Scordamaglia: bene export, Comm. Ue non svenda le nostre IG
Scordamaglia: bene export, Comm. Ue non svenda le nostre IG
Roma, 17 feb. (askanews) – “Con 73 miliardi di euro e un +5% sull’anno precedente l’export agroalimentare italiano continua a dimostrarsi un asset fondamentale del nostro Paese”; così Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia, commenta i dati Istat sull’export di settore a consuntivo del 2025, che si conferma in valore il più alto di sempre.
Un’attenzione specifica nell’analisi del nostro export deve andare alle indicazioni geografiche. DOP e IGP, infatti, rappresentano (dati al 2024) il 19% del fatturato complessivo del settore agroalimentare e si sono confermate un elemento chiave dell’export agroalimentare italiano e un asset strategico per la competitività europea. “Dobbiamo sempre ricordare che le nostre IG esportano quasi il 60% del proprio fatturato, rispetto al 29% della media dell’industria alimentare, per questo motivo, siamo preoccupati dell’azione inadeguata che la Commissione Europea sta dedicando alla tutela di questa classe di prodotti: non basta scrivere riferimenti generici alla protezione delle IG negli accordi bilaterali, se poi non è implementata un’effettiva protezione” dice ancora Scordamaglia
Un discorso che per Filiera Italia vale per il recente accordo Mercosur che è stato di fatto svuotato nelle sue clausole di protezione delle indicazioni geografiche, a seguito dell’accordo commerciale sottoscritto tra i presidenti Milei e Trump che rende possibile l’esportazione dagli USA all’Argentina di prodotti come il Parmesan e altri italian sounding di grana, pecorino, gorgonzola etc. “Un conflitto – prosegue Scordamaglia – che si è già riproposto negli accordi come quelli con la Cambogia, con la Malesia, il Vietnam e la Thailandia e che rischia di diventare un pesante elemento di penalizzazione anche negli accordi con l’India e l’Australia che Von der Leyen si appresta a sottoscrivere senza aver ottenuto garanzie adeguate sulla tutela delle IG a cominciare, nel caso dell’Australia, dal prosecco”.
E, concludono da Filiera Italia, “l’Italia ha raggiunto direttamente con i propri strumenti risultati molto positivi nella tutela delle proprie indicazioni geografiche, che tuttavia non bastano se la Commissione tratta questi prodotti come mero folklore e non vera leva economica, occupazionale e di valorizzazione dei territori dell’Unione Europea. La Commissione europea è impegnata costantemente a legiferare dimenticandosi tuttavia di garantire poi l’implementazione effettiva delle norme emanate”.