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Chiesa, Delpini: perdono e riconciliazione uniche speranze umanità

Chiesa, Delpini: perdono e riconciliazione uniche speranze umanità

Milano, 4 mar. (askanews) – Si è da poco conclusa nel Duomo di Milano la celebrazione promossa dalla Diocesi per pregare per le vittime di tutte le guerre, secondo quanto proposto dal Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (Ccee). L’iniziativa rientra nel percorso quaresimale denominato “Catena eucaristica” che coinvolge le Chiese europee e vuole essere un’esperienza di comunione e un segno visibile di speranza per l’intero continente.

Alla Messa, presieduta da mons. Carlo Azzimonti, Moderator Curiae, è seguita l’adorazione eucaristica. Nella sua meditazione l’Arcivescovo ha affermato: “I potenti della terra sembrano impegnati a procurarsi e a procurare infelicità ai popoli di tutta la terra e noi siamo qui con la nostra impotenza a intercedere per la pace disarmata ma incapace di essere disarmante”.

“In un momento in cui sembra che tutti siano contro tutti – ha continuato mons. Delpini -, siamo qui a dichiarare l’intenzione di percorrere la via improbabile percorsa da Gesù e cioè di non essere contro nessuno e di vivere a favore di tutti. Si accumulano sulla faccia della terra vittime senza numero, senza nome. La morte è l’unico esito di questo assurdo sperpero di ogni risorsa e i vincitori esibiscono come trofei i volti di quelli che sono riusciti a uccidere, come in epoche barbariche”.

“Ma noi – ha concluso l’Arcivescovo – siamo qui insieme con Gesù a intercedere per tutti e a professare la nostra fede nel Signore che ha vinto la morte e costringerà i nemici a guardarsi in faccia e a riconoscere che l’unica speranza dell’umanità è il perdono, la riconciliazione e la pace. Ecco, a questo ci invita questa catena eucaristica di preghiera per le vittime di tutte le guerre: alla preghiera, alla compassione, alla carità”.

In una breve intervista rilasciata al canale YouTube della Diocesi al termine della celebrazione, mons. Delpini ha poi aggiunto: “I cristiani non si fermano mai al senso di impotenza perché pregano, e pregando non chiedono a Dio di fare quello che loro non riescono a fare, ma chiedono il dono dello Spirito, per intuire quali strade percorrere per reagire a questa situazione sconcertante. Non riusciamo a disarmare nessuno, ma cominceremo a disarmare le nostre parole, come dice il Papa, a guardare negli occhi tutte le persone che incontriamo, per sentirci chiamati a quella fraternità universale che possiamo costruire insieme”.