scritto, “supervisionare meglio l’azione delle Ong, specificando i diritti e gli obblighi che si applicano alle navi che effettuano operazioni di salvataggio, e istituendo – ha concluso il ministro francese – un quadro di cooperazione tra gli Stati del Mediterraneo e le Ong per un maggiore coordinamento e più prevedibilità”.

https://www.askanews.it/logo_askanews_small.pngNovembre 26, 2022

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Zelensky al Consiglio Onu: sostenete la nostra via alla pace

Zelensky al Consiglio Onu: sostenete la nostra via alla pace

Milano, 24 nov. (askanews) – Il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky è intervenuto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. “E’ il momento di sostenere la formula di pace proposta dall’Ucraina – ha detto -, non ci dovrebbe essere spazio per il terrorismo nel mondo”.

Zelensky ha parlato anche di armamenti, sottolineando il bisogno di “un sistema di difesa missilistico moderno ed efficace” e a proposito dei black-out imposti al suo Paese ha detto che “è come usare armi di distruzione di massa. Quando le temperature scendono sotto zero e milioni di persone sono lasciate senza elettricità, riscaldamento e acqua dagli attacchi missilistici russi siamo ovviamente di fronte a un crimine contro l’umanità”.

Dalla Russia terrorismo e crimini contro l’umanità

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Milano, 24 nov. (askanews) – Il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky è intervenuto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. “E’ il momento di sostenere la formula di pace proposta dall’Ucraina – ha detto -, non ci dovrebbe essere spazio per il terrorismo nel mondo”.

Zelensky ha parlato anche di armamenti, sottolineando il bisogno di “un sistema di difesa missilistico moderno ed efficace” e a proposito dei black-out imposti al suo Paese ha detto che “è come usare armi di distruzione di massa. Quando le temperature scendono sotto zero e milioni di persone sono lasciate senza elettricità, riscaldamento e acqua dagli attacchi missilistici russi siamo ovviamente di fronte a un crimine contro l’umanità”.

Dalla Russia terrorismo e crimini contro l’umanità

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Lotta a disinformazione e minacce ibride nel futuro dell’Ue

Lotta a disinformazione e minacce ibride nel futuro dell’Ue

Roma, 23 nov. (askanews) – Minacce ibride, disinformazione, una guerra militare ma anche culturale, una guerra in Europa, in cui l’Ucraina difende i confini dell’Ue insieme ai Paesi più vicini al conflitto. Questi sono i temi affrontati nella conferenza “Il futuro dell’Europa di fronte alle nuove minacce”, organizzata dalla Rappresentanza italiana della Commissione europea in collaborazione con Formiche.net, la Repubblica Ceca – Presidente di turno dell’Ue – e le ambasciate di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia.

Per Antonio Parenti, direttore della Rappresentanza della Commissione europea in Italia, “questo momento storico ha cambiato definitivamente le relazioni con la Russia” ma nello stesso tempo ha mostrato come “l’Europa ha affrontato questo momento in modo esemplare”. La guerra in Ucraina “è una guerra a quello che siamo, non soltanto l’invasione di un Paese vicino all’Ue”, ha aggiunto sottolineando che l’aggressione di Mosca, “con la volontà di ricreare i confini di un impero caduto dopo il 1989, è una decisione antistorica da qualunque parte vogliamo guardarla e oggi combattiamo non solo una battaglia militare ma anche culturale”.

Una battaglia che ha diversi aspetti, tipici di un conflitto moderno e ibrido, ha ricordato l’ambasciatrice della Repubblica ceca in Italia, Hana Hubácková, il cui Paese detiene la presidenza di turno dell’Ue. “Non stiamo affrontando soltanto una minaccia militare ma anche altri tipi di minacce ibride. La lezione che dobbiamo imparare è che bisogna reagire insieme e in modo più forte e a tutto campo”, ha sottolineato aggiungendo che “le minacce ibride precedono l’attacco militare” e su questo tema “dobbiamo essere consapevoli e costruire consapevolezza anche nella società”, rendendo evidenti le implicazioni della “disinformazione, che oggi impiega le nuove tecnologie per avere una maggiore diffusione”.

Per Paul Teesalu, ambasciatore di Estonia in Italia, bisogna ricordare che la “guerra ibrida significa cyber attacchi, propaganda, elementi che si aggiungono alla guerra convenzionale” come nel caso della Russia. “Il primo attacco contro l’Ucraina è stato un cyberattacco contro i satelliti non quello missilistico contro Kiev, ed è avvenuto un giorno prima dell’inizio dell’invasione”, ha ricordato l’ambasciatore. E “contro la guerra ibrida non ci sono confini e limitazioni territoriali, siamo tutti Paesi confinanti con la Russia” e per questo la cybersicurezza “è il campo più importante, senza la cybersicurezza non c’è sicurezza”.

Uno dei Paesi in prima linea presenti all’evento è la Polonia. L’ambasciatrice Anna Maria Anders ha commentato quanto avvenuto al confine tra Polonia e Ucraina la scorsa settimana, con l’incidente, su cui ancora si indaga, relativo a un missile che è caduto sul territorio polacco causando due vittime: “E’ stato uno choc per la Polonia e per il mondo, ma il governo polacco prima e gli alleati poi hanno evitato che il mondo impazzisse senza cedere al panico”.

“Non sappiamo ancora cosa sia successo, sembrerebbe che non sia stato un attacco intenzionale ma è ugualmente estremamente preoccupante e anche se la Russia non ha lanciato direttamente un missile è stata responsabile dell’attacco che altrimenti non sarebbe successo”, ha sottolineato l’ambasciatrice parlando di “un campanello d’allarme” sulla possibilità che il conflitto si allarghi.

Dalla Lettonia arriva l’appello a proseguire l’assistenza a tutto tondo all’Ucraina e garantire i finanziamenti per la ricostruzione, ha detto l’ambasciatrice lettone Solvita Aboltina. “Dobbiamo stabilire una piattaforma per la ricostruzione a medio e lungo termine. E trovare una soluzione giuridicamente solida per usare gli asset russi congelati”, ha aggiunto. Nel frattempo è cruciale “creare un tribunale internazionale speciale sui crimini contro l’umanità che non possono restare impuniti”, ha concluso ricordando che “spetta solo all’Ucraina decidere come e quando mettere fine alla guerra”.

Infine, Dalia Kreiviene, ambasciatrice della Lituania in Italia, ha voluto concentrare l’attenzione sulla sicurezza energetica che “è in testa alle priorità” secondo tre punti e altrettante sfide: “Come garantire la sicurezza delle infastrutture energetiche, assicurare la sicurezza delle forniture e avere queste forniture a prezzi sostenibili”.

Conferenza con ambasciatori di Polonia, Lettonia, Lituania, Estonia

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Roma, 23 nov. (askanews) – Minacce ibride, disinformazione, una guerra militare ma anche culturale, una guerra in Europa, in cui l’Ucraina difende i confini dell’Ue insieme ai Paesi più vicini al conflitto. Questi sono i temi affrontati nella conferenza “Il futuro dell’Europa di fronte alle nuove minacce”, organizzata dalla Rappresentanza italiana della Commissione europea in collaborazione con Formiche.net, la Repubblica Ceca – Presidente di turno dell’Ue – e le ambasciate di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia.

Per Antonio Parenti, direttore della Rappresentanza della Commissione europea in Italia, “questo momento storico ha cambiato definitivamente le relazioni con la Russia” ma nello stesso tempo ha mostrato come “l’Europa ha affrontato questo momento in modo esemplare”. La guerra in Ucraina “è una guerra a quello che siamo, non soltanto l’invasione di un Paese vicino all’Ue”, ha aggiunto sottolineando che l’aggressione di Mosca, “con la volontà di ricreare i confini di un impero caduto dopo il 1989, è una decisione antistorica da qualunque parte vogliamo guardarla e oggi combattiamo non solo una battaglia militare ma anche culturale”.

Una battaglia che ha diversi aspetti, tipici di un conflitto moderno e ibrido, ha ricordato l’ambasciatrice della Repubblica ceca in Italia, Hana Hubácková, il cui Paese detiene la presidenza di turno dell’Ue. “Non stiamo affrontando soltanto una minaccia militare ma anche altri tipi di minacce ibride. La lezione che dobbiamo imparare è che bisogna reagire insieme e in modo più forte e a tutto campo”, ha sottolineato aggiungendo che “le minacce ibride precedono l’attacco militare” e su questo tema “dobbiamo essere consapevoli e costruire consapevolezza anche nella società”, rendendo evidenti le implicazioni della “disinformazione, che oggi impiega le nuove tecnologie per avere una maggiore diffusione”.

Per Paul Teesalu, ambasciatore di Estonia in Italia, bisogna ricordare che la “guerra ibrida significa cyber attacchi, propaganda, elementi che si aggiungono alla guerra convenzionale” come nel caso della Russia. “Il primo attacco contro l’Ucraina è stato un cyberattacco contro i satelliti non quello missilistico contro Kiev, ed è avvenuto un giorno prima dell’inizio dell’invasione”, ha ricordato l’ambasciatore. E “contro la guerra ibrida non ci sono confini e limitazioni territoriali, siamo tutti Paesi confinanti con la Russia” e per questo la cybersicurezza “è il campo più importante, senza la cybersicurezza non c’è sicurezza”.

Uno dei Paesi in prima linea presenti all’evento è la Polonia. L’ambasciatrice Anna Maria Anders ha commentato quanto avvenuto al confine tra Polonia e Ucraina la scorsa settimana, con l’incidente, su cui ancora si indaga, relativo a un missile che è caduto sul territorio polacco causando due vittime: “E’ stato uno choc per la Polonia e per il mondo, ma il governo polacco prima e gli alleati poi hanno evitato che il mondo impazzisse senza cedere al panico”.

“Non sappiamo ancora cosa sia successo, sembrerebbe che non sia stato un attacco intenzionale ma è ugualmente estremamente preoccupante e anche se la Russia non ha lanciato direttamente un missile è stata responsabile dell’attacco che altrimenti non sarebbe successo”, ha sottolineato l’ambasciatrice parlando di “un campanello d’allarme” sulla possibilità che il conflitto si allarghi.

Dalla Lettonia arriva l’appello a proseguire l’assistenza a tutto tondo all’Ucraina e garantire i finanziamenti per la ricostruzione, ha detto l’ambasciatrice lettone Solvita Aboltina. “Dobbiamo stabilire una piattaforma per la ricostruzione a medio e lungo termine. E trovare una soluzione giuridicamente solida per usare gli asset russi congelati”, ha aggiunto. Nel frattempo è cruciale “creare un tribunale internazionale speciale sui crimini contro l’umanità che non possono restare impuniti”, ha concluso ricordando che “spetta solo all’Ucraina decidere come e quando mettere fine alla guerra”.

Infine, Dalia Kreiviene, ambasciatrice della Lituania in Italia, ha voluto concentrare l’attenzione sulla sicurezza energetica che “è in testa alle priorità” secondo tre punti e altrettante sfide: “Come garantire la sicurezza delle infastrutture energetiche, assicurare la sicurezza delle forniture e avere queste forniture a prezzi sostenibili”.

Conferenza con ambasciatori di Polonia, Lettonia, Lituania, Estonia

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Strage Colorado,Biden “non dobbiamo nè possiamo tollerare l’odio”

Strage Colorado,Biden “non dobbiamo nè possiamo tollerare l’odio”

Roma, 20 nov. (askanews) – “Non possiamo e dobbiamo tollerare l’odio. Quando decideremo che ne abbiamo abbastanza? Dobbiamo affrontare l’epidemia di salute pubblica della violenza con armi da fuoco in tutte le sue forme. All’inizio di quest’anno ho firmato la legge più significativa sulla sicurezza delle armi da fuoco in quasi tre decenni, oltre ad aver intrapreso altre azioni storiche. Ma dobbiamo fare di più. Dobbiamo emanare un divieto sulle armi d’assalto per togliere le armi da guerra dalle strade americane”. Lo ha affermato il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, in una dichiarazione dopo la terribile strage in Colorado nel locale notturno Lgbtqi+

“Sebbene non sia ancora chiaro il movente di questo attacco sappiamo – ha affermato Biden – che negli ultimi anni la comunità Lgbtqi+ è stata vittima di terribili episodi di odio” e che “la violenza delle armi continua ad avere un impatto devastante. Ed in particolare sulle comunità Lgbtqi+ in tutta la nazione le minacce di violenza sono in aumento”.

“Dobbiamo vietare le armi d’assalto e togliere le armi da guerra dalle strade americane

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Roma, 20 nov. (askanews) – “Non possiamo e dobbiamo tollerare l’odio. Quando decideremo che ne abbiamo abbastanza? Dobbiamo affrontare l’epidemia di salute pubblica della violenza con armi da fuoco in tutte le sue forme. All’inizio di quest’anno ho firmato la legge più significativa sulla sicurezza delle armi da fuoco in quasi tre decenni, oltre ad aver intrapreso altre azioni storiche. Ma dobbiamo fare di più. Dobbiamo emanare un divieto sulle armi d’assalto per togliere le armi da guerra dalle strade americane”. Lo ha affermato il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, in una dichiarazione dopo la terribile strage in Colorado nel locale notturno Lgbtqi+

“Sebbene non sia ancora chiaro il movente di questo attacco sappiamo – ha affermato Biden – che negli ultimi anni la comunità Lgbtqi+ è stata vittima di terribili episodi di odio” e che “la violenza delle armi continua ad avere un impatto devastante. Ed in particolare sulle comunità Lgbtqi+ in tutta la nazione le minacce di violenza sono in aumento”.

“Dobbiamo vietare le armi d’assalto e togliere le armi da guerra dalle strade americane

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Usa, presidente Biden festeggerà domenica 80 anni con un brunch

Usa, presidente Biden festeggerà domenica 80 anni con un brunch

Roma, 18 nov. (askanews) – Il presidente Joe Biden festeggerà il suo 80esimo compleanno organizzando un brunch domenica come primo leader ottuagenario degli Stati Uniti. Lo ha annunciato la portavoce della Casa Bianca, Karine Jean-Pierre.

“La First Lady [Jill Biden] farà un brunch domenica per il presidente per festeggiare il compleanno del presidente con la sua famiglia”, ha detto Jean-Pierre durante una conferenza stampa.

Biden, nato il 20 novembre 1942, diventerà il primo ottuagenario a ricoprire la carica di presidente degli Stati Uniti domenica, quando compirà 80 anni. L’ex presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan aveva 77 anni quando ha lasciato l’incarico e Donald Trump ne aveva 74.

Biden è stato la persona più anziana in carica, prestando giuramento all’età di 78 anni. Deve ancora ufficialmente confermare se intende candidarsi alla rielezione nel 2024.

Diventerà il primo leader ottuagenario degli Stati Uniti

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Roma, 18 nov. (askanews) – Il presidente Joe Biden festeggerà il suo 80esimo compleanno organizzando un brunch domenica come primo leader ottuagenario degli Stati Uniti. Lo ha annunciato la portavoce della Casa Bianca, Karine Jean-Pierre.

“La First Lady [Jill Biden] farà un brunch domenica per il presidente per festeggiare il compleanno del presidente con la sua famiglia”, ha detto Jean-Pierre durante una conferenza stampa.

Biden, nato il 20 novembre 1942, diventerà il primo ottuagenario a ricoprire la carica di presidente degli Stati Uniti domenica, quando compirà 80 anni. L’ex presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan aveva 77 anni quando ha lasciato l’incarico e Donald Trump ne aveva 74.

Biden è stato la persona più anziana in carica, prestando giuramento all’età di 78 anni. Deve ancora ufficialmente confermare se intende candidarsi alla rielezione nel 2024.

Diventerà il primo leader ottuagenario degli Stati Uniti

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Kim Jong Un: Corea Nord reagirà a minacce usando armi nucleari

Kim Jong Un: Corea Nord reagirà a minacce usando armi nucleari

Roma, 18 nov. (askanews) – La Corea del Nord risponderà alle continue minacce usando armi nucleari. Lo ha promesso il leader del Paese Kim Jong Un, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa ufficiale Kcna, il giorno dopo che Pyongyang ha lanciato un missile balistico intercontinentale.

Kim ha affermato che Pyongyang “reagirà risolutamente alle armi nucleari e allo scontro totale con uno scontro a tutto campo”, ha affermato Kcna, aggiungendo che Kim ha supervisionato di persona il lancio del missile.

Giovedì Pyongyang ha lanciato missile balistico intercontinentale

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Roma, 18 nov. (askanews) – La Corea del Nord risponderà alle continue minacce usando armi nucleari. Lo ha promesso il leader del Paese Kim Jong Un, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa ufficiale Kcna, il giorno dopo che Pyongyang ha lanciato un missile balistico intercontinentale.

Kim ha affermato che Pyongyang “reagirà risolutamente alle armi nucleari e allo scontro totale con uno scontro a tutto campo”, ha affermato Kcna, aggiungendo che Kim ha supervisionato di persona il lancio del missile.

Giovedì Pyongyang ha lanciato missile balistico intercontinentale

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