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Nelle guide enologiche 2023 i vini altoatesini al top per 419 volte

Nelle guide enologiche 2023 i vini altoatesini al top per 419 volteMilano, 13 dic. (askanews) – Le dodici, principali, guide enologiche italiane pubblicate nel 2023 hanno assegnato il loro massimo punteggio a ben 259 diversi vini di 85 produttori dell’Alto Adige, per un totale di 419 volte. Oltre la metà è andata a vini bianchi, un terzo ai vini rossi e il rimanente suddiviso tra vini dolci e spumanti. “Si tratta di numeri che già da soli mostrano la grande considerazione di cui gode la nostra viticoltura e come i produttori abbiano ormai abbracciato l’impegno per ottenere una qualità senza compromessi” ha commentato soddisfatto il presidente del Consorzio Vini Alto Adige, Andreas Kofler, sottolineando che “è notevole che, quest’anno, gli spumanti siano stati premiati non solo dalle riviste specializzate, ma che abbiano ricevuto il punteggio massimo anche dalle guide enologiche più generaliste”.

I vini ottenuti da uve Schiava, la varietà autoctona più importante della provincia di Bolzano, hanno ottenuto il punteggio massimo per ben 26 volte. Insieme al Pinot Nero, tradizionalmente molto rappresentato, la Schiava è quindi il vitigno più premiato, mentre al terzo e quarto posto seguono Chardonnay (22 punteggi massimi) e Pinot Bianco e Sauvignon (20 ciascuno). La sesta posizione è conquistata dal Lagrein (18), il secondo vitigno autoctono altoatesino, e la settima dal Gewurztraminer (17). Per quanto riguarda i singoli vini, il “2021 Lagrein Riserva Taber” della Cantina Bozen, con il punteggio massimo in sette guide enologiche, è il vino più premiato di quest’anno. Seguono, con sei punteggi massimi a testa, il “2020 Pinot Nero Riserva Trattmann” della Cantina Girlan, il “2020 Sauvignon Riserva Renaissance” del Gump Hof-Markus Prackwieser, e il “2021 Gewurztraminer Nussbaumer” della Cantina Tramin. Sei etichette sono state premiate con il punteggio massimo da cinque guide enologiche: si tratta del “2021 Pinot Bianco Sirmian” di Nals Margreid, del “2017 Santa Maddalena classico Der Pfannenstiel” di Pfannenstielhof, del “2018 Appius” della Cantina Produttori San Michele Appiano, del “2021 Terlano Sauvignon Quarz” della Cantina Terlano, del “2020 Chardonnay Riserva Troy” della Cantina Tramin nonché del “2016 Gewürztraminer vendemmia tardiva Epokale” sempre della Cantina Tramin.

Sempre secondo l’analisi realizzata dal Consorzio, guardando il numero di punteggi massimi, in testa alla classifica dei produttori altoatesini di quest’anno c’è la Cantina Terlano con 23 massimi riconoscimenti, seguita da Cantina Tramin con 21, dalle Cantina Girlan e Cantina Produttori San Michele Appiano con 17, da Elena Walch con 16 e da Cantina Kurtatsch con 15. Nove diversi vini con il punteggio massimo è invece il risultato che possono vantare la Cantina Valle Isarco e la Cantina Girlan, seguite da Elena Walch con 8, e da Cantina Kurtatsch, Cantina Merano, Cantina Produttori San Michele Appiano e Cantina Terlano con 7.

Spumante italiano: 2023 a un passo dal miliardo di bottiglie vendute

Spumante italiano: 2023 a un passo dal miliardo di bottiglie venduteMilano, 13 dic. (askanews) – Gli spumanti italiani dovranno attendere almeno 12 mesi per superare la soglia psicologica del miliardo di bottiglie, ma le stime conclusive del 2023 confermano una sostanziale tenuta dei consumi di bollicine “Made in Italy”, a quota 936 milioni di bottiglie. In linea con i volumi dello scorso anno (ma a +24% rispetto al 2019) si annunciano anche gli acquisti per le prossime feste, durante le quali salteranno nel mondo circa 333 milioni di tappi tricolori, con oltre 95 milioni di bottiglie consumate solo nel Belpaese. Alle celebrazioni di Natale e Capodanno si aggiungeranno poi gli sparkling esteri, con circa 6 milioni di bottiglie. Secondo la consueta analisi di fine anno sui consumi di sparkling a cura dell’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv) e Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea), durante le feste i consumatori di tutto il mondo non saranno quindi disposti a rinunciare alle bollicine tricolori.

A cambiare è, come riscontrato da inizio anno, la scelta di un prodotto in alcuni casi più accessibile per le tasche di consumatori italiani ed esteri alle prese con un caro-vita che non allenta la morsa. Da qui, secondo elaborazioni su dati Nielsen, Ismea e Uiv registrano l’incremento degli acquisti di spumanti più economici come Metodo Charmat, anche varietali e di annata (+7,5% a 206 milioni di bottiglie la stima a tutto il 2023), rispetto a Denominazioni “bandiera” italiane come Prosecco (Doc, Conegliano Valdobbiadene, Colli Asolani) e Asti Spumante, o ai metodo classico (Trento Doc, Franciacorta, Oltrepò Pavese, Alta Langa, Lessini Durello) che chiudono la stagione con una contrazione del 3% (727 milioni di pezzi). Con un paniere dell’offerta aggiustato, quindi, grazie all’incremento delle produzioni di spumante non Dop, il computo totale previsto da Ismea e Uiv a fine 2023 è pari a 936 milioni di bottiglie di spumante italiano, in 7 casi su 10 commercializzate all’estero. Sotto l’albero le bollicine si presentano quest’anno con un prezzo medio più alto, con i listini cresciuti di oltre il 5% a causa di inflazione e surplus di costi produttivi. In totale produttori e imprese spumantistiche italiane incasseranno durante le festività circa 1 miliardo di euro. Negli ultimi 10 anni le vendite di spumante italiano nel mondo sono praticamente triplicate, con crescite in valore del 351% negli Usa (top buyer), ma anche in altre destinazioni di sbocco come Regno Unito (+350%), Germania, (+42%), Francia (+416%) o nell’emergente Est Europa, con la Polonia a +983%.

Per quanto riguarda le esportazioni nei primi 9 mesi di quest’anno, elaborate dall’Osservatorio e basate sui dati Istat rilasciati il 12 dicembre, segnano un calo tendenziale del 3,1% per gli spumanti, che in valore, per gli effetti inflattivi, virano invece in positivo (+2,5%). A livello complessivo, l’export al terzo trimestre 2023 si ferma a -0,2% nei volumi, mentre il saldo sui valori indica una decrescita, in peggioramento, dell’1,9% (5,65 miliardi di euro). In difficoltà le Dop (volumi a -3,8%), mentre salgono le vendite degli sfusi (+18,9% volume) che, in seguito al calo dei prezzi alla produzione, hanno abbassato il valore medio di circa il 14%. Tra i top mercati, proseguono le difficoltà negli Stati Uniti (volumi a -12,8%, valori a -9,5%), mentre la Germania chiude il periodo a +12,4% nei volumi grazie a maxi-ordini di vino sfuso. Stazionario il Regno Unito e in leggera contrazione la Svizzera. Nel complesso, si allarga la forbice tra domanda Ue (volumi a +9,3%) ed extra-Ue (-9,2%).

Nasce “Italian wine perspectives”, osservatorio su dinamiche del vino

Nasce “Italian wine perspectives”, osservatorio su dinamiche del vinoMilano, 13 dic. (askanews) – L’istituto di analisi di mercato Eumetra e la società di consulenza Rocchelli Consulting hanno unito le loro rispettive competenze per dar vita all’Osservatorio “Italian wine perspectives” con l’obiettivo di analizzare le evoluzioni dei consumi e dei comportamenti d’acquisto sia per il mercato domestico, sia per quello internazionale.

“Uno strumento di analisi predittiva dinamico e modulabile su misura, ideato per individuare la propria prospettiva e quindi selezionare le azioni giuste da condurre, con il giusto timing sui propri specifici mercati e canali di vendita in modo da non essere presi di sorpresa dal cambiamento ma riuscire ad anticiparlo e governarlo” hanno spiegato le due realtà milanesi, che puntano ad offrire ai protagonisti del mondo vinicolo (produttori, istituzioni e Consorzi) “soluzioni efficaci per affrontare i nuovi scenari all’orizzonte”. “In oltre 40 anni di esperienza e consulenza nel ‘food and beverage’, non abbiamo mai rilevato una discontinuità come quella attualmente in atto in relazione al modo di acquistare e di consumare il vino” ha dichiarato Piero Rocchelli, managing partner di Rocchelli Consulting, spiegando che “questi ultimi anni stanno infatti mostrando un’accelerazione nella velocità di cambiamento e una sua maggiore intensità: sembrano esserci veri e propri salti evolutivi, cambiamenti drastici e dovuti ad atteggiamenti di consumo tipici di altri ambiti, ma capaci di contaminare in modo imprevedibile anche i mercati sino ad oggi sentiti come più tradizionali e protetti, come quello del vino”.

“Pensiamo al fenomeno low-alcol o zero-alcol, alla polarizzazione tra vini iconici e ultra-premium e vini-bevanda e pop, pensiamo alla crescente sensibilità verso l’ambiente, la salute, il sociale, alle diverse modalità di socializzazione e di informazione e comunicazione che appartengono alle giovani generazioni” ha proseguito, evidenziando che “sono tutte nuove coordinate che disegnano uno scenario competitivo inedito, che tutti a prescindere dalle dimensioni aziendali o dall’esperienza del management sono chiamati a comprendere: lo scenario cambia, introduce elementi estranei al consueto e richiede una rinnovata capacità di comprensione in modalità predittiva più che descrittiva dello status quo. Questa è la sfida che Italian wine perspectives vuole raccogliere – ha chiosato Piero Rocchelli – con l’obiettivo di supportare la progettazione delle azioni più adatte a competere nei mercati dei prossimi anni”. “È necessario un nuovo modo di fare analisi di mercato, vogliamo anticipare i possibili scenari per aiutare a capire cosa fare domani, piuttosto che limitarci a comprendere ciò che accade ora” ha precisato Alberto Stracuzzi, market research director di Eumetra, spiegando che “più che sapere dove siamo, vogliamo dirvi dove saremo e cosa dovremo fare domani: costruire scenari possibili e possibili risposte: per questo Eumetra mette a disposizione dei sottoscrittori di Italian wine perspectives ‘Tribe’ (Target rapresentation in behavioural environment), la metodica proprietaria di Eumetra capace di dare una rappresentazione dinamica e in evoluzione degli atteggiamenti e delle logiche di consumo e acquisto”.

Vino, Consorzio: nel 2024 nascerà il Distretto biologico Montecucco

Vino, Consorzio: nel 2024 nascerà il Distretto biologico MontecuccoMilano, 13 dic. (askanews) – “A breve sarà ufficializzata la nascita del Distretto biologico Montecucco: stiamo ultimando gli ultimi passaggi tecnici ma contiamo di vederlo attivo già all’inizio del 2024” Lo ha annunciato il vicepresidente del Consorzio di Tutela Montecucco Doc e Docg, Giampiero Pazzaglia, dg della Cantina ColleMassari promotrice del progetto, che coinvolgerà i Comuni di produzione della DO: Cinigiano, Seggiano, Campagnatico, Roccalbegna, Civitella Paganico, Arcidosso, Castel del Piano, in provincia di Grosseto.

“Il Distretto punta sul biologico a 360 gradi – ha spiegato Pazzaglia – abbracciando tutti gli aspetti produttivi, le attività e i servizi realizzati con approccio eco-compatibile e nel pieno rispetto dell’ambiente: quindi dalla produzione di vino, olio, miele e di tutte le colture, fino agli allevamenti biologici e al turismo ecosostenibile”. Il Consorzio Tutela Vini Montecucco è intanto impegnato nella difesa del territorio da un progetto di impianto fotovoltaico industriale di circa 30 ettari in località Borgo Santa Rita a Cinigiano. Impianto che “potrebbe aprire la strada ad ulteriori installazioni industriali sempre all’interno dell’areale del Montecucco” secondo il “fronte del no”, da sempre “assolutamente favorevole alle energie alternative, purché vengano sviluppate nel rispetto e a misura del territorio”.

“Quello a Borgo Santa Rita è un progetto dall’enorme impatto paesaggistico che, se approvato, andrà a minare non solo l’integrità di un territorio inalterato e vocato all’agricoltura che ha fatto della simbiosi con la natura e del rispetto della biodiversità i propri punti di forza, ma anche un’economia che da ormai trent’anni investe in un enoturismo di qualità volto a promuovere proprio l’originalità di questo volto selvaggio della Toscana” ha spiegato il presidente del Consorzio, Giovan Battista Basile, ricordando che il Montecucco “è sinonimo di sostenibilità e di buone pratiche agronomiche: la nostra produzione agroalimentare è rappresentata per la maggior parte da piccole o medie aziende a conduzione familiare circondate da vigneti, boschi, seminativi e olivi e la nostra vasta offerta enoturistica fa leva proprio sulla natura autentica e sui paesaggi incontaminati dell’areale, oltre che su storia, cultura ed enogastronomia”. “Da sempre le nostre aziende hanno una vocazione green e con l’attivazione del Distretto biologico Montecucco, l’approccio eco-compatibile abbraccerà ufficialmente tutti gli aspetti produttivi, le attività e i servizi da esse realizzati” ha aggiunto Basile, sottolineando che “in questo progetto di sostenibilità rientrano sicuramente anche le energie rinnovabili, ma riteniamo che la strada da percorrere per impegnarci realmente nel sostegno dell’ecosistema e nella riduzione degli impatti sia quella dei piccoli impianti di autoproduzione, peraltro già presenti in molte delle nostre aziende”.

Consorzio Prosecco Doc a fianco di Fisi Veneto per stagione 2023-24

Consorzio Prosecco Doc a fianco di Fisi Veneto per stagione 2023-24Milano, 13 dic. (askanews) – Ci sarà anche il Consorzio di tutela del Prosecco Doc a fianco del Comitato Regionale Veneto della Federazione italiana degli sport invernali per la stagione 2023-2024. Il Consorzio affiancherà Fisi Veneto in alcuni progetti che avranno come focus l’attività giovanile, in particolare con l’assegnazione di quattro borse di studio del valore di 750 euro ciascuna che saranno assegnate a un ragazzo e una ragazza della categoria “Aspiranti”, un ragazzo e una ragazza della categoria “Giovani”. I premiati verranno selezionati in base al rendimento scolastico e ai risultati ottenuti sugli sci, e “grande attenzione verrà posta alle tematiche relative alla salute, con un progetto volto a far conoscere e promuovere tra le giovani generazioni corretti stili di vita, con particolare riferimento all’alimentazione e al bere responsabile”.

Un terzo settore di intervento è quello dedicato alla fascia di atleti più esperti: si tratta del progetto “Speed Master” che coinvolgerà nelle discipline veloci dello sci alpino gli atleti delle categorie Master. “Questa collaborazione con una realtà di eccellenza del territorio veneto è per noi motivo di orgoglio” ha dichiarato il presidente di Fisi Veneto, Roberto Visentin, aggiungendo che “l’attività del nostro comitato punta fortemente sui giovani, per farli diventare atleti di eccellenza ma anche per permettere loro una crescita globale e avere al nostro fianco il Consorzio di tutela del Prosecco Doc ci permetterà di potenziare questo lavoro di prospettiva sul quale vogliamo puntare con sempre maggiore determinazione”. “Da sempre il nostro Consorzio guarda allo sport con grande attenzione: Valori come passione, resilienza e sacrificio sono comuni ai nostri produttori così come a tutti gli atleti che si impegnano nelle diverse discipline da noi sostenute” ha affermato il presidente del Consorzio, Stefano Zanette, spiegando che “con Fisi Veneto abbiamo voluto anche lanciare un nuovo progetto teso a comunicare alle nuove generazioni i rischi derivanti dall’abuso di consumo del vino. Il nostro obiettivo – ha concluso – è far sì che i giovani comprendano come lo sport e un corretto stile di vita, che non escluda anche un calice di Prosecco, contribuiscano ad incidere positivamente sulla qualità della vita”.

Distretto Brera, il nuovo orizzonte della ristorazione milanese

Distretto Brera, il nuovo orizzonte della ristorazione milaneseRoma, 12 dic. (askanews) – I milanesi sono tornati a popolare via Fiori Chiari, strada simbolo di Brera, dimostrando che la ristorazione genuina e di qualità può mettere d’accordo sia i residenti che i visitatori di quello che è considerato l’unico, vero centro storico di Milano.

“Un’idea di business che cambia la prospettiva sull’impatto che la ristorazione può avere sul tessuto urbano, sulla qualità di vita dei lavoratori e sul ritorno che possono aspettarsi gli investitori. È la scommessa vinta da TSF Holding – spiega il Ceo Davide Ciancio – che ha recentemente inaugurato il terzo ristorante – la Trattoria del Ciumbia – in via Fiori Chiari, che si affianca al VESTA e all’omonimo CASA Fiori Chiari. La nuova idea è un distretto della ristorazione di alto livello: tre realtà completamente diverse ma che sono collegate da un pensiero comune. “Trattoria del Ciumbia si dedicherà alla cucina lombarda, VESTA è specializzata nella tradizione della cucina di pesce, CASA Fiori Chiari offre una cucina ‘filopartenopea’ che esalta pizza, pasta e pomodoro. Tutti utilizzeranno un unico laboratorio (il TSF Lab): 150 metri quadrati che fungono da centrale di acquisto e da struttura specializzata per pasticceria, pane, e pulizia del pesce fresco che arriva ogni giorno e viene consegnato, già abbattuto e sottovuoto, nelle cucine dei ristoranti”.

Questa organizzazione garantisce il massimo dell’efficienza e dell’igiene per le lavorazioni più delicate ma non è l’unica innovazione apportata da Triple Sea Food. Altra novità è l’All Day Dining: i ristoranti sono aperti dalle 12:00 a pranzo alle 01:00 la notte, 7 giorni su 7, 365 giorni all’anno (Casa Fiori Chiari con 500 coperti al giorno) o 362 per il Vesta (chiuso il 26 dicembre e l’1 e 2 gennaio). “Questa soluzione ci permette di avere coperti soprattutto nell’orario tra le 15:00 e le 18:00, accogliendo sia il pranzo ‘tardivo’ di culture come quella spagnola o la cena ‘anticipata’ del mondo anglosassone e nordeuropeo. Ma è una soluzione che incuriosisce anche gli italiani ed è perfetta per i nostri dipendenti (150 con la Trattoria del Ciumbia) che possono finalmente, godere dei turni pieni e non spezzati.

“Un’altra scommessa – conclude Davide Ciancio – è stato capire che tre ristoranti affiancati di alto livello non si sarebbero fatti concorrenza, ma avrebbero allargato il mercato creando un distretto capace di attirare il nostro target e fissarsi nell’immaginario, un po’ come hanno fatto altri settori in città, a partire dalla moda: il pubblico sa che c’è una zona dedicata alla sua passione nella quale può trovare diversi stili e retailer”. Sono state queste le intuizioni di mercato che hanno convinto l’investitore di maggioranza, Leonardo Maria del Vecchio Capital (che gestisce il 78% di Triple Food) a sostenere un progetto innovativo che ha portato ad aprire 3 ristoranti nell’arco di 14 mesi.

“Il fatturato dei primi due ristoranti supera il milione di euro al mese, in proporzione uno dei più alti del settore in Italia – spiega Marco Talarico, Ceo di LMDV Capital – e CASA Fiori Chiari raggiungerà break-even prima ancora che sia passato un anno dall’inaugurazione, il VESTA entro due anni. Risultati fuori dall’ordinario che dimostrano la vitalità del settore per chi porta investimenti a forte contenuto di innovazione. LMDV Capital, Family Office del Chief Strategist di EssilorLuxottica Leonardo Maria Del Vecchio è uno di questi attori, un investitore istituzionale che si caratterizza per un ampio e diversificato portafoglio”. Recentemente, per esempio, LMDV Capital ha annunciato la sua partecipazione nel lancio di Boem, bevanda giovanile gassosa a basso contenuto calorico e bassa gradazione alcolica che vede la partecipazione dei due artisti Fedez e Lazza sia come testimonial che partner dell’iniziativa. “La nostra aspirazione è innovare i modelli di business ed esplorare per primi le opportunità dei nuovi ambiti di mercato così creati – aggiunge il presidente Leonardo Maria del Vecchio -; ma siamo anche consapevoli che una buona innovazione si accompagna al senso di responsabilità, affinché l’attività imprenditoriale contribuisca al progresso, e non solo economico, del tessuto urbano e sociale nel quale si inserisce”. Con l’apertura della Trattoria del Ciumbia, LMDV Capital e TSF Holding compiono un ulteriore passo nel nuovo modello di ristorazione sviluppato a Brera, annunciando la prossima apertura di ulteriori due ristoranti in due città italiane ancora da svelare.

I vini di Giovanni Rosso nel portfolio di Santa Margherita Usa

I vini di Giovanni Rosso nel portfolio di Santa Margherita UsaMilano, 12 dic. (askanews) – Da gennaio 2024 i vini della nota Cantina di Serralunga d’Alba (Cuneo) Giovanni Rosso entrano nel portfolio di Santa Margherita Usa, azienda di importazione di vini pregiati italiani negli Stati Uniti appartenente a Santa Margherita Gruppo Vinicolo fondato dalla famiglia Marzotto. I vini di Giovanni Rosso, da tempo già presenti negli States, saranno dunque venduti esclusivamente attraverso Santa Margherita Usa: si tratta di una selezione di Barolo, di altre vini piemontesi e di quelli dell’Etna.

Santa Margherita Usa, con sede a Miami, rappresenta in tutti gli Stati Uniti le aziende Santa Margherita, Ca’ del Bosco, Masi, Kettmeir, Lamole di Lamole, Tenuta Sassoregale, Torresella, Feudo Zirtari, Fattoria Sardi, Cà Maiol, Cantina Mesa e l’americana ROCO Winery. Da gennaio, il primo Barolo ad entrare nel catalogo sarà proprio quello di Giovanni Rosso. “Giovanni Rosso è una gradita aggiunta al crescente portafoglio di Santa Margherita Usa” ha dichiarato il presidente e Ceo, Vincent Chiaramonte, sottolineando che “Rosso rappresenta la perfetta combinazione tra tradizione e innovazione: i vini sono eleganti, sofisticati, con una complessità che si integra molto bene nel nostro catalogo”.

La famiglia Rosso ha iniziato a coltivare i propri vigneti nel 1890 ma è negli anni Ottanta che Giovanni Rosso ha ristrutturato i vigneti per produrre il proprio vino. Nel 2001, suo figlio Davide Rosso, dopo aver studiato enologia e sviluppato ulteriormente le proprie competenze nelle Cantine della Borgogna, ha preso le redini dell’azienda, oggi certificata sostenibile, che nel 2023 ha prodotto 300mila bottiglie. Dal 2016 Davide Rosso e sua madre Ester Canale Rosso, producono vino a Castiglione di Sicilia, sul versante Nord-Est dell’Etna, in una tenuta di 14 ettari, di cui sei vitati, che si aggiungono ai 22 ettari in Piemonte.

Vino, nel 2023 record imbottigliamenti per Doc Colli Berici e Vicenza

Vino, nel 2023 record imbottigliamenti per Doc Colli Berici e VicenzaMilano, 12 dic. (askanews) – Il Consorzio Tutela Vini Colli Berici e Vicenza registra per l’anno 2023 la miglior performance in termini di imbottigliamento degli ultimi sei anni per i vini dei Colli Berici e degli ultimi nove anni per quelli del territorio di Vicenza. Per la Doc Colli Berici, si contano ad oggi 1,640 milioni di bottiglie, segnando un importante aumento del 12% rispetto al 2022. Analogamente, i vini della Doc Vicenza registrano il picco massimo dal 2014 con una crescita del 7% rispetto all’anno precedente, “una prova tangibile della costante eccellenza produttiva e dell’apprezzamento di queste etichette sul mercato”.

Inoltre, il Consorzio accoglie due nuove aziende, portando il totale dei soci a 28, un aumento che sottolinea l’attrattiva delle iniziative messe in atto dalla realtà consortile. “In un contesto come quello italiano che negli ultimi anni ha presentato alcune sfide, le nostre Denominazioni si sono distinte per gli ottimi risultati” ha affermato il direttore del Consorzio, dichiara Giovanni Ponchia, aggiungendo che “è particolarmente gratificante constatare che la nostra buona performance non si limita al contesto nazionale, ma si estende anche all’estero”. “Il territorio dei Colli Berici e di Vicenza ha catturato l’interesse della critica internazionale, ottenendo punteggi notevoli che testimoniano la qualità dei nostri vini” ha evidenziato Ponchia, parlando di “un riconoscimento frutto di anni di impegno da parte di tutte le aziende consorziate nella cura dei vigneti, nella vinificazione e nella promozione del nostro patrimonio enologico”. “L’annata corrente per i nostri viticoltori è stata a tratti difficile, caratterizzata da condizioni climatiche e fitosanitarie complesse che hanno portato a un calo della quantità delle uve pari al 10%” ha ricordato il presidente del Consorzio, Silvio Dani, sottolineando che “tuttavia, notiamo con grande orgoglio come il livello qualitativo rimanga elevato, confermando la straordinaria vocazione del nostro territorio alla viticoltura ed evidenziando la capacità dei nostri soci nell’affrontare le variabili climatiche nella produzione e nella vinificazione delle uve”.

Consorzio Vino Nobile: legare vini con uve Montepulciano a territorio

Consorzio Vino Nobile: legare vini con uve Montepulciano a territorioMilano, 12 dic. (askanews) – “Più che un sinonimo, la strada più legittima potrebbe essere una Denominazione che, come avviene per la quasi totalità delle Denominazioni italiane e non solo, leghi i vini a base di uve Montepulciano al territorio di produzione e non al vitigno”. E’ quanto sostiene il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, in merito al sinomimo Cordisco per la varietà Montepulciano introdotto il 26 ottobre scorso dal Masaf. Un che rende esclusivo ai soli produttori abruzzesi l’utilizzo di ‘Montepulciano’ nell’etichetta, indicando per tutte le altre Regioni che utilizzano il vitigno Montepulciano il sinonimo Cordisco.

“Ancora una volta si rischia di creare confusione nel consumatore, soprattutto nei mercati esteri, dove già è complicato indicare la provenienza delle tante Denominazioni italiane e internazionale, l’omonimia del termine è sicuramente un elemento che non può essere non considerato dagli uffici di competenza del Masaf” spiega il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano (prodotto che ha una storia produttiva vecchia quasi 700 anni), ricordando di aver portato avanti un percorso con la Regione Toscana che ha portato alla modifica del Disciplinare di produzione nel 2021 con l’obbligatorietà di inserire in etichetta “Toscana”, “proprio per venire meno alla confusione di mercato che si crea tra le nomenclature”.

Enrico Serafino punta a far autorizzare Pinot Meunier in Piemonte

Enrico Serafino punta a far autorizzare Pinot Meunier in PiemonteMilano, 11 dic. (askanews) – “Il Pinot Meunier è una delle varietà più utilizzate per la produzione di spumanti Metodo Classico a livello mondiale ma attualmente è vietata in Piemonte: anche alla luce dello sviluppo della Denominazione Alta Langa Docg ci sembra importante dare alla nostra regione un’ulteriore opportunità di sviluppo”. Così Nico Conta, presidente della Cantina Enrico Serafino di Canale (Cuneo) ha spiegato il senso del “Progetto sperimentale Enrico Serafino per l’ottenimento dell’iscrizione della varietà Pinot Meunier al catalogo viticolo regionale del Piemonte”.

Si tratta di un progetto di lungo periodo, voluto dal magnate statunitense Kyle Krause, dal 2015 proprietario della storica azienda vitivinicola piemontese, che si farà interamente carico di tutte le attività, dalla progettazione del vigneto sperimentale sino al risultato finale che sarà poi disponibile per tutti i viticoltori piemontesi. In questo percorso Enrico Serafino ha coinvolto la Regione Piemonte, titolare delle competenze per quanto riguarda il catalogo viticolo, e l’Istituto di istruzione superiore di Stato Umberto I di Alba (Cuneo), quale ente certificato di ricerca per la conduzione delle microvinificazioni sperimentali. In pratica l’iter burocratico per l’iscrizione di un nuovo vitigno al catalogo viticolo regionale prevede la raccolta dei dati sperimentali per almeno tre campagne agrarie, seguita dalla validazione anche attraverso il tavolo vitivinicolo regionale, al termine della quale potrà avvenire l’iscrizione “in osservazione”, che dà inizio all’impianto di vigneti in scala maggiore, comunque, sempre soggetti a valutazione scientifico-sperimentale. Nel corso del 2023 sono stati individuati due siti, uno ad Alba a 150 metri slm con esposizione a Est, e uno a Cerretto Langhe a 520 metri slm esposto a Ovest, entrambi già piantati a Pinot Nero. Il primo, localizzato nei vigneti dell’istituto enologico, fa parte degli impianti sperimentali degli inizi degli anni Novanta per il progetto Alta Langa. E il secondo è di proprietà della Enrico Serafino ed è iscritto alla Docg Alta Langa.

Nel giugno scorso sono state innestate gemme di Pinot Meunier, clone Entav 865, provenienti da un vivaio francese specializzato nelle selezioni della Champagne. A partire dalla primavera 2024 le due tesi saranno oggetto di verifiche e confronti dal punto di vista di fenologie, caratteristiche agronomiche di fertilità e peso dei grappoli, produzione per ceppo e maturazione delle uve. Nelle successive tre vendemmie si svolgeranno le rispettive microvinificazioni sperimentali. Queste ultime verranno effettuate dall’Istituto Umberto I per la valutazione delle caratteristiche enologiche. I dati rilevati saranno poi sottoposti, presumibilmente ad inizio 2027, al Tavolo Vitivinicolo Regionale per la validazione e per la prima iscrizione ufficiale come vitigno in osservazione e successivamente per quella definitiva. Nella Champagne il Pinot Meunier ha oramai raggiunto lo Chardonnay con circa 10.600 ettari, mentre in Italia si aggira intorno ai 50 ettari, perché autorizzato solo nella provincia di Trento e in Lombardia. Il leggero ritardo sul germogliamento e l’abbondante peluria lo rendono un vitigno più resistente rispetto a Pinot Nero e Chardonnay alle gelate primaverili che sono uno degli effetti del cambiamento climatico. Da qui l’interesse della Cantina di Canale che produce Metodo Classico dal 1878 e che nel 1994 aveva partecipato al progetto sperimentale Alta Langa.