Passa al contenuto principale
#sanremo #studionews #askanews #ciaousa #altrosanremo

”Terra Madre-Salone del Gusto” lancia l’alleanza tra uomo e natura

”Terra Madre-Salone del Gusto” lancia l’alleanza tra uomo e naturaMilano, 4 dic. (askanews) – Ritrovare una nuova alleanza tra gli esseri umani e la natura, basata sulla relazione e non sulla sopraffazione, a partire dal cibo, che rappresenta cultura, condivisione, piacere, ma che è anche l’elemento più potente che ci riconduce alla terra, al suolo, all’acqua. È questa la chiamata a cui risponderà il pubblico che parteciperà a Terra Madre Salone del Gusto 2024, che si terrà al Parco Dora a Torino dal 26 al 30 settembre. Le prime informazioni sulla 15esima edizione della manifestazione organizzata da Slow Food, Città di Torino e Regione Piemonte, sono state presentate questa mattina durante una conferenza stampa. L’incontro è stato anche l’occasione per lanciare “The Road to Terra Madre”, dieci mesi di eventi organizzati dalla rete Slow Food e da quanti (istituzioni, soggetti culturali pubblici e privati e partner) vorranno contribuire a diffondere il tema dell’evento a quante più persone possibile.

“Fare pace con la natura è la nostra dichiarazione d’amore per il futuro, perché frasi come salvare la natura o il pianeta sono ormai obsolete” ha dichiarato la presidente di Slow Food, Barbara Nappini, spiegando che “il nostro invito oggi è a tutelare la nostra stessa esistenza sul pianeta, e possiamo farlo solo se riusciamo a integrare in maniera armonica e positiva l’attività umana con gli ecosistemi naturali di cui facciamo parte: essere dalla parte della natura, o meglio, dentro la natura, è il perno per affrontare, secondo noi, le crisi attuali”. “Viviamo in un mondo in cui si tollera che quasi un miliardo di persone non abbia regolare accesso al cibo” ha proseguito Nappini, aggiungendo che “è evidente che l’iniquità del sistema alimentare è l’elemento che collega un po’ tutte le crisi che stiamo vivendo”. “Ed è il frutto del modo in cui abbiamo trattato la nostra madre terra: come se fossimo in guerra, in un antagonismo continuo per cui l’obiettivo è trasformarla affinché risponda alle nostre esigenze” ha continuato, conlcudendo “per questo siamo convinti che ripensare a una cultura di pace ed esercitarla nel quotidiano, anche rispetto al contesto internazionale, assuma un’eco di necessità e urgenza. Anche il percorso di The Road to Terra Madre ci servirà a fare pace con la natura nella pratica quotidiana”. “Condividiamo il tema scelto da Slow Food per l’edizione 2024 e l’invito di sensibilizzazione verso la società sul rapporto tra uomo e natura” ha dichiarato l’assessore all’Agricoltura e cibo della Regione Piemonte, Marco Protopapa, evidenziando che “le politiche per il cibo che abbiamo sostenuto, e continuiamo a sostenere, mettono al centro gli agricoltori custodi del territorio e i principali soggetti della filiera agroalimentare per la produzione dei cibi di qualità”.

“Con orgoglio presentiamo la 15esima edizione di Terra Madre Salone del Gusto” ha detto l’ssessore al Turismo e Grandi eventi della Città di Torino, Domenico Carretta, parlando di una grande celebrazione della cultura alimentare, che è anche un’opportunità straordinaria di affermare la posizione della nostra città nel contesto internazionale, come punto di riferimento per gli amanti del cibo e della sostenibilità ambientale, e di mostrare ancora una volta la nostra capacità organizzativa e la qualità dei nostri eventi”. Alla conferenza sono intervenuti due istituti in rappresentanza dei progetti che Slow Food contribuisce a organizzare nelle scuole: Melissa Indino e Davide Prosdocimi, studenti del Liceo Linguistico e Classico Gioberti, che è anche una Comunità Slow Food, e Daniela Mesiti, dirigente scolastico Liceo Linguistico Mazzarello, che ha attivato un corso di studi speciale con curvatura enogastronomica.

Vino, Cantina di Venosa lancia il suo primo Metodo Classico

Vino, Cantina di Venosa lancia il suo primo Metodo ClassicoMilano, 3 dic. (askanews) – Cantina di Venosa (Potenza), l’unica cooperativa vitivinicola della Basilicata e una fra le più importanti del Sud Italia, lancia il suo primo Metodo Classico: “Tansillo Pas Dosè”. Si tratta di un VSQ rosè dosaggio zero 100% Aglianico, affinato sui lieviti per almeno 36 mesi, che vuole rendere omaggio al poeta Luigi Tansillo, nato a Venosa nel 1510.

“La nostra gamma di vini si amplia con una nuova etichetta che esprime la forza, il carattere e la versatilità di un grande vitigno” ha dichiarato il direttore commerciale, Antonio Teora, ricordando che “l’Aglianico è la varietà principe del Vulture, un simbolo della nostra viticoltura e soprattutto di Cantina di Venosa, un modo da parte nostra di rappresentare un’uva in tutte le sue possibili espressioni all’interno di un progetto di qualità che non finisce qui, anzi con altre sorprese in arrivo”. Cantina di Venosa, fondata nel 1957, conta oggi 350 soci con circa 800 ettari di vigne coltivate ad Aglianico, Malvasia di Basilicata, Moscato Bianco e Merlot.

Il 5 dicembre Giornata del suolo, Slow Food: senza terra non c’è vita

Il 5 dicembre Giornata del suolo, Slow Food: senza terra non c’è vitaMilano, 3 dic. (askanews) – “Abbiamo bisogno di capire quanto sia fondamentale la terra in ogni nostra giornata di vita sul pianeta, quanto sia determinante per la sopravvivenza di ogni essere vivente. Dovremmo imparare a camminarci su con rispetto, a usarla con delicatezza e a respingere ogni abuso”. Questo è l’invito rivolto dall’agronomo e docente universitario, Francesco Sottile, membro del Board di Slow Food, in vista della Giornata mondiale del suolo che si celebra il 5 dicembre

“I nostri suoli sono messi a dura prova da un consumo spregiudicato legato a nuovi insediamenti e infrastrutture e alla desertificazione” spiega il vicepresidente di Slow Food Italia, Federico Varazi, ricordando che secondo i dati del Rapporto Ispra 2023, “la cementificazione continua ad accelerare, arrivando alla velocità di 2,4 metri quadrati al secondo e avanzando di 77 km2, oltre il 10% in più rispetto al 2021”. “Il territorio nazionale si sta trasformando, le città diventano sempre più calde e invivibili, aumenta l’esposizione al rischio idrogeologico” prosegue Varazi, aggiungendo che “nell’ultimo anno, nelle aree a pericolosità idraulica media, sono oltre 900 gli ettari di territorio nazionale reso impermeabile”. “Diminuisce anche la disponibilità di aree agricole: oltre 4.500 gli ettari persi nell’ultimo anno, pari al 63% del consumo di suolo nazionale, che corrispondevano a 4 milioni di quintali di cibo prodotto e due milioni di tonnellate di carbonio assorbito” continua, evidenziando che “i costi nascosti dovuti alla perdita dei servizi ecosistemici, sempre secondo il rapporto, ammontano a 9 miliardi di euro ogni anno”. Un altro dato preoccupante è la desertificazione dovuta alla siccità crescente con la crisi climatica che sta investendo ampie zone del pianeta, e all’agricoltura industriale: “È un problema sempre più complesso e radicato su basi agronomiche, sociali, forse più genericamente antropologiche” fa presente Sottile, precisando che “basta pensare a un appezzamento di terra in cui si applica una lavorazione agroindustriale: si coltiva una specie in modo esclusivo, eliminando la biodiversità naturale con scelte di monocoltura, e il suo perdurare negli anni richiede necessariamente l’uso di chimica di sintesi per il suolo e una meccanizzazione sempre più spinta. Senza tralasciare che, spesso, – chiosa – dà spazio a una forma di inquinamento legalizzata come lo sversamento dei fanghi da depurazione”.

Un problema che rischia di compromettere la potenzialità di molti suoli, anche in Italia. Il 70% di tutti i suoli europei è in uno stato di cattiva salute a causa delle attuali pratiche di gestione, dell’inquinamento, dell’urbanizzazione e degli effetti del cambiamento climatico.

Vino, Consorzio Doc Prosecco: irrazionali linee guida Ue su etichette

Vino, Consorzio Doc Prosecco: irrazionali linee guida Ue su etichetteMilano, 3 dic. (askanews) – “Il nostro sistema produttivo è già stato vessato dalla circostanza che i nostri vini, che concluderanno il processo di spumantizzazione dopo il 7 dicembre prossimo, dovranno essere immediatamente assoggettati alla nuova normativa, anticipando di circa un anno la sua applicazione rispetto alle altre produzioni enologiche. Ma ora, l’indicazione di riportare la scritta ‘ingredienti’ sotto al QR Code, appare non solo irrazionale ma anche contraria ad ogni più elementare principio di sostenibilità”. Lo ha affermato il presidente del Consorzio di tutela della Doc Prosecco, Stefano Zanette, commentando le linee guida sulle nuove disposizioni dell’Ue in materia di etichettatura dei vini pubblicate nei giorni scorsi dalla Commissione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Le nuove indicazioni rischiano infatti “non solo di costringere le aziende a dover distruggere decine di milioni di etichette già stampate ma, peggio ancora, di non consentire loro di disporre di quelle nuove per soddisfare la domanda di Prosecco, in uno dei momenti cruciali per la commercializzazione delle nostre produzioni”. “Da europeista convinto – ha concluso Zanette – non posso che dirmi sconcertato per questo atteggiamento che, da un lato, non giova ad alcuno e, dall’altro, mortifica quanti, con il loro lavoro e il loro impegno, ritenendo di doversi adeguare alla norma, si sentono presi in giro da chi, con molta probabilità, non ha nemmeno avuto la compiacenza di cercare di capire la complessità del nostro sistema produttivo, rendendosi refrattario ad ogni possibile soluzione alternativa”.

Vino, all’Ais di Milano torna l’asta benefica “Wine for Parkinson”

Vino, all’Ais di Milano torna l’asta benefica “Wine for Parkinson”Milano, 3 dic. (askanews) – Martedì 5 dicembre alle 19 nella sede dell’Associazione italiana sommelier (Ais) a Milano si terrà una nuova edizione di “Wine for Parkinson”, l’asta benefica di alcuni tra i più pregiati vini italiani il cui intero ricavato andrà a favore della ricerca scientifica sulla malattia di Parkinson.

Seconda patologia neurodegenerativa in Italia per numero di pazienti (circa 300mila), il Parkinson è una malattia cronica che nel tempo può diventare altamente invalidante sia per la persona che ne è colpita, sia per l’intero nucleo familiare. La ricerca scientifica sta facendo passi da gigante ma ha bisogno di un supporto condiviso per andare avanti e scoprire nuove terapie. A questo scopo, la Fondazione Limpe per il Parkinson Onlus, in collaborazione con l’Ais, la Casa d’Aste Gelardini & Romani Wine Auction, il conte Francesco Marone Cinzano, Roberto Marchetti e alcune delle principali case vitivinicole italiane, hanno unito le loro forze per questa nuovo capitolo dell’asta benefica. L’evento, condotto dal giornalista Gianluca Semprini che affiancherà il battitore della Casa d’Aste Gerardini & Romani Wine Auction, si terrà sia in presenza (con prenotazione obbligatoria a comunicazione@fondazionelimpe.it) che in streaming, così da permettere a tutti di poter acquistare i lotti.

“Aiutare la ricerca è un grande onore per noi – ha commentato il presidente Ais, Sandro Camilli – e per questo ospitiamo una manifestazione così nobile e di grande pregio, sia per gli obiettivi che questa si prefigge, sia per la grande qualità delle donazioni fatte dalle più grandi Cantine italiane”. Sull’importanza dei questa iniziativa solidale, è intervenuto anche il conte Francesco Marone Cinzano, storico produttore di Brunello di Montalcino con l’iconica Col d’Orcia, e grande sostenitore della causa portata avanti dalla Limpe: “La Fondazione è una realtà seria ed importante, un punto di riferimento nella ricerca scientifica che ho l’immenso piacere di poter aiutare, mettendo a disposizione della lodevole iniziativa di Ais alcune vecchie annate di Col d’Orcia”.

Vino, all’Arnaldo Caprai si lavora al primo vigneto digitale d’Italia

Vino, all’Arnaldo Caprai si lavora al primo vigneto digitale d’ItaliaMilano, 2 dic. (askanews) – Nell’azienda vitivinicola Arnaldo Caprai di Montefalco (Perugia) è in corso di realizzazione il primo vigneto digitale d’Italia. “Abbiamo messo a disposizione con orgoglio a ITS Umbria uno dei nostri vigneti, nel quale verranno installati tutta una serie di sensori che raccolgono e trasmettono centinaia di dati. Informazioni di tantissimi generi, che devono poi essere interpretate per seguire lo sviluppo della pianta al meglio al fine di ottenere prodotti di maggiore qualità e minor impatto ambientale, a partire dalla riduzione dell’utilizzo di sostanze chimiche e dalla produzione di CO2”. Lo ha spiegato Marco Caprai che guida la storica Cantina, sede didattica dell’ITS Umbria con cui è partner da dieci anni “per formare gli agricoltori smart e digitali di domani”.

“Ci troviamo di fronte a un momento in cui ci troveremo ad avere un enorme apporto di tecnologie che coinvolgeranno e influenzeranno necessariamente anche il futuro dell’agricoltura” ha spiegato l’imprenditore umbro, membro della giunta di Confagricoltura, intervenuto al Wired Next Fest a Firenze, sottolineando che “non solo dovremo prenderne atto, ma dovremo anche innescare questa rivoluzione grazie a figure professionali come gli agronomi digitali, in grado di leggere i dati, interpretarli e dare le giuste indicazioni, saper gestire dei robot e utilizzare questo patrimonio che l’universo digitale metterà a disposizione dell’agricoltura”.

A Montalcino il primo incontro degli Amici della Slow Wine Coalition

A Montalcino il primo incontro degli Amici della Slow Wine CoalitionMilano, 2 dic. (askanews) – Promuovere pratiche agroecologiche e rigenerative che favoriscano la biodiversità; identificare e condividere soluzioni per ridurre l’impatto lungo la filiera del vino; rendere il mondo vino più inclusivo e accessibile. Sono i tre obiettivi principali identificati dagli Amici della Slow Wine Coalition (SWC) che, per la prima volta della loro nascita, si sono riuniti a Col d’Orcia, storica azienda vitivinicola di 540 ettari biologici di cui 149 vitati a Montalcino (Siena).

La Slow Wine Coalition è la rete internazionale che unisce i protagonisti del mondo del vino per affrontare insieme e provare a vincere le sfide del futuro, coniugando la sostenibilità ambientale, la difesa del paesaggio e la crescita culturale e sociale delle comunità. Ospiti del Conte Francesco Marone Cinzano, le grandi aziende del vino buono, pulito e giusto, Planeta, Ceretto, Felsina, Bertani e Terre Margaritelli, che insieme con la delegazione di Slow Food guidata da Giancarlo Gariglio, hanno posto le basi per le azioni future, partendo dall’analisi della fase delicata che oggi sta interessando il settore vitivinicolo. Nata con l’ambizione di riunire persone e idee, la SWC adesso ha bisogno di mettere radici nelle comunità, aggregando i produttori per il raggiungimento di finalità specifiche. E’ in quest’ottica che Col d’Orcia si è posta in prima linea e, al termine dei lavori, ha aperto le porte ai vignaioli del Brunello di Montalcino e della Toscana, accomunati dalla stessa visione agronomica e del futuro del vino, per un pomeriggio di condivisione e confronto. I primi temi su cui la rete inizierà a lavorare sono quelli della fertilità e rigenerazione dei suoli, che saranno oggetto della “Slow Wine Fair 2024” che si terrà a Bologna dal 25 al 27 febbraio del prossimo anno. Argomenti molto caldi per il settore e da sempre al centro del lavoro di professionisti e ricercatori come Adriano Zago, agronomo ed enologo, consulente e formatore in agricoltura biodinamica, ed Ínigo Alvarez de Toledo, direttore di IDEAA Regeneration Systems, che sono stati ospiti dell’incontro a Montalcino.

Alla SWC partecipano non solo i produttori, ma tutti i player della filiera, dai professionisti ai consumatori, e per questo, il conte Francesco Marone Cinzano ha sottolineato che “dobbiamo pensare ad una rete a due velocità: da un lato, bisogna coinvolgere i consumatori, destinatari finali del nostro messaggio e dall’altro, dobbiamo confrontarci maggiormente sul nostro lavoro di agricoltori, coinvolgendo accademici e ricercatori”. “Il nucleo degli imprenditori sensibili ai principi della Slow Wine Coalition – ha concluso – deve condividere le proprie esperienze e scambiare informazioni, visitare e scoprire insieme i territori, imparare dagli esempi virtuosi, locali e in giro per il mondo, per accrescere la nostra consapevolezza, affinare le nostre tecniche e migliorarci sempre di più”.

Vino, un Riesling a mille metri per rilanciare la montagna cuneese

Vino, un Riesling a mille metri per rilanciare la montagna cuneeseMilano, 2 dic. (askanews) – Dare una nuova progettualità innovativa e sperimentale alle vallate piemontesi e alle loro comunità facendo del buon vino. E’ questo l’obiettivo del nuovo, lungimirante, progetto del piccolo Comune montano di Entracque (Cuneo) assieme alla Cantina Réva di Monforte d’Alba (Cuneo) dell’imprenditore ceco Miroslav Lekes, alle prese con il primo vigneto della Valle Gesso a oltre mille metri sul livello del mare.

Un piccolo vigneto di 2.300 piante di Riesling piantumato lo scorso luglio in Località Tetti Violino, a 1.042 msl, che darà i suoi primi frutti tra circa tre anni e le prime bottiglie, verosimilmente, nel 2027. “Una piccola produzione, che ipotizziamo inizialmente in più o meno duemila bottiglie, con vino affinato in buona parte in anfore” afferma il general manager del gruppo Réva, Daniele Scaglia che segue il progetto, spiegando che “abbiamo scelto il Riesling perché diverse analisi hanno indicato che è la varietà ideale per questo terreno”. “Avremmo potuto semplificarci la vita piantando una varietà più resistente, come fanno in altre valli, ma questo non ci darebbe modo di lavorare su un prodotto di qualità come vogliamo che sia questo vino” aggiunge Scaglia, ricordando che “il Riesling è un vitigno nobile e complesso, di grande eleganza, longevità e dalle importanti proprietà organolettiche ed è un vitigno che ci permetterà di distinguerci da altri progetti simili e di approcciarci anche a un mercato internazionale”. A Entracque, borgo di meno di mille anime parte dell’Unione montana delle Alpi Marittime, nessuno aveva mai pensato di coltivare la vite, ma il cambiamento climatico impone di ragionare su sfide nuove ed ecco allora l’idea del vino. Il terreno del resto è argilloso e ricco di ferro e sedimenti rocciosi da erosione, dunque indicato per la coltivazione di Riesling, anche grazie alla temperatura (che in estate è tra i 14 e i 30 gradi), capace potenzialmente di fornire la giusta concentrazione di zuccheri e un notevole sviluppo degli aromi. Ora è in corso uno studio sull’affinamento di questo Riesling di montagna che sarà affinato suddiviso in piccole botti e anfore, a cui partecipano l’agronomo Roberto Abbate e l’enologo Beppe Caviola di Réva.

“Non solo stiamo dando una seconda occasione a terre ormai in disuso da anni, ma allo stesso tempo stiamo creando un nuovo potenziale prodotto tipico, una nuova proposta per i visitatori di Entracque e delle zone limitrofe e una nuova possibilità di lavoro per giovani e meno giovani” dice soddisfatto il sindaco Gian Pietro Pepino, evidenziando che “in poche parole stiamo creando per la nostra comunità un nuovo futuro, e questo lo dobbiamo a Réva e alla sua grande volontà di evoluzione e innovazione”. Per il vino, a Entracque si stanno coinvolgendo piccole realtà locali per fare sì che questo diventi un progetto capace di rappresentare l’intera comunità e, in prospettiva, un’alternativa per i territori montani. “La Regione Piemonte supporta ed è al fianco di chi investe sulla qualità del territorio e sull’agricoltura sostenibile” ha commentato il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, sottolineando che “scommettere sui borghi, attraverso le produzioni di eccellenza, significa da un lato presidiare le aree marginali del nostro Piemonte, dall’altro ridare loro centralità grazie alla produzione economica e anche all’interesse, turistico e enogastronomico, che si genera, con ricadute positive per la comunità che le abita”.

”Il Corriere Vinicolo” di Unione italiana vini compie 95 anni

”Il Corriere Vinicolo” di Unione italiana vini compie 95 anniMilano, 1 dic. (askanews) – “Il Corriere Vinicolo” di Unione italiana vini (Uiv) spegne 95 candeline e festeggia le sue 72mila pagine di storia del giornalismo vinicolo italiano con un’edizione speciale, tra enigmistica enologica e approfondimenti, che ripercorre quasi un secolo di reportage, testimonianze e racconti, analisi e riflessioni, cronache e interviste. Pubblicato per la prima volta il 1 dicembre 1928 come “Il Commercio Vinicolo”, è uscito ininterrottamente tutte le settimane per oltre nove decenni, con un’unica eccezione di qualche mese durante il secondo conflitto mondiale, realizzando 3.800 numeri che rappresentano un insostituibile patrimonio storico e culturale.

“Corriere Vinicolo – ha commentato il presidente Uiv, Lamberto Frescobaldi – è l’unica testata giornalistica settimanale specializzata del settore che vanta a livello mondiale una storia così lunga e ininterrotta di pubblicazioni, un primato tutto italiano di cui dobbiamo essere fieri”. Nel numero speciale, la cronaca odierna sul settore ma anche corsi e ricorsi del passato, rivissuti attraverso una pagina interamente dedicata all’enigmistica. In prima pagina, nel 1929, era stata pubblicato un’inchiesta dal titolo “La scienza medica e l’uso moderato del vino” che faceva il punto con illustri medici e fisiologi sugli effetti della bevanda di Bacco sugli italiani. “Credo opportuno distinguere nettamente la lotta all’alcolismo, che è giusta, santa e nobile e la lotta contro il vino che è ingiusta e dannosa” affermava, tra l’altro, il professor Rocco Jemma dell’Università di Napoli.

Nel 1954 la notizia su “I marziani e il vino francese”, quando dopo “migliaia di avvistamenti”, a Parigi si istituì un Comitato per l’accoglienza dei marziani. Prevedendo una difficoltà nella reciproca comprensione della lingua, il comitato decise di stabilire il primo contatto attraverso un bicchiere di vino. “La crisi dei consumi di vino tra i giovani” sembra un articolo quanto mai attuale, ma risale invece ad un dossier pubblicato ben 42 anni fa. Gli effetti della crisi erano gli stessi di oggi: seri problemi di stoccaggio, vendite al lumicino, filiera in crisi. “Oggi come allora troveremo il modo per reagire alle difficoltà, anche attraverso il nostro giornale” ha spiegato il direttore de “Il Corriere Vinicolo”, Giulio Somma, sottolineando che “in questi anni il settore è cresciuto, è divenuto un asset fondamentale del made in Italy ma il nostro settimanale è rimasto fedele a se stesso, uno strumento di crescita per le imprese e per il comparto”.

Signorvino apre in pieno centro a Parigi e pensa già a Usa e Cina

Signorvino apre in pieno centro a Parigi e pensa già a Usa e CinaMilano, 1 dic. (askanews) – Seppur lo sciovinismo vada scemando, per il vino, almeno dal punto di vista simbolico, la Francia non è certamente un luogo neutro così come non lo è Parigi per il “bon vivre”, di cui il vino è da sempre parte integrante. Dunque, aprire nella Ville Lumiere una catena di negozi che vendono tra le 1.500 e le 2.000 etichette delle nostre Cantine è un passaggio, sempre rimanendo sul piano simbolico, non certo da poco. Ancor meno lo è un negozio monomarca italiano che insieme con i vini italiani vende ai francesi il loro Champagne, rappresentato da una settantina di referenze. Per farlo bisogna avere la forza e la lungimiranza di un Gruppo come Calzedonia (a breve, Oniverse), che ha sempre saputo vedere lontano e ha costruito un impero nel retail. E così il 1 dicembre Signorvino è sbarcato nel pieno centro di Parigi, con un bel locale di 700 mq su tre piani (più dehors dalla primavera 2024) e quasi 170 coperti in Place Saint Michel, a due passi da Notre Dame, in un palazzo di proprietà che negli ultimi due piani ospiterà il quartier generale di Calzedonia/Oniverse Francia.

“Eravamo venuti a Parigi con l’idea di cercare la sede del Gruppo ma quando abbiamo trovato questo palazzo ci siamo resi rapidamente resi conto che sarebbe stata la location perfetta per Signorvino” racconta ad askanews l’amministratore delegato Federico Veronesi, presente a Parigi con il general manager Luca Pizzighella, aggiungendo che “nella capitale francese pensavamo in realtà di aprire una delle nostre enoteche un po’ più avanti ma gli studi fatti ci hanno rassicurato. E poi noi – evidenzia – proponiamo la cucina italiana che è quella più diffusa al mondo e ai prezzi competitivi che offriamo può essere un traino importante per il nostro vino, che i francesi, anche se non lo dicono in giro, amano e consumano tanto”. L’approdo all’estero di Signorvino era stato anticipato il 9 novembre scorso dall’apertura di un punto vendita nel centro commerciale Westfield Chodov di Praga, in Repubblica Ceca, a cui ne seguirà a breve un altro in pieno centro storico. “Nella nostra testa Signorvino è nato per l’estero, per promuovere e valorizzare il nostro vino lavorando sul grande appeal dell’italianità” prosegue il Ceo, spiegando che “abbiamo però voluto farci prima le spalle grosse in Italia, che riteniamo il mercato più difficile, per poi andare fuori una volta pronti”. “Questo è dunque un po’ un banco di prova, e se troviamo un ‘balance’ interessante, se risponde bene e capiamo che il progetto ha un valore aggiunto, si aprono fronti importantissimi dove riteniamo ci siano grandi potenzialità, come gli Stati Uniti e la Cina, magari utilizzando Los Angeles per arrivare a New York, e Hong Kong come ponte di lancio per l’Asia” prosegue il manager classe 1992 proprietario del brand assieme alla famiglia, sottolineando che “la verità però è che dobbiamo prima vedere come va qui”, ma anche preannunciando che l’idea è già quella “di consolidare la nostra presenza a Parigi con altri negozi, perché la città è enorme e questo che abbiamo inaugurato sarà il flagship”. Il programma di espansione negli altri Continenti dovrebbe comunque essere anticipato dall’apertura di punti vendita in altre capitali europee.

Ma anche senza l’estero, il quadro per la “grande Cantina italiana” nata nel 2012 da un’idea di Sandro Veronesi e che oggi conta su 34 “enoteche con cucina” in tutta il Paese, appare più che positivo. “Quest’anno, tranne qualche sofferenza a novembre, siamo andati sempre bene, e penso che potremmo chiudere il 2023 con un giro d’affari complessivo che si aggira intorno agli 80 milioni di euro e un fatturato oltre i 60 milioni anche grazie alla spinta venuta dall’apertura di diversi negozi”. “L’ultima è stata quella al ‘Merlata Bloom’ a Milano (la settima se si considera il territorio della Città metropolitana, ndr) – prosegue l’Ad – e le prossime saranno nel ‘Pompei Maxi Mall’ di Napoli, e in un centro commerciale a Torino: l’idea è quella di arrivare tra il 2024 e il 2025 a 50 negozi (+47%, ndr). Per il locale nel celeberrimo Quartiere Latino, che arriverà ad impiegare tra i 30 e i 40 dipendenti, i fornitori saranno gli stessi delle enoteche italiane: “Sono tra i 500 e i 600 produttori, alcuni dei quali con noi dall’inizio perché hanno sposato questo progetto, e altri che, non avendo i volumi per avere continuità, vanno e vengono” continua il Ceo, chiarendo che lo Champagne “è stato pensato principalmente per il mercato italiano, perché sulla bollicina di fascia alta, diciamo sopra i 70 euro, in Italia abbiamo pochi prodotti ed essendo noi un negozio premium dovevamo occupare questo segmento così richiesto”.

Con piccoli aggiustamenti, che sono in realtà ammiccamenti alla cultura francese, dai tavolini tipici del bistrot all’acqua in caraffa, anche nella capitale francese, Signorvino proporrà la sua formula di luogo accogliente e facilmente accessibile, dove chiunque, non solo il wine-lover, può fare l’aperitivo, mangiare e/o comprare una bottiglia, con un’offerta attenta al rapporto qualità/prezzo e che vuole attirare i giovani. Come in Italia, completano l’offerta eventi a tema, degustazioni e incontri con i produttori. Nel 2022, il 65% dei 55 milioni di fatturato delle enoteche è stato fatto sulla ristorazione e il 35% sul vino (negozi e e-commerce). “Penso che a Parigi potremmo essere ancor più sbilanciati sulla ristorazione, che, soprattutto nel primo periodo, potrebbe attecchire meglio, magari accompagnata da un buon consumo di vino al tavolo: quindi potremmo aggirarci su un 80% ristorazione e 20% vino” evidenzia l’Ad, senza escludere che tra i clienti possano esserci anche i (tanti) turisti italiani “che in Signorvino trovano un porto sicuro, dove sanno cosa vanno a mangiare e a bere: è il vantaggio delle catene che ci sta premiando anche nel nostro Paese”.

Anche considerato il prezzo maggiore tra il 10 e il 15% rispetto ai negozi di casa nostra, le bottiglie italiane in vendita nello store parigino rimangono assai concorrenziali rispetto a quelle francesi. “Dai francesi abbiamo solo da imparare sul posizionamento dei vini, ma nella fascia media, tra i 20 e i 30 euro, l’Italia esprime un rapporto qualità-prezzo molto alto e questo lo sanno anche loro: noi vogliamo puntare proprio su quella fascia di prezzo dove siamo davvero molto competitivi” spiega ancora ad askanews Federico Veronesi, che oltre alla responsabilità di Signorvino ha anche quella di Tezenis, altro marchio del gruppo di famiglia che ha chiuso il 2022 con oltre tre miliardi di fatturato, di cui il 58,5% realizzato fuori dall’Italia.