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Governo, Meloni: non va tutto bene ma stabilità ha fatto differenza

Governo, Meloni: non va tutto bene ma stabilità ha fatto differenza

Roma, 28 feb. (askanews) – “Penso che noi dobbiamo essere soddisfatti dei risultati che l’economia italiana ha raggiunto in questi anni” e questo “non per dire va tutto bene ma per dire che considero giusta la strategia”, cioè “l’elemento della stabilità in Italia ha fatto totalmente la differenza”. Lo afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in una intervista rilasciata a Bloomberg.

“La stabilità che questo governo ha avuto, poiché la stabilità è anche prevedibilità per chi investe, soprattutto per chi investe, fa totalmente la differenza – spiega Meloni -. E questa è la ragione per la quale noi lavoriamo anche con le riforme per mantenere prevedibilità e stabilità sul medio periodo. Perché anche qui la questione non è reputazionale, la questione è molto economica e molto seria”.

“Noi abbiamo drammaticamente pagato l’instabilità dei nostri governi, lo abbiamo pagato in termini di risorse, lo abbiamo pagato in termini di assenza di strategia”, sottolinea Meloni.

Iran, Schlein: impedire nucleare ma non con azioni fuori dal diritto

Iran, Schlein: impedire nucleare ma non con azioni fuori dal diritto

Milano, 28 feb. (askanews) – “Siamo tutti convinti che l’Iran non possa sviuppare l’arma nucleare, ma il modo per impedirlo non sono le azioni militari unilaterali ma la via diplomatica per isolare il regime e impedire il supporto ai suoi crimini brutali”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein, dal palco di una iniziativa del Pd a Milano sulla sanità.

“Ci preoccupa moltissimo la drammatica escalation in corso in M.O. dopo l’attacco congiunto di Usa e Israele all’Iran. Trump diceva che avrebbe portato la pace e messo fine ai conflitti invece qui si apre la strada a una pericolosa escalation al di fuori del diritto internazionale che può avere risvolti imprevedibili anche sulla fragile tregua a Gaza”, ha aggiunto Schlein.

Iran, Meloni in contatto con leader regione: allentare tensione

Iran, Meloni in contatto con leader regione: allentare tensione

Roma, 28 feb. (askanews) – Alla luce degli ultimi sviluppi in Medio Oriente, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha presieduto questa mattina una conferenza telefonica, cui hanno preso parte il vicepresidente e Ministro degli Esteri Antonio Tajani, il vicepresidente Matteo Salvini, il ministro della Difesa Guido Crosetto, i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari e i vertici dell’Intelligence.

Il Presidente del Consiglio, spiega una nota di Palazzo Chigi, si terrà in contatto con i principali alleati e leader della regione già a partire dalle prossime ore per sostenere ogni iniziativa che possa condurre a un allentamento delle tensioni.

Malattie rare, Mattarella: diritto a salute sia uniforme nel Paese

Malattie rare, Mattarella: diritto a salute sia uniforme nel Paese

Roma, 28 feb. (askanews) – “Per definizione, la cura dei pazienti affetti da malattie rare si presenta particolarmente complessa. Opportunamente, quest’anno, la Giornata Mondiale delle Malattie Rare è dedicata all’equità nell’accesso alle cure”. E’ quanto afferma in una dichiarazione il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

“Il tema richiama l’attenzione sulla necessità di garantire a tutte le persone, indipendentemente dalla natura della malattia da cui si è affetti, pari diritti e pari opportunità terapeutiche”, osserva il presidente lanciando un appello perchè il diritto alla salute sia per tutti, uguale su tutto il territorio nazionale.

“L’Italia si distingue per il suo impegno attivo nel promuovere l’accesso ai farmaci destinati alle patologie rare e nel ridurre i tempi che intercorrono tra l’autorizzazione e l’effettiva disponibilità delle terapie. Permangono, tuttavia – sottolinea il Capo dello Stato -, disomogeneità territoriali che incidono sull’effettiva esigibilità delle prestazioni e determinano disparità non più accettabili: il diritto alla salute, costituzionalmente garantito, deve trovare uniforme applicazione sull’intero Territorio nazionale”.

L.elettorale, Conte: da maggioranza una legge ‘super-truffa’

L.elettorale, Conte: da maggioranza una legge ‘super-truffa’

Roma, 27 feb. (askanews) – “Un superpremio di maggioranza che regala oltre 100 parlamentari alla coalizione che prende il 40% dei voti: per evitare di perdere le elezioni le stanno provando tutte, anche questa legge ‘super-truffa’”. Lo dice il leader M5s Giuseppe Conte sui social network.

“Pensate un po’ – spiega Conte – se si va al voto con questa legge elettorale e passa il sì al referendum, il Governo di turno – di destra, di centro o di sinistra che sia – potrà contare su un Parlamento ben lontano dall’espressione popolare. Una minoranza avrà tantissimi parlamentari in più con cui sceglierà il Presidente della Repubblica e i vari Organi di garanzia”.

Continua il leader M5s: “Un esempio attuale. Il Parlamento così composto potrà indicare i membri laici dei due nuovi Csm, uno per i giudici uno per i Pm. Un Parlamento così composto e un Presidente della Repubblica eletto da tale Parlamento indicheranno i membri laici dell’Alta Corte. In definitiva avremo membri “politici” che andranno in questi organi con un mandato ben preciso (grazie anche a un sorteggio finto) e invece membri togati che invece ci capiteranno casualmente (grazie a un sorteggio puro da una platea di 9.000/10.000 giudici)”.

Conclude Conte: “Questo Governo è alla frutta. Sono al quarto anno di governo e anziché preoccuparsi delle vere urgenze di famiglie e imprese, disegnano scenari inquietanti: con il 40% di consenso ambiscono a uno strapotere per decidere tutto e soprattutto per mettersi al riparo dalle inchieste della magistratura. Tutto questo non è accettabile: la prima cosa da fare è dire ‘no’ alla referendum salva-casta del 22 e 23 marzo”.

Mps, Meloni: ruolo governo terminato, dossier gestito con successo

Mps, Meloni: ruolo governo terminato, dossier gestito con successo

Roma, 27 feb. (askanews) – Per la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, il ruolo del governo nella Banca Monte dei Paschi di Siena è terminato. Lo afferma in un’intervista rilasciata a Bloomberg, in cui ha spiegato che il suo esecutivo non sarà coinvolto nella futura governance e nelle decisioni strategiche dell’istituto di credito.

Per la premier si è trattato di uno di quei dossier “complessi” ma gestiti con successo mentre il piano di salvataggio e di risanamento viene definito “molto ambizioso”. Oggi, ha sottolineato, l’istituto è “una realtà solida”.

Lo Stato detiene circa il 4,9% del capitale, una quota che “non ci dà la possibilità di esercitare influenza sulla governance”, secondo Meloni. “Il ruolo del governo è terminato”, ha detto Meloni aggiungendo che “non parteciperemo alle nomine dei nuovi organismi di amministrazione e di controllo”.

IA, Meloni: rivoluzione dirompente, governarla con uomo al centro

IA, Meloni: rivoluzione dirompente, governarla con uomo al centro

Roma, 27 feb. (askanews) – L’intelligenza artificiale è la “più dirompente rivoluzione della nostra epoca” e “l’impatto” che questa ha “sul mondo del lavoro” deve essere governato ponendo l’uomo “al centro” di un perimetro di “regole etiche”. Così la premier Giorgia Meloni in un messaggio all’evento ‘Ia e lavoro: governare la trasformazione, moltiplicare le opportunità strategie, fiducia, regole, competenze’.

“Eravamo abituati ad un progresso che aveva come obiettivo quello di ottimizzare le capacità umane e che si concentrava essenzialmente sulla sostituzione del lavoro fisico, in un mondo nel quale l’uomo rimaneva al centro. L’intelligenza artificiale ha ribaltato questo paradigma, perché ad essere soppiantato non è più il lavoro fisico dell’uomo, ma il suo intelletto, ovvero ciò che da sempre ha reso l’uomo insostituibile da una macchina”, aggiunge la premier.

“Se questo processo non viene governato, sempre più lavoratori rischiano di diventare inutili e lo scenario che abbiamo davanti è quello di un progressivo impoverimento della classe media. Ecco perché noi siamo convinti che l’IA sia una tecnologia che può sprigionare tutto il suo potenziale positivo solo se il suo sviluppo si muoverà in un perimetro di regole etiche che mettano al centro la persona, i suoi diritti e i suoi bisogni. Questa è la bussola – afferma – che ha orientato e continuerà ad orientare il lavoro del Governo, ad ogni livello”.

Meloni rivendica che l’Italia è “tra le prime nazioni ad essersi dotate di una legge nazionale sull’intelligenza artificiale, all’interno del quale è previsto l’Osservatorio sull’adozione dell’IA nel mondo del lavoro. Organismo che è stato incardinato nell’alveo del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e a cui abbiamo attribuito importanti funzioni di monitoraggio, analisi e indirizzo. La nascita dell’Osservatorio è una delle azioni connesse all’impegno più ampio che l’Italia sta portando avanti in ambito internazionale, e che ha trovato declinazione concreta nella decisione assunta nel corso della Presidenza italiana del G7 di dare vita ad un Piano d’Azione sull’uso dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro”.

In coerenza con questa impostazione, prosegue Meloni, “il Governo sta lavorando seguendo tre direttrici fondamentali che guardano alla formazione delle competenze, alla qualità del lavoro e dei servizi offerti, alla governance dei sistemi che utilizzano l’intelligenza artificiale. Come ci ricorda la Banca Mondiale, la competenza è la chiave per fare la differenza in quest’epoca. Per questo il Governo è impegnato, anche in collaborazione con le grandi aziende leader in questo settore, per colmare il mismatch esistente tra esigenze delle imprese e professionalità disponibili, favorire lo sviluppo e il riconoscimento di nuove competenze e promuovere attività di reskilling e upskilling per tutti, giovani e adulti, lungo tutto l’arco della vita e nei luoghi di lavoro e nelle società”.

La seconda direttrice, prosegue, riguarda la qualità del lavoro. “L’intelligenza artificiale ci offre l’opportunità di migliorare la sicurezza nei luoghi di lavoro, ottimizzare l’organizzazione, liberare tempo da attività ripetitive e a basso valore aggiunto”, dice per passare poi alla terza direttrice che “tocca le regole, perché è essenziale garantire trasparenza degli algoritmi, tutela dei dati personali, non discriminazione e pieno rispetto dei diritti fondamentali. L’Italia ha già dimostrato di voler essere all’avanguardia, definendo regole chiare contro gli abusi e difendendo con forza la creatività umana e il diritto d’autore”.

“Accanto a tutto questo, stiamo lavorando per attrarre investimenti, rafforzare le infrastrutture digitali, sostenere la ricerca e la sperimentazione, costruire un ecosistema dell’innovazione che generi valore e occupazione in Italia e faccia crescere quelle realtà produttive che già oggi lavorano in quest’ambito. Perché siamo convinti che possa e debba esistere una via italiana all’intelligenza artificiale: la nostra Nazione ha le eccellenze, la visione e la determinazione per giocare un ruolo di primo piano in questo scenario. Governare l’impatto dell’IA sul lavoro è una responsabilità condivisa: Istituzioni, imprese, parti sociali, comunità scientifica. L’iniziativa di oggi va esattamente in questa direzione: creare uno spazio di analisi e dialogo per tentare di anticipare i cambiamenti e fare scelte coraggiose per il futuro. Faremo tesoro delle riflessioni che emergeranno nel corso del dibattito, perché quella che abbiamo davanti è una sfida epocale che possiamo vincere solo se siamo capaci di unire le forze e di mettere a sistema le migliori energie che abbiamo a disposizione”, conclude la premier.

Vigili fuoco, Mattarella: instancabile dedizione al bene comune

Vigili fuoco, Mattarella: instancabile dedizione al bene comune

Roma, 27 feb. (askanews) – “La celebrazione dell’istituzione del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco – per la prima volta il 27 febbraio – costituisce l’occasione per rinnovare la riconoscenza e la gratitudine della Repubblica a quanti ogni giorno dedicano il proprio impegno alla difesa dell’incolumità delle persone, alla salvaguardia dei beni e all’affermazione di una sempre più diffusa cultura della sicurezza e della prevenzione dei rischi”. Lo scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al Capo del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile, Attilio Visconti.

“Ottantasette anni fa – ricorda – la fondazione del Corpo Nazionale segnò una tappa fondamentale nel processo di organizzazione di una struttura unitaria, chiamata ad assicurare a tutti i cittadini soccorso e prevenzione antincendio, rafforzando i Vigili del Fuoco come punto di riferimento essenziale nel sistema del soccorso pubblico e della protezione civile, protagonisti in occasione di eventi calamitosi e altre drammatiche circostanze che hanno segnato la storia del Paese. Ricordiamo quest’anno, tra gli altri, il sessantesimo anniversario dell’alluvione di Firenze, il cinquantennale del terremoto del Friuli Venezia Giulia e del disastro di Seveso, il decennale del sisma del Centro Italia. Anche nelle ultime settimane, nel Sud del Paese e nelle Isole interessate da situazioni di eccezionale maltempo, le squadre dei Vigili del Fuoco hanno operato senza sosta, dando prova di instancabile dedizione al bene comune. In occasione dell’odierna ricorrenza, nel rendere un commosso omaggio a quanti hanno perso la vita nell’assolvimento della loro missione, rinnovo alle loro famiglie le espressioni della più intensa vicinanza”.

L. elettorale, ‘campo largo’ dice no ma si apre partita leadership

L. elettorale, ‘campo largo’ dice no ma si apre partita leadership

Roma, 26 feb. (askanews) – La mossa di Giorgia Meloni era ampiamente stata messa in conto nel ‘campo largo’, ma non per questo crea meno scompiglio. La bozza di nuova legge elettorale ha fatto scattare l’allarme nel centrosinistra, sia per la scelta dei tempi del centrodestra – in piena campagna referendaria – sia perché contiene quell’obbligo di indicare il capo della coalizione che rischia di far saltare il delicato equilibrio tra le forze di opposizione costruito fin qui innanzitutto dalla segretaria Pd Elly Schlein.

La leader Pd ha subito fatto il punto con i dirigenti del partito e con i parlamentari esperti della materia, per poi presentarsi davanti alle telecamere con una linea netta: il Pd valuterà bene il testo al momento opportuno, ma la bozza presentata contiene “elementi inaccettabili come premi alti e senza limiti che rischiano di consegnare a chi vince le elezioni, anche la possibilità di eleggere da soli il presidente della Repubblica”.

E’ una barricata che resterà alzata almeno fino al referendum del mese prossimo: il Pd e gli alleati sono convinti che la legge elettorale serva per sovrapporre questo tema a quello della giustizia, che si sta rivelando per la maggioranza più difficile del previsto da gestire. L’accelerazione della Meloni, insiste la Schlein, “evidentemente è il frutto della preoccupazione per l’esito referendario”. E i democratici provano a legare con un filo rosso la separazione delle carriere con questa specie di antipasto di ‘premierato’, come dice Francesco Boccia: “Siamo di fronte ad un metodo inaccettabile e ad una proposta irricevibile. La maggioranza ha solo l’ossessione autoritaria del potere: con la riforma della giustizia vogliono alterare l’equilibrio tra i poteri a favore dell’esecutivo, con l’Autonomia differenziata vogliono spaccare il Paese, con la legge elettorale vogliono dare al governo un potere esorbitante in Parlamento, con un premio di maggioranza a rischio incostituzionalità”.

Che sia una mossa per distrarre l’attenzione lo dice anche Nicola Fratoianni, Avs: “E’ un tentativo bislacco di distogliere l’attenzione e per rimediare ai guai dentro di loro perché cresce la paura che la riforma della giustizia venga rispedita al mittente”. E Angelo Bonelli aggiunge: “Hanno paura che di fronte alla sconfitta referendaria manchi l’intesa in maggioranza? E’ un segnale di grande debolezza presentarla ora”. Critici anche Riccardo Magi di Più Europa (“Una proposta piena di schifezze”).

M5s, rispetto agli altri partiti del ‘campo largo’, non si sofferma sul merito della proposta del centrodestra, Giuseppe Conte preferisce riportare la discussione su giustizia e temi sociali: “Il governo trova l’intesa per la riforma elettorale e per la riforma della giustizia per salvare i politici dalle inchieste, ma nulla per quanto riguarda 60mila rider sfruttati sotto la soglia della povertà, nulla per tutti i nostri giovani sottopagati”. Linea simile a quella di Matteo Renzi: “Giorgia sicura che non ci siano temi più importanti da affrontare per i cittadini?”.

Ma, oltre alla tempistica, la proposta del centrodestra ha un effetto politico ampiamente previsto: di fatto rende ineludibile la discussione sul nome del leader della coalizione, cosa che appunto crea più di un problema nel ‘campo largo’. “Noi – dice un parlamentare Pd sostenitore della Schlein – stavamo ragionando sul congresso da anticipare… A questo punto ripartirà la discussione sulla leadership e sulle primarie”. Primarie che per esempio ipotizza Stefano Patuanelli, M5s: “La strada probabilmente più percorribile è quella delle primarie di coalizione ma serve partire dal presupposto di un progetto serio per il Paese”.

Una questione che complica parecchio la costruzione dell’alleanza. Intanto perché Carlo Calenda già annuncia una corsa solitaria: “Se questa sarà la legge elettorale, se ci sarà l’indicazione del candidato presidente del Consiglio noi concorreremo con una proposta di centro, pragmatica, riformista e molto chiara sulla questione europea e sulle questioni internazionali”. Ma soprattutto perché indicare il leader della coalizione prima del voto costringe ad una discussione che con la legge in vigore si sarebbe potuta rimandare a dopo il voto.

Le primarie, finora, si sono sempre tenute con un leader di fatto già designato, sono state una sorta di cerimonia di investitura e un momento di mobilitazione delle truppe. Nella situazione attuale, con in pista realisticamente la Schlein, Conte e magari almeno un altro nome di area centrista – tipo Silvia Salis – i gazebo rischiano di trasformarsi in un’acrobazia senza rete, difficile prevedere il risultato. Goffredo Bettini qualche giorno fa ha assicurato che le primarie non sarebbero “un elemento di divisione”, ma in realtà rischiano proprio di lasciare ferite difficili da sanare prima del voto. Troppo diverse le linee su questioni di primaria importanza come il riarmo europeo, il posizionamento rispetto ai grandi temi internazionali. Ma anche scegliere il nome con un accordo politico non sembra un’operazione facile, considerando anche quanti – nel Pd e non solo – sono da tempo alla ricerca di un ‘federatore’ che non sia il leader di nessuno dei partiti. Probabilmente proprio ciò che voleva la Meloni.

Dl sicurezza, al via da martedì in Senato. Iter in salita

Dl sicurezza, al via da martedì in Senato. Iter in salita

Roma, 26 feb. (askanews) – Il decreto sicurezza, varato dal governo il 5 febbraio scorso dopo una lunghissima gestazione e giunto alla firma del Capo dello Stato solo due giorni fa, inizierà martedì prossimo il suo iter in commissione Affari costituzionali del Senato.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, interpellato a margine del Consiglio dei ministri di oggi, ha tenuto a sottolineare che non è stata fatta “nessuna modifica sostanziale” rispetto al testo approvato dal Cdm. Ma il percorso si annuncia in salita, per misure che sono state al centro del dibattito e dello scontro politico tra maggioranza e opposizione. E soprattutto al centro del derby sulla sicurezza tra Fdi e Lega. Tra qualche giorno, il 4 o 5 marzo, irromperà inoltre il ‘pacchetto alla nazione’ di Roberto Vannacci ‘offerto’, spiega Edoardo Ziello, ai “senatori che vorranno accogliere in emendamenti” la ricetta della destra più a destra del centrodestra.

In occasione della prima seduta della commissione, secondo quanto si apprende, dovrebbe essere proposto un giro di audizioni oltre a procedere alla nomina del relatore. Non è escluso, viene riferito, che sia comunque fissato a stretto giro il termine per gli emendamenti.

Sotto i riflettori il cosiddetto ‘scudo penale’ per le forze dell’ordine e il fermo preventivo in occasione di manifestazioni. La prima misura prevede, in caso di notizia di reato, che non vi sia l’iscrizione nel registro degli indagati della persona verso cui emergano indizi a carico se appaia “evidente che il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione”. Il pubblico ministero quindi procederà “all’annotazione preliminare, in separato modello, del nome della persona cui è attribuito il fatto medesimo” ed entro trenta giorni dovrà assumere le sue determinazioni: archiviazione o iscrizione nel registro degli indagati (se riterrà necessario procedere a ulteriori accertamenti, “provvede senza ritardo e comunque entro centoventi giorni”). Dopo la moral suasion del Quirinale, la norma è diventata erga omnes e riguarda tutti i cittadini e non solo le forze dell’ordine.

L’articolo 7 (Disposizioni a tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica) contiene il discusso fermo preventivo legato a manifestazioni, sit in, proteste che inizialmente il governo aveva ipotizzato fino a 24 ore: questo può essere disposto per “non oltre 12 ore” in presenza di un “attuale” pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica. Secondo l’ultima versione del provvedimento, possono essere trattenute “persone” sulla base di “elementi di fatto”, “anche” valutando sulla base del “possesso” di oggetti o materiali ‘sospetti’ o in merito alla “rilevanza di precedenti penali o di segnalazioni di polizia per reati commessi con violenza alle persone o sulle cose in occasione di pubbliche manifestazioni nel corso degli ultimi cinque anni” e se sussista un “fondato motivo di ritenere” che si possano porre in essere condotte di “concreto pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione”. Ne viene data “immediata” notizia al Pm il quale, se riconosce che le condizioni non ricorrono “ordina il rilascio”.

Sempre in tema di manifestazioni, si interviene depenalizzando il reato di mancato preavviso al Questore ma schizzano le sanzioni, da mille fino a 10mila euro per i promotori anche “tramite reti, piattaforme e servizi di comunicazione elettronica ad uso pubblico o privato, ovvero tramite gruppi chiusi di utenti”. Incrementi di simile entità pure per chi non osserva le prescrizione dell’autorità (sanzione massima a 12mila euro) e per chi non rispetta le limitazioni poste alla circolazione o cambia itinerario (fino a 10mila euro), per chi “turba il pacifico svolgimento di una riunione in luogo pubblico o il regolare espletamento del relativo servizio di ordine e sicurezza pubblica” fino a 3mila euro, che salgono a 10mila euro per chi nasconde il proprio volto. Per arrivare a una sanzione massima di 20mila euro nell’ipotesi di “disobbedienza all’ordine di scioglimento” della riunione o dell’assembramento.

In vigore inoltre il divieto di partecipazione a riunioni o ad assembramenti in luogo pubblico. Lo può disporre il giudice per i condannati per alcuni reati (dall’attentato per finalità terroristiche all’attentato alla sicurezza dei trasporti). Il questore può prescrivere l’obbligo di comparire nel giorno dello svolgimento della riunione o manifestazione.

Manca la cauzione a carico dei promotori delle manifestazioni, sponsorizzata dal vicepremier Matteo Salvini, il quale ha però annunciato che la Lega porterà la misura “in Parlamento”.

Viene esteso il Daspo urbano a coloro che sono “denunciati o condannati, anche con sentenza non definitiva, nel corso dei cinque anni precedenti, per reati per cui è previsto l’arresto in flagranza, commessi in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico” e introdotto l’arresto in flagranza differita per chi ha commesso reato di danneggiamento.

Si passa poi alle baby gang e ai coltelli. Viene previsto il carcere da sei mesi a tre anni per tutti coloro che “senza giustificato motivo”, portano fuori dalla propria “abitazione”, strumenti “dotati di lama affilata o appuntita eccedente in lunghezza i centimetri otto” (cinque centimetri se a scatto o a ‘farfalla’). Ma in caso di minori, ai genitori o chi esercita la potestà genitoriale viene applicata la sanzione amministrativa pecuniaria da 200 a 1.000 euro”. Per i venditori che infrangono la legge, ci sono multe salate fino alla sospensione dell’attività.

Arrivano poi le zone a vigilanza rafforzata: il prefetto per un periodo massimo di 6 mesi (rinnovabili fino a 18 mesi) può individuare specifiche zone ‘rosse’, come le cosiddette piazze di spaccio, in relazione alle quali è disposto l’allontanamento di soggetti “denunciati negli ultimi cinque anni” (in materia di stupefacenti, delitti non colposi contro la persona e il patrimonio, per strumenti atti ad offendere) in caso di “comportamenti violenti, minacciosi o insistentemente molesti”. Nel testo pure la confisca “obbligatoria” dei veicoli e mezzi usati per l’attività di spaccio.

Tra le misure del provvedimento sono rimasti nel testo tre articoli sui migranti (il pacchetto che contiene il ‘blocco navale’ è stato inserito in un ddl ad hoc in attesa di essere trasmesso in Parlamento): dall’estensione dell’obbligo di cooperazione ai fini dell’accertamento dell’identità anche allo straniero “detenuto o internato” all’estensione fino a tutto il 2028 delle deroghe per il potenziamento della rete dei centri di accoglienza e dei Cpr oltre alla semplificazione delle modalità di notifica degli atti ai richiedenti protezione internazionale e dispozioni in materia di respingimento alla frontiera, espulsione e rimpatrio.

Del pacchetto sicurezza fa parte anche un ddl, varato contestualmente al decreto, che dovrebbe essere trasmesso alla Camera ma che ancora manca all’appello.