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Oxfam, a 9 anni da inizio conflitto in Yemen non c’è pace

| Redazione StudioNews |

Oxfam, a 9 anni da inizio conflitto in Yemen non c’è paceRoma, 26 mar. (askanews) – A 9 anni esatti dall’inizio della guerra uno Yemen a pezzi fa i conti con i bombardamenti aerei nel nord del Paese da parte di Stati Uniti e Regno Unito e una crisi economica che sta portando alla fame milioni di persone. È l’allarme lanciato oggi da Oxfam, di fronte alla nuova escalation del conflitto seguita agli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso.



“Quello che sta succedendo nelle ultime settimane allontana inevitabilmente la prospettiva di una pace duratura o di una qualsiasi stabilità nell’intera regione, dopo che la tregua temporanea mediata dalle Nazioni Unite, aveva in una buona parte retto, nonostante fosse scaduta nel 2022. – ha detto Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia – Lo Yemen non è in grado di reggere un’ulteriore escalation, perché quello che abbiamo di fronte è un Paese distrutto da una guerra che ha causato oltre 19 mila vittime civili e milioni di sfollati. In questo momento oltre 18 milioni di persone – più della metà della popolazione – dipendono dagli aiuti umanitari per sopravvivere, una larga fascia della popolazione è sull’orlo della carestia e oltre 2,5 milioni di bambini sotto i 5 anni soffre di malnutrizione acuta con problemi di crescita in un quinto dei casi. Oltre 8 milioni di persone non hanno accesso all’acqua pulita, soprattutto nelle aree rurali. Lo Yemen rimane una delle più gravi emergenze umanitarie al mondo”. A questo si aggiunge il drastico calo dei finanziamenti per fronteggiare l’emergenza, che ha costretto il World Food Program lo scorso novembre a tagliare gli aiuti alimentari destinati a 9,5 milioni di persone. Nuovi tagli si sono sommati questo gennaio, lasciando fuori altri 2,4 milioni di yemeniti. “Senza un immediato aumento degli aiuti, lo Yemen potrebbe precipitare in una vera e propria carestia. – aggiunge Pezzati – Intanto il sistema sanitario è sull’orlo del collasso e gli ospedali sono privi di medicine e attrezzature essenziali, mentre il personale medico è senza stipendio da anni. Non possiamo che aspettarci nuove epidemie di colera, difterite e altro ancora, soprattutto nelle aree rurali”.


Come succede da anni la popolazione è costretta a fare i conti con la svalutazione della moneta nazionale, mentre l’aumento del costo del carburante e di altri beni di prima necessità ha spinto milioni di persone in povertà. La guerra, insieme alle devastazioni prodotte dal cambiamento climatico, ha gravemente danneggiato la produzione agricola e a partire da giugno si prevede il periodo di magra più acuta. Prospettive di pace La recente militarizzazione del Mar Rosso potrebbe portare ad una grave escalation del conflitto, come dimostrano le segnalazioni relative al numero di vittime o distruzione di mezzi di sussistenza nel governatorato di Hudaydah, dove l’industria della pesca è compromessa. Anche le rotte di navigazione potrebbero subire un impatto, ostacolando le importazioni nello Yemen e destabilizzando ulteriormente la regione. In questo contesto, designare come organizzazione terroristica gli Houthi, che sono parte fondamentale di questo conflitto e hanno il controllo del territorio più popoloso dello Yemen, non aiuterà il processo di pace. Inoltre ulteriori sanzioni potrebbero mettere a repentaglio le importazioni di cibo e beni di prima necessità, da cui lo Yemen dipende quasi completamente, come pure le attività di agenzie umanitarie come Oxfam. “Di fronte a un’intera popolazione ridotta a fame e miseria, l’escalation di violenza delle ultime settimane dovrebbe far vergognare le parti in conflitto e la comunità internazionale tutta – ha aggiunto Pezzati – L’ultima cosa di cui lo Yemen ha bisogno è un’altra guerra, dopo nove anni di indicibili privazioni e sofferenze. L’aumento degli aiuti umanitari per prevenire carestie e malattie diffuse sarà essenziale, come pure un accesso umanitario senza ostacoli.” Per ridurre la possibilità di un’ulteriore escalation nello Yemen, è senza dubbio urgente un cessate il fuoco permanente a Gaza, che risparmierebbe ulteriori vite nella Striscia, stabilizzando l’intera regione per salvare la vita di migliaia di persone.


Dal 2015, Oxfam ha soccorso oltre tre milioni di persone colpite dal conflitto in nove governatorati del paese, distribuendo acqua potabile e servizi igienici, fornendo aiuti per l’acquisto di cibo e beni di prima necessità, riabilitando le infrastrutture idriche e fornendone di nuove alimentate ad energia solare. Ha fornito acqua pulita e servizi igienico-sanitari a più di un milione di persone, anche in aree difficili da raggiungere.