
Serpillo (Uci): dazi stangata da 7 mld per economia italiana
Serpillo (Uci): dazi stangata da 7 mld per economia italianaRoma, 3 apr. (askanews) – L’introduzione dei dazi statunitensi al 20% sui prodotti italiani è una misura “profondamente ingiusta e gravemente dannosa, che colpirà in modo diretto e sproporzionato il nostro comparto agroalimentare. Le ripercussioni economiche saranno pesantissime: si stima un impatto potenziale tra i 4 e i 7 miliardi di euro per l’economia italiana, con effetti a catena su occupazione, investimenti e competitività”. Così il presidente dell’Unione Coltivatori Italiani, Mario Serpillo, commentando l’ordine esecutivo firmato dal Presidente degli Usa, Donald Trump, che introduce dazi generalizzati su 60 Paesi, tra cui l’Italia.
“Solo nel settore vitivinicolo, che vale 2 miliardi di export verso gli USA e rappresenta il 25% del nostro export vinicolo totale, i dazi potrebbero tradursi in 6 milioni di euro di perdite al giorno per le cantine italiane. A questo si somma il danno per il Parmigiano Reggiano, che copre circa il 7% del mercato americano dei formaggi duri ed è venduto a un prezzo più che doppio rispetto ai parmesan locali”, ricorda Serpillo. Secondo le analisi del Centro Studi Confindustria e della Svimez, l’impatto complessivo dei dazi al 20% potrebbe portare a una perdita fino allo 0,2% del PIL, a oltre 50.000 posti di lavoro a rischio, e a una riduzione dell’export tra il 13,5% e il 16,4% nei settori chiave come agroalimentare, chimica e farmaceutica. A essere colpite saranno soprattutto le regioni leader dell’export come Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana, ma anche le aree più fragili del Sud – Sardegna, Molise, Sicilia – dove la scarsa diversificazione rende le imprese particolarmente vulnerabili.
“Inasprire le barriere commerciali non protegge nessuno, anzi – aggiunge Serpillo – rischia di incentivare il fenomeno dell’italian sounding, danneggiando ulteriormente i produttori italiani e confondendo i consumatori americani. Si crea così un paradosso: da un lato si impedisce l’accesso al prodotto autentico, dall’altro si apre la strada a imitazioni prive di tracciabilità e di reale legame con il territorio”. “È necessario che l’Europa si attivi immediatamente sul piano diplomatico – conclude – e che il Governo italiano metta in campo misure urgenti per sostenere le imprese colpite. Difendere il Made in Italy agroalimentare non è solo una questione commerciale: è un atto dovuto verso le migliaia di produttori che portano nel mondo la nostra identità agricola. Serve quindi, con urgenza, un piano di supporto per compensare i danni, aprire nuovi mercati e potenziare gli strumenti contro l’italian sounding”.