Skip to main content

Imballaggi, Unionfood: c’è compromesso, fiduciosi su voto in Plenaria

Imballaggi, Unionfood: c’è compromesso, fiduciosi su voto in PlenariaMilano, 7 nov. (askanews) – Un danno per le aziende, per i consumatori e per l’ambiente con un aumento, in primis, dello spreco alimentare. Questo rappresenta per Unione italiana food il nuovo regolamento per gli imballaggi, la cosiddetta Ppwr (packaging and packaging waste regulation) approvata lo scorso 24 ottobre in commissione ambiente del Parlamento europeo e che dal prossimo 20 novembre sarà al vaglio della assemblea plenaria. Su quella votazione tuttavia c’è cauto ottimismo da parte di Unionfood che confida in un emendamento dell’articolo incriminato, il numero 22, che, come specifica l’allegato V, vieta l’uso di imballaggi di plastica monouso per confezioni da meno di 1,5 chili di frutta e verdura fresche, “a meno che non sia dimostrata la necessità di evitare perdite di acqua o turgore, rischi microbiologici o urti”.

“Il 20 novembre spero si possa rimediare con l’ultima votazione, la soluzione di compromesso è stata trovata – ci ha detto Mario Piccialuti, direttore generale di Unionfood – c’è stato un errore nell’ultima votazione ma si deve rimediare perchè se all’articolo 22 di questa proposta di regolamento tolgo tutte le monoporzioni e la quarta gamma arreco un danno enorme sicuramente alle aziende perchè smettono di commercializzare una certa porzionatura ma anche al consumatore”. Un danno quindi per tutto il comparto come la IV gamma che comprende la frutta, la verdura come le insalate e, in generale, gli ortaggi freschi come gli spinaci o le erbette confezionati e pronti per il consumo o per la cottura. Ma il regolamento riguarda anche tutte le monoporzioni “destinati al consumo nei locali del settore alberghiero, della ristorazione e del catering”. “Proviamo a immaginare tutto quello che va al foodservice, dalle bustine di miele alle confetture piccoline – ha osservato Piccialuti – Occorre quindi raggiungere un obiettivo di miglior sostenibilità ambientale ma dobbiamo ricordare che non esiste sostenibilità ambientale che non tenga conto degli altri due paradigmi: sostenibilità economica e sociale. Per esempio quale famiglia comprerebbe una busta da 1,5 chili di prodotti di quarta gamma come l’insalata? Finirebbe sicuramente per sprecarne una parte”. Tutto il comparto IV gamma ha da subito contestato il regolamento europeo dal momento che, per la natura del prodotto specifico messo in commercio, a oggi non può rinunciare all’uso della plastica nel confezionamento. “Non c’è alternativa alla plastica al momento – ci ha detto Cristiano Detratti, amministratore delegato di Ortoromi azienda associata al Gruppo IV gamma di Unionfood – la confezione col film di plastica è essenziale per garantire la qualità e la shelf life del prodotto al consumatore: qualcuno ha provato a usare per esempio il Mater-B ma la durata del prodotto a scaffale scende a quattro giorni perchè il sacchetto si deteriora”. C’è, tuttavia, un fronte su cui Detratti conviene si possa intervenire con una semplificazione ed è quello dei formati, in termini di peso, a oggi presenti sullo scaffale. “Da 60 grammi a un chilo ci sono una trentina di formati, scendere a 15 tipologie di confezioni permetterebbe di ridurre di un 10-15% il consumo di plastica, su questo sono sicuramente d’accordo come produttore della IV gamma”. Ma in questo caso occorre sensibilizzare anche la grande distribuzione che con la marca privata rappresenta circa 70% del mercato della IV gamma. “Noi – ha raccontato Detratti – abbiamo lavorato negli anni perchè il packaging dei nostri prodotti fosse al 100% riciclabile. A oggi oltretutto fino a un 40-50% della plastica utilizzata da noi in azienda per le confezioni è riciclata”. Ma queste azioni, che sono alla base del paradigma del riciclo a cui il regolamento europeo contrappone quello del riuso, non sono state recepite dall’Europa, almeno nella attuale formulazione del provvedimento.