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Da Vinitaly un’iniezione di fiducia per l’intero settore del vino

Da Vinitaly un’iniezione di fiducia per l’intero settore del vinoMilano, 17 apr. (askanews) – E’ stato un Vinitaly più che riuscito quello che si è concluso oggi, dove si è respirata un’aria positiva nonostante questo primo trimestre sia stato per il mercato del vino piuttosto difficile, le previsioni per l’anno in corso non siano rosee e su tutto incomba un cambiamento climatico che non lascia sereni i vignaioli. A detta di aziende, cooperative e Consorzi, sono stati quattro giorni ricchi di incontri e fitti di appuntamenti con i buyer internazionali, quest’anno provenienti da 140 Paesi. Sul fronte delle presenze estere a Vinitaly 2024, gli Stati Uniti si confermano in pole position con un contingente di 3.700 operatori presenti in fiera (+8% sul 2023), seguiti da Germania, Uk, Cina e Canada (+6%). In aumento del 15% i buyer giapponesi.



Secondo la fiera le presenze sono state complessivamente 97mila, con oltre 30mila operatori esteri (il 31% del totale), di cui 1.200 top buyer (+20% sul 2023) da 65 nazioni. Bilancio positivo anche per “Vinitaly Plus”, la piattaforma di matching tra domanda e offerta, con 20mila appuntamenti business, raddoppiati in questa edizione, e per il fuori salone “Vinitaly and the city”, che ha superato le 50mila degustazioni (+11%) con la città in festa con il vino. Numeri significativi che però non restituiscono il clima che è stato davvero primaverile in tutti i sensi. Sarà forse perché a Verona hanno trovato molto più di quello che c’era a Parigi e soprattutto a Dusseldorf, forse perché la fiera e la città hanno risposto come meglio potevano al di là dei loro limiti strutturali. O forse perché consapevoli che tra enoturismo, crescita delle vendite in Cantina e nuovi mercati più di uno ha persino pensato di poter aumentare il fatturato 2024, sta di fatto che tra gli espositori e gli operatori riuniti a Verona era palpabile una certa euforia. E si sa che l’euforia è contagiosa e così a degustare è tornato anche il pubblico, soprattutto di giovani. Certamente si tratta di una presenza selezionatissima, da un biglietto che non lascia spazio ai “perdigiorno” (120 euro al dì), ma non si può non sottolineare la loro curiosità, consapevolezza e maturità, mai vista tra i padiglioni fino a qualche anno fa. Preceduto dallo storico “Wine ministerial meeting” che ha portato i responsabili dell’Agricoltura dei 30 Paesi produttori di vino a discutere in Franciacorta con il ministro Francesco Lollobrigida, la 56esima edizione di Vinitaly ha visto l’arrivo in massa del governo, con sette ministri, vice, sottosegretari e la premier che hanno tagliato nastri, partecipato a convegni e girato per gli stand. Una presenza importante e significativa a testimoniare il supporto ad un comparto che vale miliardi ed è, al di là di ogni retorica, un simbolo prezioso del nostro Paese. Presenza che però, forse perché già vista l’anno scorso, è stata vissuta anche come un po’ ingombrante dal mondo del vino italiano, ora in attesa che si passi dalle parole ai fatti a partire dal tema dei dealcolati, così tanto discusso in questi giorni.


“Vinitaly consolida il proprio posizionamento business e un ruolo sempre più centrale nella promozione internazionale del vino italiano” ha commentato il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, sottolineando che “i dati della manifestazione, unitamente al riscontro positivo delle aziende, confermano gli obiettivi industriali dell’attuale governance, fortemente impegnata a potenziare il brand fieristico del made in Italy enologico nel mondo. Va in questa direzione – ha evidenziato – il rafforzamento della collaborazione con tutti i referenti istituzionali, oggi in prima linea con Veronafiere nel sostenere l’internazionalizzazione del settore”. “La profilazione degli operatori è tra i nostri principali obiettivi strategici” ha aggiunto l’Ad Maurizio Danese, parlando di “un risultato già centrato nella scorsa edizione, quella della svolta di Vinitaly, e proseguito quest’anno anche nei confronti della domanda domestica, in particolare quella del canale horeca attraverso iniziative di comunicazione e marketing che hanno contribuito all’incremento delle presenze italiane. In questi giorni abbiamo registrato reazioni positive, un’iniezione di fiducia in un momento complesso che ci vede impegnati a supportare il principale prodotto ambasciatore e apripista dell’agroalimentare del Belpaese nel mondo”.


Chiuso Vinitaly, che dà appuntamento per la nuova edizione dal 6 al 9 aprile 2025, i prossimi appuntamenti del calendario estero 2024 sono “2Wine to Asia” (Shenzen 9-11 maggio); “Vinitaly China Roadshow” Shanghai, Xian, Guangzhou (2-6 settembre 2024); “Wine South America” a Bento Gonçalves (RS) Brasile (3-5 settembre); “Vinitaly Usa” (Chicago 20-21 ottobre), e infine “Vinitaly & Wine Vision” (Belgrado 22-24 novembre).