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Cina, le epurazioni di Xi intaccano capacità operative esercito

| Redazione StudioNews |

Cina, le epurazioni di Xi intaccano capacità operative esercito

Roma, 25 feb. (askanews) – La purga militare senza precedenti, che ha colpito oltre metà delle posizioni di vertice dell’Esercito popolare di liberazione cinese (Pla) e decimato lo stato maggiore attorno a Xi Jinping, sta ridefinendo profondamente il rapporto tra Partito e forze armate nella Repubblica popolare. E’ quanto emerge da uno studio del Csis (Center for Strategic and International Studies), secondo cui l’epurazione interna avviata dal leader cinese è molto più vasta di quanto finora ritenuto e rischia di incidere sia sulla prontezza operativa sia sugli equilibri di potere futuri nel sistema di sicurezza di Pechino.

Secondo il rapporto, dal 2022 almeno 36 generali o tenenti generali sono stati ufficialmente rimossi e altri 65 risultano scomparsi o probabilmente sotto indagine, per un totale di 101 ufficiali coinvolti. Il dato più significativo riguarda il cuore del comando militare: sei membri della Commissione militare centrale (Cmc) – il vertice assoluto delle forze armate cinesi – sono stati epurati negli ultimi anni, inclusi due ministri della Difesa e i due vicepresidenti militari He Weidong e Zhang Youxia. Di fatto, osserva il Csis, la leadership in uniforme della Cmc è stata quasi azzerata: alla fine del 2025 l’unico generale rimasto nell’organismo era Zhang Shengmin, accanto al presidente Xi Jinping, che è un civile.

L’ampiezza della campagna appare ancora più evidente se si considerano le promozioni recenti. Tra i 47 generali a tre stelle in servizio nel 2022 o promossi successivamente, 41 – pari all’87 per cento – risultano epurati o potenzialmente tali. Analogamente, tra i 35 generali promossi da Xi dal 2020, 32 sono stati indagati e 29 rimossi o sospesi. In termini strutturali, i nominativi coinvolti coprono circa il 52 per cento delle posizioni di vertice del Pla, una percentuale che indica come nessun livello o settore dell’apparato militare sia rimasto immune.

La purga non si è limitata allo stato maggiore ma ha attraversato tutte le componenti: forze di terra, marina, aviazione, forza missilistica, comandi di teatro, dipartimenti centrali e persino la polizia armata. Il settore più colpito è la Forza missilistica – responsabile dell’arsenale nucleare strategico – dove tutti e quattro gli ex comandanti sono stati epurati, in gran parte per indagini sulla corruzione negli appalti risalenti alla creazione del ramo nel 2015. Subito dopo vengono esercito e marina, entrambi colpiti da rimozioni a catena tra comandanti, commissari politici e vicecomandanti, mentre l’aviazione appare relativamente meno coinvolta, circostanza che potrebbe riflettere una maggiore fiducia di Xi in questo ramo o la volontà di promuoverne il peso futuro.

Anche i cinque comandi di teatro – che gestiscono le operazioni regionali, inclusi Taiwan e il Mar cinese meridionale – sono stati quasi completamente ristrutturati. Dal 2022 i vertici operativi e politici di quasi tutti i teatri sono stati rimossi o sospesi; il Comando meridionale è stato quello più devastato, con la perdita simultanea di comandante, commissario politico e quattro vice. In molti casi, rileva lo studio, le posizioni restano vacanti o affidate ad interim.

La dimensione politica dell’epurazione emerge chiaramente dalla natura dei bersagli. Xi ha colpito non solo figure promosse personalmente o legate a reti di patronato militare, ma anche “principini rossi” con legami familiari storici con il Partito e con lo stesso leader, come Zhang Youxia. Nemmeno il pensionamento ha offerto protezione: undici ufficiali sono stati epurati dopo aver lasciato il servizio, alcuni anni dopo il ritiro.

Sebbene le accuse ufficiali riguardino quasi sempre la corruzione, il Csis sottolinea che le motivazioni includono anche lealtà politica, prestazioni operative e lotte di fazione. Documenti del Pla Daily – il giornale ufficiale dell’esercito – affermano che Zhang Youxia e il capo di stato maggiore Liu Zhenli furono rimossi per aver minato l’autorità di Xi e la leadership assoluta del Partito sulle forze armate, suggerendo timori di accumulo di potere autonomo all’interno dell’esercito.

L’impatto operativo della purga è ambivalente. Da un lato, la struttura centralizzata del Pla e la nomina di comandanti ad interim hanno consentito di mantenere le attività quotidiane e persino di aumentare nel 2025 la presenza militare cinese nello stretto di Taiwan, nel Mar cinese meridionale e attorno al Giappone. Dall’altro, emergono segnali di difficoltà nelle operazioni più complesse. Nel 2025 le grandi esercitazioni attorno a Taiwan sono state ritardate fino a 19 giorni – contro i 3-4 giorni del 2024 – e una di esse è stata ridimensionata a semplice “drill” – addestramento formale o tecnico, che è al grado più basso della gerarchia delle manovre militari – invece che esercitazione su larga scala. Nello stesso anno, le manovre congiunte con la Russia sono scese da 14 a 6 e sono scomparse quelle multidominio, suggerendo problemi di pianificazione dopo l’epurazione dei vertici del Dipartimento stato maggiore congiunto.

Un altro effetto rilevante riguarda la composizione professionale dei rimossi: il 61 per cento proveniva dal tracciato operativo – cioè comandanti e pianificatori militari – non da quello politico. Nella stessa Cmc, l’80 per cento degli epurati aveva ruoli operativi, lasciando l’organo privo di comandanti di guerra esperti. Complessivamente, solo circa il 21 per cento delle principali posizioni di leadership del Pla risulta oggi stabilmente occupato, mentre il 44 per cento è retto da incarichi ad interim e il resto vacante o opaco.

Nel medio termine, la campagna costringe Xi a ricostruire quasi da zero il vertice militare. Le opzioni includono mantenere la struttura attuale, rafforzare i dipartimenti subordinati o persino ridisegnare la Cmc su un modello più simile allo stato maggiore congiunto statunitense. Ma il bacino di candidati si è drasticamente ridotto: tra i generali a tre stelle non epurati restano sostanzialmente solo il ministro della Difesa Dong Jun e i comandanti di teatro Yang Zhibin e Han Shengyan, tutti provenienti dall’aviazione.

Secondo il Csis, la scelta dei nuovi vertici sarà guidata da due criteri: lealtà politica assoluta e competenza operativa. Il primo appare prioritario, perché il Pla è formalmente subordinato al Partito e non allo Stato e la sicurezza del regime resta l’obiettivo primario di Xi, specie in vista della futura successione. I precedenti storici mostrano che il controllo della Cmc può determinare l’equilibrio di potere tra leader in carica e successori; la ristrutturazione attuale potrebbe quindi consentire a Xi di mantenere influenza militare anche dopo eventuali transizioni politiche.

Nel complesso, conclude lo studio, l’epurazione in corso rappresenta la più profonda ristrutturazione dell’apparato militare cinese dall’era di Mao. Se da un lato rafforza il controllo personale di Xi e del Partito sulle forze armate, dall’altro introduce incertezza sulla capacità del Pla di gestire crisi complesse e di sostenere l’ambizioso programma di modernizzazione militare di Pechino nei prossimi anni.