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Autore: Redazione StudioNews

Meeting Rimini, Pammolli: Stato-Regione una dialettica preziosa

Meeting Rimini, Pammolli: Stato-Regione una dialettica preziosaRimini, 21 ago. (askanews) – “È naturale che le Regioni chiedano molto e lo Stato tenga conto anche dei vincoli macroeconomici” nel Paese. “Questa è una dialettica che c’è sempre stata. L’unica osservazione che faccio è che in questa dialettica, più che mai oggi dopo il Covid, e in questa situazione complessiva del Paese, deve esserci una stella polare che è la compostezza istituzionale e la consapevolezza del senso di responsabilità che tutte le parti devono portare sul tavolo non solo nelle azioni ma anche nelle parole”. Lo ha sottolineato Fabio Pammolli, Professore ordinario di economia e management, Politecnico di Milano, che ha tracciato una fotografia economica dell’Italia.

“Il Paese ha un livello di spesa pubblica elevato- ha spiegato – e ha accumulato nel corso del tempo un livello di incidenza del debito pubblico sul Pil che è secondo solo a quello della Grecia a livello europeo. Questa situazione macroeconomica espone il Paese a una sfida della sotenibilità complessiva dell’insieme dei conti pubblici, a una sfida della crescita”. “Oltre a quella demografica – ha aggiunto Pammolli – l’Italia ha una seconda sfida, che è quella tecnologica”.

Meeting Rimini, Mezzanzanica: in aumento tasso occupazione

Meeting Rimini, Mezzanzanica: in aumento tasso occupazioneRimini, 21 ago. (askanews) – “Il tasso di occupazione era del 58% nel periodo pre-Covid, del 60,1% nel 2022 e del 61,5% nel primo semestre del 2023. Si tratta di un risultato mai raggiunto in Italia negli ultimi 20 anni. Questo indica che sta aumentando la partecipazione al mercato del lavoro”. Ad illustrare i dati è Mario Mezzanzanica, professore di Computer Science and Engineering, dell’Università Milano Bicocca, secondo cui “coloro che hanno un titolo di studio fino alla licenzia media hanno un tasso di occupazione del 29% che sale al 43,5% per chi è diplomato e al 53,6% per chi ha una laurea o una specializzazione post-laurea”.

Parlando dei Neet, i giovani che non studiano e non lavorano, Mezzanzanica ha sottolineato come “il dato è in diminuzione negli anni”. “Sono circa 1 milione e 600mila i giovani tra i 15 e i 29 anni, nel nostro Paese, che non studiano né lavorano”. “La crisi maggiore riguarda il Sud e le Isole (30%) mentre nel Nord del Paese è intorno all’11-12%”, ha concluso il docente.

Meeting Rimini, Emidio Bini (Fvg): Creare veri Stati Uniti d’Europa

Meeting Rimini, Emidio Bini (Fvg): Creare veri Stati Uniti d’EuropaRoma, 21 ago. (askanews) – “Europa degli Stati o Europa delle Regioni?”. Alla domanda che anima l’incontro dell’edizione 2023 del Meeting di Rimini dedicato alle due tensioni – sovranazionalità e regionalismo – contenute nella Costituzione della Repubblica Italiana, l’assessore alle Attività produttive e turismo regione Friuli Venezia Giulia, Sergio Emidio Bini, risponde evidenziando ciò che non ha funzionato.

“Il PNRR – ha denunciato Bini – è il classico esempio di come le cose non devono essere fatte, ovvero bypassando le Regioni”. E se “da una parte c’è la necessità di una catena più corta, non troverei nessuno scandalo nella possibilità che l’Europa e le Regioni interloquiscano direttamente tra loro”. Da qui ai prossimi anni, avverte, ci aspettano sfide fondamentali. Il cambiamento epocale che stiamo vivendo è sotto gli occhi di tutti “e l’Europa e l’Italia sono realtà piccole in confronto al mondo. Senza cambiare le regole attuali resteremo un vaso di coccio”. Invita a creare i veri Stati Uniti d’Europa con un presidente vero, un governo vero “dove non ci si occupi solo di come distribuire le mele e le arance ma di politica estera vera e della difesa comune vera. Guardate che figuraccia stiamo facendo con la Guerra in Ucraina: uno fa una cosa, uno fa l’altra. Non funziona. È chiaro che saremo esclusi dalle scelte strategiche globali”. L’invito è ad avere il coraggio di osare.

Urso: riaprire miniere? Sì, dobbiamo estrarre materie prime critiche

Urso: riaprire miniere? Sì, dobbiamo estrarre materie prime criticheRoma, 21 ago. (askanews) – L’Italia deve produrre materie prime critiche, come il cobalto, anche riavviando un’attività estrattiva, per garantirsi autonomia strategica e contribuire a quella europea. L’ha affermato il ministro dell’Impresa e del Made in Italy Adolfo Urso intervenendo oggi al Meeting di Rimini.

“Dobbiamo puntare a renderci sempre più autonomi sul piano dell’autonomia strategica dell’Unione europea. Questo vale per le materie prime critiche”, ha detto Urso. “Qualcuno ha titolato: ‘(Urso) vuole riaprire le miniere in Italia’. Sì certo, perché meglio una miniera di cobalto in Italia, e noi siamo tra i più grandi possessori di giacimenti di cobalto in Europa, rispettando le regole del mercato del lavoro, la tecnologia, l’ambiente, meglio estrarre il cobalto in Italia per raggiungere la nostra autonomia strategica, che importare il cobalto realizzato in Congo, 63% del cobalto mondiale, lavorato in Cina e poi esportato in Italia”, ha affermato il ministro. “Perché io credo – ha detto ancora – che l’Italia sia più capace di rispettare le regole del lavoro, le regole dei diritti sociali e ambientali, di quanto lo possa fare il Congo nelle condizioni in cui è. E l’impatto per l’ambiente è lo stesso”. Urso ha anche detto: “Se vogliamo evitare di passare dalla subordinazione al carbon fossile russo, che c’è costato carissimo, alla subordinazione alla tecnologia green cinese, dobbiamo produrre materie prime critiche che ci servono in Italia: il litio, il cobalto, il manganese, il titanio. Siamo pieni di materie prime critiche. Dobbiamo lavorarlo in Italia e in Europa, per poi realizzare la tecnologia green e digitale che ci serve. In questa economia globale, l’Italia può diventare una potenza leader d’Europa. A livello globale”.

Urso: la Cina ci preoccupa per la crisi del sistema immobiliare

Urso: la Cina ci preoccupa per la crisi del sistema immobiliareRoma, 21 ago. (askanews) – La Cina oggi preoccupa non per la sua efficienza, ma per la crisi immobiliare a partire dalla “bancarotta del (colosso immobiliare) Evergrande”. L’ha segnalato oggi il ministro dell’Impresa e del Made in Italy Adolfo Urso intervenendo al Meeting di Rimini.

“Siamo preoccupati oggi dell’efficienza della grande Cina? Lo dico con spirito di neutralità e di amicizia nei confronti della Cina”, si è chiesto Urso. “No, siamo preoccupati della bancarotta di Evergrande e del sistema immobiliare cinese”. Le democrazie occidentali “sono più forti, perché si basano sempre sul principio della libertà che muovono sempre le tecnologie e l’impresa”, ha continuando, affermando che “la Cina si sta arrestando perché Xi Jinping ha preso il controllo del sistema economico e quindi l’impresa si arresta”.

Urso: mano invisibile mercato insufficiente, serve lo Stato

Urso: mano invisibile mercato insufficiente, serve lo StatoRoma, 21 ago. (askanews) – L’epoca della “mano invisibile del mercato” è finita: oggi anche paesi come gli Stati uniti si sono resi conto che non è sufficiente di fronte a sfide come quella del sistema cinese e si sono dotati di una politica industriale. Lo ha affermato il ministro dell’Impresa e del Made in Italy Adolfo Urso parlando oggi al Meeting di Rimini.

“Mi dicono che io sia diventato improvvisamente da reaganiano convinto quasi un fautore del socialismo di stato. Chi lo dice non ha capito i cambiamenti della storia dell’economia”, ha attaccato Urso. “Gli Stati uniti, che sono la patria del liberalismo, sin con la presidenza Trump e ancor più con la presidenza Biden, hanno fatto scendere in casmpo lo stato con una chiara politica finanziaria, energetica e industriale per rilanciare la produzione industriale negli Stati uniti. Perché gli Stati uniti, e parlo degli Usa, si sono resi conto che la mano invisibile del mercato, da sola, non può garantire condizioni di sviluppo a fronte di fenomeni quali quelli che sono realizzati in Asia, e non soltanto, in cui una pessima capacità di mettere insieme capitalismo di stato e Partito comunista hanno creato un sistema distorto. Che ora tra l’altro manifesta le sue crisi”, ha continuato il ministro.

“Ci siamo accorti di questo – ha detto ancora – durante la pandemia, quando si sono bloccate le fabbriche le auto di automobili perché mancava un chip. Quando le fabbriche farmaceutiche non potevano produrre un vaccino, un farmaco, perché mancavano gli elementi primari. Ci siamo accorti di come fosse vulnerabile la filiera produttiva”.

Urso: intervenire su cuneo fiscale per aumentare salari

Urso: intervenire su cuneo fiscale per aumentare salariRoma, 21 ago. (askanews) – Il cuneo fiscale è la leva che il governo intende muovere per aumentare i salari “in maniera strutturale” e intaccare la platea dei giovani che non lavorano e non cercano lavoro. L’ha affermato oggi il ministro dell’Impresa e del Made in Italy Adolfo Urso intervendo al Meeting di Rimini.

“I salari in Italia sono effettivamente troppo bassi. E la forma migliore per aumentare i salari in maniera strutturale è il taglio del cuneo fiscale. Lo abbiamo già fatto con la scorsa manovra economica. Lo abbiamo continuato a fare incrementandola col decreto del primo maggio. Lo faremo nella prossima legge finanziaria, in cui concederemo le risorse proprio per rendere strutturale e semmai incrementare per quanto possibile il taglio del cuneo fiscale”, ha detto Urso. Questo, ha detto ancora il ministro, “per incrementare i salari e invogliare i nostri giovani a cercare lavoro. Perché il problema principale che abbiamo davanti sono quei quasi tre milioni di giovani che in Italia, anche come frutto nefasto del reddito di cittadinanza, non studia, non lavora e non cerca lavoro. Quei tre milioni di giovani dobbiamo portarli a formarsi, cioè a studiare, a cercare lavoro e a trovarlo, perché il lavoro in realtà c’è, in Italia, nelle filiere strategiche del Made in Italy”.

Libro Vannacci, Tajani: idee personali non coinvolgano istituzione

Libro Vannacci, Tajani: idee personali non coinvolgano istituzioneRoma, 21 ago. (askanews) – “Io credo che in Italia tutti abbiano diritto di esprimere le proprie idee. Bisogna però essere prudenti quando si occupano incarichi di grande responsabilità perché le opinioni legittime, personali, rischiano di diventare opinioni dell’istituzione che si rappresenta. Da qui è nata una incomprensibile polemica sulle Forze armate che vanno tutelate, difese, protette e rispettate per il lavoro che svolgono ogni giorno in Italia e all’estero per tutelare l’interesse nazionale”. Lo ha detto, a proposito delle polemiche sollevate dal libro del generale Vannacci, Antonio Tajani, ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia, parlando a Fondi (Lt) a margine della presentazione dell’ultimo libro di Andrea Riccardi.

Mattarella (Invitalia): sistema Italia da sostenere

Mattarella (Invitalia): sistema Italia da sostenereRoma, 21 ago. (askanews) – Il sistema delle imprese italiano è “vivace” ma “va sostenuto in un momento importante, che è quello della fiammata inflattiva, cioè della crescita dei tassi”. L’ha detto oggi Bernando Mattarella, numero uno d’Invitalia intervenendo al Meeting di Rimini.

“Le imprese hanno bisogno che si esca dall’approccio emergenziale, che ha aiutato ma ha creato interventi una tantum, alle volte sovrapponibili tra loro”, ha detto ancora Mattarella. Servono “incentivi alle imprese, con una certezza dei tempi e con un approccio amichevole”. Per questo, ha aggiunto, “nel nuovo piano strategico contiamo di essere non solo gestori di incentivi, attuatori di programmi complessi”.

Monacelli (Generali): mondo lavoro sfidante, innovare welfare

Monacelli (Generali): mondo lavoro sfidante, innovare welfareRoma, 21 ago. (askanews) – “Il mondo del lavoro, oggi, si trova ad affrontare un contesto sfidante in cui il welfare è destinato sempre più a indirizzarne le traiettorie di sviluppo e le aziende sono in prima linea nel produrre innovazione sociale, a fianco delle famiglie e dei territori in cui operano. Il welfare è un tema sul quale si possono avviare azioni importanti e innovative in settori chiave come: salute, nuovi modi di lavorare, formazione e digitalizzazione e sicurezza sul lavoro. Generali è un grande produttore, fornitore e promotore della cultura di welfare: abbiamo sperimentato in prima persona la sua validità, che conferma quanto il benessere dei dipendenti sia uno strumento chiave per essere competitivi e attraenti sul mercato, generando un impatto sociale concreto e positivo in diversi aspetti della vita delle persone e di tutti gli stakeholder dell’impresa” così Massimo Monacelli, General Manager di Generali Italia, al meeting di Rimini.