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”Trentodoc Maso Martis Rosé” primo al “The World’s Best Rosés 2023″

”Trentodoc Maso Martis Rosé” primo al “The World’s Best Rosés 2023″Milano, 12 gen. (askanews) – Il “Trentodoc Maso Martis Rosé Extra Brut” di Maso Martis, azienda trentina guidata dalla famiglia Stelzer, si è classificato al primo posto di “The World’s Best Rosés” la top 10 stilata da Wine Searcher, il più noto portale di monitoraggio e comparazione dei prezzi del vino a livello mondiale.

Con 92 punti assegnati da ben 11 critici internazionali, ha vinto dunque un Metodo Classico rosè italiano che ha battuto tutti vini rosati fermi, tra cui quelli lo “Chateau d’Esclans Côtes de Provence Les Clans Rose” (terzo) e “Muse de Miraval Côtes de Provence Rose” (quarto) prodotto dalla tenuta di proprietà dell’attore statunitense Brad Pitt. Secondo si è classificato lo spagnolo “Bodegas Antidoto Le Rose”, mentre in nona posizione c’è un altro vino italiano: il “Lamoresca Rosato”, un Igp Terre Siciliane Rosato dell’azienda agricola biologica di Francesco Rizzo a San Michele di Ganzaria (Catania).

Fondato a Martignano (Trento) nel 1990 da Antonio Stelzer e Roberta Giuriali, e oggi condotto insieme con le loro figlie Alessandra e Maddalena, Maso Martis conta su 12 ettari di vigneto di proprietà condotti a regime biologico, per una produzione di circa 120mila bottiglie all’anno, vendute per il 95% in Italia e per il resto tra Europa, Giappone e Stati Uniti.

Vino, prendono il via da Seul e Tokyo le “Vinitaly Preview 2024″

Vino, prendono il via da Seul e Tokyo le “Vinitaly Preview 2024″Milano, 12 gen. (askanews) – È l’Estremo Oriente la prima destinazione di “Vinitaly Preview 2024”, il programma di promozione internazionale della manifestazione di bandiera del vino made in Italy che sbarca venerdì 12 gennaio a Seoul e il 15 gennaio a Tokyo per incontrare oltre 100 operatori e professionisti del settore.

Lo ha annunciato Veronafiere, spiegando che i due appuntamenti rappresentano le tappe di ripartenza della staffetta in dieci mercati strategici della domanda di vino italiano all’estero, che aveva preso il via ad ottobre 2023: una maratona internazionale che quest’anno, dopo Corea del Sud e Giappone, volerà in Svezia, Austria, Regno Unito e Belgio. Queste iniziative si inseriscono nel più ampio piano di internazionalizzazione di Vinitaly, che prevede rassegne e roadshow per un totale di 19 eventi in 14 Paesi. “Ripartiamo con il format che negli ultimi anni ci ha consentito di intercettare operatori, stakeholder e professionisti stranieri altamente qualificati in un’area geografica molto interessante per il vino italiano – spiega il presidente di Veronafiere Federico Bricolo – ma dove soffriamo ancora troppo il confronto con i competitor francesi”.

Tra le maggiori potenze economiche dell’Asia, la Corea del Sud è infatti una piazza di approdo sempre più strategica, in particolare per le produzioni di qualità di tutte le tipologie enologiche. Veronafiere ricorda inoltre che le importazioni di vino, favorite da un rilevante aumento del reddito pro-capite, sono più che raddoppiate tra il 2019 e il 2022, periodo in cui i vini italiani hanno registrato un balzo del +131%, solo in parte ridimensionato dal difficile contesto congiunturale dell’ultimo anno. Qui l’Italia rappresenta solo il terzo fornitore, con una quota di mercato (15%) dimezzata rispetto alla Francia. Un dominio che si riscontra anche in Giappone, dove quasi 6 bottiglie importate su 10 sono francesi e dove le etichette Made in Italy conquistano solo la medaglia d’argento con il 12% del mercato. Ciononostante, con importazioni per oltre 200 milioni di euro l’anno, il Giappone è storicamente il principale partner del vino italiano in Asia. Le vendite nel Paese, sottolinea sempre Veronafiere, sono sempre più orientate verso prodotti di qualità, e oltre l’80% delle importazioni è rappresentato da vini Dop e Igp.

Ad incontrare gli operatori specializzati nella capitale coreana assieme al presidente di Veronafiere, ci sono l’ambasciatrice d’Italia a Seoul, Emilia Gatto, e Ferdinando Gueli, direttore Ice Seoul. Ad accogliere gli stakeholder giapponesi nella capitale, ci saranno con Bricolo e il presidente di Ice, Matteo Zoppas, anche l’ambasciatore d’Italia in Giappone, Gianluigi Benedetti, Anna Iele, esperta agricola della Sezione per le Politiche Agroalimentari dell’Ambasciata, e il direttore dell’Ufficio Ice di Tokyo, Gianpaolo Bruno.

Vino, a Milano masterclass tutta al femminile su 9 Docg toscane

Vino, a Milano masterclass tutta al femminile su 9 Docg toscaneMilano, 12 gen. (askanews) – Montecucco, Brunello di Montalcino, Nobile di Montepulciano, Vernaccia di San Giminiano, Chianti Classico, Chianti Rufina, Suvereto, Carmignano e Morellino di Scansano. Nove Docg rappresentante da altrettanti vini prodotti da nove Donne del vino, per un percorso degustativo tra le più celebri e amate aree di produzione vinicola toscane che andrà in scena lunedì 15 gennaio alle 20.30 all’Hotel The Westin Palace di Milano.

La masterclass, organizzata dalla delegazione toscana dell’Associazione Le Donne del vino e dell’Ais Lombardia, sarà condotta dalla sommelier Alessandra Marras, che intepreterà un racconto scritto da donne che portano avanti la loro eredità vitivinicola familiare o che hanno conquistato il loro spazio nel mondo del vino attraverso un competente impegno. Alla serata parteciperanno Clara Monaci con il “Brunello di Montalcino Docg 2018” di Corte dei Venti, Miriam Caporali con il “Vino Nobile di Montepulciano Docg 2019” di Tenuta Valdipiatta, Letizia Cesani con la “Vernaccia di San Gimignano Docg Riserva Sanice 2020” dell’Azienda Agricola Cesani, Paola Matta con il “Chianti Classico Docg Gran Selezione Le Bolle 2020” di Castello Vicchiomaggio, Gabriella Spalletti con il “Chianti Rufina Docg Riserva Vigneto Le Rogaie Terraelectae 2018” di Colognole, Annalisa Rossi con il “Suvereto Docg Cabernet Sauvignon Okenio 2021” di Terradonnà, Beatrice Contini Bonacossi con il “Carmignano Docg Villa di Capezzana 2019” di Tenuta Capezzana, Elisabetta Geppetti con il “Morellino di Scansano Docg Riserva 2020” di Fattoria Le Pupille, e Patrizia Chiari con il “Montecucco Docg Sangiovese Riserva Viandante 2016” di Tenuta l’Impostino, la Cantina di Civitella Paganico (Grosseto) nella quale l’imprenditrice bresciana e consigliera del Consorzio Montecucco ha investito con successo oltre vent’anni fa.

Proposta Vini festeggia 40 anni con due importanti eventi a Parma

Proposta Vini festeggia 40 anni con due importanti eventi a ParmaMilano, 12 gen. (askanews) – Proposta Vini, azienda trentina che distribuisce vini e liquori in Italia, festeggia il suo quarantesimo anniversario con due eventi che si terranno a Parma tra sabato 20 e lunedì 22 gennaio.

Il primo appuntamento, aperto sia agli appassionati che agli operatori del settore, avrà come titolo “Vini che sfidano il tempo” e andrà in scena sabato 20 gennaio dalle 14 alle 18 a Palazzo Riserva, sede del “Circolo di lettura e conversazione parmense”. L’ottocentesco Salone San Paolo, ricco di storia e di arte, ospiterà un’esclusiva degustazione dei vini di ben 36 Cantine provenienti da nove regioni italiane particolarmente vocate alla produzione d’eccellenza. La degustazione proporrà un viaggio tra le terre vulcaniche, i vini delle isole minori e i vini franchi, ossia provenienti da vigne originali non innestate su viti americane. Oltre alla degustazione, l’esperienza include anche una visita guidata alla Biblioteca e alle sale del Circolo, consentendo ai partecipanti di immergersi nella cultura e nella tradizione del luogo. L’appuntamento riservato agli operatori Horeca è fissato invece per domenica 21 e lunedì 22 gennaio, quando negli spazi della Fiera di Parma sarà presentato ufficialmente il catalogo 2024 della bella realtà distributiva con sede a Pergine Valsugana (Trento). Con oltre tremila etichette in degustazione gratuita, presentate direttamente dai produttori, e la partecipazione di 250 Cantine italiane ed estere, l’evento sarà una panoramica completa del mondo vinicolo nazionale e internazionale. Significativa anche l’area dedicata agli spirit che vedrà la partecipazione di oltre 35 aziende. L’evento, gratuito per gli operatori previa registrazione al sito dell’azienda, proporrà anche sei masterclass formative sul vino e una sugli spirit.

Indagine Cina su distillati Ue, Federvini: rischi per il settore

Indagine Cina su distillati Ue, Federvini: rischi per il settoreMilano, 11 gen. (askanews) – “Ancora una volta ci troviamo di fronte ad una vera e propria ritorsione che rischia di colpire ingiustamente un settore estraneo ad una querelle di natura politica, supponiamo in parte legata all’indagine attivata dalla Ue sui veicoli elettrici cinesi. Non dimentichiamoci che il settore, in virtù della controversia Airbus-Boeing, ha subìto dazi ad valorem pesantissimi negli Stati Uniti per circa due anni dal 2019 al 2021. In uno scenario internazionale così incerto e delicato, segnato da conflitti, non è auspicabile intraprendere nuove guerre commerciali. Tra l’altro, non è la prima volta che la Cina colpisce duramente uno dei settori emblema del Made in Italy, circa 10 anni fa già il vino fu oggetto di un’indagine simile e grazie ad un intenso lavoro di diplomazia europea si riuscì a trovare una soluzione condivisa”. Così, la presidente di Federvini, Micaela Pallini, ha commentato l’indagine avviata dal ministero del Commercio della Repubblica Popolare cinese per verificare la sussistenza di pratiche di dumping commerciale riguardo l’importazione di distillati di vino di origine comunitaria.

Secondo Federvini, l’indagine sarebbe stata intrapresa “alla luce di sollecitazioni giunte dalla China Liquor Industry, l’associazione nazionale che rappresenta i produttori di spiriti che lamenta un danno all’industria locale”. “A seconda dei suoi esiti e delle decisioni che verranno prese dal governo cinese, potrebbe configurarsi per il settore italiano della produzione e commercializzazione di acquaviti, in particolare il Brandy, una nuova limitazione al commercio internazionale nonché un probabile innalzamento dei dazi all’importazione, già a partire da due mesi dall’avvio dell’indagine, presentata il 5 gennaio 2024” ha precisato l’associazione confindustriale dei produttori di vini, spiriti e aceti, auspicando che le istituzioni nazionali e comunitarie non facciano mancare il proprio supporto e che a livello diplomatico sia attivato un confronto costruttivo per scongiurare misure di ritorsione.

Campionato mondiale pizza dal 9 all’11 aprile al Palaverdi di Parma

Campionato mondiale pizza dal 9 all’11 aprile al Palaverdi di ParmaRoma, 11 gen. (askanews) – Riparte la voglia di pizza made in Italy dopo il periodo in chiaroscuro dovuto agli anni pandemici (2020 2021 2022) e al contesto legato alla ripartenza economica: i dati dell’anno 2023, al 31 dicembre, registrano che sono infatti nate 3.730 nuove attività con pizza, su un totale di 18.219 nuove attività di ristorazione (il 20% del totale). L’andamento economico di nuova vitalità, dopo il periodo del primo trimestre 2023 altalenante con una crescita nel numero delle nuove imprese della ristorazione pari al 9% a fronte di un parallelo aumento delle cessazioni (+15%), sembra certificare una normalizzazione della situazione determinatasi dal Covid con una enorme selezione e con un ricambio delle attività.

A fotografare un cambio di passo e un segnale di ripresa del settore è il 31° Campionato Mondiale della Pizza, la più importante manifestazione dedicata ai professionisti e organizzata a Parma dal 9 all’11 aprile presso il Palaverdi, collocato all’interno del Polo Fieristico di Parma (Viale delle Esposizioni 393/a). Alla nuova edizione del 2024, con iscrizioni già aperte dal 1° dicembre, sarà possibile aderire fino al 15 gennaio al prezzo scontato di 200 € Iva compresa, il prezzo poi varierà fino al 28 febbraio ad euro 230 per poi passare ai normali 250 € fino ad esaurimento dei posti. Al titolo di campione del mondo possono concorrere tutti i pizzaioli professionisti – intesi come titolari di una pizzeria o come persone che lavorino in pizzeria – che abbiano compiuto 16 anni di età. Per iscriversi è sufficiente registrarsi sul sito Web www.campionatomondialedellapizza.it e selezionare la competizione (o anche più gare) a cui si intende partecipare. La scorsa edizione del Campionato Mondiale della Pizza ha coinvolto 52 nazioni (Italia, Usa, Francia, Australia, Brasile, Thailandia, Messico, Canada, Germania, Gran Bretagna, Polonia, per citarne alcune), con 711 concorrenti.

Per l’edizione 2024, i pizzaioli iscritti al Campionato Mondiale della Pizza saranno chiamati a confrontarsi in gare di cottura (come ad esempio, Pizza classica, Pizza senza glutine, Pizza napoletana STG, Pizza in teglia, Pizza in pala, Triathlon, ovvero tre sfide individuali scelte tra le categorie precedenti). A queste si affiancano gare di abilità, quali Freestyle (una spettacolare esibizione acrobatica a ritmo di musica), Pizza più larga (ai concorrenti viene richiesto di allargare il più possibile una palla di 500 grammi di pasta), Pizza a due (chef e pizzaiolo lavorano in combinata per realizzare un piatto unico), Pizzaiolo più veloce (vince chi allarga più velocemente cinque dischi di pasta). Torna per il 31° Campionato Mondiale della Pizza anche il Trofeo Heinz Beck – I primi piatti in pizzeria: una gara unica e innovativa, sotto l’occhio severo e attento dello chef tri-stellato Michelin Heinz Beck, a Parma nella veste di giurato d’eccezione. A gareggiare sono i primi piatti di qualità, artigianali ed “espressi” creati dai cuochi delle pizzerie.

La competizione, che è occasione per sottolineare come negli anni i pizzaioli siamo diventati sempre più professionali e che la pizza ora, sia sinonimo, come merita, di ricerca e alta cucina declinata anche con alternative gluten free, vegetariane e vegane, prevede momenti di celebrazione approfondimento e formazione come il Premio speciale dedicato alla Sostenibilità – in collaborazione Agugiaro & Figna Molini e il Pizza World Forum. Non mancheranno dibattiti sul gluten free, sulle nuove tendenze e uno sul tema “Esistono differenze di genere in pizzeria e al ristorante?”.

Vino, a febbraio in Lombardia un corso di formazione su enoturismo

Vino, a febbraio in Lombardia un corso di formazione su enoturismoMilano, 11 gen. (askanews) – Per formare figure professionali in grado di cogliere tutte le potenzialità del settore dell’enoturismo, PSR e Innovazione Lombardia, in collaborazione con Coldiretti Lombardia e Movimento Turismo del Vino, organizza in febbraio un percorso formativo dedicato al turismo tematico del vino, rivolto a titolari, contitolari o coadiuvanti familiari delle aziende agricole iscritte al Registro delle Imprese delle Camere di Commercio.

“Il corso è obbligatorio per l’iscrizione all’elenco degli Operatori Enoturistici della Lombardia” precisa Simona Giorcelli, responsabile formazione Coldiretti Lombardia, sottolineando che “si svolgerà in modalità e-learning ad eccezione dell’ultima lezione che prevede una visita in azienda, e affronterà le seguenti tematiche: normativa di riferimento, regole dell’accoglienza, marketing strategico e reti di territorio, pubbliche relazioni, didattica e scoperta del territorio, organizzazione e presentazione eventi in azienda”. “Grazie a cinque Docg, 21 Doc e 15 Igt, che fanno sì che in Lombardia circa il 90% della produzione sia di qualità – spiega la Coldiretti Lombardia – anche nella nostra regione il vino sta diventando sempre più una leva strategica per il turismo locale, tanto che insieme al cibo è il secondo asset su cui puntano gli operatori turistici, secondo una rilevazione di Regione”.

Per Meininger’s International il vino lattina è tra i trend del 2024

Per Meininger’s International il vino lattina è tra i trend del 2024Milano, 10 gen. (askanews) – Sono sette, secondo la giornalista australiana Felicity Carter, le tendenze che nel 2024 segneranno il mondo del vino. In un articolo pubblicato sulla testata specializzata tedesca “Meininger’s International”, Carter elenca temi già noti e “prezzati”, come la crescita dei bianchi a spese dei rossi, l’espansione del mercato dei vini a basso e a zero contenuto alcolico, e il costante incremento dell’enoturismo, ma anche trend meno scontati.

Il primo, è quello del vino in lattina, il “canned wine”. “Per attirare un nuovo pubblico, i produttori dovrebbero pensare al vino in lattina” suggerisce Carter, sottolineando che il mercato globale del vino “portatile” crescerà, secondo Grand View Research, del 12,3% fino al 2028, quando raggiungerà i 571,8 milioni di dollari”. La Carter porta come esempio “Maker Wine”, un marchio di vino in lattina fondato negli Stati Uniti nel 2019, che “ha realizzato ad oggi oltre 5 mln di dollari e lo scorso anno ha venduto oltre 350mila pezzi, diventando il primo rivenditore online di vino in lattina”. La storia del vino nel contenitore monodose in alluminio (considerato più pratico, più smart e più ecologico rispetto al vetro) è in realtà lunga, basti dire che nel nostro Paese già nei primi anni Ottanta ci lavorò con un certo successo e con un grande occhio al futuro la modenese Cantina Giacobazzi (celebre il suo “8 e mezzo”), poi seguita da altre aziende tuttora attive con diversi prodotti e siti che vendono rossi, bianchi, rosé e vini frizzanti con grafiche pensate soprattutto per i consumatori più giovani. La seconda tendenza “inaspettata” è quella che riguarda “la crescita sempre maggiore” dei cosiddetti “boundary-blurring wines” (letteralmente “vini che superano i confini”), come per esempio i vini aromatizzati e quelli fatti fermentare insieme con la frutta o le spezie. Ma anche i cosiddetti “bourbon barrel wine, i vini rossi fermentati in botti di bourbon, per conferire loro un fascino affumicato che possa convincere gli amanti del whisky a provarli”, che tanto successo hanno oramai da diversi anni soprattutto negli Stati Uniti.

Infine, tra i trend di quest’anno non può (giustamente) mancare il richiamo alla tendenza salutista che porta a consumare meno o a non consumare alcol che sta incidendo profondamente sul mercato. Per Carter si tratta del “problema numero uno che il mondo del vino deve affrontare in questo momento”, e a cui si può far fronte “solo promuovendo costantemente un consumo moderato, e aspettando: è probabile infatti che a breve le cose si complichino ma è anche vero che non è mai saggio scommettere contro qualcosa che ha ottomila anni. Se il vino è rimasto parte della civiltà per così tanto tempo, evidentemente ha qualcosa di profondo”. Foto: www.vinoinlattina.it

Doggy bag, Slow Food Italia: bene combattere lo spreco alimentare

Doggy bag, Slow Food Italia: bene combattere lo spreco alimentareMilano, 10 gen. (askanews) – “Come consumatrice, avere la possibilità di portare a casa gli avanzi è un atto di buon senso e di rispetto verso il cibo. Adottare un meccanismo che consenta la più ampia diffusione della ‘doggy bag’ negli esercizi pubblici, purché pensato in modo da non gravare sulle spalle dei ristoratori, è positivo, tuttavia insufficiente se pensato da solo. Lo spreco a tavola si combatte prima ancora di mettere le gambe sotto a un tavolo in un’osteria, in una pizzeria o in un ristorante. Lo si combatte attraverso l’educazione alimentare, comprendendo il valore del cibo, il modo in cui viene prodotto, confezionato, venduto e distribuito e scegliendo di conseguenza. Un impegno, quindi, che riguarda tutta la filiera, e che è possibile solo attuando interventi decisi a livello politico e gestionale”. Lo ha dichiarato la presidente di Slow Food Italia, Barbara Nappini commentando il disegno di legge presentato dalla Lega per promuovere l’uso delle “doggy bag”, cioé la possibilità per i clienti di portare a casa il cibo che hanno avanzato al ristorante.

Un compito, quello di educare all’alimentazione, che secondo Slow Food tocca direttamente anche i ristoratori: “Valorizzando le filiere di approvvigionamento locali – ha precisato Nappini – promuovendo un consumo consapevole delle risorse, privilegiando ingredienti di stagione e preparazioni che esaltino la fantasia e l’estro in cucina nell’utilizzare anche ciò che comunemente è considerato scarto: dal quinto quarto alla carota non perfetta”. “Slow Food si batte da anni contro lo spreco alimentare” sottolinea l’associazione, parlando di “una vera e propria piaga sociale, economica e ambientale che, a livello globale, si traduce in un terzo del cibo prodotto che viene gettato via, in un contesto che vede un miliardo di persone soffrire la fame”.

Debutta sul mercato la Perrina, nuova clementina tardiva made in Italy

Debutta sul mercato la Perrina, nuova clementina tardiva made in ItalyRoma, 10 gen. (askanews) – Iniziata in Campania la prima raccolta della nuova varietà di clementine tardive made in Italy. Si chiama “Perrina” ed è frutto di una mutazione spontanea della clementina “comune”, individuata dall’agronomo calabrese Francesco Perri (da cui prende il nome) che ne è in termini tecnici il “costitutore” e sperimentata per decenni insieme all’istituto di ricerca pubblico CREA OFA. Matura dalla seconda metà di gennaio fino agli inizi di febbraio ed è nata dagli investimenti di Op Armonia, una delle principali aziende agrumicole italiane con sede e stabilimenti a Battipaglia (SA).

Nella campagna di raccolta 2023-24, la prima per questa varietà, sono previsti 80 mila kg di frutti che provengono dai 20 ettari di agrumeti di ultima generazione nelle campagne del salernitano, tra Eboli e Battipaglia. Si tratta dunque di una produzione limitata, che verrà commercializzata attraverso il marchio Dolce Clementina nella fascia premium e sarà in commercio nella Gdo italiana a partire da metà gennaio 2024. La Perrina colmerà il gap con le produzioni estere. “Questa varietà tardiva – spiega Marco Eleuteri, presidente di Op Armonia – colmerà il buco produttivo creato dall’obsolescenza varietale della clementina comune. Grazie al programma di miglioramento varietale della clementina italiana, sono stati realizzati dal 2017 ad oggi, centinaia di ibridi attualmente in osservazione nei nostri campi sperimentali, e c’è una buona probabilità di individuare qualche nuova varietà di clementine e mandarino-simili con caratteristiche qualitative superiori a quelle delle varietà presenti sul mercato, o quantomeno, con caratteristiche distintive rispetto alle attuali: si pensi alle nuove varietà di agrumi “easy pealer” a polpa pigmentata, verso i quali c’è un grandissimo interesse sul mercato agrumicolo internazionale”.

I maggiori competitors nel segmento delle clementine sono i paesi del bacino del Mediterraneo, primo tra tutti la Spagna, poi le produzioni del Nordafrica (Marocco ed Egitto), così come di Israele, Turchia e Grecia. L’Italia in questo segmento di produzione, negli ultimi 30 anni ha perso progressivamente rilevanza internazionale; dall’essere un esportatore netto di clementine/mandarini, nell’ultimo decennio è diventato importatore netto. “Proprio alla luce di questa debacle – sottolinea Eleuteri – assume ancora maggiore importanza l’attività di ricerca e innovazione, senza la quale sarebbe impensabile qualsiasi intento di rilancio del settore”. Negli ultimi tre anni la superficie in ettari di clementine è passata dai 25.696 ettari coltivati a 24.859 ettari (Fonte dati Istat) per una produzione stimata nel 2023 a 6.339.626 quintali, sostanzialmente stabile rispetto allo scorso anno, ma in calo rispetto ai precedenti.

Tra gli agrumi, quello delle clementine, rimane il segmento più interessante per richiesta di mercato, I cambiamenti climatici relativi agli ultimi anni hanno particolarmente destabilizzato le produzioni, con la campagna 2022-2023 che si è particolarmente contraddistinta per le basse rese produttive e per una stagionalità ridotta dettata da una breve shelf life (durata della vita del prodotto) degli stessi frutti. “La campagna in corso, 2023-2024, – spiega l’agronomo Francesco Perri – si protrarrà fino a fine gennaio è caratterizzata da un buon livello gustativo, ma in alcuni territori agrumicoli ha registrato un’alta percentuale di calibri ridotti dovuti alla persistente siccità e alle alte e anomale temperature da oltre sei mesi”. Attualmente il 90% circa della produzione clementicola italiana è rappresentato dalla varietà “comune”, una varietà antica, che purtroppo negli ultimi anni ha presentato criticità produttive crescenti, evidenziando chiari segnali di obsolescenza dovuti principalmente al cambio climatico in atto. Se, infatti, fino ad una decina di anni fa, anche attraverso l’aiuto di pratiche agronomiche, tale varietà poteva essere raccolta e distribuita lungo un arco temporale di circa 3 mesi (novembre-gennaio), negli ultimi anni tale periodo si è andato progressivamente accorciando riducendosi progressivamente a 6/7 settimane (ultimo triennio), con una conseguente maggiore concentrazione della produzione in un periodo più limitato di tempo, con gravi conseguenze sia in termini di quotazioni commerciali, sia in termini di attrattività dell’offerta commerciale, che ha mostrato la necessità di nuove varietà in gdo di coprire il periodo lasciato scoperto dalla varietà comune (dalla seconda metà di dicembre alla fine di gennaio).