Summit Cina-Asia centrale: Pechino copre spazio lasciato da Mosca

Summit Cina-Asia centrale: Pechino copre spazio lasciato da MoscaRoma, 11 mag. (askanews) – Xian è stata l’antica capitale cinese dalla quale partiva la Via della Seta. E non a caso questa città è stata scelta dalla Cina per ospitare il primo summit in presenza tra Pechino e i cinque paesi dell’Asia centrale un tempo sovietici: sebbene il formato Cina+5 (C+C5) esiste dal 2020, la pandemia Covid-19 aveva costretto finora i vertici alla fredda modalità online. Ancor meno a caso è stato preannunciato da Pechino che il presidente Xi Jinping, padrone di casa, terrà un “importante discorso” in quell’occasione, segno di un’attenzione cinese per una regione tradizionalmente sotto influenza russa.

Il summit si terrà il 18 e 19 maggio, incrociandosi con un altro vertice che si riunirà invece a Hiroshima, in Giappone, tra il 19 e il 21 maggio. Si tratta – quest’ultimo – del G7, al quale parteciperanno i sette leader del blocco dei paesi vicini agli Stati uniti (anche se la presenza fisica del presidente Usa Joe Biden è data in forse) . A Xian è attesa la presenza di Kassym-Jomart Tokayev del Kazakistan, Sadyr Japarov del Kirghizistan, Emomali Rahmon del Tajikistan, Serdar Berdimuhamedov del Turkmenistan e Shavkat Mirziyoyev dell’Uzbekistan. Spicca ovviamente l’assenza in questo formato dell’azionista di maggioranza tradizionale della regione: la Russia di Vladimir Putin.

Non c’è naturalmente da attendersi una presa di posizione esplicita contro Mosca. Ma, certo, i paesi dell’Asia centrale hanno mostrato una certa irritazione nei confronti dell’azione russa in Ucraina. In sede Onu, quando è stata posta ai voti una risoluzione di condanna nei confronti di Mosca, i C5 non hanno detto no ma, come la Cina, si sono astenuti (tranne il Turkmenistan, che non ha preso parte al voto). Questi paesi vedono con preoccupazione la situazione in Ucraina e sembrano accordare a Pechino, che prospetta una pur vaga ipotesi di fuoriuscita dalla crisi, un’attenzione apparentemente maggiore che a Mosca. Per la Cina l’Asia centrale è un focus di politica estera da tempo, ma soprattutto dal 2013, quando Xi ha lanciato l’Iniziativa Belt and Road con un discorso storico nella capitale kazaka di Astana. L’invasione rissa dell’Ucraina, poi, ha aperto ancor di più un vuoto d’influenza nella regione, che la Cina sembra voler colmare, tenendo presente che già ha una relazione forte con paesi come il Turkmenistan, grande fornitore di gas. Così proprio in Asia centrale, in effetti, si crea un terreno di competizione tra Cina e Russia, mentre in altri scenari le due potenze appaiono affiancate.

I cinque paesi della regione sono parte di un fondamentale corridoio per agganciare la Cina al ricco mercato dei paesi europei, in un momento in cui la sua proiezione verso il Pacifico è contenuta in maniera decisa e crescente dagli Stati uniti. Quindi la destabilizzazione provocata dall’azione russa in Ucraina finisce per impattare con questo disegno cinese. E’, insomma, proprio in Asia centrale che l’asserita amicizia “senza limiti” tra Mosca e Pechino sembra trovare un limite. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Wang Wenbin, nel presentare il summit, oltre ad annunciare un “importante discorso” di Xi, ha affermato che “i presidenti esamineranno il corso della crescita delle relazioni Cina-Asia centrale, scambieranno opinioni sullo sviluppo dei meccanismi tra le due parti, sulla cooperazione in tutti i settori, nonché sulle principali questioni internazionali e regionali di reciproco interesse e firmeranno congiuntamente un importante accordo politico”. Il vertice “aiuterà a tracciare un nuovo progetto per le relazioni Cina-Asia centrale e aprirà una nuova era per la cooperazione tra le due parti”.

Quando si parla di “questioni internazionali” di “reciproco interesse” la mente va immediatamente e naturalmente all’Ucraina. In una riunione preparatoria in cui si sono incontrati ministri degli esteri il mese scorso, il cinese Qin Gang ha affermato che Pechino è disposta a lavorare con l’Asia centrale per spingere per una risoluzione della crisi ucraina. Il giorno dopo questa dichiarazione, Xi Jinping ha sentito per la prima volta al telefono il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. L’Asia centrale ha acquisito un’importanza crescente a causa dei suoi ricchi depositi di risorse naturali – idrocarburi, ma anche terre rare – e della vicinanza alla provincia occidentale dello Xinjiang, l’instabile area a maggioranza musulmana che era anche una parte fondamentale dell’antica Via della Seta e tradizionalmente gode di stretti legami culturali e linguistici con l’Asia centrale.

Nel 2022 il commercio tra la Cina e i paesi dell’Asia centrale ha raggiunto i 70,2 miliardi di dollari, un livello record. Gli investimenti diretti esteri della Cina nei cinque paesi sono arrivati a quasi 15 miliardi di dollari. La Belt and Road ha portato nei paesi dell’Asia centrale grandi progetti infrastrutturali come ferrovie, autostrade, centrali elettriche e gasdotti: un’opportunità di sviluppo che nella tradizionale relazione con Mosca non s’era mai visto. E forse a Putin le orecchie non fischieranno solo durante il summit di Hiroshima, ma anche nei gue giorni precedenti.

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