Il Ciliegiolo in Maremma, un percorso di crescita e consapevolezza
Il Ciliegiolo in Maremma, un percorso di crescita e consapevolezza
Milano, 21 feb. (askanews) – Il Ciliegiolo sta vivendo una fase di espansione significativa nella Maremma Toscana, dove oggi si concentra oltre il 55% della superficie regionale dedicata al vitigno, pari a 324 ettari. Storico interprete del Centro Italia, è presente da secoli nel territorio e negli ultimi anni ha registrato un aumento costante sia delle superfici coltivate sia della quantità di uve rivendicate. In Toscana gli ettari dedicati sono passati da 430 nel 2019 a 566 nel 2025, mentre le rivendicazioni a Doc e Igt sono salite da 4.737 quintali nel 2012 a 18.621 nel 2024. Nella Maremma la crescita è stata continua, da 168 ettari nel 2006 agli attuali 324, distribuiti nei Comuni di Magliano, Manciano, Pitigliano, Sorano, Grosseto, Scansano e Cinigiano.
La rivendicazione di uve destinate al Ciliegiolo Doc Maremma Toscana è passata da 2.391 quintali nel 2012 a 10.489 nella vendemmia 2025. L’imbottigliato è cresciuto da 2.634 ettolitri nel 2019 a 3.956 nel 2025, pari a 527.518 bottiglie. La tipologia rappresenta oggi il 7% dell’intero imbottigliato della Denominazione, che supera nel complesso i 56.000 ettolitri, equivalenti a circa 7,5 milioni di bottiglie.
La Denominazione Maremma Toscana, che coincide con l’intera provincia di Grosseto, è uno dei territori più estesi della regione, con 9.392 ettari di vigneto complessivi, di cui 2.565 rivendicati nella vendemmia 2024. Il clima mediterraneo è temperato dall’influsso del mare e dal Maestrale, che mantiene asciutte le vigne e contribuisce a regolarità di maturazione. Le piogge si concentrano in primavera e autunno, mentre l’estate è caratterizzata da scarsa piovosità e alta luminosità. Alle colline interne si affiancano pianure costiere e zone di media montagna verso il Monte Amiata, su suoli che variano dai terreni vulcanici dell’altopiano del Tufo alle formazioni marnose e ai sedimenti marini della fascia costiera.
Il paesaggio agricolo conserva una forte impronta rurale: dei 450mila ettari complessivi della provincia, oltre 200mila sono a bosco, mentre il vigneto copre circa il 2% della superficie. L’incidenza del biologico si attesta intorno al 44%, fra le più alte della Toscana, riflettendo un orientamento produttivo attento alla sostenibilità.
La diffusione del Ciliegiolo è favorita dalla sua adattabilità alle diverse zone della Maremma. Le aree considerate più vocate sono le colline interne, dove un clima caldo e ventilato, con buone escursioni termiche, consente una maturazione regolare delle uve tra fine settembre e inizio ottobre, favorendo equilibrio tra zuccheri, acidità e componenti fenoliche. Pur con la presenza di versioni complesse e strutturate, il Ciliegiolo che oggi interpreta al meglio la visione produttiva dell’area è quello d’annata, “di pronta beva”, un vino immediato e luminoso, caratterizzato da una grande freschezza, da un grado alcolico moderato e da profumi fragranti di ciliegia e marasca.
Il grande interesse per questo vitigno è stato al centro di una serata organizzata a Firenze dal Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana, guidato da Francesco Mazzei, nell’ambito delle Anteprime di Toscana. L’ente, fondato nel 2014 e riconosciuto dal ministero nel 2015, riunisce 475 aziende, fra le quali 343 viticoltori, 131 Cantine che vinificano e imbottigliano in proprio e un imbottigliatore.