Iran, Meloni: Ue non avvisata, crisi diritto figlia dell’attacco a Kiev
Iran, Meloni: Ue non avvisata, crisi diritto figlia dell’attacco a Kiev
Roma, 2 mar. (askanews) – Un conflitto che è stato deciso “senza il coinvolgimento dei partner europei” ma che sul suolo del Vecchio continente ci è già arrivato, come dimostra il drone che ha colpito nella notte la base della Royal Air Force a Cipro. A sera, a più di 48 ore dall’attacco e dopo una giornata in cui le opposizioni hanno invocato a gran voce un suo intervento in Parlamento, Giorgia Meloni, decide di parlare in prima persona della “preoccupante” situazione che si è creata in Iran e nell’area del Golfo dopo la decisione di Usa e Israele di attaccare Teheran. Pochi minuti per dire che il governo ha messo tra le sue priorità il rientro degli italiani rimasti bloccati, ma anche per dare una lettura del contesto con quella dose di equilibrismo ormai costante in politica internazionale, soprattutto quando di mezzo c’è l’America di Donald Trump.
E così, oltre all’ammissione di un certo stupore per la mancata condivisione con i Paesi europei da parte dello storico alleato, la presidente del Consiglio esprime più in generale i suoi timori per la “crisi del diritto internazionale”. Una crisi per la quale, tuttavia, non indica esplicitamente corresponsabilità americane ma che considera “figlia” dell’attacco della Russia all’Ucraina e di quella “stagione di caos” diventata “inevitabile” dopo che “un membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite ha deliberatamente attaccato un suo vicino”. La premier concorda sul fatto che “non possiamo permetterci che l’attuale regime iraniano abbia missili a lungo raggio con testate atomiche” e che, nonostante gli sforzi a cui ha partecipato anche l’Italia, il tentativo di un accordo sul nucleare di Teheran “ha fallito”. Ma dopo l’attacco di Usa-Israele, osserva, “l’obiettivo è ovviamente che la crisi non dilaghi” sebbene nulla può andare meglio “se l’Iran non ferma i suoi attacchi nei confronti dei paesi del Golfo che sono totalmente ingiustificati”.
L’estensione del conflitto a quell’area così strategica per i fragili equilibri del Medio Oriente ha colto di sorpresa le cancellerie europee e, ovviamente anche l’Italia. D’altra parte, dice Meloni, “sarebbe stupido ritenere che quello che accade anche lontano dai nostri confini non ci coinvolga”. I timori, sono quelli di una guerra dalla durata più lunga di quanto non si fosse temuto all’inizio, ma anche di trovarsi impreparati di fronte a attacchi che dovessero tornare a toccare il suolo europeo. Lo dicono, praticamente in chiaro, il ministro degli Esteri e quello della Difesa, ascoltati oggi nelle commissioni Esteri di Camera e Senato e protagonisti anche di serrati botta e risposta con le opposizioni, schierate in audizione con quasi tutti i loro leader: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. La crisi in Iran potrebbe essere lunga, durare “giorni, forse settimane”, apre scenari “finora mai considerati” e “incide direttamente sulla nostra sicurezza nazionale”, hanno spiegato Tajani e Crosetto. Siamo, ha detto quest’ultimo, in una fase in cui “la possibilità di azioni che giudichiamo folli è superiore alla nostra capacità di immaginazione”. Un attacco simile a quello avvenuto negli Emirati, ha osservato, “sarebbe peggio in Italia, perché le difese da queste nuovi armi che sono soprattutto i droni” sono “molto più difficili rispetto alle armi tradizionali”. Toccato anche il tema del sostegno di tipo militare che potrebbe essere richiesto. “Abbiamo ricevuto richieste di aiuto logistico e di forniture di materiali da parte dei Paesi del Golfo, che coincidono anche con la protezione dei nostri militari presenti nell’area”, ha fatto sapete Tajani. Proprio su questo prossimamente tornerà a riferire Crosetto che durante l’audizione è stato bersagliato soprattutto per la sua presenza (e poi permanenza) a Dubai nelle ore in cui era già esploso il conflitto. A sera arriva anche il sostegno di Giorgia Meloni che, però, somiglia tanto a una mera difesa d’ufficio. “Non ha mai smesso di fare il suo lavoro”, si è limitata a dire la premier.
Ci sono poi due immediate conseguenze della crisi di cui il governo si è dovuto occupare: il rischio di attacchi terroristici (oggi al Viminale Piantedosi ha riunito il Comitato per l’ordine e la sicurezza) e il costo dell’energia e delle materie prime già schizzato a seguito della chiusura dello Stretto di Hormuz.