Dl sicurezza, al via da martedì in Senato. Iter in salita
Dl sicurezza, al via da martedì in Senato. Iter in salita
Roma, 26 feb. (askanews) – Il decreto sicurezza, varato dal governo il 5 febbraio scorso dopo una lunghissima gestazione e giunto alla firma del Capo dello Stato solo due giorni fa, inizierà martedì prossimo il suo iter in commissione Affari costituzionali del Senato.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, interpellato a margine del Consiglio dei ministri di oggi, ha tenuto a sottolineare che non è stata fatta “nessuna modifica sostanziale” rispetto al testo approvato dal Cdm. Ma il percorso si annuncia in salita, per misure che sono state al centro del dibattito e dello scontro politico tra maggioranza e opposizione. E soprattutto al centro del derby sulla sicurezza tra Fdi e Lega. Tra qualche giorno, il 4 o 5 marzo, irromperà inoltre il ‘pacchetto alla nazione’ di Roberto Vannacci ‘offerto’, spiega Edoardo Ziello, ai “senatori che vorranno accogliere in emendamenti” la ricetta della destra più a destra del centrodestra.
In occasione della prima seduta della commissione, secondo quanto si apprende, dovrebbe essere proposto un giro di audizioni oltre a procedere alla nomina del relatore. Non è escluso, viene riferito, che sia comunque fissato a stretto giro il termine per gli emendamenti.
Sotto i riflettori il cosiddetto ‘scudo penale’ per le forze dell’ordine e il fermo preventivo in occasione di manifestazioni. La prima misura prevede, in caso di notizia di reato, che non vi sia l’iscrizione nel registro degli indagati della persona verso cui emergano indizi a carico se appaia “evidente che il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione”. Il pubblico ministero quindi procederà “all’annotazione preliminare, in separato modello, del nome della persona cui è attribuito il fatto medesimo” ed entro trenta giorni dovrà assumere le sue determinazioni: archiviazione o iscrizione nel registro degli indagati (se riterrà necessario procedere a ulteriori accertamenti, “provvede senza ritardo e comunque entro centoventi giorni”). Dopo la moral suasion del Quirinale, la norma è diventata erga omnes e riguarda tutti i cittadini e non solo le forze dell’ordine.
L’articolo 7 (Disposizioni a tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica) contiene il discusso fermo preventivo legato a manifestazioni, sit in, proteste che inizialmente il governo aveva ipotizzato fino a 24 ore: questo può essere disposto per “non oltre 12 ore” in presenza di un “attuale” pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica. Secondo l’ultima versione del provvedimento, possono essere trattenute “persone” sulla base di “elementi di fatto”, “anche” valutando sulla base del “possesso” di oggetti o materiali ‘sospetti’ o in merito alla “rilevanza di precedenti penali o di segnalazioni di polizia per reati commessi con violenza alle persone o sulle cose in occasione di pubbliche manifestazioni nel corso degli ultimi cinque anni” e se sussista un “fondato motivo di ritenere” che si possano porre in essere condotte di “concreto pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione”. Ne viene data “immediata” notizia al Pm il quale, se riconosce che le condizioni non ricorrono “ordina il rilascio”.
Sempre in tema di manifestazioni, si interviene depenalizzando il reato di mancato preavviso al Questore ma schizzano le sanzioni, da mille fino a 10mila euro per i promotori anche “tramite reti, piattaforme e servizi di comunicazione elettronica ad uso pubblico o privato, ovvero tramite gruppi chiusi di utenti”. Incrementi di simile entità pure per chi non osserva le prescrizione dell’autorità (sanzione massima a 12mila euro) e per chi non rispetta le limitazioni poste alla circolazione o cambia itinerario (fino a 10mila euro), per chi “turba il pacifico svolgimento di una riunione in luogo pubblico o il regolare espletamento del relativo servizio di ordine e sicurezza pubblica” fino a 3mila euro, che salgono a 10mila euro per chi nasconde il proprio volto. Per arrivare a una sanzione massima di 20mila euro nell’ipotesi di “disobbedienza all’ordine di scioglimento” della riunione o dell’assembramento.
In vigore inoltre il divieto di partecipazione a riunioni o ad assembramenti in luogo pubblico. Lo può disporre il giudice per i condannati per alcuni reati (dall’attentato per finalità terroristiche all’attentato alla sicurezza dei trasporti). Il questore può prescrivere l’obbligo di comparire nel giorno dello svolgimento della riunione o manifestazione.
Manca la cauzione a carico dei promotori delle manifestazioni, sponsorizzata dal vicepremier Matteo Salvini, il quale ha però annunciato che la Lega porterà la misura “in Parlamento”.
Viene esteso il Daspo urbano a coloro che sono “denunciati o condannati, anche con sentenza non definitiva, nel corso dei cinque anni precedenti, per reati per cui è previsto l’arresto in flagranza, commessi in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico” e introdotto l’arresto in flagranza differita per chi ha commesso reato di danneggiamento.
Si passa poi alle baby gang e ai coltelli. Viene previsto il carcere da sei mesi a tre anni per tutti coloro che “senza giustificato motivo”, portano fuori dalla propria “abitazione”, strumenti “dotati di lama affilata o appuntita eccedente in lunghezza i centimetri otto” (cinque centimetri se a scatto o a ‘farfalla’). Ma in caso di minori, ai genitori o chi esercita la potestà genitoriale viene applicata la sanzione amministrativa pecuniaria da 200 a 1.000 euro”. Per i venditori che infrangono la legge, ci sono multe salate fino alla sospensione dell’attività.
Arrivano poi le zone a vigilanza rafforzata: il prefetto per un periodo massimo di 6 mesi (rinnovabili fino a 18 mesi) può individuare specifiche zone ‘rosse’, come le cosiddette piazze di spaccio, in relazione alle quali è disposto l’allontanamento di soggetti “denunciati negli ultimi cinque anni” (in materia di stupefacenti, delitti non colposi contro la persona e il patrimonio, per strumenti atti ad offendere) in caso di “comportamenti violenti, minacciosi o insistentemente molesti”. Nel testo pure la confisca “obbligatoria” dei veicoli e mezzi usati per l’attività di spaccio.
Tra le misure del provvedimento sono rimasti nel testo tre articoli sui migranti (il pacchetto che contiene il ‘blocco navale’ è stato inserito in un ddl ad hoc in attesa di essere trasmesso in Parlamento): dall’estensione dell’obbligo di cooperazione ai fini dell’accertamento dell’identità anche allo straniero “detenuto o internato” all’estensione fino a tutto il 2028 delle deroghe per il potenziamento della rete dei centri di accoglienza e dei Cpr oltre alla semplificazione delle modalità di notifica degli atti ai richiedenti protezione internazionale e dispozioni in materia di respingimento alla frontiera, espulsione e rimpatrio.
Del pacchetto sicurezza fa parte anche un ddl, varato contestualmente al decreto, che dovrebbe essere trasmesso alla Camera ma che ancora manca all’appello.