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Pakistan, Nuova via della seta cinese mette a rischio gli asini

| Redazione StudioNews |

Pakistan, Nuova via della seta cinese mette a rischio gli asiniRoma, 18 feb. (askanews) – Un tempo l’asino, assieme al cammello, era uno dei principali mezzi di locomozione lungo la Via della Seta. Ora, nella Nuova via della Seta, il simpatico animale potrebbe diventare di nuovo protagonista, ma in maniera molto meno apprezzabile: il Pakistan sta sviluppando una controversa attività di macellazione di asini per trarne la pelle da vendere poi sul fiorente mercato della medicina tradizionale cinese, per la quale è un ingrediente prezioso.



Tutto parte da uno dei principali investimenti della Nuova Via della Seta cinese, secondo quanto racconta oggi Nikkei Asia. Pechino ha investito in Pakistan qualcosa come 50 miliardi di dollari per il Corridoio economico Cina-Pakistan, snodo cruciale della strategia Belt and Road promossa dal presidente cinese Xi Jinping. In particolare, da valorizzare doveva essere il porto di Gwadar, che molti ritenevano sarebbe diventato il “prossimo Singapore”. Non è andata così: gravi problemi d’instabilità politica, la mancanza di sicurezza e fattori geopolitici molto più complessi hanno lasciato il progetto insabbiato e Gwadar non è mai diventato un hub cruciale, nonostante il fiume di denaro. In questo deserto, tuttavia, rischia di emergere un business particolarmente controverso. Questo mese, racconta Nikkei Asia, la Hangeng Trade Company cinese ha aperto una macelleria per asini da 7 milioni di dollari, destinata a fornire pelli necessari per la produzione di “ejiao”, un medicinale tradizionale cinese promosso come modo per arricchire il sangue, stimolare il sistema immunitario e persino prevenire il cancro. E’ inoltre utilizzato come spuntino dai cinesi. Ufficiali pakistani a conoscenza dell’accordo hanno detto che l’attività fornirà più di 300.000 pelli d’asino all’anno per soddisfare un mercato annuale di ejiao stimato in 8 miliardi di dollari in Cina, il principale investitore internazionale del Paese.


“Mille asini devono essere esportati quotidianamente dalla macelleria”, ha detto un funzionario, parlando sotto condizione di anonimato. La società cinese ha stretto accordi con diverse fattorie di allevamento di asini nelle province del Punjab e del Sindh in Pakistan, che forniranno gli animali per il macello a Gwadar prima di esportarne le pelli. La gelatina contenuta nelle pelli di asino è un ingrediente chiave dell’ejiao.


Il possibile business sta però creando polemiche. Il macello di asini è tabù nel Pakistan a maggioranza musulmana, dove l’animale è usato principalmente per il trasporto nelle aree rurali. Inoltre, ci sono preoccupazioni che il mercato dell’ejiao minacci la popolazione globale di asini, secondo un rapporto del 2023 del U.S. Congressional Research Service. L’anno scorso, l’Unione africana ha vietato la vendita di pelli di asino, considerato che il continente ospita circa due terzi degli asini presenti al mondo. L’attività di Gwadar è la prima ad aver ricevuto il via libera per il macello di asini in Pakistan, un paese che in precedenza aveva smantellato bande che contrabbandavano clandestinamente le pelli fuori dal Paese.


Il business è condannato dai leader religiosi locali, che però sono frenati dal fatto che al momento appare molto più grave la carenza di sviluppo del territorio. “E’ l’unica attività che ha senso a Gwadar” al momento, ha detto Muhammad Shoaib, ricercatore presso l’Università George Mason negli Stati uniti, che studia la Cina, a Nikkei Asia. “Simbolicamente – ha aggiunto – susciterà una reazione negativa in Pakistan. Sarà molto difficile convincere i pachistani che si tratta di un’attività legittima”.