E’ morto Robert Duvall, leggenda del cinema americano, indimenticabile ne Il Padrino e Apocalypse now
E’ morto Robert Duvall, leggenda del cinema americano, indimenticabile ne Il Padrino e Apocalypse now
Roma, 16 feb. (askanews) – È morto a 95 anni Robert Duvall, premio Oscar e interprete tra i più autorevoli del cinema americano. Si è spento serenamente nella sua casa in Virginia, come ha annunciato la moglie Luciana. Nessuna cerimonia ufficiale: la famiglia ha chiesto di ricordarlo guardando un suo film, raccontando una storia, guidando in campagna. Un congedo coerente con un attore che ha fatto della misura e del silenzio la propria cifra espressiva.
Duvall è stato il custode dell’anima americana sul grande schermo. Non apparteneva alla categoria delle star rumorose, ma a quella più rara degli interpreti capaci di entrare nella vita dello spettatore. In oltre sessant’anni di carriera ha raccontato uomini fragili, duri, spesso contraddittori, sempre profondamente umani.
Il grande pubblico lo consacra con il ruolo di Tom Hagen ne Il Padrino di Francis Ford Coppola. Consigliere della famiglia Corleone, è la coscienza silenziosa del potere: comprende tutto, parla poco, osserva molto. Aveva studiato teatro a New York insieme a Dustin Hoffman e Gene Hackman, condividendo gli anni duri della formazione e maturando uno stile fondato sull’ascolto e sull’essenzialità.
Indimenticabile il colonnello Kilgore in Apocalypse Now: mentre gli elicotteri sorvolano il Vietnam al suono di Wagner, il suo ufficiale non è un folle sopra le righe, ma un uomo che ha normalizzato l’orrore. Duvall racconta l’abitudine alla guerra più che la guerra stessa, trasformando una scena in una riflessione sull’America.
Nel 1984 arriva l’Oscar come miglior attore protagonista per Tender Mercies, dove interpreta un cantante country alcolizzato in cerca di redenzione. In un’epoca di interpretazioni vistose, Duvall conquista l’Academy con la discrezione.
La sua carriera, iniziata al cinema con Il buio oltre la siepe, attraversa sei decenni e generi diversi. Lavora con registi come Robert Altman, Sidney Lumet e Kevin Costner, ottenendo sette nomination agli Oscar e numerosi Golden Globe ed Emmy. Dirige anche The Apostle, intenso ritratto di un predicatore carismatico e tormentato, confermando la sua attenzione per personaggi sospesi tra colpa e fede.
Con la sua scomparsa il cinema perde un interprete che ha fatto della verità credibile la propria missione. Non cercava ruoli iconici: li rendeva tali attraverso la misura. La sua eredità non è solo nei personaggi, ma in un metodo invisibile: la recitazione come ascolto, come presenza, come rispetto dell’uomo prima ancora della storia.