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Lollobrigida: aprire nuovi mercati ma non rinunciare agli Usa

Lollobrigida: aprire nuovi mercati ma non rinunciare agli UsaRoma, 3 apr. (askanews) – “Noi abbiamo Ismea, l’Ice, tanti analisti: ragioniamo e troviamo pragmaticamente delle soluzioni. Apriamo nuovi mercati ma non rinunciamo nemmeno a chiacchiere al mercato Usa. Non sono convinto affatto che gli statunitensi rinuceranno al valore delle produzioni italiane a nessun costo: e sono pragmatico più che ottimista”. Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, intervenendo alla presentazione del Macfrut 2025, che si terrà a Rimini dal 6 all’8 maggio. Un intervento anticipato perché il ministro deve “partecipare a una riunione per cercare di capire cosa sta accadendo in un mercato importante come quello statunitense” all’indomani dell’annuncio di dazi aggiuntivi anche per la Ue nella misura del 20% da parte del presidente Usa Donald Trump.



“Una delle questioni che si pone ora: è dobbiamo aprire nuovi mercati? – ha detto Lollobrigida – Ma perchè, abbiamo mai smesso di cercare di aprire nuovi mercati? Questa è una banalità, ma non dobbiamo pensare di chiuderne altri per nostra scelta. Le condizioni possono variare, ma si deve eliminare il fattore isterimo, si deve essere attenti e pragmatici”. Il ministro ha sottolineato che l’Italia non ha intenzione di rinunciare al mercato statunitense che è “il nostro mercato principale dopo la Ue” e ha ribadito che gli sforzi europei devono essere “tutti incentrati a evitare una guerra commerciale, questa è la prima scelta – ha detto – se poi la guerra ci sarà la faremo, ma ora vanno evitati isterismi”.


“Vanno valutati i dati, Ice farà la sua parte valutando le tabelle ancora non molto leggibili dei nuovi dazi, capiremo l’effetto di quelli della prima presidenza Trump e cercheremo di capire le contromosse utili per sostenere eventuali settori che dovessero andare in crisi, valutando i fatturati su un periodo biennale, questa è la mia idea, per capire se ci sarà una contrazione o una crescita”. Lollobrigida ha quindi ricordato che l’Italia punta sull’aumento del valore aggiunto, “e non per forza su un aumento della produzione. Preferisco vedere crescere il valore aggiunto in agrucoltura – ha ribadito – piuttosto che un aumento delle produzioni in modo massivo su un territorio che lo permette solo in modo marginale. L’Italia non è la nazione della quantità ma del valore aggiunto dato dalla qualità”.