Albania, Meloni: italiani fuggiti da ristorante, ho pagato io contoRoma, 19 ago. (askanews) – Giorgia Meloni è tornata sull’episodio del conto di un ristorante albanese saldato dall’ambasciata italiana a Tirana. “Mentre mi trovavo in Albania – ha scritto la presidente del Consiglio su X – il primo ministro Rama mi racconta la storia di 4 italiani che in un ristorante del posto erano scappati senza pagare il conto. Il ristoratore, dopo che le immagini della fuga erano diventate virali, aveva detto che era comunque felice perché i nostri connazionali avevano mangiato bene ed erano rimasti contenti. Mi sono vergognata, perché l’Italia che voglio rappresentare non è una Nazione che fa parlare di sé all’estero per queste cose, che non rispetta il lavoro altrui, che pensa di essere divertente fregando gli altri. Allora ho deciso di chiedere all’ambasciatore di andare a saldare il conto, che ho pagato personalmente. Niente di che, infatti io non ne ho neanche dato notizia”.
“Eppure anche questo – ha aggiunto – in Italia ha creato polemica, da parte di un’opposizione che evidentemente preferisce un’altra immagine dell’Italia. Me ne dispiace perché speravo che almeno su una cosa così banale si potesse essere tutti d’accordo”, ha concluso Meloni.
Zelensky in Svezia, focus cooperazione difesa e adesione a UeMilano, 19 ago. (askanews) – Volodymyr Zelensky e sua moglie Olena sono in Svezia, Paese che sembra aver incassato il nullaosta della Turchia all’ingresso nella Nato dopo gli sviluppi annunciati al vertice di Vilnius. L’annuncio del viaggio è avvenuto questa mattina, a sorpresa per molti media, proprio mentre un missile russo ha colpito il cuore di Chernihiv e l’Ucraina (Kiev compresa) continua ad essere sotto attacco.
Zelensky incontra il primo ministro svedese, la famiglia reale e i rappresentanti del Riksdag (parlamento nazionale del Regno di Svezia). “Partenariato, cooperazione per la difesa e adesione all’Ue” sono alcune delle parole chiave che scrive Zelensky su Twitter. “Ringrazio tutti gli svedesi che sostengono l’Ucraina”, aggiunge il presidente. PRIMA VISITA IN SVEZIA
È la prima volta che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky visita la Svezia. Il suo ultimo viaggio in Scandinavia risale però a maggio di quest’anno, quando ha incontrato a Helsinki il presidente finlandese Sauli Niinisto e i primi ministri di Norvegia, Danimarca, Islanda e Svezia. Nonostante la distanza geografica, questa parte di mondo si sente particolarmente vicina a Kiev: lo testimonia il recente ingresso della Finlandia nella Nato, spinto da un’esigenza popolare sorta proprio con l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Su Telegram, il capo di stato giunto da Kiev scrive di voler ringraziare personalmente la Svezia per aver mostrato il suo sostegno alla libertà e all’indipendenza dell’Ucraina. Scrive che l’Ucraina sostiene l’ingresso della Svezia nella NATO ed è convinto che insieme garantiranno la pace nell’intera regione intorno al Mar Baltico, al Mar Nero e al Mar d’Azov. Baltico che peraltro sta sempre più trasformandosi in un “lago della Nato”, in seguito alle adesioni o candidature di Finlandia e Svezia.
A febbraio Kristersson è stato a Kiev per mostrare il suo sostegno all’Ucraina. “È importante incontrarsi di persona, sul posto, e vedere con i propri occhi le terribili conseguenze dell’aggressione ingiusta e provocatoria della Russia”, ha detto allora. Ed è proprio Kristersson che ha invitato il presidente ucraino, scrive il governo svedese in un comunicato stampa della presidenza del Consiglio dei Ministri. “Zelensky visiterà la Svezia il 19 agosto 2023 su invito del primo ministro Ulf Kristersson”, si legge. La visita di Zelensky ha il suo inizio dunque ad Harpsund. Il presidente partecipa alle trattative con il governo svedese, dopo aver incassato un pacchetto da quasi 314 milioni di dollari dalla Svezia per sostenere la difesa. “Stiamo avviando i negoziati con il primo ministro svedese, Kristersson. L’agenda è ampia, ma la massima priorità è la cooperazione in materia di difesa, in particolare i potenti CV-90 svedesi”, afferma Zelensky dalla Svezia.
Il CV-90 (Combat Vehicle 90) è una famiglia di veicoli da combattimento della fanteria (IFV) di fabbricazione svedese. È una macchina moderna, veloce e pesantemente armata. “I nostri soldati li stanno già utilizzando efficacemente in prima linea. Abbiamo anche in programma di produrre CV-90 in Ucraina” ha aggiunto Zelensky. Si terranno anche incontri con il presidente del Riksdag (parlamento svedese) e i leader dei partiti rappresentati. “Le riunioni si concentreranno sulla situazione in Ucraina e sul continuo forte impegno e sostegno della Svezia nei confronti dell’Ucraina” si aggiunge da Stoccolma. “Durante la visita si terrà una conferenza stampa congiunta ad Harpsund” chiosa una nota. ZELENSKY ALLA CORTE DI RE CARLO GUSTAVO “Le Loro Maestà il Re e la Regina riceveranno il Presidente Zelensky e sua moglie, Olena Zelenska, al Palazzo Stenhammar come parte della visita” si legge in una nota. Non dunque al Palazzo Reale di Stoccolma, ma nel luogo dove la coppia reale ha trascorso quasi sei mesi durante l’emergenza del corona virus, dove re Carlo Gustavo pronunciò il suo discorso televisivo alla Svezia mentre la pandemia peggiorava e dove trascorre di solito la primavera e l’estate. Il re e la regina Silvia ricevono peraltro Zelensky mentre la Corte Reale di Svezia si avvicina al giubileo d’oro di re Carlo XVI Gustavo il prossimo settembre. BILLSTROM E BILDT: “UN CALOROSO BENVENUTO!” Diversi politici si dichiarano felici di ricevere la notizia della visita di Zelensky in Svezia. “Un caloroso benvenuto in Svezia, signor presidente!” , scrive il ministro degli Esteri Tobias Billström in un post su Twitter. Anche Carl Bildt dà il benvenuto a Zelensky. L’ex premier, ex ministro degli Esteri svedese e co-presidente del think tank European Council on Foreign Affairs scrive sui social che la Svezia “è uno dei Paesi che sostiene maggiormente l’indipendenza e l’integrità territoriale dell’Ucraina”. Prima che la visita di Zelensky fosse resa pubblica, Bildt ha scritto su Twitter che: “temporaneamente” lasciava “il mare Adriatico per una cena di una certa importanza vicino a Stoccolma questa sera”. Va ricordato che Bildt è stato tra i politici ed esperti che hanno condiviso sui social una ormai nota foto il 21 maggio 2022 di libri di storia ucraini bruciati, sostenendo che l’esercito russo aveva distrutto i volumi nelle aree che occupava. Sempre Bildt a febbraio di quest’anno aveva scritto sul Washington Post: “Vincere la guerra in Ucraina è la priorità ora, ma poi arriva il compito di vincere la pace. E questo è altrettanto complicato e impegnativo. Una cosa è certa: sarà fondamentale ancorare saldamente l’Ucraina all’Occidente e alle strutture della cooperazione europea e atlantica”, per poi aggiungere: “Ecco perché vincere la pace è possibile solo con l’Ucraina come membro dell’Unione Europea”. IL NUOVO PACCHETTO DI AIUTI All’inizio di questa settimana, il governo di Stoccolma ha promesso un ulteriore pacchetto di sostegno all’Ucraina. “Potrebbe essere una guerra a lungo termine e quindi dobbiamo sostenere l’Ucraina a lungo termine”, ha affermato il ministro della Difesa Pal Jonson durante una conferenza stampa. Il supporto consiste principalmente in munizioni e pezzi di ricambio per veicoli che la Svezia ha precedentemente inviato in Ucraina. Ed è il tredicesimo pacchetto dalla Svezia all’Ucraina. La Svezia ha donato materiale per la difesa per un valore complessivo di oltre 1,5 miliardi di dollari. Insieme alle forze armate svedesi, il governo ha valutato che le risorse sono sufficienti: “Ci sono, ovviamente, dei limiti anche nella capacità della Svezia di sostenere l’Ucraina, e ci siamo assunti una grande responsabilità. Ma è stato importante, sostenere l’Ucraina significa anche investire nella nostra stessa sicurezza” è stato il commento comparso sulla stampa svedese. (Di Cristina Giuliano)
Secondo Confartigianato le aziende hanno sempre più difficoltà a trovare lavoratoriMilano, 19 ago. (askanews) – Per le imprese italiane è sempre più difficile trovare manodopera: nell’ultimo anno la quota di lavoratori introvabili sul totale delle assunzioni previste è passata dal 40,3% di luglio 2022 al 47,9% registrato a luglio 2023. Lo rileva un rapporto di Confartigianato sulla carenza di personale da cui emerge l’allarme degli imprenditori per un fenomeno diffuso in tutta Italia e in tutti i settori, da quelli tradizionali fino alle attività digitali e hi tech.
In particolare, le maggiori difficoltà di reperimento si riscontrano per i tecnici specializzati nella carpenteria metallica (70,5% di personale difficile da trovare), nelle costruzioni (69,9%), nella conduzione di impianti e macchinari (56,6%). A livello regionale, le imprese che faticano di più a trovare dipendenti operano in Trentino-Alto Adige, con il 61,6% del personale di difficile reperimento. Seguono quelle della Valle d’Aosta (57,1%), dell’Umbria (54,6%), del Friuli-Venezia Giulia (53,3%), dell’Emilia-Romagna (52,7%), del Piemonte (52%) e del Veneto (51,4%).
Ma, secondo Confartigianato, la scarsità di manodopera è un’emergenza in crescita ovunque: nell’ultimo anno, infatti, la quota di lavoratori difficili da trovare è salita di 9,1 punti nel Mezzogiorno, di 6,9 punti nel Centro, di 7,4 punti nel Nord Ovest e di 6,5 punti nel Nord Est. In particolare, i maggiori aumenti si registrano in Abruzzo (+11,5%), in Calabria (+10,9%), in Liguria (+10,8%), in Puglia (+10,5%) e Trentino-Alto Adige, la regione più esposta al fenomeno, con +10,3%.
Dal rapporto di Confartigianato emerge, inoltre, che, tra le cause di difficile reperimento, per il 32,4% dei lavoratori è dovuto alla mancanza di candidati e il 10,8% all’inadeguata preparazione dei candidati. Per questo, le piccole imprese reagiscono intensificando le collaborazioni con gli istituti tecnici e professionali, l’utilizzo di stage, tirocini, percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento. Inoltre, all’aumento delle retribuzioni, affiancano l’offerta di pacchetti di welfare aziendale, flessibilità dell’orario di lavoro, l’utilizzo dello smart working, interventi per migliorare il clima aziendale e il comfort dei luoghi di lavoro. “La carenza di manodopera – sottolinea il presidente di Confartigianato, Marco Granelli – è diventato uno dei maggiori problemi per le nostre imprese. Siamo al paradosso: il lavoro c’è, mancano i lavoratori. E, nel frattempo, 1,7 milioni di giovani tra 15 e 29 anni non studia, non si forma, non cerca occupazione. Di questo passo, ci giochiamo il futuro del made in Italy. Ecco perché il dibattito su salario minimo e lavoro povero deve allargarsi ad affrontare con urgenza al vero problema del Paese: la creazione di lavoro di qualità. Serve un’operazione di politica economica e culturale che avvicini la scuola al mondo del lavoro, per formare i giovani con una riforma del sistema di orientamento scolastico che rilanci gli istituti professionali e gli istituti tecnici, investa sulle competenze a cominciare da quelle digitali e punti sull’alternanza scuola lavoro e sull’apprendistato duale e professionalizzante”.
Carenza manodopera, Confartigianato: introvabile il 48% dei lavoratoriMilano, 19 ago. (askanews) – Per le imprese italiane è sempre più difficile trovare manodopera: nell’ultimo anno la quota di lavoratori introvabili sul totale delle assunzioni previste è passata dal 40,3% di luglio 2022 al 47,9% registrato a luglio 2023. Lo rileva un rapporto di Confartigianato sulla carenza di personale da cui emerge l’allarme degli imprenditori per un fenomeno diffuso in tutta Italia e in tutti i settori, da quelli tradizionali fino alle attività digitali e hi tech.
In particolare, le maggiori difficoltà di reperimento si riscontrano per i tecnici specializzati nella carpenteria metallica (70,5% di personale difficile da trovare), nelle costruzioni (69,9%), nella conduzione di impianti e macchinari (56,6%). A livello regionale, le imprese che faticano di più a trovare dipendenti operano in Trentino-Alto Adige, con il 61,6% del personale di difficile reperimento. Seguono quelle della Valle d’Aosta (57,1%), dell’Umbria (54,6%), del Friuli-Venezia Giulia (53,3%), dell’Emilia-Romagna (52,7%), del Piemonte (52%) e del Veneto (51,4%).
Ma, secondo Confartigianato, la scarsità di manodopera è un’emergenza in crescita ovunque: nell’ultimo anno, infatti, la quota di lavoratori difficili da trovare è salita di 9,1 punti nel Mezzogiorno, di 6,9 punti nel Centro, di 7,4 punti nel Nord Ovest e di 6,5 punti nel Nord Est. In particolare, i maggiori aumenti si registrano in Abruzzo (+11,5%), in Calabria (+10,9%), in Liguria (+10,8%), in Puglia (+10,5%) e Trentino-Alto Adige, la regione più esposta al fenomeno, con +10,3%.
Dal rapporto di Confartigianato emerge, inoltre, che, tra le cause di difficile reperimento, per il 32,4% dei lavoratori è dovuto alla mancanza di candidati e il 10,8% all’inadeguata preparazione dei candidati. Per questo, le piccole imprese reagiscono intensificando le collaborazioni con gli istituti tecnici e professionali, l’utilizzo di stage, tirocini, percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento. Inoltre, all’aumento delle retribuzioni, affiancano l’offerta di pacchetti di welfare aziendale, flessibilità dell’orario di lavoro, l’utilizzo dello smart working, interventi per migliorare il clima aziendale e il comfort dei luoghi di lavoro. “La carenza di manodopera – sottolinea il presidente di Confartigianato, Marco Granelli – è diventato uno dei maggiori problemi per le nostre imprese. Siamo al paradosso: il lavoro c’è, mancano i lavoratori. E, nel frattempo, 1,7 milioni di giovani tra 15 e 29 anni non studia, non si forma, non cerca occupazione. Di questo passo, ci giochiamo il futuro del made in Italy. Ecco perchè il dibattito su salario minimo e lavoro povero deve allargarsi ad affrontare con urgenza il vero problema del Paese: la creazione di lavoro di qualità. Serve un’operazione di politica economica e culturale che avvicini la scuola al mondo del lavoro, per formare i giovani con una riforma del sistema di orientamento scolastico che rilanci gli istituti professionali e gli istituti tecnici, investa sulle competenze a cominciare da quelle digitali e punti sull’alternanza scuola lavoro e sull’apprendistato duale e professionalizzante”.
Un razzo russo ha colpito un teatro e l’università a Chernihiv, vittimeMilano, 19 ago. (askanews) – “Questo è ciò che significa vivere accanto a uno stato terrorista. Questo è ciò contro cui stiamo unendo il mondo intero”. Così il presidente ucraino Volodymyr Zelensky su Twitter: mentre il capo di stato di Kiev è impegnato in un viaggio in Svezia, “oggi un missile russo ha colpito il cuore di Chernihiv. Una piazza, un’università e un teatro. La Russia ha trasformato un normale sabato in un giorno di dolore e perdita. Ci sono vittime. Le mie condoglianze a tutti coloro che hanno perso una persona cara. Tutti i servizi funzionano sul luogo. Soccorritori, polizia, medici” ha scritto. Finora si conoscono ufficialmente 5 morti e 37 feriti, ha riferito il ministero dell’Interno ucraino. Secondo i dati preliminari, su Chernihiv è caduto un missile balistico. Ci sono morti e feriti. Lo ha annunciato il capo dell’amministrazione militare regionale ucraina, Vyacheslav Chaus. “Esorto il mondo a resistere al terrore russo. Fornire all’Ucraina ulteriori strumenti per salvaguardare la vita. Perché la vita vinca, la Russia deve perdere questa guerra” ha chiosato Zelensky nel suo tweet.
Colaninno, Renzi: imprenditore visionario e illuminatoRoma, 19 ago. (askanews) – “Matteo Renzi e tutta Italia Viva si stringono con affetto a Matteo Colaninno e alla famiglia nel ricordo del padre Roberto, imprenditore visionario e illuminato”. Così in una nota l’ufficio stampa di Italia Viva.
Nella chat del gruppo dirigente di Iv, Renzi ha pubblicato un messaggio personale indirizzato all’ex deputato di Iv: “A nome di tutte e tutti abbraccio forte Matteo. Tuo papà è stato un grandissimo imprenditore ma prima di tutto una figura straordinariamente importante per te e per la tua famiglia. Ti siamo vicini e sappiamo che stai affrontando il dolore di questo momento con la forza della fede e con la tenacia di cui ci hai sempre dato prova in questi anni. Forza Mat!”, ha concluso il leader di Iv.
Chi è stato Roberto ColaninnoMilano, 19 ago. (askanews) – Aveva compiuto 80 anni lo scorso 16 agosto, Roberto Colaninno, presidente e ad di Piaggio, morto la notte scorsa. Con lui scompare un protagonista della vita economica del nostro Paese, che ha segnato la storia di aziende come Olivetti, Telecom e Alitalia per finire poi come imprenditore di Piaggio, il gruppo motociclistico di Pontedera.
Nato a Mantova, ma di famiglia originaria di Acquaviva delle Fonti, in Puglia, Colaninno, si sposa a 26 anni nel 1969 con Oretta Schiavetti. Due i figli: il primo, Matteo, nato nel 1970, è vicepresidente esecutivo del gruppo Piaggio, e per tre legislature è stato deputato, arrivando a ricoprire la carica di ministro dello sviluppo economico nel governo ombra del Partito Democratico, componente della direzione e responsabile economico della segreteria nazionale del Partito Democratico, e parlamentare di Italia Viva. Il secondogenito, Michele, classe 1976, è amministratore delegato e direttore generale della holding industriale Immsi, responsabile delle strategie di innovazione prodotto e marketing del Gruppo Piaggio, e presidente di Acem, l’associazione europea dell’industria motociclistica con sede a Bruxelles, Colaninno senior aveva iniziato la sua carriera in Fiaam, azienda italiana di componentistica auto, di cui diviene amministratore delegato. Nel 1981 fonda, nella sua città natale, Sogefi che, sotto la sua guida, diventa uno dei principali gruppi italiani nel settore della componentistica auto, quotato in Borsa, poi assorbita da Cir, la holding della famiglia De Benedetti. Nello stesso periodo ricopre incarichi di primo livello in importanti multinazionali americane e inglesi del settore automotive. Nel 1996 inizia la sua avventura in Olivetti: a settembre assume l’incarico di amministratore delegato dell’azienda che all’epoca versava in una grave crisi. In breve tempo, anche grazie ad accordi internazionali, risana l’azienda di Ivrea famosa nel mondo per macchine da scrivere e computer e la trasforma in una holding di telecomunicazioni, dando vita a Omnitel, la prima compagnia di telefonia mobile privata, e Infostrada, che invece gestiva la rete fissa in alternativa a Telecom, che all’epoca era monopolista.
Proprio partendo da questa “tesoretto”, venduto per oltre sette miliardi di euro ai tedeschi di Mannesmann che a loro volta lo cederanno tutto a Vodafone, nasce l’Opa su Telecom Italia del 1999. Nel febbraio di quell’anno viene lanciata la più grande offerta pubblica mai tentata sino ad allora in Italia: un’offerta dal un valore complessivo di oltre 60 miliardi di euro che si concluse con l’acquisizione del 51% circa della società di telecomunicazioni. Fu quella l’operazione che gli valse l’appellativo di capitano coraggioso da parte dell’allora presidente del Consiglio, Massimo D’Alema. In seguito all’Opa l’impreditore diviene presidente e amministratore delegato di Telecom, oltre che presidente di Tim, cariche che lascerà a luglio 2001, in seguito alla vendita da parte degli azionisti di Bell della propria quota a Marco Tronchetti Provera. Nel frattempo, era il settembre 1998, fonda Omniaholding, società finanziaria di famiglia di cui era presidente. Quattro anni dopo costituisce, con altri soci, Omniainvest, società di partecipazioni oggi controllata da Omniaholding. Nel novembre 2002, attraverso Omniaholding e Omniainvest rileva Immsi, società di gestione di attività immobiliari quotata in Borsa. Alle attività immobiliari, Immsi affianca dal febbraio 2003 anche quelle di partecipazioni in aziende industriali e di servizi, tra cui quelle di controllo del gruppo Piaggio (era il 2003) e del gruppo Intermarine. Nel dicembre 2004 amplia il perimetro industriale del gruppo di Pontedera e con l’acquisizione dei marchi motociclistici Aprilia e Moto Guzzi entra nel business delle moto. Nel 2006 condurrà l’azienda di Pontedera in Borsa. Anche in questo caso riuscirà a rilanciare l’azienda riportando sulla cresta dell’onda i suoi marchi storici, dalla Vespa alla Moto Guzzi alla Aprilia.
Nel 2008 il gruppo Immsi è tra i soci fondatori di Cai, (Compagnia aerea italiana), società che acquisisce le compagnie aeree Alitalia e Airone. Diviene presidente e consigliere di amministrazione di Alitalia, oltre a essere anche membro del consiglio di Mediobanca, Capitalia e altre istituzioni finanziarie, nonché nel consiglio direttivo e nella giunta di Confindustria. Nel 2000 è stato nominato Cavaliere del Lavoro e nel 2014 è stato insignito dell’onorificenza di Ufficiale della Legion d’Honneur. Colaninno, che era diplomato alla ragioneria, ha ricevuto la laurea honoris causa in economia e commercio dall’Università di Lecce (2001), diventando dottore a 58 anni, e il diploma di master h.c. in management, innovazione e ingegneria dei servizi dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa (2013).
Addio a Colaninno: da Telecom a Piaggio protagonista economia italianaMilano, 19 ago. (askanews) – Aveva compiuto 80 anni lo scorso 16 agosto, Roberto Colaninno, presidente e ad di Piaggio, morto nella notte. Con lui scompare un protagonista della vita economica del nostro Paese, che ha segnato la storia di aziende come Olivetti, Telecom e Alitalia per finire poi come imprenditore di Piaggio, il gruppo motociclistico di Pontedera.
Nato a Mantova, ma di famiglia originaria di Acquaviva delle Fonti, in Puglia, Colaninno, si sposa a 26 anni nel 1969 con Oretta Schiavetti. Due i figli: il primo, Matteo, nato nel 1970, è vicepresidente esecutivo del gruppo Piaggio, e per tre legislature è stato deputato, arrivando a ricoprire la carica di ministro dello sviluppo economico nel governo ombra del Partito Democratico, componente della direzione e responsabile economico della segreteria nazionale del Partito Democratico, e parlamentare di Italia Viva. Il secondogenito, Michele, classe 1976, è amministratore delegato e direttore generale della holding industriale Immsi, responsabile delle strategie di innovazione prodotto e marketing del Gruppo Piaggio, e presidente di Acem, l’associazione europea dell’industria motociclistica con sede a Bruxelles, Colaninno senior aveva iniziato la sua carriera in Fiaam, azienda italiana di componentistica auto, di cui diviene amministratore delegato. Nel 1981 fonda, nella sua città natale, Sogefi che, sotto la sua guida, diventa uno dei principali gruppi italiani nel settore della componentistica auto, quotato in Borsa, poi assorbita da Cir, la holding della famiglia De Benedetti. Nello stesso periodo ricopre incarichi di primo livello in importanti multinazionali americane e inglesi del settore automotive.
Nel 1996 inizia la sua avventura in Olivetti: a settembre assume l’incarico di amministratore delegato dell’azienda che all’epoca versava in una grave crisi. In breve tempo, anche grazie ad accordi internazionali, risana l’azienda di Ivrea famosa nel mondo per macchine da scrivere e computer e la trasforma in una holding di telecomunicazioni, dando vita a Omnitel, la prima compagnia di telefonia mobile privata, e Infostrada, che invece gestiva la rete fissa in alternativa a Telecom, che all’epoca era monopolista. Proprio partendo da questa “tesoretto”, venduto per oltre sette miliardi di euro ai tedeschi di Mannesmann che a loro volta lo cederanno tutto a Vodafone, nasce l’Opa su Telecom Italia del 1999. Nel febbraio di quell’anno viene lanciata la più grande offerta pubblica mai tentata sino ad allora in Italia: un’offerta dal un valore complessivo di oltre 60 miliardi di euro che si concluse con l’acquisizione del 51% circa della società di telecomunicazioni. Fu quella l’operazione che gli valse l’appellativo di capitano coraggioso da parte dell’allora presidente del Consiglio, Massimo D’Alema. In seguito all’Opa l’impreditore diviene presidente e amministratore delegato di Telecom, oltre che presidente di Tim, cariche che lascerà a luglio 2001, in seguito alla vendita da parte degli azionisti di Bell della propria quota a Marco Tronchetti Provera.
Nel frattempo, era il settembre 1998, fonda Omniaholding, società finanziaria di famiglia di cui era presidente. Quattro anni dopo costituisce, con altri soci, Omniainvest, società di partecipazioni oggi controllata da Omniaholding. Nel novembre 2002, attraverso Omniaholding e Omniainvest rileva Immsi, società di gestione di attività immobiliari quotata in Borsa. Alle attività immobiliari, Immsi affianca dal febbraio 2003 anche quelle di partecipazioni in aziende industriali e di servizi, tra cui quelle di controllo del gruppo Piaggio (era il 2003) e del gruppo Intermarine. Nel dicembre 2004 amplia il perimetro industriale del gruppo di Pontedera e con l’acquisizione dei marchi motociclistici Aprilia e Moto Guzzi entra nel business delle moto. Nel 2006 condurrà l’azienda di Pontedera in Borsa. Anche in questo caso riuscirà a rilanciare l’azienda riportando sulla cresta dell’onda i suoi marchi storici, dalla Vespa alla Moto Guzzi alla Aprilia. Nel 2008 il gruppo Immsi è tra i soci fondatori di Cai, (Compagnia aerea italiana), società che acquisisce le compagnie aeree Alitalia e Airone. Diviene presidente e consigliere di amministrazione di Alitalia, oltre a essere anche membro del consiglio di Mediobanca, Capitalia e altre istituzioni finanziarie, nonché nel consiglio direttivo e nella giunta di Confindustria.
Nel 2000 è stato nominato Cavaliere del Lavoro e nel 2014 è stato insignito dell’onorificenza di Ufficiale della Legion d’Honneur. Colaninno, che era diplomato alla ragioneria, ha ricevuto la laurea honoris causa in economia e commercio dall’Università di Lecce (2001), diventando dottore a 58 anni, e il diploma di master h.c. in management, innovazione e ingegneria dei servizi dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa (2013).
Ucraina, Putin incontra generale Gerasimov, criticato da PrigozhinMilano, 19 ago. (askanews) – Il presidente russo Vladimir Putin ha tenuto un incontro con i generali responsabili della guerra in Ucraina, lo riferisce il Cremlino attraverso i suoi canali ufficiali. “Il presidente ha ascoltato i rapporti del capo di stato maggiore delle forze armate della Federazione russa Valery Gerasimov, dei comandanti delle aree e di altri alti ufficiali del gruppo”, ha affermato il Cremlino.
I dettagli dell’incontro non sono stati specificati. Putin si sarebbe recato a Rostov sul Don, nel sud della Russia, dove è stato informato da Valery Gerasimov – in una sua rara apparizione dopo le aspre critiche dei vertici della Wagner – e da altri alti generali che sono a capo di quella che la Russia chiama un’operazione militare speciale in Ucraina, ovvero la guerra di invasione.
Non è chiaro quando sia avvenuto l’incontro. I video diffusi mostrano Gerasimov che riceve Putin, apparentemente di notte: l’auto con Putin si avvicina al quartier generale e Gerasimov, su una piccola scalinata, saluta il presidente russo. Putin scende dall’auto in camicia bianca e cravatta, si mette la giacca e segue il generale in un edificio. Quindi i due si sono recati al posto di comando, dove il capo della direzione operativa principale, primo vice capo di stato maggiore, Sergei Rudskoy, riferisce al capo dello stato. Successivamente, Putin apre la riunione, dando il benvenuto agli ufficiali riuniti. L’evento stesso si è svolto a porte chiuse.
L’incontro è avvenuto mentre la controffensiva ucraina per riconquistare le aree occupate dalla Russia procede più lentamente del previsto. Giovedì l’Ucraina ha annunciato di aver catturato il villaggio di Urozhaine a Donetsk, sulla strada per il Mar d’Azov.
Gerasimov è stato visto raramente, negli ultimi tempi. È stato pesantemente criticato per mesi dal capo della Wagner Evgeny Prigozhin e dai blogger militari russi per l’andamento della guerra, senza successi tangibili. L’ultima volta che ufficialmente Putin ha visitato il quartier generale del distretto militare settentrionale a Rostov sul Don è stato a marzo. Un mese dopo, ha visitato il quartier generale del gruppo Dnepr in direzione di Kherson e il quartier generale della Guardia nazionale Vostok, nella regione ucraina di Lugansk, annessa dalla Russia.
Al via il Meeting Cl, da Zuppi a Mattarella il tema è l’amiciziaRimini, 18 ago. (askanews) – C’è un messaggio trasversale che deve “arricchire” il dibatto di fine estate: “le amicizie sono una profezia perché dicono che è possibile vivere insieme, affrontare divergenze, rendere le differenze e le difficoltà una ricchezza per tutti”. Lo sostiene il presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli, Bernhard Scholz, alla vigilia dell’apertura della kermesse di Rimini che ospiterà come ogni anno politici e rappresentanti di istituzioni, imprenditori e ministri. “Ce lo ricorda spesso papa Francesco e noi vogliamo portare avanti questo impegno presentando per una settimana storie, testimoni, promuovendo incontri e confronti” aggiunge Scholz per spiegare il titolo scelto da Comunione e liberazione per la 44esima edizione: “L’esistenza umana è un’amicizia inesauribile”.
Il primo testimone “di amicizia” e di “pace” sarà domenica 20 agosto il cardinale di Bologna, Matteo Zuppi, dopo i recenti viaggi in Ucraina e Russia per tentare come inviato di Bergoglio una mediazione tra i due paesi in conflitto. “La pace – spiega Scholz – si costruisce giorno per giorno; se pensiamo che sia solo un problema diplomatico non abbiamo capito il problema. La pace nasce da persone che la vivono, da Nazioni che la vivono e la vogliano, da persone che si impegnano a costruire rapporti anche quando c’è tanta ostilità. Vogliamo testimoniare che l’amicizia è una profezia per la pace. La pace nasce da amicizie vissute anche in momenti difficili, complicati, ostili e avversi”. Il presidente della Conferenza episcopale italiana presiederà la messa alle 11 assieme al vescovo di Rimini Nicolò Anselmi, prima dell’intervento alle 15 col quale si apriranno ufficialmente i lavori del Meeting. Sono una decina i ministri del governo Meloni invitati alla fiera di Rimini dove a conclusione della settimana, venerdì 25 agosto, interverrà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Si parte lunedì con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che parteciperà all’incontro “Sostenere lo sviluppo. Nuove politiche per un’economia innovativa” assieme a Barrese di Intesa Sanpaolo, Farina di Ania e Mutti di Centromarca. Nella stessa giornata sarà presente il ministro del Lavoro, Marina Calderone, per il talk promosso dalla Fondazione sulla Sussidiarietà presieduta da Giorgio Vittadini su “Generazione lavoro. Capire i cambiamenti”. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, si confronterà sul tema della sanità pubblica (il titolo è “Sanità per tutti: un sistema con una data di scadenza?”) assieme al coordinatore della commissione Salute della Conferenza delle Regioni, Raffaele Donini. Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, porterà il suo contributo al dibattito “Accettare la sfida del cambiamento per crescere” assieme ad Hannappel di Philip Morris, Mattarella di Invitalia, Seghezzi di Adapt e Gozzi di Federacciai.
Il ministro per gli Affari europei, Raffaele Fitto, è atteso martedì 22 con la vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno, l’eurodeputato del Ppe Massimiliano Salini e il professore di Diritto dell’Ue Enzo Moavero Milanesi. Lo stesso giorno il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, dialogherà con il direttore del Meeting di Rimini Emanuele Forlani su “Cosa sta cambiando in Italia?”. Il ministro della Famiglia, Eugenia Roccella, su soffermerà invece su “Demografia e natalità”. Mercoledì 23 sarà la volta del ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani (“Le nostra comuni sfide con l’Africa”) e del collega dei Trasporti, Matteo Salvini – impegnato nel dibattito su “Infrastrutture e Pnrr: quale sviluppo per l’Italia” con il presidente di Anci Decaro, l’a.d. di Fs Ferraris e il governatore della Liguria Toti – e quello dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin su “Il ‘dietro le quinte’ della crisi energetica: quale scenario ci aspetta?”. Nella stessa giornata saranno al Meeting di Cl anche i presidenti delle Regioni Bonaccini, Fedriga e Fontana per l’incontro “Quale Stato e quali Regioni?”. I colleghi Acquaroli, Fugatti e Tesei si confronteranno invece su “Europa degli Stati o Europa delle Regioni?” lunedì. “Abbiamo invitato i ministri a parlare come ministri, non come rappresentanti politici o segretari di partiti” precisa il presidente del Meeting che ospiterà comunque due incontri dell’Intergruppo parlamentare sulla Sussidiarietà: il primo martedì 22 su “Formarsi per crescere” con Braga, Garavaglia, Lupi, Rampelli e Rosato; il secondo giovedì 24 su “Le riforme istituzionali” con Boschi, Foti, Lupi, Pagano, Patuanelli e Romeo.
Nella giornata conclusiva sarà presente anche il generale Francesco Paolo Figliuolo, neo commissario per la ricostruzione dopo l’alluvione in Romagna, per l’incontro “Un’amicizia in piena. Una solidarietà che ricostruisce”. Il segretario della Cisl Sbarra parlerà di “competenze, talenti e partecipazione al lavoro” e sempre di lavoro parlerà la presidente della Corte costituzionale Silvana Sciarra all’incontro “Il lavoro al centro della democrazia”. Il tema di questa edizione del Meeting verrà approfondito anche dal segretario generale della Cei, arcivescovo di Cagliani, mons. Giuseppe Baturi (“L’esistenza umana è un’amicizia inesauribile”) che precederà il ricordo che l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, farà di don Pino Puglisi a trent’anni dal suo omicidio per mano mafiosa.
I padiglioni della fiera di Rimini ospiteranno anche dodici mostre tra cui “Burri. Forma spazio equilibrio” con la collocazione al centro dell’area espositiva la più grande tela mai realizzata dal pittore italiano, il “Sacco” del 1969 ideato e realizzato per il fondale del primo atto del dramma teatrale “Avventura di un povero cristiano” dal romanzo di Ignazio Silone. Una mostra è dedicata a Santa Teresa di Lisieux e una a “Don Camillo e Peppone, rivali sempre, nemici mai”.