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Vino, Montebamboli: un nuovo concetto della Costa Toscana vista dall’alto

Vino, Montebamboli: un nuovo concetto della Costa Toscana vista dall’alto

Milano, 26 feb. (askanews) – Montebamboli rappresenta la nuova interpretazione della Costa Toscana firmata dalla famiglia Moretti: un progetto di vigneto a 400 metri di altitudine, immerso nel Parco naturale dei Montioni (Massa Marittima), con l’obiettivo dichiarato di rileggere il territorio dal punto di vista climatico, agronomico ed enologico attraverso tre vini in purezza.

L’idea nasce da oltre venticinque anni di osservazioni dell’imprenditore Vittorio Moretti, che individuò in questa porzione di Colline Metallifere un potenziale diverso rispetto alle aree vitate più vicine al mare, fino ad arrivare ad acquistare e piantare le vigne a partire dal 2005. A raccogliere quell’intuizione e a trasformarla in un progetto compiuto c’è il Master of Wine Andrea Lonardi, con una premessa chiara: non aderire a un modello stilistico già codificato ma partire dalle condizioni concrete dei vigneti in quota per costruire una chiave di lettura contemporanea e coerente con il luogo, una nuova narrazione della Costa Toscana, vista dall’alto e letta attraverso una viticoltura di montagna affacciata sul mare. Un balcone naturale affacciato sul Tirreno, una magnifica terrazza che domina la costa, le isole e i golfi.

‘La Costa Toscana è una delle zone più nascoste e meno studiate di quello che c’è oggi in Italia nel vino. Questo territorio ha due anime, l’animo bordolese per il quale Vittorio Moretti è arrivato 25 anni fa e un animo molto più ancestrale che è quello che identifica la posizione geografica della costa toscana’ spiega Lonardi, parlando di Montebamboli come di ‘un posto unico a 400 metri sul livello del mare, un balcone sul Mediterraneo dal quale si vedono cinque grandi golfi e molte isole come l’Elba, Cerboli, Montecristo e nei giorni migliori anche la Corsica e Punta Ala’.

Il contesto naturale è uno dei parchi più estesi e continui della costa, circa 7.000 ettari di macchia mediterranea con lecci, alte querce da sughero, ginestre e corbezzoli, affacciati sulla Val di Cornia e a circa 10 chilometri dalla costa tirrenica. Una zona particolarmente ventilata, con una piovosità media annua attorno ai 700 millimetri, che registra temperature più fresche e meno estreme rispetto alla fascia litoranea, con un incremento medio delle piogge, nel triennio 2022-2024, di circa il 50% rispetto a Petra, la celebre Cantina di Suvereto del gruppo Terra Moretti dove le uve di Montebamboli vengono vinificate. Ne deriva un microclima che rallenta la maturazione, dilata la stagione vegetativa e condiziona direttamente la gestione agronomica.

‘Come dicono gli americani, c’è un soul che era quello di voler creare con Petra questo grande Taglio Bordolese, che oggi si è affermato perché quello prodotto qui è internazionalmente riconosciuto come la sua versione mediterranea, e un soul ancestrale che volevamo far rinascere’ prosegue Lonardi, aggiungendo che ‘quest’anno abbiamo dato vita a questa grande essenza di appartenenza al Mediterraneo, con vini da monovitigno, che hanno un approccio viticolo ed enologico diverso. A Petra – evidenzia – ci sono dei suoli calcari bellissimi, delle argille da flysch a palombini, e a Montebamboli ci sono delle brecce che arrivano dalle colline metallifere. Queste differenze cambiano completamente il peso e la concentrazione aromatica del vino: Petra è la prima azienda che parla di questo doppio animo della Costa Toscana, sentiamo che questa è una leadership che abbiamo voluto e per questo siamo al lavoro anche per sistemare l’aspetto della Denominazione della Costa Toscana’.

La Cantina riassume il timbro di questo areale con quattro parole chiave: ‘luminosità, essenzialità, tensione, immediatezza’, legandole a ‘leggerezza del colore, frutto luminoso, note ematiche e tannino fine’ come espressione di una costa mediterranea in quota. ‘La costa toscana appartiene a un golfo che i francesi si sono portati a casa creando una Denominazione che si chiama Cote de la Méditerranée’ rimarca il MW, aggiungendo che ‘quel mare, che parte dal Priorato (la Denominazione di Tarragona in Spagna, ndr) e arriva fino a Capalbio, è un grandissimo golfo dove in mezzo ci sono la Sardegna e la Corsica e dove ci sono due varietà che sono presenti ovunque e che cambiano il loro nome in funzione del territorio di appartenenza: la Grenache, che è la più piantata, nel Priorato la chiamano Garnacia, in Sardegna Cannonau, sulla costa toscana l’hanno chiamata Licante Boucher ma il nome originale sarebbe Licante. La seconda varietà che appartiene a questo golfo del Mediterraneo è il Vermentino, che in Liguria prende il nome di Pigato, nel sud della Francia Rolle e nelle Baleari ha un cugino strettissimo che chiamano Malvasia. Ma qui non potevamo non portare a casa quello che è oggi il vino che più di ogni altro si sta affermando sulla Costa Toscana, che è il Cabernet Franc. Un vitigno – prosegue Lonardi – che non è una moda ma è un altro fattore che determina la natura di questo territorio, come per tutte le zone di influenza marina a taglio bordolese: la parte Nord di Bordeaux, la Loira (dove ci sono i miei Cabernet Franc di riferimento), Long Island che ha creato un distretto interessantissimo, e il Cile. A Montebamboli – chiosa – non poteva che nascere un Cabernet Franc molto diverso da quello che siamo abituati ad assaggiare sulla costa toscana: molto più leggero, molto più piacevole, ma con una fittezza aromatica e una precisione a livello tannico davvero particolari’.

Ecco quindi i tre monovarietali da vigne allevate a cordone speronato, uve raccolte manualmente, selezione dei grappoli e selezione ottica degli acini, affinamenti brevi e focus su pulizia, verticalità e freschezza in grado di raccontare al meglio e in modo assolutamente contemporaneo questa ‘costa toscana di montagna’. Vini agili, succosi, dinamici, sapidi e ferrosi, piacevolissimi e dalla grande duttilità gastronomica. Il ‘Toscana rosso Igt Grenache 2024’ viene da un vigneto di 22 anni esposto a Sud-Est vendemmiato a fine settembre. Vinificato in tank aperti, con una quota di grappolo intero tra il 20 e il 30%, viene fatto poi macerare per circa venti giorni, con un modello di estrazione ‘soffice’, basato su rimontaggi ridotti, e temperature di fermentazione tra 20 e 25 gradi. L’affinamento avviene in cemento per sei-nove mesi, cui seguono altri sei mesi in bottiglia.

Il ‘Maremma Toscana Doc Vermentino 2025’ da piante con un’età media di 10 anni e un’esposizione a Sud-Est, che nasce dai grappoli più ombreggiati raccolti in leggero anticipo tra fine agosto e i primi di settembre e poi sottoposti a pressatura a grappolo intero. La fermentazione si svolge per il 70% in acciaio e per il restante 30% in barrique di primo passaggio, e infine le due frazioni restano sulle fecce fini per sei mesi, con batonage periodici. Il ‘Toscana rosso Igt Cabernet Franc 2024’ nasce dalla selezione di due vigneti: uno esposto a Sud, con 21 anni di età, e uno esposto a Ovest, di 10 anni. La vendemmia è programmata nella seconda decade di settembre, poi gli acini interi sono trasferiti nei tini per gravità, mentre circa il 15% delle uve, costituite dai grappoli migliori e più maturi, viene introdotto a grappolo intero in serbatoi di fermentazione di acciaio inox da 7,5 t., a una temperatura compresa tra 22 e 26 gradi. Estrazione delicata, basata su rimontaggi molto brevi e poco invasivi, seguita da circa venti giorni di macerazione a caldo sulle bucce. Quindi il 50% del vino matura per dieci mesi in barrique di rovere francese di primo passaggio, e il restante sosta in cemento. Dopo l’assemblaggio, la massa complessiva riposa per altri quattro mesi in cemento prima dell’imbottigliamento, seguito da un ulteriore affinamento di sei mesi in vetro.

Nella visione di Lonardi e del gruppo Terra Moretti, vitigni simbolo del bacino mediterraneo come Vermentino, Cabernet Franc e Grenache sono così tre strumenti per restituire una lettura non scontata del terroir di questa inedita ‘vigna di bosco affacciata sul mare’. (Alessandro Pestalozza)