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Vino, Radica: Rivella ha fatto grande il vino italiano nel mondo

Vino, Radica: Rivella ha fatto grande il vino italiano nel mondoMilano, 17 gen. (askanews) – “Un enologo, un manager, un precursore, un professionista che ha fatto grande il vino italiano nel mondo. Ha contributo in maniera rilevante a qualificare il vino italiano e a far conoscere questo che oggi è il simbolo del Made in Italy, un comparto che crea economia, valore sociale, turismo e qualità, valorizzando le denominazioni di origine e facendo anche acquisire consapevolezza delle potenzialità del comparto. A titolo personale e a nome delle Città del Vino, ricordiamo con stima e affetto una figura di primo piano dell’enologia italiana”. Questo il commento di Angelo Radica, presidente dell’Associazione nazionale Città del Vino, sulla scomparsa la notte scorsa del celebre enologo.

Vino, Busi: addio a Ezio Rivella, ambasciatore del vino nel mondo

Vino, Busi: addio a Ezio Rivella, ambasciatore del vino nel mondoMilano, 17 gen. (askanews) – “Esprimiamo il nostro più sentito cordoglio per la scomparsa di Ezio Rivella, ‘ambasciatore’ del vino ed in particolar modo del Brunello di Montalcino nel mondo”.Lo ha detto il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi, dopo la morte del primo enologo-manager del vino italiano, scomparso la notte scorsa.

“E’ stato un imprenditore innovativo e lungimirante – ha concluso – che ha rivoluzionato il mondo del vino e contribuito a far diventare le etichette italiane sinonimo di prestigio e qualità”.

Stefanini: nascita Piwi Italia momento storico per viticoltura Italia

Stefanini: nascita Piwi Italia momento storico per viticoltura ItaliaMilano, 17 gen. (askanews) – “Gli obiettivi della nuova associazione sono ampliare la conoscenza delle varietà resistenti e fare pressione, anche a livello politico, affinché altre Regioni le autorizzino nel rispetto delle peculiarità regionali. Sicuramente l’impiego di varietà resistenti rende la pratica agronomica più sostenibile dato che le resistenze sono di tipo naturale. Quello che cerchiamo di sviluppare a livello scientifico è una maggiore variabilità”. Lo ha affermato Marco Stefanini, neo presidente di Piwi Italia che si è appena costituita in associazione e che raggruppa gli oltre 250 produttori di varietà resistenti del territorio nazionale.

Ricordando che nel Registro nazionale delle varietà di vite sono iscritte circa 600 varietà di Vitis vinifera, e 36 varietà resistenti, Stefanini, responsabile dell’Unità di genetica e miglioramento genetico della vite presso il Centro di ricerca ed innovazione della Fondazione Edmund Mach, sottolineando che “la nostra attività di ricerca avrà lo scopo di mettere a disposizione dei viticoltori un numero sempre maggiore di varietà resistenti per poter valorizzare al meglio il proprio territorio con quelle più adatte”. Parlando della nascita ufficiale dell’associazione, il presidente ha parlato di “un momento storico per la viticoltura italiana”, ricordando che l’Italia ha avuto un percorso diverso dagli altri Stati europei perché l’impiego delle varietà resistenti nei vigneti non sono state autorizzate a livello nazionale. “L’Italia ha delegato le regioni e alcune, come il Veneto, si sono subito adoperate per mettere a dimora questi vigneti” ha precisato Piwi Italia, aggiungendo che poi sono arrivati il Trentino, l’Alto Adige, la Lombardia, il Friuli-Venezia Giulia, il Piemonte (le Regioni fondatrici insieme al Veneto), l’Emilia Romagna, le Marche, l’Abruzzo, il Lazio e la Campania. In termini di numeri il Veneto è la regione che la fa da padrone seguita dal Friuli-Venezia Giulia, con la metà delle varietà autorizzate.

L’associazione ha precisato che “la viticoltura, sebbene rappresenti solamente il 3% della superficie agricola europea, utilizza il 65% di tutti i fungicidi impiegati in agricoltura, ovvero 68 mila tonnellate/anno”. “La diffusione massiccia di agenti patogeni, arginati da pesanti interventi chimici per non compromettere i raccolti, cozza oggi sempre di più con la nuova concezione socio-economica di transizione ecologica, di salubrità e di salvaguardia degli ambienti e quindi in questo contesto fare viticoltura convenzionale diventa sempre più complicato” ha proseguito Piwi Italia, chiosando “da qui la nostro mission: la ricerca di varietà nuove, diverse e resistenti per garantire un futuro sostenibile e sano alle attività agricole come chiave di volta per il rispetto del vigneto, di coloro che vi operano e del vino che verrà”.

Vino, Piwi Italia si è costituita ufficialmente in associazione

Vino, Piwi Italia si è costituita ufficialmente in associazioneMilano, 17 gen. (askanews) – Piwi Italia, nata con lo scopo di promuovere vitigni resistenti alle malattie fungine e produrre vini sempre meno impattanti, diventa ufficialmente un’associazione. Dopo la firma dello statuto durante l’evento nazionale Vini Piwi all’Hotel Carlton on the Gran Canal di Venezia, il 12 gennaio scorso l’atto costitutivo dell’associazione è stato registrato all’Agenzia delle Entrate. Lo ha reso noto la stessa associazione, spiegando che la sede sarà presso la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (Trento) e la prima assemblea si terrà in primavera.

Il neo presidente è Marco Stefanini, responsabile dell’Unità di genetica e miglioramento genetico della vite del Centro di Ricerca e innovazione della Fondazione Mach, mentre il vicepresidente è Riccardo Velasco, direttore del Centro di ricerca in viticoltura ed enologia di Conegliano (Treviso). “Le due nomine rappresentano il trait d’union tra due tra i più importanti istituti di ricerca presenti nel nostro Paese e questo binomio rafforza la mission di Piwi Italia in quanto la ricerca per il miglioramento genetico, inserendo i geni della resistenza nelle varietà di vite da vino, apre nuovi e importanti scenari per la viticoltura italiana” ha sottolineato l’assocazione in una nota, aggiungendo che “i soci fondatori sono i presidenti delle associazioni Piwi regionali oggi esistenti: Daniele Piccinin dell’Azienda agricola Le Carline di Pramaggiore (Venezia) per il Veneto, Thomas Niedermayr della tenuta Hof Gandberg di Appiano sulla Strada del Vino per l’Alto Adige (Bolzano), Antonio Gottardi della Cantina La-Vis e Valle di Cembra per il Trentino, Stefano Gri della Cantina Trezero di Valvasone (Pordenone) per il Friuli Venezia Giulia, Alessandro Sala di Nove Lune di Cenate Sopra (Bergamo) per la Lombardia e PierGuido Ceste dell’omonima azienda di Govone (Cuneo) per il Piemonte. Le viti Piwi (“pilzwiderstandsfähig” in tedesco) sono incroci naturali tra vinifere europee e altre vitis di origini americane e/o asiatiche portatrici dei geni della resistenza e quindi “sono piante in grado di difendersi da sole dalle principali malattie della vite”.

Vino, a “Wine in Venice” due masterclass del Consorzio Lugana

Vino, a “Wine in Venice” due masterclass del Consorzio LuganaMilano, 17 gen. (askanews) – Il Consorzio tutela vino Lugana rinnova la partnership con “Wine in Venice”, evento che si terrà dal 20 al 23 gennaio alla Scuola Grande della Misericordia a Venezia, attraverso due masterclass tematiche e una cena di gala su invito al ristorante Amo della famiglia Alajmo al Fondaco dei Tedeschi.

La prima masterclass, “Lugana, storie di famiglie e generazioni a confronto”, si terrà il 20 gennaio dalle 13 alle 14 e sarà moderata dal giornalista Jacopo Cossater, che metterà in parallelo due generazioni di produttori, per testimoniare come ciascuna di essa interpreti ed elabori valori specifici, cultura, filosofie di vita e competenze. Lunedì 22 gennaio dalle 16 alle 17 si terrà invece la degustazione guidata “Lugana a Venezia tra cultura del vino e tesori d’arte”, condotta da Andrea Gori e da Gianni Moriani. Un percorso tra le calli veneziane con le cinque anime del Lugana, (spumante, d’annata, Superiore, Riserva e vendemmia tardiva)abbinate a quadri e sculture che si trovano nei musei e nelle case della città galleggiante.

“Gli elementi caratteristici di Venezia che ci hanno ispirato per realizzare le nostre masterclass sono due: la capacità di abbracciare diverse generazioni e culture, e l’immenso patrimonio artistico che non ha eguali” ha affermato il direttore del Consorzio tutela vino Lugana, Edoardo Peduto, spiegando che “abbiamo quindi pensato di tradurre questi due concetti nel nostro mondo ideando due masterclass: una in cui i capisaldi della nostra denominazione dialogheranno con la nuova generazione, un ‘confronto’ sincero su approcci, visioni e influenze; l’altra in omaggio al binomio Ars et Vinum, e quando l’arte, in tutte le sue forme, dialoga con le diverse sfaccettature del nostro vino, quello che ne esce è un capolavoro di emozioni e sensazioni”. Ad oggi il Consorzio del Lugana conta 214 soci che coltivano 2.600 ettari sulle sponde del Lago di Garda, con un imbottigliamento di quasi 28 milioni di bottiglie (invariato nell’ultimo triennio) con un prezzo medio a scaffale che si aggira intorno agli otto euro.

Agroalimentare, Nomisma: packaging sostenibile cruciale per italiani

Agroalimentare, Nomisma: packaging sostenibile cruciale per italianiMilano, 17 gen. (askanews) – Nei modelli d’acquisto alimentare degli italiani il packaging sostenibile rappresenta un aspetto assolutamente cruciale. E’ quanto emerge dall’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio packaging del largo consumo curato da Nomisma, presentato il 17 gennaio nella cornice di “Marca 2024” a Bologna. Al centro del focus la presentazione dei risultati di un’originale indagine condotta su un campione rappresentativo di responsabili di acquisto tra i 18 e i 70 anni con l’obiettivo di identificare stili di vita e abitudini sostenibili degli italiani, con una particolare attenzione proprio al ruolo svolto dal packaging dei prodotti alimentari.

Dalla ricerca emerge come gli italiani siano sempre più consapevoli delle problematiche collegate al cambiamento climatico: più di 6 su 10 lo considerano uno dei problemi più gravi a livello mondiale e per circa un terzo la crisi climatica e i suoi effetti rappresentano una delle principali preoccupazioni per i prossimi 12 mesi. Questa inquietudine si colloca subito dopo le preoccupazioni legate al caro vita che nel corso dell’ultimo anno ha continuato ad erodere il potere di acquisto delle famiglie. In questo scenario non semplice, per il 32% degli italiani la sostenibilità, unita all’attenzione all’ambiente, rappresenta un fattore determinante per le scelte di comportamento e acquisto, mentre il 59% dichiara di tenerne conto. La dimostrazione di queste abitudini riflette un maggiore impegno nel ridurre l’impatto ambientale delle proprie azioni: 1 italiano su 2 dichiara di adottare con maggiore frequenza scelte di consumo più sostenibili rispetto a cinque anni fa. Nello specifico, quello energetico e idrico è l’ambito in cui l’82% delle famiglie presta più attenzione, seguito proprio dall’acquisto di prodotti alimentari e bevande (66%), e dalla mobilità e spostamenti (42%).

Per quanto riguarda le confezioni sostenibile, gli italiani guardano all’assenza di imballaggi in eccesso (59%), al fatto che siano interamente riciclabili (58%), che siano state prodotte con ridotte emissioni di Co2 (46%), con materiale riciclato (45%) o biodegradabile (44%). Forte attenzione si denota anche per gli imballaggi plastic-free e quelli utilizzabili più volte: 8 italiani su 10 ritengono importante conoscere il processo di riciclo e la seconda vita che avrà il materiale una volta riciclato. Centrale anche il ruolo giocato dalla marca del distributore: in 1 caso su 2 questa rappresenta la prima scelta quando si acquistano prodotti con confezioni sostenibili. “Negli ultimi 12 mesi il 54% dei nostri connazionali ha acquistato una marca diversa dal solito perché aveva una confezione più sostenibile e il 18% ha smesso di acquistare un prodotto a causa della sua confezione non ritenuta sostenibile” ha spiegato Emanuele Di Faustino, Responsabile Industria, Retail e Servizi di Nomisma, sottolineando che “si tratta di un fenomeno destinato a non arrestarti nel prossimo futuro visto che il 40% degli italiani dichiara che nel 2024 aumenterà gli acquisti di prodotti alimentari e bevande con packaging sostenibile, una quota che sale ulteriormente tra le famiglie con figli piccoli e la generazione Z, ossia i target più attenti alle tematiche legate alla sostenibilità ambientale”.

Vino, Consorzio Brunello Montalcino: ricordiamo Rivella con gratitudine

Vino, Consorzio Brunello Montalcino: ricordiamo Rivella con gratitudineMilano, 17 gen. (askanews) – “Ezio Rivella è stata una delle figure che più ha contribuito al successo del Brunello di Montalcino in Italia e nel mondo. Fondatore con la famiglia italoamericana Mariani di Castello Banfi e tra i primi a ricoprire nel settore la figura di enologo-manager, Rivella ha lavorato con dedizione alla crescita qualitativa e identitaria del brand Brunello rivestendo anche la carica di presidente del Consorzio dal 2010 al 2012. Lo ricordiamo con affetto e gratitudine”. Così il presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci, ha commentato la scomparsa, la notte scorsa, del celebre enologo piemontese, sottolineando che a lui “va il merito di aver portato il Brunello di Montalcino fuori dai confini nazionali aprendo le porte del mercato statunitense e rendendolo un vino conosciuto e affermato a livello mondiale, contribuendo così anche al suo successo commerciale”.

Vino, si è spento Ezio Rivella, pioniere dell’enologia italiana

Vino, si è spento Ezio Rivella, pioniere dell’enologia italianaMilano, 17 gen. (askanews) – Si è spento a Roma a 91 anni Ezio Rivella, imprenditore e pioniere dell’enologia italiana. Nato a Castagnole Lanze (Asti) nel 1933, ed era diventato noto nel mondo del vino italiano alla fine degli anni Cinquanta, grazie ai suoi studi sul metodo di stabilizzazione biologica dei vini con l’invenzione dell’imbottigliamento a caldo che permetteva di mettere il vino al riparo da alterazione durante le spedizioni.

Dopo aver lavorato negli anni Sessanta come consulente per diverse Cantine, Rivella ha contribuito alla diffusione del tappo a vite per il vino, ha ideato con le Cantine Riunite di Reggio Emilia il “simil Lambrusco” per il mercato Usa, ma la sua fama si deve soprattutto alla sua figura di enologo-manager, quando ha dato vita alla fine degli anni Settanta al futuristico e importantissimo progetto Banfi, finanziato dall’italoamericano John Mariani nell’allora depressa Montalcino (Siena). Operazione che lo portò ad essere nominato Cavaliere del Lavoro nel 1985 Negli anni a seguire ha ricoperto ruoli apicali nelle principali istituzioni enologiche italiane (Assoenologi) ed europee (Oiv), e per cinque anni, dal 1993, è stato presidente del Comitato nazionale delle Denominazioni di origine dei vini, dando applicazione alla Legge 164 sulle Doc. Dal 2001 al 2004 è stato presidente di Unione italiana vini (Oiv) che oggi ha voluto ricordarlo con le sue parole: “La Denominazione è come una bicicletta: se sopra non c’è un buon corridore non serve a nulla”.

“Ezio Rivella è stato molto più di un enologo per il mondo del vino” ha affermato il presidente Uiv, Lamberto Frescobaldi, ricordando “il suo pionieristico contributo alla promozione del vino italiano all’estero ma anche il suo impegno di tutela per le imprese e le Denominazioni del nostro Paese. Un uomo – ha concluso Frescobaldi – che ha vissuto per il mondo del vino arrivando ad essere uno dei principali protagonisti della crescita del made in Italy enologico nel mondo”.

Vino, Slow Wine Fair: 17 gennaio convegno on line “Suolo, bene comune”

Vino, Slow Wine Fair: 17 gennaio convegno on line “Suolo, bene comune”Milano, 16 gen. (askanews) – A poco più di un mese alla partenza di Slow Wine Fair 2024, la fiera internazionale del “vino buono, pulito e giusto” che andrà in scena a BolognaFiere dal 25 al 27 febbraio, prendono il via i convegni online di approfondimento. Il primo appuntamento è fissato per il 17 gennaio alle 18 con un incontro dedicato a “Suolo, bene comune” a cui partecipano Inigo Alvarez de Toledo, autore e sustainability consultant specializzato in rischi ambientali; Saverio Traini, agronomo e vicepresidente Biodistretto San Gimignano; e Pau Moragas Bouyat, responsabile de L’Olivera Cooperativa e membro di Urban Vineyards Association.

Durante l’incontro verrà esplorata l’importanza politica del suolo e come le decisioni politiche influenzino la salute della terra e quella della società. “La pianificazione urbana, l’industrializzazione e lo sviluppo agricolo – spiegano gli organizzatori – sono aree in cui le politiche del suolo possono avere un impatto duraturo sulla qualità della vita delle persone e sull’ambiente circostante. La relazione tra il suolo e la comunità cittadina si esprime nella vicinanza, nella tutela del suolo”.

Vino, un italiano nella “Top 10 Values of 2023” di Wine Spectator

Vino, un italiano nella “Top 10 Values of 2023” di Wine SpectatorMilano, 16 gen. (askanews) – C’è un vino italiano, il “Castello di Volpaia Chianti Classico 2021”, nella speciale classifica “Top 10 Values of 2023” della testata statunitense Wine Spectator, con la quale i redattori segnalano i vini in vendita a meno di 40 dollari (circa 36,7 euro) degustati durante l’anno, che hanno ottenuto almeno 90 punti e che sono facilmente reperibili sul mercato. L’etichetta della Cantina di Radda in Chianti (Siena) si è posizionata al quinto posto con 92 punti e un prezzo indicato di 30 dollari.

Redatta per il terzo anno consecutivo, la classifica è stata dominata da “La Crema Pinot Noir Sonoma Coast 2021” (91 punti, 28 dollari) della californiana La Crema Winery, seguita dal “Cabernet Sauvignon Margaret River Filius 2021” dell’australiana Vasse Felix (93 punti, 28 dollari), dal “Sauvignon Blanc Marlborough Reserve 2022” della neozelandese Rapaura Springs (93 points, 19 dollari), e dal “Pinot Noir Willamette Valley 2021” (92 punti, 30 dollari) della Cantina dell’Oregon The four graces. La rivista sottolinea che nello stilare questa classifica i suoi giornalisti si sono concentrati “sui produttori i cui vini esprimono il carattere distintivo di una regione o di una categoria specifica, mantenendo i prezzi bassi grazie a metodi innovativi in vigna e in Cantina”.